
La complessità del guerriero nel 2025
Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l’essenza che però si allontana sempre più come l’arcobaleno. Nelle storie antiche si dice che l’uomo non possa guardare Dio, equivarrebbe alla morte, e senza dubbio vale lo stesso per quello che cerchiamo – la ricerca stessa è lo scopo, il risultato ce ne priverebbe. E ovviamente è la ricerca che ci insegna le parole per descrivere lo splendore delle stelle, il silenzio dei pesci, il sorriso e lo sconforto, la fine del mondo e la luce dell’estate. Abbiamo un compito, a parte baciare labbra…
Luce d’estate ed è subito notte, Jón Kalman Stefánsson
Siamo alle ultime ore di questo 2025 e state leggendo l’ultimo post dedicato alle statistiche e alle riflessioni, prima di buttarci con molte speranze in una nuova agenda tutta da scrivere. Però queste considerazioni stavano occupando la mia mente già da qualche giorno, direi pure dai primi di dicembre. Come è stato questo anno?
Facevo fatica a rispondere, mi trovavo divisa su mille fronti e mi uscivano tutte frasi alquanto controverse, che non corrispondevano appieno al mio sentire: è stato un anno pieno di cose belle, momenti favolosi carichi di meraviglia, ma tanto complicato e sfiancante; è stato un anno ricco di opportunità, però qualcuna l’ho persa perché ero stanca fisicamente; è stato un anno ricco di amore e affetto, ma alcune persone mi hanno deluso nel profondo; è stato un anno di ripresa della mia scrittura, con un nuovo metodo che sembra funzionare bene per me, ma non ho finito di scrivere tutto quello che mi ero prefissata.
Qualcosa stonava in queste affermazioni, come se cercassi di vedere il lato positivo di un anno comunque sostanzioso, guastato però da un’altra prospettiva, da un diverso punto di osservazione. Allora mi sono focalizzata sulle sensazioni puramente fisiche, su cosa ho provato dentro di me. Come mi sono sentita io durante questo anno?
Ricordo che per l’ultimo post del 2024 scelsi la foto di una donna che affrontava delle rapide in un kayak, come espressione di quanto avevo combattuto io contro le avversità per tutti quei mesi. Non è andata allo stesso modo in questo 2025, per fortuna. Non navigavo in acque così agitate, ma pur essendo ben salda a terra mi era difficile mantenere l’equilibrio. Mi ci sono dovuta impegnare parecchio. L’immagine che mi suggerisce la mente è quella della posa del guerriero nella pratica dello yoga (ce ne sono diverse in realtà, la mia è la Warrior II o Virabhadrasana II), una mano in avanti per indicare il futuro e una mano all’indietro per bloccare il passato, il ginocchio anteriore piegato, il corpo leggermente proteso verso l’orizzonte. Di per sé questa posizione non richiede nemmeno chissà quale sforzo, rispetto a tante altre, sempre se il piano non si inclina o qualcosa ci disturba e ci muove dai lati.
Mi sono sentita proprio così, un guerriero in bilico, magari la mia base d’appoggio era ancora il kayak, solo che stavolta ci stavo pure in piedi! 😛
Poi lo scorso sabato è arrivata una nuova mail di Scintille, la newsletter di Margot Deliperi, coach aziendale e professionale, che ha svoltato completamente la mia visione, puntando il dito non tanto sulle frasi complete, ma sulle congiunzioni: Un anno con tante E
“Il “ma” è malefico perché ha un super potere: cancella quello che c’è prima. Vediamolo in azione: “Sono una persona gentile, MA a volte ho bisogno di dire no” – ecco che il MA trasforma il dire no in una contraddizione della gentilezza invece che in una sua espressione matura. “Ho fatto progressi, MA non abbastanza” – et voilà, quello che hai fatto sparisce dietro a quello che non hai fatto.
Le ricerche di Diane Blakemore, linguistica pragmatica, mostrano che il “ma” è si un connettore logico, come “e”, con l’aggiunta di un’istruzione specifica per chi legge o ascolta. Invita infatti a interpretare la seconda parte come contrastante o correttiva rispetto alla prima. Inoltre, il “ma” dà anche una gerarchia. Nelle espressioni tipo: “x, ma y” si tende a considerare y come il punto principale, e x come concessione.[…]
Iniziamo subito con un’azione, che la chiarezza arriva anche dall’azione. Carta e penna per scrivere “Quest’anno è stato…”
Ora completa la frase con un aggettivo seguito da tutte le E che ti vengono in mente. Delle E oneste, senza zuccherare la realtà solo perché ti dicono che bisogna essere grati, senza minimizzare o cancellare una parte per dare spazio all’altra.[…]
Alla fine della scrittura avrai sperimentato com’è fatta una vita intera. È una vita che contiene le contraddizioni senza risolverle per forza.
Ogni volta che ti accorgi di usare un MA, prova a riformulare con la E. “Ho fatto un buon lavoro E posso migliorare” invece di “Ho fatto un buon lavoro MA avrei potuto fare di più”. La E non cancella niente, anzi, permette alle cose di coesistere, e a te di respirare.”
Altro che scintilla, questa è illuminazione vera. Ho riscritto subito mentalmente le mie frasi, sostituendo tutti i MA e i PERÒ (che hanno la stessa funzione avversativa): è stato un anno pieno di cose belle E tanto complicato e sfiancante; è stato un anno ricco di opportunità E qualcuna l’ho persa perché ero stanca fisicamente; è stato un anno ricco di amore e affetto E alcune persone mi hanno deluso nel profondo; è stato un anno di ripresa della mia scrittura E non ho finito di scrivere tutto quello che mi ero prefissata. Sentite come cambia il significato? Non sto togliendo nulla, né da una parte né dall’altra della frase. Semmai sto aggiungendo qualcosa a me stessa.
Dunque, come spiega Margot Deliperi, questo è stato un anno con tante E, indicando la sua complessità e le mille sfaccettature. Ma del resto, ci sono mai stati anni davvero facili, dove tutto scorre limpido come l’acqua fresca di montagna? No, non credo esistano, per nessuno di noi.
In tutto questo, sto provando anche un’emozione nuova: ammetto di essere grata per le persone che mi hanno sostenuto e mi hanno aiutato a superare questo 2025 così ingarbugliato. Sono grata anche a me stessa perché ho imparato a zittire quella vocina lamentosa interna, che tende a sabotarmi, e andare avanti con tenacia. Sbuffando qualche volta, ma poi prendo un respiro profondo e procedo comunque. Sono grata anche al blog, perché nonostante tutte le mie assenze, impegnata appunto in altre questioni, mi sta premiando ancora con belle soddisfazioni e buoni numeri. Sui risultati di quest’anno proprio non ci avrei scommesso! 🙂
Quando i numeri non dicono più nulla…
Durante tutto l’arco dell’anno non mi sono proprio preoccupata di verificare l’andamento del blog, in quanto ad accessi e visualizzazioni di pagina. Oramai sappiamo che le statistiche basate sull’utilizzo dei cookie, come Google Analytics, soffrono delle varie restrizioni, tanto legislative quanto tecnologiche. Ma se molti utenti evoluti bloccano i cookie di default, direttamente dal browser o dal sistema operativo, la maggior parte oramai se ne frega altamente e stizzito preme il bottone “Accetta tutti” senza pensarci nemmeno più. L’azione automatica deriva dalle scelte commerciali di molta stampa online, quando i loro siti propongono l’abbonamento a pagamento o l’accettazione dei cookie per mostrare la pubblicità che ne sostiene i costi. Così come non si vuole perdere tempo a leggere contenuti troppo lunghi, non si vuole nemmeno sprecarlo a leggere l’informativa, a scegliere i cookie essenziali, uno per uno magari, o rifiutarli col rischio di bloccare parte del contenuto. Quindi, non si sa più quanto fare affidamento alle statistiche raccolte con questo sistema, non sono più perfettamente rappresentative del nostro pubblico.
In più, tra la crisi della lettura in generale, quella dei blog che sono diminuiti drasticamente, soccombendo alle piattaforme social, e adesso pure alla crisi dei contenuti di qualità contro quelli scritti con due click di Intelligenza Artificiale, non mi attendevo numeri positivi quest’anno.
Così, in questo 2025, mi sono affidata di più al mio sesto senso, valutando le reazioni dirette degli utenti, soprattutto quelli che leggono il blog, ma non partecipano alla discussione commentando sotto ogni articolo. Piuttosto mi spediscono una mail o un messaggio in chat privata. La sensazione era ugualmente sbagliata, forse perché soffro un po’ della sindrome dell’impostore e tendo a minimizzare i risultati ottenuti o imputarli alla casualità. Immaginatevi invece la mia reazione quando ho verificato sul pannello di amministrazione dello spazio hosting, che ha una sezione dedicata al consumo delle risorse, agli accessi alle pagine e qualche statistica riesce a produrla dalle chiamate effettuate dai vari browser degli utenti, che in questo 2025 non è andata affatto male davvero!
Queste sono state le visualizzazioni di pagina registrate negli anni:
2016 18.371 visualizzazioni con pochissimi articoli pubblicati
2017 79.329 visualizzazioni
2018 111.916 visualizzazioni
2019 140.683 visualizzazioni
2020 224.011 visualizzazioni con un lockdown nazionale
2021 180.562 visualizzazioni con il blocco dei cookie
2022 226.723 visualizzazioni stimate tra Google Analytics UA e GA4
2023 237.744 visualizzazioni stimate tra Google Analytics GA4 e Hosting
2024 255.782 visite e 1.163.306 di pagine visualizzate da Hosting
Ebbene, per questo 2025 (per l’esattezza dal 1 gennaio al 29 dicembre, il provider di Hosting ha registrato 319.697 visite e ben 1.351.427 pagine, escludendo di default tutti i robot automatici, sia dei motori di ricerca per indicizzazione che dell’Intelligenza Artificiale in addestramento o interrogata dall’utente (come per esempio i riepiloghi di AI Overview in Google Chrome).
Purtroppo credo che questo sarà l’ultimo anno che riusciremo a quantificare i risultati dei nostri blog, pure con tutti gli errori di stima tra Google Analytics e le risorse dell’Hosting (per chi, come me, ha sia l’accesso a un hosting privato che la capacità di saper interpretare il dato informatico).
Lo scorso novembre infatti la Commissione Europea ha annunciato un nuovo pacchetto di norme digitali, che prevede anche la modernizzazione delle regole sui cookie per migliorare l’esperienza online degli utenti: le modifiche ridurranno il numero di volte in cui compaiono i banner sui vari siti, consentiranno agli utenti di esprimere il proprio consenso con un solo clic e di salvare le proprie preferenze sui cookie direttamente nelle impostazioni dei browser. (Fonte: European Commission – Simpler EU digital rules and new digital wallets) Questo significa la fine dei cookie banner, migliorando l’esperienza dell’utente, ma potrebbe anche essere la fine per le statistiche come le conosciamo adesso. Vedremo come si evolverà la situazione.
L’unica curiosità che ancora mi piace soddisfare è verificare quali contenuti del blog sono stati apprezzati maggiormente, tra articoli e racconti, cercando di interpretare i trend differenti di anno in anno. Questa potrebbe essere in effetti la parte che mi mancherà di più e la prendo direttamente da Google Analytics, senza considerare gli accessi assoluti ma la classifica generale.
Gli articoli più letti nel 2025 risultano essere:
- Come è fatto: le parti del libro (rubrica Navigare Informati)
- Cartella editoriale pronta per l’uso (con template da scaricare gratuitamente)
- OUTLANDER spiegato agli amici (articolo balzato ai primi posti da quando la serie è disponibile su Amazon Prime Italia)
- E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander di Diana Gabaldon (rubrica Che cosa ho imparato da…)
- Elogio dell’imperfezione in questo tempo di false perfezioni (dedicato a Rita Levi Montalcini, dagli esami di Maturità dello scorso anno)
- La Tavola Periodica della Narrazione (questa è una sorpresa! Un articolo e uno schema pubblicati ancora nel 2016!)
- Dracula di Bram Stoker (o di Francis Ford Coppola)
- Piego di libri, spedire un libro al costo di un caffè (rubrica Navigare Informati)
- Come scrivere un libro con GoogleDocs
- Compagno di sbronze di Charles Bukowski
I racconti più letti nel 2025 invece risultano essere:
- Vai ai materassi! Una storia di Natale, anche se non sembra
- Chi è Veronica? (il racconto di San Valentino di quest’anno è piaciuto tantissimo!)
- Craigh na Dun (incipit di un racconto autobiografico, scritto per gioco)
- Toccami il cuore
- La signora Manucci. Una storia a bivi (ancora la terribile Signora Manucci! merito del suo caratteraccio o della struttura come storia a bivi presa da Bruno Concina su Topolino?)
- Dove porto il mio amore stasera? (un altro racconto di quest’anno)
- Morta sul nascere (Dead on the vine) (l’ultimo capitolo della serie di Halloween La storia di Liam e Caitlyn)
- Non voltarti indietro mai e vai
- San Valentino da single
- I trolls esistono e ti rubano i calzini
…solo le connessioni umane valgono!
Continuano i dibattiti sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale e mi infastidisce sempre di più, come informatico da una parte e come creativo dall’altra, sentirne parlare nel modo più sbagliato possibile. Sono attorniata da persone, per lo più confuse e incapaci di prendere una decisione, che si affidano all’IA per ogni singola stupidaggine, come se avessero perso la benché minima capacità di ragionamento e di elaborare il proprio pensiero in una frase compiuta e grammaticalmente corretta. A volte mi chiedo se il titolo di studio, pure elevato, l’hanno avuto con i punti del supermercato…
Posso comprendere l’utilizzo dell’IA per la ricerca di un’informazione su una grande quantità di dati, come voler confrontare due prodotti, in termini di qualità e affidabilità, comprendendo nell’analisi anche le richieste di assistenza e le riparazioni, oppure per rintracciare una norma legislativa specifica all’interno dei grossi volumi della giurisprudenza, magari anche mostrandone le differenze con le altre nazioni. Ma usare l’IA per farsi scrivere una mail a un fornitore, puntualizzando le anomalie riscontrate e anticipando la sospensione dei pagamenti, beh, mi sembra proprio una cavolata, uno spreco tecnologico e ambientale assurdo.
Come creativo, sono sicuramente preoccupata di quanto l’Intelligenza Artificiale può togliere, sia in termini di utilizzare i miei scritti senza consenso, in chiara violazione del mio diritto d’autore, sia come opportunità mancate, perché anche il mercato editoriale sta delegando all’IA quelle che un tempo erano mansioni prettamente umane, dall’editing delle storie, alla correzione di bozze, alla grafica delle copertine dei libri. Però sto cominciando a vedere uno spiraglio: non sono l’unico cliente finale a diffidare e rifiutare la disumanità dell’IA.
Per comprendere meglio, prendo a prestito le parole di Oliver Burkeman, un giornalista e scrittore britannico, dalla sua newsletter The Imperfectionist di qualche tempo fa: It’s the human connection, stupid
“Immagina questo scenario. Sei a casa, ti senti solo e dispiaciuto per te stesso, quando il telefono squilla all’improvviso. È un vecchio amico che ti chiede come stai. Per un’ora, hai una di quelle rare, meravigliose e incoraggianti conversazioni; quando riattacchi, sei raggiante dentro. Dieci minuti dopo, controllando la posta elettronica, trovi un messaggio di Meta che rivela che non si trattava affatto di un tuo amico, ma di una brillante simulazione vocale clonata, generata automaticamente dai video che il tuo amico aveva caricato su Facebook. Una domanda: questo cambia qualcosa?”
Gli entusiasti dell’Intelligenza Artificiale, che raccolgono sia quelli che ignorano i processi dell’IA e ne vedono solo la “magia”, sia gli sviluppatori che hanno investito in nuove competenze per lavorare in questo settore, sia gli investitori esposti con capitali enormi e al momento senza alcun ritorno adeguato, avranno risposto subito con “No, certo che no! Io ho avuto la sensazione di parlare comunque con il mio vecchio amico, è stata una conversazione piacevole e ho ottenuto lo stesso degli spunti interessanti, che mi hanno aiutato a osservare diversamente una situazione complicata. L’effetto finale è il medesimo e solo questo conta.”
Gli altri, quelli che con l’Intelligenza Artificiale non ci campano e sono abituati a fidarsi solo di ciò che comprendono bene, ci avranno pensato su per qualche istante e poi con voce amareggiata avranno ammesso che “Sì, cambia tutto. Quello non era il mio amico, qualcuno mi ha preso in giro e io mi sento truffato. Tutta la conversazione ora non ha più alcun valore per me.” Non è il risultato quello che conta davvero, ma il proposito di partenza e, più di tutti, la connessione umana che si stabilisce tra due individui. Questa connessione non ha prezzo.
Continua così Oliver Burkeman: “Ciò che ha reso significativa la conversazione è stato il fatto che all’altro capo del filo c’era un’altra consapevolezza cosciente, pensante ed emotiva: una persona disposta a usare una parte del suo tempo e della sua attenzione limitati per tenerti a mente e per connettersi, a chilometri di distanza, con la tua consapevolezza cosciente, pensante ed emotiva. O almeno così credevi. Ora si scopre che in realtà non c’era nessuno.”
“È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”, come scrive Antoine de Saint-Exupéry sul suo romanzo Il Piccolo Principe. Come si traduce tutto questo nella scrittura? Che impatto avrà davvero l’Intelligenza Artificiale su noi scrittori (e ancora più su noi lettori)?
Mi sono trovata assolutamente d’accordo con quanto conclude Oliver Burkeman: “Alcuni sostengono che un’IA non scriverà mai un romanzo così bene come Jane Austen perché c’è qualcosa di intrinsecamente speciale nella creatività umana; questo fa infuriare gli appassionati di IA, perché lo vedono come nient’altro che un appello alla polvere di fata della creatività magica. […] Ma questo non coglie il punto. Il punto di un buon romanzo prodotto da un essere umano (o di una canzone, o di un dipinto, o oserei dire, di una newsletter via email) non è che solo un essere umano avrebbe potuto produrlo. È che un essere umano l’ha effettivamente prodotto. C’era davvero un’altra coscienza pensante ed emotiva all'”altro capo del filo”. E quando si consuma l’opera, si entra in una sorta di relazione con essa.”
Il che è lo stesso identico effetto del sapere che quello che stai per leggere, o che hai appena letto, è una storia vera, non un racconto di fantasia. Cambia completamente la prospettiva. Sapere che quelle emozioni così ben descritte sono state vissute davvero da qualcuno aumenta la connessione del lettore verso la storia. Credetemi, è inevitabile. Anche quando compaiono le magiche paroline “Liberamente tratto dalla storia di…” con un nome e cognome, meglio ancora se il lettore ha modo di verificare che quel nome e cognome sono realmente esistiti. E’ qualcosa che ci tocca nel profondo.
Di recente ho proprio avuto una discussione con uno dei fanatici dell’Intelligenza Artificiale, convinto che questa potrà scrivere romanzi completi e noi non ce ne accorgeremo. No, l’Intelligenza Artificiale (che poi è sbagliato il termine stesso “intelligenza” perché quello strumento, di fatto, non pensa) da sola non potrà mai scrivere niente proprio per come è stata concepita: quell’algoritmo può solo mettere in fila parole e frasi secondo un calcolo statistico probabilistico, attingendo a un enorme archivio di storie scritte da esseri umani! L’Intelligenza Artificiale non scrive, copia e copia pure male perché non sa capire, e provare, quello che copia. La differenza con l’essere umano è sostanziale (e qui mi muovo un po’ nel filosofico): l’Intelligenza Artificiale non può provare emozioni, non può provare dolore, non ha paura della morte, non sente lo scorrere del tempo.
Non potrà mai e poi mai scrivere come un essere umano, che ama, che soffre, che muore. Come lettore, a mia volta essere umano con le stesse medesime difficoltà, voglio leggere qualcosa che sia uscito dal pensiero puro di un mio simile.
Ecco perché (e qui ricollego il tutto) nei prossimi anni i numeri puri saranno accantonati, mentre il vero valore sarà nelle connessioni umane. Il blog e la scrittura umana non sono destinati a scomparire. Tutt’altro. Credo che i lettori, soverchiati e annichiliti da questo abuso della tecnologia, che non distingue più il vero dal falso, vorranno ancora di più entrare in contatto diretto con chi scrive.
Le mie letture disordinate
Questo anno così bello E complicato ha determinato anche la scelta delle mie letture. Ho assecondato molto l’umore del periodo e ascoltato i consigli di amici che conoscono bene i miei gusti e quanto posso sfidarli con qualche romanzo ai margini delle mie preferenze. Grazie a un collega appassionato di polizieschi, ho scoperto Mick Herron e la sua serie televisiva Slow Horses, che guardo in lingua inglese. Prima mi leggo il romanzo in italiano, così comprendo bene il caso da risolvere e poi guardo la stagione legata a quel titolo, perché la pronuncia di Gary Oldman non è mica tanto facile!
Grazie a una bellissima giornata di marzo al Bookpride di Milano con Sandra Faé, ho conosciuto lo scrittore Franco Faggiani e cominciato a leggere i suoi romanzi, tutti ambientati tra le montagne. Molta parte delle mie letture è servita a preparare il mio viaggio in Islanda a settembre, non solo per guide turistiche e saggi, ma anche grazie alle atmosfere di Jón Kalman Stefánsson.
Come solide certezze i miei cozy crime preferiti: i temibili vecchietti della serie I delitti del Bar Lume di Marco Malvaldi (ce li ho tutti, acquistato anche l’ultimo romanzo uscito!) e le tre formidabili donne dei Delitti del casello di Rosa Teruzzi, che seguo su Instagram e spero prima o poi di incontrare di persona, magari proprio al suo casello di Colico in Valtellina.
Non sono tornata a leggere i classici, ne ho tre corposi che mi attendono sopra il comodino ma rimando la lettura con la scusa di non essere mai nel mood giusto. Speriamo che il 2026 sia propizio per quelle pagine sospese.
GENNAIO
Slow Horses. Un covo di bastardi (serie Slow Horses) – Mick Herron
Dead Lions. In bocca al lupo (serie Slow Horses) – Mick Herron
FEBBRAIO
It starts with us – Colleen Hoover
Ombre sul naviglio (I delitti del casello) – Rosa Teruzzi
Fight Club – Chuck Palahniuk
MARZO
Le tigri sono in giro. Le indagini di Jackson Lamb (serie Slow Horses) – Mick Herron
C’era una volta – Agatha Christie
APRILE
La manutenzione dei sensi – Franco Faggiani
Storie di una città – Alexander McCall Smith, Ian Rankin, Irvine Welsh
King of Rain – Emily Pigozzi
Felici tutti i giorni – Laurie Colwin
Il colore di Internet – L. Alfredo Grieco
MAGGIO
L’arrivo di una strana primavera – Franco Faggiani
Ombre di spada e di vento – Poppy Kuroki
111 luoghi di Padova che devi proprio scoprire – Sara Pupillo
GIUGNO
Gli amanti di Brera – Rosa Teruzzi (I delitti del casello)
Il buio oltre la siepe – Harper Lee
LUGLIO
Luce d’estate, ed è subito notte – Jón Kalman Stefánsson
Sei casi al Barlume (I delitti del Barlume) – Marco Malvaldi
AGOSTO
Il talento della rondine – Matteo Bussola
Conero noir – Sandra Faè
A bocce ferme (I delitti del Barlume) – Marco Malvaldi
Islanda – Guida Lonely Planet
Crepitio di stelle – Jón Kalman Stefánsson
SETTEMBRE
Un italiano in Islanda – Roberto Luigi Pagani
Il pastore d’Islanda – Gunnar Gunnarsson
OTTOBRE
Atlante leggendario delle strade d’Islanda – Jón R. Hjálmarsson e Johann Hjalmarsson
Storie di fantasmi – Edith Wharton
NOVEMBRE
Trappola mortale – Ira Levin (lo potete leggere gratuitamente qui: corrierespettacolo.it)
Città di spettri – Victoria Schwab
Il fantasma di Canterville e altri racconti – Oscar Wilde
DICEMBRE
Tunnel di ossa – Victoria Schwab
Il tovagliolo va a sinistra – Elda Lanza
Sto terminando in queste ore un altro romanzo, Le chiamava persone medicina di Gio Evan, un regalo di Natale, ma credo rientrerà nell’elenco di letture del prossimo anno. In effetti, tra il compleanno e il Natale, ho ricevuto diversi libri, il tavolino trabocca con tre alte pile in bilico, la libreria sta esplodendo di volumi e così, durante questi giorni di pausa ho iniziato un lavoraccio: mentre spolvero e riorganizzo i ripiani della libreria, sto segnando su un quadernetto i libri ancora da leggere e tenere, quelli da leggere e poi regalare (come lo so che non voglio tenerli? diciamo che appartengono al passato, li leggerò per pura curiosità ma poi li lascerò andare), quelli da regalare senza nemmeno leggerli (libri ereditati, per lo più, non li sento affatto miei) e pure i libri da buttare perché sono sorpassati (un manuale per scrivere il curriculum vitae, datato 1995?!)
Il problema sono i libri, le riviste e i cataloghi che non hanno più alcuna utilità ma sono ricordi di un pezzo di vita. Un esempio su tutti: riuscirò a buttare i miei cataloghi IKEA?! Non servono più, però sono memoria di momenti e acquisti felici. 🙂
Cosa mi aspetto dal 2026?
Non me la sento di lanciarmi in previsioni azzardate, che i pianeti girano in un attimo e me li ritrovo tutti contro. Non mi convincono più nemmeno i buoni propositi di inizio anno o gli obiettivi specifici con una scadenza a calendario. So che con me non funziona tutto questo.
Nonostante il mio oroscopo prometta faville per questo nuovo anno (per il Sagittario, Paolo Fox annuncia che in questo 2026 i sogni prendono forma e davanti a noi si apre “un sentiero illuminato da speranze e possibilità”), penso di continuare con lo stesso atteggiamento di cautela, di portare avanti i miei progetti di scrittura e mantenere la posizione del guerriero ben salda a terra. Poi se si presenta l’occasione di prendere un volo per la Scozia, non sarò certo io a tirarmi indietro, ecco. 😛
Do I contradict myself? Very well then I contradict myself,
I am large, I contain multitudes.
Mi contraddico? Ebbene sì, mi contraddico,
Sono immenso, contengo moltitudini.
Foglie d’erba, Walt Whitman

Comments (22)
Brunilde
Dic 31, 2025 at 11:32 AM ReplyIl 2025 è stato gentile con me, mi ha regalato moltissimi momenti belli.
E il 2026 sarà anche meglio, esattamente come per i viaggi: il migliore è il prossimo che farò!
Perchè leggere, andare in giro e stare con le persone che amo sono i punti cardinali di questa fase della mia vita. Una volta scesa dalla ruota del criceto, me la sto godendo. La mia pelle è più grinzosa, i capelli bisognosi di tinture più ravvicinate, spesso quando mi muovo scricchiolo: pazienza, mi diverto un sacco lo stesso.
Per colpa tua, sono andata a guardare l’oroscopo di Paolo Fox per la Bilancia: ” Dovrai lottare contro le stelle ” mi dice.
Ah si?
Ne ho passate tante, se le stelle mi saranno avverse, darò loro filo da torcere!
Ti auguro che l’ anno che verrà ti porti tutto ciò che desideri. E ( non MA ) soprattutto, ti auguro di manterere intatta quella fantastica energia che ti porta a realizzare così tanto: letture, viaggi, sport, lavoro, scritttura, blog…
Auguri di felicità anche a tutti gli amici webnauti.
Quanto a me… ti terrò informata sulle mie lotte interstellari!
Barbara Businaro
Dic 31, 2025 at 5:17 PM ReplyConcordo con la tua filosofia: il prossimo anno, come il prossimo viaggio, sarà il migliore. Del resto, non c’è niente che valga di più di un bel viaggio con la compagnia giusta.
Quindi, divertiti anche per me, che ho ancora qualche anno sulla ruota del criceto. 😛
Sugli oroscopi però Paolo Fox è onesto, perché alla fine in televisione dice sempre “non credete agli oroscopi, ma verificateli!” E noi questo faremo, cara Brunilde: li verificheremo e tra un anno saremo qui a tirare le orecchie agli astrologi.
Intanto ti ringrazio di essere sempre qui a leggermi, la mia energia in fondo è un boomerang di quella che ricevo dai lettori. E poi ti auguro di collezionare tanti viaggi in questo 2026 e chissà di riuscire a incontrarci per un caffè, tra l’uno e l’altro! 🙂
Sandra
Dic 31, 2025 at 3:15 PM ReplyVado un po’ random.
Che meravigliosa sorpresa questi numeroni di visitatori qui su Webnauta!
Felice di essere tra le tue letture ma anche di trovare libri consigliati da me e altri comprati insieme.
Poi vorrei fare due discorsetti su due punti.
Il primo quello dei MA. Da bimba lessi un fumetto che mi è rimasto davvero impresso. C’erano i SE e i MA. Entrambi disegnati come dei circoletti con occhi naso bocca gambe e braccia, i SE erano a fiorellini e sorridenti, i MA tutti neri e incavolati.
Ogni frase che i SE iniziamo “pensa che bello se domani andassimo al mare” i MA la completavano con una sciagura “Ma potrebbe piovere” cose così. Da allora conosco tutta la pericolosità dei ma, che potrebbe però essere ribaltata “che sfortuna aver preso l’influenza a Natale” MA almeno hai salvato Capodanno. Se la E ci aiuta nella considerazione dei fatti, benissimo usiamola. Altro discorso: sai che sull’IA mi trovi allineata, l’esempio assai interessante della finta telefonata per me è un grande NO, no, non è la stessa cosa, proprio per niente, mi parta una super brocca a leggere certi entusiasmi di incompetenti e ti farò il mio esempio. A un corso di scrittura studiato alcune figure retoriche che mi piacciono ma non ricordavo quale fosse l’allitterazione e quale la paranomasia, sono simili. Pensavo poi a un titolo per una mia prossima opera SIROLO INSOLITA (o INSOLITO?) e pensavo fosse appunto o un’allitterazione o una paranomasia, quindi googlo e chiedo. SIROLO INSOLITA è una paranomasia? L’IA risponde di sì, riprovo con SIROLO INSOLITA è un’allitterazione? E risponde ancora di sì. EH NOOOOO paranomasia e allitterazione sono come maglietta e gonna, entrambi capi di abbigliamento ma non certo la stessa cosa. Ci siamo capiti. Bene nel 2026 ti auguro un giro a Colico, che tra l’altro è stupenda e sai dove trovare info alloggio ecc. baci
Barbara Businaro
Dic 31, 2025 at 5:37 PM ReplyEh sì, quest’anno sei molto presente nella mia lista di letture, tra il tuo romanzo Conero noir, i tuoi consigliati (Faggiani, Trappola mortale di Ira Levin, Il fantasma di Canterville) e quelli che ho acquistato con te (Colwin allo stand SUR del Bookpride, e ho da parte Capannone n.8 sempre pubblicato SUR).
Davvero interessante il fumetto con i SE e i MA. Se ci penso bene, probabilmente i miei MA interiori derivano dai tanti MA che mi sono stati contrapposti durante l’infanzia. I bambini sono spugne, assorbono tutto e velocemente, e quello che assorbono se lo portano dietro a vita. Purtroppo non avevo un fumetto istruttivo come il tuo (e vedi che leggere, anche fumetti, fa sempre la differenza?! Altro che Intelligenza Artificiale!)
Ora, ammetto di essere una schiappa con le figure retoriche, non me le ricordo e fatico a distinguerle. Però “Sirolo insolita” (se intendi la città, è femminile, quindi direi “insolita”) non mi sembra né allitterazione (il SI di SIrolo e il SO di inSolito non li sento foneticamente vicini), né paronomasia (le due parole dovrebbero differire per una o due lettere al massimo). Però il titolo mi piace comunque! 🙂
Sull’Intelligenza Artificiale e certi assurdi entusiasmi: hai presente quelli in fondo alla classe, all’ultimo banco, che arrivano tardi, non studiano, non fanno gli esercizi, fanno casino, e quando è ora vogliono solo copiare il compito dai secchioni, per salvarsi l’anno? Ecco. Quelli sono gli unici entusiasti dell’Intelligenza Artificiale (usata male – escludo sempre da questo discorso l’IA usata ai fini di ricerca scientifica, come trovare una cura per ogni tipo di cancro, leucemia, mielomi). Da soli non sono in grado di combinare nulla. Gli altri, quelli che invece sui banchi di scuola ci lasciano parecchio sudore, non hanno bisogno dell’Intelligenza Artificiale. Hanno già un’Intelligenza Naturale ben addestrata. 😉
Giulia Mancini
Dic 31, 2025 at 10:13 PM ReplyOgni volta che penso alla fine di un anno mi viene in mente quella magnifica parte del “Dialogo di un passeggere e un venditore di almanacchi” di Leopardi in cui si mostra l’illusione della felicità futura: l’uomo spera sempre che il domani sia migliore, anche se l’esperienza insegna che il passato non è stato mai davvero felice. La parte in cui l’uno chiede se vorrebbe rivivere uno degli anni passati e l’altro risponde che nessuno degli anni passati è mai stato veramente felice. Leggendo il tuo post mi hai fatto pensare proprio a questo.
è stato un anno pieno di cose belle E tanto complicato e sfiancante; è così ogni anno, ci sono cose belle, ma anche tanta fatica e stanchezza, percorsi a ostacoli e traguardi piccoli ma preziosi.
L’atteggiamento di cautela verso il futuro va più che bene (lo faccio anch’io, penso a qualcosa di bello da realizzare ma non lo dico per scaramanzia).
Del resto la speranza è ciò che permette agli esseri umani di continuare a vivere.
Riguardo alle letture mi ritrovo in Rosa Teruzzi che mi hai fatto scoprire proprio tu (vorrei leggere tutta la serie, sono romanzi molto piacevoli ) e anche in Marco Malvaldi (A bocce ferme l’ho letto credo un anno fa), apprezzo anche quelli scritti con la Bruzzone.
Non mi dilungo oltre e ti auguro buon 2026 cautamente progettuale e pieno di belle cose
Barbara Businaro
Gen 02, 2026 at 10:09 AM ReplySono andata a rileggermi proprio Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere dalle Operette morali di Giacomo Leopardi, non lo ricordavo proprio:
Passeggere: Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore: Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere: A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore: Io? non saprei.
Passeggere: Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore: No in verità, illustrissimo.
Passeggere: E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore: Cotesto si sa.
E poi la conclusione alla fine di Passeggere: Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice.
Eppure ci sono degli anni che io ho sentito, nonostante la fatica, come gloriosi e sì, ci tornerei volentieri indietro a quegli anni. Forse perché ero più giovane e ancora illusa del futuro, ma li ho attraversati con maggior leggerezza. O magari è solo il cannocchiale di questi giorni che me li fa vedere così, devo pulire meglio le lenti. 🙂
Buon 2026 anche a te Giulia, che sia ricco di belle letture! Magari anche di scritture! 😉
Marco Amato
Gen 01, 2026 at 10:10 AM ReplyCome umani siamo sempre alla ricerca di un equilibrio, ma forse il segreto è proprio riuscire a vivere bene dentro il disequilibrio. Navi in tempesta che imparano ad amare la pioggia.
Per me il 2025 è stato l’anno dell’aver rimesso a posto i fili di un’esistenza giunta allo sbando. Con buone probabilità, dopo sette anni, nel 2026 tornerò a pubblicare. E per me tornare a scrivere significa tornare a esistere.
Buon 2026, sempre tenace Barbara.
Barbara Businaro
Gen 02, 2026 at 10:18 AM ReplyMi torna in mente quel passaggio del film Mangia, prega, ama con Julia Roberts, quando si trova davanti al vecchio saggio, dicendogli che ha appena lasciato il nuovo fidanzato, per paura di perdere l’equilibrio (una delle mie scene preferite):
“Liiiz, ascolta Ketut! Alcune volte, perdere tuo equilibrio per amore è parte di vivere vita equilibrata.”
Quindi il disequilibrio vissuto per mantenere i nostri interessi (non è amore per la scrittura il nostro? 😉 ) è parte attiva della nostra vita equilibrata.
Buon 2026 Marco e che sia l’anno buono che torni a scrivere, a pubblicare, a esistere in pienezza
Marco
Gen 02, 2026 at 7:37 AM ReplyPrendi nota: Halldor Laxness, Nobel della Letteratura islandese. E ho detto tutto! 😉
Buon Anno!
Barbara Businaro
Gen 02, 2026 at 10:24 AM ReplyEh l’ho visto, l’ho visto e su Libraccio sto tenendo d’occhio Gente indipendente, La campana d’Islanda e Sotto il ghiacciaio, che mi sembrano quelli più sulle mie corde.
Buon Anno anche a te! 🙂
IlVecchio
Gen 03, 2026 at 11:19 AM ReplySe volgo il mio sguardo agli anni passati, funesto passatempo che incrementa progressivamente con la crescita, distinguo molto bene quelli buoni da quelli pessimi. Ricordo molto bene alcuni eventi che hanno illuminato quel particolare anno, tanto da annullare qualsiasi altro momento più difficoltoso. Non concordo quindi con il venditore dell’almanacco. Tornerei indietro volentieri a quegli anni. Ma anche questa è malinconia di vecchiaia.
Rinnovo qui i miei auguri per un 2026 altrettanto pieno di cose belle E senza grandi fastidi. : -)
Barbara Businaro
Gen 03, 2026 at 6:36 PM ReplyEcco, ho anch’io ricordi di anni belli, dove le brutture erano poche o comunque affrontabili. Allora sto proprio diventando vecchia! XD
Buon 2026 anche a te!
Marina
Gen 03, 2026 at 12:57 PM ReplyIl mio 2025 non è andato male; sono intervenute novità importanti nella mia vita e in quelle della mia famiglia, fra trasferimenti all’estero, lauree e traslochi. Al 2026 chiedo lo stesso fluire tranquillo degli eventi.
Mi piace molto la visione di Deliperi, l’uso della E e non del MA dà un senso diverso alle cose. Sono contenta per il tuo blog, del resto i tuoi contenuti non possono che premiarti, sempre così ricchi ed esaustivi.
Sull’IA condivido la tua riflessione su tua la linea: ormai anche i miei siti creativi sono contaminati ed è un importante deterrente per me.
Allora buon 2026! Che sia pieno di novità, nuovi approcci e tante amicizie ben coltivate.
Barbara Businaro
Gen 03, 2026 at 6:50 PM ReplyVero Marina, tu hai avuto un 2025 abbondante, ricco di sfide direi, soprattutto il trasloco in un’altra nazione. Però hai saputo cogliere l’occasione e usarlo come momento di crescita. La tua rubrica “Diario di un’expat a Monaco” è divertente, perspicace e interessante al contempo.
Sì, l’IA sta invadendo la creatività sotto diversi aspetti, comprese le attività manuali. Mi viene in mente le mie amiche appassionate di amigurumi, mi dicono che si trovano sempre più schemi elaborati con l’IA, e sbagliati ovviamente, perché chi li vende nemmeno li ha provati. 🙁
Buon 2026 anche a te Marina! Ma adesso… lo festeggiano il carnevale lassù a Monaco?!
Marina
Gen 12, 2026 at 1:59 PM ReplyDevo informarmi, sai? Perché,casomai, ste festività straniere me le sparo tutte
Barbara Businaro
Gen 12, 2026 at 3:13 PM ReplyI dolci! Informati soprattutto sui dolci del loro carnevale! Secondo me, i nostri dolci italiani, di tutte le regioni, sono imbattibili! 😎
Luz
Gen 05, 2026 at 7:59 PM ReplyChi vive intensamente il proprio tempo poi ne registra ogni momento importante, nel bene o nel male, quindi ben venga prenderci tutti i momenti anche “no”, per riflettere e rilanciare le nostre intenzioni senza “strafare”. Anch’io ho fatto, oggi, consuntivi e propositi, speriamo bene. Forse sento spegnersi un po’ di quell’entusiasmo di prima, ma è un segno di questa epoca così travagliata oltre che dell’età.
Come sempre mostri quella giusta consapevolezza sulle cose, e io ti auguro un ottimo 2026. Che premi la tua accuratezza, merce rara di questi tempi.
Riguardo alla IA, concordo pressoché su tutto. Per me, insegnante, si è dimostrata a inizio anno scolastico un ottimo strumento per tradurre il “politichese” della programmazione annuale, che oggi è sempre più elaborata. Gli input sono tutti della sottoscritta, il risultato è una sorta di bozza di progetto su cui poi l’umano deve mettere mano per dargli logica e compiutezza e soprattutto per adeguarlo alle esigenze contingenti di una classe. Partire da una base che Gemini può darti, come ho potuto sperimentare per la prima volta, non è niente male.
Poi mi incuriosiscono alcune sperimentazioni che ho visto fare alla coppia di Tlon, filosofi del linguaggio e attenti alle trasformazioni nel sociale. Praticamente Andrea Colamedici ha creato un alter ego digitale totalmente edotto sui mutamenti geopolitici, che parla con il suo ego reale da due posizioni differenti, con la volontà di reciproche confutazioni. Un esperimento molto interessante, una sorta di dialogo con la IA senza volontà di validazione culturale.
Barbara Businaro
Gen 07, 2026 at 7:33 PM ReplyMi spiace per il tuo calo di entusiasmo. Per la mia esperienza, potrebbe indicare che hai necessità di un cambiamento, che qualcosa nella progettualità attuale non ti soddisfa più, perché non risponde ai risultati che ti attendi o il processo stesso non è in linea con te, magari sei già cambiata tu e devi allineare il resto intorno.
Cosa sia da cambiare e quanto sia da cambiare, quello è il difficile, serve molta introspezione.
In quanto all’Intelligenza Artificiale, mi scrivi di essere pressoché d’accordo con me, però poi gli esempi che mi citi mi creano proprio quell’imbarazzo che ho spiegato nel post…
L’Intelligenza Artificiale è una scorciatoia pericolosa. Se il tuo lavoro può essere elaborato da un’IA con un paio di prompt, a cosa serve pagarti lo stipendio? Questa è la domanda che tutti i manager oggi si fanno ed è pure l’idea che circola nei Ministeri e nella Pubblica Amministrazione, che il ricorso alla nuova tecnologia ci farà ridurre il debito pubblico. Si licenzia (o non si assume, che è lo stesso, nel ricambio generazionale attuale) e si mette in piedi un servizio automatico, scadente per il cittadino. Dall’altra parte, quale sarà il futuro per il mondo del lavoro? Quello che sta accadendo ai creator rischia di spostarsi a breve su tutti i ruoli impiegatizi e subito dopo dell’istruzione e della formazione (accade già per le materie linguistiche, sono meno richiesti gli insegnanti madrelingua sostituiti dalle conversazioni con piattaforme IA). Non riguarda né te né me, vista l’età anagrafica, ma sicuramente la generazione successiva, compresi i tuoi studenti attuali. Facile per loro adesso completare un compito con ChatGPT, peccato che diversi studi abbiano già dimostrato quanto l’uso dell’IA arrivi a ostacolare lo sviluppo del pensiero critico. La comodità e la velocità dell’IA favoriscono la pigrizia mentale, ammazzano la curiosità umana, bloccano la scoperta di processi alternativi, e da qui la vera innovazione per l’umanità. Non si cerca più di approfondire, ci si accontenta e basta. Uno studio del MIT dello scorso giugno ha mostrato dati preoccupanti, tramite analisi EEG: tre panel diversi di studenti, un gruppo a cui era consentito l’uso di ChatGPT, un altro solo la ricerca di Google e un altro ancora nessuno strumento, quegli studenti che hanno usato ChatGPT avevano il livello di coinvolgimento cerebrale più basso e “ottenevano costantemente risultati inferiori a livello neurale, linguistico e comportamentale”. (Fonte: Time) Che futuro avranno dopo?
Giustamente tu mi scrivi che l’IA aiuta gli insegnanti a capire il “politichese” che arriva dal Ministero e preparare tutta la parte burocratica in risposta. Se tutto va bene, il Ministero usa l’IA per scrivere quel “politichese”, senza analizzare la sua utilità, e altrettanto tu usi l’IA per rispondergli. Che senso ha tutto ciò, mi chiedo io da fuori?! Senza contare che non ci sono direttive chiare del Ministero dell’Istruzione sull’uso dell’IA da parte degli insegnanti (come non ci sono nemmeno nella Pubblica Amministrazione in generale). Siamo ancora senza una regolamentazione trasparente, con chi si rifiuta di usare la tecnologia a prescindere (in questo modo, non aiuta nemmeno i ragazzi che invece la usano già da due anni) e chi invece esagera, arrivando a inserire i dati personali dei propri studenti dentro piattaforme gratuite che non garantiscono il rispetto della privacy (e questo è gravissimo). Purtroppo chi dovrebbe regolamentare il settore ancora non ha capito come funziona sul serio l’IA, ancora ne vede la magia e l’opportunità economica.
Sul caso di Andrea Colamedici e del libro Ipnocrazia, attribuito al filosofo cinese Janwei Xun, diventato fenomeno internazionale a colpi di marketing e poi svelato che l’autore non esiste, tanto la sua fotografia che il suo stile sono il prodotto di un’Intelligenza Artificiale.
Beh, Colamedici ha usato esattamente lo stesso stratagemma della conversazione con un vecchio amico, che invece era un bot fasullo. Un libro scritto con l’Intelligenza Artificiale (e quindi rientriamo nella discussione della violazione dei diritti d’autore e del plagio, perché usare l’IA per scrivere – senza dichiararla – ci si avvicina molto) e attribuito a un autore inesistente (non uno pseudonimo, attenzione, ma un essere umano non esistente in vita) ha dimostrato solo due cose: l’imbarazzante mancanza di qualità del giornalismo odierno, che non verifica più le fonti, perché subito si doveva cercare di contattare e verificare le credenziali di questo sedicente Janwei Xun, tanto per cominciare; il dissesto del mercato editoriale, che oramai campa di sensazionalismo e non di contenuti veri (la filosofia non è il mio campo, ma chi l’ha letto e ne ha competenze mi riporta che il testo è alquanto raffazzonato, concetti vecchi e ripetuti troppe volte, senza uno stile personale e scevro di emozione – carenza che è essenza stessa dell’IA – senza mai riportare alcuna fonte o bibliografia – altra grande pecca sempre dell’IA). Dal punto di vista tecnico, non c’è alcun esperimento interessante dietro, se sai come funziona l’addestramento di un LLM (ci sono anche modelli opensource, da scaricare e allenare sul proprio computer di casa, avendo risorse sufficienti).
In tutto questo, mi viene in mente un film del 2006 con Adam Sandler e Christopher Walken, purtroppo poco conosciuto, non ha avuto grande successo al botteghino, nonostante il tema fosse importante e ci mostrasse il pericolo etico della tecnologia: Cambia la tua vita con un click Il protagonista è interessato solo al suo lavoro, vuole ottenere una promozione e in fretta, non ha tempo per stare dietro a moglie e figli. Una sera uno strano inserviente di un magazzino gli consegna un telecomando capace di comandare il tempo, andare avanti nelle situazioni poco importanti, e concentrarsi sul resto. Purtroppo il protagonista eccede con l’utilizzo, il telecomando impara dalle sue abitudini e alla fine si trova ad aver perso tutta la sua vita, senza averla vissuta davvero.
Il punto è che l’IA non ci aiuta ad automatizzare i processi ripetitivi, l’IA li autonomizza in modo indipendente, sostituisce l’uomo nelle decisioni (lo sta già facendo adesso, solo che la maggior parte delle persone non lo comprende). Il problema è che adesso non capiamo nemmeno più su quali algoritmi autonomi l’IA basa le sue decisioni. Succede già nel mondo delle HR, per cui alcuni candidati vengono cancellati dalla selezione del personale senza un motivo apparente. Il telecomando si attiva da solo e controlla il nostro tempo, mandandolo in avanti oltre il dovuto.
Ti auguro perciò un 2026 con meno click sul telecomando dell’IA e un recupero dell’entusiasmo umano, insostituibile in quanto a risultati e gratificazione. 🙂
Luz
Gen 11, 2026 at 7:44 PM ReplyMi aspettavo che il tenore della tua risposta sarebbe stato questo, conoscendo il tuo totale disappunto verso l’IA, ma un po’ me la sono cercata. 🙂
Mi auguri meno clic sulla IA, oddio, detta così sembrerebbe che tu abbia tradotto il mio commento in termini molto ma molto più estremi. Fare ricorso a una chat bot per elaborare la base della broda burocratica è una risorsa che attualmente permette a molti insegnanti di risparmiare interi pomeriggi da dedicare invece a contenuti di lavoro molto più significativi. Considera che l’elaborazione di una progettazione annuale prima portava via una settimana circa, perché il ricorso ai riferimenti normativi e la loro traduzione in termini accettabili per qualsiasi dirigente particolarmente meticoloso nello smontarti tutto pezzo a pezzo è un lavoro non solo lungo ma anche molto demotivante, giacché la sua traduzione in termini pratici è vicina allo “0”, quindi era del tutto tempo gettato al vento. Da una settimana di triboli siamo scesi a un paio di pomeriggi in cui da quella base tu parti e costruisci il tuo lavoro progettuale adeguato a quel tipo di classe. Il ricorso all’IA è iniziale, poi il resto è lavoro coordinato ed elaborato da noi insegnanti.
Il segmento di lavoro riguardante la progettazione annuale è un momento infinitesimo rispetto al nostro effettivo lavoro. Il nostro lavoro è ben altro e riguarda l’IA come fenomeno verso il quale dobbiamo scoraggiare i nostri studenti, ne ho scritto ampiamente lo scorso anno. Poi, è vero, i primi dovremmo essere noi, ma perché dovrei sentirmi in colpa o avere scrupoli nel risparmiare pomeriggi di lavoro finalizzati a quella formalità di inizio anno che è la progettazione, ricorrendo a questa risorsa solo ed esclusivamente per una base su cui lavorare ed esercitare comunque la mia creatività, la mia capacità di immaginare un percorso annuale? Cosa che faccio espressamente su quella base offertami dalla chat bot. Poi passo e chiudo su questo, non ho bisogno di ricorrervi per il mio lavoro, che sempre più richiede competenze di mediazione, trasmissione di saperi e valori del tutto lontani da un mondo virtuale e da semplificazioni.
Piuttosto mi preoccuperei di un fenomeno sempre più diffuso perfino fra gli avvocati, che non solo ricorrono alla IA per la loro formazione pure per il loro mestiere. Chatbot come Lexroom, Simpliciter AI, fanno praticamente il loro lavoro. Ecco quello che trovo abominevole.
Non ho letto Ipnocrazia ma ho trovato molto interessante l’esperimento, perché conosco e stimo Colamedici e so perfettamente che il suo non è stato il tentativo di “scrivere un libro con l’IA” ma un’operazione molto più complessa e oltretutto comprovante proprio il fenomeno che hai descritto tu: il grande esperto sociologo inesistente è stato contattato da università ed enti anche esteri e nessuno aveva sospettato che non esistesse. Quindi una doppia certezza: non solo una chatbot molto avanzata riesce a elaborare scenari futuri (e credibili) ma è talmente “vera” da non lasciare pensare si tratti di una costruzione virtuale, perfettamente congegnata da un filosofo e sociologo.
Avevo scritto un post proprio sull’IA circa un anno fa e sul mio parere a riguardo, lo ritrovi qui (ma tu stessa vi hai aggiunto contributi interessanti):
https://iolaletteraturaechaplin.blogspot.com/2025/02/educare-i-ragazzi-alletica-nellera.html
Barbara Businaro
Gen 11, 2026 at 8:36 PM ReplyNo Luz, non ho tradotto il tuo commento in termini estremi. Conosco molte altre insegnanti, delle scuole medie, delle scuole superiori e pure all’Università. Tutti vogliono avere un informatico a cui chiedere consiglio. 😉
Io ti auguro meno clic sulla IA perché, e riporto quanto ho scritto: “Giustamente tu mi scrivi che l’IA aiuta gli insegnanti a capire il “politichese” che arriva dal Ministero e preparare tutta la parte burocratica in risposta. Se tutto va bene, il Ministero usa l’IA per scrivere quel “politichese”, senza analizzare la sua utilità, e altrettanto tu usi l’IA per rispondergli. Che senso ha tutto ciò, mi chiedo io da fuori?!”
Voi insegnanti con l’IA risparmiate una settimana per la broda burocratica, eh, il punto sta proprio lì: c’è troppa burocrazia e farla svolgere dall’IA non è la soluzione giusta, sia dalla parte del Ministero, del dirigente scolastico che degli insegnanti. Chi leggerà poi quel progetto? Probabilmente l’IA, che poi ne farà un riepilogo a chi non vuole perdere un’altra settimana per leggerlo davvero e capirlo. Stiamo proprio perdendo il senso dell’umanità. Non è una critica rivolta a te, ma una riflessione generale. Tu mi hai fatto l’esempio e io ti ho risposto.
Sugli avvocati: fanno esattamente quello che fai tu, perché usano l’IA per tradurre la broda burocratica (e quella dei nostri Codici Civile e Penale, nonché tutte le varie sentenze è veramente complessa quanto assurda) che altrimenti gli costerebbe settimane e settimane di ricerche su grossi volumi.
La tua risposta su Ipnocrazia mi fa pensare che tu non sai cosa ci sia dietro ai diversi motori di Intelligenza Artificiale. Per te sembra una scoperta adesso che “una chatbot molto avanzata riesce a elaborare scenari futuri (e credibili)” ed “è talmente “vera” da non lasciare pensare si tratti di una costruzione virtuale, perfettamente congegnata da un filosofo e sociologo.” Sì, è così, tranne che per gli informatici. Infatti gli informatici avevano già sgamato che Ipnocrazia era scritta dall’IA. E l’elaborazione per scoprire i chunk dell’IA è stata fatta tramite altri motori IA (sto semplificando per farmi comprendere). Tu vedi ancora la magia, lo capisco, perché c’è ancora molta disinformazione (voluta) sull’IA.
Intanto Dell, il produttore di computer, ha tristemente scoperto di non riuscire a vendere i nuovi computer con l’IA integrata, le persone non la vogliono. E anche quel brutto pasticciaccio di obbligare la gente a cambiare computer perché Windows 10 non è più supportato e per installare Windows 11 occorre un processore adeguato (proprio per l’IA integrata), non ha funzionato allo stesso modo. Questo sta minando il ritorno dell’investimento atteso proprio sugli sviluppi dell’IA. Chissà, magari scoppierà la bolla finanziaria prima che noi riusciamo a regolamentarne meglio l’utilizzo. 🙂
Luz
Gen 12, 2026 at 6:49 PMCiao, Barbara, tu rispondo in tutta serenità, spero non traspaia chissà che tono. 😉
Intanto prendo le distanze dagli insegnanti da te citati che cercano un informatico. Ti ho portato la MIA esperienza, che si limita, torno a dire, a quel primissimo momento in cui dobbiamo fare qualcosa che NULLA a che vedere con l’insegnamento. La mia personale esperienza non può essere stigmatizzata come perfettamente rientrante in un sistema globale in cui professionisti di ogni categoria ricorrono abitualmente a una IA “facendosi sostituire” da essa.
Per quanto mi riguarda, c’è la professionista della scuola, l’insegnante, e la cittadina comune, io e me stessa, per entrambi gli aspetti potrei dirti con tutta serenità che a me questi fenomeni interessano, perché come insegnante e cittadina comune mi pongo il problema della loro esistenza e del loro limite, se ve n’è uno, e di un’etica del loro uso. Uso, attenzione, che non demonizzo nel caso di quel solo misero caso a inizio anno scolastico in cui scrivo un rigo e da questo una macchina mi restituisce una base su cui lavoro in seguito.
Ben altro è la mia curiosità riguardo alla creazione di immagini – ma ti avevo scritto da qualche parte a riguardo – a uso e consumo personale. Fingere che non esista (alcuni si ostinano a farlo) o ritenerla solo ed esclusivamente un pericolo per me è perfino deleterio, perché invece è sempre più necessario conoscerla per costruire attorno a essa una fortezza, anche solo perché non sia troppo appetibile per i giovani.
Per quanto riguarda gli adulti, sta all’etica di ciascuno, io per esempio, che non mi sento minimamente assimilabile agli avvocati che fanno uso all’IA per “farsi sostituire nel loro mestiere” mi sento con la coscienza del tutto a posto, perché non la utilizzo per costruire il mio mestiere, faccio ampio ricorso a penna e calamaio, carta e penna, qualcuno osservandomi direbbe scalpello e pietra.
Quanto a “Ipnocrazia”: tu sei un consulente informatico, io sono una docente e una cittadina abbastanza informata, che io “non sappia cosa ci sia dietro ai diversi motori di IA” è del tutto naturale, Barbara. Ciascuno ha il proprio campo di conoscenze e azione. Io agisco osservando il fenomeno, mi interessa conoscerlo, da qui a essere in grado di capire i suoi obiettivi futuri non saprebbe risponderti neppure l’informatico più esperto.
Ipnocrazia ha avuto due scopi: la riflessione sulla nuova forma di potere che ricorre alla manipolazione (il potere opera una ipnosi collettiva servendosi anche della comunicazione digitale e orientando i comportamenti) e la sperimentazione di un’argomentazione a due, umana e artificiale, attorno a questioni ormai scottanti e non più trascurabili. Il testo non solo ha suscitato l’attenzione degli accademici attorno al tema in sé, il che è stato mi pare edificante come contributo al dibattito globale, ma ha generato un imprevisto: che Janwei Xun non esistesse non se ne sono accorti proprio da atenei e nuclei di studio, il che è esattamente inquietante e pericoloso come tu hai descritto e il fine di Colamedici è stato proprio dimostrare ciò, utilizzando il deep learning in maniera contrastiva, ossia un interlocutore critico per sviluppare e affinare le argomentazioni.
Come racconta Colamedici nel suo ultimo saggio, rivelato il dispositivo narrativo le reazioni sono state svariate, fra arrabbiati e offesi e altri invece interessati ai vari temi sollevati dall’esperienza. New York Times e Le Monde hanno scritto editoriali lusinghieri, per esempio. Gallimard ha pubblicato un saggio di autori vari, compreso… proprio Xun. Può fare inorridire, ma è una realtà. Colamedici aggiunge, il fatto che siano state sollevate questioni etiche e giuridiche arricchisce il dibattito.
Vale la celebre citazione di Nam June Paik, fondamentale “conoscere la tecnologia per poterla odiare meglio”.
Barbara Businaro
Gen 12, 2026 at 8:24 PMLeggo e rileggo questo commento e non capisco quale delle mie parole tu abbia travisato. Sembra che stiamo proprio parlando due linguaggi differenti. :O
Mi riporti la tua esperienza di uso dell’IA per farti aiutare nella comprensione della broda burocratica. Va bene, non sei l’unica insegnante che lo fa, guarda che lo so, stai tranquilla. Mi contrapponi a questo l’esempio, per te deprecabile, degli avvocati che usano l’IA nella loro professione (adesso non so a quali altri professionisti poi tu ti riferisca, nel commento precedente erano gli avvocati). Di avvocati ne conosco un bel po’, tanto in Veneto che in Lombardia, certo non ne conosco giù nel Lazio, magari là la consuetudine è diversa. Non mi risulta però che possano essere sostituiti dall’IA, né quando ascoltano il cliente che gli espone il caso, né quando intermediano le due parti in lite, né quando si presentano in tribunale. Possono farsi aiutare nella ricerca, ma difficilmente un’IA può spiegargli, senza errori, come preparare e condurre un’intera causa. Tutto è possibile per carità, ma io di avvocati così per fortuna non ne conosco. Mi spiace se sei incappata in uno di loro.
Su Ipnocrazia, non so più cosa aggiungere. Tu hai il tuo punto di vista, e nessuno te ne ha fatto una colpa, ma io ho il mio, se permetti. Non riesco a vederci nulla, né come esperimento di IA, né come esperimento sociale. Forse perché sono in rete dal 1996, ho visto l’evolversi della rete, osservo sempre più la deriva dei social media, oramai veramente accessibili a tutti, senza più filtri, né etica, né educazione, né dignità, e mi pareva ovvio che sarebbe andata così con quella tipologia di saggio, pubblicato e pubblicizzato a quel modo. Sempre fine operazione di marketing rimane che, visti i tempi di bassa qualità giornalistica e frenesia di arrivare per primi, poteva solo avere quel risultato lì. Tu ci vedi l’esperimento, e va bene così. Io ci vedo altro.
Gli obiettivi futuri… non sono proprio in mano nostra, in questo momento. Ci sono troppi scenari aperti e l’economia globale è al limite.
Detto questo, basta parlare di IA. Io preferisco parlare di scrittura umana, storie vere e romanzi belli. 😉