Navigare Informati tra i libri

Come è fatto: le parti del libro

Continua la nostra rubrica Navigare Informati nell’avventuroso oceano di parole, ovvero tra i libri. E il bollettino nautico di oggi ci porta proprio ad osservare da vicino il nostro oggetto del desiderio, il libro.
Come è fatto? How it’s made?
Lo ammiriamo e lo rigiriamo tra le mani, lo soppesiamo quasi che la sua fisicità rappresenti al pari le emozioni della storia che nasconde, osserviamo incantati i colori della sua copertina e la grafica cesellata dei caratteri del suo testo. Ma sappiamo davvero dare un nome ad ogni sua parte?

Ovviamente parliamo di libri cartacei, per quanto riguarda la consistenza, perché un ebook dal punto di vista fisico è solo un file che dal sito dove l’acquistate passa direttamente dentro il vostro ereader/computer/smartphone. Ma per la struttura interna, dalla dedica all’indice, valgono le stesse considerazioni tra cartaceo e digitale. La storia poi non cambia affatto! Perciò leggete dove vi pare, ma leggete! 😉

Quelli che vedremo non sono nemmeno tutti i termini disponibili: ho lasciato perdere i dettagli da tipografia e gli elementi in disuso nel mondo moderno, tenendo solo quelli strettamente interessanti per il lettore finale, che possa facilmente destreggiarsi di fronte al commesso in libreria o nell’acquisto dei libri di seconda mano.
Perché un lettore informato è un lettore conquistato!

 

Anatomia del libro

Prima di tutto le edizioni cartacee si distinguono in base alla rilegatura, ovvero la tecnica con cui i fogli vengono assemblati per costituire il nostro libro. Al giorno d’oggi, per la narrativa di uso comune, distinguiamo due tipi di legatura:

  • Legatura con copertina rigida o Cartonato: diffuso nel XIX secolo, discende dalle legature di prestigio, dove materiali pregiati come cuoio e pelle sono ora sostituiti da tele trattate o da carte decorate. La rilegatura a filo con copertina cartonata ancora oggi caratterizza l’editoria per l’infanzia, per lo più libri illustrati. La rilegatura adesiva a doppio ventaglio (o perfect binding) viene utilizzata anche con i cartonati, essendo un sistema piuttosto economico, anche se poco durevole, ed è quella di maggior utilizzo nella stampa contemporanea.
  • Legatura con copertina morbida o Brossura: molto più recente, vede la copertina di cartone ricoperto di tela sostituito da un cartoncino più leggero, dove viene stampata direttamente la grafica di copertina. In genere con la brossura viene abbinata la legatura fresata (prima dell’incollatura i fogli vengono tagliati sul dorso con una fresa, per far penetrare maggiormente la colla). Sono rare invece le brossure rilegate a filo di refe, oramai riservate ai cartonati.

Al di là di queste due grandi categorie, in libreria trovate solitamente cinque diverse edizioni, in ordine crescente di prezzo d’acquisto (escludendo i tascabili da edicola, dove è la qualità della carta stessa a far la differenza):

  • brossura (o copertina morbida)
  • brossura con alette integrate
  • brossura con sovraccoperta stampata
  • copertina cartonata (o legatura editoriale)
  • copertina cartonata con sovraccoperta stampata

Le parti del libro: tipologie di rilegatura

 

Dal lato pratico, la diversità tra una brossura ed un cartonato è semplicemente la capacità di apertura delle pagine: la rilegatura in brossura consente un’apertura limitata verso il dorso, dove il rischio è che si scollino le pagine. E la difficoltà cresce con lo spessore del libro: ecco perché la brossura è sconsigliata per i libri illustrati o fotografici (la figura nel mezzo ne risentirebbe) e perché per le brossure vengono utilizzate carte molto fini. La legatura editoriale non soffre di questo problema, conservando la mobilità del dorso grazie alla cucitura, ed è il motivo per cui è preferibile in stampe voluminose, come le enciclopedie.

A seconda del tipo di rilegatura, cambia anche l’anatomia del libro. Vediamo quali sono le sue componenti principali:

Le parti del libro 1

Dorso
Il “dorso” o “costa” o “costola” del libro è la parte della rilegatura che copre le pieghe dei fascicoli, cuciti o incollati. E’ la parte visibile quando il volume è riposto in libreria di taglio e che riporta generalmente titolo, autore ed editore.

Coperta o copertina
La coperta del libro moderno è costituita dai cartoni rigidi e dal dorso per le rilegature rigide oppure dal cartoncino meno spesso che avvolge e tiene incollato il blocco dei fogli della brossura. Nei primi libri, la sua funzione era prettamente pratica, nel proteggere il manoscritto e renderlo facilmente consultabile. Nel libro moderno ha acquisito una finalità promozionale rilevante, diventando di fatto il primo biglietto da visita verso il lettore, volta a catturare la sua attenzione e poi il suo acquisto.
Nelle edizioni maggiori, il suo ruolo pubblicitario è sostituito dalla sovraccoperta (vedi più sotto).

Piatto
Il “piatto” è uno dei due cartoni rigidi che costituiscono la copertina del cartonato (nella brossura è improprio parlare di piatto, perchè si utilizza un cartoncino unico). Si distinguono:

  • Piatto superiore o Prima di copertina o semplicemente Copertina essendo dal punto di vista grafico la parte più in vista del libro
  • Piatto inferiore o Quarte di copertina o meglio conosciuta come Quarta per il ruolo promozionale che ha assunto in epoca odierna (vedi più sotto).

Cuffia
Parte della rilegatura alle estremità del dorso, la quale, non avendo lo spessore dei piatti cartonati e non essendo fissata al fascicolo dei fogli, è sostenuta dal capitello della rilegatura su cui si appoggia leggermente, come una cuffia appunto. Si hanno due cuffie: quella di testa e quella di piede del libro. Assente nella brossura.

Capitello
Rinforzo cucito alle due estremità del dorso, con fili di cucitura di diverso colore alternati (l’effetto zebrato che si vede nelle rilegature cartonate). In molte edizioni odierne, sono presenti dei finti capitelli incollati, per simulare una legatura a filo ove c’è una legatura incollata. Assente nella brossura.

Cerniera
Congiunzione tra piatto e dorso nella legatura cartonata. In quel punto è la tela (o la carta) che tiene saldo il piatto al dorso ed è dove si fa forza per aprire completamente il libro. Assente nella brossura.

Angolo
Estremità esterne dei piatti, dall’altra parte del dorso.
Assente nella brossura, ma anche nei cartonati odierni. Solo in alcune edizioni pregiate, l’angolo veniva protetto da un’applicazione in materiale pregiato, dalla pelle all’argento.

Le parti del libro 2

Testa
La parte superiore del libro.

Piede
La parte inferiore del libro.

Carte di guardia
Le “carte di guardia” o “sguardie” o “risguardi” o “controguardie” sono dei fogli piegati in due parti che tengono incollati l’interno della copertina con i fascicoli del testo, diventando la prima e l’ultima pagina del libro stesso. Generalmente sono più resistenti delle altre pagine e possono essere bianchi, colorati o stampati a fantasia (nei libri antichi si usava pregiata carta marmorizzata).
Nella brossura i riguardi mancano del tutto non essendo utili per quel tipo di rilegatura, ma possono essere simulati nei primi fogli con effetti di stampa.

Fascetta
Invenzione moderna, le “fascette” sono strisce di carta colorata appariscente che avvolgono i libri trasversalmente, riportando slogan pubblicitari per sottolineare il successo del libro e invogliare il compratore. Assente nel libro antico e nei formati tascabili odierni.
In Italia sono molto diffuse e spesso contestate per la loro tendenza ad esagerare, soprattutto su cifre di vendita non riscontrabili. Le migliori fascette le trovate raccolte in questo fantastico blog: Fascetta Nera

Taglio
Il “taglio” è la superficie del fascicolo dei fogli visibile a libro chiuso, ovvero la parte del libro non fissata con la rilegatura. Distinguiamo quindi tre tagli:

  • Superiore o di testa
  • Davanti o concavo
  • Inferiore o piede

Attualmente i tagli sono al naturale, ma nel passato venivano colorati, decorati in oro o cesellati per distinguere i libri religiosi o di valore.

Unghia
L'”unghia” o “unghiatura” o “cassa” è la parte dei piatti del libro cartonato che sporge rispetto al fascicolo dei fogli del testo. Si chiama così perché consente di aprire il libro con la punta del dito facendo appunto leva sull’unghiatura. Anche se di minor rilievo, è presente in alcune brossure con alette.
Le parti del libro: Sovraccoperta

Sovraccoperta (o sovracoperta? si trovano entrambi)
I libri con rilegatura cartonata, quali edizioni più curate, vengono generalmente rivestiti da una sovraccoperta, un foglio in cartoncino o plastificato che avvolge completamente il libro. In questo caso, la sovraccoperta sostituisce la copertina nella sua funzione promozionale ed è su di essa che viene riportata la grafica, con tutti i dati relativi all’opera. Nella copertina rimangono solo il titolo, l’autore e l’editore.

Aletta
Le “alette” o “bandelle” (dette anche risvolti di copertina) sono la parte interna della sovraccoperta, infilata tra i piatti e le sguardie. Molto utili anche per essere utilizzate come segnalibro durante la lettura, le distinguiamo in:

  • aletta anteriore o seconda di copertina, dove viene riportata un’introduzione alla trama
  • aletta posteriore o terza di copertina, dove viene stampata una biografia dell’autore

Prima di copertina
La “prima di copertina” o “piatto superiore” è la prima facciata della copertina/sovraccoperta di un libro. Normalmente riporta le indicazioni di titolo, autore ed editore.

Quarta di copertina
La quarta di copertina o piatto inferiore è l’ultima facciata della copertina/sovraccoperta e viene usata oggi a scopo promozionale. A seconda della scelta della casa editrice, riporta note sull’opera e sull’autore oppure una frase rappresentativa del testo dell’opera stessa oppure le critiche di rilievo che l’opera ha ricevuto dalla stampa internazionale.

 

Struttura interna del libro

Passando all’interno del libro, alle sue pagine e alla sua storia, vediamo altri termini, più vicini alle preoccupazioni degli scribacchini:
Frontespizio
Il “frontespizio” è la pagina all’inizio della pubblicazione dove vengono presentate le informazioni del volume. Nelle prime stampe, il frontespizio era piuttosto ricco, riportando tutte le note del libro, anche in forma di componimento poetico e con elementi decorativi.
Ai tempi odierni, con l’utilizzo della rilegatura, le decorazioni si sono trasferite nella copertina e i dati di pubblicazioni nel colophon (in genere il retro del frontespizio stesso), lasciando qui solo titolo, autore ed editore.

Le parti del libro: Frontespizio

Colophon
Il “colophon” o “colofone” può seguire il frontespizio oppure chiudere il volume in ultima pagina, riportando le informazioni sulla traduzione del testo, sulla casa editrice, la detenzione dei diritti d’autore, la particolare edizione che si sta visionando e la versione originale, i riferimenti allo stampatore, al luogo e data di stampa.

Le parti del libro: Colophon

Indice
L’indice è un elenco ordinato delle varie parti di un libro, generalmente organizzato in capitoli e sottocapitoli con l’indicazione dei numeri di pagina dove questi cominciano. In alcune edizioni viene inserito prima del documento, in altre viene posto alla fine. Oltre all’indice dei titoli, possono esservi anche un indice delle illustrazioni oppure delle tabelle e dei grafici presenti nel testo.

Occhietto
L'”occhietto” è una pagina con un titolo (della serie o della collana) che precede il frontespizio. Nei libri suddivisi in più parti, si possono avere occhietti intermedi. Alcune case editrici utilizzano degli occhietti finali anche con scopi promozionali (pubblicazioni della stessa collana o libri dello stesso autore).

Le parti del libro: Occhietto

Incipit
L’incipit (dal latino, dal verbo incipĕre, “incominciare”) è l’inizio di un libro, formalmente la prima frase, anche se oramai si considera incipit almeno un paragrafo o addirittura la prima pagina. E’ la parte del testo che catapulta il lettore nel mezzo della storia, incatenandolo alla trama o, se fallisce nel compito, facendolo scappare a gambe levate. E’ dall’incipit infatti che il lettore, pur conoscendo ancora poco dei personaggi e dell’ambientazione, viene catturato e incuriosito a proseguire la lettura.
L’incipit serve a sedurre il lettore, anche se spesso il lettore legge l’incipit dopo essere stato già sedotto dalla copertina e dalle pubblicità nei media. Nonostante questa evidenza, l’incipit rimane la preoccupazione maggiore di tutti gli scribacchini.
Il Prologo è senz’altro la prima forma riconoscibile e delimitata dell’incipit.

Le parti del libro: Prologo

Explicit
Al contrario dell’incipit, l’explicit (dal latino explementum, “compimento”) è la chiusura del romanzo, il suo finale. Anche se il lettore che è giunto fin qui è sicuramente soddisfatto dell’opera (altrimenti avrebbe interrotto la lettura), ci sono explicit avventati che rischiano di rovinare il ricordo di tutta l’intera storia. Come un centometrista che dopo un percorso eccellente arriva al traguardo zoppicando e scivolando a terra. L’explicit più famoso? E vissero felici e contenti.

Sommario
Il sommario, al contrario dell’indice (spesso vengono confusi), è un breve riassunto degli argomenti trattati in un libro e va posto alla fine del libro o del capitolo a cui si riferisce. Non si limita ad elencare i numeri di pagina, ma riporta in forma sintetica i contenuti discussi. In alcuni saggi, un breve sommario viene riportato direttamente nella quarta di copertina.

Sinossi
La sinossi (o sinopsi, dal greco “con” e “occhio”) è il riassunto integrale di un’opera letteraria, dove sono elencate tutte le sue parti essenziali avendone una visione d’insieme (tutto sott’occhio, appunto).
E’ lo strumento principale di valutazione delle opere letterarie. Le case editrici per valutare un manoscritto richiedono anche l’invio della sinossi completa e della biografia dell’autore, oltre che una lettera di presentazione. Ma è la sinossi quella ad essere valutata per prima.
Un esempio di sinossi è quella parte di trama che viene riportata tipicamente dell’aletta anteriore (o seconda di copertina). Anche se la sinossi vera e propria deve riportare ogni scena, finale compreso, mentre nella aletta viene solamente citata la parte iniziale della storia, fino al conflitto del protagonista.
Dopo l’incipit, la sinossi è un altro incubo degli scribacchini, dato che su quel testo ci si gioca la pubblicazione.

Quarta di copertina
La quarta di copertina ha assunto un ruolo fondamentale per la promozione. Spesso viene riportato un testo che in poche righe anticipa la trama e l’argomento del libro, cercando di accalappiare il lettore. E’ così importante che gli scribacchini si allenano nella scrittura di quarte (ricordate il mio Guarda che quarta ?)
Del resto, una buona quarta di copertina può sopperire ad un incipit difficile.
Negli ebook non esiste la quarta di copertina come elemento, ma esiste la presentazione dell’opera nella pagina web dell’acquisto, che (anche per i cartacei) riporta quella che sarebbe la quarta di copertina.

E adesso scatenatevi!

Ora che conoscete tutte le parti del libro, già vi vedo alla prossima visita in libreria a far impazzire il commesso di turno…
No, io non voglio la brossura, voglio la legatura editoriale!
Dal colophon di questo libro vedo che questa è una vecchia edizione. Non avete l’ultima?
Scusi, ma a questo romanzo qualcuno ha strappato l’occhietto ed ha il piede rosicchiato. Ce l’ha un’altra copia? 😀

Comments (40)

silvia

Lug 29, 2016 at 1:35 PM

Questo post lo metto da parte tra quelli da tenere a portata di mano. Come sempre sei stra-informativa.
Ps. Nella foto ho riconosciuto Stagioni diverse. L’hai poi letto?

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Barbara Businaro

Lug 29, 2016 at 7:06 PM

In realtà mi sembra anche di avere scritto troppo, che devo conquistare i lettori, mica spaventarli! 🙂
Stagioni diverse non l’ho ancora letto, ma è il prossimo, direttamente in valigia. Sto terminando Mi girano le ruote di Angela Gambirasio, assolutamente spassosa, ancora sto studiando On Writing di Stephen King (pensavo di finirlo prima di Stagioni diverse, ma forse leggere qualcosa di suo mi aiuterà a capirlo meglio) e ho iniziato Big Magic di Elizabeth Gilbert. Poi il buon Helgaldo mi ha inviato un libro che sembra davvero bellissimo, Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi e fermo in attesa ho anche Lo strano viaggio di un oggetto smarrito di Salvatore Basile, che ho “vinto” su Ibs. Ah, dovrei dare anche una seconda chance a Chiara Gamberale, con La zona cieca.
Senza contare che mi aspetta il cioccolatino del rientro, Il cerchio di pietre, number four di Outlander 😉

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sandra

Lug 29, 2016 at 2:50 PM

wow Non sapevo tutte queste cose, grazie!

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Barbara Businaro

Lug 29, 2016 at 7:09 PM

Eh, mettiti a vendere libri usati e parecchi termini li impari comunque man mano.
Per la parte anatomia se non altro. Quelli della struttura, in fondo, li ho imparati da tutti voi. 😉

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silvia

Lug 29, 2016 at 11:45 PM

Scusa la curiosità, ma sei una ebayer? Da settembre probabilmente farò anche questo nuovo lavoro (mi hanno incaricato di vendere circa 2000 libri). 😉

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Barbara Businaro

Lug 30, 2016 at 11:08 AM

Sono stata anche una ebayer, si. O meglio, lo sono ancora dato che il mio account di venditore è ancora valido, solo che di questi tempi non conviene molto vendere su Ebay.
A parte qualche periodo di tariffe gratuite, i costi restano troppo alti e la visibilità esigua.
Per quanto riguarda i libri, ne ho circa 250 in vendita presso comprovendolibri.it uno dei migliori siti di annunci solo per i libri. Se hai bisogno di una carrellata veloce, puoi leggere questa opinione: http://www.ciao.it/Comprovendolibri_it__Opinione_1353169 Da allora hanno aggiunto qualche funzionalità in più, qualcuna gratuita, altre in versione Pro (2 euro all’anno, serve a loro per pagare l’hosting). Forse in un prossimo bollettino nautico ne parlo adeguatamente 😉
Un amico si è trovato bene anche a vendere libri anche su subito.it ma aveva titoli più contemporanei dei miei. E non è una piattaforma dedicata al libro.

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Marco Amato

Ago 01, 2016 at 10:06 AM

Ecco. Meno male che c’è Barbara.
Finora ho pubblicato per amici o per lavoro tre libri cartacei su Amazon Create Space.
E devo ammettere che tutte queste conoscenze del formato libro non le avevo. Diciamo che il sistema Amazon è tutto automatizzato oppure occorre solo un po’ di imitazione vedendo come impaginano gli editori.
Ecco, però questo articolo lo conservo al volo.
Thank you very much.

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Barbara Businaro

Ago 01, 2016 at 12:33 PM

Not at all!
Magari la prossima volta che ti capita di pubblicare su Amazon Create Space fai qualche printscreen. Mi piacerebbe farci un articolo…ma non ho niente da pubblicare al momento 🙂

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Marco Amato

Ago 01, 2016 at 12:36 PM

Il prossimo? A questo punto spero che sia il mio e magari tu fai il backstage con l’articolo… 😀

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Barbara Businaro

Ago 01, 2016 at 9:11 PM

Perchè no? Ma potrebbe anche essere il contrario 😉

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Marco Amato

Ago 01, 2016 at 10:35 PM

Super volentieri. Non vedo l’ora che il tuo libro prenda vita. 😉

iara R.M.

Ago 01, 2016 at 1:30 PM

Fantastico articolo, grazie per le informazioni Barbara. ^_^
Ho letto nei commenti che hai iniziato a leggere Big Magic; era tra le letture che mi ero proposta, anche se non credo ce la farò per le vacanze. Invece, ho già letto la zona cieca della Gamberale e in verità, non mi ha entusiasmata molto. Poi, sono curiosa di sapere cosa ne pensi tu. Ciao 🙂

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Barbara Businaro

Ago 01, 2016 at 9:25 PM

Si, sto leggendo anche Big Magic, adoro Liz Gilbert! Qualsiasi cosa scriva riesce a renderla emozionante.
Della Gamberale ho letto Per 10 minuti, così così. Cioè bellina l’idea, però nello svolgimento mi aspettavo di più. La zona cieca mi incuriosisce la storia, ti saprò dire come è andata. Magari a fine ferie farò un bel post sulle mie letture estive.

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David De Ciantis

Gen 15, 2017 at 7:06 AM

Difficilmente si può cominciare un costrutto con “poi”. Parliamo di libri, ma di gente che dovrebbe studiare, mai…

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Barbara Businaro

Gen 15, 2017 at 10:08 PM

Benvenuto nel blog David. Se si riferisce alla frase di Iara, il “Poi” è utilizzato come avverbio primitivo, di tempo, equiparabile ad un “Dopo”. Dal punto di vista grammaticale è corretta, discorsiva ma corretta. La costruzione non è tanto diversa dalla sua frase che comincia con “Difficilmente”, avverbio derivato, di modo.
Se il “Poi” fosse stato inteso come congiunzione, l’Accademia della Crusca si è già espressa favorevolmente qui:
Sull’uso delle congiunzioni all’inizio di frase
Il punto è che lingua e grammatica si evolvono, seguendo la civilizzazione del popolo che le utilizza. Come citato da Il Sole 24 Ore in questo articolo: “Nell’Ottocento, forme oggi fantozziane come facci o vadi erano ancora possibili. Ogni lingua cambia, si trasforma, si assesta. […] Ma, di là dai singoli casi, ciò che si vede è soprattutto come il modello della nostra norma linguistica si sia progressivamente adattato ai diversi usi. Lo stesso concetto di errore si è trasformato, sfrangiato.”
Per finire, una nota personale: qui non ci sono maestri, ma solo persone che vogliono imparare e condividere. Studio io, studiano i miei lettori e ci confrontiamo anche all’interno dei commenti. Questo suo appunto per esempio ha dato modo di spiegare che la grammatica italiana è in divenire (si, lo so, la maestra diceva tutt’altro!). Per tenerci aggiornati, seguiamo il blog di Salvatore Anfuso e i suoi fondamenti di grammatica, appuntamento fisso del lunedì. 🙂

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Salvatore

Gen 15, 2017 at 11:05 PM

Dunque, non esiste in grammatica alcun impedimento a utilizzare gli avverbi a inizio frase, altrimenti tutti i periodi che cominciano con: «Dunque,» o «Tuttavia,» sarebbero scorretti; esiste invece una larga casistica d’uso di queste particelle. Nel caso sopra citato il «Poi,», inserito a inizio frase e circoscritto da una virgola, non trasmette una successione di tempo (il famoso dopo), per la quale sarebbe corretto posticiparlo al verbo o al soggetto, ma una successione ideale che, nelle intenzioni della scrivente, corrisponde a «inoltre». Per intenderci: «Inoltre, sono curiosa di sapere cosa ne pensi tu».

Ora, personalmente trovo la soluzione con il poi un po’ discorsiva e casereccia, ma molto gratificante perché piena di calore e colore. Le parole, bisogna ricordare, sono principalmente suoni; che è esattamente quello che ci si aspetta da chi non stila burocratici trattati, ma si dedica alla narrativa. State bene.

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Helgaldo

Ago 01, 2016 at 11:41 PM

Ottimo ripasso.

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Barbara Businaro

Ago 02, 2016 at 9:30 AM

Grazie Helgaldo. Benvenuto nel blog! 🙂

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Graziano

Ago 07, 2016 at 12:38 AM

Grazie, molto interessante e utile.
La pagina che contiene la dedica, come si chiama? può essere solo dopo il colophon?
Capita di leggere libri con una pagina, di solito prima del prologo, che contiene una citazione (solitamente una frase celebre o tratta di libri ritenuti autorevoli, può essere sia tradotta che no); come di chiama questa pagina ed è corretto definire ‘citazione’ la frase/paragrafo riportata

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Barbara Businaro

Ago 08, 2016 at 10:54 AM

Benvenuto sul blog Graziano.
Di dediche sui libri ce ne possono essere due: la “dedica d’esemplare” che è la dedica autografa fatta nella sguardia anteriore, a destra (proprio la prima “pagina” del libro) di solito da chi ci regala il libro (ho molti libri per bambini con le dediche dei vari parenti, mentre ora utilizzo dei post-it staccabili dove scriverla, per non rovinare il libro); la “dedica d’opera” è invece quella a cui ti riferisci, chiamata “dedicatoria” nei libri antichi, e può contenere la dedica dell’autore a famigliari e amici o un testo introduttivo al significato del libro, qualcosa che l’ha ispirato (è una citazione solo se riporta un diverso autore in calce). Mi è capitato anche di trovare entrambi: la dedica del romanzo ai propri cari e nel foglio successivo una o più citazioni.
C’è da dire che ogni autore ed editore scelgono autonomamente la disposizione di questi elementi.
Per dire, sto leggendo “Stagioni diverse” di Stephen King (edizione Pickwick) e la scaletta è questa: un foglio con il logo della collana, il frontespizio e dietro il colophon, un foglio con una frase di King stesso (E’ la storia, non colui che la racconta) e dietro i ringraziamenti per alcuni estratti di altri testi/case editrici utilizzati nei quattro racconti che compongono questo libro, un foglio con tre diverse citazioni (degli AC/DC, Norman Whitfield e Flaubert), il foglio dell’indice, l’occhietto del primo racconto (L’eterna primavera della speranza) con dentro la stessa dedica (A Russ e Florence Dorr). Poi c’è il primo racconto. All’inizio degli altri, c’è lo stesso tipo di occhietto, ognuno con la sua dedica.

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Graziano

Ago 08, 2016 at 1:33 PM

<>. Grazie

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Fabrizio Oddi

Feb 19, 2017 at 1:49 PM

Una trattazione veramente completa Barbara 😉

Mi permetto solo di indicare due eventuali ulteriori elementi ravvisabili: la dedica e “l’esergo”, ovvero

“la parte iniziale di un libro, o di uno scritto in genere (anche epistolare), dove si colloca un motto o una citazione: una terzina di Dante, messa in esergo. Anche, il motto stesso o la citazione.”

cit. Vocabolario Treccani on line).

Un caso del tutto emblematico su tale secondo profilo lo troviamo ne “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” (“The Time Traveler’s Wife”) di Audrey Niffenegger, ove si riscontrano oltre a due eserghi iniziali, anche degli eserghi che precedono due delle tre parti in cui si suddivide il romanzo: la I. “L’uomo fuori dal tempo” e la III, “Trattato sulla nostalgia”

(v. gli “Indici” da me creati del testo in inglese e di quello tradotto in italiano sul sito “La Recherche”

http://www.larecherche.it/autore_pubblicazioni_testi.asp?Utente=calli#articoli )

Simpatico l’esempio adottato per descrivere le parti del libro, vale a dire il primo volume, “L’Amuleto d’ambra” del secondo romanzo di Diana Gabaldon del ciclo di “Claire Randall” (“Dragonfly in Amber”).

Il caso vuole che con alcuni amici e amiche virtuali stiamo svolgendo (sul s.r. aNobii) un GdL sull’intero romanzo (la Corbaccio e la TEA com’è noto, dal primo volume in poi, hanno suddiviso i 7 successivi romanzi in due volumi per ognuno), percorso ora giunto con l’ultima parte del secondo volume del romanzo (“Il ritorno”) al termine

(con parallelismi anche con la serie televisiva “Outlander”.

Se mi posso permettere, deducendo un interesse per lo splendido ciclo, proprio sulla pagina sopra riportata, concernente la Parte Prima del primo volume del romanzo della Gabaldon dal titolo “L’oscuro riflesso dello specchio. Inverness, 1968” ci sarebbe un dettaglio (la data) che sembra una discrepanza col precedente romanzo “La Straniera” 😉 ; discrepanza invece superata nella serie televisiva: v. nella prima stagione, l’episodio 11°, “The Devil’s Mark”, “Il marchio del diavolo”).

Rinnovando i complimenti, invio un augurio di una buona domenica a te Barbara e agli altri “commentatori”.

Fabrizio

(P.S. Sono anche su wordpress come “calli09”, ma qui non ho ancora sviluppato un blog. Ho inserito naturalmente il tuo blog tra quelli che seguo 😉 ).

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Barbara Businaro

Feb 19, 2017 at 5:57 PM

Benvenuto nel blog Fabrizio! Grazie per aver aggiunto l’esergo, di cui in effetti non avevo trovato traccia nelle mie ricerche. Ora che lo citi, vedo che l’Accademia della Crusca ci ha dedicato un articolo per spiegare come questa parola che ha origine nella numismatica sia passata anche all’editoria: L’esergo dalla numismatica all’editoria. Significato, forme e usi
Per quanto riguarda Outlander, il libro della foto non è ovviamente preso a caso, Diana Gabaldon è una delle mie autrici preferite (ne ho scritto qui: Quando si definisce “romanzo storico”?), seguo ovviamente la serie televisiva, e quest’anno sono anche nel My Peak Challenge (“challenge” è una delle mie Tre parole per una rotta dell’anno).
Al momento devo iniziare La collina delle fate (vado mooooolto piano nella lettura, per non consumarmi tutti i cioccolatini della scatola in un sol colpo! 😉 ), ho appena terminato Il mio nome è Jamie (appena pubblicato da Corbaccio, è la traduzione della novella Virgins) e sto “studiando” il manuale di scrittura di Diana E adesso prendimi: Come scrivo le scene di sesso di Outlander, che recensirò a breve.
Grazie dei complimenti e spero tornerai a commentare spesso!

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Fabrizio Oddi

Feb 19, 2017 at 6:27 PM

Barbara io ho terminato la serie di Claire Randall (ben 15 volumi!) e sono in attesa del promesso 9° romanzo e della terza stagione televisiva (che riguarderà il 3°).

Gli altri libri della Gabaldon invece non li ho letti ma in futuro penso proprio di mettermi in pari.

Andrò a vedere sicuramente anche i vari spunti che hai offerto.

Grazie infinite e a presto 😉

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michele

Mar 23, 2017 at 2:42 PM

grandissima questa pagina mi è stata utilissima per un compita a casa. grazieeee milleeeeeeee :):):):)

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Barbara Businaro

Mar 23, 2017 at 2:54 PM

Grazie Michele! Spero tornerai a leggermi! 🙂

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Riccardo

Nov 09, 2017 at 6:01 PM

Grazie mille Barbara! Spiegazione semplice e chiara su come è fatto un libro. Volevo farti una domanda alla quale ancora non sono riuscito a trovare un risposta in giro per il web. Voglio sponsorizzare nel mio blog un libro che ho letto perché mi è piaciuto, voglio consigliarlo e magari linkare anche il sito web dove poterlo acquistare: è possibile riportare quanto scritto nella sovracoperta o nella quarta di copertina o così facendo ledo il diritto d’autore? Ovviamente specificherei che quanto riportato non è una recensione o una opinione personale ma quanto scritto nella sovracoperta/quarta di copertina a seconda dei casi. Grazie per la risposta 🙂

Reply

Barbara Businaro

Nov 09, 2017 at 9:46 PM

Benvenuto nel blog Riccardo! Il diritto d’autore è leso quando la sua opera viene utilizzata a scopo di lucro senza la sua esplicita autorizzazione. In questo caso tu useresti poi la parte “pubblicitaria” del libro (la quarta di copertina o il riassunto riportato nell’aletta della sovracoperta) senza ricavarne un compenso, tutt’altro stai effettuando pubblicità gratuita. Ci sono del resto parecchi blog di recensioni che alla fine riportano la quarta di copertina, né più né meno, senza indicarlo. Rientra nel comma 1 dell’art. 70 della legge sul diritto d’autore: “1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purchè non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera;” Diversamente se tu adoperassi il testo della quarta di copertina in un sito che richiede una registrazione a pagamento: in quel caso il testo aumenterebbe i tuoi contenuti, favorendo il tuo guadagno (al di là che non avrebbe senso, ma è a titolo d’esempio). Per l’indicazione dell’opera basta rientrare in quanto richiesto dal comma 3 dello stesso articolo: “3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.” Trovi l’articolo completo qui: Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio (DLgs 15 gennaio 2016, n. 8)
Spero di esserti stata ulteriormente d’aiuto. 🙂

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Riccardo

Nov 09, 2017 at 10:06 PM

Sei stata davvero utilissima, leggerò con attenzione ciò che mi hai linkato. Tu hai parlato di pubblicità gratuita, tuttavia, nel momento in cui dovessi linkare nel mio blog un link per l’accesso al libro che però funziona con l’ottica dell’affiliazione (cioè cliccando su quel link reindirizza al sito per l’acquisto e, se l’acquisto avviene, ricevo una percentuale dal proprietario del sito), riportare il testo della quarta di copertina o della sovracoperta sarebbe ancora lecito?

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Barbara Businaro

Nov 09, 2017 at 10:44 PM

In questo caso sei a rischio: l’uso non è più per critica o discussione, ma per tuo guadagno, senza aver aggiunto nulla di valore da parte tua che lo giustifichi (perché hai detto che copieresti pari pari la quarta di copertina). In questo caso conviene chiedere al programma di affiliazione o a un avvocato esperto in materia di diritto d’autore.

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Calogero

Feb 17, 2018 at 12:08 PM

Grazie Barbara,
adesso so che per l’ebook non ho bisogno di una quarta.

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Barbara Businaro

Feb 17, 2018 at 5:10 PM

Benvenuto nel blog Calogero! Proprio così: l’ebook, come file fisico, non ha una quarta di copertina, solo l’immagine della prima di copertina come prima pagina. Quel che però normalmente viene stampato nella quarta del suo corrispondente cartaceo (sinossi pubblicitaria e note biografiche dell’autore), viene riportato come descrizione nella piattaforma di acquisto. Quindi, se stai preparando il tuo ebook per la vendita, tocca comunque preparare anche una “quarta”. 😉

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Calogero

Feb 17, 2018 at 5:56 PM

Grazie per aver corretto la mia cantonata, Barbara.
Dunque dovrei preparare una quarta da caricare sulla piattaforma self publishing in un file a parte?

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Barbara Businaro

Feb 17, 2018 at 5:59 PM

No, non mi risulta sia un file da caricare, di solito nella compilazione dei dati per la vendita viene richiesta una descrizione, un campo testuale dove inserire il testo della ipotetica “quarta”. 🙂

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Calogero

Feb 17, 2018 at 6:05 PM

Chiaro e inequivocabile. 😉 Perdona la mia ignoranza in materia, sono un neofita tanto del self publishing quanto dell’informatica e del web.
Ah… grazie anche per il benvenuto. 🙂

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Tiade

Apr 03, 2018 at 1:32 AM

Gira, gira, naviga, naviga, tanto sempre qui approdo.
Ciao Barbara, ber ri-ri-ri-trovata. (Non sono balbuziente, sorrido).
Si dice che chi fa da sé fa per tre. Ma spesso si incaglia, aggiungo io.
Sto cercando di impaginare un libro per la stampa, che prevede una citazione in premessa.
Se non ho capito male, dovrei prevedere una pagina bianca, il frontespizio, sul retro il colophon, nella pagina successiva la citazione, in quella seguente un’introduzione con biografia, in quella successiva ancora iniziare col testo.
Alla fine l’indice dei racconti (è indispensabile?).
All’atto pratico, ho dimenticato qualcosa?
Avrei ancora un paio di domande da farti ma per una serie di ragioni non posso farle in pubblico, vedrò di accontentarmi.
Articolo datato, ma spero che tu mi risponda ché sono nel panico più totale. Grazie.

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Barbara Businaro

Apr 03, 2018 at 3:19 PM

Tiade, è colpa di Google che si è salvato le tue preferenze di lettura, se finisci sempre qui! 😉
L’impaginazione mi sembra corretta per un cartaceo (nell’ebook non ci sono mai pagine bianche, credo le tolgano in automatico). Ci metterei anche l’indice dei racconti, è una di quelle cose che vado a leggere quando sfoglio una raccolta in libreria. Per altre domande, mandami una mail, lassù in alto alla voce “Scrivimi” trovi il mio indirizzo. Non è detto che io le sappia tutte, le risposte, ma magari posso indirizzarti sul dove/come trovarle. 🙂

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Tiade

Apr 03, 2018 at 1:35 AM

Sì, ho dimenticato di chiederti, per un libro, diciamo tascabile di 170 pagine circa, che dimensione del carattere devo scegliere? Hai un articolo sul tema, dimensioni carattere, titoli, ecc? Mi sento una sfruttatrice, a buon rendere.

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Barbara Businaro

Apr 03, 2018 at 3:43 PM

Uhm, non ho mai pensato di doverci scrivere un articolo, perché se guardo i libri che ho qui a casa c’è di tutto e di più, non uno uguale all’altro, non c’è per così dire uno standard, varia da una casa editrice all’altra, e pure da una collana all’altra. In teoria, per i tascabili (in Amazon sarebbe il 5” x 8” o 12,7 x 20,32 cm) dovresti usare al più piccolo un 10 punti come font, ma meglio se puoi tenerti al 12 punti (lo stesso richiesto dalla cartella editoriale per i concorsi/invii alle case editrici) per noi poveri occhialuti ciecati. Oltre il 12 punti mi pare si vada sui libri per bambini. Magari fai qualche prova di stampa a casa e cerca un compromesso per la leggibilità. 🙂

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Tiade

Apr 03, 2018 at 4:25 PM

Allora grazie Google.
E grazie a te, ovviamente.
Sì, penso di ritagliarmi un po’ di tempo per scriverti, non importa se non sai la risposta, anche un indirzzamento è gradito.
Buon lavoro a tutti e buona primavera.

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