Felici tutti i giorni di Laurie Colwin - Edizioni SUR

Felici tutti i giorni di Laurie Colwin

«Sono completamente felice. Sono un principe. Mi sono appena sposato e sono innamorato. La vita è una pacchia. Hai qualcosa da dire al riguardo?»
«Sì», disse Misty con l’aria sognante. «Ho sposato un cretino».
Felici tutti i giorni, Laurie Colwin

Questo romanzo di Laurie Colwin si è rivelato una preziosissima coccola, oltre che essere adesso un perfetto promemoria motivazionale in bella vista sulla mia libreria. Tanto più che è stato sul momento un acquisto fortuito, a posteriori decisamente fortunato, della mia prima volta al Book Pride di Milano in compagni dell’amica scrittrice Sandra Faè, come vi ho raccontato in questo post: Danzare sull’orlo del mondo. Book Pride Milano 2025
Allo stand SUR Edizioni, ero alquanto indecisa su quale libro portarmi a casa, diverse copertine e titoli avevano attirato la mia curiosità, come pure le trame che avevo scorso velocemente sulle alette interne. Così ho chiesto a Eleonora Capparella lì presente un consiglio: “voglio una storia che finisca bene, complicata quanto vuoi, ma per favore che finisca bene, ne ho bisogno.” Si è guardata intorno, poi ha avuto un’illuminazione e da sotto una pila ha estratto questo romanzo. “Questo. E’ ambientato negli anni Settanta, quindi non proprio recente, ma secondo me ti piacerà. E’ pure in tinta col tuo maglione!” Ed era proprio vero! 😀

Felici tutti i giorni, leggo ad alta voce. Il titolo davvero promette bene. L’illustrazione romantica in copertina, con questa coppia abbracciata dietro le finestre di un palazzo, sembra confermare un lieto fine. Anche le frasi riportate sul retro del libro sono altrettanto di buon auspicio (ora che l’ho letto, vi confermo che è così):
“Fra Jane Austen e Woody Allen, un’irresistibile commedia romantica nella New York degli anni Settanta.”
“Un buonumore e un ottimismo da cui è impossibile non farsi contagiare.” – The New Yorker
“Citare brani di questo libro è un piacere. Parlarne con gli amici ti fa esaltare.” – New York Post
“Una storia elegante, fresca, divertente. Gioia pura.” – The Village Voice
La prima aletta della brossura ci lascia dare uno sguardo alla trama del romanzo, che segue le vicende di quattro protagonisti mentre diventano due coppie affiatate:
Immaginate le case eleganti dell’Upper West Side, i viali frondosi di Central Park, dei giovani brillanti e agiati; immaginate tutto questo raccontato con la voce gioiosa di una scrittrice miracolosamente in grado di mettere in scena una storia d’amore felice senza rinunciare alla profondità di sguardo e alla precisione del ritratto sociale e psicologico. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1978, “Felici tutti i giorni” è una commedia sentimentale in cui al posto dei cliché romantici c’è un realistico ottimismo: la storia di due amici, Guido e Vincent, innamorati di due ragazze, Holly e Misty, che nel ricambiarli li costringono a misurarsi con le loro personalità: concrete, volitive, intraprendenti, spesso spiazzanti. Sono quattro esseri umani intelligenti e onesti, talentuosi e fortunati: ma anche per loro la felicità non sarà una conquista istantanea, bensì il frutto del quotidiano confronto con la persona amata. Popolato da un’esilarante galleria di personaggi secondari, animato da dialoghi perfetti, punteggiato di illuminanti osservazioni sull’amore, questo romanzo è un esempio magistrale di leggerezza senza banalità.

Beh, questa è proprio una storia che mi interessa, l’ambientazione alla Woody Allen poi mi è sempre piaciuta, come adoro anche la sua fine ironia. Solo per pura abitudine, leggo anche la seconda aletta in fondo, dove trovo la foto dell’autrice e una brevissima sua biografia:
Laurie Colwin (1944-1992) è autrice di tre raccolte di racconti e quattro romanzi – fra cui Come si dice addio (SUR 2018) – nonché di un elogiatissimo memoir a tema culinario, Home Cooking (SUR 2022). Collaboratrice del New Yorker e della rivista Gourmet, appassionata cuoca autodidatta e vivace protagonista della scena editoriale newyorkese, è scomparsa a soli quarantotto anni ed è a tutt’oggi un’autrice di culto negli Stati Uniti.

Quella seconda data così ravvicinata alla nascita e quello sguardo mi colpiscono duramente. Nonostante poi io rimetta giù il libro e riguardi gli altri titoli lì presenti sul bancone dello stand, è proprio questo romanzo a tornare a casa con me, perché oramai ha già aperto la porta della mia curiosità. “Male che vada lo regalo”, penso sempre quando mi sento in colpa per aver superato il mio budget mensile in libri (su questa cosa magari ci scriverò un post a parte, perché poi sono proprio quei libri che una volta letti, non voglio manco prestare, figurati regalare! Giammai!! 😀 )

E’ stata una lettura catartica, perché mentre scoprivo le differenze di vita e di pensiero dei quattro protagonisti, con i loro modi alquanto fantasiosi di interpretare l’amore, ho scoperto anche una nuova parte di me stessa. Un romanzo che è stata una vera coccola in un periodo personale alquanto da montagne russe, senza il divertimento.
Felici tutti i giorni di Laurie Colwin, Collezione SUR, con traduzione di Chiara Baffa (che dev’essere stata davvero in gamba, perché non ho sentito quella differenza di stile con altri romanzi degli anni Settanta tradotti) è una commedia romantica sì, ma con uno schema alquanto originale, quanto bizzarri e stravaganti risultano tutti i suoi personaggi, anche quelli complementari (come Stanley Berkowitz e la sua “sindrome da lettera omessa”, provateci voi!).
Trovo alquanto strano che non ne abbiamo ancora fatto un film. Ma intanto grazie ad Eleonora per averlo messo sulla mia strada! 😉

 

SUR Edizioni al Book Pride 2025

Laurie Colwin, una penna arguta
che ci ha lasciato presto

Laurie Colwin è nata a Manhattan, New York City, e ha vissuto in molti luoghi, tra il sobborgo di Lake Ronkonkoma, vicino all’omonimo lago, a Long Island, poi Philadelphia e Chicago. A Philadelphia ha frequentato la Cheltenham High School, che l’ha inserita postuma nella sua Hall of Fame nel 1999. Ha frequentato il Bard College e la Columbia University e ha lavorato come traduttrice e curatrice di libri (anche dall’yiddish, di un autore del calibro di Isaac B. Singer). Ha pubblicato il suo primo racconto sul New Yorker nel 1969, a soli venticinque anni, mentre ha pubblicato la sua prima antologia Passion and Affect nel 1974. Laurie Colwin è stata una scrittrice molto prolifica e in breve tempo ha pubblicato otto opere di narrativa, acclamate dalla critica, e due particolari raccolte di ricette personali, che sono tanto delle memorie quanto dei veri libri di cucina. Ha collaborato infatti con la rivista Gourmet, dove scriveva regolarmente una rubrica di cucina, e pubblicava articoli anche su Mademoiselle, Allure e Redbook. Secondo il San Francisco Chronicle, “se c’era qualcuno che scriveva con eloquenza e magnificenza di questioni di cuore, quella era Laurie Colwin.” Nel 1983, ha sposato Juris Jurjevics, romanziere e cofondatore della casa editrice Soho Press. La loro unica figlia, RF Jurjevics, è diventata scrittrice, illustratore e professionista di tecnologia digitale. Laurie Colwin è morta inaspettatamente nel 1992 a soli 48 anni per un aneurisma aortico, scambiato all’inizio come un infarto.

Così racconta il suo amico Jonathan Yardley sul Washington Post, in un articolo in memoria di lei: “Aveva quarantotto anni quando andò a dormire, la sera del 23 ottobre 1992, nel confortevole appartamentino di Soho in cui abitava con il marito e la figlia piccola. Non si svegliò mai più. Fu un’insufficienza cardiaca, e una cosa del tutto inaspettata. La sua morte lasciò un vuoto enorme. Quando, dopo qualche mese, i suoi amici e ammiratori si radunarono per renderle omaggio, nel grande auditorium nella parte alta di Broadway rimasero solo posti in piedi.” (Fonte: Edizioni SUR)

Le sue pubblicazioni, alcune uscite postume, comprendono tre antologie di racconti e cinque romanzi completi, oltre ai due saggi di cucina:

Romanzi
Shine On, Bright and Dangerous Object (Viking, 1975)
Happy All the Time (Knopf, 1978) – tradotto da Edizioni SUR: Felici tutti i giorni
Family Happiness (Knopf, 1982)
Goodbye Without Leaving (Poseidon Press, 1990) – tradotto da Edizioni SUR: Come si dice addio
A Big Storm Knocked It Over (HarperCollins, 1993)

Antologie di racconti
Passion and Affect (Viking, 1974), pubblicato anche col titolo Dangerous French Mistress and Other Stories
The Lone Pilgrim (Knopf, 1981)
Another Marvelous Thing (Knopf, 1988)

Scrittura di cucina
Home Cooking (Knopf, 1988) – tradotto da Edizioni SUR: Home Cooking. Una scrittrice in cucina
More Home Cooking (HarperCollins, 1993)

Quindi al momento, tradotti in lingua italiana da Edizioni SUR, abbiamo anche il romanzo Come si dice addio e la raccolta di saggi a tema culinario (usciti originariamente sulla rivista Gourmet) Home Cooking. Una scrittrice in cucina (che potrebbe essere la mia prossima lettura perché ho voglia di sperimentare ricette nuove, “per scrittrici” 😉 )

Se volete approfondire, c’è questo commovente articolo del critico americano Jonathan Yardley, amico e confidente di Laurie Colwin citato poco sopra, tradotto da Martina Testa per Edizioni SUR sul loro sito: Laurie Colwin: una storia troppo breve
Mentre in lingua inglese potete leggere questo ricordo della figlia RF Jurjevics per la rivista Allure: My Mother, Myself: To My Mom, Who Wrote For Allure About Parenting Me in 1991 (trad. Mia madre, me stessa: a mia madre, che ha scritto per Allure un articolo su come educarmi nel 1991).
Trovate altri contenuti e immagini originali di Laurie Colwin sul suo sito ufficiale www.lauriecolwin.com e sulla pagina Facebook associata al sito www.facebook.com/lauriecolwin/

Laurie Colwin - Edizioni SUR

Felici tutti i giorni
…è possibile?

Guido Morris e Vincent Cardworthy sono cugini di terzo grado, nessuno ricorda più però il ramo della parentela. Sono amici fin dall’infanzia e hanno condiviso tutto, dalla carrozzina ai sigari del padre di Guido. Quasi trentenni si ritrovano all’università di Cambridge, Guido per una seconda laurea in lingue e letterature romanze, Vincent frequentava il MIT, interessato all’ingegneria sanitaria ambientale. Avendo però entrambi un futuro abbastanza assicurato grazie alle rispettive famiglie, stavano cominciando a chiedersi chi avrebbero sposato. Guido ci metteva una certa apprensione, era un uomo all’antica intrappolato nei tempi moderni, credeva che ogni storia d’amore portasse al matrimonio, ma già un paio d’occasioni erano sfumate, con grande sofferenza. Vincent al contrario era parecchio confuso nelle sue faccende di cuore e non smetteva di invaghirsi, senza mai innamorarsi davvero, di ragazze alquanto svampite o, peggio, già impegnate altrove.

L’ambientazione è in una New York degli anni Settanta e lo si percepisce da alcuni particolari: l’assenza dei computer e del cellulare in primis, quindi la mancanza di email e messaggini, sostituiti da telefonate al numero fisso e dalla ricezione di lettere e cartoline. Anche la televisione non è poi così presente, egregiamente compensata dal quotidiano fresco di stampa sul tavolo della colazione.
Ma devo essere sincera: questo romanzo mi è piaciuto di più proprio per la lontananza dalla tecnologia dei nostri giorni.

La storia è strutturata in capitoli, suddivisi in tre parti differenti. La prima parte ci porta nel mondo dei due cugini Guido e Vincent, ce li fa conoscere da vicino, con le loro diversità di carattere che quasi compensano quelle dell’altro. Poi ci focalizziamo per seguire le avventure di Guido, improvvisamente innamorato di Holly Sturgis, così silenziosa e misteriosa. Un colpo di fulmine per la bellezza particolare e la grazia innata della ragazza, a cui segue una relazione complicata, solo dalla parte di Guido naturalmente, sconcertato dalla difficoltà di comunicare con lei. Si chiede sempre cosa pensa Holly, perché Guido è concentrato sulla parte razionale, mentre Holly sente tutto con il cuore e si esprime con piccoli amorevoli gesti.

Uscendo, Guido notò una ragazza su una panchina. Era snella, esile, e aveva i capelli più neri e lucenti che avesse mai visto. Erano tagliati come li portavano i bambini giapponesi, ma più lunghi. Quel viso gli si impresse nel cuore in modo indelebile.
Si fermò a osservarla, e quando finalmente lei si voltò nella sua direzione lo trapassò con lo sguardo. Guido diede di gomito a Vincent e si avvicinarono alla panchina su cui era seduta.
«La prospettiva è perfetta», disse Guido. «Osserva la delicatezza del tratto e l’intensità del colore».
«Molto pittorica», disse Vincent. «Che cos’è?»
«Devo controllare», disse Guido. «Mi sembra un’ispirata sintesi di varie scuole. Fai caso all’inclinazione del naso – un leggerissimo disallineamento che dona l’illusione di una perfetta limpidezza». Indicò il colletto della ragazza. «Osserva anche la finezza delle pieghe intorno al collo e il drappeggio sul resto della figura».
Durante questa declamazione, la ragazza rimase perfettamente immobile. Poi, con un gesto studiato, si accese una sigaretta.
«Osserva l’inarcarsi del braccio», continuò Guido. La ragazza aprì la sua bocca perfetta.
«Osserva la scempiaggine che viene scambiata per sagacia tra gli universitari attempati», disse lei. Poi si alzò e se ne andò.

Una sera, mentre Guido era completamente frastornato dal desiderio, Holly si sedette alla scrivania e con una penna d’oro redasse una lista che poi gli presentò. Era, disse, una lista delle cose che le piacevano di lui. L’elenco recitava: gli occhi, le mani, le spalle, i vestiti e l’altezza. Guido insistette per avere ulteriori informazioni.
«Detesto le mani molli», disse lei. «Le tue sono belle e forti. Come te li sei fatti quei calli?»
«Costruendo scaffali e andando a pesca», disse Guido. «Continua».
«Allora, ammiro la tua altezza e mi piace il tuo portamento. Ho sempre avuto un debole per gli occhi color nocciola, e chiunque ti tagli i capelli ha trovato l’equilibrio perfetto tra lo scapigliato e il decoroso. Mi piacciono gli uomini con i capelli scuri. E mi piace come porti i vestiti».
Guido trovò quell’enumerazione così logorante che dovette combattere l’impulso di correre allo specchio per accertarsi di essere l’uomo che lei stava descrivendo. Aveva davvero gli occhi color nocciola? Era alto? Aveva i capelli scuri, e quei capelli erano a metà tra lo scapigliato e il decoroso?

«Maledizione, Holly. Quello che è successo non significa proprio niente per te?»
«Cosa è successo?»
«Abbiamo appena passato la nostra prima notte insieme e tu te ne stai qui a fare quel dannato cruciverba».
«Faccio il cruciverba ogni domenica», disse Holly. «E davo per scontato che questa fosse la prima di molte notti. Inoltre trovo che questa situazione sia troppo sfibrante, quindi preferisco collocare le cose in un contesto più normale possibile. Non voglio una di quelle storie d’amore tormentate che ti fanno dimagrire e stare malissimo tutto il tempo».
Guido non trovò niente da ribattere. La prima di molte notti, aveva detto. La frase, proferita con quella voce fredda e misurata, l’aveva steso. Holly aveva ragione a volere che tutto fosse normale. Quel sentimento lo turbò nel profondo, come del resto tutto ciò che la riguardava. Perché Guido stava vivendo proprio una di quelle storie d’amore tormentate che lo facevano dimagrire e stare malissimo tutto il tempo.
Ma lei posò il cruciverba e gli mise le braccia al collo. Era chiaro che sapeva bene quanto fossero sensibili e fragili gli uomini in quei frangenti.

Noterete fin dalle prime battute l’ironia pungente di Laurie Colwin, disseminata qua e là nei dialoghi, senza assumere nessuno dei personaggi nello specifico. In questa prima parte, Vincent ci viene solo appena presentato, giusto per realizzare che tra i due amici sembra quello più sprovveduto, anche se ha le sue solide motivazioni.

Vincent Cardworthy era la persona più aperta, tollerante, intelligente e solare che Guido avesse mai incontrato. Nonostante nelle sue faccende di cuore fosse molto confuso, con quelle degli altri ci azzeccava sempre. Così Guido seguiva i consigli di un uomo che non faceva altro che invaghirsi – mai innamorarsi – di bionde svampite che erano prossime a fidanzarsi o avevano appena lasciato il marito, o si stavano riprendendo da qualche grande passione […]Per Guido il fatto che sembrassero tutte uguali era un pessimo segnale, ma Vincent sosteneva che in campo sentimentale si stava ancora facendo le ossa, e che se quelle ragazze non sembravano adatte a lui era perché aveva troppo da fare e gli mancava il tempo per trovare una persona appropriata, ricerca che considerava equiparabile a quella del Sacro Graal. Diceva che per lui non era un problema frequentare persone leggere. Guido ribatteva che se le ragazze di Vincent fossero state più leggere, sarebbero volate via come soffioni a fine luglio. Ma Vincent, proprio come Guido, era convinto che uno è sempre stupido fino al giorno in cui ha ragione. Più o meno nel periodo in cui Guido conobbe Holly, Vincent cominciava a sembrare insoddisfatto della sua vita sentimentale, sebbene la cosa non lo preoccupasse troppo.

Nella seconda parte troviamo Guido e Holly già felicemente sposati e preoccupati del futuro di Vincent, solitario e inconcludente, quando lui si imbatte nella controversa Misty Berkowitz (in inglese, “misty” significa “nebbioso” ma anche “nebuloso, indistinto” e, in senso figurato, “sentimentale, facile alla commozione”, come ci spiega la traduttrice in una nota a piè pagina). Inizia un corteggiamento serrato alquanto divertente, fuori da ogni schema usuale, perché Vincent e Misty sono agli opposti, ma si incastrano alla perfezione. Vincent è una persona buona, un inguaribile ottimista, con una vita sociale leggera e spensierata, convinto che il destino prima o poi gli avrebbe riservato grandi cose. Misty invece proviene da una famiglia di emigrati, ha avuto un’infanzia difficile, o si culla in realtà in quest’idea, non sopporta i ricchi snob e non crede ci sarà mai nel suo futuro un amore puro e sincero, perché la vita è solo una dura battaglia. Almeno fino a quando non conosce Vincent e tutte le sue sicurezze si sciolgono in mezzo al dubbio. Sono in effetti la mia coppia preferita, in questo romanzo. Li ho adorati!

«Perché mi hai chiesto di pranzare con te?», disse Misty.
«Devo avere un motivo?»
«Sì».
«Ti trovo molto attraente. Ti basta?»
«No», disse Misty.
«Be’, mi intrighi. Meglio?»
«No».
«Senti», disse Vincent. «Conosci qualche parola che abbia più di una sillaba?»
«Sì».
«Appunto», disse Vincent. «Perché non posso semplicemente portarti a pranzo fuori?»
«Il comportamento non risponde al caso», disse Misty. «Le persone agiscono spinte da una motivazione. Oltretutto, se volevi una ragazza attraente, perché non sei andato all’ufficio pubbliche relazioni? È pieno zeppo di signorine attraenti».
«Non le voglio quelle signorine attraenti». Vincent restò in silenzio per un attimo. «Volevo te».
«Ah, sì?», disse Misty. «Cosa farai una volta che sarò tua?»
«Ti porterò a pranzo fuori», disse Vincent.
«Davvero? Be’, io non permetto che mi si porti a pranzo fuori».
«È una specie di presa di posizione ideologica?»
«No», disse Misty. «Non sono quel tipo di ragazza, tutto qui. Non prendo parte a tutta quell’adorabile socialità. La trovo stupida e disgustosa».
«Capisco», disse Vincent. «Non sei una persona molto gentile, eh?»
«No», disse Misty.

«Davvero mi hai trascinata fuori a cena per dirmi che non volevi baciarmi?» Stava ancora sorridendo.
«Mi dispiace», disse Vincent. «Stavo solo cercando di fare conversazione».
«Fare conversazione su un bacio?», disse Misty. «Molto interessante».
«Quello che stavo cercando di dire è che avevo voglia di baciarti, ma non volevo farlo».
«Be’, adesso sì che è tutto chiaro», disse Misty. «A quanto pare, io e te abbiamo idee molto diverse sia sulla volontà che sui baci».
«Insomma, non si può mica andare in giro a baciare la gente», disse Vincent.
«Tu l’hai fatto», ribatté Misty. Lo guardò pensierosa. «Sai una cosa?», disse.
«E oltretutto», la interruppe Vincent, «voglio sapere se quel tipo con cui ti ho vista ieri sera… Ecco, mi stavo chiedendo chi fosse».
«Ti stavi chiedendo?», disse Misty. «Sai qual è il tuo problema? Che sei intelligente ma in tutti i modi sbagliati. Prima mi baci. Poi dici che non volevi baciarmi. Poi mi incontri mentre cammini a braccetto con una tizia miope e poi vuoi sapere chi era il tipo con cui mi hai visto. Lo chiedo io a te». […]
«Il tuo problema», disse Misty, «è che ti impegni così tanto a essere educato e a fare la cosa giusta».
Vincent fissò gli spaghetti freddi e non disse niente.
«Se non fossi così educato, non avresti dovuto darti tutta questa pena per portarmi a cena fuori e scusarti del tuo comportamento illogico».
Vincent alzò lo sguardo. Misty stava sorridendo.
«Dovresti essere un po’ più simile a me», disse.
«Dovrei?», disse Vincent. «In che senso?»
«Io sono il flagello di Dio».
Vincent era immobile, e ascoltava il battito del proprio cuore. Misty stava sorridendo di nuovo. Quel sorriso gli rivelò che il suo comportamento
era tutt’altro che illogico. Era innamorato.
«È solo che mi sono sentito in colpa», disse. «Per ieri».
«Per sentirti in colpa», disse Misty, «avresti dovuto baciarmi molto di più».

«Io ti trovo meravigliosa», disse Vincent.
«Ah, sì?», disse lei. «Ci avrei scommesso. Non sono meravigliosa. Sono il flagello di Dio. Senti, ma devo berla per forza questa roba?»
«Sì», disse Vincent. «Fino all’ultima goccia. Ti farà bene».
Quello che fece fu andarle dritto alla testa. I bicchieri sistemati sul lungo bancone di mogano cominciarono a farle l’occhiolino. Intorno ai vasi di fiori sui tavolini comparve un’intensa aura rosata. Appoggiò la testa all’imbottitura del divanetto.
«Forse dovrei berne un altro», disse.
«Mossa molto saggia», disse Vincent.
«Vincent?»
«Sì?»
«Possiamo starcene qui per un po’ e ubriacarci?»
«Idea molto saggia», disse Vincent. «Mi piacerebbe proprio vederti ubriaca. Diventi una belva quando sei ubriaca, ho indovinato?»
«Non lo so», disse Misty. «All’improvviso mi sembra tutto molto morbido».
«Un buon segno», disse Vincent. Si alzò dalla sedia e scivolò accanto a lei sul divanetto.
«Non baciarmi o roba del genere», disse Misty.
«Non ti prometto niente», disse Vincent.
Un gin fizz comparve davanti a lei. Lo sorseggiò piano, con gli occhi un poco velati.
«Non fare lo scemo con me quando sono brilla», disse. «Adesso ti dirò una cosa che non sai. Sono incredibilmente felice di essere qui con te. Se userai questa cosa contro di me, ti ucciderò con le mie mani».

«Non funzionerà», disse Misty.
«Cosa non funzionerà?»
«Qualsiasi idea tu possa avere su me e te».
«Quale idea?»
«Tu non sai come sono fatta», disse Misty.
«Credo di averne un quadro abbastanza chiaro», disse Vincent. «Sei il flagello di Dio».
«Bene, allora lo sai», disse Misty, abbattuta. «Non funzionerà».
«Ti amo», disse Vincent.
«Non ti credo», disse Misty. «Secondo me, il tuo è un interesse sociologico. Ti piace la novità, ma andrà scemando e tu ti annoierai».
«Senti», disse Vincent, «ma è davvero così terribile che qualcuno ti ami?»
«Sì», disse Misty.
«Intendi che ti ami uno come me?»
«Sì», disse Misty. «Non capisco. Secondo me tu pensi che uscendo con una persona totalmente diversa da qualsiasi altra tu abbia mai frequentato, di colpo ti sentirai un adulto».
«Capisco», disse Vincent. «Vuoi dire che non ti fidi di questo sentimento. Secondo te dipende da come sono fatto io o da come sei fatta tu?»
«Interessante», disse Misty. «Non lo so».
«Ascolta», disse Vincent. «Io non mi sono mai innamorato, prima di incontrare te. Non ho mai detto ti amo a nessuna. Per me è tutto nuovo, e tu ti stai comportando come una primadonna. E se fossi tu ad annoiarti di me? Magari sei tu ad avere un interesse sociologico e ti piaccio solo per quello».
«Non ho mai detto che mi piaci», disse Misty.
«Così va meglio», disse Vincent. «Però ti piaccio, vero?»
«Forse», disse Misty. «In ogni caso, questa cosa non ha la mia approvazione».

Ecco! Capite bene che diventa davvero impossibile non amare questi due e tifare per loro! 😀
La seconda parte si conclude con un altro matrimonio, quello di Vincent e Misty ovviamente, e una piccola sorpresa in arrivo, ma non voglio svelarvi di più. La terza parte potrebbe quasi sembrare superflua, ma vede le due coppie aggiungere l’ultimo tassello mancante, quello dell’amicizia tra le due ragazze, ancora alquanto sconosciute. Il finale è quello che ci si aspetta, quello che ci era stato poi promesso fin dalla prima pagina: un brindisi alla vita meravigliosa.
Ma è davvero così semplice?

Laurie Colwin - Happy All The Time - Books

Ognuno è fatto a modo suo

La forza di questa storia però non è sul lieto fine, ma sulle dinamiche di coppia raccontate da Laurie Colwin lungo tutto il romanzo. Non solo dei nostri quattro protagonisti, ma anche qualche fugace riflessione dei personaggi secondari, a loro volta invischiati in relazioni complicate.
Quello che l’autrice ci mostra è che la complessità di una storia d’amore deriva dal pretendere dall’altro un comportamento pressoché uguale al nostro. Non è ovviamente possibile, ognuno è fatto a modo suo e agisce di conseguenza.
Devo ammettere che mi sono ritrovata spesso sulla pagina bloccata a pensare, tanto per Holly quanto per Misty, come fossero assurde le loro reazioni, difendendo Guido e Vincent in preda all’esasperazione. Ma di tanto in tanto ecco che le due ragazze spiegano la ragionevolezza del loro pensiero, dal loro punto di vista e soprattutto dai loro sentimenti. Cominciamo da Holly, che sente spesso la necessità di allontanarsi da Guido, cosa che ahimè fa invece impazzire lui.

«È vero, voglio sposarti», disse Guido. «O meglio, voglio che tu mi sposi».
Holly alzò lo sguardo su di lui con un’espressione di vaga sorpresa. Non era forse già deciso?, sembrava dire.
«Bisogna solo stabilire quando», disse Holly. «Ma prima voglio andare via. Voglio sentire com’è stare senza di te, così posso sapere com’è stare con te. Ti sembra un discorso sensato?»
«No», disse Guido.
«Be’, quello che voglio dire è che sono abituata al nostro legame e mi piacerebbe distaccarmi proprio per sentirne tutta la forza. Non si può capire se non ritornando e non si può ritornare se non ci si è distaccati. Smettila di guardarmi in quel modo, Guido».
«Solo adesso comincio a rendermi conto che sto per sposare una persona completamente illogica».
«La logica c’è», precisò Holly. «È solo che non riesco a vedere bene le cose da vicino. Così rimango affascinata dall’idea della distanza».
Guido fu percorso da un leggero brivido. Quella aveva tutta l’aria di una frase che un giorno gli sarebbe tornata in mente.
«Holly?»
«Sì?»
«Non ho idea di cosa provi per me».
«Non essere sciocco. Lo sai benissimo. Sto per sposarti, dico bene? Devi solo aspettare una settimana».

«Guido, non puoi farmi l’interrogatorio su questi argomenti. Ti ho dato una lista di cose che amo di te. Ti ho detto perché ti amo. Si può sapere perché non posso solo amarti, senza parlarne tutto il tempo?»
«Sei sicura che amare i miei occhi e le mie mani sia abbastanza? Che mi dici del mio carattere?»
«Sono innamorata di te, punto», disse Holly. «Non riesco a parlare di queste cose. Il tuo carattere è i tuoi capelli. È un insieme organico. Io non penso a queste cose come ci pensi tu. Io le cose le sento – le sento e basta».
Guido le sollevò delicatamente il polso fratturato e le baciò ogni singola nocca della mano. Le sue dita erano fredde, indifese.
«Ti amo perché fai gesti ispirati come questo», disse Holly. «Ti dispiacerebbe annodarmi il foulard?»
Lui le legò la fascia di seta con un piccolo nodo dietro al collo e lei tenne la testa ferma, come una bambina paziente.

«Non ti sto lasciando», disse Holly. «Sto andando in Francia per qualche tempo. Stiamo diventando molto compiaciuti e assuefatti l’uno all’altra e non permetterò che ci diamo per scontati. Il mio istinto mi dice che è la cosa giusta. Non lo faccio solo per me. Lo faccio per noi».
«Lo fai per te», disse Guido.
«Tu non vuoi capire», disse Holly. «Tu vuoi sentirti vittima di un maltrattamento. Ma non è così. Sento che il nostro amore è molto solido – nelle sue fondamenta, intendo. Io credo nella sicurezza ma non quando si tratta di amore quotidiano. Io voglio sentire la tua mancanza e voglio che tu senta la mia. Se credi in me, lasciami andare. È solo per un breve periodo».

In effetti sarà Misty, appena entrata nel loro cerchio famigliare, a spiegare a Guido l’errore madornale che lui commette verso Holly:

«Gesù, Guido. Pensavo che la mia famiglia acquisita fosse più intelligente. Non sei sposato con una rivista femminile. Sei sposato con una donna in particolare. Quella donna in particolare si comporta in un modo specifico. Di tanto in tanto sente il bisogno di starsene per conto suo. Che differenza fa? O forse non ti fidi di lei».
«Non è che non mi fido. È solo che io non capisco, e lei non sa spiegarmelo».
«Tu non capisci perché Holly non è te», disse Misty. «Se tu andassi via, sarebbe per qualche ragione specifica che ha a che fare con te e Holly. A te sembra incredibile che lei possa andarsene e non avere i tuoi motivi. Be’, lei non è te. Ha i suoi, di motivi. Fintanto che ti ama e non resta lontana per troppo tempo, perché non la lasci in pace?».

Dall’altra parte però, e in maniera alquanto controversa vista la sua situazione, è lo stesso Guido ad augurare all’amico Vincent di farsi spezzare il cuore da una ragazza crudele. Ma alla fine, sono entrambi nella stessa medesima disperazione.

Guido stava per accusarlo di essere infantile, ma si trattenne. Non l’aveva mai visto tanto turbato. Ricordava Vincent alle prese con problemi di donne, infastidito da qualche grana, o in preda ai sensi di colpa che qualcuna gli aveva fatto venire, ma non l’aveva mai visto turbato da una ragazza. La falda della camicia gli spuntava da sotto la giacca. La cravatta allentata penzolava di lato. Dallo stato dei suoi capelli sembrava che avesse trascorso la mattinata a torturarseli con le mani. Guardandolo, Guido si sentì molto vecchio e saggio. Sentì che Vincent stava finalmente per farsi spezzare il cuore e che sarebbe stato un pessimo amico se gliel’avesse impedito. Vincent aveva bisogno di farsi spezzare il cuore. Un giro di giostra con una ragazza crudele avrebbe potuto insegnargli un paio di cosette che non aveva mai appreso dai suoi esperimenti con la vacuità. Un cuore infranto, pensò Guido, non era la cosa peggiore che potesse succedere a un uomo intelligente che fa scelte stupide in campo amoroso. Inoltre, Guido era convinto che Vincent non si fosse mai innamorato. Adesso presentava tutti i sintomi: agitazione, comportamento bizzarro, baci imprevisti e depressione.

«Le donne non le capisco», disse Vincent. «Anche quando fanno quello che tu vuoi che facciano, non sono comprensibili. Uno pensa che dopo aver trascorso un fine settimana con una ragazza dovrebbe avere una minima idea di quello che pensa e tutto il resto. Ma non con Misty».
Si scambiarono uno sguardo di reciproca, rassegnata perplessità. Erano entrambi esausti, frastornati e disorientati, come ballerini dopo una lunga esibizione.

Anche Misty ci viene subito presentata con un carattere spigoloso, rasente la maleducazione e l’irritazione. Non vuole essere considerata una ragazza qualsiasi e ci tiene a ricordarlo in ogni occasione. Quello che lei nasconde è un cuore ferito e la conseguente paura dell’amore:

Misty aveva sempre saputo che il suo fascino non era universale. Che un uomo comune non avrebbe mai voluto una persona eccentrica come lei. Aveva sempre fatto parte di una cerchia di persone precoci, che da bambini avevano trascorso i pomeriggi al Museo della Scienza e dell’Industria e da adolescenti ai concerti sinfonici.[…] John Bride rappresentava tutti gli uomini che Misty credeva al di fuori della sua portata. All’improvviso uno di loro era al suo fianco, ma solo per poco.
Per un breve periodo, quella storia fu profondamente dolorosa. Quando il dolore scemò, arrivò l’illuminazione. Da John Bride, Misty imparò che il desiderio era una distrazione che richiedeva un considerevole impiego di tempo senza avere una particolare utilità. Imparò che un uomo che non era emotivo, miope, intimorito dal ballo o restio a baciare in luoghi pubblici poteva trovarla attraente. Imparò che era capace di flirtare, se voleva.[…]
Ma confermò la sua convinzione di essere, in un modo o nell’altro, un caso particolare. Solo un altro caso particolare avrebbe potuto amarla davvero, e visto che quei casi erano rari e Misty non scendeva a compromessi, le era chiaro che probabilmente avrebbe veleggiato in solitaria nel mare della vita. I John Bride di questo mondo, era evidente, non facevano per lei.

Ecco quindi che Vincent sembra rappresentare proprio quel caso particolare che Misty va cercando. Ma siccome è assolutamente convinta che la vita sia una dura battaglia, pur essendo già innamorata, non vuole arrendersi così velocemente. Non vuole facilitare il povero Vincent, vuole essere conquistata con fatica, ma soprattutto vuole essere sicura di quello che lei prova.

Adesso che era a New York, non aveva nessuna intenzione di innamorarsi. Non era mai stata interessata alla vita sociale per come si svolgeva comunemente, e non lo era nemmeno ora. Non desiderava essere portata fuori a cena e neppure avere uno spasimante. Le interessavano i sentimenti estremi come la passione e l’onore. Il resto le sembrava insipido e irrilevante.
Vincent Cardworthy, tuttavia, era un altro caso particolare: buffo, innocuo, il tipo di uomo che conosce la vita sentimentale come un lattante conosce la fisica dei plasmi. C’era una certa dolcezza nella sua ingenuità, e sembrava quasi desiderare che si giocasse con lui. Probabilmente le cose gli riuscivano con facilità, pensava Misty. Non vedeva perché anche lei dovesse essere una di quelle cose. Che pensasse a lui, che trovasse irresistibili le lentiggini sui suoi zigomi, il suo volto roseo e quegli intensi occhi azzurri, erano affari suoi e di nessun altro.

Nonostante Vincent sia maltrattato dagli atteggiamenti di Misty, il suo ottimismo lo fa reagire in maniera diametralmente opposta, addirittura provando gioia di una risposta malevola, perché, se ne rende conto, gli mostra che quella di Misty è solo una corazza di difesa.

Con Misty, niente sembrava portare da nessuna parte. Lei non lo respingeva. D’altro canto, nemmeno lo invitava ad avvicinarsi. Si rifiutava di uscire con lui nei fine settimana. Quella era un’altra cosa difficile da decifrare. Non sembrava il tipo da avere un amante per il weekend e poi trascorrere il resto della settimana in compagnia di un altro uomo, ma cos’altro poteva essere? Vincent decise che con Misty fare la figura dell’imbranato non era la cosa peggiore che potesse succedere, così glielo domandò. Lei andò su tutte le furie.
«Ma per chi mi hai presa? Nella tua testa le ragazze sono così? Be’, io non sono una ragazza. Non ho amanti della domenica. La sera non esco per andare a quelli che senz’altro tu chiamerai appuntamenti. Perché non vai a prenderti una di quelle delle pubbliche relazioni, una che gioca a squash e va a teatro, visto che evidentemente parlate la stessa lingua? È offensivo».
«Cosa c’è di offensivo nell’avere un amante?», le aveva chiesto Vincent.
«Mi sa che hai conosciuto delle belle teste di rapa, Vincent. Devi aver passato il tempo con gente davvero svampita. Tu credi che sia quello il comportamento normale? Credi che le ragazze escano a cena con gli uomini tenendosi un amante di scorta? Ma che avete nella testa voi maschi?»
Naturalmente, Vincent pensava davvero che uscire a cena con lui e avere un amante o un marito di scorta fosse un comportamento normalissimo. Ma quella conversazione lo riempì di speranza. Era chiaro che Misty lo stava prendendo in considerazione, se credeva che uscire a cena con lui e avere un amante generasse un conflitto di interessi.

«Ti ricordi quando da giovani eravamo tutti convinti che le donne fossero emotive?», disse Vincent. «Mi chiedo quale uomo fortunato abbia concepito quel pensiero. È terribile quando ti rendi conto che le cose com’erano un tempo erano noiose mentre le cose come sono adesso sono completamente assurde. Tutte le ragazze che conoscevo mi sembrano roba di poco conto, ma comincio a pensare che una donna svenevole potrebbe avere il suo fascino».

Guido è così preoccupato di vedere Vincent abbattuto e tedioso, come mai in vita sua, che chiede di conoscere Misty per poterci parlare direttamente. Si aspettava un’adolescente scontrosa, visti i racconti dell’amico, e invece la ragazza ha le idee molto chiare:

«Oh, Guido, suvvia», disse Misty. «Perché dovrei essere gentile con lui? Ha una vita facile. A quanto sento, al suo passaggio le ragazze cadono dagli alberi e gli finiscono in braccio. La mia funzione, in parte, è anche dargli del filo da torcere. Lo fa sentire vivo».
«Il tuo è un giudizio piuttosto severo», disse Guido.
«Se ne farà una ragione», disse Misty. «Vincent crede che l’amore sia andare a letto con un’allevatrice di cani. Pensa che esista un solo modo di comportarsi e che se si comporta in quel modo tutto si risolverà. Se io fossi una persona che si comporta come dovrebbe, io e te staremmo parlando del tempo, o mi sbaglio? Il problema di Vincent è che non ha ben capito come essere sé stesso. Forse le sue fidanzate precedenti erano tutte la stessa ragazza. Ma io non sono quella ragazza».

Alla fine, e questa è la citazione migliore di tutte (e come dice il New York Post sulla quarta di copertina, “citare brani di questo libro è davvero un piacere”), cosa resta a questi due futuri mariti? Una malattia, si direbbe… 😀

Guido si alzò. Per un fugace istante ripensò a quanto era stato spavaldo con Vincent quando l’amico stava iniziando a corteggiare Misty. Vincent gli aveva detto, disperato: «A volte penso sia amore e a volte penso sia una malattia».
A Guido sembrò proprio questo il cuore del problema. Mentre Holly gli faceva scivolare le braccia intorno al corpo, non avrebbe saputo dire se si trattava dell’uno o dell’altra.

Avete mai letto Laurie Colwin?

Negli Stati Uniti è davvero conosciuta e i suoi libri sono ancora ristampati. Ma voi avete mai letto qualcosa di Laurie Colwin?
Sul sito delle Edizioni SUR intanto trovate un estratto di questo romanzo, per farvi un’idea della scrittura di Laurie Colwin:
Felici tutti i giorni, un estratto
Spero che Edizioni SUR abbia modo di tradurre anche gli altri titoli di questa autrice, gli unici tesori che ci ha lasciato. Chissà quanto altro avrebbe potuto scrivere ancora, con questo suo stile così arguto e meravigliosamente ironico!

Era piacevole sentire l’acqua che le scorreva lungo la schiena. C’era, in effetti, qualcosa di meraviglioso nell’avere qualcuno che la amava. La beatitudine non nasce dal nulla. Misty capì che il tempo stava per scadere. Ancora qualche settimana in quello stato e sarebbe diventata una replica di Vincent, una che diceva di essere innamorata agli estranei in metropolitana. Chiuse il rubinetto e si strinse in un asciugamano. Nello specchio appannato, fronteggiò sé stessa. L’amore rendeva ridicolo chiunque. Era il destino dell’uomo.
Felici tutti i giorni, Laurie Colwin

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Comments (14)

Giulia Mancini

Mag 21, 2025 at 1:42 PM Reply

Certo fa effetto sapere che una persona ancora giovane possa andarsene in una notte, lascia senza fiato, ma del resto l’ho provato con la mia amica di 52 anni stroncata da un infarto fulminante. Comunque è bello che i suoi romanzi siano ancora tanto letti e apprezzati. Prendo nota, può darsi che la legga prossimamente. Per ora seguendo i tuoi consigli sto leggendo la serie di Rosa Teruzzi, sono al quinto episodio.

Barbara Businaro

Mag 22, 2025 at 7:13 PM Reply

Sì, Laurie Colwin se n’è andata nel sonno e nel silenzio, ma probabilmente aveva già conquistato molti lettori per essere ancora oggi così presente. Prendi nota, questo romanzo è davvero un’ottima coccola, forse più autunnale che estiva.
Rosa Teruzzi intanto è uscita in questi giorni con un nuovo capitolo della serie I delitti del casello, addirittura il numero 10: La giostra delle spie
E poi ho visto che aveva cominciato anche una serie, Le indagini della Smilza (uno dei personaggi de I delitti del casello), ma si è fermata al primo romanzo: Nulla per caso
Me li tengo da parte per l’estate, come letture da ombrellone. 😉

Sandra

Mag 22, 2025 at 6:38 PM Reply

Mi riservo di tornare a leggere il post dopo che avrò letto il libro. L’ho infatti comprato a Torino, dopo il tuo entusiasmo pre questo post – ci eravamo sentite – e quello di Eleonora che è stata felicissima di venderne un’altra copia.

Barbara Businaro

Mag 22, 2025 at 7:14 PM Reply

Eh sì, ti ho detto subito che già dalle prime pagine mi stava piacendo molto. Aspetto allora di sentire il tuo parete. 🙂

Luz

Mag 22, 2025 at 7:35 PM Reply

Lo stile in effetti mi ricorda molto Jane Austen, l’ironia, gli intenti. Non sono letture che amo, probabilmente lo sai, ma quando appassionano così i lettori sento che va a segno qualcosa di importante. 🙂

Barbara Businaro

Mag 23, 2025 at 4:02 PM Reply

Direi che ha attualizzato Jane Austen, per certi versi, riprendendo le stesse tematiche (l’amicizia, l’amore, le relazioni, il matrimonio), ma portandole ai tempi moderni. Il successo che i suoi libri hanno ancora oggi dimostra come, persino con le differenze sociali (perché i suoi protagonisti sono facoltosi, possono permettersi una vita decisamente agiata), Laurie Colwin sia riuscita a emozionare i lettori, a farli sentire parte della storia, a farli immedesimare nelle stesse situazioni.

paola sposito

Giu 03, 2025 at 11:00 AM Reply

Ciao Barbara. Non conoscevo questa scrittrice in verità. La copertina rende bene l’idea di una bella storia ed invoglia a leggere il libro. In realtà la sorte toccata a Laurie Colwin mi ha rimandato a quella della scrittrice e blogger americana Julie Powell anche lei morta prematuramente per infarto a quarantanove anni nel 2022. La Powell scrisse un libro in cui esprimeva il suo amore per il cibo e la cucina dal titolo Julie and Julia: 365 Days, 524 Recipes, 1 Tiny Apartment Kitchen da cui è stato tratto anche un bel film del 2009.

Barbara Businaro

Giu 03, 2025 at 4:35 PM Reply

Caspita, che notizia che mi dai! Non sapevo della morte prematura di Julie Powell! Adoro il film Julie & Julia con Meryl Streep e Stanley Tucci (un vero gentleman, che per altro apprezza la nostra cucina e ha girato due stagioni di Searching in Italy), che riprende proprio il libro di Julie Powell. Mi piacerebbe un giorno ripercorrere quella sua esperienza (anche se l’idea delle aragoste vive in pentola, proprio non fa per me), ma avevo proprio perso la notizia. Che tristezza. Spero che adesso Julie e Julia stiano cucinando insieme lassù.

paola sposito

Giu 10, 2025 at 10:49 AM Reply

Ciao Barbara. Si ho pensato subito a Julie Powell quando ho letto il tuo articolo soprattutto per la passione per il cibo che ha accomunato queste due scrittrici. Non sono state contemporanee perché la Colwin nacque trenta anni prima della Powell ma entrambe sono morte alla stessa età: 48 anni la Colwin e 49 la Powell ed entrambe per arresto cardiaco. Almeno questo è quello che apprendo leggendo i vari articoli che ho recuperato sul web. Il film è molto bello. Io l’ho visto due volte ed alla seconda visione ho voluto approfondire la storia della Powell al cui libro si è ispirata la regista Nora Ephron per il film Julie & Julia (l’altro libro è quello di Julia Child). Che se ci pensi bene è la celebrazione di due donne, che amarono la cucina e immortalarono questa passione ognuna in un libro. Perché la Powell non riuscì a scrivere. La scena delle aragoste anche secondo me non è molto piacevole da guardare!

Barbara Businaro

Giu 10, 2025 at 5:01 PM Reply

Rivedo sempre volentieri quel film, Julie & Julia, quando lo danno in televisione, perché mi piace soprattutto la ricostruzione della vita di Julia Child, che in America diventò davvero un’icona della televisione, una delle prime donne a parlare di cucina dal piccolo schermo. Pensare che, con una laurea in Storia, voleva in realtà diventare una scrittrice di romanzi! …io invece ho smesso di cucinare per scrivere! 😛

Sandra

Lug 06, 2025 at 6:51 PM Reply

Appena terminato, una lettura davvero molto, ma molto amata.
C’è una perfezione di stile che molti autori ben più noti si sognano.
E una storia deliziosa, con personaggi azzeccatissimi.
Non posso che ringraziarti per quel giorno al Book Pride quando hai chiesto una storia allegra che poi appunto ho preso pure io due mesi dopo. Bellissimo!

Barbara Businaro

Lug 07, 2025 at 7:18 PM Reply

Sono davvero contenta che ti sia piaciuto e soprattutto ti abbia tenuto compagnia in vacanza, sotto l’ombrellone.
E’ una storia divertente e riflessiva sulle differenze caratteriali, sull’amore e sull’amicizia, senza cadere nell’ovvio o nell’esagerazione.
Assomiglia al genere di storie che scrivi tu, non propriamente romance, ma scampoli di vita vera, l’ordinario che diventa straordinario quando lo si racconta. Mi ha fatto un po’ pensare al tuo romanzo Le cene per ritrovarsi
Adesso io sto leggendo Luce d’estate ed è subito notte di Jón Kalman Stefánsson, perché avevo bisogno di leggere qualcosa di fresco e mi sono spostata in Islanda! 😀
Ma dopo voglio proprio andare a quel Capannone n.8 di Deb Olin Unferth, l’altro consigliatomi al Book Pride. 😉

Sandra

Lug 08, 2025 at 8:50 AM Reply

Oddio, assomiglia alle storie che scrivi tu… ma grazie. Ci si prova, ecco. Però sì, è il genere che vorrei fare.

Barbara Businaro

Lug 09, 2025 at 4:29 PM Reply

Ecco perché mi sono sentita di consigliartene la lettura. Speriamo che traducano altro di Laurie Colwin, c’è tutto da imparare da lei. 🙂

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