
Tre parole per una rotta
New goals don’t deliver new results. New lifestyles do. And a lifestyle is a process, not an outcome. For this reason, all of your energy should go into building better habits, not chasing better results.
I nuovi obiettivi non portano a nuovi risultati. Sono i nuovi stili di vita a farlo. E uno stile di vita è un processo, non un risultato. Per questo motivo, dovresti dedicare tutte le tue energie alla creazione di abitudini migliori, non alla ricerca di risultati migliori.
dalla newsletter 3-2-1 Thursday di James Clear
Nei primi giorni di Gennaio tutti si concentrano sui buoni propositi del nuovo anno, le famose New Year’s Resolutions del mondo anglosassone, dando sfogo all’irrefrenabile desiderio di cambiamento, all’entusiasmo di dedicarsi a nuovi progetti di vita, all’opportunità di raggiungere quegli obiettivi mancati fino a poche ore prima. Soprattutto nei social media, compaiono lunghe liste di attività in cui impegnarsi da subito: smettere di fumare, praticare più sport, studiare una nuova lingua, imparare a suonare la chitarra, lavorare di meno e farsi pagare di più, passare maggior tempo con i figli, leggere almeno 50 romanzi, terminare di scrivere quel manoscritto, e così via. La fine del vecchio anno porta sempre con sé un po’ di analisi su come l’abbiamo trascorso, e tra quei bilanci si nasconde un minimo di frustrazione per quanto non è stato raggiunto. Anche quando siamo pienamente soddisfatti della nostra vita, vorremmo comunque qualcosina in più. Così ci buttiamo a capofitto nel nuovo anno determinati a conseguirlo.
Da quando ho aperto questo blog, mi sono resa conto di non credere più a quei buoni propositi, perché non mi convince questo scatto improvviso allo scoccare della mezzanotte, quando cambia solo un numero mentre io rimango la stessa. Però mi piace giocare e così a Gennaio scelgo 3 parole che mi guideranno per tutti gli altri mesi a venire, per definire la mia rotta.
Ho scoperto questo metodo nel primo anno di webnauta, una sorta di esercizio di pianificazione non solo per i contenuti del blog o per la scrittura, ma anche per la mia vita privata e lavorativa. Cerco di programmare l’atteggiamento mentale che voglio mantenere per ogni occasione. Da allora continuo ad utilizzarlo con convinzione e a stupirmi dei suoi risultati. Quelle che scelgo non sono parole che mi aiutano a raggiungere degli obiettivi specifici, quanto invece a focalizzarmi sulle decisioni giuste per consolidare dei processi, così che diventino delle abitudini. Sulla convenienza di lavorare per processi anziché per obiettivi ne avevo scritto ancora nei primi anni del blog, traducendo proprio uno degli articoli più famosi di James Clear, diventato parte integrante del suo saggio bestseller Atomic Habits. Piccole abitudini per grandi cambiamenti: La differenza tra obiettivi e sistemi
Questo gioco delle tre parole è stato inventato ancora nel lontano 2006 da Chris Brogan, consulente in strategia aziendale e leadership esecutiva, esperto di social media marketing (ha lavorato con alcuni marchi importanti quali Disney, Coca Cola, Google, Microsoft, Cisco e Sony), giornalista e autore bestseller per il New York Times con il suo saggio Trust Agents: Using the Web to Build Influence, Improve Reputation, and Earn Trust (trad. Trust Agents: Usare il web per costruire influenza, migliorare la reputazione e guadagnare fiducia)
Da vent’anni oramai Chris Brogan usa questo metodo delle tre parole per affrontare le sfide che gli si presentano, invita gli altri a condividere le loro esperienze con l’hashtag #my3words e migliaia di persone hanno effettivamente seguito questo suo percorso con soddisfazione. Sono una di queste! 🙂
Nel suo ultimo articolo su Linkedin, My 3 Words for 2026, spiega come funziona questo metodo: “Scegli tre parole significative che possano guidare le decisioni che potresti dover prendere nel prossimo anno. Le parole dovrebbero indicare chi intendi essere, su cosa vuoi concentrarti e come vuoi percepire il lavoro dell’anno a venire. Sembra tanto, ma il mio primo anno le parole erano “Chiedere. Fare. Condividere” e sono state molto potenti per me. È stato uno dei miei anni migliori in assoluto. Le parole funzionano bene se ti aiutano a decidere e a orientarti verso i tuoi obiettivi. Non esattamente i tuoi obiettivi, ma le intenzioni. Quindi, se il tuo obiettivo è perdere 15 chili, forse la tua intenzione è mangiare cibi migliori. Magari userai una parola come “Tempio” per sottolineare che il tuo corpo è un tempio. O che stai costruendo qualcosa di importante.”
La vera parola chiave di tutto il gioco è “decisione”, perché stiamo cercando delle parole che risponderanno alle nostre domande e ci aiuteranno a prendere delle decisioni pratiche: magari ho appena ricevuto un’offerta, davvero allettante seppure un po’ rischiosa, ma a gennaio ho scelto tra le mie parole “avventura” perché volevo aggiungere dinamicità e qualche opportunità alla carriera. Ecco la risposta: parti per l’avventura e accetta l’offerta!
Lo so, lo so, sembra così azzardato fidarsi di tre semplici parole. Ma le abbiamo scelte noi (o ci sono arrivate da qualche luogo lontano senza che ce ne siamo accorti) e devono pur significare qualcosa. Certo che se quell’offerta vantaggiosa arriva da un operatore di call center poco conosciuto… ecco, comunque le vostre decisioni devono essere ponderate, sia chiaro.
Dalla sua lunga esperienza, Chris Brogan aggiunge alcuni suggerimenti per la scelta delle parole:
– Ogni parola dell’anno deve essere nuova per quell’anno. Spesso le persone vogliono riutilizzare le parole dell’anno precedente perché hanno funzionato molto bene, ma poi l’anno successivo si accorgono di averle perdute durante i mesi, come se si fossero impoverite. “Una parola riutilizzata tende a diventare invisibile. Non lo so. Semplicemente succede.”
– Le parole semplici funzionano meglio di quelle complicate. “Negli anni in cui ho scelto parole “intelligenti”, erano più difficili da usare nel modo che desideravo. Per esempio, un anno ho scelto “Walt” per Walt Disney, per simboleggiare la sua creatività, la sua grinta, il modo in cui la sua eredità continua a vivere. Non è mai riuscita a radicarsi del tutto.”
– Le frasi non funzionano mai. Se trasformate le vostre tre parole in una frase completa, come “fai quella cosa” o “termina il progetto”, gli articoli e le congiunzioni nel mezzo diventano una parola sprecata. Inoltre, quella frase è solo un pensiero, non attiverà nessuna nuova decisione.
– “Focus” è una parola inefficace, perché si sovrappone alla parola di cui avremmo realmente bisogno. Il focus è già il risultato finale, non un modo per decidere. Qui cita un esempio che casca perfetto per me e gli altri scrittori lì fuori: “Se vuoi scrivere quel libro, una parola come “500” potrebbe essere più efficace, come in “Scrivi 500 parole al giorno sul tuo libro”. Dovrei uscire a bere con i miei amici? (Punto di decisione) 500. Ah, no. Dovrei scrivere le mie 500 parole.”
– Sarebbe meglio usare verbi, perché inducono subito all’azione, ma talvolta anche i sostantivi aiutano a mantenere la qualità che rappresentano.
Per questo nuovo anno, Chris Brogan ha scelto queste tre parole: Package (pacchetto o confezione) per sforzarsi di racchiudere tutte le sue competenze in un pacchetto chiaro, così che possa presentarlo meglio; Depth (profondità) per smettere di sfiorare superficialmente molte cose, guardando in diverse direzioni, ma approfondirne alcune e migliorare il valore di ciò che crea; Foundation (fondamenta) perché sarà un anno di costruzione per lui, sotto molti aspetti, e quindi avrà bisogno di stabilizzare, costruire e sviluppare delle fondamenta su cui crescere negli anni successivi.
Quali sono invece le mie tre parole per questo 2026? La prima parola si è fatta riconoscere a metà novembre, in un post davvero illuminante di un’amica peaker straniera, e mi ha conquistato subito. La seconda parola è arriva il giorno di Natale, in un romanzo che stavo leggendo, bellissima. La terza parola in verità mi ha inseguito un po’, credo dall’estate circa, ed è un valore a cui tendere per rispettare un po’ di più me stessa. Si palesava alla mia mente in italiano (probabilmente perché era suggerita da un’amica blogger), ma per il gioco preferisco le parole in lingua inglese, che in qualche modo mi attivano maggiormente. Così ero indecisa se inserirla o meno nella triade magica.
Ma alla fine sono le parole che scelgono noi, sono quelle di cui abbiamo bisogno. 🙂
Le rotte degli anni precedenti
Queste mie tre parole mi fanno entrare nel mio undicesimo anno di blog. In effetti, mi hanno aiutato fin dall’inizio, e forse per questo non me la sento proprio di mettere in discussione questo metodo. Se qualche parola mi ha fatto lo sgambetto, è perché l’ho scelta male, forse troppo in fretta.
Ecco infatti le mie tre parole negli anni precedenti (cliccate per leggere il relativo post e le motivazioni delle varie scelte):
2016: Resilienza, Perseveranza, Evoluzione
2017: Challenge (sfida), Straight (diritto), Achieve (raggiungere)
2018: Unchain (liberare), Peak (vertice), Conquer (conquistare)
2019: Soar (librarsi, alzarsi in volo), Forgive (perdonare), Delight (deliziarsi, rallegrarsi)
2020: Recharge (ricaricare), Endurance (resistenza, tolleranza, pazienza), Sparkling (scintillante, sfavillante)
2021: Insight (intuito, intuizione), Bright (luminoso, brillante), Awareness (consapevolezza, percezione)
2022: Luminous (luminoso, chiaro), Inspire (ispirare, incoraggiare), Reach (raggiungere, estendere, toccare)
2023: Heart (cuore, sensibilità), Shimmering (brillante, luce riflessa), Schedule (pianificare, progettare)
2024: Bright (brillante, intelligente), Brave (coraggioso), Balance (bilanciare, proporzionare)
2025: Cheerful (allegro, gioioso), Kayak (canoa leggera per i progetti), Journey (viaggiare, evolversi)
Dopo un primo anno di esplorazione di questo metodo, con un certo scetticismo, non lo nascondo, sono poi passata a scegliere le mie tre parole in lingua inglese, soprattutto in onore della community My Peak Challenge di cui faccio parte, anche come amministratore di uno dei gruppi ambassador riconosciuti, Clan McPeakers Italian SPeakers, dove promuoviamo, tra un allenamento e l’altro, anche lo studio della nostra lingua e la diffusione della cultura italiana, nonché scoprendo quanto davvero hanno viaggiato i nostri avi, da portare in giro le nostre tradizioni per tutto il mondo. Un esempio: la mitica moka per il caffè della Bialetti la conoscono davvero tutti! 😀
Vediamo un po’ come sono andate le mie parole dello scorso anno. Mi hanno salvato più volte, sono state proprio un faro per orientarmi, una luce a cui aggrapparmi in alcuni momenti di disorientamento, oltre a regalarmene altri di davvero meravigliosi.
Cheerful (allegro, gioioso) rappresentava l’emozione che volevo provare, sentirmi serena, non dico felice per non esagerare, anche in mezzo alle difficoltà che tanto non mancano mai, e così è davvero stato. E’ stato un anno complicato, l’ho già spiegato nel post precedente, mi sono arrabbiata spesso, ho provato delusioni alquanto forti, ma non erano situazioni che dipendevano da me, quindi perché stare lì ad angustiarsi? Ho fatto il possibile, con tutte le mie buone intenzioni, e poi ho lasciato andare. Aprivo l’agenda (in prima pagina scrivo ogni anno le mie tre parole) e Cheerful era lì in bella vista, con lo stampino di un sole giallo accesso, a ricordarmi di sorridere. Siccome il nostro cervello funziona per abitudini, e possiamo insegnargli delle nuove pratiche per farle diventare abitudine, mi costringevo a sorridere, a ricordare qualcosa di positivo, a cercare qualcosa di nuovo altrettanto positivo. Sì, decisamente questa parola mi ha servito in maniera eccellente!
Kayak (canoa leggera per i progetti) doveva riportarmi all’istante ad una riflessione di Oliver Burkeman, scrittore e giornalista britannico, nella sua newsletter The Imperfectionist, della quale ho scritto in questo post: Salta che ti passa
In breve, nel pianificare i nostri progetti dobbiamo pensare di essere in un Kayak, pagaiando in mezzo alle acque impetuose, ma di riuscire a spostarci comunque, anche se con fatica e per brevi tratti. Non possiamo attendere di essere in un lussuoso superyacht, tranquilli e pacifici, per realizzare i nostri sogni. Dobbiamo farlo ora, anche solo per cinque minuti. Ecco che la parola Kayak doveva aiutarmi proprio in questo: focalizzarmi sulla scrittura del romanzo. Ho iniziato con piccoli colpetti sull’acqua, quindici minuti appena, per rendermi conto che erano davvero pochi. Sono riuscita a liberare un pomeriggio, un paio d’ore ogni settimana, e continuando a pagaiare sono riuscita a mettere ordine nel progetto del romanzo, terminare la struttura ordinata degli eventi. Ho finito poco prima delle vacanze in settembre, con molta soddisfazione. Poi l’autunno avevo altre scadenze, ma adesso con il nuovo anno riprenderò a pagaiare per scrivere le varie scene, sistemando gli appunti. Non ci si immagina quanto possa essere potente un Kayak sull’acqua!
La terza parola era Journey (viaggiare, evolversi). Beh, sono stata in Islanda! Devo davvero aggiungere altro?! 😀
In realtà quando ho scelto questa parola, il mio viaggio era ancora molto lontano, giusto un pensierino assurdo, sotto la voce “forse, un giorno”. Avevo scelto Journey pensando invece al viaggio come crescita personale, come muovermi verso un’altra direzione per me stessa. Poi, forse perché era lì a ricordarmi proprio di evolvere, mi ha aiutato anche ad organizzare il viaggio, abbiamo cominciato a pensarci sul serio a febbraio, per San Valentino ci siamo regalati libri e guide turistiche, ai primi di marzo abbiamo contattato l’agenzia, specializzata in località nordiche. Il mio reportage completo lo trovate in questo post: …è vicina a Padova l’Islanda!
Adesso scopriamo le mie nuove tre parole per il 2026. Sarebbero tre sostantivi, anche se la prima parola la considero più un aggettivo (in realtà è sia verbo che sostantivo, ma viene usata nello slang come aggettivo). Niente verbi quest’anno, ma sono certa che l’azione non mi mancherà comunque! 😉
Glimmer
Glimmer ˈɡlɪmə
sostantivo
1 bagliore, scintillio, luce tenue
2 segnale, intuizione, percezione positiva
Questa parola mi arriva direttamente da un’amica peaker, che ha scritto un post bellissimo sulla consapevolezza, la pratica del mindfulness. E ha raccontato di questa forma di consapevolezza che ha cambiato completamente il suo modo di pensare: li chiama Glimmer Moments, momenti scintillanti (in questo caso Glimmer viene usato come aggettivo, anche se sarebbe corretto usare l’aggettivo Glimmering).
“Nel mio gruppo parliamo molto dei #GlimmerMoments, micro momenti di gioia, pace, soddisfazione, umorismo, bellezza. Sono momenti minuscoli e fugaci che spesso ignoriamo, ma quando ci ricordiamo di prestarvi attenzione, possono illuminare la nostra giornata, renderci più consapevoli del bene che c’è nel mondo o persino cambiare in meglio il nostro atteggiamento a lungo termine. Quindi i Glimmers sono minuscole cose esterne a cui impariamo a prestare attenzione per cambiare i nostri sentimenti.”
Per un attimo ho pensato che questo “Glimmer Moment” fosse come il mio sassolino da dio (cliccate per leggere il mio vecchio post), ma in realtà no: un sassolino da dio arriva per sbloccare una situazione, mentre un Glimmer non è necessariamente qualcosa che ti serve o ti aiuta, se non per il tuo umore. Fa già parte del mondo, devi solo accorgertene e godertelo. Ecco, penso che durante il 2026 voglio esercitarmi a scovare questi Glimmer. So di averne sentiti diversi lassù in Islanda, però in vacanza tutto diventa più facile.
Gratitude
Gratitude ˈɡratɪtjuːd
sostantivo
1 affettuosa riconoscenza, apprezzamento
2 disponibilità alla gentilezza
Questa è l’ultima parola scelta, in ordine di tempo, e mi arriva da una lettura durante le festività di Natale, uno dei romanzi che mi sono stati regalati per il mio compleanno: Le chiamava persone medicina di Gio Evan, un romanzo breve molto poetico e ricco di significati, dove alcune parole si allargano e vi mostrano la loro potenza.
Da pagina 67: “La lamentela t’ammazza, la gratitudine ti salva. Fu una frase che risuonò allora e mai più smise. Anni dopo, seguendo studi di fisica quantistica ed epigenetica, capii quanta scienza autentica si fosse insinuata nella vita di montagna. La gratitudine salva, perché coltivando uno stato mentale di gratitudine si attivano specifiche aree del cervello che promuovono il rilascio di neurotrasmettitori come dopamina e serotonina. Questo non solo migliora l’umore, ma avvia processi di guarigione e crescita nelle cellule del corpo, il cervello crea segnali che possono influenzare il comportamento dei geni. La gratitudine e altre emozioni positive creano un ambiente biochimico che promuove la salute. Quando viviamo in questo stato, il corpo produce meno ormoni dello stress, come il cortisolo, e questo permette ai geni legati alla guarigione e al benessere di essere attivati. Le nostre cellule rispondono all’ambiente interno creato dalle nostre emozioni.”
Questo breve passaggio mi ha molto colpito, mi ha ricordato come lo scorso anno sono entrata in rotta di collisione con alcune persone. Ci ho pensato su, fino a giungere alla conclusione che non avevamo più gli stessi valori (non opinioni, badate bene, ma valori fondanti). In particolare, queste persone usavano la lamentela come unica forma di comunicazione, rischiando di contagiare anche me, ma soprattutto inciampando in una serie di bugie che mi hanno svelato quanto alcune lamentele fossero false. Chi mi ha aiutato a uscirne? Amiche che esprimono sempre gratitudine, anche quando sembra davvero impossibile trovarne la motivazione. Aggiungiamoci che so di dover essere grata agli affetti, agli amici, ai lettori del blog, ai colleghi di lavoro, per la loro presenza e il loro supporto. E quindi mi concentrerò sulla gratitudine, anche come forma di gentilezza (direi che di questi tempi, ne abbiamo un gran bisogno tutti).
Reciprocity
Reciprocity ˌrɛsɪˈprɒsɪti
sostantivo
1 rapporto dinamico di parità, nella stessa forma o misura
2 mutuo scambio, condivisione, cooperazione
Era un po’ che questa parola aleggiava nella mia mente, probabilmente dallo scorso agosto. Prima è comparsa nella risposta di un’amica, che mi consigliava di dosare meglio le mie energie, perché quella stanchezza mentale era il risultato di regalare troppo a chi poi non mi restituiva manco un grazie. Poi me ne ha parlato un’altra amica, che di lavoro fa la psicologa per giunta, ribandendo praticamente lo stesso concetto, anche se partivamo da considerazioni differenti, quei regali rifiutati più di un anno fa, rimasti in un angolo fino ad aprile, aperti e donati lo scorso luglio. Da quell’esperienza sono rimasta traumatizzata, per cui adesso faccio davvero fatica a preparare dei regali, temendo poi che me li rifiutino. Però devo ringraziare le mitiche ragazze dei Mercatini di Natale, un gruppo fantastico che mi ha accolto e che organizza un weekend pazzo ai primi di dicembre, appena aprono i mercatini delle feste a Padova. Siamo dotate di carrellini per la spesa, perché c’è sempre posto per un regalo in più e no, loro non rifiutano niente. Mi hanno aiutato a scovare una bellissima tovaglia di Natale in tartan scozzese rosso, in cotone vero, niente sintetici. Soprattutto mi hanno aiutato a riscoprire la magia delle feste, dopo quel brutto fattaccio.
Ma torniamo alla reciprocità, perché persino l’oroscopo lo scorso anno mi ha tirato sovente le orecchie, intimandomi di smetterla di stare dietro agli altri oltre il dovuto, trascurando alla fine me stessa. Tutto questo è sfociato in questo post di novembre: Il tuo tempo non è migliore del mio
Ho capito di non poter più ignorare tutti questi suggerimenti. Ho sempre messo da parte i miei progetti, a volte pure la mia salute, per riuscire ad accontentare tutti. In questo 2026, non per cattiveria ma per salvaguardia personale, praticherò la reciprocità: mi occuperò prima delle persone che ci sono per me, che si fanno vedere, che mi aiutano e mi supportano. Poi ci sono io, e solo dopo tutto il resto, se mi avanza tempo.

Quali sono le vostre tre parole?
Nei vari anni, diversi lettori e amici blogger si sono cimentati in questo gioco, qualcuno con sorpreso successo, qualcun altro con meno convinzione e risultati. Il problema credo sia tanto nella scelta delle parole, che deve essere oculata e ragionata, quanto nel dimenticarsele in un angolo dopo pochi giorni, mentre dovrebbero seguirci per tutto l’anno (non a caso, io le scrivo nella prima pagina dell’agenda, quella che compare subito all’apertura). Volete giocare anche voi e (ri)provare questo metodo?
Scegliete le vostre tre parole e scrivetele qui sotto nei commenti, motivando la vostra scelta. Oppure potete anche postarle nei vari social utilizzando l’hashtag lanciato dallo stesso Chris Brogan (però l’idea l’avevo lanciata io nel 2016, andate a verificare nel primo post dell’elenco in alto!):
#my3words

Comments (11)
Sandra
Gen 10, 2026 at 5:48 PM ReplyMannaggia sì, le frasi non funzionano mai, l’anno che ho optato per una frase il 2024 con Less performance è stata un vero boomerang.
Il 2025 non l’ho scelta, l’avevo scelta diversi anni prima e quest’anno, temendo di inciampare di nuovo come nel 2024 ho evitato perché mi sentivo affine solo appunto a concetti, non a parole.
Ho parlato della lamentela nel mio ultimo post, in questi tempi tanto bui lamentarsi pare ovvio, come si fa a non lagnarsi di in questo mondo così orribile? Però, la gratitudine, bellissima la frase che citi, ha un potere immenso, quello di farci cambiare prospettiva sulla stessa situazione.
Sono una vera esperta in micro momenti di gioia, quindi approvo, non che ce ne sia bisogno ovviamente, la tua prima parola. In quanto alla reciprocità ah, ne abbiamo parlato a sfinimento. La tua faccenda regali 2024 è stata particolarmente violenta, ma credo che capiti a tutti di imbattersi in relazioni a senso unico, si prova, si riprova, si tenta ancora e poi quando il quadro è chiaro basta, sorry, ciaone. Il tempo è prezioso, sì, pure il mio, il tuo, se preferisci fare altro, avrai un sacco di tempo per farlo fuori da me. Buon anno Barbara, che le tua parole siano con te, come la forza di Star Wars
Barbara Businaro
Gen 12, 2026 at 3:04 PM ReplyRicordo il tuo anno della frase Less performance. Forse era meglio puntare su una singola parola che rappresentasse il concetto, però solo “less” diventava pericolosa in altri campi e solo “perfomance” rischiava di farti correre ancora di più. In realtà, less perfomarce significa che volevi un maggior equilibrio o un bilanciamento tra impegno e beneficio o un po’ più di quiete. E qui sì potevi trovare tante altre parole. Poteva anche essere un oggetto che ti ricorda di fermarti, magari “cuscino” o “amaca” (presente la bella amaca di zio Paperino in giardino? 😀 ) Quest’anno hai scritto, proprio sul penultimo post, di volerti concentrare sul “bicchiere mezzo pieno sempre” e quindi magari una parola potrebbe essere “bicchiere” (ma non calice, eh, là diventa pericoloso per la dieta! XD )
Poi Sandra che mi cita Star Wars e ha appena terminato una maratona di Ritorno al futuro! E chi la ferma più adesso!!
Franco
Gen 11, 2026 at 8:50 AM ReplySperanza, curiosità, pazienza.
E comunque, ciò che poi accade, le parole le prende e le cambia spesso con ciò che vuole lui. Dobbiamo essere bravi noi a mantenere equilibrio, la quarta parola di riserva.
Barbara Businaro
Gen 12, 2026 at 3:12 PM ReplyBelle parole le tue, impegnative anche (per me soprattutto pazienza! 😀 )
Attenzione però che la quarta parola rischia di confondere la rotta! C’è tutta una spiegazione matematico-filosofica di Chris Brogan sul perché sono esattamente tre parole, non una, non due e non quattro: 1 è un singolo punto, non si muove; 2 è una linea che collega due punti, senza spazio; il 3 individua la superficie e in geometria la superficie più semplice è quella del triangolo, simbolo anche di armonia e di connessione con il divino; con 4 rischiamo la confusione tra direzioni diverse.
Poi secondo me la parola pazienza porta già con sé l’equilibrio. Trovare equilibrio richiede pazienza, no?
Franco
Gen 13, 2026 at 4:46 PM ReplyDiciamo di sì. Pazienza comprende in effetti tante qualità. 😉
Giulia Mancini
Gen 11, 2026 at 12:55 PM ReplyAmmiro la tua costanza Barbara, trovare ogni anno tre parole diverse che fungano da faro nel nuovo anno non è semplice. Comunque una volta trovate se ti aiutano a raggiungere i tuoi obiettivi non posso che concordare con te
Glimmer, uno scintillio una luce, é una bellissima parola, é importante individuarla nella nostra vita e spesso non ce ne accorgiamo
Gratitudine, spesso molti non si rendono conto di quello che hanno e invece di essere grati per le cose belle e buone che già hanno non fanno altro che lamentarsi (e magari invidiare gli altri solo per quello che vedono all’esterno senza capire che dietro una apparente fortuna c’è grande impegno e fatica). L’invidia e il rancore però avvelenano l’anima ed é molto meglio essere grati del buono e del poco che si ha (sul poco é tutta una questione di prospettive e di punti di vista). Anche per questo fa molto bene stare lontani dalle persone negative (o tossiche che dir si voglia)
Reciprocità, ottima cosa “mi occuperò prima delle persone che ci sono per me, che si fanno vedere, che mi aiutano e mi supportano. Poi ci sono io, e solo dopo tutto il resto, se mi avanza tempo” è importante prendersi cura di se stessi prima degli altri, soprattutto se gli altri non ci sono mai per noi, oppure non ci sono nel modo che vorremmo davvero.
Riguardo alle mie parole le sto ancora cercando, secondo me devono nascere da una precisa fase interiore che si accende all’improvviso…
Barbara Businaro
Gen 12, 2026 at 3:23 PM ReplyDi solito sono le tre parole a trovare me. Ci sono anni in cui la scelta è difficile, perché sono io che non sono abbastanza attenta. Quest’anno si erano annunciate già per tempo, alquanto chiaramente, le ho afferrate al passaggio. Stanno già facendo il loro lavoro: ho avuto un Glimmer Moment bellissimo sabato sera, durante una pizza con amici che non vedevo da tanto tempo, e oggi sono molto Gratitude di aver scampato, per un soffio, lo sciopero dei treni. Ho perso un incontro e una mostra, e mi dispiace molto, ma rischiava di diventare una giornata disastrosa, ansiogena e nevrotica, persa in chissà quale stazione. Sono proprio grata! 🙂
Marina
Gen 20, 2026 at 10:08 AM ReplyAnche quest’anno hai scelto delle belle parole: ho appena letto il post di Giulia e anche qui, adesso, ritrovo la gratitudine. Mai dare per scontate le cose: apprezzare gli altri e il lavoro che fanno, quando ti è utile o per te è importante, dovrebbe essere automatico, ma purtroppo non sempre lo è. Mi associo in pieno a questa parola e mi piace anche la terza, la reciprocità, perché spesso ci dimentichiamo delle nostre priorità per privilegiare quelle altrui e il risultato non ci premia. Conosco l’articolo e anch’io sto imparando a dosare le energie. Come sempre, io non ho parole da dedicare al nuovo anno, purché mi garantisca sempre salute e benessere psicofisico: sono cose che chiedo nelle mie preghiere.
Barbara Businaro
Gen 20, 2026 at 5:05 PM ReplySì, io e Giulia abbiamo in comune la Gratitudine. Io l’ho scelta da quel romanzo di Gio Evan, poi lei ne ha letto qui da me e apprezzato il significato che lo scrittore ne ha dato. La gratitudine salva e ci fa proseguire con un sorriso.
Tu dici di non scegliere le parole, ma secondo me le tue preghiere già ti aiutano a focalizzare molto su ciò che desideri e scegliere di conseguenza di volta in volta. Sono già un ottimo faro! 😉
IlVecchio
Gen 20, 2026 at 11:56 AM ReplyNulla è più serio di un gioco ben fatto e questo delle tre parole lo è certamente. Un trucchetto per imporre analisi, riflessione e programmazione, senza però perdersi in lunghi e farraginosi documenti. Tre parole solamente.
Approvo la gratitudine, è un sentimento che ci fa sentire bene, smorzando quella bramosia assurda del nostro tempo. Da vecchio mi posso concedere di regalare la mia attenzione agli altri, ma ho anch’io qualche limite: i miei sacri pomeriggi di lettura. Altro non chiedo, giusto un po’ di serenità, almeno tra i miei affetti. : -)
Barbara Businaro
Gen 20, 2026 at 5:05 PM ReplyQuando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare (frase resa famosa da John Belushi al cinema, ma che ha origini sportive).
Questo delle tre parole sembra un gioco, ma è stato creato da un consulente in strategia aziendale, tanto banale non può essere. In molti lo utilizzano (basta leggere i commenti ogni anno sotto i suoi articoli) e se ne dicono soddisfatti, con risultati più o meno marcati (dipende anche dalla scelta delle parole). Io mi ci trovo bene e finché funziona, non si cambia! 😀