Cosa significa essere (book) blogger?

Cosa significa essere blogger

Dopo aver letto Grazia Gironella nel suo blog Scrivere Vivere e Maria Teresa Steri nel suo blog Anima di carta, ho deciso di partecipare anch’io all’interessante intervista collettiva lanciata da Nick Parisi nel suo blog Nocturnia (siamo quasi vicini di casa, se ho letto bene dalla sua zona proveniva il detersivo preferito di mia nonna, MiraLanza, di cui io collezionavo le figurine con l’olandesina o con Calimero 😀 ).

Si tratta di rispondere ad una serie di domande su cosa significa essere blogger (o altro, come autori di webzine, youtuber, podcaster, scribacchini!), in particolare in questo disastroso anno che si è rivelato il 2020. Per la verità non mi considero una blogger (che si legge “bloggher” dall’inglese, anche se qualche amico burlone dice proprio “blogger” quando mi saluta, “è arrivata la bloggèr!”) però sono connessa alla rete da molto tempo, troppo, e ho trovato intriganti le domande.

Le interviste infatti, se ben condotte e senza il doppio fine di farvi acquistare un’enciclopedia clandestina alla fermata del bus (mi è capitato pure questo…), mi hanno sempre incuriosito perché si finisce anche per scoprire qualcosa in più di sé stessi, o qualcosa che ci si era dimenticati. Questo questionario soprattutto riguarda sia l’attività di blogging ma anche l’utilizzo di internet, argomento che ci interessa tutti, che ci piaccia o meno.
E poi ci sono un po’ di fatti miei, volete perdere l’occasione di un po’ di sano gossip? 😀

Essere blogger nel 2020
L’intervista collettiva

 

Cosa conoscevi della rete prima di diventare blogger\gestore di webzine\youtuber\podcaster?

Sono connessa in rete mi pare dal 1996, quando il mio primo modem era un U.S. Robotics seriale (sulla vecchia porta COM) alla stratosferica velocità di 33.6 Kbps, ereditato dall’ufficio di un amico di famiglia che era passato al paradiso dell’ISDN. Sigle che mi fanno sentire decrepita all’istante… 😀
Per capirci, da poco si era passati dal floppy disk flessibile da 8 pollici a quello con cover rigida da 3 pollici e mezzo. La mia prima chiavetta usb sarebbe arrivata solo nel 2003, più di 60 euro per una capacità di 32 Mb (oggi ne ho una da 32 Gb che devo aver pagato meno di 20 euro).
Erano i primi anni di internet, eravamo decisamente in pochi ad averne la possibilità, io per motivi di studio alla Facoltà di Statistica. Mi connettevo di sera dopo le 22 quando le tariffe telefoniche scendevano e mentre attendevo il caricamento delle pagine web da studiare, mi scrivevo in chat con vecchi e nuovi amici (allora andava di moda usare ICQ, dall’inglese I seek you, Io ti cerco).
Questo dominio webnauta.it l’ho registrato nell’aprile del 2002, ma ci ho messo parecchio tempo per decidere cosa farne, come ho raccontato qui: [Radionauta] prima di webnauta
Diciamo che prima di diventare blogger, io in rete e con la rete già ci lavoravo. Ma mai avrei pensato di aprire un blog!

 

Cosa ti ha fatto decidere di aprire un tuo blog\webzine\canale youtube o un tuo podcast? Racconta i tuoi inizi.

Non cosa, ma chi: Mister E.
Mister E. è come l’agente Q per James Bond, ma invece che fornirmi armi tecnologicamente avanzate e auto scintillanti ben equipaggiate, lui mi procura link e riflessioni. Innocenti stringhe di caratteri e pensieri sparsi, a volte anche in forma di domande, che sembrerebbero non avere alcun effetto nell’immediato, ma che a lungo andare sono micidiali, non puoi ignorarle. Gli devo uno degli articoli che ancora oggi mi perseguita, perché so che quell’idea è giusta e lui ha maledettamente ragione: La differenza tra obiettivi e sistemi
Ma l’inizio del blog coincide con una fine: c’è stato un periodo della mia vita in cui le cose sono andate molto male e ho dovuto reinventarmi il futuro. E’ stato lì che ho ripreso la penna in mano e sono tornata a scrivere, brevi racconti (la serie, non più terminata, I dolori del giovane Pàtton ma anche Moto dell’anima). Li avevo pubblicati sul mio profilo Facebook come note, perché consentivano più testo, ma le note avevano problemi di visibilità.
Così Mister E. cominciò a dirmi che dovevo spostarle fuori, su un sito mio personale oppure direttamente su Amazon. Ad agosto 2015 mi sono messa a studiare WordPress, in ottobre era funzionante il prototipo e la pubblicazione online è stata l’11 dicembre 2015, per i miei 40 anni, alè! 🙂

 

La tua concezione e le tue idee sul blogging.

Come dicevo in apertura del post, non mi considero proprio una blogger. L’attività di un blogger infatti è concentrata nella creazione di contenuti per il blog, nella cura della piattaforma che lo ospita e nella gestione dei social network per farlo conoscere, qualsiasi sia il tema del blog, dai libri letti alla ricette di cucina, dai reportage di viaggio allo studio di una lingua.
Per me invece questo non è tanto un blog fine a sé stesso, ma dovrebbe diventare un “sito autore” (tant’è vero che è raggiungibile anche digitando barbarabusinaro.it anche se la parola “webnauta” è più facile da memorizzare). Nel frattempo è il mio laboratorio di studio e mi permette di conoscere altre realtà di blogging, e di scrittura creativa, da cui sto davvero imparando molto in questi anni. Se del blogging sapevo poco, posso dire che mi è piaciuto subito.

 

Qual è il tuo rapporto con internet oggi?

Lo considero sempre una grande opportunità per l’essere umano, proprio perché non sono una “nativa digitale” e ho sofferto l’isolamento geografico e intellettuale, il mancato accesso alle informazioni, ai corsi di studio, alle amicizie, agli hobby e alle passioni. Internet è una risorsa preziosa, a costo abbastanza contenuto oggi giorno, perché le nostre menti possano muoversi ovunque, rimanendo adagiati in poltrona. Lo smart working e la diminuzione della mobilità a cui siamo costretti in questo periodo lo stanno mostrando anche alle persone che meno vi sono abituate (perché per il mio lavoro è alquanto naturale).
Sono almeno vent’anni che non ho una banca fisica, ma “solo” un home banking (all’epoca gli amici mi prendevano pure in giro, “ti troverai senza soldi!”). Dallo stesso periodo, non uso più un elenco telefonico cartaceo e intrattengo più conversazioni via mail che telefoniche, oramai da qualche anno direttamente in video. Non ho mai avuto un’enciclopedia cartacea da consultare, costava troppo quando ne avevo bisogno per la scuola, e poi ho potuto cercare quel che mi serviva direttamente online, potendo consultare fin da subito archivi che si trovavano dall’altra parte del globo, solo con un click. Oggi lo diamo per scontato, naturale, eppure è stata una lunga conquista.
Ricordo ancora un colloquio di lavoro nel lontano 2001, una società cercava sviluppatori ma per un software di contabilità e, dopo aver chiarito le prospettive future, rifiutai il posto, spiegando che volevo impiegarmi per applicazioni in rete, meglio ancora, in internet (“rete” è infatti un concetto generale, che comprende qualsiasi tipo di rete, come la intranet aziendale e internet, la rete pubblica globale). La risposta del responsabile, alquanto seccata, fu: “Internet? Mah, non è destinata a durare, un altro paio di anni e sarà morta del tutto.” Ho ancora il suo biglietto da visita, e deve essersi ricreduto parecchio vista la posizione che ricopre ora (l’ho vista da Linkedin 😉 )
Come tutti gli strumenti, internet ha i suoi pro e i suoi contro, determinati dall’uso che decidiamo di farne.
“E se vuoi la spegni” dice Miriam Leone in una nota pubblicità.

 

Qual è invece il tuo rapporto con i social? Amore? odio? Un sano uso oppure una distanza incolmabile?

Paradossale che sia, ho migliorato il mio uso dei social proprio da quando ho aperto il blog (o sono tornata a scrivere?). Il primo social a cui mi sono registrata è stato Facebook e sono stata l’ultima dei colleghi informatici, proprio perché nutrivo diffidenza per l’eccessiva esposizione di sé stessi. Twitter era ancora troppo “americano” e focalizzato sullo scambio veloce di notizie, mentre su Facebook ho ritrovato molti vecchi amici ed era più comodo scriversi e leggersi lì, condividere in un colpo solo un contenuto con tante persone, che inviarsi mail collettive e ricordarsi gli indirizzi di tutti.
Dopo il primo periodo di giuliva scoperta è seguito un triste risveglio, sia perché alcune amicizie erano semplicemente interessate a riferire qualsiasi mio movimento a persone sgradite (se ho preso un caffè in quel bar a quella tal ora, vista la mia foto pubblicata… e magari l’avevo pubblicata dopo due giorni!) e pure perché altre hanno rivelato bruscamente la loro vera essenza, dimenticandosi chi stava leggendo e cosa mi avevano invece raccontato qualche ora prima.
D’altro canto c’è stato un periodo, quello in cui le cose andavano male, dove ho usato i social come sfogo personale e non mi sono piaciuta per niente.
Ora i social network (Facebook profilo e pagina webnauta.it, Twitter e Instagram) li utilizzo esclusivamente a fini di blog, ad esclusione di Linkedin che rimane per la sfera professionale, mentre i rapporti interpersonali si sono spostati in sedi maggiormente controllate, come gruppi chiusi e chat private.
Nella bacheca dove arriva tutto, spazzatura compresa, adotto le stesse regole ferree della community My Peak Challenge: Be kind. Be mindful. Be respectful. Pass over. (trad. Sii gentile. Sii consapevole. Sii rispettoso. Passa oltre.)

 

Cosa ti ha portato e cosa invece ti ha eventualmente tolto l’attività sul blog?

Mi ha portato soddisfazioni e consapevolezza, mi ha tolto tempo e ingenuità.
Il blog mi ha reso consapevole delle mie capacità, che sottostimavo prima di cominciare, e dei miei limiti, anche se studiando come una pazza molti limiti li ho pure superati. Mi ha regalato (o me le sono conquistate con la fatica) soddisfazioni incredibili, se mi guardo indietro a tutto quello che ho messo insieme da quando l’ho aperto nel 2015. Dubito che avrei avuto la stessa gratificazione lasciando quattro raccontini su Facebook!
Purtroppo il rovescio della medaglia è il tempo che tutto questo richiede. Non credo di esagerare quando paragono il blog (o l’attività scrittoria stessa) ad un figlio: quando nasce è una gioia e una responsabilità, è onnipresente nei tuoi atti e nei tuoi pensieri, se sbagli qualcosina puoi fare danni enormi, se sei diligente ci vorranno anni prima di vedere risultati. Costa caro di mantenimento, speriamo solo che non mi chieda la paghetta e il motorino! 😀
E l’ingenuità che ho perso? Ho capito quant’è difficile pubblicare un libro…

 

Come è cambiata la rete rispetto ai tuoi inizi?

Considerato che ero in rete già dal suo inizio, vedesi risposta alla prima domanda, direi che è cambiata tantissimo, e io con lei ovviamente.
Se invece consideriamo l’inizio del blog, in questi cinque anni di attività ho osservato un progressivo spegnimento di alcuni blog che seguivo quando ho cominciato, ma chi ha un blog aperto da dieci anni o più spiega che è abbastanza ciclico e magari un giorno, ahimè, capiterà anche a me di rallentare.
Nel frattempo Google+ ha chiuso i battenti e Instagram morde parecchio il passo a Facebook, nonostante condividano la proprietà. Si continua ad annunciare la morte del blog come modalità di comunicazione, mentre i consulenti di marketing consigliano alle aziende di aprire una sezione blog nei loro siti ufficiali per spostare il dialogo con i clienti fuori dalla confusione, e soprattutto dai costi, dei social network. Anche i forum, come piattaforma di discussione focalizzata su un particolare tema, sopravvivono abbastanza bene perché comunque i canali social attuali non possono eguagliare l’organizzazione pulita delle informazioni all’interno di un forum. Sicuramente sono aumentati gli strumenti di collaborazione online, per cui oggi si arriva a scrivere in contemporanea sullo stesso documento in Google Drive, finché si dialoga in video chiamata magari con Microsoft Teams. Le potenzialità oggi sono enormi.
Senza contare l’abbattimento dei sei gradi di separazione di Milgram, perché anche se nel 2001 Facebook ha ripetuto l’esperimento, trovando che ogni persona è separata da qualsiasi altra per 4,74 altre persone (4,74 “gradi” appunto), in qualsiasi momento tramite i social possiamo comunicare con chiunque vi sia collegato, personaggi famosi inclusi (e devo dire che mi è capitato spesso, da Diana Gabaldon a Leonardo Pieraccioni).

 

Il momento migliore e quello peggiore? L’evento che ti ha dato più soddisfazione e quello che ti ha dato più fastidio o creato più problemi?

Tra i momenti migliori, legati a questo blog in quanto ritengo che non sarei riuscita altrimenti a raggiungere quel punto, ci sono l’incontro con la scrittrice Diana Gabaldon al Livre Paris (avrei dovuto rivederla lo scorso giugno in Scozia, per un ciclo di conferenze su Outlander all’Università di Glasgow, tutto cancellato causa Covid-19 🙁 ); l’avventura magnifica dell’antologia Storie di carta che mi ha portato su Il Corriere della sera, alla Kasa dei libri di Andrea Kerbaker e un commento della succitata Diana Gabaldon sulla mia bacheca Facebook; e quest’anno, nonostante tutte le complicazioni da pandemia, la pubblicazione di una storia vera raccolta e scritta da me, “L’ultimo sorriso” sul giornale femminile Confidenze in tutte le edicole.
Il momento che mi ha generato maggior fastidio è stato il plagio di un mio articolo da parte di una nota azienda di self-publishing, perché ha mostrato ancora una volta di quanto male lavorino certe società in rete (o quanto poco paghino i loro collaboratori).
Per questo ho scritto anche un post sul diritto d’autore e tutela dell’opera, con una panoramica sugli strumenti per difendersi dal plagio.
Poi ci sono stati problemi con il provider storico di questo dominio, con continui disservizi che oscuravano il blog, per cui ho dovuto migrare tutto nel giro di una notte presso un altro fornitore di hosting, come raccontai qui: (wo)men at work. Seguirono comunque altri grattacapi, soprattutto verso chi sperava di mettere il proprio marchio su queste pagine. Preferisco far da sola, o chiedere la collaborazione a chi si è guadagnato la mia fiducia in vent’anni, non in due minuti, grazie.
Un po’ di amaro anche per quel concorso letterario locale dedicato al personaggio di Frankenstein e al soggiorno dell’autrice Mary Shelley nelle mie zone, perché i testi finalisti non rispettavano nemmeno i canoni richiesti dal bando, ve l’ho raccontato qui: Il luogo nascosto di Frankenstein

 

Dì la tua rispetto al fenomeno degli haters. Personalmente ti hanno mai infastidito? E se si come si neutralizzano?

Con l’ironia. Una risata li ammazza all’istante. 😀
In realtà bisogna capire bene che cosa sta dietro ad un “hater”, termine che indica un utente aggressivo, nascosto dall’anonimato o da un nome fasullo, che dialoga in maniera prepotente, offendendo e insultando la nostra attività, o peggio direttamente la nostra persona.
E soprattutto occorre comprendere perché il suo messaggio ci sta dando così fastidio: perché è pubblico o perché ci riconosciamo un fondo di verità?
Con quasi 7.000 commenti all’attivo, devo ammettere che ci sono stati pochi haters (ma so, con prove certe, che questo blog sta sul bipbip a molte persone, il motivo lo sanno solo loro). Ne ricordo uno in particolare, che commentò contro una mia lettrice, dando a intendere che non sapeva scrivere perché aveva iniziato una frase con “Poi”. Alla mia risposta pacata, che citava l’Accademia della Crusca, seguì un altro suo commento al vetriolo che sparava su tutti, su di me, sui lettori, sull’Accademia della Crusca stessa, commenti che sono finiti nello spam. Quel che nel frattempo avevamo scoperto era che qualcuno stava fingendo di essere qualcun altro, l’indirizzo IP che viene salvato per ogni commento da WordPress (e ancora prima dal provider internet) indicava ben altra pista del nome e dell’indirizzo email inseriti per i commenti (che sono comunque testo digitato, non verificabile). Mi feci una grossa risata, pensando a quanto l’invidia riduca in briciole queste persone.
Ma non tutto il male viene per nuocere. In mezzo al delirio questo hater scriveva: “Leggendo qualche tuo post, denoto che neanche tu sai assolutamente scrivere in italiano corretto. Sbagli quasi tutte le accentazioni. Come fai a sbagliarle tutte, Barbara?”
Il mio non è un errore, ma una presa di posizione, e gli dedicai uno dei post ancora oggi più letti: E maiuscola accentata

 

Un blog o un sito, che consiglieresti?

Un sito con dentro un blog! 😀
La domanda è truffaldina: il sito è il contenitore, il blog è il tipo di contenuto. Ovviamente si intende qui un sito con contenuti fissi o aggiornati raramente contro un blog con contenuti periodici, ove la cadenza di aggiornamento sia certa sia per l’autore che per il lettore.
Sempre meglio il blog, perché crea un legame speciale e diretto tra chi scrive e chi legge, come ho spiegato qui: Il valore del blog per lo scrittore

 

Sempre in tema di consigli, che cosa diresti a qualcuno che volesse oggi aprire un nuovo sito?

Preparati perché è una sfida ardua. Ci vogliono tempo e pazienza.
Se vuoi dei risultati, devi sapere che un sito è come un investimento azionario, rischioso nel breve periodo, redditizio solo nella lunghissima durata. Con la differenza però che per il blog ci devi lavorare ogni giorno, non è solo prendere una somma di denaro e lasciarla impegnata in un titolo. No, qui è richiesta dedizione totale alla causa, anche quando ti sembra che tutto vada storto e non ti legga nessuno. Altri suggerimenti su come cominciare li ho dati in questo articolo: Pillole di (web) marketing per scrittori
In quest’altro invece ci sono consigli più pratici per farsi conoscere tramite la SEO, impostando bene la struttura del blog: La SEO per il tuo blog autore (non) è una faticaccia! 
Non sono leggi assolute ovviamente, ma mi sento di condividerle perché ne ho testato per prima il buon funzionamento. 😉

 

Gli errori tipici che si compiono in rete?

Fretta. Nessuna pianificazione. Impeto emozionale. Trascuratezza.
E lo dico perché sono gli errori in cui tuttora cado anch’io, con entrambe le scarpe, per non dire col fondoschiena completo. 😀
La fretta di pubblicare un contenuto che in realtà non sta portando nulla di più al lettore, mancando di quel piccolo quid che fa la differenza rispetto agli altri. Per ovviare alla fretta è meglio pianificare i contenuti, prepararsi un calendario editoriale, anche a grandi linee, che consenta di distribuire i carichi di lavoro, intervallando articoli corposi ad altri più leggeri, sia da scrivere che da leggere.
L’impeto emozionale rischia di annebbiare la nostra capacità, non solo di scrivere buoni articoli per il blog ma soprattutto di rispondere ai commenti ricevuti o di intrattenere e valorizzare il dialogo con i lettori che ci seguono. Le giornate storte capitano a tutti, ma sarebbe bene prendersi del tempo per evitare danni a lunga permanenza.
La trascuratezza riduce la fiducia del lettore nel contenuto. Cosa penseresti di una società che realizza portali web il cui stesso sito aziendale si presenta pieno di errori di programmazione, rallentamenti, testi illeggibili? Quale valutazione daresti ad un consulente di media marketing che si presenta nei canali social con dei post sgrammaticati e link malfunzionanti? Allo stesso modo, un blog trascurato viene valutato negativamente, nonostante la qualità dei suoi testi.

 

Vita privata ed attività online: dì la tua.

Non condivido la mia vita privata online, ma solo pezzi di essa, quelli che riguardano la scrittura.
Questo perché la scrittura è mia personale, non deve coinvolgere, se non lo richiedono loro, le persone che mi sono vicine negli affetti.
Poi ci sono blogger che si muovono diversamente, e va benissimo, l’importante è che sia rispettata la privacy degli altri, che siano concordi nell’apparire al nostro fianco in quel che di fatto è un luogo pubblico, a imperitura memoria.

 

Su internet possono nascere vere amicizie?

Certo, con gli stessi alti e bassi delle amicizie “fisiche”.
Internet riflette nello stesso modo quel che c’è fuori, in quello che chiamiamo “mondo reale”. Le persone che mentono in rete, credendo di non essere scoperte, sono comunque già abituate a mentire anche fuori dalla rete. Forse qui credono di essere salvi, coperti da un finto anonimato, e quindi si lasciano andare a un maggior quantitativo di bugie. Ma la tendenza a fingere se la portano dietro da molto prima di essere connessi.
Ho molte amicizie nate tramite internet, qualcuno sono anche riuscita ad incontrarlo fuori, ma spesso le distanze sono incolmabili (soprattutto quest’anno!). Non sento però che siano amicizie inferiori a quelle storiche. Anzi, mi sembra che in questo frangente siano più preoccupati gli amici lontani che quelli vicini…

 

Internet, legislazione e libertà di parola, se ti va, dì sempre la tua.

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.
Umberto Eco, Aula Magna della Cavallerizza Reale, Torino 2015

Ricordo di essere andata su tutte le furie a queste parole di Umberto Eco, lo stimavo moltissimo per quel capolavoro de Il nome della rosa e non mi capacitavo della sua presunzione per questa frase, proprio perché vedevo nella rete e nei social media un’opportunità da cogliere, non un demone da mitizzare. Peggio ancora, mi chiedevo: faccio parte anch’io della schiera di imbecilli?
In questi ultimi anni, con l’uso dei social sempre più politicizzato (si stava meglio quando i politici li ignoravano…), mi trovo d’accordo con lui.
Esprimere un’opinione è un conto, far passare come vera una notizia falsa dovrebbe essere un reato perseguibile, la diffamazione e l’ingiuria lo sono già, ma ci si dimentica che internet è un luogo pubblico con una memoria di ferro.

 

Che anno è stato il 2020 per te singolarmente (preso come blogger\youtuber\podcaster o altro) e per internet in generale.

Questo 2020 è stato un “anno ottovolante”, denso delle difficoltà di una pandemia mondiale senza precedenti, cominciato per me maluccio a causa di un contratto nazionale per cui ci hanno rubato il tempo libero e nessuno lo sapeva (ancora oggi mi sento dire dagli amici che non è possibile e devo girargli il documento pubblicato online perché ci credano), ma che mi ha regalato molte soddisfazioni.
Un’analisi approfondita la farò con il post di fine anno, ma sono riuscita in pieno lockdown, mentre molti presi dall’ansia non leggevano neppure, a scrivere un piccolo gioiello di racconto, Venditore di trame. Suonare il campanello e attendere, a farmi pubblicare la storia vera “L’ultimo sorriso” sul giornale Confidenze dopo un anno di cui non se ne sapeva più nulla (era andata perduta una mail!), a ottenere il riconoscimento di Ambassador ufficiale My Peak Challenge per il gruppo Clan McPeakers di cui sono uno degli amministratori, dopo una candidatura difficile e la dipartita di cinque collaboratori. E molto altro ancora, ma qualcosina, se non vi dispiace, è coperto da privacy. 😉

 

Previsioni e programmi per il futuro.

Ehm, non so nemmeno cosa pubblicherò la prossima settimana (a proposito di pianificare!) e mi chiedi del futuro?
Con una pandemia in corso in un anno bisestile?! Non sono mica Mago Merlino! 😀
Confido nel 2021 oramai, ma ho talmente un arretrato di viaggi, maratone, eventi, incontri, che per smaltirli tutti mi dovrei prendere l’anno sabbatico… Io speriamo che me la cavo, ecco.

 

Dite la vostra!

Anche se non avete un blog, una webzine, un canale YouTube o un podcast, potete rispondere alle domande, o solo a quella che vi intriga di più, nei commenti qui sotto, o nei commenti sul blog di Nick Parisi.
Oppure potete scrivere un post nel vostro blog, un articolo nella vostra webzine, un video sul vostro canale YouTube o registrare un podcast.
L’intervista collettiva è ancora aperta a chiunque voglia contribuire. 🙂

 

Comments (22)

Giulia Mancini

Nov 15, 2020 at 7:46 PM

Ma davvero quel responsabile ha detto che internet non sarebbe durato? Incredibile e ingenuo.
La potenzialità della rete si capiva molto bene fin dagli inizi, però gli scettici ci sono sempre, del resto oggi abbiamo terrapiattisti e negazionisti!
Tu hai fatto moltissimo con il blog, continua così Barbara.

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Barbara Businaro

Nov 16, 2020 at 10:28 PM

Credo che quel responsabile fosse prevenuto perché era un po’ preoccupato che internet gli avrebbe tolto il lavoro, spostando in un altro ambito quelle che erano le applicazioni contabili vecchio stile. E in effetti quelle applicazioni hanno spostato le interfacce verso la rete (sia intranet che internet), ma non hanno tolto lavoro, semmai si sono spostate le tecnologie (e gli sviluppatori sono abituati a usare nuovi linguaggi).
Grazie Giulia, spero di continuare con lo stesso ritmo! 🙂

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Maria Grazia

Nov 15, 2020 at 9:34 PM

Mi piacciono molto le tue risposte! Che entusiasmo! Voglio provare a rispondere anch’io. Grazie!

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Barbara Businaro

Nov 16, 2020 at 10:28 PM

Grazie! Certo, partecipa anche tu con un post sul tuo blog. 🙂

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Sandra

Nov 16, 2020 at 8:04 AM

Tante cose in questa carrellata di risposte.
Conoscevo molti aspetti, sono fan di Webnauta dalla prima ora, anzi ci siamo conosciute ben prima, in altri blog che frequentavamo insieme e sono stata proprio contenta che tu ne abbia aperto uno, che funziona alla grande oltretutto.
Le tue competenze tecniche credo siano la classica marcia in più nella gestione di Webnauta e di tutto ciò che in qualche modo ha a che fare con l’informatica.
Previsioni in effetti ora è difficile, come dici tu l’arretrato incombe e chissà se riusciremo a smaltirlo in tempi non da glaciazione. Sempre vento in poppa, massima ammirazione, la cosa migliore è che nonostante il tuo non sia un blog emotivo farloccone come il mio, ma molto più strutturato, è sì strutturato, ma mai costuito in quel senso negativo che nei social la parola ha assunto. Perché la Barbarawebnautatuttoattaccato e la Barbara Businaro sono perfettamente uguali.

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Barbara Businaro

Nov 16, 2020 at 10:59 PM

In effetti prima di aprire questo blog ho bazzicato parecchio nei blog altrui, cercavo di capire quali possibilità potevo avere con questa pazzia della scrittura creativa, e in molti avete un blog a supporto. Quindi ho iniziato a valutare la cosa. 🙂
Non definirei il tuo un blog emotivo farloccone (ma ricordami di mandarti un paio di link, così capisci cosa intendo 😉 ) perché in mezzo alle avventure idrauliche ci sono delle chicche, sia le recensioni profonde sui molti romanzi che leggi sia le riflessioni sul mondo editoriale che conosci meglio di tanti altri. La Barbarawebnautatuttoattaccato (adoro questo nomignolo!) ha ancora molto da studiare!

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Maria Teresa Steri

Nov 16, 2020 at 10:55 AM

Mi ritrovo molto in questa tua panoramica, anche io ho iniziato presto ad apprezzare i vantaggi della rete e poi mi sono confrontata con aspetti vari, positivi e non. E anche io non amo condividere tutta la vita privata ma solo alcuni elementi. Stare sui social poi è diventata una faccenda delicata, a volte anche impegnativa. E sugli haters che vogliamo dire? Mi ha colpito l’episodio che hai raccontato (ricordavo qualcosa), alla fine l’anonimato è solo un’illusione ma non tutti se ne rendono conto.
Caspita, proprio lungimirante la tizia che ha detto che Internet non sarebbe durata 😀 😀

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Barbara Businaro

Nov 16, 2020 at 11:18 PM

Beh, ho un altro aneddoto che però mostra il contrario (e quella poco lungimirante ero io, forse è stata solo fortuna che ci abbia azzeccato!). Era credo il 2007 e in Italia arrivò la piattaforma di realtà virtuale Second Life. Ci si iscriveva, si creava il proprio avatar, ovviamente perfetto rispetto al nostro vero corpo umano, e poi si affittavano ville, isole, alberghi in un mondo inesistente se non dentro un server e uno schermo, si andava dal parrucchiere, a fare shopping, in banca. Perché i soldi che si spendevano là dentro erano veri. Ci fu anche un concerto di Irene Grandi, o meglio dell’avatar di Irene Grandi per una platea di avatar di suoi fans.
Parlo al passato ma Second Life esiste ancora. Quell’anno però un amico che ci aveva investito denaro mi disse che Second Life era il futuro, che tutta la rete internet si sarebbe spostata là dentro, che sarebbe cambiato tutto. Dissi che non lo credevo affatto, ma motivai la mia opinione: al contrario di internet, Second Life richiede risorse enormi per l’utente che ne vuole usufruire, risorse che lo rendono poco “popolare”.
E così fu. 😉

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Rebecca Eriksson

Nov 16, 2020 at 5:47 PM

Ho trovato interessante il fatto che tu sia stata spinta e supportata da qualcuno per questo tuo percorso da blogger.
Se non ci fosse stato Mister E., saresti arrivata a questo punto? Con altre tempistiche, naturalmente.

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Barbara Businaro

Nov 16, 2020 at 11:32 PM

Non lo so. E mi rode dover dare il merito a Mister E. (che adesso insiste perché io porti i miei post su YouTube in piccoli video, non credo proprio!)
Forse ci sarei arrivata comunque, perché frequentavo gli altri blog di scrittura, e se alcuni consigliano di aprire il proprio blog dall’altra parte mi piace il dialogo che si instaura nei commenti.

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Brunilde

Nov 17, 2020 at 4:21 PM

L’impostazione del tuo blog è molto precisa, si intuisce che dietro ci sono competenze e rigore. E forse rispecchia anche il tuo essere nativa digitale, mentre ci sono persone come me che hanno fatto le elementari ai tempi dei dinosauri e fanno una grande fatica a misurarsi con una realtà completamente diversa, col risultato di non riuscire a fruirne appieno.
Credo che la funzione del blog sia principalmente comunicazione e interscambio.
Io ma trovo assolutamente stimolante segurne alcuni, fra cui il tuo, ciascuno con focus diversi, che spesso riflettono il temeramento del blogger stesso.
E mi piace pensare che , oltre lo schermo, ci sia la possibilità di amicizie e chissà, anche incontri in presenza, quando sarà possibile di nuovo (…le mie amate terme! Appena ci tornerò ti verrò a cercare: è una promessa e una minaccia!)

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Barbara Businaro

Nov 17, 2020 at 11:11 PM

Le tue amate terme sono anche le mie amate terme!! Quindi minacciami pure!! 😀
Purtroppo quest’estate, pur avendole qui vicine e aperte, con tutte le precauzioni possibili, non me la sono sentita di rischiare. Mi sono goduta di più il giardino e per una settimana il mare, in una spiaggia poco frequentata. Ma torneremo alle terme il prossimo anno, dai! 😉

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Elena

Nov 17, 2020 at 7:16 PM

Credo il tuo blog rispecchi la tua personalità fino in fondo: chiara, diretta, competente, precisa. I tuoi articoli, compreso questo, sono ricchi di umanità e di notizie tecniche di cui sono spesso digiuna. Non ridere, ma non conoscevo la teoria dei 6 gradi di separazione e tantomeno sapevo che Facebook l’avesse rivista (mi piacerebbe sapere se ci è riuscito attraverso i post delle persone o in qualche altro modo).
Mi sfruculia la figura di Mister E. Muoro dalla voglia di sapere chi è. Ma di sicuro è qualcuno di molto importante, visto che a quanto pare è ancora accanto a te e continua a darti ottimi suggerimenti (compreso YouTube. I tuoi articoli tecnici andrebbero alla grande!)

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Barbara Businaro

Nov 17, 2020 at 11:20 PM

Allora per la teoria dei sei gradi di separazione devi proprio vedere il film 6 gradi di separazione del 1993 con Will Smith, Donald Sutherland e Ian McKellen. Ricordo di averlo visto per caso, credendo in qualche commedia di Will Smith, invece è davvero potente.
Ssssssshhh, non dire che YouTube è un ottimo suggerimento, per carità, sennò quello ritorna alla carica!! 😀

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Grazia Gironella

Nov 18, 2020 at 8:59 PM

Speravo che avresti partecipato ed ero curiosa di leggere le tue risposte. Queste iniziative permettono alle persone di conoscersi meglio, il che mi piace molto. Nemmeno io mi definirei blogger, ma poi ho pensato che il termine indica semplicemente una persona che tiene un blog, non come sia, quanto sia importante o famosa. Allora ci sono, e ci sei pure tu, volente o nolente. 😉

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Barbara Businaro

Nov 19, 2020 at 6:49 PM

Non mi dispiace essere una blogger eh, solo che non mi sento “seria” come una blogger, ecco. 😀

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Marina

Nov 20, 2020 at 1:19 PM

Pure la mia produzione blogghistica ha avuto un’impennata nel 2015 tanto da portarmi a dire che la mia attività nasce in quell’anno veramente. Tra l’altro sono su Facebook proprio dallo stesso periodo: in realtà tutto è coinciso con il mio trasferimento a Roma; solo su Twitter avevo un account aperto prima della partenza, che mantengo ancora adesso, ma ormai solo per le letture condivise con il mio gruppo solito.
Avere un blog non mi ha mai comportato stress, ma certo so di essermi assunta una responsabilità, soprattutto nei confronti dei lettori ai quali offro i miei contenuti, dunque cerco di non essere mai banale, di portare a discussioni utili, di condividere anche soltanto momenti leggeri, senza cadere nella superficialità. Quello che, invece, non amo nei blog altrui (quando mi imbatto in realtà virtuali nuove) è la poca costanza: anche un post al mese mi va bene, ma dev’essere un’abitudine; se si pubblica una tantum no, mi stanco, non seguo.
Ho avuto e continuo ad avere momenti di stanca, però, in virtù di quella responsabilità di cui parlavo, cerco di aggiornare il blog per evitare di lasciarlo alla deriva.
Vogliamo parlare di haters? C’è sempre una prima volta nella vita da blogger e io ho avuto il battesimo del rompi… giusto nelle ultime settimane, dopo cinque anni di onorata carriera!

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Barbara Businaro

Nov 20, 2020 at 10:29 PM

Finora il blog non mi ha portato stress, ma nell’ultimo periodo un po’ sì, perché per diverse congiunture astrali ho sempre meno tempo e poche persone attorno a me lo capiscono. E come dici tu, un blog ha senso solo se aggiornato periodicamente, saltare il post della settimana per me è una sconfitta.
In quanto agli haters, giusto oggi ho letto questa riflessione di Riccardo Scandellari: Devi rispondere ai commenti che ti irritano? 😉

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Nick Parisi

Nov 28, 2020 at 6:20 PM

Ciao, scusami per il ritardo nella risposta, effettivamente siamo vicini di casa dal momento che anche se sono napoletano vivo a Mira….ed eh sì anche io collezionavo le figurine della MiraLanza (ne conservo ancora diverse molto vecchie) . 😀 Adesso vado ad inserire il tuo post nella lista dei blogger (anche io fatico a definirmi così) che hanno continuato il mio gioco.
Grazie ancora e piacere di conoscerti. 😀

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Barbara Businaro

Nov 28, 2020 at 7:37 PM

Benvenuto nel blog Nick. Allora avevo letto giusto sulla provenienza geografica! 😀
Grazie a te per questa iniziativa.

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IlVecchio

Nov 30, 2020 at 11:36 AM

Con queste risposte mi hai fatto sentire vecchissimo, io che ancora ricordo le schede perforate.
Cara la mia bloggèr! :- D

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Barbara Businaro

Dic 01, 2020 at 11:23 PM

Solo le schede perforate? E le bobine no?! 😀 😀 😀

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