Navigare Informati tra i libri

Quant’è difficile pubblicare un libro

Anche se l’Estate non vuole saperne di mettersi in viaggio, partiamo noi con una nuova rubrica: Navigare Informati.
Non in mezzo alle onde burrascose come il noto bollettino nautico della Guardia Costiera, ma navigare informati nel nostro oceano di parole, ovvero tra i libri.
Perchè ci sono cose che i lettori non sanno, ma gli scribacchini ahimè si. Le impariamo sulla nostra pelle, qualcuna anche sul portafoglio, nel momento in cui pensiamo di avere una storia valida e beh, perchè no, vorremmo magari pubblicarla.

Ci troviamo quindi a studiare nuovi concetti: cosa sono l’EAP, il self-publishing o il crowdfunding; che differenza c’è tra l’editor, il correttore di bozze o l’agente; come scrivere una sinossi o una quarta di copertina accattivanti; non dormire più pensando ad un incipit che incolli alla pagina; comprendere se è meglio il POD (Print On Demand) o il POS (Print On Sale).
E soprattutto dobbiamo mettercela via: salvo rarissime eccezioni, pubblicare non cambia la vita. Se va di lusso, con una casa editrice “big” un esordiente può strappare un 6% del prezzo di copertina sul venduto. E quanto potrà mai vendere un autore debuttante in Italia, dove il 44% non legge nemmeno un libro l’anno?

Tutto questo non dovrebbe importare ad un semplice lettore, ma in realtà lo aiuta a scegliere meglio.
A capire che le classifiche di vendita sono una proiezione edulcorata di un campionamento su poche librerie, escludendo le vendite online. A non lasciarsi imbambolare dal vicino di casa che tronfio esclama: “Mi hanno pubblicato un libro!” e invece ha pagato per essere stampato e il suddetto libro non si trova da nessuna parte. Men che meno lasciarsi sedurre da una fascetta editoriale (quella cosa scomoda che “fascia” il romanzo) che acclama già 200.000 copie vendute il giorno stesso dell’uscita in libreria.
Perchè un lettore informato è un lettore conquistato!

Curiosità:
Quest’idea nasce da una mia battuta che qualcuno ha preso sul serio. Stavo commentando Silvia Algerino su LettoreCreativo, quando lei sottolinea il taglio informativo di webnauta. E mi scappa la freddura: “…potrei aprire una rubrica fissa di “Navigare Informati” e poi mi appiccico a scrocco all’hashtag del bollettino nautico!!” E Silvia risponde: “Navigare informati sarebbe fantastico!! Fossi in te lo farei!”
Eccola qua Silvia, un mese di gestazione e la rubrica è nata. Non so se sarà fantastica, ma ci proviamo.

 

Quant’è difficile pubblicare un libro

I libri non nascono sotto i cavoli. Per uno scrittore arrivare alla parola Fine è già un’immane fatica. Ma è niente in confronto al calvario che ne può seguire, se intende dare una vita pubblica al proprio romanzo. Il mercato editoriale è pieno di insidie e le fregature sono sempre dietro l’angolo. Occorre essere davvero accorti e informati: le scelte sbagliate potrebbero compromettere il risultato in maniera definitiva.
Sostanzialmente si distinguono tre modalità per arrivare alla pubblicazione di un libro, indipendenti dal formato cartaceo o digitale:

  • Editoria tradizionale
  • Editoria a pagamento
  • Self Publishing

Non sono elencati in ordine di importanza, ma nell’ordine in cui sono comparsi nella nostra società.

 

Editoria tradizionale

E’ la maniera più classica di pubblicare il proprio libro. Generalmente un lettore pensa che basti spedire un manoscritto alla casa editrice, la quale lo leggerà e deciderà se acquistarne i diritti e darlo alle stampe, o rifiutarlo. Lo pensavo anch’io, ma la questione è più complessa.
Nel contatto diretto dobbiamo tenere conto che:

  • gli editori “big” non accettano manoscritti, ma si affidano ad agenzie letterarie che effettuano per loro conto lo scouting
  • gli editori medio-piccoli sono invece sommersi di richieste di lettura ed avendo meno capitali da rischiare sono molto più selettivi sulla qualità dei testi

Quindi, per dare più chances alla nostra storia, è meglio avvalersi di un agente letterario: si tratta di un professionista che cura in primis gli interessi dell’autore, si occupa di trovare una collocazione dell’opera e di stipulare il contratto di cessione dei diritti alle migliori condizioni possibili. Il suo lavoro prosegue anche successivamente, verificando l’effettiva distribuzione del libro nel mercato. Ha però un costo, a carico dello scrittore, calcolato in percentuale sulle royalty incassate (non sul prezzo di copertina!), un 15/20 per cento circa.

E’ colpa dell’autore se i libri costano così tanto dunque? No.
Semplicemente una casa editrice è un’azienda, che per sfornare un prodotto ha dei costi di struttura. Al suo interno lavorano infatti diverse figure professionali:

  • l’editor (o curatore editoriale) è il life coach della storia e consiglia l’autore su come revisionarla al meglio
  • il correttore di bozze (spesso confuso con l’editor stesso) controlla il testo a caccia di refusi ed altri orrori ortografici
  • il direttore editoriale/di collana segue le tempistiche e le scelte di genere dei testi pubblicati
  • il traduttore, nel caso di testi da o verso l’estero
  • il grafico e l’illustratore, si occupano della copertina e delle illustrazioni interne
  • l’impaginatore, che verifica il formato di ciò che andrà stampato
  • l’ufficio legale per la parte burocratica
  • l’ufficio marketing e social media per seguire il lancio pubblicitario ed organizzare eventi con la presenza dell’autore

Ci sono inoltre da pagare i fornitori esterni:

  • il tipografo ovvero la stampa vera e propria del libro
  • il distributore che provvede a diffondere il prodotto in magazzini e librerie (in Italia abbiamo quasi un monopolio, con Messaggerie Libri che controlla il 56 per cento della distribuzione italiana, seguita da Mondadori con il 38 per cento)

Dal momento che un editore è effettivamente un imprenditore, con investimenti di capitali a rischio, è chiaro che il suo obiettivo è vendere di più al minor costo di produzione. Questo significa che è più facilmente accolto un autore con un testo già editato a sue spese o con una piattaforma social già gremita di probabili futuri lettori. Sono poche le case editrici che resistono al fascino del vincere facile.

Se volete approfondire, BookBlister di Chiara Beretta Mazzotta (editor di professione) ha quello che fa per voi: Editoria

 

Editoria a pagamento

L’Editoria A Pagamento, EAP per gli amici, si distingue dall’editoria tradizionale perchè chiede, più o meno esplicitamente, un contributo economico all’autore come partecipazione alle spese di revisione, editing, stampa e distribuzione del libro. Le case editrici tradizionali formalmente scelgono di investire e scommettere sul successo di un esordiente, anche se il confine con l’editoria a pagamento è spesso evanescente: una casa editrice che predilige un autore con un buon numero di probabili acquirenti, quali la lista degli iscritti alla sua pagina Facebook, è diversa da una che esige di essere pagata 3.000 euro per produrre 250 copie?
Gli inglesi la chiamano sarcasticamente “Vanity press” per porre l’accento sulla vanità dell’autore, sul suo bisogno di compiacimento della propria reputazione di “scrittore” pubblicato, per il quale è disposto a pagare.

Per che cosa viene richiesto il contributo in pecunia?
Fino ad ora, i casi più noti comprendono:

  • Contributo alle spese di produzione, dove l’EAP chiede direttamente una cifra in denaro per le spese sostenute
  • Contributo in acquisto copie, per cui è richiesto l’acquisto di un numero di copie a prezzo di copertina o scontato (in questo modo si liberano di parte del costo di magazzino)
  • Contributo per l’editing del testo, dove non figura come contributo alla pubblicazione, ma come richiesta di migliorare il manoscritto affidandosi ad un editor affiliato (facendovi intendere che è colpa vostra se non avete effettuato l’editing prima!)
  • Contributo per il marketing, per cui l’autore paga parte delle attività promozionali, senza che sia specificato quante presentazioni o eventi saranno organizzati
  • Contributo per la lettura, dove l’EAP si fa pagare la valutazione dell’opera, ancor prima dell’editing
  • Contributo con acquisto opere da catalogo, per cui l’EAP obbliga l’autore all’acquisto di altri libri dal suo catalogo, di atri autori pubblicati a pagamento, in un circolo vizioso di marketing multilevel (meglio pentole e aspirapolveri…)

 

Capiamoci bene: l’editoria a pagamento non è illegale, nè immorale. Si paga per avere un servizio, nè più nè meno.
Semmai il problema è l’insidia truffaldina della lusinga che aleggia su questi contratti, per cui l’autore è convinto di investire in sé stesso per darsi un’opportunità di raggiungere l’olimpo dei bestseller.
Perchè anche l’editore a pagamento è un imprenditore e pure il suo obiettivo è vendere di più al minor costo. Dimezzando, o addirittura annullando, il rischio capitale con l’impegno economico dell’autore, l’EAP non ha bisogno di selezionare i manoscritti migliori, curarli e promuoverli, semplicemente accettano tutto. E stampano.

Il più delle volte, l’EAP stampa semplicemente delle copie del vostro libro e ve ne rilascia una parte, a fronte del vostro contributo. Quelle competono a voi, per la distribuzione e la vendita, sia che vogliate piazzarle presso parenti e amici, sia che siate così bravi ad organizzarvi in presentazioni ed eventi, a vostre ulteriori spese.
Dell’altra parte delle copie si occuperà l’editore, dichiarando di imputarle nei principali magazzini e librerie affiliate. In realtà, quelle copie non esistono neppure. Nessuna libreria di catena o anche indipendente riuscirà a farvene avere una copia nemmeno su ordinazione, pur avendo un ISBN regolarmente assegnato. Troverete il vostro libro in vendita anche online, ma appena effettuato l’ordine “Normalmente disponibile per la spedizione entro 3 settimane”, l’assistenza si scuserà che l’ordine è stato “Cancellato perche’ non reperito presso il distributore autorizzato dall’editore”.
Interpellato sulla questione, l’EAP risponderà che è molto strano, generalmente non ci sono problemi, ma potete acquistare la vostra copia direttamente sul loro sito, non scontato e in contrassegno (fatto realmente accaduto, ne sono testimone).
Per quanto riguarda la promozione, è circoscritta al sito e ai social dell’editore, nulla più.

Cosa se ne ricava alla fine? Poco.
Nel mondo dell’editoria, gli addetti ai lavori sanno benissimo chi sono gli editori a pagamento e aver pubblicato con loro piò risultare anche un danno, oltre alla beffa. Pur con qualche rara eccezione, non fanno curriculum e sono mal considerati.
Vi diranno che W.Whitman, M.Twain, H.D.Thoreau, M.Proust, E.A.Poe, P.Verlaine, G.B.Shaw, A.Rimbaud, L.Carroll e molti altri, pagarono per pubblicare la loro prima opera, ma erano davvero altri tempi.

Esiste una vera e propria Black List degli editori EAP, pubblicata online e rimossa a suon di denunce più volte dal sito Writer’s Dream, la più importante community di scrittori in Italia (ora acquisita da Borè srl, gruppo editoriale proprietario di Youcanprint.it, piattaforma di self-publishing…si, i conti sono un po’ strani in effetti).
E’ stata ripubblicata nel 2011 e questa è una sua copia, non so dirvi quanto aggiornata: Liste editori a pagamento e doppio binario (per “doppio binario” s’intende editori sia con una linea di pubblicazione a pagamento che con una tradizionale, gratuita)

Se volete approfondire, Writer’s Dream ha un’apposita categoria in merito all’EAP dove, anche se gli articoli non sono più aggiornati, i concetti sono quanto mai attuali: Editoria a pagamento

 

Self Publishing

Nel self-publishing o auto-pubblicazione è l’autore stesso a farsi completamente carico del processo di pubblicazione del suo libro.
In questo senso, il Self potrebbe essere considerato a metà strada tra l’editoria tradizionale e l’editoria a pagamento, perchè se è vero che l’investimento economico potrebbe essere pure superiore a quello richiesto dall’EAP, è anche vero che il controllo dell’autore è assoluto e trasparente per ogni fase del procedimento.

Dal punto di vista pratico, self-publishing significa mettere in vendita il proprio libro su una piattaforma online dedicata. Manca la casa editrice, ma soprattutto i suoi professionisti al servizio dell’autore e del suo manoscritto. Il loro lavoro dovrà essere coperto dalle capacità personali dell’autore o dovrà egli stesso pagare altri professionisti per un risultato di qualità.

Il self-publishing è dunque imprenditoria allo stato puro: investimento di capitali a rischio (dello stesso scrittore), con l’obiettivo di vendere il più possibile al minor costo di produzione. Tanto che oltreoceano si parla di “authorpreneur” (fusione tra author e entrepreneur) nel blog The Creative Penn della scrittrice self Joanna Penn. In italiano, trovate un ottimo articolo di Alessia SaviAuthorpreneur: la differenza tra Indie e Self 

Le piattaforme di self-publishing più utilizzate al momento sono:

Quali sono i passi per auto-pubblicarsi?
Ricalcando le figure professionali all’interno di una casa editrice, viste sopra, è necessario:

  • eseguire un editing dettagliato della storia, avvalendosi di lettori forti ed obiettivi nella valutazione o affidarsi ad un editing professionale
  • revisionare il manoscritto per eliminare attentamente ogni refuso o richiedere l’aiuto di un correttore di bozze
  • come un direttore editoriale, scegliere le piattaforme di vendita a cui appoggiarsi, valutando i servizi offerti gratuitamente e quelli extra a pagamento (attenzione al rilascio del codice ISBN ed alle possibilità per i lettori di avere anche il cartaceo)
  • impaginare l’ebook nei formati richiesti dalla piattaforma (in genere epub e mobi) o incaricare ad un grafico/impaginatore
  • creare una grafica di qualità per la copertina o commissionarla ad un grafico
  • promuovere l’ebook online sul proprio blog e vari social network o delegare una web agency

Il costo maggiore per l’autore è sicuramente il suo tempo impegnato nel verificare tutte queste funzioni, ma è chiaro che, data la prevalenza tecnologica di questo sistema, più le sue conoscenze informatiche sono elementari e più sarà notevole l’impegno (o l’investimento in terze parti) richiesto.

Questo se si vuole un lavoro di qualità, che sia paragonabile all’editoria tradizionale.
Il problema però è che le piattaforme, come l’editoria a pagamento, non effettuano selezioni dei manoscritti: chiunque può pubblicare un proprio scritto in qualsiasi momento, senza vincoli di sorta, senza aver curato la grammatica, l’ortografia, la storia stessa.
Senza un filtro qualitativo, più che “pubblicare”, si tratta di “commercializzare”.
Nel mare magnum di questo eccesso di produzione, le vere opere d’arte -perchè c’è davvero chi merita- rischiano di non emergere.
Almeno qui in Italia.

Se volete approfondire, questo di IlmioLibro mi è sembrato l’articolo più esaustivo, in italiano: Il self publishing: consigli, regole e link utili 

 

Cari lettori…

…se avete qualche altra curiosità nel mondo dei libri, non avete che da chiedere.
Webnauta non va propriamente in vacanza. La rubrica Navigare Informati, più qualche extra, vi terrà compagnia durante l’estate. Il nostro veliero è comunque in perenne movimento e le nostre antenne made-in-google sono sempre in ascolto.
E voi avete già messo buoni libri in valigia?

Comments (21)

nadia

Giu 16, 2016 at 8:28 AM

Cara Barbara, non potevi creare rubrica più interessante e renderla più completa di quanto hai fatto. La collaborazione con il consiglio di Silvia non poteva cadere meglio a fagiolo.
Che dire c’è ben poco da aggiungere. Chi compare in punta di piedi nel campo e tenta con il suo manoscritto di farsi largo, sulla propria pelle scopre quello che hai sintetizzato nell’articolo, guardandosi le tasche il più delle volte capisce che i sogni restano tali. Per trasformarli in progetti ce ne passa. Tutto è mercato.
Io ho provato con Lulù a suo tempo, ma non mi sono trovata bene, il formato di stampa è sotto misura standard e i caratteri sono minuscoli, quindi ho abbandonato e stampato presso una tipografia locale il centinaio di copie sparse in giro. Quindi toccato con mano almeno due delle realtà che hai citato, ora provo con il crowdfunding, poi si vedrà. Ognuno di noi mira alla casa editrice medio grande in cui sentirsi a suo agio, ma di certo nessuno si illude di diventare ricco, almeno non io. Quello che voglio far capire ai miei figli è che la propria indole non si nasconde e se questo è ciò che desidero fare davvero, troverò il modo e farò essere orgogliosa di me, perché crederci è il primo passo.
Libri in valigia? Al momento sto leggendo Murakami Haruki Nel segno della pecora, ma mi aspettano diversi generi in cui non mi sono mai imbarcata (fantasy, vampiri)che voglio almeno provare…valigia strapiena!

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Barbara Businaro

Giu 16, 2016 at 12:44 PM

Grazie Nadia! Penso che la povera Silvia fosse inconsapevole di darmi un gran consiglio!
(no dico, nessuno na notato che il logo della rubrica riprende il vero Navigare Informati?? 😀 )
Tutto è mercato, è vero, ma il problema è il mercato disonesto che lucra sui sogni delle persone (e non solo quelli di pubblicazione). Bisogna condividere le cattive esperienze, così che non ci caschino altri e sperare che il mercato così si pulisca.
Credo che la prossima puntata sarà proprio sul crowdfunding 😉
Vampiri in valigia mi piace molto!! Recentemente ho visto il film Byzantium (preso da spettacolo teatrale, non c’è un libro), che ne dà un’interpretazione un po’ nuova. Niente vegetariani, però!

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Marco Amato

Giu 16, 2016 at 9:18 AM

Da applauso. Esauriente. Mi segno il link così se mi dovesse capitare qualcuno agli inizi e un po’ confuso sull’editoria so dove spedirlo per approfondire. 😉

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Barbara Businaro

Giu 16, 2016 at 12:44 PM

Grazie per l’applauso! Ho avuto qualche dubbio sulla parte self: quando sono arrivata al “Per approfondire…” ho pensato “cavolo, dovrei citare Marco, ma il blog è appena partito, è ancora vuoto! Non ci sono i miliardi di interventi disseminati per la blogosfera!” Quindi…quando scriverai un articolo tutto tuo, che ti posso così linkare? 😀

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Marco Amato

Giu 16, 2016 at 12:56 PM

Ehm, mai va bene? 😀
Nel mio blog non vorrei parlare di self e di marketing. Ho già annoiato il mondo a sufficienza. 😛

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Marina

Giu 16, 2016 at 1:26 PM

Completo di ogni informazione, complimenti.
Io andrò a leggere l’articolo di Alessia Savi, che mi sembra interessante: non ho mai veramente capito la differenza fra autore indie e self-publisher.

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Barbara Businaro

Giu 16, 2016 at 2:01 PM

Grazie Marina. Ho cercato di dare informazioni semplici ai lettori, la rubrica si propone questo.
In breve, la differenza è la consapevolezza di essere autori indipendenti e la volontà di non cedere all’editoria tradizionale. Per un autore indie, il self-publishing non è un ripiego, dovuto a precedenti rifiuti o alla mancanza di risorse da investire, è una scelta precisa, conscia. L’articolo di Alessia è pieno però di molti altri rimandi, quindi da leggere!

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silvia

Giu 16, 2016 at 2:35 PM

Oh la là! L’ho buttata lì quasi per scherzo e ha attecchito!! 🙂 Grazie mille per la citazione.
La tua rubrica soddisfa già le mie aspettative sulle tue grandi capacità di informare, quindi felice che abbia preso il largo questa tua iniziativa e complimenti per la tua precisione!
Anch’io mi segno il tuo post e vado a leggere Alessia, l’argomento mi incuriosisce molto.
Quanto alla valigia e ai libri da mettere dentro, tu pensa che solo nel kindle ne ho circa 700, sarà durissima scegliere! 🙂

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Barbara Businaro

Giu 16, 2016 at 6:10 PM

Grazie Silvia! In sostanza, sei la madrina di questa rubrica! 😉
Per quanto riguarda la valigia, direi che la risolvi facilmente mettendoci direttamente il kindle!
Poi sceglierai cosa leggere una volta a destinazione.
Io finisco a leggere le guide turistiche in ferie e divento una trottola, che c’è tanto da vedere, tanto da curiosare…ma soprattutto da assaggiare!

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sandra

Giu 16, 2016 at 3:17 PM

Quadro esauriente assai.
Avendo pubblicato con un EAP ahahah il primo libro, posso dire che ho avuto 2 contratti uno di edizione e uno di editing. Questo è avvenuto oltre 6 anni fa, alla luce di come poi il mercato è andato a sputtanarsi, non mi pento e i problemi con quell’editore furono altri per cui alla loro proposta per il secondo romanzo rifiutai. Il libro in realtà è stato il meglio distribuito di tutti quelli che ho pubblicato, si trovava in Feltrinelli subito e addirittura me lo segnalarono all’autogrill. Un EAP non è un marchio infamante che rimane a pelle sul braccio dell’autore, attualmente sono rappresentata da uno degli agenti più famosi d’Italia nonostante il mio buio passato. Perchè alla fine agenti ed editori sono alla ricerca di una cosa sola: un libro che venderà, se l’autore ce l’ha bene altrimenti ciao.

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Barbara Businaro

Giu 16, 2016 at 6:11 PM

Non sapevo che il tuo primo libro fosse un’EAP, intendi “Frollini a colazione” no? Però sei l’unica finora che mi racconta di una distribuzione EAP effettiva, addirittura in Feltrinelli e autogrill (che non ci sono molti volumi nell’angolino libri/riviste). La ricerca che ho seguito io per conto di un amico risale al marzo 2012, impossibile da trovare online e nemmeno Feltrinelli/Mondadori. Dicevano di essere affiliati Giunti, ma non avevo libreria di quella catena in loco.
Ho preferito non sollevare facili speranze, nel scrivere questo post. Molti sono concordi nel dire che l’EAP non è un gran biglietto da visita (nonostante ci siano autori EAP che hanno vinto premi nazionali). Poi via Twitter, CBM di BookBlister ha pure detto che sono stata troppo buona: Perché EAP non è “pubblicare”, è stampare male pagando troppo! 😉

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sandra

Giu 16, 2016 at 9:36 PM

Sì, Frollini. Diciamo che mi sono un po’ bevuta la frottola che l’editing andava pagato, l’editore ha sede a 3 km da casa, il che è stato comodo per i volumi che tenevo io in conto vendita per le presentazioni e volevo uscire con un libro, in realtà Frollini lo proposi solo a loro, perché non era un periodo facile della mia vita. Io non lo rinnego, ecco. Non sarà pubblicare, figurati se contraddico la mia guru 😀 però si può ripartire anche da lì, nessuno NESSUNO mi ha mai detto in seguito “guarda, ti pubblicheremmo ma siccome hai esordito con ExCogita è no” questa è una leggenda metropolitana piuttosto discutibile.

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Barbara Businaro

Giu 17, 2016 at 3:43 PM

Allora diciamo a chi è incappato nell’EAP di non disperare, che si può sopravvivere. Però a chi ancora non ha proprio pubblicato, è bene avvisarli dei rischi, che procedano con molta cautela, questo si. 😉

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sandra

Giu 17, 2016 at 6:47 PM

Questo certo sì, non è che io consigli la mia strada, sia chiaro, solo che non porta al dirupo.

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Darius Tred

Giu 17, 2016 at 12:12 PM

Applausi, applausi e ancora applausi.
Il link a questo post entra dritto spedito nella postoteca del mio retroblog.

Applausi (l’avevo già detto?)

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Barbara Businaro

Giu 17, 2016 at 3:59 PM

Grazie, grazie e ancora grazie! 😀
Ora mi sembrano cose ovvie, ma è un riepilogo di quello che ho studiato in un anno, seguendo altri blogger ed altri scribacchini.

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newwhitebear

Nov 18, 2016 at 10:27 PM

Articolo esaustivo e chiaro con precisi riferimenti ad altri articoli.. Leggo ora ma sicuramente mi ha fatto riflettere. Molto interessante questa rubrica rivolta ai lettori ma molto di più agli scribacchini.

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Barbara Businaro

Nov 18, 2016 at 10:39 PM

Grazie Gian Paolo e benvenuto nel blog. La rubrica è rivolta ai lettori, perchè vogliamo fargli capire quanto lavoro c’è dietro a quelle poche pagine, quanto sia difficile fargliele arrivare in libreria. 🙂

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