Confidenze numero 25-2020 - L'Ultimo sorriso - Storia vera di Agata T. Raccolta da Barbara Businaro

Scrivere una storia vera per Confidenze
L’ultimo sorriso in edicola

Proprio un anno fa, in questo periodo, sono andata in edicola a prendere la rivista Confidenze perché conteneva una storia vera raccontata da un’amica. Mi sono letta anche tutte le altre storie, nonché gli articoli di moda, bellezza e attualità, ma alla pagina numero 7 qualcosa aveva irrimediabilmente colpito la mia attenzione.
“Ti piace scrivere?”
Beh insomma, penso io, un pochino si, dai. Forse, e dico forse, mi riesce anche benino.
“Se vuoi metterti alla prova, il nostro laboratorio di scrittura fa per te. […] Il fulcro della storia dev’essere un segreto: può essere d’amore, di famiglia, di tradizione, qualcosa di mai confessato o anche qualcosa che, a un certo punto, è venuto a galla, cambiando i destini. Può essere un’emozione personale o un fatto, che ha coinvolto una persona o tante. Può riguardare un partner, una figlia, un padre, un animale… Insomma, puoi declinare il tema in mille modi possibili purché la storia sia vera (tua o di altri) e inedita. […] Hai tempo dal 20 giugno al 31 agosto.”

Ci ho rimuginato su per parecchio tempo. Un segreto, e dove lo trovo io un segreto? Che non sia uno dei miei, beninteso! 😀
Perché ognuno ha i propri segreti, ma quali possono essere svelati – dato che li stai scrivendo e rivelando al mondo – senza procurare danno ad altre persone? Quale amicizia altrimenti mi avrebbe prestato il proprio segreto, seppure coperto da anonimato? E chi mai avrebbe avuto voglia di parlare dei propri segreti ad un estraneo?
Sempre su quella pagina numero 7 c’era però un suggerimento dalla due coach del laboratorio, Annalucia Lomunno, scrittrice e finalista al Premio Strega con Rosa sospirosa, e Silvia Montemurro, scrittrice segnalata al premio Calvino per il suo primo libro L’inferno avrà i tuoi occhi. Mi hanno colpito proprio le parole di quest’ultima:

“Spesso i segreti sono tali perché fanno male a qualcuno o scatenano vergogna. In realtà, se si sente l’esigenza di tirarli fuori è perché il dolore è più forte, non perché è passato. La farfalla, quando deve diventare bruco, passa attraverso una fase delicatissima che viene chiamata “sfarfallamento” durante la quale perde una goccia di sangue. Raccogliete quella goccia e fate diventare chi avete davanti una persona libera di volare e non di sentirsi schiacciata a terra.”

Così mi sono messa alla ricerca di un bruco che voleva sfarfallare, e quando avevo ormai rinunciato a partecipare a questa edizione di ConfyLab, magari aspettando la prossima e un altro tema più consono per le mie conoscenze, ecco che una farfalla è entrata dalla finestra e mi ha raccontato la sua storia vera.

Ho inviato il testo all’incirca tre giorni prima della scadenza e poi non ne ho più saputo nulla per tutto l’inverno. Chi mi ha convinto a mandare una nuova mail di richiesta questa primavera, almeno per poterlo pubblicare liberamente qui nel blog, è stata proprio la farfalla protagonista della storia. Se non l’avessi ascoltata, non avremmo scoperto che il primo invio era andato perduto per errore (ironia della sorte, per un consulente informatico no?! 😀 ) e che appena letta, quella goccia raccolta aveva proprio toccato il cuore.

Così, oggi sono tornata in edicola perché sul numero 25 di Confidenze c’è proprio quella storia lì, raccontata da me. 😉
Ma scrivere una storia vera no, non è mica come scrivere un racconto!

Scrivere una storia vera

Potreste pensare che tra scrivere un racconto e scrivere una storia vera non ci sia poi chissà quale differenza.
Quando componi un racconto, ti concentri sui dettagli proprio perché sia “verosimile”, così aderente al vero, così plausibile nella sua trama e credibile nei fatti narrati da ritenerli realmente accaduti, anche se non documentati. Fanno eccezione solo i testi dei generi fantasy e fantascienza, dove al lettore è richiesta la sospensione dell’incredulità e l’accettazione di nuove regole fisiche, chimiche, matematiche, biologiche in un universo completamente inventato.
Accettiamo che il lupo di Cappuccetto Rosso parli alla tenera bambina, ma in tutte le altre storie i lupi ringhiano e ululano alla stessa maniera dei lupi veri. Il racconto rincorre la realtà.

Invece scrivere una storia vera mi è risultato più difficile che scrivere un racconto di pura fantasia.
Nell’elaborazione di un racconto un po’ giochi a essere dio, di quel mondo esistente solo nella tua mente: crei i personaggi come più ti aggrada, a volte funzionali all’intreccio, ogni tanto decidi di sacrificarne uno, magari anche soffrendo perché era il tuo preferito, ma terminata la pagina, in cuor tuo sai che è solo finzione, anche quando attingi alle tue emozioni personali. Puoi anche scegliere il momento migliore per concentrarti sul dolore o sulla felicità da trasmettere al lettore, così da limitare l’impatto sul tuo quotidiano reale.

Ma quando raccogli le emozioni di persone vere, in carne ed ossa, che hanno sofferto e continuano a star male, proprio lì davanti a te, se non sei davvero un pezzo di marmo, un po’ di quel dolore diventa anche tuo e non è semplice limitarlo.
Una storia vera è una storia vissuta, spiegata direttamente dal protagonista, può uscire dalla sua bocca come un fiume in piena che ti travolge oppure in parole scandite, misurate, taciute. Anche i silenzi diventano importanti.
In questo caso parlo di dolore perché il segreto di cui ho raccolto la testimonianza ha portato con sé sofferenza. Ma in egual modo possiamo considerare le emozioni positive (seppure non riesco ad immaginare segreti che nascondano gioia), anche l’eccesso di entusiasmo ci può contagiare come una scarica di adrenalina e diventa allora complicato ridurli ad un testo scritto.

In effetti la maggior responsabilità di scrivere una storia vera è trovare le parole adeguate ai sentimenti espressi dal vero narratore. Magari le vicende ci vengono descritte in maniera confusa, con eventi e date da riorganizzare, alcuni particolari possono essere tralasciati ed altri diventano fulcro della struttura, quando nemmeno il protagonista se ne accorge.
No, non è affatto banale scrivere una storia vera nel rispetto di chi l’ha vissuta.
Ma questa storia vera ha avuto il “visto si stampi” proprio da colei che un giorno mi ha risposto “Ce l’ho io un segreto per te. Ascoltami.”

Confidenze numero 25-2020 - Biografia Barbara Businaro

L’ultimo sorriso in edicola

“Il sole sta per sorgere all’orizzonte, i primi bagliori dietro le colline e i palazzi alti della città schiariscono appena la stanza dove riposa mia madre. Il monitor a fianco del letto mostra il suo battito debole, dall’altra parte la flebo scende lenta a mitigare il suo dolore. L’infermiera ieri sera mi ha fatto capire che è solo una questione di ore, difficilmente supererà un’altra notte vigile in nostra compagnia. Sorride, nonostante tutto. Anche quando dorme e soffre per la malattia riesce ancora a mantenere il suo volto disteso, in una silenziosa serenità. Tra tutti noi, è sempre stata lei la più forte, la nostra roccia. La famiglia intera, comprese gli zii e le cugine con cui sono cresciuta, ha sempre poggiato il suo fulcro sull’energia positiva e la caparbietà di mia madre.”

Continua sul numero 25 di Confidenze in edicola questa settimana, da martedì 8 giugno.
Se passate di qui dopo la lettura, fatemi sapere che ne pensate!
Si, anche la farfalla è curiosa… 🙂

 

Confidenze numero 25-2020 - Scrivere una storia vera

Comments (36)

Marco

Giu 09, 2020 at 9:48 AM

Bel colpo, brava!

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 10:31 AM

Colpo? Quale colpo? Ah, quello in testa, sì, tanti anni fa. Non sono più guarita. 😀 😀 😀
Grazie, Marco.

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Sandra

Giu 09, 2020 at 10:23 AM

Non è facile raccogliere le confidenze e metterle su Confidenze. Ognuno ha la propria sensibilità e il proprio modo di raccontare. Complimentoni e ci si sente dopo. Bacissss e cin cin

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 10:35 AM

No, non è facile no. Anche perché qui il tema (o writing prompt, come direbbero gli anglossassoni), ovvero il segreto, era alquanto complesso da gestire. Ancora di più il tema della storia vera stessa. 🙂

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Maria Teresa Steri

Giu 09, 2020 at 10:27 AM

Complimenti, Barbara! Una grandissima soddisfazione vedere su una rivista così letta un proprio scritto. Eh sì, immagino proprio che raccontare una storia vera non sia affatto facile, anche per la delicatezza che comporta scegliere cosa dire e cosa no. E la storia che hai scelto ha l’aria di essere bellissima e toccante.

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 10:39 AM

Credo che come i libri che si fanno trovare, anche la storia abbia scelto me. Che di segreti ne avevo rintracciati altri, compresa l’ex nuora che ha scritto il numero di cellulare dell’ex suocera in un annuncio erotico sui bagni pubblici maschili (fa troppo ridere e allo stesso tempo preoccupare!) Ma non mi sembravano all’altezza della sfida. Perché poi scrivere è pur sempre una sfida. 🙂

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Marco Amato

Giu 09, 2020 at 10:39 AM

Una conferma importante sul valore della tua scrittura. Sono molto felice per te.

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 10:41 AM

Di conferme così allora ne vorrei tutti i giorni! Grazie Marco! 🙂

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Marco Amato

Giu 09, 2020 at 11:09 AM

Oggi per avere conferme attraverso l’editoria/scrittura, occorrono parecchie skills. La capacità di intelligere questo mondo complesso. Le conoscenze tecniche che permettono di sbriciolare le barriere della comunicazione. La voglia di scrivere e il cuore graffiato dalle circostanze della vita. E non ultimo tu possiedi la skill dove io difetto di più, la perseveranza. Ti dovrai guadagnare ogni passo, certo, ma se c’è qualcuno che potrebbe farcela, quella sei tu. Ricordatelo, negli inevitabili momenti bui. Col giusto sacrificio, potrai conquistare anche il sole, o la Scozia, giusto per parlare di luoghi luminosi. 😉

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 2:30 PM

La perseveranza ha bisogno di allenamento, come tante altre qualità. Non ha nemmeno molto a che vedere con il sacrificio, perché se desideri davvero una cosa, perseverare per ottenerla sarà forse fatica, ma mai sacrificio. 😉

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IlVecchio

Giu 09, 2020 at 10:53 AM

Per colpa tua, Alfonso, il giornalaio all’angolo, un altro vecchio come me, riderà del sottoscritto per il resto dei suoi giorni, perché stamattina oltre al Corriere gli ho chiesto Confidenze, la rivista da femmine. Mi ha salutato dicendo che alla mia età fa male. Non ho capito se la rivista o la femmina.
Pagina 50, ti ho letto. Non conosco la farfalla, ma sei riuscita a volare con lei. Sinceramente commosso.

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 2:25 PM

Sto ancora ridendo, immaginando la tua faccia di fronte al saluto di Alfonso! 😀 😀 😀
Grazie! ❤

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Brunilde

Giu 09, 2020 at 11:42 AM

ok non ci sono ancor andata in edicola, ma non mi sfuggi…a dopo! E complimenti, comunque

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 2:34 PM

E chi se move! Grazie!! 😀

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Daniele Imperi

Giu 09, 2020 at 1:19 PM

Complimenti, conoscevo la rivista perché ci ha pubblicato qualche racconto Salvatore.
Ce ne vorrebbero di più di riviste che accettano racconti.

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 3:03 PM

Come rivista femminile la conoscevo già, anche se non ricordavo le storie vere pubblicate al suo interno. Salvatore e Nadia me l’hanno fatta riscoprire.
Più che riviste che pubblichino racconti (qui storie vere, e capisco che per qualcuno la differenza sia effimera), ci vorrebbero più lettori di racconti. 😉

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Lisa

Giu 09, 2020 at 5:11 PM

Complimenti Barbara!
Mi piace molto l’idea della storia e anche la biografia è molto ben scritta!

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Barbara Businaro

Giu 09, 2020 at 5:49 PM

Grazie Lisa! 🙂
In realtà la biografia è stata tagliata, per esigenze editoriali immagino. L’originale era questa:
Mi piace leggere storie, anche quelle che non sono state ancora scritte. Quando le incontro per strada, si affollano nella mia testa e ho bisogno di dargli una voce. Sono stata alla ricerca dei vampiri antichi di Volterra e a caccia di orchi nella Terra di Mezzo. Sono accanita fan di #DarcyTuttaLaVita e prendo sovente il tè con il Cappellaio matto. Sono andata alla scoperta delle pietre magiche nella Scozia di Outlander. Sono un consulente informatico. Vivo nella città del Santo, l’unica con un Prato così grande da contenere un’Isola, all’ombra dei Monti Azzurri: la mia bella Padova.
E in allegato doveva esserci la foto del mio “luogo del cuore”, come avevano richiesto. Ovviamente, nella Scozia di Outlander, al castello di Lallybroch. 😉

Midhope Castle - Lallybroch

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Giulia Mancini

Giu 09, 2020 at 7:41 PM

Complimenti Barbara, sì, non è facile scrivere con le parole giuste una storia vera e tu hai saputo farlo.

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Barbara Businaro

Giu 11, 2020 at 1:09 PM

Grazie Giulia! Questo esercizio mi ha fatto comprendere le difficoltà di chi scrive le biografie dei personaggi famosi: quando sono ancora in vita, c’è il rischio di non soddisfare le loro aspettative; viceversa, quando non ci sono più, ti resta il dubbio di aver colto appieno il loro pensiero e il significato di determinate scelte. 🙂

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Marina Guarneri

Giu 09, 2020 at 7:54 PM

Le confidenze che determinano una svolta!
Complimenti! Andrò in edicola: sto facendo raccolta delle “confidenze” (altrui) degli amici blogger/scrittori!

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Barbara Businaro

Giu 11, 2020 at 1:12 PM

La svolta tra i racconti e le storie vere, dici? 😉
Eh, anch’io ne ho un bel po’ qui di copie di Confidenze con firme conosciute. Tra l’altro ieri sera mi ha chiamato una vecchia cara amica, che ha esordito con “Ma ma ma… tu lo sai che lo leggo ogni settimana?! Che sorpresa mi ha fatto trovarti qui!!!” 😀

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Elena

Giu 10, 2020 at 7:46 AM

Brava Barbara! Che disdetta l’errore tecnico, meno male che la farfalla si è fatta sentire! Congratulazioni. Una storia di cui si immaginano i contorni, di certo toccherà il cuore. Viva le edicole!

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Barbara Businaro

Giu 11, 2020 at 1:16 PM

Grazie! Beh si, quando mi hanno detto di aver perso la mail, ho pensato che era proprio il colmo: consulente informatico ripudiato da un web server! 😀 😀 😀
Questo conferma anche che conviene chiedere una seconda volta, in mancanza di una risposta, fosse anche un rifiuto. Perché, fatte salve le Pec la cui ricezione è certificata, le mail ordinarie si perdono.

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Brunilde

Giu 10, 2020 at 10:50 AM

Letto! un racconto scritto molto bene, senza sbavature e non è facile, quando si toccano argomenti come l’amore e il dolore, la vita e la morte. Davvero brava, complimenti!
( era l’ultima copia, e davanti al mio evidente sollievo per averla trovata ho spiegato all’edicolante che ” C’è un racconto scritto da una mia amica” e lui ha commentato “Ah però! ” Insomma: anche se non ci siamo mai incontrate definirti mai amica mi ha dato un certo tono, grazie ! )

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Barbara Businaro

Giu 11, 2020 at 1:20 PM

Mi puoi chiamare amica tutte le volte che vuoi e l’orgoglio è tutto mio, che ho letto il tuo bellissimo romanzo Ricominciare. 😉
Grazie, sono contenta che ti sia piaciuto, nonostante la storia sia forte. Più di qualcuno mi ha contattato in privato, preoccupato: no, ribadisco, non è una storia autobiografica, e la farfalla protagonista oggi sta bene, in pace con il suo mondo interiore 🙂
Prometto che il prossimo sarà più light… sto seguendo la traccia di un’altra storia vera, solo che mi tocca aspettare e vedere come va a finire. Io ovviamente tifo per il lieto fine! 😀

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Luz

Giu 10, 2020 at 11:46 AM

Non è stato facile e io lo immagino. Un conto è una scrittura che ricalchi eventi di fantasia, un conto è cercare di trattare un argomento con la massima delicatezza possibile. Sapendo che quell’argomento sarà poi consegnato a un pubblico di lettori, facendosi portavoce di una realtà anche dolorosa. I miei complimenti, lo segnalo a mia madre. 🙂

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Barbara Businaro

Giu 11, 2020 at 1:21 PM

Grazie Luz! Poi fammi sapere come l’hai trovato tu, e anche la tua mamma! 🙂

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Grazia Gironella

Giu 13, 2020 at 10:28 PM

Complimenti, Barbara! E’ sempre bello scoprire che qualcosa di ciò che scriviamo arriva a toccare la sensibilità dei lettori. Hai perfettamente ragione sulle difficoltà del raccontare una storia vera. Come sai anch’io ho un’impresa di quel genere in cantiere, solo rimandata per la revisione al romanzo per Amazon Storyteller, e non ti dico quanti dubbi mi sono venuti. Parlare di realtà ti richiama al rispetto per le persone coinvolte, e anche al desiderio di dare voce alla loro storia nel modo migliore. Non è una responsabilità da poco.

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Barbara Businaro

Giu 15, 2020 at 6:22 PM

Ricordavo infatti che avevi un progetto in cantiere del tutto simile! Eh già, è una responsabilità e una faticaccia, poi dipende anche dal tipo di storia vera che ci troviamo tra le mani. Adesso ne sto seguendo una più serena, per così dire, non senza emozioni. E sto facendo il tifo per il lieto fine, che se finisce diversamente magari mi passa la voglia di scriverla! 😀

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Darius Tred

Giu 15, 2020 at 11:07 PM

Spero tu non ti offenda, ma secondo me potevi scriverlo meglio.

P.S.: Eddai, scherzavo! Qui è un plebiscito di complimenti scroscianti. Dovevo pur inventarmi qualcosa per farti notare i miei, di complimenti… 😉

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Barbara Businaro

Giu 17, 2020 at 9:38 AM

Ahahahha, da Darius non posso mai aspettarmi un commento semplice! 😀
Comunque è vero che potevo scriverlo meglio, solo che avrei allungato il testo, temo. E avevo un numero massimo di battute.
(Ti ricorda niente tutto ciò? 😛 )

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Darius Tred

Giu 17, 2020 at 5:10 PM

No, io scherzavo. Per me è scritto bene. Dato che di solito leggi i miei commenti di notte, dovevo ingegnarmi per farti quantomeno inarcare il sopracciglio. Peccato per il numero di battute.

Però non capisco a cosa ti riferisci: cosa dovrei ricordarmi?
Non mi viene in mente nulla.
Davvero-davvero-davvero.

Reply

Barbara Businaro

Giu 17, 2020 at 6:17 PM

Davvero-davvero-davvero della tua menzione speciale per L’erborista di Siena al primo contest di webnauta!
Che poi ti ha portato bene, visto che poi è diventato un romanzetto (col titolo al plurale, forse solo il titolo è rimasto del primo racconto?) con tanto di segnalibri artigianalmente cuciti! 😉

Reply

Darius Tred

Giu 17, 2020 at 10:14 PM

…mmm…
Qualcosa mi dice che non hai letto il “plurale”.
Né il romanzetto.
Né gli extra.
E quindi nemmeno la special mention di pagina 251.
😉

Barbara Businaro

Giu 18, 2020 at 12:31 AM

Non ho ancora letto il “plurale”, l’indice dei capitoli sta sempre nel fondo, e sul mio Kobo figurati se la trovo la pagina 251!!
Ma non potevo chiudere occhio con atroci sospetti. E si, a furia di scorrere ossessivamente le schermate (il Kobo sta fumando) ho trovato la special mention. Sospiro di sollievo! 😉

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