Ci hanno rubato il tempo libero - Il CCNL Commercio e i permessi retribuiti

Ci hanno rubato il tempo libero

Questo articolo non volevo scriverlo, ma quando sei costretta a ripetere le cose una, due, tre, dieci volte, inizi a chiederti se non è meglio farci un post, così al prossimo che te lo chiede di nuovo gli giri direttamente il link. Così aumenti pure gli accessi al sito… 😉
Non volevo scriverlo perché preferisco cercare soluzioni, che adagiarmi allo sport della lamentela. Ma questa volta credo di dover dare voce anche a chi non ce l’ha, ai lavoratori che fanno sempre più fatica. Ci hanno rubato il tempo libero, e molti non ne sanno proprio nulla.

Come ho scritto a settembre in Ricomincio da me, dopo 16 anni nella stessa azienda ho rassegnato le mie dimissioni, alla ricerca anche di un cambiamento nella mia quotidianità, con un luogo di lavoro più vicino a casa e delle mansioni differenti per accrescere le mie competenze. Ai primi di novembre ho iniziato questa nuova esperienza lavorativa, sempre per una società di consulenza informatica, dunque sempre per il settore terziario, commercio e servizi. Quando sei appena assunto, ti ritrovi il cedolino con i contatori di ferie e permessi maturati a zero, in più sei comunque in formazione di processi e sistemi sconosciuti, con la voglia di imparare tutto il più in fretta possibile.
Arrivi tra l’altro dal periodo di preavviso del precedente datore di lavoro, dove non puoi chiedere né ferie né permessi senza allungare la scadenza di tale periodo. Se poi sei dipendente “anziano”, la stessa azienda cercherà di sfruttare ogni tuo minuto secondo per chiudere tutti i progetti pendenti. Morale della favola: da settembre a fine anno è stata tutta una corsa, attendevo quindi il 2020 per calibrare i miei ritmi, e vedere che fine faceva la scrittura già accantonata lo scorso anno proprio per cambiare impiego.

Ed è qui che casca l’asino, dove l’asino sono proprio io. 🙁
A metà gennaio, alla richiesta di un permesso per recarmi in un ufficio pubblico, scopro di non averne diritto. Con le giornate che sono stata costretta a chiedere sotto Natale, in assenza dei colleghi da cui dipendo per questi primi mesi di attività, i miei contatori sono negativi, soprattutto i permessi non sono maturati. Eppure io nel contratto precedente avevo ogni anno 22 giorni di ferie e 104 ore di permessi retribuiti (per gli amici ROL, Riduzione Orario Lavoro) ed entro marzo si programmavano a grandi linee i periodi di fruizione degli stessi, salvo imprevisti.
Chiedendo lumi all’amministrazione, giungo ad una vergognosa scoperta: con l’ultimo CCNL Commercio per i dipendenti da aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi risalente a febbraio 2011, i nuovi assunti non hanno diritto ai permessi per i primi due anni di lavoro.
Un orrore, uno scempio.

Così tutti quelli che mi chiedono perché non partecipo a quella presentazione in libreria, non vado all’apertura straordinaria di quell’altro museo, non sono disponibile per questo interessante progetto editoriale, non seguo nemmeno una delle ultime serie televisive che spopolano su Netflix, non ho provato l’ultima versione di quel software che potrebbe proprio fare al caso mio, non sono mai disponibile per un pomeriggio tra caffetterie e shopping, ed è sempre difficile trovarmi per una lunga telefonata di pettegolezzi, senza contare che sono davvero indietro con le letture dei romanzi consigliati, a costoro io devo rispondere che non ho molto tempo libero, perché non ho più permessi dal lavoro.
Mi guardano straniti, come se stessi accampando una scusa banale, tanto è inconcepibile la cosa.
E così ripeto una, due, tre, dieci volte, tutta la spiegazione su com’è successo.
Ci hanno rubato il tempo libero, e molti non ne sanno proprio nulla.
Pure io l’ho scoperto da poco.

 

Nuovi assunti senza diritti

L’ultima modifica sostanziale al CCNL Commercio risale al 26 febbraio 2011 quando, oltre ai consueti ritocchi dei minimi tabellari, si sono aumentate le durate massime dei periodi di prova per livello di inquadramento, si è introdotta una progressiva riduzione della retribuzione giornaliera durante il trattamento di malattia, sono diminuiti i termini di preavviso per dimissioni e licenziamento dei lavoratori e, appunto, si è intervenuto nel calcolo dei permessi retribuiti per i nuovi assunti dalla data del rinnovo dello stesso CCNL. Non ultimo, è stata data facoltà alle singole aziende di derogare dal contratto nazionale con accordi più restrittivi, per migliorare la produttività e l’organizzazione del lavoro. Come è facile immaginare, in quel caso i dipendenti rischiano di avere meno potere contrattuale.

Come spiegano bene in questo articolo Permessi retribuiti CCNL Commercio mentre prima i lavoratori freschi di assunzione avevano gli stessi permessi dei veterani (88 ore nelle aziende sotto i 15 dipendenti, 104 ore sopra questa soglia), adesso si trovano con un sistema a scaglioni nei primi anni di lavoro: per i primi due anni ci sono solo le 32 ore dette “ex festività” (giorni di festività soppressi dal calendario lavorativo); il terzo e quarto anno a queste 32 ore si sommano il 50% dei ROL spettanti; solo dal quinto anno i dipendenti possono usufruire della totalità dei permessi.
Con un rapido calcolo, nelle aziende con più di 15 dipendenti (dunque con una forza lavoro già ben costituita rispetto ad imprese quasi famigliari) ai nuovi assunti sono state rubate 72+72+36+36 = 216 ore del proprio tempo, 27 giorni lavorativi che prima potevano essere utilizzati per le incombenze personali e famigliari.

Da quel che ho letto non tutte le sigle sindacali hanno accettato l’accordo, qualcuno si è rifiutato e ha indetto scioperi per tutto il paese. Senza però ottenerne nulla. I governi e i rappresentati si sono succeduti da allora, conosciamo la variabilità delle nostre istituzioni, ma nessuno ha più rimesso mano a questa vergogna.
Dov’ero io allora? Questa è una domanda che mi ripeto spesso nelle ultime settimane.
Non lo so, perché il periodo fa parte dei miei anni confusi. Facile che all’epoca, con tanti altri problemi che giravano per casa, qualcuno abbia commentato con un sarcastico “Apriti una Partita Iva e vedi che diritti di lavoro ti riconoscono!” Il che è tragicamente vero, direi che tutto il mondo del lavoro in Italia riscontra grosse difficoltà, anche i professionisti con i pagamenti ritardati proprio dalle Pubbliche Amministrazioni, che dovrebbero dare il corretto esempio. Questo succede quando smettiamo di essere persone e diventiamo un numero su un cedolino o un codice all’Agenzia delle Entrate.

Molti degli amici ed ex colleghi a cui ho chiesto informazioni ignoravano completamente il provvedimento, perché sono impiegati in altri settori (metalmeccanico, farmaceutico, chimico industria, alimentare, ecc.) o hanno, come lo avevo io, un contratto antecedente alla modifica del CCNL Commercio.
E adesso queste persone, soprattutto le donne a cui purtroppo è designato il carico maggiore in famiglia, sono bloccate dalla possibilità di cercare un nuovo lavoro, e un nuovo contratto, senza permessi. Come fai a gestire un anziano in casa o dei bambini piccoli senza assenze dall’ufficio? Le donne sono le prime a rimetterci, sempre.
I giovanissimi invece sono addirittura convinti che sia sempre stato così, per tutti i lavoratori. Gli pare quasi giusto, perché un nuovo assunto non è ancora produttivo (se sei al primo impiego certo, ma se la tua professionalità è decennale la tua efficienza inizia al termine del periodo di prova, credetemi). Alcuni rispondono “Che problema c’è? Chiedi dei permessi non retribuiti”. Non è così semplice, dipende dalla disponibilità dell’azienda, che potrebbe negarli comunque.

Ci hanno rubato il tempo libero, e hanno fatto passare il sopruso come un atto necessario per assicurarci un lavoro in tempo di crisi. Così la crisi è stata scaricata sul lavoratore. Ridistribuiranno anche gli utili quando (e se) la crisi sarà cessata?!

 

Meno tempo libero
maggiore concentrazione

Ritornando a noi, perché sempre un blog che si occupa di scrittura creativa è questo, non avete sbagliato sito, mi sento un po’ raggirata da una delle parole scelte per questo 2020. A quanto pare mi ha fatto un bello sgambetto e sono finita per terra.
Nelle Tre parole per una rotta di quest’anno infatti, il mio Recharge (ricaricare) è diventato parecchio difficile. Per fortuna mi aiuta la seconda parola, Endurance (resistenza, tolleranza, pazienza). Ce ne vuole parecchia perché troppe persone intorno a me sono abituate alla mia presenza e operosità, ma io non posso tenere lo stesso passo di prima.
I numeri parlano chiaro in questo caso.

Come si sopravvive con meno tempo libero? Con maggiore concentrazione.
Mai come ora sto utilizzando la matrice di Eisenhower, distinguendo le attività importanti e urgenti, praticamente essenziali alla quotidianità (come andare dal dentista per dire), da quelle che posso – anzi devo proprio – delegare ad altri (la spesa al supermercato, l’auto in officina). Il meccanismo di questa tecnica lo spiego nel post Scrivere è importante, anche se non urgente.
La Scrittura cerco di pianificarla, anche se con i nuovi ritmi lavorativi vedete bene che arrivo a pubblicare sempre nel fine settimana. Da inizio anno si sono poi aggiunte alcune attività legate al My Peak Challenge e al gruppo italiano Clan McPeakers, per ritiro di alcuni collaboratori con difficoltà personali. Sembra strano che a chi si impegna molto sia richiesto ancora di più, ma la community MPC mi ha regalato tanto in questi anni, umanamente, e non me la sento di negare il mio contributo. Per importanza, il My Peak Challenge per me vale quanto la Scrittura.

Come scrisse il dottor Gordon Livingston, di cui vi ho raccontato nel post Quel che resta del giorno. La mia scrittura a proposito del suo libro Too Soon Old, Too Late Smart: Thirty True Things You Need to Know Now (trad. Troppo presto vecchio, troppo tardi furbi: Trenta cose vere che devi sapere ora):

Il vero segreto di una vita felice è l’attenzione selettiva.

Purtroppo devo essere maggiormente selettiva nei miei impegni e spero che su questo gli amici mi possano comprendere (altrimenti non sono poi così tanto amici, mi verrebbe da dire, no?) Così devo rinunciare agli eventi mondani, perché in genere richiedono che esca prima dall’ufficio anche solo per passare per casa e sistemarmi un attimo, ma anche perché quel tempo lo devo utilizzare per la scrittura (e la lettura, che ne è propedeuticità indiscussa).
Devo rinunciare a gite fuoriporta, pure alle camminate all’aria aperta.
Se mi seguite su Facebook, sapete che di recente mi sono regalata un nuovo strumento di tortura sportivo, un tapis roulant o treadmill, che ho ribattezzato “puppy beast”, la bestiaccia malefica. L’ho acquistato per tornare a correre in sicurezza, senza rischiare di trovarmi a metà strada, incapace di proseguire, con nessuno disponibile a recuperarmi in auto. Qui se va male, spengo tutto e dietro ci ho posizionato un comodo divano. Del resto, se voglio camminare la sera non ho alternative, perché avventurarsi da sole in certi luoghi è sconsigliato.
Comunque è stato brutto sentirsi ribattere da qualcuno che preferisce andare a camminare tutti i giorni dopo pranzo. Eh, io dopo pranzo sono ancora in ufficio… 🙁

Devo rinunciare anche allo shopping. Mi restano solo i negozi aperti fino a tardi, nei centri commerciali, e se riesco a ricavarmi qualche ora il sabato mattina. Pensate che ho addirittura dovuto chiudere il mio mercatino di libri usati su ComproVendoLibri.it Mi toglieva troppo tempo stare dietro alle richieste e litigare negli uffici postali. Ho regalato in blocco tutti i libri, tenendone qualcuno di adatto per le casette di libri nei parchi di quartiere.
E poi mi rimangono gli acquisti in rete, Amazon in testa. E se devo aggiungere un’ulteriore riflessione trovo che questo sia davvero assurdo: il provvedimento di togliere i permessi retribuiti doveva servire a migliorare l’economia del settore Commercio, e io mi trovo bloccata a frequentare proprio i negozi che dovrebbero beneficiare di questo, che in settimana hanno il mio medesimo orario lavorativo.

Né mi concedo troppe distrazioni, sui social soprattutto ma anche con alcune persone che sono succhia-energia e succhia-tempo. Come scrivevo nel post I sogni chiedono rispetto, le distrazioni ci allontanano dalla realizzazione dei nostri sogni. E io ai miei sogni ci voglio credere ancora, nonostante le difficoltà.

Mi è tornato in mente anche il racconto scritto per l’ultimo Natale, in tempi assolutamente non sospetti, quando non sapevo nulla di tutto questo. Ripenso con un po’ di invidia alle parole di Ludovica in Quello che non ho:
“Io non ho niente, eppure sono ricca. E quello che non ho, semplicemente non mi serve.”
Le ho scritte io quelle stesse parole, perché lei era ricca, del suo tempo.

Quale futuro?

Ci hanno rubato il tempo libero, il tempo della lettura e della scrittura, lo stesso tempo che ci occorreva per far girare l’economia, spendendo il nostro stipendio faticosamente accumulato. E la scusa è che questo tempo rubato gli serviva per far ripartire l’economia. Qualcosa non torna.
Per il futuro mi attendo comunque il rinnovo del contratto CCNL previsto per questo 2020. Mi auguro che le istituzioni e i rappresentanti vari siano in grado di comprendere i loro errori e porvi rimedio.
In generale però sono sempre più convinta che questo nostro vivere vada ripensato radicalmente.
Che ne pensate voi cari lettori?
Vogliamo rimanere positivi?

Comments (23)

Rebecca Eriksson

Feb 23, 2020 at 11:08 AM

Si può solo rimanere positivi, perchè altrimenti c’è solo da piangere.

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Barbara Businaro

Feb 24, 2020 at 10:33 PM

Più che da piangere, c’è da incazzarsi… Dobbiamo rimboccarci le maniche e protestare, come fecero i nostri nonni.

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Giulia Mancini

Feb 23, 2020 at 12:54 PM

È vero, ci hanno rubato il tempo libero, purtroppo è una consapevolezza che ho da tempo. Nella mia azienda i nuovi assunti partono con un minor numero di ferie che poi recuperano, credo dopo quattro anni. Sui permessi non sono aggiornata, ma non mi risulta ci sia differenza, noi comunque abbiamo 36 ore l’anno per motivi specifichi. Io, però, sono ore che non uso mai, perché accumulo talmente tante ore di straordinario che per contratto non mi vengono pagate che posso solo recuperare che uso quelle quando riesco. Tuttavia il minor tempo libero incide davvero sulle vendite, per esempio io non vado più a mangiare fuori in pausa pranzo, perché sono talmente oberata che preferisco mangiare in ufficio velocemente per poter mandare avanti il lavoro e poter uscire non dico in orario ma almeno non troppo tardi. Mi porto il cibo pronto da casa, ma questa è un’abitudine diffusa sempre più anche tra gli altri colleghi, anche perché spesso mi mettono delle riunioni in orari assurdi (tipo alle 13.00) e quindi per conciliare il tutto si sacrifica la pausa pranzo.
Tutto questo si ripercuote anche sul restante tempo dedicato allo shopping, se esco tardi dal lavoro non ho la forza di fare la spesa, spesso non ho voglia di andare a comprare quello che mi serve (vestiti o altro) insomma è tutta una conseguenza, io compro molto meno di tutto, ma ogni tanto compro on line soprattutto eBook. Ci hanno rubato il tempo libero per risparmiare, ma hanno tolto il tempo a chi faceva girare l’economia

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Barbara Businaro

Feb 24, 2020 at 10:49 PM

Mi fa male leggere quel che scrivi. Perché, dal di fuori per lo meno, sembra proprio che ti stiano sfruttando oltre il lecito. Tra i tuoi permessi non fatti e le ore di straordinario fatte e non pagate, magari c’è giusto lo spazio di un altro lavoratore. …poi dicono che non c’è lavoro in Italia, ce n’è eccome! Pagarlo è il problema! 🙁
Addirittura la pausa pranzo saltata e le riunioni in sostituzione! Sono la prima a dire che il lavoro richiede elasticità, ma quando una situazione d’emergenza diventa di routine qualcosa non va. E non lo dico solo per te, che sei al limite psico-fisico, ma anche per chi gestisce dall’alto in questo modo. Non sanno che un dipendente che rispetta i suoi tempi fisiologici è più sveglio ed efficiente di un altro sotto continua tensione? In altre parti del mondo sperimentano lo smart working per metà settimana, se non addirittura la settimana corta, fino al giovedì. E il colmo è che la produttività aumenta!
Però Giulia sta anche a noi dipendenti essere forti dei nostri, pochi, diritti e saper dire qualche no. Ho spesso discusso con qualche mio collega maschio che non vedeva altro se non il lavoro (e chiedeva a me di fare lo stesso), abbandonando affetti e tempo libero. Alla fine ho avuto ragione io: qualcuno è andato in depressione, qualcun’altro ha rischiato l’infarto in ospedale, qualcuno si è dimesso dalla sera alla mattina dietro minacce della consorte, lanciando alle ortiche tutta la carriera. Ci hanno perso tutti, sia il dipendente che l’azienda.
E’ ora di riprendercelo il tempo libero. 🙂

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Marina Guarneri

Feb 23, 2020 at 3:18 PM

Sono fuori da queste dinamiche, ma capisco difficoltà e frustrazioni. Ma quando ti hanno assunta, non ti avevano detto di questi due anni in cui saresti stata tenuta in gabbia? Dico sempre che, anche non lavorando, non ho mai il tempo di fare tutto ciò che vorrei, ma so che posso comunque organizzarmi con molta libertà. Capisco che per chi, invece, sta in ufficio (o a scuola, in viaggio…) quasi tutto il giorno sia quattro volte più difficile conciliare esigenze di lavoro con svago e quotidianità. Se aggiungiamo anche che ferie e permessi sono interdetti nei primi tempi… Insomma, hai tutta la mia comprensione: non scrivi quanto vorresti, ma lo fai tanto, già garantendo puntate settimanali nel blog. Resisti, Barbara. Insisti. Persisti. Che la forza sia con te!

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Barbara Businaro

Feb 24, 2020 at 11:00 PM

Guarda Marina, è quasi comica la cosa: quando mi hanno assunta, io non lo sapevo e nemmeno il capo (perché quando gliel’ho detto non ne era al corrente, non segue gli aspetti amministrativi, non è suo compito). E chi lo sapeva, ha dato per scontato che anche io lo sapessi. Così nessuno ha detto nulla! 😀
Il peggio è spiegarlo ad amici e famigliari e non essere compresa. Come al solito, si dà per scontato che la prima cosa da tagliare, come attività inutile e non redditizia, è proprio la scrittura. Occorrerebbe una valutazione approfondita del beneficio economico dello scrivere, di quanto migliora l’umore e aiuta a sentirsi più appagati rispetto ad un lavoro che non sempre regala soddisfazioni. Per lo meno, è difficile vedermi col muso lungo 😀
Resisto si. Probabilmente non riuscirò a scrivere il racconto per Pasqua, proprio perché sarò su un altro progetto, a cui tengo molto. E se guardo là in un angolo IPDP da finire… verrà anche il suo momento. 🙁

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Sandra

Feb 23, 2020 at 7:29 PM

Non conoscevo questa triste novità. Quindi tu hai solo le ferie? Tipo, ritardi di un’ora ad arrivare in ufficio causa incidente lungo la strada e cosa fai? Recuperi la sera? Permesso non retribuito?
Va detto che purtroppo in Italia ci sono troppe persone che se ne approfittano con malattie e permessi per la legge 104 e altri che si ammazzano di lavoro e pur avendo permessi ROL e ferie accumulano un enorme arretrato di giorni non goduti.
Ogni qualvolta si presenta un impedimento, un sovraccarico extra tocca ridisegnare la mappa del poco tempo libero, che va gestito al meglio. Gli altri devono capire e se non lo fanno, come dici giustamente tu, rivelano semplicemente di essere poco amici.

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Barbara Businaro

Feb 24, 2020 at 11:08 PM

Quindi io ho le ferie, da concordare, e 32 ore di ex-festività (ma ne ho già mangiate 4, non sapendolo). Se ritardo per un incidente (ed è successo nemmeno venti giorni fa), posso recuperare la sera, fino ad un’ora. Altrimenti o chiedo permesso o mi devo accordare per un recupero al sabato mattina. Non è consentito saltare il pranzo per recuperare i ritardi.
Ho amici che tra ferie arretrate e permessi non fatti avanzano quasi 4 mesi di giorni a casa, rischiando le loro aziende sanzioni pesanti in caso di verifiche. Sono convinta che se ognuno rispettasse diritti e doveri, andremmo meglio tutti.

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Grazia Gironella

Feb 23, 2020 at 8:54 PM

Rimanere positivi, per forza. Non viene mai niente di buono dal lasciarsi abbattere! Però per non soffrire di questo stato di cose dovresti essere di plastica. Fa bene un abbraccio di consolazione? 😉

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Barbara Businaro

Feb 24, 2020 at 11:10 PM

No, di plastica no. Tutta roba naturale signora mia! 😀 😀 😀
Sempre, gli abbracci fanno sempre bene e quindi non li rifiuto mai! Qualcuno poi ha detto che un abbraccio allunga la vita. 😉

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Alessandro

Feb 23, 2020 at 9:44 PM

Sono contento di sapere che ci sono anche io in questo post… Io sono quello che propone i famosi nuovi software che farebbero al caso tuo!!! Giusto?

Beh questo scempio del CCNL non lo conoscevo e, nel caso dovessi cambiare lavoro, anche io mi ritroverei nella tua stessa situazione… Sta cosa non mi piace.

Non posso che invidiare chi riesce a mollare tutto e scappare all’estero e tu lo sai, è una cosa che piacerebbe anche a me.

Beh, sappi che continuerò a proporti software da provare così, quando tra due anni avrai i primi giorni maturati, potrai iniziare a guardarli.

Buon proseguimento…

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Barbara Businaro

Feb 24, 2020 at 11:16 PM

Tu sei uno di quelli, penserai mica di avere l’esclusiva?! 😀 😀 😀
L’estero piacerebbe anche a me, un luogo a caso… mò pure la Brexit ci si è messa di mezzo!
Fra due anni ci sarà Alexa che testerà tutto per te! XD

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Daniele Imperi

Feb 24, 2020 at 8:30 AM

Ah, non sapevo di questa bella pensata. E se uno avesse bisogno di recarsi d’urgenza a un ufficio publbico, magari un tribunale, che di sabato non funziona?

Perché dovevi litigare alle poste per spedire i libri? Anche io li vendo su ComproVendoLibri.it e Ebay, ma non ho mai avuto problemi, giusto un consiglio su come chiudere il pacco, che un’altra allo sportello invece mi contestò la volta successiva…

Le gite fuori porta si fanno la domenica, o no?

Dal 2011 si sono succeduti diversi governi e nessuno ha mai cambiato le cose. Quindi è meglio mettersi l’anima in pace.

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Barbara Businaro

Feb 24, 2020 at 11:25 PM

Ufficio pubblico, come pure la visita medica che non è malattia, deve rientrare in quelle 32 ore ex-festività. Oppure, se l’azienda te lo concede, prendi tutto il giorno di ferie.
Alle Poste mi capitava di litigare (che poi io non litigavo: ascoltavo, sollevavo il sopracciglio, e poi riprendevo il pacco e cambiavo ufficio, facevo prima) per: tipo di busta più o meno foderata, bianca o gialla, di questa o quella marca; scritte, posizionamento e penna/pennarello usati; chiusura della busta, troppo chiusa o poco chiusa; si graffette/no graffette; e ultimo si chiudipacco/no chiudipacco. Senza contare che di due file, una per prodotti postali e l’altra prodotti bancoposta, io posso accedere solo a quella prodotti postali, ma quelli di bancoposta mi passavano davanti. E diciamolo: da quando le Poste sono diventate banche, hanno fatto schifo sia l’uno che l’altro dei servizi. 🙁
Io la domenica faccio le pulizie… 😀 😀 😀
E sull’ultima frase… sembra la risposta di mio padre, solo che lui ha 73 anni! Tu mi sembri un po’ giovane per essere un rassegnato.

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Daniele Imperi

Feb 25, 2020 at 8:22 AM

Ho 20 anni di meno rispetto a tuo padre, ma sono rassegnato da tanti anni: è questione di essere realisti. Non ho mai visto neanche la voglia di cambiare in questo paese.

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Maria Teresa Steri

Feb 24, 2020 at 2:16 PM

Terribile, davvero. Chi è fuori da queste nuove dinamiche fatica a comprendere, ma la verità è che il mondo del lavoro sta cambiando, anzi degenerando. Io non lavoro attualmente ma ne potrei raccontare tante di cose subite e viste in passato. Oggi assisto impotente a ciò che accade ad amici e parenti, e so che la situazione è fuori controllo. E non ci si può neppure opporre alle ingiustizie, altrimenti ti indicano la porta. Stanno poi cercando di far fuori tutti i vecchi assunti proprio perché i giovani hanno meno diritti nei contratti e meno pretese. Non ci sono parole, solo parolacce.

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Barbara Businaro

Feb 24, 2020 at 11:36 PM

Eh, le meraviglie del Jobs Act…
Per contro al contratto nazionale, mi sento ancora una fortunata, perché ho trovato un ambiente lavorativo dove si cerca di venirsi incontro in qualche modo. Però si, ci sono altri lavoratori che davvero subiscono il peggio. Soprattutto le donne: con la scusa che il loro stipendio è ritenuto solo di supporto alla famiglia, spesso sono le prime ad essere mandate via, o costrette a lasciare. Tanto c’è il compagno che lavora e le può sostenere. Siamo ben lontani dalla parità.
Noi invece usiamo le parole, e diciamo la nostra. Non si dice sempre che la scrittura serve anche a questo? 😉

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Nadia

Feb 25, 2020 at 5:02 PM

Che il mondo del lavoro sia allo sfascio è un dato di fatto, come la sensazione che siamo tutti cani che ci morsichiamo la coda visto che lavorare non permette di vivere, ma solo di sopravvivere. Coltivare i sogni e gli “hobbies” che ci fanno stare bene significa sacrificare moltissimo senza ottenere quasi mai le giuste soddisfazioni, ma una vita priva di soddisfazioni è malsana…
Non lo so se esiste una soluzione, a volte mi dico di no, altre invece ci credo ancora che si possa cambiare, ma quando poi a quello che scrivi si aggiungono anche stipendi da fame…

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Barbara Businaro

Feb 26, 2020 at 10:41 PM

Siamo tutti cani che ci morsichiamo la cosa perché abbiamo dimenticato come essere uniti nella difesa dei nostri diritti. Dividi et impera, separa e comanda. Ci hanno insegnato a dare sempre la colpa a qualcun’altro, di solito un poraccio come noi, quindi se siamo senza lavoro o con uno stipendio da sopravvivenza è colpa di un altro che sta messo magari peggio. Così il lavoro per molti è diventato una caccia al ribasso, perché trovano sempre chi lavora per meno di te. Peccato che la qualità non è la stessa. Infatti il vero Made in Italy lo si riconosce al tatto, non all’etichetta.
Non ricordo dove l’ho letto, ma la professionalità di riconosce in chi è in grado di dire no e di portare avanti le proprie ragioni. Dovremmo tutti dire di no e farlo uniti. 🙂

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Elena

Feb 25, 2020 at 6:46 PM

Accidenti Barbara, arrivo tardi su un tuo post, proprio quello più “sindacale” di tutti! IMperdonabile!
Quel contratto fu un vero scempio. Noi (CGIL) non lo firmammo perché oltre al doppio regime (ovvero prevedere condizioni differenti tra vecchi e nuovi assunti) introduceva dei peggiormaneti sulla malattia e su altri istituti normativi, senza che gli accordi sul voto sui CCNL venissero ottemperati. Quelloc he posso suggerirti, prima di accettare un nuovo contratto, è rivolgersi a chi li conosce per capire cosa prevede e magari provare a spiuntare qualcosa in più.
resta il fattaccio, cui tu giustamente dedichi un intero post.
Che parla di un argomento molto importante e che hai centrato in pieno: ci hanno rubato il tempo. Il tempo è tutto ciò che possediamo per fare le cose che amiamo, compreso curare noi stessi e la nostra famiglia. Il lavoro oggi come oggi ha ritmi insostenibili. Non è raro vedere persone che “si sostengono” con sostanze per reggere ritmi sempre più vertiginosi.
Che dire, se non ci rendiamo conto che è il momento di cambiare, di rivendicare ciò che ci spetta, non ce la faremo. Resisti sì, ma no perdere la tua proverbiale combattività. Serve a te e a tutti gli altri.
Spesso scarichiamo sul futuro responsabilità nostre. Vale per l’ambiente, vale per i diritti al lavoro. Parlarne è molto, molto importante. Grazie

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Barbara Businaro

Feb 26, 2020 at 10:56 PM

E io arrivo tardi a risponderti per altri impegni accavallati (ma tutte cose belle eh!) 😀
Quindi avevo letto giusto che non tutti hanno firmato quell’accordo. Purtroppo non è questione del singolo contratto di assunzione, tutti si rifanno al CCNL per ferie e permessi. Del resto capisco le aziende: se il contratto nazionale prevede un vantaggio per loro, perché dovrebbero rinunciarvi?! Sono la prima a mettermi da parte dell’imprenditore che deve far quadrare i conti in un mercato globale sempre più accanito. Ma la vera differenza non deve essere sulla quantità di lavoro, lì non ce la faremo mai con la concorrenza dei paesi asiatici e la manodopera a livello schiavitù (per non parlare dei Laogai). Noi dobbiamo puntare sulla qualità del lavoro e la qualità non la ottieni esasperando i lavoratori, costringendoli a salti mortali carpiati tra casa e lavoro.
Chi punta sulla qualità vince, da sempre. Le nostre aziende migliori esportano all’estero grazie alla qualità, anche ai nuovi ricchi dell’Asia.
Prego. 😉

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Luz

Feb 27, 2020 at 8:35 PM

Davvero avvilente, anzi assurdo.
Proprio ieri, dopo aver partecipato a una trasmissione radiofonica in cui ho parlato di teatro, mi telefona la speaker, una meravigliosa ragazza che è stata mia alunna. Mi chiama per confidarmi una cosa che le preme e l’angoscia. È stata assunta da poco in questa radio con contratto a tempo determinato, le fanno fare circa 8 ore di lavoro giornaliere e in quattro settimane di lavoro incessante le hanno dato solo un giorno libero. Che abuso, che schifo!
Tu fai benissimo a restare positiva, anzi sei davvero ammirevole perché se tutto ciò ti piega, in realtà non ti spezzerà mai.
Incrocio le dita perché la tua condizione migliori.

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Barbara Businaro

Feb 28, 2020 at 12:01 AM

Quattro settimane di lavoro incessante, senza nemmeno il weekend? Essendo una radio, non è nemmeno scontato di avere sabato e domenica di riposo!
Vero è che ferie e permessi maturano man mano che si lavora, quindi il primo mese non c’è molta possibilità, ma questo mi pare davvero troppo.
Io incrocio le dita perché le condizioni di tutti migliorino. 🙂

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