Moto dell’anima

Moto dell’anima

Mi manca.
Quest’inverno che sembra non finire più, il freddo che ti penetra nei pensieri e ti costringe a riparare nei luoghi chiusi mi fanno sentire ancora di più l’astinenza.
Di quel giorno dell’anno, variabile a calendario, quando compare il primo sole caldo e finalmente cominci a pensarci, a rispolverarla.
E quando gli altri iniziano a spogliarsi, tu ti vesti.
Con un brivido d’eccitazione t’infili i jeans con le protezioni alle ginocchia. Ed incominci a soffrire.
Ma la sicurezza è tutto. Allora aggiungi sottocasco e collarino. E quei due chili di giubbotto, con le spalle e la schiena rigidi ai tuoi movimenti e le cinghie da stringere in ogni dove. Poi i calzettoni grossi per proteggerti dall’inflessibilità degli stivali alti, i tuoi piedi in cassaforte. Infine i guanti ed il casco, che mette a dura prova i cervicali assopiti dal letargo. Il tuo respiro affannato sulla mentoniera, la visiera che amplifica il tuo sguardo attento, i rumori attutiti che ti isolano dal mondo esterno.
E mentre ti senti un cavaliere bardato in procinto di andare alla guerra, gli altri ti osservano inorriditi e ti chiedono chi te lo fa fare.
E la prima volta dopo un lungo inverno, te lo domandi anche tu.
Perché non restarsene comodamente sdraiati sotto il caldo sole in relax o accontentarsi di una passeggiata rinfrescante al mare, invece di costringerti ad una sauna dentro l’armatura in cordura? Perché?
Perché lei ti attende in garage, la sua linea sinuosa promette piacere infinito alla tua cavalcata. E ti brillano gli occhi sul lucido della sua carrozzeria.
Perché accendi il motore e la senti ruggire lieve, ancora placida nel cavalletto. E questo già ti ricorda qualcosa.
Perché quando giri la manopola e dai gas, il suo borbottare si trasforma in un urlo tonante, la potenza di tutti i cavalli vibra sotto la tua mano. Un brivido ti percorre la schiena, elettrificando tutti i tuoi muscoli al suo richiamo.
Perché poi sali in sella e la porti fuori. Qualche metro a bassa velocità, lei risponde elegante al tuo comando. Ma le gomme vanno scaldate a dovere, bisogna sgranchirsi le gambe prima di iniziare a correre.
Diligentemente sopporti gli stop ed i semafori, il calore che si accumula su vestiti e capelli, il traffico urbano prima di raggiungere la strada giusta.
E poi eccola.
Lei, la prima curva della stagione.
Il motore è a regime, i pneumatici ben aderenti all’asfalto.
Acceleri. Il vento entra di colpo nel casco, come un elisir benefico.
Penetra nel giubbotto, negli stivali e nei jeans dalle caviglie, che quasi ti sembra d’esser poco vestito.
E vai giù in piega con lei, in un movimento perfetto che segue la linea bianca.
La stessa poesia di un amplesso.
Destra, sinistra, le altre si susseguono velocemente, rincorrendo il moto perpetuo.
Ma quella prima curva è unica, vale tutto lo sforzo.
Ecco, perché.

 

(c) 2015 Barbara Businaro

Comments (2)

Silvia

Feb 26, 2016 at 12:17 AM

In questo racconto mi sono sentita in moto con te. Molto coinvolgente. 🙂

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Barbara Businaro

Feb 26, 2016 at 2:22 PM

Grazie! E’ piaciuto molto anche a tutti gli amici motociclisti. E’ per filo e per segno quello che proviamo ogni volta.

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