Marketing per scrittori (o consigli di sopravvivenza)

Pillole di (web) marketing per scrittori

 

L’abito non fa il monaco.
Ma non ho mai visto un monaco andare in giro in tailleur.

 

Qualcuno penserà che io non abbia cognizione di causa per scrivere un articolo del genere, dato che non sono uno scrittore! 😉
E che i buoni risultati di questo blog lo scorso anno (abbiamo quasi riempito lo stadio di San Siro) non mi autorizzano a dare lezioni di marketing a nessuno.
Tutto vero, verissimo! Sono la prima a dirlo!
Però io e il web ci frequentiamo assiduamente dal 1996 e direi che vent’anni di newsgroup, forum, chat, site administrator, sono sufficienti per darvi qualche piccola pillola di web marketing, semplici consigli di sopravvivenza in questa giungla digitale.
Senza contare che di lavoro sono un tecnico informatico, quindi conosco anche le strutture che stanno dietro al vostro schermo.

Non vi propongo formule magiche per raggiungere sempre più lettori (perché non esistono formule, piuttosto strategie e quelle che funzionavano cinque minuti fa potrebbero già essere obsolete o non essere proficue per il vostro profilo), piuttosto qualche accorgimento a basso costo per sfruttare al massimo le potenzialità dei vostri contenuti, per farvi trovare facilmente dagli utenti e non perderne nemmeno uno per qualche madornale errore.
Qualcuno le troverà banali ovvietà, ma come navigatore mi capita ancora di osservare molti aspiranti scrittori cadere nelle pozzanghere che loro stessi hanno riempito d’acqua. Sono cadute che ho fatto anch’io, prima di chiudere il rubinetto.

 

Sul Blog

Curare la forma

Il refuso può scappare, lo sappiamo bene, ma cercate di limitarvi o quanto meno correggete subito alla segnalazione. Non state promuovendo scarpe, ma parole. Potete installare il correttore ortografico anche nel browser, così controllerete anche quello che scrivete online. Se poi nello stesso paragrafo troviamo “un’intervento” e “un’articolo” e “chieste d’informazioni”, direi che è bene fermarsi e chiedersi se davvero vogliamo perdere tempo a scrivere, con tante altre attività più divertenti e redditizie che ci sono in giro.

Curare le immagini

Che piaccia o meno, viviamo nella società delle immagini, dove una buona foto attira l’occhio molto più del testo che porta con sé. Vanno quindi curate anche le foto o i disegni che accompagnano i vostri scritti. Ci sono buoni repository di immagini totalmente gratuite che potete utilizzare a scopo editoriale, vi riporto qui quelli attualmente più in voga e ben forniti.
Nota: per tutti questi siti, abbiamo appurato che la ricerca con parole inglesi dà migliori risultati che con la corrispettiva traduzione italiana. 😉

Certo alcune di queste foto oramai sono diventate troppo popolari, mentre se volete cogliere l’attenzione del lettore dovreste puntare sulla novità, sull’esclusività. Quindi o modificate un’immagine gratuita a vostro piacere (assicuratevi però che la licenza ve lo consenta) oppure dovete passare all’acquisto di immagini professionali.

Per webnauta, abbiamo deciso di lasciare l’estro libero di intraprendere entrambe le strade e abbiamo scelto di appoggiarci alla piattaforma depositphotos. Come tutti gli archivi a pagamento, offrono un abbonamento periodico o dei pacchetti preconfezionati di download, decisamente più versatili. Tra l’altro, vi conviene tenere d’occhio il sito di scontistiche AppSumo, dove tra le offerte a tempo limitato di software e corsi per la produttività, ogni tanto compaiono anche pacchetti di foto al 25% del loro prezzo ordinario!

Se poi dovete inserirci una scritta o adattarle di dimensione, potete lavorarle con il software di grafica gratuito Gimp o con l’app online Canva, di cui avevo già scritto nel post Canva, grafica for dummies, molto più semplice e alla portata di tutti.

Attenzione! Non potete effettuare una ricerca di immagini tramite Google (o altro motore di ricerca), salvare quella che vi piace e utilizzarla nel blog scrivendo solamente “immagine presa dal web”. Dovete assicurarvi di non ledere il copyright altrui, altrimenti la vostra azione equivale a rubare. Questo articolo vi spiega il perché: Copyright e immagini online: facciamo chiarezza

Se usate Google per la ricerca, dovete attivare il filtro per le immagini contrassegnate per essere riutilizzate, dal bottone Strumenti, menù Diritti di utilizzo. Questa ad esempio è la ricerca per “paperino” senza alcun filtro, belle vero? Non c’è che l’imbarazzo della scelta.

 

Google - Ricerca di immagini senza filtro sulle licenze

 

Peccato che le immagini che potete davvero adoperare per il vostro sito sono solo queste che seguono, che non hanno nulla a che fare con il cartone animato. Paperino infatti è coperto dal copyright Disney. Il minimo che potete fare è cercare direttamente nel sito della Disney e inserire nella didascalia all’immagine nel vostro sito il disclaimer “(C) Disney” e il link all’immagine originale. Sia detto che questo ve lo potete permettere con questi colossi, che difficilmente vi chiederanno un obolo per la foto, ma per altri la stessa licenza richiede di contattare l’autore prima. Accertatevi di rispettare il copyright. Ignorantia legis non excusat.

Google - Ricerca di immagini con filtro per il riutilizzo gratuito

Moderare le conversazioni

Lasciate perdere quelli che vi dicono di non cancellare i commenti sul sito e sui social: se i toni si alzano troppo e iniziano a volare offese gratuite, i commenti implicati vanno cancellati e avvisato l’utente che li aveva scritti. Sul sito ne avete responsabilità legale prima di tutto, sui social ne dovrebbero avere responsabilità i rispettivi profili ma purtroppo girano anche parecchi profili falsi. Non sto parlando di cancellare recensioni negative, ma di chi scrive senza obiettività, di chi semina zizzania giusto perché non ha di meglio da fare (o perché sospinto dalla concorrenza). La differenza sta nelle parole che utilizzano e voi, che conoscete bene le sfumature delle parole, lo capirete subito.

Aggiornare i contenuti

Se il vostro sito è un blog, cercate di tenerlo aggiornato. So benissimo quant’è difficile, fidatevi!, ma un blog dovrebbe avere un articolo nuovo almeno ogni 2, massimo 3 mesi. Altrimenti è un sito statico e, soprattutto se non siete rintracciabili sui social, la gente vi dimentica. Osservate come si comportano gli scrittori famosi che decidono di utilizzare il web: man mano che sale la popolarità possono permettersi di lasciar parlare per loro i fan, ma comunque devono occasionalmente rendersi disponibili proprio per loro.

 

Sui social media

Non fingere

Sul web la finzione dura pochissimo, il tempo di un crawler che passa a verificare il tuo indirizzo ip o il tuo mac address.
Non scrivete di aver lavorato per l’agenzia stampa della Ferrari se in realtà avete fatto un mese da stagista sotto Natale per una partecipata e imbustavate solo i regali aziendali per i clienti. Ai livelli attuali, è difficilissimo cancellare un documento o un’immagine dalla rete, le cronache recenti della diffusione virale degli abusi di privacy dovrebbero avervi già convinto. Pertanto la trasparenza diventa la miglior scelta, perché nessuna mente umana potrebbe star dietro alle bugie disseminate, salvate e archiviate, nel web.
Presentatevi al meglio, come quando ci si fa belli per un matrimonio: vestito elegante, scarpe lucide, taglio di capelli nuovi, acconciatura per lei, rasatura o barba curata per lui, clutch o pochette, un filo di make-up, tre gocce di profumo.
Ma siate voi stessi.

Essere coerenti

Teoricamente, se non fingete, dovreste anche essere naturalmente coerenti. Ma si osservano cose strane in questo settore. Se lavorate per una casa editrice, anche solo come collaboratore occasionale, e lo inserite nel vostro curriculum in Linkedin, non potete poi dissertare su Facebook sulle qualità dell’editoria tradizionale da semplice lettore (e del resto, sarebbe da chiedersi come mai non avete ancora pubblicato con loro, dunque…). Dall’altra parte, un lettore si troverebbe alquanto disorientato di fronte ad un vostro attacco frontale al mondo del self-publishing, e nello stesso identico momento trovare un vostro scritto in vendita proprio su una piattaforma di self-publishing. A quale di voi due dovrà dare retta?!
Basterà un click per scoprirvi e in quel momento stesso vi renderete ridicoli. Difficilmente qualcuno si prenderà la briga di farvelo notare, la cosa serpeggierà nelle retrovie (non tutto si svolge in rete, ricordatelo) e perderete lettori.
Ah, ma io a certi lettori non ci tengo!
Questo è un discorso che possono permettersi Stephen King o J.K.Rowling, ma gli aspiranti scrittori o gli esordienti devono rincorrere ogni pecorella che si è fermata a leggere. Banalmente, una di queste potrebbe essere un agente letterario.

Basta con lo spam!

Lo spam, inteso qui come “comunicazione non desiderata”, è pericoloso: se vi va bene, l’azione diviene irrilevante; se vi va male, potreste avere una reazione negativa, dal perdere lettori che infastiditi toglieranno il follow o l’amicizia, alla condivisione ostile del contenuto segnalato quale ripicca, alla segnalazione di spam sul social network (e più segnalazioni possono portare alla chiusura del vostro account).

Un tempo esisteva la Netiquette (da network-etiquette, il galateo della rete), dovrebbe esistere ancora ma purtroppo l’avvento in larga scala di internet ha fatto sì che la buona educazione nel web vada a farsi friggere. Invece è importante e chi utilizza questo canale per la promozione non ha scuse.
Non è assolutamente buona educazione, e nemmeno una strategia redditizia, inviare richieste d’amicizia a destra e a manca, e appena confermate, sparare subito l’invito ad iscriversi alla vostro canale autore. Non funziona così, mettetevelo in testa!
Se volete avere più utenti, più Like, più condivisioni alla vostra pagina, occupatevi dei suoi contenuti. Che non siano solo Buongiorno-Buon pomeriggio-Buonasera, morbidosi gattini e frasi prese dai cioccolatini Perugina.
Incuriosite il lettore con quel che scrivete, condividetelo anche nel vostro profilo personale, ma lasciate agli amici la scelta di seguirvi o meno sulla pagina. Il tempo che spendereste a cercare nuovi affiliati investitelo in quel che scrivete.

Altre prassi di spam che risultano invasive ai lettori:

  • pubblicare sui diversi social il link al vostro articolo sul blog, taggando alcuni vostri commentatori abituali. Come a dire: non vieni a commentare? Se le persone sono citate all’interno dell’articolo, ha senso come referenza e farà anche loro piacere. Ma se taggate solo per acquisire visite, ahimè, è spam;
  •  inviare il link del vostro articolo/blog/pagina via messaggio privato a tutti i vostri contatti, senza che ve lo abbiano esplicitamente richiesto. Il rischio è che gli utenti si stufino dei vostri messaggi, disabilitino le notifiche della conversazione (per evitare trilli inutili sullo smartphone) e quella volta che davvero avete bisogno della loro attenzione per motivi diversi dalla scrittura rimaniate a conversare da soli.

 

In linea generale, se applicate le stesse regole della Netiquette in ogni ambiente online, non sbagliate. Potete far riferimento alle regole citate da Wikipedia, aggiornate rispetto al vecchio protocollo RFC 1855 in lingua inglese: Netiquette Le regole importanti 
Potreste anche decidere di implementare nella vostra pagina social o nel blog l’elenco delle stesse regole, più o meno restrittive, per aiutare gli utenti a dialogare con voi e mantenere l’ambiente sano e proficuo, come suggeriscono gli amici di Ninja Marketing: Netiquette, questa sconosciuta

 

Sull’immagine di profilo

Una sola per cortesia

Se volete essere riconosciuti, dovete facilitare il compito ai lettori: usate la stessa immagine di profilo per tutti i social, nel vostro blog e in ogni commento che seminate nel web, nei forum e nei blog altrui. Non cambiatela troppo spesso e quando lo fate, va allineata in ogni luogo. Se invece la vostra passione è proprio aggiornare la vostra foto ogni weekend per mostrare le vostre molteplici sfaccettature, o tutto il contenuto del vostro guardaroba, o far rosicare il vicino di casa sull’ultima vostra vacanza, forse è il caso di avere due profili, uno per la scrittura ed uno più easy per gli amici.

Per avere la stessa foto in automatico nel web, fuori dai social, potete avvalervi di un gravatar.
Un Gravatar è un’immagine che vi segue di sito in sito ed appare accanto al vostro nome quando commentate su un blog o partecipate ad una discussione su un forum. Gli avatar vi aiutano già a identificare i vostri commenti sulle piattaforme, quindi perché non su ogni sito? Il Gravatar (Globally Recognized Avatar) vi consente di configurare il vostro profilo in un unico luogo, il sito ufficiale del servizio, associarvi un’immagine e più indirizzi email. Ogni volta che utilizzerete quegli indirizzi email per scrivere nel web, la vostra foto sarà associata in automatico. Ottimo no?

Per il vostro profilo autore tenete in considerazione un’immagine sobria, fuori dagli schemi, artistica quanto volete, ma sobria. Va bene la testa inclinata, l’espressione accigliata, i toni di grigio con un particolare colorato, l’effetto pop di Andy Warhol, assolutamente out le foto allo specchio del bagno. Vuoi essere considerata per la tua quarta di seno o per la quarta di copertina? Utilizzi il cervello per scrivere o i tuoi addominali scolpiti? Chiaro che questi consigli vanno completamente ribaltati per una fashion blogger o un personal trainer, ma qui stiamo parlando di scrittura creativa.

Soprattutto sorridete! Di cognome non fate Mortimer ed è finita l’era degli scrittori maledetti, dediti all’alcol e alla tristezza.
E no, assolutamente vietato caricare sul profilo la foto della patente!! (Se vi mostro le mie, webnauta si svuota in 3 secondi netti…)

Social cover

Definiscesi social cover (o cover photo, background image, header photo, ogni social la chiama in maniera differente) l’immagine di copertina che campeggia in alto al vostro profilo, di sfondo rispetto alla foto che vi accompagna nei commenti e in bacheca. Ricoprono un ruolo promozionale importante, non lasciatele al caso, con tramonti o spiagge, ma fatele parlare di voi e della vostra scrittura. Se avete un blog, fate in mondo che contengano il suo indirizzo, così che a colpo d’occhio il lettore vi riconosca o sia incuriosito ad andare a consultarlo.
Purtroppo ogni social dispone le proprie misure per la social cover, diverse anche per la visualizzazione da desktop e mobile, aggiornate annualmente, ma nel web trovate template già pronti per preparare immagini adatte ad ogni piattaforma. Questi sono le infografiche che ho appena seguito per rinnovare le mie social cover: 2018 SOCIAL MEDIA IMAGE SIZES CHEAT SHEET 

 

Non ho tempo…

In realtà, non è questione di aver tempo per fare tutto, essere su ogni social disponibile e impazzire per rispondere a tutti, organizzare i contenuti, elaborare qualsiasi foto vi capiti a tiro, condividere e ricondividere i vostri articoli.
Occorre razionalizzare il tempo a disposizione, scegliere dove muoversi ma farlo bene in quella sede. Perché utilizzare in malo modo una risorsa in rete rischia di recarvi maggior danno che non esserci affatto.
Quindi, se i social non vi sono particolarmente affini, non escludeteli a priori, sceglietene uno, uno solo, ma cercate di esserci, di risultare disponibili alla conversazione con i vostri lettori.
Sulla produzione di articolo, meglio un contenuto di meno, ma scritto bene e di valore, che tanti post senza sugo. Il signor Google a lungo andare vi premierà comunque se ci avrete messo il cuore.
Non copiate per risparmiare tempo, non ne vale la pena e soprattutto un autore deve sempre puntare all’autenticità, no? Se però doveste essere copiati, sapere come reagire è buona cosa, le vostre fatiche vanno tutelate, questo è quello che è successo a me: Plagio o somiglianza? 

 

Altro da aggiungere?

E voi lettori quali altri comportamenti vincenti o tragici avete osservato, per i quali dareste dei consigli?
La prima la so: quelli che non hanno ancora pubblicato niente, ma si permettono di scrivere articoli di marketing per scrittori! 😉

 

Comments (44)

Nadia

Gen 19, 2018 at 7:46 AM

Grazie al tuo precedente post ho imparato a usare Canva di cui non potrei fare a meno e come la maggior parte degli utenti web mi rifornisco da pixabay con soddisfazione.
Sulla netiquette concordo come sullo spam e le cattive abitudini di chiedere like.
Trovo sia importante l’allineamento dei gravatar così come mantenere nel profilo pubblico la medesima immagine per almeno una stagione. Troppi cambi d’immagine destabilizzano e mostrano insicurezza, diverso è sul profilo personale privato. Altra cosa importante ciò che si scrive in entrambi: fa da biglietto da visita, quindi l’attenzione alle esternazioni e ai modi è essenziale.
Ho preso appunti anche questa volta e mi appresto a farne tesoro. Grazie dei consigli.

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 2:35 PM

Non credo tu ne abbia bisogno! Anzi, sei la dimostrazione pratica che tutto quel che ho scritto è fattibile senza essere dei guru del marketing! 🙂
A proposito di tenere profilo personale e profilo scrittore separati, un’altra modalità pericolosa che ho (ri)visto giusto stamattina è pubblicare post dal carattere privato nel profilo personale ma con la visibilità settata a post pubblico (particolarmente nocivo se una persona si lascia andare spesso ad arrabbiature e lamentele…)
Per chi ancora non lo sapesse, si possono gestire delle liste di visibilità sui social, selezionando anche tra gli amici già collegati. Anche questo dovrebbe essere banale, ma continuo a vedere relazioni corrose per il post facile senza filtro alcuno.
E comunque non bisognerebbe mai scrivere in rete da arrabbiati! E se lo dico io… (chiedere a Simona di Up360, che mi toglie la tastiera e mi richiude nello sgabuzzino ogni volta 😛 )

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Sandra

Gen 19, 2018 at 9:44 AM

Temo di aver commesso diversi errori, ma sono fiera di non essere mai incappata in disastri sull’essere coerenti e non fingere, mentre ho visto diversi blogger mettere il piede in fallo al punto che hanno perso credibilità ai miei occhi e ormai sono sospettosa verso qualsiasi cosa dicano o pubblichino. La mia autenticità è universalmente riconosciuta ed è pure il mio miglior biglietto da visita, per me come persona e per i miei romanzi.
Sono sensazioni pesanti proprio di questi giorni: sono stanca di star dietro a doppiezze e gente che in realtà non so davvero chi sia.

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 2:36 PM

E vedi Sandra quel che hai riscontrato tu con questi blogger, lo potrebbe fare qualsiasi lettore e reagire nella stessa maniera, togliendo credibilità alle loro parole (il che è grave per un aspirante scrittore). Questo nulla ha a che vedere con gli pseudonimi: dietro ad un nome fittizio, ci dev’essere pur sempre una persona che sta magari difendendo la privacy della famiglia, ma non deve mentire sulle proprie esperienze ed opinioni. Diverso ancora il caso di un nickname che non è mai e in nessun modo (non per i lettori almeno) riconducibile ad una persona fisica. Lì c’è da farsi qualche domanda.
A te scrittrice invece manca solo l’abbinamento con almeno un social network, anche se il tuo blog funziona così bene che finora non ne hai sentito necessità (e non dev’essere un’imposizione esterna! altrimenti poi si rischia di non seguirlo bene e averne invece danno) 😉

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Darius Tred

Gen 19, 2018 at 9:49 AM

Alla faccia delle pillole! 🙂
E meno male che non sono supposte! 😀 😀 😀

Come hai già scritto nel post, confermo il comportamento su FB: ti chiedono l’amicizia, gliela dai e poco dopo ti aggiungono al gruppo “Amici di [Titolo del libro di chi ti ha chiesto l’amicizia]”.
Ma il comportamento peggiore sai qual è? Che non desistono. Tu ti togli dal gruppo e loro dopo qualche giorno ti aggiungono di nuovo. Davvero questa gente non capisce che non voglio essere aggiunto?
Niente di personale ma prima di essere “Amico” del tal libro dovrei leggerlo, è così difficile da capire?

Quindi da un po’ di tempo a questa parte, mi vedo costretto ad abbandonare il gruppo, impostare esplicitamente il divieto di essere nuovamente aggiunto e, se mi gira, di togliere pure l’amicizia appena data!
(Purtroppo su FB non esiste ancora l’impostazione per impedire di essere aggiunti ai gruppi. O sono io che non l’ho trovata?)

In fatto di blog un comportamento “vincente”, almeno secondo me, è quello di non essere troppo schiavi dei calendari editoriali. Lo so che tutte le guide di sedicenti guru del blogging predicano a favore del calendario editoriale ma io credo che pubblicare un post quando hai realmente qualcosa da dire sia molto più naturale e consono con il proprio essere, specialmente se ci si diletta con la scrittura. Parecchi blog che seguo negli ultimi anni hanno abbandonato il calendario editoriale (per non parlare di quelli che hanno abbandonato del tutto il blog 😉 😉 ;-)…) perché, a lungo andare, non ce la si fa a pubblicare sempre qualcosa il tal giorno della settimana. Si può avere una programmazione fino ai prossimi due, tre mesi, ma prima o poi è inesorabile che questo margine si assottigli sempre più fino a quando ci si arrende all’evidenza allentando il calendario editoriale prima, e dicendo “scrivo quando voglio” poi.

È anche vero che non bisogna scrivere un post ogni tre anni. Diciamo che bisogna individuare una propria frequenza di pubblicazione. E che varia da blogger a blogger.
Quindi concordo in pieno: “meglio un contenuto di meno, ma scritto bene e di valore, che tanti post senza sugo”.

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 2:38 PM

No, queste sono pillole da erboristeria. Se poi però uno è grave, allora sì lo mando in farmacia a chiedere la Sbauchina, in supposte così fa effetto immediato (ndr. cerca la definizione di “bauco” in lingua veneta 😉 )
Per quanto riguarda l’aggiunta ai gruppi FB, ti confermo che non c’è possibilità di bloccarla in toto. Quando abbandoni il gruppo, hai a disposizione il check “Impedisci ad altri membri di aggiungerti nuovamente a questo gruppo” come dici tu. Se te ne dimentichi e vuoi essere sicuro di non essere disturbato, puoi bloccare il profilo dell’amministratore del gruppo, ma puoi anche segnalare a FB il gruppo per attacchi di privacy al profilo. Tra l’altro FB avrà conferma che la registrazione al gruppo non era richiesta e andrà a penalizzare quel gruppo e il suo admin. Quindi è anche questa un’attività che gli si ritorce contro.
Sul caledario editoriale, la questione è strettamente personale. Quando vagliavo l’idea di aprire webnauta (giugno 2015), il blog di PennaBlu.it pubblicava almeno tre post settimanali, per me impensabile (dati i miei ritmi di lavoro). E non avevo la minima idea di cosa avrei potuto scrivere, dentro un blog, anche solo per un post settimanale, figuriamoci tre! Sono partita con un solo post a settimana, alternando contenuti leggeri con altri di approfondimento (e quindi variare l’impegno profuso). Però non potrei fare a meno del calendario editoriale (nel mio caso Google Calendar), primo perché mi consente di programmare le uscite in base agli impegni personali (anche se lavoro ai post di continuo, ce ne sono alcuni in bozza da mesi e arriveranno a pubblicazione solo quando completi) e secondo perché mi obbliga a scrivere ogni giorno, anche se non narrativa. In merito ai contenuti, cerco di focalizzarmi su quel che manca per un dato argomento, spesso partono da mie ricerche per curiosità (come l’ultimo sul libro di J.K.Rowling) e certo la mia visione tecnica mi aiuta parecchio. Ma navigo a vista, tant’è vero che ancora non so cosa arriverà settimana prossima. 😀

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Marco Amato

Gen 19, 2018 at 9:49 AM

Io fra i consigli di una comunicazione social, aggiungerei di dotarsi di una figura di cui nessun guru del marketing ha mai parlato, ovvero della Panic Consulent. A mio giudizio, se si vuol fare sul serio promozione, occorre dosare la comunicazione seguendo il profilo prescelto. Così come i miei libri posseggono registri diversi, dal comico al drammatico, dal romantico al profondo, così la comunicazione presso i lettori deve essere coerente. Non puoi scrivere un libro comico e poi parlare delle difficoltà della vita. Ma soprattutto, la comunicazione social, per emergere dalla massa abnorme di altra comunicazione social (non esisti solo tu, anzi, sei l’ultimo arrivato e che di base, non viene considerato da nessuno) occorre essere originali, saper osare, trovare nuove soluzioni. E il Panic Consulent diventa essenziale in questo caso. Ovvero una persona alla quale far vedere un post che potrebbe essere controverso, prima della pubblicazione. Dato che i miei lettori al 90% sono donne (e voi donne non sperate su Facebook di avere lettori uomini, i lettori su Facebook in maggioranza son sempre donne), per me “citrullo” uomo è essenziale che il Panic Consulent sia donna. Parecchie volte ho temuto, con post un po’ più irriverenti sul mondo femminile, d’essere presero a scarpate dalle mie lettrice. Affidarmi alla Panic Consulent, mi ha permesso non solo di salvarmi dal linciaggio femminile (nei miei incubi immagino dolorosissimi pizzicotti e graffi al collo con le unghie), ma in più di realizzare post più efficaci del normale.
Quindi più Panic Consulent per tutti e io, ne approfitto per ringraziare d’esistere alla mia. 😉

P.s. Però Barbara, adesso non puoi sottrarti, voglio vedere la foto della carta d’identità per sapere se seguirti ancora o meno. 😛

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 2:39 PM

Ehm…non conosco la tua Panic Consulent, ma dovresti consultarla più spesso, hai il grilletto facile sul tasto Invio quando invece sarebbe bene usare il tasto Canc, l’opzione Nascondi/Disattiva notifiche o cambiare proprio sito. Oppure chiudere il browser e continuare a scrivere su un bel foglio di Word (o su yWriter/Scrivener) 😀 😀 😀
Ci sono tempi per dialogare e tempi in cui nessuno legge davvero quel che l’altro ha scritto, ma continua a rispondere ciecamente. Non vale la pena. Se fossimo faccia a faccia, entrambe potrebbero verificare il linguaggio non verbale per capire la situazione, ma in rete le parole non hanno fisicità, e questo porta a inevitabili scompensi. Anche quando basterebbe una pacca sulla spalla e un caffè insieme.
Alla fine, il Panic Consulent è semplicemente un punto di vista diverso dal tuo, esterno, distaccato, obiettivo. E femminile (mentre il mio Panic Consultant è maschile).

PS. Nemmeno sotto tortura, e nemmeno se a torturarmi fosse il Coach in persona! 😛

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SILVIA ALGERINO

Gen 19, 2018 at 10:36 AM

Ottimi consigli, come base.
Secondo me, nella tua strategia per scalare il ranking, c’è ben altro. O sbaglio? 😉

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 2:41 PM

Si, è decisamente una base, però molti dimenticano i fondamentali. Il ranking è una questione ben più tecnica, che compete al SEO (per chi non lo sa, il ranking è il punteggio che un motore di ricerca assegna ad un sito e alle sue pagine per una determinata keyword, ovvero la posizione in cui quel sito verrà visualizzato nei risultati della ricerca per quella parola).
I fattori di ranking cambiano di giorno in giorno, ma di sicuro comprendono un’analisi di utilità e qualità dei contenuti, i backlink (cioè quanti siti condividono quei contenuti, verificando anche l’autorevolezza di quei siti) e la facilità di vedere il sito su dispositivi mobili (tablet/smartphone). E per ognuno di questi dovremmo entrare nel tecnico. Aggiungiamo però che sia per WordPress che per Blogger, le piattaforme più utilizzate dagli aspiranti scrittori, esistono strumenti appositi per semplificare il tutto, basta imparare ad usare quelli (ci sono manuali, tutorial e anche video gratuiti, in italiano, quindi tutto fattibile) 😉

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Grilloz

Gen 19, 2018 at 10:56 AM

Non ti piace il mio gravatar sobrio? 😛

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 2:42 PM

Ma tu sei un aspirante scrittore o un feroce beta-reader? 😉

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Chiara

Gen 19, 2018 at 5:33 PM

I tuoi consigli sono sacrosanti. 🙂

Su alcuni (utilizzo dei social e regole del blogging) posso dire di avere il cuore in pace.

Su un altro aspetto sono ancora in purgatorio.

Il problema delle immagini me l’hai risolto tu: tra qualche minuto andrò a vedere il programmino che hai proposto, e i siti dove è possibile acquistare pacchetti di immagini professionali.

Invece, per quel che riguarda l’immagine del profilo, chino il capo e mi vergogno profondamente.

Essendo l’iscrizione ai social spuntata fuori PRIMA che decidessi di avviare una nuova attività professionale, i miei profili sono tutti un po’ ibridi, sia su Facebook, sia su Twitter, sia su Istagram, ovvero un misto tra faccende personali e faccende di lavoro. Il cambio costante di immagine non dipendeva dalla volontà di far vedere a tutti il mio ricco guardaroba, ma dal fatto che sono un’insicura cronica: se una foto resta online troppo a lungo incomincio a vedere tutti i difetti. Pertanto, mi viene voglia di cambiarla. Solo di recente, rivolgendomi a un’amica, ho potuto disporre di alcune immagini professionali, un po’ più serie (ma non seriose) e ora per il momento sto usando quelle lì un po’ ovunque. Sono sempre le solite 3 o 4, ma riuscirò a ridurre ancora. 🙂

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 6:59 PM

E allora io sono contenta, se sono riuscita a dare una mano a qualcuno! 🙂
Che i social partiti prima di una qualche attività siano da sistemare e riorganizzare ci sta. Ho fatto anch’io pulizia prima dell’accensione di questo blog, e come te dovrò prima o poi cercarmi un fotografo professionista che mi rinnovi l’immagine di profilo, perché quella che uso inizia a invecchiare (uhm, la foto o la persona?! :O ) In ogni caso, puoi distinguere il profilo personale da quello professionale, sarebbe pure consigliato, se non che comporta un po’ di lavoro in più.

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Rosalia Pucci

Gen 19, 2018 at 7:40 PM

Ciao Barbara, i tuoi consigli sono grandiosi. Io non sono un’esperta e fatico molto a destreggiarmi con Seo e roba del genere, però cerco di lavorare sodo sui post e sulle immagini. Da tempo ho deciso di utilizzare solo soggetti artistici e quadri. Per il profilo invece sono pessima, ne ho due o tre in giro. Non va, hai ragione, devo uniformarli. Spero al più presto ^_^

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 11:21 PM

La scelta di soggetti artistici ha dato al tuo blog una precisa cifra stilistica, molto bella e colorata. Ed anche questo può aiutare nel riconoscimento dell’autore. Non so poi quanto Altervista permetta di personalizzare tutto il resto, però utilizza WordPress e lo stesso Yoast SEO plugin di webnauta per l’indicizzazione sui motori di ricerca. 😉

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newwhitebear

Gen 19, 2018 at 10:06 PM

ottimo post e interessanti suggerimenti.
I refusi purtroppo mi scappano ma cerco di correggerli quando li scopro.
Per i copyright sono attento. Di norma uso immagini personali a scanso di guai. Se pesco dal web cito la fonte – non so quanto rischio – ma mi limito molto. Nel dubbio cerco il contatto dell’autore che non sempre è facile rintracciare.
Per i social ho saltato i suggerimenti sono assente (in)giustificato. Non partecipo a quelle gare.

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 11:49 PM

Per le foto è già qualcosa citare la fonte e pure scrivere all’autore, quando lo si trova. Ma molti prendono qualsiasi immagine, pensando di salvarsi col la sola frase “foto presa dal web”. Comunque, gli archivi che ho indicato offrono immagini libere da copyright per uso editoriale. Come lo fanno? spesso si tratta di scatti considerati “imperfetti”, mentre quelli migliori vengono messi a pagamento negli archivi professionali (infatti su Pixabay appare la stessa ricerca anche tra immagini di Shutterstock).
Sui social… beato te! 😉

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Nadia

Gen 19, 2018 at 10:07 PM

Invece non si smette mai di notare cosa ancora c’è da fare. Oggi dopo il tuo Imput ho uniformato i gravatar all’immagine di profilo pubblica e ho fatto un giro sui siti che hai menzionato per le immagini. Un ripasso è sempre utile e comunque tutte le migliorie possibili partono sempre dai medesimi scalini di base.

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Giulia Mancini

Gen 19, 2018 at 10:13 PM

Tutti ottimi consigli, io tendo a operare poco sul profilo facebook, curo la pagina autore con estratti e immagini, ma sul profilo fatico a scrivere post, non avendo molto tempo mi concentro su blog e pagina e, al limite, seguo quello che mi suggerisce la spontaneità…

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Barbara Businaro

Gen 19, 2018 at 11:57 PM

Beh, la tua modalità è corretta: dovendo scegliere a chi dedicare il tempo tra profilo e pagina su Facebook, conviene investire sulla pagina perché è lo strumento giusto per la promozione delle attività (mentre il profilo dovrebbe essere strettamente personale, certo nel caso di uno scrittore è difficile distinguere l’attività dalla persona, molto più che per altri artisti). La pagina offre strumenti di programmazione, configurazione e misurazione che il profilo non ha. Prima o poi, toccherà anche a me aprire una pagina. E cominciare a studiare anche quella! 😉

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Elena

Gen 20, 2018 at 7:45 AM

Mia cara, un ottimo post, tutti temi come sai che sto analizzando anche io dunque mi stanno molto a cuore, specie l’autenticità nella scrittura, di cui però hai già detto molto e pure io in altre occasioni, dunque mi taccio. Cominciamo dalle immagini: di recente sono diventate molto più efficaci (e già lo erano) e questo testimonia la bontà degli investimenti che hai fatto. Ma anche acquistare le immagini da siti professionali, che è già un buon punto di partenza, non basta. Poi bisogna saperle sceglierle, abbinarle al giusto contenuto. In rete è pieno di post con immagini “bomba” che nulla hanno a che vedere con il contenuto ma che sono inserite esclusivamente per far colpo. Anche questo ha a che fare con la coerenza e l’affidabilità. Ma sai che c’è? Dell’immagine, una volta approdati sull’articolo, resta un vago ricordo. Ciò che conta è il contenuto, se non c’è quello non c’è immagine che tenga 🙂
La forma nel blog: lapalissiano. Vorrei fare coming out, io faccio errori. Li faccio e li correggo appena possibile. A volte qualcuno me li indica con amicizia altre volte per un refuso ricevo mail da sedicenti haters che me ne dicono di tutti i colori. Io vorrei perplimermi e mostrare loro che mentre mi insultano sto camminando sui ceci e usando a man bassa il cilicio, ma non basta, vogliono di più. Forse l’abiura o chissà che. Pietà, non sono perfetta!
Il problema che ti pongo è sull’immagine del profilo. Ma perché dovrei offrire sempre la stessa immagine? Che noia! Io ho il gravatar sul blog, l’Immagine di profilo su FB, Google+, Twitter, Instagram (Che uso poco) e linkedin. Nessuna è uguale alle altre, ognuna mi ricorda un momento particolare che ho voluto abbinare a quel determinato social. Mi assomigliano tutte (non ho ancora fatto interventi chirurgici) e ognuna di loro è la Elena che si approccia su quella piattaforma. Il tema è che le piattaforme non sono tutte uguali e che per ciascuna di esse occorre un taglio, diciamo un approccio, completamente differente.
E’ questo che rende la faccenda faticosa. Essere se stessi non significa essere una cosa soltanto. Io ho mille sfaccettature ed esse sono rappresentate nel mio mondo reale e virtuale, Ne ho conoscenza e le esprimo. Anche le foto, anche i miei mille sguardi, tutti hanno un solo contenuto: me
Datemi una buona ragione per appiattire questa ricchezza :)))

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Barbara Businaro

Gen 20, 2018 at 12:53 PM

Una buona ragione: personal branding. 🙂
Riparto dall’inizio. Delle immagini: se l’immagine è ottima, ma manca il contenuto, te ne accorgi quando sei già sulla pagina web e nel frattempo viene già registrato l’accesso e la lettura. Ci sono siti, e anche qualche testata giornalistica, che campano su questo sistema, soprattutto per piazzare le inserzioni pubblicitarie. E’ uno dei motivi per cui Google invece sceglie di analizzare il contenuto anziché gli accessi. Ma se i lettori arrivano in maggioranza dai social, puoi anche decidere di ignorare Google.
Sulla cura del blog: lasciando perdere gli haters (per i quali ci vorrebbe un trattato di psicologia ed uno di trolling incrociati), non ho visto errori così numerosi nei tuoi testi, mentre ti posso assicurare che ci sono personaggi che non riescono a scrivere cinque righe senza farne almeno una decina. Ho visto anche aspiranti scrittori usare le abbreviazioni da sms (nn, xkè, cmq… oramai con il T9 in tutti i sistemi e l’estinzione degli sms verso l’istant messaging non si dovrebbero più vedere!)
Sull’immagine di profilo: facciamo un esempio pratico. Sei un aspirante scrittore, nel tuo caso anche self-publisher, quel che ti serve è essere riconosciuta, cercata, valorizzata in ogni tuo testo e commento. Se un lettore ti trova in un blog terzo e gli piace quel che scrivi e come lo scrivi, magari si incuriosisce, ma si dimentica. E’ sempre tutto più veloce. Se ti ritrova in un altro blog, ma con foto diversa, non assocerà che sei la stessa persona (non stiamo parlando dei rapporti tra noi blogger, pensa ad un lettore non blogger). Metti che abbia anche davvero lo sprint di cercarti su facebook (difficilissimo eh!), cosa trova? Nel mio caso ci sono 13 Barbara Businaro (e sono ancora poche, ce ne sono una quindicina all’anagrafe nella sola provincia di Padova), 9 webnauta profili e 4 pagine webnauta (sebbene il mio dominio è il più vecchio di tutti, questa non è una parola esclusiva). E a me va ancora bene. Se cerco Elena Ferro, ci sono ben 70 risultati di profilo. Certo tu hai la pagina autrice, ma con la foto della volpe. E il lettore potrebbe non sapere che è proprio la tua, che il tuo blog è associato alle volpi. Quindi come cavolo si orienta? Se gli faciliti il compito, è tutto di guadagnato per te. Quel lettore potrebbe diventare un acquirente del tuo libro, ricorda.
Tra l’altro, quando vai in giro a commentare su Facebook non sempre puoi utilizzare la pagina (ci sono restrizioni in questo senso), e per comodità utilizzerai il profilo personale. Magari ti legge sotto ad un post pubblico o di un amico, ma ancora non ti associa alla stessa persona. Le mille sfaccettature si possono inserire nel profilo Gravatar (il servizio pubblica una sola foto sui commenti, ma cliccando si può aprire la pagina sotto Gravatar e mostrarne delle altre) o nei social tra gli album di foto (Facebook nella propria bacheca rende da qualche anno disponibile il wall, con 5 foto in evidenza nel riquadro informazioni).
Banalmente osserva la terza di copertina dei libri: difficilmente cambiano foto e ultimamente cercano di ricondurla il più possibile alla foto di Wikipedia. Non è un caso. Tra l’altro, comporta molto più lavoro allinearle tutte, che né utilizzarne una nuova ogni volta. Qui c’è anche una bella ricerca, anche se del 2014, sull’impatto che hanno le foto di profilo sugli utenti: New Research Study Breaks Down “The Perfect Profile Photo” In politica poi studiano anche gli effetti di una montatura d’occhiali differente sugli elettori… 🙂

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Maria Teresa Steri

Gen 20, 2018 at 2:31 PM

Consigli ottimi, su cui c’è da lavorare uno per uno. Saranno anche la base, ma la verità è che non c’è nulla di scontato e soprattutto errori se ne fanno ogni giorno. Parlo anche per me, si intende. Tutto questo (e oltre) è un vero e proprio lavoro, soprattutto la parte che riguarda i social. Perché la realtà per esempio di Facebook è così variegata che come ti muovi, rischi di fare danni. Avere un po’ di attenzione per la netiquette è proprio il minimo, ma sono in pochissimi a farlo, pure i più insospettabili sbagliano. E’ un mondo così in evoluzione che abbiamo bisogno tutti quanti di stare ben attenti a non varcare i confini dell’educazione e del rispetto, per non parlare poi di ciò che aiuta davvero a promuoversi e ciò che invece danneggia la nostra immagine di scrittori. Mi sto interrogando molto su questi aspetti in questo periodo. Le tue sono vere perle, già tenerne conto sarebbe moltissimo.

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Barbara Businaro

Gen 20, 2018 at 4:40 PM

Grazie Maria Teresa. La promozione è un lavoro sì: social media strategist, content e community manager, social media analyst, digital PR specialist, social media ADV manager, digital strategy sono alcune delle figure sorte con l’avvento della rete in larga scala e l’obbligo per le aziende di esserci, sia con un proprio ufficio marketing che appoggiandosi a web agency esterne. E gli aspiranti scrittori, non potendoci investire grossi capitali, devono fare un po’ tutto da soli. Chiamarlo lavoro non è esagerazione. 🙁
E se si interrogano loro che lo fanno di mestiere, figurati noi, che poi abbiamo a che fare col mercato più difficile, quello dei lettori in continua diminuzione!

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Grazia Gironella

Gen 20, 2018 at 3:39 PM

Seguivo già una parte dei consigli contenuti nel tuo interessante post, altri sono state scoperte utili, altri… non so se li applicherò mai. Per esempio sono una spammatrice a raffica, quando si tratta di segnalare l’uscita di un post sul blog. Netiquette a parte, è vero che non serve a un fico secco, ma trovo davvero difficile accettare l’invisibilità senza nemmeno dibattermi un po’ (il mio blog ha un problema non ben diagnosticato di scarsa – e incomprensibile – indicizzazione delle pagine, che non so come sanare senza investire grosse cifre); quindi sventolo la mia bandierina, diciamo, nei modi che posso. Mmmh, mi sa che farei bene a rifletterci un po’ su… 😉

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Barbara Businaro

Gen 20, 2018 at 4:59 PM

Andrebbe analizzato in primis il perché dell’invisibilità sui social. Mi sembra addirittura strano su Facebook, dato che hai due profili perché il primo ha toccato quasi i 5.000 amici (che è il tetto oltre il quale la piattaforma ti obbliga a trasformarlo in pagina). Però in effetti non hai una pagina autore, e con questi numeri dovresti proprio. Sull’indicizzazione del blog, non so come funzioni con Blogspot, ma dovrebbe esserci anche per lui un pacchetto che se ne occupa, All in One SEO Pack se non erro. Poi sia Google Search Console che siti terzi effettuano una prima analisi del sito gratuita per vedere quali problemi ci possono essere, magari è questione di cambiare template con uno più aggiornato e performante. Ma ripeto, conosco poco Blogspot e quanto spazio lasci agli utenti.

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Chiara

Gen 20, 2018 at 4:46 PM

Per il momento non ho ancora necessità di separarli perché i contenuti che condivido si collocano in un territorio un po’ibrido. Non ho mai pubblicato, per esempio, i selfie nel bagno. In futuro però potrei considerare o l’idea di averne due o quella di cambiare la denominazione della fan-page di Appunti a Margine, facendola diventare una pagina personale. Vedremo. 🙂

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Grazia Gironella

Gen 20, 2018 at 5:12 PM

Grazie mille per i consigli, cercherò di utilizzarli al meglio. Anche Marco ha cercato di darmi una mano, cosa di cui lo ringrazio, se legge. 😉

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elena

Gen 20, 2018 at 5:22 PM

Cara Barbara, grazie per la tua approfondita ed esaustiva risposta, mi hai convinta! Non avevo affatto pensato alla questione immagine del blog, chissà perché. Certo, il dominio è elenaferro.it quindi riconducibile e anche abbastanza rintracciabile, la foto della Volpe in home page legata al nome del blog. Ma la mia immagine? In effetti manca, manca nell’immagine in evidenza della pagina About me, manca anche nel sito. Potrei Aggiungerla al widget di destra, come hai fatto tu. Il problema è che non ho mai un’immagine che mi piaccia davvero e forse ne uso molte perchè alla fine non me ne piace nessuna 🙂
Anche sulla pagina Facebook hai assolutamente ragione, A parte che non sapevo delle foto in bacheca in evidenza, ora vado a ficcanasare, ma nemmeno avevo mai pensato di cambiare l’immagine della volpe bianca con una mia!
Insomma Webnauta dagli anni ’90, meno male che hai tutta questa esperienza così le amiche ne approfittano 🙂
Ah, non dicevo che faccio molti errori ma che c’è gente in rete che non te ne lascia scappare uno. Il lato negativo del mettersi in piazza con un blog :))
PS: hai notato che i grandi uomini politici non usano affatto gli occhiali in pubblico? 😉

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Barbara Businaro

Gen 20, 2018 at 9:11 PM

Uhm, non penso di averti convinta in un solo pomeriggio, non ho questi poteri! 😀
E’ vero che hai il dominio con nomecognome, ma quanti lo punterebbero direttamente? Magari lo cercano da Google e sai quant’è lunatico il motore di ricerca nei suoi risultati! Bisogna sfruttare ogni possibilità, quindi anche le foto.
PS: stavo per citare qualche nome… ma no, non sono grandi uomini politici! 😛

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Marco Amato

Gen 20, 2018 at 5:36 PM

Grazie Grazia, non ne abbiamo più parlato, ma sappi che questa sconfitta mi amareggia un bel po’. Non ce l’ho fatta ad aiutarti. Mi dispiace perché non meriti questa situazione. Avrei dovuto essere più bravo, o probabilmente non c’è soluzione con Google in questi casi. Forse l’unica soluzione adottabile è proprio quella di creare un blog nuovo, con tutte le conseguenze che questo comporta. 🙁

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Stefano

Gen 20, 2018 at 6:08 PM

Quanto hai scritto mi ha fatto capire che non aprirò mai un blog! (della serie: “le ultime parole famose”). Per scriverci cosa poi? Quand’anche un giorno vedessi qualcosa di mio (letterario) pubblicato in forma cartacea, non saprei promuoverlo. Gli unici che mi han promosso sono stati – a loro tempo – i miei maestri e professori: ormai parecchio tempo fa. Non mi interessa l’amicizia virtuale (alla mia età, poi…): per quanti amici avessi, son sicuro le mie passeggiate continuerebbero ad essere solitarie e i miei pensieri senza distrazioni.
Quel che mi è (sempre) piaciuto – a prescindere dall’argomento – è la tua scrittura (non è il caso di arrossire: è un dato di fatto): chiara, semplice ben organizzata. Penso saresti una giornalista piuttosto apprezzata e, come tale, sempre più conosciuta. Scrivi bene – te l’ho già detto – anche quando ti dai alla narrativa che col giornalismo non ha tanto in comune anche se, apparentemente, sembrano cugini diretti. Giornalisti e scrittori raccontano o possono raccontare fatti anche banali. Ma guarda la differenza da uno stesso fatto raccontato da un cronista e da uno scrittore: la differenza la fa quel misterioso quid che rende il fatto narrato da uno scrittore (fatto presumibilmente inventato di botto – a parte scrittori come Capote e Carrère che. salvo qualche eccezione, nei loro libri parlano dei fatti propri o degli altri: N.B. altri che son persone reali, non personaggi: meglio il buon Malamud) da puro resoconto di cronaca a narrazione letteraria. Tanti, è vero, sono giornalisti e scrittori e la condizione di giornalisti sembra essere una conditio sine qua non che può aprire la strada a diventar scrittore; ma mi domando quali e quanti di quei giornalisti e scrittori, ora conosciutissimi e ricercati, se li dovranno studiare e leggere i liceali fra qualche decennio: l’ansia di novità fa perdere di vista la prospettiva storica. “dato che non sono uno scrittore!”, scrivi. Realtà? Falsa modestia? Non saprei e non indago. Sta di fatto che però ne hai la stoffa.

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Barbara Businaro

Gen 20, 2018 at 8:31 PM

Caspita, finisco di lavare i pavimenti di casa (attività propria di blogger, scrittrice o giornalista!) e mi trovo sul blog il tuo commento che mi lascia… senza parole! Il che è pure un guaio, per chi vuol scrivere! 😉
Intanto, grazie Stefano per i non-complimenti, ma dati di fatto, come dici tu. Ci ho pensato, di fare la giornalista, alle superiori. Mi mancavano le storie allora, inesperienza e poca lettura, però volevo scrivere e mi sembrava che il giornalismo fosse raccontare storie già pronte. Poi entrai a contatto un’altra realtà, il giornalismo poco pulito del mondo dello spettacolo. Ero, correggo, sono una fan di Michael Jackson e ho “vissuto” l’epoca delle accuse di pedofilia, nonché quelle di plagio. Ho visto la differenza di come venivano scritte le notizie sui media americani e su quelli italiani. Di come si è montato lo scandalo, tralasciando i fatti. E di come dopo, quando non interessava più a nessuno, qui in Italia non si è più data notizia della conclusione delle indagini e di come la presunta vittima si era rivelata carnefice. Ricordo anche le accuse pesanti per lo sbiancamento della pelle e l’ignoranza che dilagava sui giornali in merito alla vitiligine, mentre oggi abbiamo addirittura una modella, Winnie Harlow, che sfila in passerella e nessuno dice niente. Una certa responsabilità i giornalisti ce l’hanno avuta. Ed è stato allora che ho deciso che no, il giornalismo non fa per me. Se poi mi chiedi di un giornalista divenuto scrittore (o uno scrittore che campava col giornalismo) mi viene in mente la grande Oriana Fallaci. Si può essere d’accordo o meno con le sue ultime idee sul terrorismo, ma era una giornalista capace e coraggiosa e uno scrittore (non ha mai voluto sentire il termine scrittrice). E questo è probabilmente il motivo per cui non mi ritengo uno scrittore. Non falsa modestia, ma sana modestia. Preferisco definirmi ancora scribacchino e lavorare a testa bassa, che per quanto le sistemi, c’è sempre un modo migliore per ordinare le parole. 🙂

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Grazia Gironella

Gen 20, 2018 at 6:27 PM

Figurati, Marco, sei stato gentilissimo. Il fatto è che potrei caricare i contenuti su un nuovo blog, ma se poi travasassi i problemi su quello nuovo? Mah.

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Marco Amato

Gen 20, 2018 at 6:42 PM

Grazia in teoria non dovrebbe accadere di nuovo. Probabilmente la penalizzazione è stata data per le citazioni brevi. Se è per quello. Nel dubbio converrebbe non inserirle. Il problema però è che potresti inserire i post nel nuovo, ma perderesti i commenti. A meno che blogger possegga un modo per prelevare post e commenti e inserirli in un nuovo blog. Poi dovresti chiedere a chi ti linka, se può linkare il nuovo blog. Ci sarebbe questo lavoraccio da fare. E poi di incrociare le dita.

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Barbara Businaro

Gen 20, 2018 at 9:33 PM

Grazia, mi sono fatta spiegare brevemente da Marco la situazione. In effetti sistemare una penalizzazione automatica di Google (per cui non danno evidenza del motivo della stessa) richiede parecchio tempo in analisi. Potrebbero essere state le citazioni (contenuto troppo breve, riscontrabile in altri siti e quindi -per Google- copiato), ma anche un backlink (un sito con un link che rimanda al tuo) che è stato a sua volta penalizzato, analisi ancora più complessa. Dovendo però migrare il blog, a questo punto converrebbe puntare su un self hosted wordpress (si possono importare in automatico post, commenti e utenti; il template va perso perché non compatibile, le pagina vanno rifatte manualmente). 🙂

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Grazia Gironella

Gen 20, 2018 at 11:56 PM

Ci penserò. Non so se valga la pena di fare questa rivoluzione, ma so per certo che siete molto, molto gentili a consigliarmi. Grazie! 🙂

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Marina

Gen 21, 2018 at 8:25 AM

Condivisibili i consigli, io ho un paio di punti deboli: uno è legato alle immagini (leggerò l’articolo sulla chiarezza del copyright, per capire meglio cosa fare per non incorrere nella violazione), uno all’identificazione del profilo. C’è stato un periodo che blog e social erano allineati, poi ho utilizzato una foto nel blog (che adesso voglio cambiare, per esempio) e altre altrove. Non l’ho mai vissuto, a dirla tutta, come un problema, ma il motivo è semplice: non mi sento una professionista che deve dimostrare di esserlo, non sono una scrittrice che deve dare conto al pubblico, uso Facebook come riempitivo dei miei buchi quotidiani e cambiare foto è come cambiare un abito (un po’ come quando senti la necessità di non indossare sempre la stessa divisa). La serietà la applico ai contenuti, chi vuole seguirmi trova Marina Guarneri lì, la trova nel blog principalmente e i social mi servono come cassa di risonanza dei post (e qualche altra leggerezza). Per questo non mi preoccupo di essere identificabile allo stesso modo in ogni dove. Forse, un giorno, quando mi riconoscerò e mi riconosceranno come scrittrice…

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Barbara Businaro

Gen 21, 2018 at 5:27 PM

Beh Marina, hai un romanzo in vendita a tutti gli effetti, quindi potenzialmente saresti una scrittrice e avresti un pubblico. Se poi il blog invece lo usi per lo più come passatempo e non a scopo promozionale, è tutto un altro discorso. 🙂

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Stefano

Gen 21, 2018 at 11:17 AM

Certo c’è sempre un modo migliore e un filo d’insoddisfazione quando si scrive. Alla fine spesso si provano queste sgradevoli sensazioni d’incompletezza o d’inadeguatezza. Ma bisogna darci pur un taglio e dire “è finito”; salvo poi ritornarci sopra anche diverso tempo dopo; per questo, a mio parere, le narrazioni bisogna lasciarle decantare e invecchiare come i formaggi e il vino.
Quanto al giornalismo, anch’io avevo pensato al”Oriana nazionale. Ma, vedi, i giornalisti come lei in genere scrivono saggi (magari anche in forma romanzata, talvolta) che approfondiscono argomenti d’attualità che han colpito l’opinione pubblica in un dato, preciso momento storico. Più raramente “inventano” storie o anche teatro: per citartene due noti al pari di Oriana: Indro Montanelli (il famoso detto “I sogni muoiono all’alba” è il titolo di un suo dramma, politico del ’64) e Dino Buzzati lui sì ha una produzione prettamente giornalistica e una letteraria distinguibili nettamente (tralascio volutamente quella pittorica). Si possono leggere i suoi romanzi, racconti (e anche pièces teatrali, non molto conosciute al grande pubblico, credo) senza sapere che lui è stato anche un giornalista. Non credo si possa dire altrettanto per i suoi illustri colleghi. La tua modestia ti onora e ti fa notare. Hai ragione: non sarai tu a definirti scrittrice, ma chi ti legge se sentiranno – perché sei riuscita ad afferìrrarlo e a trasmetterlo – quel certo misterioso quid di cui ti ho parlato che fa di un bel pezzo scritto bene un’opera letteraria.

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Barbara Businaro

Gen 21, 2018 at 5:52 PM

Hai ragione, in effetti di Oriana anche quelli che paiono romanzi (Penelope alla guerra, Lettera a un bambino mai nato, Insciallah) sono associati a periodi della sua vita per cui potrebbero anche essere molto più biografici che inventati. Gli altri sono tutti saggi, Un Uomo è la biografia di Alekos Panagulis, suo compagno dopo la liberazione, e Un cappello pieno di ciliege è la biografia della sua famiglia. Però quanto la leggo volentieri! L’ultimo è stato Viaggio in america, non sapevo fosse tanto amica di Shirley MacLaine!
Per tutto il resto, grazie della stima Stefano! 🙂

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Marina

Gen 22, 2018 at 8:06 AM

Sì, il mio blog non ha alcuno scopo promozionale, in effetti. Mi verrebbe quasi da dire che, casualmente, ho scritto anche un libro. È una cosa che ho fatto, fa parte del mio curriculum, ha ricevuto un premio per cui vado fiera, ma non vorrei sia quello il mio biglietto da visita. 🙂

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