Aggiustare invece di buttare. Editare invece di riscrivere. Con quali strumenti?

Aggiustare invece di buttare
Editare invece di riscrivere

Ieri mattina mi sono dilettata nelle riparazioni domestiche.
Da qualche tempo la piccola macchinetta del caffè mi giocava il brutto scherzo di perdere acqua per tutto il ripiano della cucina, cominciando l’operazione proprio quando me ne andavo dalla stanza e terminando il disastro al mio rientro. Davo la colpa al serbatoio posizionato male, che lasciava uscire il liquido dal filtro non chiuso, e alle condizioni precarie dell’apparecchio sul bancone.
In realtà io sono per il caffè da moka Bialetti, preparazione lenta, degustazione squisita, la perfezione.
Questa macchinetta automatica l’avevo acquistata di seconda mano, usata pochissimo, sul sito Subito.it per tenerla a disposizione nel seminterrato, dove ho una taverna-palestra-lavanderia-stireria-sala riunioni-laboratorio-lascia qui e poi vedo dove sistemarlo, con bagno di servizio annesso, ma senza un angolo per il caffè. In un posto dove il caffè, nero e intenso, serve di sicuro.
Questo modello mi ha incuriosito per la sua forma a pinguino. Io adoro i pinguini, lo sapete.
L’abbiamo poi spostata in cucina durante il lockdown e i mesi intensi dello smart working. Con tutto quel lavoro extra, almeno tre volte al giorno, la moka andò in crisi e iniziò a sputacchiare acqua colorata, per poi arrestarsi del tutto. Cambiai la guarnizione e il filtro, vari cicli con aceto per togliere la polvere di caffè intasata, ma aveva bisogno dei suoi tempi.
E poi la macchinetta automatica prepara anche un discreto cappuccino, anzi mocaccino, molto più velocemente. Così abbiamo ceduto alla modernità nei giorni di lavoro, ritornando al classico da moka solo nel weekend.
Tutto perfetto, senonché l’ultima settimana l’incontinenza della macchinetta del caffè è diventata lampante. Ad ogni accensione, fuori acqua dal suo posteriore senza alcuna vergogna, lì sotto ai miei occhi.
L’avevo pagata già poco all’acquisto, sono passati già otto anni, non c’è alcuna garanzia vigente e un riparatore mi avrebbe sicuramente consigliato di comperare un apparecchio nuovo, mi sarebbe costato di meno del suo intervento. Cercando in rete informazioni sul problema, ho scoperto però che è un difetto noto di questo prodotto e per questo il ricambio, come altre parti sostituibili, si trova velocemente anche su Amazon. Qualcuno ha scritto che dipende dalla guarnizione con filtro sotto al serbatoio, si può cambiare togliendo solo due viti e poi, salvo imprevisti o altre rotture, non ci sono più perdite.
Detesto gli sprechi, ma soprattutto detesto i rifiuti inutili. Così ho deciso di giocarmela e di provare da sola ad aggiustarla.
Il pezzo è arrivato con corriere in due giorni, durante i quali mi sono adattata a mettere l’acqua nel serbatoio solo per l’uso immediato, e poi lasciarlo a secco. E ieri mattina mi sono cimentata, con assistenza va detto, nella riparazione.
Non è stato semplice. Primo, non sono due viti ma quattro, e sono viti di sicurezza Torx, per cui ho dovuto rimestare parecchio in garage prima di scovare le chiavi Torx, mai usate fino ad oggi. Secondo, dopo aver tolto le viti, vanno sganciate le due plastiche laterali tenute salde da clip e segnaposto, lì occorre un po’ troppa cattiveria per i miei gusti. Il produttore infatti ha disegnato e costruito l’apparecchio perché non sia proprio aperto, ma solo usato e, quanto non funzionante, buttato. La cosa mi fa imbestialire.
Terzo, proprio per come è stato pensato il prodotto, ho dovuto spaccare una plastica proprio per sostituire la parte usurata, non si poteva procedere altrimenti. Ha fatto sicuramente più male a me che alla macchinetta, ma non c’era altro modo. Posiziona il pezzo nuovo, rimonta il tutto, viti comprese, riempi il serbatoio con l’acqua e attendi. Tutto asciutto. Accendi la macchinetta e prova sia l’acqua calda che l’acqua fredda, tutto perfetto.

Non dico che la macchinetta sia tornata come nuova, anzi, è rimasto qualche segno dell’apertura delle plastiche, ma è funzionante. Ho speso 8 euro di ricambio contro i 70 euro di un apparecchio nuovo. Soprattutto ho evitato di intasare l’ambiente con un rifiuto non necessario, un oggetto che può ancora servire in questa vita per chissà quanti altri caffè.
Aggiustare invece di buttare era l’arte dei nostri nonni, arte che abbiamo perduto in questa stupida era del consumismo.
E mentre stavo sorbendo il mio primo nuovo cappuccino, ho pensato alla scrittura, una scintilla improvvisa, un parallelismo tra una macchinetta del caffè che perde acqua e un manoscritto che non sembra trovare la sua giusta stesura, che perde gusto ad ogni pagina.
Si possono aggiustare anche i testi invece di buttarli?
Possiamo editare uno scritto, rendendolo completamente funzionante, invece di doverlo riscrivere dal principio, di buttare tutto nel cestino e ricominciare daccapo tutta la storia? Oppure di un editing eccessivo restano delle tracce tra le parole, come i segni di un cacciavite tra le plastiche?
La risposta ancora non ce l’ho.
Però sto predisponendo il kit di riparazione. 😉

Comments (20)

Marco

Lug 26, 2021 at 7:49 AM

Parli dei vecchi scritti? Vecchi di anni? Non credo che si possano editare. Scriveresti qualcosa di differente, di attuale. E non sarebbe quello che volevi scrivere “allora”. Vanno lasciati nel cassetto, a riposare per sempre 🙂

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Barbara Businaro

Lug 27, 2021 at 8:32 AM

In particolare avevo in mente l’incompiuto che giace in un angolo, l’ultima volta ci ho messo mano nel novembre 2018, per il NaNoWriMo. Da allora, non ho più avuto tempo di tornarci, nonostante abbia persino cambiato lavoro (ma sono stata turlupinata – senti che verbo, turlupinare, eh! – dal CCNL Commercio che si è preso tutti i miei permessi col nuovo impiego…) E quindi mi chiedevo se sarà proprio da buttare, perché nel frattempo il mio modo di scrivere è evoluto (almeno spero!) E’ una storia troppo bella per lasciarla nel cassetto. Sto facendo i salti mortali carpiati per poter ricominciare con quelle pagine. 🙁

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Franco Battaglia

Lug 26, 2021 at 9:49 AM

Io riedito e riaggiusto in continuazione, anche le cose appena scritte, figurati quelle che conservo da una vita. 😉

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Barbara Businaro

Lug 27, 2021 at 8:33 AM

Nella scrittura dei racconti, anch’io finisco col scrivere revisionando: ogni volta che comincio una scena, rivedo le precedenti e quando arrivo al finale (che in genere mi viene quasi per primo), ho già almeno una decina di revisioni alle spalle. Ma in questo caso pensavo più alla lunghezza del romanzo, e lì l’editing è molto più laborioso, da chiedersi se non vale la pena tenere solo l’idea.

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Luz

Lug 26, 2021 at 10:31 AM

Ammirevole il fatto di cimentarsi in una riparazione. Ecco, se c’è una cosa che proprio non so fare è questa. E io, che non sono attaccata alle cose, che tendo ad annoiarmi con lo stesso scenario, tendo a regalare, vendere, buttare, piuttosto che dare nuova vita. E tu sei stata brava a pensare e poi realizzare con tanto di attrezzi in mano. Chapeau!
Quanto a uno scritto, non so neppure io, in effetti trasformare del tutto non ha molto senso.

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Barbara Businaro

Lug 27, 2021 at 8:36 AM

Oh beh, io ero quella che, ottimista fino al midollo, smontava le vecchie musicassette (viti con testa a croce, bastava un cacciavitino da ottico), tagliava e incollava il nastro per salvare il salvabile del contenuto. 😀
Ero anche quella che puliva rigorosamente le testine dello stereo col cotton fioc imbevuto d’alcool. Per poi passare a riparazioni più evolute, tipo smontare due computer vetusti, categoria 386 IBM compatibile, dismessi dall’ufficio dello zio e prendendo i pezzi migliori (scheda madre di qua, scheda video di là, lettore floppy vecchio, lettore cd nuovo, ram in aggiunta) farne uno decente per me. Una volta su un case che aveva problemi di dissipazione del calore, mi sono inventata un convogliatore d’aria dalla ventola del processore verso la bocchetta del case, fatto con i tubi della carta da cucina. E funzionava, accidenti! Il processore si lamentava di meno, ho fatto sparire l’allarme di temperatura. 😀
Ma per la verità, è iniziato tutto quando ho costruito una villa per la Barbie, con tanto di porte scorrevoli, solo con gli scatoloni puliti che lasciavano da parte al supermercato. Ero sempre io a finire colla e scotch a casa, riciclando tutta la carta da regalo per i rivestimenti.
Sulla scrittura, trasformare del tutto no, ma ripulire, riorganizzare, cambiare qualche pezzo… insomma, la macchinetta non era da buttare via alla fine, bastava questo piccolo intervento. 😉

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Giulia Mancini

Lug 26, 2021 at 11:55 AM

Sei stata bravissima con la riparazione! Anch’io se posso preferisco riparare, piuttosto che buttare via tutto, tra l’altro mi affeziono alle cose…mi arrendo solo quando non è proprio possibile, credo che bisogna davvero riscoprire le buone abitudini dei nostri nonni.
Sulla scrittura, mi è capitato di rileggere dei vecchi scritti, ma non sempre sono utilizzabili, tuttavia l’idea di fondo di un racconto può essere di ispirazione se ancora buona o attuale.

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Barbara Businaro

Lug 27, 2021 at 8:37 AM

Quando non è possibile riparare, porto in ecocentro per assicurarmi che almeno venga smaltito con metodo, soprattutto l’elettronica. Se invece un oggetto non mi serve più ma è ancora buono, cerco di trovargli un’altra sistemazione. Quando acquistai questa macchinetta del caffè per casa, sempre su Subito.it ne presi un’altra, appena più grande, per il piccolo ufficio di appoggio che avevamo allora a Padova. Quando l’ufficio fu chiuso, quest’altro apparecchio era ancora nuovo e beh, l’ho regalato ad un’amica che stava andando a convivere in quel periodo. Le feci anche una scatola con selezione di cialde, così poteva vedere subito cosa le piaceva di più. Era stracontenta! 🙂
Più che ad un racconto, stavo pensando ad un romanzo. Anzi, a una mezza bozza di romanzo. Terminarlo, revisionando le parti vecchie, scritte con altra “mano”, oppure ricominciare daccapo?!

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Daniela Bino

Lug 26, 2021 at 1:03 PM

Io cerco sempre di riparare ciò che sembra non funzionare più. Mi affeziono alle cose che mi hanno sempre reso un ottimo servizio. Per quanto riguarda la scrittura, alle volte mi capitano per le mani alcuni testi che avevo scritto negli anni e mi rammarico per non aver coltivato di più questa passione. Ora scrivo peggio e mi servirebbe il kit di riparazione. Sappimi dire quando sarà disponibile: il marchio “BB” è già una garanzia.

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Barbara Businaro

Lug 27, 2021 at 8:38 AM

Una volta litigai con mia madre perché voleva buttare via una delle mie magliette estive preferite, che tenevo per casa. Era del mio colore preferito, il blu oltremare, aveva un comodissimo taschino per il fazzoletto, ma soprattutto dopo ennemila lavaggi il suo cotone aveva raggiunto la consistenza e la morbidezza perfette. Era la mia copertina di Linus. (Questo detto proverbiale deriva da un fumetto di Schulz!)
“Ma è piena di buchi!” strillava mia madre. “Eh certo, così passa anche l’aria e sto fresca!”
Occhio, che il marchio BB è quello della Banda Bassotti… 😀 😀 😀

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Manuel

Lug 26, 2021 at 8:04 PM

La regola delle 3 R è la cosa che adoro di più anche se poco condivisa; è risaputo però che è un comportamento in voga ancora tra gli ultra 40 (over è riduttivo).
Personalmente tento sempre di ridurre, riusare e riciclare ma io la cambierei nella personale regola delle 4 R aggiungendo il riparare.
Concordo con qualcuno sull’editing dei testi di una certa età che risentirebbero dell’esperienza maturata negli anni.
Diventerebbero comunque una riscrittura e perderebbero il loro iniziale senso e la loro magia di allora.
Ritoccheresti una vecchia fotografia originale, color seppia e la sua granulosità. per darle nuova luce? Io no, la sua bellezza è proprio data dai suoi difetti.
Un abbraccio Barbara, allenare le mani insieme alla mente allunga la vita.
p.s. La prossima volta per aprire due parti in plastica tenute insieme da clip a pressione usa delle apposite leve in plastica che trovi ovunque, nei negozi del fai da te virtuali o fisici, o se la presa non è eccessivamente forte un plettro per chitarra.

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Barbara Businaro

Lug 27, 2021 at 8:40 AM

Ridurre, Riusare, Riciclare, Riparare. Bello, mi piace davvero questo quartetto. 🙂
Certo in famiglia io sono quella per il ridurre oltre che riciclare, altrimenti finiremmo di riempire la casa di bottiglie, vasetti e scatole varie che “mi potrebbero servire”. Ma per esempio, l’ultima campana di cd terminata (io acquistavo i cd vergini direttamente in “campane” di 50 o 100 supporti) è ancora il recipiente che uso per preparare il mordente per i mobili del giardino. Lavabile e riutilizzabile.
Al plettro non avevo pensato, ce ne devono essere per casa, anche se non ho ancora imparato a suonare la chitarra.
Per quanto riguarda la scrittura, non ritoccherei una vecchia fotografia ma stiamo parlando di un prodotto finito, in quel caso. Semmai il paragone lo dovrei fare con la pellicola da sviluppare, e non sarebbe comunque perfetto. Mi riferisco infatti a manoscritti incompiuti, non completati, bozze, appunti sparsi, quindi nemmeno testi pubblicati. E se la loro bellezza è, per l’autore, anche nei loro difetti, non lo sarebbe affatto per un lettore. Stephen King raccomanda di terminare la prima stesura in tre mesi, come fece per il suo primo romanzo Carrie, ma poi ci mise comunque anni per perfezionarlo. E non tutti possiamo essere Stephen King! 😀

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Sandra

Lug 28, 2021 at 2:47 PM

Bravissima con l’aggiustaggio!
Anche noi team Moka Bialetti, sempre. Tanto che la macchina del caffè regalo di nozze non richiesto l’ho regalata al mio capo, che ha fatto l’affarone del secolo quando poi ho controllato quanto costava. Non un riciclo per una ricorrenza eh, proprio te la do ciao.
Sui testi, mah, secondo me vale comunque la pena di provarci,

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Barbara Businaro

Lug 28, 2021 at 11:44 PM

Eh, non sempre mi va così dritta con le riparazioni, ma almeno ci provo quando so che può essere alla mia portata.
La macchinetta del caffè è una comodità quando hai i minuti secondi contati, con lo smart working sempre, ma hai necessità assoluta di caffeina. Inoltre, ed è questa la parte migliore, posso fare macchiatone, mocaccino, cappuccino e caffè ginseng.
Tu dici che sui testi vale almeno la pena di provarci… sagittario ottimista! 😉

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Filippo Bellisomo

Lug 31, 2021 at 10:53 AM

Chechov aveva un’idea radicale dell’editare. Diceva per lettera a un suo parente aspirante scrittore (vado a memoria): “Scrivi un racconto buttandolo giù come ti viene, senza curarti troppo della forma. Poi riscrivi tutto da capo”.

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Barbara Businaro

Ago 01, 2021 at 12:33 PM

Benvenuto nel blog Filippo. 🙂
Se fosse per un racconto, probabilmente lo farei senza remore. Il più lungo che ho scritto, Il maestro di disastri della serie La storia di Liam e Caitlyn, arriva a 46 mila battute, sarebbe una bella sfacchinata ma potrei farcela. Potrei fare lo stesso con una bozza di quasi 400 mila battute, solo a metà stesura? A parte il lavoraccio, mi sembrerebbe quasi un tradimento… Riscrivere tutto mi dà l’idea di rinnegare quanto già scritto.

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Grazia Gironella

Ago 01, 2021 at 8:20 PM

Io finora ho riscritto soltanto qualche breve parte del testo, mai intere stesure. Correggo anche cento volte, ma se dovessi ripartire daccapo, non credo che lo farei. Piuttosto mi verrebbe voglia di raccontare un’altra storia.

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Barbara Businaro

Ago 02, 2021 at 6:46 PM

Beh, non mi è ancora venuta voglia di raccontare un’altra storia, almeno per quanto riguarda le storie lunghe. Chissà se questo è un buon indizio. 🙂

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Renato Mite

Ago 09, 2021 at 8:33 PM

Ciao Barbara e complimenti per la riparazione della macchinetta.
Anche io mi cimento in riparazioni, di tanto in tanto.
Per quanto riguarda la narrativa, io sono dell’idea che bisogna sempre revisionare. Non ho mai riscritto daccapo tutta una storia.
Si sa che la prima stesura è e sarà sempre brutta, anche riscrivendo da zero mille volte.
Se scrivi da zero non hai nulla su cui lavorare, anche se pensi di avere la precedente stesura perché la metti mentalmente da parte.
Per me, la prima stesura è invece la forma grezza che va affinata e modellata, qualcosa che puoi plasmare con le mani, quindi revisiono.
Spero di aver reso l’idea.

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Barbara Businaro

Ago 10, 2021 at 6:14 PM

Ciao Renato, sì, ho capito cosa intendi e in effetti la revisione serve proprio a togliere i “difetti” di una prima stesura che segue più la storia, l’ispirazione del momento, invece di preoccuparsi della forma e dello stile. Forse, e dico forse perché è una pura ipotesi, la revisione ha senso se la storia tra le mani è completa, come un oggetto da aggiustare a cui manca solo un ricambio. Mentre la riscrittura può essere la scelta migliore quando si hanno solo pezzi sparsi, quando si hanno buchi di trama talmente grossi da non vedere nemmeno la direzione di quella storia… come un oggetto per cui la riparazione diventa impossibile e acquistarlo nuovo costa meno. Tutte ipotesi, eh! 🙂

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