Nel silenzio del Far West - Diario di uno smart worker recluso per pandemia

Nel silenzio del Far West
Diario di uno smart worker recluso per pandemia

La prima sveglia non suona più. Dato che nessuno nella casa deve combattere con il traffico per raggiungere l’ufficio è stata soppressa da subito.
La seconda sveglia è un cicalino lontano, di consuetudine giunge affievolito dagli ultimi cinque dorati minuti di sonno. Nel silenzio profondo di questi giorni quel piccolo tremore viene amplificato in maniera assordante. Allungo il braccio e la spengo con una manata sul capo, poi mi rigiro dall’altra parte. Se mi impegno guadagno un altro quarto d’ora, ma l’unica sveglia che non posso ignorare è quella al mio polso, quella vibrazione che scuote persino il bicipite assopito. Malefica, terribile. Per forza uno si alza storto.
Non ho sognato nulla nemmeno stanotte, proprio non me lo ricordo, se era Mr. Grey potrebbe essere un peccato, un peccato dimenticato. Forse ero solo un sasso luccicante al tiepido sole di Primavera, quella stessa Primavera che qui si presenta a giorni alterni, indecisa pure lei se aspettare tempi migliori. Al suo posto, un vento malandrino fa sbatacchiare il lucernario sul tetto. Non si sentiva da mesi, ora invoca attenzione, quasi scusandosi. Se non ti davo retta prima, figurati adesso!
Pure in condominio c’è un silenzio sepolcrale, nessuna porta che sbatte, nessun cigolio dei basculanti nei garage, solo il portoncino principale che ogni tanto si apre per gettare la spazzatura, fa quasi notizia. Chi esce? Chi entra? Dove va? Si cammina in punta di piedi, come se il virus colpisse solo i più rumorosi. Il BaBau per i bambini del futuro.

Gli unici a urlare in questa bolla ovattata sono i miei muscoli. Per combattere la noia e l’immobilità si seguono le lezioni della palestra portate in diretta streaming. E poi c’è anche il programma internazionale del My Peak Challenge. E qualche volta mi metto pure a camminare furiosamente sul tapis roulant, chiudendo gli occhi e fingendo di essere all’aria aperta, sul mio argine pedonale preferito, baciata dalla brezza calda del pomeriggio e dal profumo di erba appena tagliata.
Ti manca sempre quello che non puoi più avere e che davi troppo per scontato quando c’era.

Mugugnando sotto le coperte, penso alle attività della giornata, mentre aspetto il mio turno per il bagno. Che io sono un lavoratore delle nove, mentre il socio alla pari timbra il cartellino già alle otto.
Quando lui raggiunge il salotto e apre l’ufficio, in quel tavolo che un tempo era la mia postazione preferita da scrittura, io mi dirigo in cucina ben vestita e truccata, non perché come smart worker sono soggetta a videoconferenze, ma curare la mia parte esteriore mi aiuta in questo momento a curare l’anima. Spero solo che al supermercato non sparisca lo struccante, sennò sono fregata. Mi rimarranno solo le occhiaie come make up, un bellissimo violetto dell’oltretomba, peccato non sia Halloween.

Accendo il cellulare e mentre aspetto che si connetta con il mondo, preparo le colazioni.
Guardo fuori dalla portafinestra, osservo sgomenta la tristezza del mio terrazzo, scarno di colori. Non sono riuscita a prendere qualche piantina primaverile prima della chiusura dei vivai, mi restano qualche sopravvissuto all’inverno e i sempreverdi. Mi mancano tantissimo le margherite giganti.
La strada è solitaria e taciturna. In tempi normali a quest’ora sarebbe invasa dalle auto dei pendolari, dagli autobus urbani e extraurbani, dai furgoncini della logistica e dai camion pesanti. Scorgo invece un mucchio di paglia rotolante come nel Far West, saltella felice a destra e sinistra della riga bianca spartitraffico. Ingrato, come ti permetti? Vai dritto almeno!

Intanto che aspetto il tè in infusione e le fette di pane tostate, arrivano sul telefonino le notizie dall’altra parte del globo, quella che era sveglia mentre noi riposavamo. Trilla, trilla, trilla, ok tutto normale. Trilla, trilla, trilla, eh ma che hai stamattina? Trilla, trilla, trilla e nel frattempo si muove per tutto il bancone della cucina. Ma che diamine è successo? Un altro decreto? Una nuova quarantena? Un terremoto?
Afferro l’oggetto indiavolato e scorro le notifiche. Accipicchia, che scoop! Il coach Sam ha ricondiviso il nostro post direttamente sulla sua bacheca Twitter, ecco perché tutti ci cliccano e ci taggano. La parola magica è Strength, Forza. Mando subito un messaggio privato alla nostra grafica, ma niente, non risponde, eppure è sempre così mattiniera. Sarà svenuta dall’emozione, quella rubrica la cura proprio lei!
A rovinare il mio entusiasmo arriva però il telegiornale del mattino. Ripongo la mia felicità nel cassetto e ascolto le nuove analisi e tutti quei numeri impressionanti. Non sono solo cifre, sono persone, famiglie, vite falciate, storie strappate per colpa di uno starnuto. Chi ha combattuto in guerra almeno conosceva il suo nemico e per cosa lottava, qui non c’è nemmeno quella consolazione. Mi si stringe lo stomaco, mando una preghiera veloce e mi preparo per il lavoro. The show must go on.

Avendo cominciato lo smart working per prima già a febbraio mi sono presa il posticino migliore, tutto lo studio, due comode scrivanie, cinque computer diversi, tutti in rete con stampanti e archivio cloud. Quando si dice il multitasking.
Il problema è che tutti si mettono in fila di fronte all’unico e solo apparecchio di connessione, il modem per la fibra. Mai come in questo periodo le sue lucine sfavillano impazzite, ogni tanto dando anche qualche preoccupante segno di cedimento – è caduta? no no, solo un rallentamento… no, è caduta adesso, prova a riavviare – o arrabbiandosi con la luce rossa persistente del fuori linea – non ne voglio sapere, arrangiatevi.
L’aggeggio mi ha mandato una mail pec dove richiede il prepensionamento per lavoro usurante. Quattro anni da noi sono come quindici in una famiglia normale col solo abbonamento di Netflix, anche in piena maratona Breaking Bad.

Alla pausa caffè di metà mattina, la seconda colazione, ci ritroviamo in cucina, l’attesa davanti alla moka con le stesse chiacchiere di fronte alla macchinetta aziendale. E scambio di rumors sull’economia, sulle società che rischiano la chiusura, sui lavoratori a casa in ferie coatte, sulle casse integrazioni con i soldi tirati a fine mese, le merci che non si possono muovere, i fornitori che bloccano i pagamenti e il lavoro di molti a rischio. Noi che ancora ce l’abbiamo dovremo fare il possibile per aiutare tutti.
Tra le conferenze in salotto e le videochiamate in studio è quasi un botta e risposta, eppure ci sono dei momenti in cui il silenzio è assordante. Oltre alla ventola di raffreddamento del portatile non c’è altro. E quando non è lei a muovere l’aria, mi sembra di sentire il rumore dei miei pensieri scorrere da una zona all’altra del cervello.
Fortuna che poi arriva il gorgoglio del mio stomaco, sempre più insistente, a dilaniare la quiete.

Metto sul fuoco l’acqua per la pasta o il riso basmati, o guardo quello che passa il frigorifero oggi, stando su leggero.
Verifico le ultime notifiche sul cellulare e scorrendo le varie bacheche osservo una sfilata di torte, ciambelle, muffin, crostate, glasse raffinate, e poi di nuovo pane in cassetta, pane in padella, pagnottelle, focacce e pizze di ogni sorta. Gli Italiani si stanno riscoprendo in cucina, un’esplosione di colori, una tormenta di calorie perfetta considerando che non si muovono di casa e l’unico sport del periodo è l’affondo sul divano. La bilancia li aspetterà al varco, precisa per la prova costume. Se ce lo metteremo il costume…
Certo che se si fossero riscoperti lettori, ci avrebbero guadagnato in salute, fisica e mentale. Zero calorie aggiunte e un’attività rilassante alla portata di tutti. La prova del nove che non si legge perché non c’è tempo, non si legge e basta.

Mentre mangiamo seguendo la conferenza stampa in diretta della Regione Lombardia, un latrato distoglie la nostra concentrazione.
Prima il cane del vicino ringhiava contro gli altri cani a passeggio insieme con i loro padroni, giusto per essere certo non sconfinassero il territorio senza ricevere il corretto avviso. Oggi si sente abbaiare in maniera forsennata contro il singolo essere umano senza accompagnatore a quattro zampe. I tempi che cambiano.
Dietro le finestre, le tende si scostano leggermente, tutti a controllare se chi si muove ne abbia davvero pieno diritto, rispettando tutti i limiti che cambiano di ora in ora. Persino il virus si chiede come facciano le autocertificazioni a mutare così velocemente.
Con il conforto afrodisiaco del caffè ritorniamo ognuno al suo ufficio improvvisato, lasciando le inquietudini in cucina.

A metà pomeriggio sento una voce gracchiante provenire da un megafono, si fa sempre più vicina e dalla finestra scorgo un camioncino avvicinarsi. Vuoi vedere che è arrivato l’arrotino? Arrota coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto? Aggiustiamo gli ombrelli, ripariamo cucine a gasse, donne, accorrete!
E io accorro, mi sposto alla portafinestra e guardo che succede, ma nel frattempo ascolto meglio l’avviso. “Tutti i cittadini sono invitati a rimanere nelle proprie abitazioni, uscite solo per necessità reali, è di vitale importanza per tutti noi rimanere a casa”. Sulla fiancata del mezzo c’è il logo della Protezione Civile, sussulto alla vista. Sembra una scena presa da un qualche film blockbusters catastrofico americano. La popolazione è rinchiusa nell’area di contenimento, signore. Siamo pronti a ricevere i nuovi ordini di attacco, signore.

Poi all’improvviso un pensiero funesto bussa alla mia mente, togliendomi un attimo il respiro.
Non posso uscire.
Non posso uscire oltre il cancello del palazzo, non posso andare oltre il semaforo all’angolo, non posso andare al parco, non posso andare da un’amica per un caffè, non posso andare in profumeria, dalla parrucchiera o in libreria, non posso prendermi un gelato e gustarmelo davanti alle vetrine nuove, non posso nemmeno farmi un giro a vuoto in auto, non posso nemmeno fare il giro del quartiere in bicicletta, figuriamoci poi tirare fuori la moto.
Non posso muovermi, non posso correre, non posso volare…
Sento il cuore battere veloce, qualche colpo perso nel vuoto, l’inizio di una tachicardia, il panico che mi blocca la vista… Basta! Mi grido da sola nella testa.
Non puoi uscire, è vero, ma è inutile che ti metti a pensare a tutte quelle cose che non avresti fatto comunque perché hai dell’altro che ti ingombra la scrivania e il blocco degli appunti.
Tutte le volte hai rimandato le uscite perché eri stanca o sommersa da altro. Bene, non ci pensare e fai quello che hai sempre fatto. Sorrido, respiro a fondo, scarabocchio sul foglio. Concentrati sul qui e ora. Adesso.

Alle 18.30 suona un’altra sveglia. Non è la sirena di fino turno, ma una videochiamata su Messenger delle mie amiche peaker. Chi non lavora in queste settimane già si è organizzato per il caffè, il saluto prima di pranzo, il tè delle cinque. Io partecipo all’aperitivo, un saluto veloce, un come stai, tutto bene, cosa hai fatto di bello oggi, che libro stai leggendo, hai già fatto l’allenamento, si guarda terribile ho male dappertutto, ma perché non ci siamo date all’uncinetto?!
La ragione la conosciamo, è nei nostri sorrisi ed in una sola frase, che resta però un nostro segreto.

Alle 19.00 le saluto perché ho un altro impegno importante, la mia lezione in palestra.
Scendo al piano sottostante, in taverna-lavanderia-sala giochi-cucinotto-stireria-questo dove lo metto? qui nell’angolo. Una stanza che ha mille utilizzi, a volte anche repentini. Adesso pure palestra con cyclette, tapis roulant, cavi elastici appesi alla porta, manubri di vario peso, materassino, fitball e divano letto. Cosa c’entra il divano letto? Fate allenamento con me e poi ne riparliamo…
Dopo una doccia ustionante per confortare i muscoli e il profumo Ylang Ylang per l’anima, mi attende il socio alla pari con una cena leggera perché non riesco nemmeno a sollevare la forchetta dalla stanchezza – scherzo, la forchetta si, ma la bottiglia dell’acqua piena no. Ecco qua, un’altra giornata volata via in questo strano tempo immobile.
Mi accoccolo sul divano, con un occhio addormentato sul portatile poggiato sulle ginocchia e uno ancora meno vigile tra il telecomando in mano e lo scorrere della guida televisiva sull’apparecchio all’altro capo del salotto.

Finché un urlo squarcia la quiete notturna per chilometri e chilometri di distanza.
“Ahhhhhhhh, il mio film preferitoooooo!!!!”

 

 

Note: Dato che c’è così troppo silenzio in questo Far West, sono tornata ad un antico amore. La musica dance.
Casse (o cuffie) a tutto volume! E su le mani! (tanto non siete al volante 😀 )

Comments (18)

Sandra

Apr 09, 2020 at 10:09 AM

Bellissimo post.
Io e l’Orso abbiamo fatto poco smar insieme, anzi è stato per la precisione: lui in ferie che però lavorava un po’ (con tv accesa) e io scrivevo che per me è un lavoro, quindi niente cartellini però impegno per entrambi.
Postazioni: io in cameretta sul fisso su un tavolino basso che mi ammazza la schiena, lui in sala col portatile aziendale, sul tavolo delle cucina trasportato appunto in sala perché il tavolo della sala è chiuso, nonché il pezzo più costoso della casa, una roba non per dire ma super figa.
A un certo punto gli ho telefonato proponendogli un caffè, come facciamo quando siamo in ditta visto che lavoriamo nello stesso posto, piani diversi, e sono andata in cucina a preparare la moka.
E’ vero, le nostre gioie che comunque capitano vengono sommerse da quelli che non sono numeri ma persone che non ci sono più, lo strazio dei parenti a cui è negato l’ultimo saluto.
ps. io non mi trucco e ho tanto di quello struccante che vorrei proprio potertelo dare.

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Barbara Businaro

Apr 09, 2020 at 11:45 AM

Questo post l’ho scritto un pezzetto al giorno, quindi è in effetti un diario, anche se queste sono le mie giornate lavorative di questi tempi. La variazione nel weekend è il sabato di lettura e scrittura o sul divano o sulla panchina in terrazzo. Ancora non ci siamo fidati a tirare fuori l’arredamento da giardino, anche se con il sole, c’è ancora tanto vento e il terrazzo è più riparato.
La domenica invece mi catapulto dal letto direttamente sopra il tapis roulant e cammino e corro per 50 minuti. Il pomeriggio lavatrici e pulizie, se non ho scambiato col sabato (il problema è che venerdì sera ho allenamento, quindi il sabato mi è dura usare ancora i muscoli per pulire 😛 )
Anche qui ci “chiamiamo” da una stanza all’altra con i cellulari, via Google Hangouts. O ci giriamo i link delle ultime notizie.
Ps. Lo struccante tienilo, prima o poi ci riabbracceremo. Io qui ho ancora un libro di De André per te. 😉

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Sandra

Apr 09, 2020 at 1:45 PM

Perfetto, baratto aggiudicato
è questo qua
https://it.loccitane.com/latte-in-olio-struccante-viso,80,2,95131,1382146.htm#s=61996

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Barbara Businaro

Apr 09, 2020 at 2:34 PM

Oh mamma! Pensavo che scherzassi io! Ma se ti avanza, lo accetto volentieri! 😀

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Barbara Businaro

Apr 09, 2020 at 12:32 PM

E per chi non avesse il coraggio di ascoltare la canzone, riporto qui il testo, perché io non scelgo mai una musica a caso. E nemmeno lei sceglie me senza una ragione. 😉

Afraid you’ve lost it all
Unsure what the future holds
And now, I can hear your call tonight
Too late to turn back now
And you’ll be safe and sound
I know that we’ll make it through the night

I, I’ll dry every river in your eyes
I’ll light up the darkness in your mind
Remember when life is so unfair
Hold on, hold on, we’re almost there
Whenever the storm is closing in
I’ll fight all your demons and your sins
And when you feel lost, now don’t be scared
Hold on, hold on, we’re almost there…

Trad.
Paura di aver perso tutto
Non so cosa riserva il futuro
E ora, posso sentire la tua chiamata stasera
Troppo tardi per tornare indietro ora
E sarai al sicuro
So che ce la faremo per tutta la notte

Io asciugherò ogni fiume nei tuoi occhi
Illuminerò l’oscurità nella tua mente
Ricorda quando la vita è così ingiusta
Aspetta, resisti, siamo quasi arrivati
Ogni volta che la tempesta si sta avvicinando
Combatterò tutti i tuoi demoni e i tuoi peccati
E quando ti senti perso, ora non aver paura
Aspetta, resisti, siamo quasi arrivati…

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Brunilde

Apr 09, 2020 at 1:07 PM

Bellissimo il testo della canzone. Paura di aver perso tutto, e non sapere cosa ci riserva il futuro: credo che il nodo sia lì.
Ognuno di noi sta utilizzando il proprio arsenale per la resistenza in lockdown ( io continuo a chiamarla clausura ),
psicologico e ambientale. Mi sembra che tu sia bravissima!
Io ho pochissimo lavoro, e quel poco lo affronto con insofferenza, ne sono disturbata, quasi fosse una distrazione alla mia bolla spazio temporale. Mi vesto ogni giorno, no tuta, jeans e maglia, cerco di tenermi in ordine anche se non mi vede nessuno ( a parte le videochiamate ) al massimo mi metto un po’ di burro cacao colorato. Sono occupatissima, leggo tanto, scrivo ( meno ), penso, medito, curo le piante e sistemo un po’ casa ma sono disordinata, potrei stare chiusa anni senza diventare …come si chiama quella giapponese, Marie Kondo.
Frequentavo un centro di dimagrimento, dopo mesi di sforzi e privazioni ero riuscita a perdere 5 kg, ed ora ogni giorno combatto con me stessa: faccio gli esercizi? Ma li ho fatti ieri, stanotte ho dormito male, ho una spalla un po’ contratta, magari domani…
In compenso, controllo l’alimentazione. Però…mi è stata recapitata una meravigliosa colomba artigianale di una ottima pasticceria, un regalo affettuoso che troneggia sul tavolo, tipo soprammobile. Io la guardo, lei mi guarda ( da dentro la carta, sotto i nastri ). Sarà una Pasqua solitaria, che faccio, la apro?

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Sandra

Apr 09, 2020 at 1:41 PM

Apri e condividi su whatsApp, diamine almeno a Pasqua! Che poi so già che un sacco di gente verrà meno ai decreti e Pasqua se la farà in compagnia, puoi scommetterci!

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Barbara Businaro

Apr 09, 2020 at 3:03 PM

E sai Brunilde come è giunta a me questa canzone? Come si è fatta trovare? E’ la base di uno degli esercizi del periodo con la palestra virtuale, quella di addominali laterali e pliè squat per glutei, una coreografia piacevole nonostante tutto. L’ultima volta ho acceso Shazam per rintracciare la canzone. Poi arrivo ad ascoltarla su YouTube e avevo i sottotitoli in lingua accesi. Nella versione originale (quella della palestra è remixata) è spettacolare perché, se ci fai caso, in sottofondo c’è il suono basso e potente di un organo a canne (non so dire se vero o elettronico).
Per il resto, io non sono bravissima, ho pure io i miei momenti di smarrimento, come quel “Non posso uscire” che ogni tanto mi colpisce nel mezzo di altro. Ma l’attività fisica mi ha portato a sviluppare pazienza e disciplina, e cercare il sorriso anche quando non ce l’avrei proprio. Tu lo saprai meglio di me, non dobbiamo farci influenzare dai pensieri negativi, dobbiamo essere noi a introdurre pensieri positivi, la felicità è applicazione continua. E lo sport mette in circolo la serotonina, l’ormone della felicità. 😉
Per le contratture, io uso Glucosamina Gel Joint Complex di Optima, con artiglio del diavolo. Detta anche la crema del motociclista. Spalmata anche stamattina dietro al collo perché ieri sera ho sbagliato una posizione con i manubri, così m’imparo a farla meglio. 😛
Sulla colomba invece, tagliala a Pasqua e mangiala in videochiamata con chi te l’ha regalata, se puoi. Se è da pasticceria, fa meno male delle confezioni industriali e dura anche di più. Però continua ad allenarti, almeno un pochino.

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Giulia Mancini

Apr 10, 2020 at 12:06 AM

In questa situazione è molto utile creare una routine e quella della pausa caffè è preziosa, poi se c’è la possibilità di farla in uno spazio “neutrale” come la cucina è ancora meglio.
Io purtroppo vivo in una casa piccola senza terrazzo nè giardino e non vedo la mia dolce metà da un mese, la nostra routine sono le telefonate, ma non basta.

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Barbara Businaro

Apr 10, 2020 at 9:31 AM

Come stanno evidenziando vari psicologi, questo periodo ci porterà per forza di cose ad un nuovo equilibrio nella nostra vita. Quando ne usciremo, ci saranno coppie che capiranno di non essere proprio fatte per stare insieme sotto lo stesso tetto (a Wuhan stanno registrando un aumento delle separazioni) ed altre che invece decideranno per il grande passo della convivenza, per non parlare di tutti i matrimoni che sono stati annullati in questi mesi! A te Giulia auguro di trovare finalmente la casa dei tuoi sogni, almeno almeno con un balconcino e una portafinestra, da piazzarci assolutamente lì davanti un bello scrittoio antico. Io ancora me la sogno la finestra a bovindo che avevamo nell’appartamento affittato a Edimburgo l’anno scorso! La vorrei proprio così! 🙂

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Grazia Gironella

Apr 11, 2020 at 9:45 PM

Bella la musica e bello il testo (la musica disco di trent’anni fa non mi piaceva, ma questa stile Tomorrowland sì!). Mi sono messa anch’io a fare esercizio a casa da ieri; mi ha fatta sentire bene, anche se non è il tipo di movimento che preferisco. I miei addominali e le gambe, però, dicono che va bene (e io mi trascino su per le scale…). Tanti auguri di buona Pasqua! 🙂

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Barbara Businaro

Apr 11, 2020 at 11:43 PM

Trent’anni fa, un coccolone a pensare a quanto tempo è passato!
Se vai a vedere sulla pagina Facebook di webnauta, in settimana avevo postato lo Yoga dei lettori, delle posizioni yoga da fare con un libro a portata. Le ho provate ieri sera, prima della lezione streaming della palestra. Mi sono incriccata con la schiena alla seconda, posizione del ponte, mentre mi viene benissimo quella della trama complicata. 😀
Gli auguri sul blog arrivano domani, con un racconto scritto in questa settimana. 😉

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Rebecca Eriksson

Apr 12, 2020 at 12:21 PM

Mi piace sempre molto la delicatezza che adotti nelle tue descrizioni. Ad una settimana dall’inizio del telelavoro la mia sveglia si è rotta e da allora non ho orari (amazon me ne consegnerà una a metà maggio). In più la compagnia di amici ha scoperto la praticità del gioco online e dato svegliarsi un po’ più tardi non è un problema per nessuno, almeno tre volte a settimana mi ritrovo a fare tardi per i loro incontri.
Ho una vita sociale migliore adesso di prima.
Uscire non mi manca ancora: sì, vorrei un maggior contatto con la natura, ma è sempre stata una cosa tra noi. Una vita all’aperto invece non l’ho mai cercata.
Ogni giorno mi preparo come se dovessi andare al lavoro e mi pongo un obiettivo: la lista delle cose da fare tendo ad ignorarla, faccio solo ciò che è indispensabile e ciò che mi serve per i miei obiettivi.

Nota: se finisci lo struccante un’ottimo sostituto è l’olio idratante.

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Barbara Businaro

Apr 12, 2020 at 6:03 PM

Sulla vita sociale migliore adesso di prima, mi trovi d’accordo. Tra mail, messaggi, videochat in ogni piattaforma, chi vuole esserci c’è anche adesso. Uscire mi manca solo per tutti quei lavoretti sospesi che necessitano di acquisti (un rubinetto che perde, il giardino senza piante, la sarta, la parrucchiera, il calzolaio) che mica tutto si può fare online. Ma per il resto, oltre al lavoro, anch’io ho una bella ToDo list infinita!
Ps. Uso già lo struccante con l’olio, quello diviso in liquido bianco e blu che va scosso per combinarli prima di usarlo. E solo perché è blu! 😀

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IlVecchio

Apr 14, 2020 at 3:30 PM

Qui da me il Far West è tutt’altro che silenzioso. Scuole e asili chiusi hanno trasformato il palazzo in un saloon durante una rissa, con tanto di organetto. Mi sono salvato grazie alle mie vecchie cuffie antirumore da cantiere. Le uso per leggere in santa pace. :- )

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Barbara Businaro

Apr 14, 2020 at 6:18 PM

Una vista inusuale direi, di solito le cuffie servono per gli audiolibri, tu le usi per il silenzio! 😀

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Luz

Mag 03, 2020 at 6:38 PM

Beh, quella balla di paglia che rotola come nel far West è l’essenza ultima di tutto il post, la descrizione perfetta di queste città-non città, di questo tempo-non tempo. Comunque la tua giornata è comunemente piena, quindi è già qualcosa. Anche le mie giornate lo sono, terminano velocemente, sembra incredibile ma è così. E le settimane volano.

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Barbara Businaro

Mag 04, 2020 at 1:36 PM

Giusto stamattina ho controllato il calendario aziendale, questa per noi è l’undicesima settimana di smart working. Questo tempo è davvero volato perché non ho modo di annoiarmi nemmeno nel tempo libero, tra lettura, scrittura e allenamento. Avrei addirittura gradito la cassa integrazione come occasione di andare avanti col romanzo, pensa! Certo, mi mancano gli amici, gli aperitivi insieme, le chiacchiere seduti al sole primaverile, ancora di più i giri in moto per montagne e valli, anche correre all’aria aperta, e mi mancheranno la mia piscina termale e le passeggiate in spiaggia con i piedi a mollo.
Ma a parte che per il lavoro, se ne saremo costretti, non credo che mi muoverò finché non sarà certa la stabilizzazione dei contagi. Possono fare tutti i decreti e tutti gli annunci che gli pare, ma io non mi sento in gabbia, io sono nel mio regno. 😉

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