Le trappole del tempo. Della psicologa Ashley Whillans, Cambridge TEDx 2019

Le trappole del tempo che consumano la nostra felicità

Meglio avere più denaro o più tempo, per sentirsi davvero felici?
Nonostante diciamo con convinzione che il denaro non compra la felicità, fino a qualche anno fa avrei risposto che avere più soldi certamente aiuta ad avvicinarsi non dico alla felicità, ma alla serenità. Un conto in banca sufficiente a coprire gli imprevisti, anche quelli di una certa entità, ci mette al riparo da ansie e preoccupazioni e da lì si può partire meglio verso la scalata della felicità. Avere una casa accogliente e in ordine, magari con un bel giardino curato, guidare un auto potente e fiammante oppure scivolare fuori dalla darsena con la barca dei nostri sogni, partire all’avventura intorno al mondo con la valigia sempre pronta, tra paradisi tropicali o aurore boreali, oppure stendersi in un’enorme poltrona guardando una libreria senza fine.
Ognuno ha i suoi gusti in termini di felicità, no? 😉

Però ti accorgi dell’importanza di una cosa solo quando te la tolgono.
Così mi sono resa conto del valore inestimabile del tempo quando a novembre 2019 il nuovo contratto ha cancellato i miei permessi per i primi quattro anni di lavoro (perché con l’ultimo CCNL commercio ci hanno rubato il tempo libero anche se in genere questa condizione viene applicata ai giovani con poca esperienza, non a un professionista del settore da oramai vent’anni…). E pensare che mi ero decisa a cambiare azienda dopo ben 16 anni di permanenza, avvicinandomi a casa, proprio per guadagnare più tempo dalle trasferte non più necessarie.

In seguito, durante il primo lockdown nazionale per la pandemia da Covid ho dovuto, come molti altri lavoratori del resto, utilizzare i pochi giorni di ferie accumulati per correre in aiuto alla temporanea diminuzione delle attività in ufficio, senza però poter sfruttare quel tempo adeguatamente. Tranne leggere e scrivere, che è stata comunque un’occasione d’oro per me, tutto il resto intorno era chiuso e fermo. Non si potevano considerare ferie, nemmeno il bricolage casalingo era consentito perché determinati negozi specializzati avevano le saracinesche abbassate. Mi ha salvato un po’ lo smart working, che mi ha fatto guadagnare quell’ora variabile immersa nel traffico della tangenziale per raggiungere l’ufficio.

Ritrovandomi senza permessi lavorativi, la cui funzione è dare modo ai dipendenti di effettuare visite mediche, accedere agli uffici pubblici negli orari d’apertura, essere presenti per le piccole incombenze famigliari e domestiche, ho dovuto centellinare le giornate di ferie, già parzialmente consumate dalla pandemia, per eventuali piccoli imprevisti non differibili al weekend. Non potendo virare di colpo la barca verso un altro orizzonte lavorativo, ho dovuto riorganizzare tutto il mio tempo libero, ottimizzando tutto l’ottimizzabile e rinunciando a parecchie opportunità di svago, anche solo una telefonata con un’amica o una camminata all’aperto.

Sebbene abbia spiegato in lungo e in largo i motivi che mi portavano a fare alcune scelte rispetto ad altre, proprio per risparmiare tempo libero, non sono sempre stata compresa. Non lo sono tuttora. Chi non ha un impiego a tempo pieno o delle scadenze da rispettare spesso non è proprio abituato a concepire il fine settimana degli altri già impegnato e organizzato, possono permettersi di vivere alla giornata, senza programmi, così come viene, perché hanno un surplus di tempo di cui non si rendono nemmeno conto. Salvo poi chiedermi come faccio a fare tutto quello che faccio, dal lavoro al blog, dall’allenamento alla scrittura. Pianifico anche il mio tempo libero, cerco di non sprecarlo, non posso fare altrimenti!

Ma ho avuto qualche discussione anche con alcuni amici lavoratori che passano quasi la loro intera vita in ufficio, addirittura rispondono alle mail aziendali di domenica, accumulando così tante ore di permessi arretrati che la società gli intima di consumarle o le perderanno. E in genere preferiscono perderle, con mia profonda irritazione!!
La diatriba riguarda la mia idea di chiedere un contratto part-time o comunque una riduzione dell’orario di lavoro, con conseguente riduzione dello stipendio. Una riflessione per loro inconcepibile, perché sono convinti che solo lavorando di più si possa avere di più, che il maggior denaro derivante da più ore di lavoro nonché da un avanzamento di carriera gli consenta di migliorare poi la condizione di vita fuori dall’ufficio. Non è così, ed è una convinzione difficile da abbattere…

Addirittura qualcuno ha scambiato la mia attuale abitudine di usufruire della spesa online con consegna a domicilio con la paura di frequentare il supermercato (quando comunque mi muovo per farmacia, ufficio postale, medico, vivaio, ferramenta, ecc.), nonostante abbia già mostrato loro nei fatti che l’acquisto degli alimentari online mi “costa” trenta minuti al massimo mentre per la spesa in presenza “consumo” un’ora e mezzo come minimo, tra spostamento in auto e fila alla cassa. Un’ora di tempo libero per me, alla condizione attuale, è importantissima. Perché è così difficile da capire?

La risposta l’ho trovata per caso, direi quasi un sassolino da dio.
Mentre ero immersa nello studio, affannata a risparmiare ancora quanto più tempo possibile dalle solite attività proprio per riservarlo ai libri e prepararmi al meglio per un’opportunità interessante (è andata bene alla fine, come ho raccontato qui: Gli esami non finiscono mai) sono incespicata in questo articolo curioso: Which of These 6 Time Traps Is Eating Up All Your Time? (trad. Quale di queste 6 trappole temporali sta consumando tutto il tuo tempo?) della psicologa Ashley Whillans, professore assistente presso la prestigiosa Harvard Business School, che insegna al corso di Negoziazione agli studenti MBA e studia in effetti come le persone gestiscono i compromessi tra tempo e denaro.

E’ così che ho scoperto che pure io, ogni tanto, cado in qualche trappola del tempo…

 

Meglio avere più denaro o più tempo?

Le premesse di Ashley Whillans partono da dati osservati: l’80% degli americani si ritiene povero, non riferendosi alla povertà materiale (seppure sia un’altra preoccupazione rilevante) ma alla mancanza di tempo, avere troppe cose da fare e non abbastanza tempo per farle. La povertà temporale colpisce tutte le culture ed i diversi strati sociali, senza grandi distinzioni.

Se nel 2012, circa il 50% dei lavoratori americani ha dichiarato di essere “sempre di fretta” e il 70% di loro di non avere “mai” abbastanza tempo, nel 2015 oltre l’80% ha dichiarato di non avere proprio il tempo necessario (Fonte: Pew Research Center). Quindi il trend è in salita, nonostante la tecnologia ci offra sempre più strumenti e mezzi per risparmiare tempo. Pensate all’ultima volta che siete stati fisicamente in banca per un pagamento ora che abbiamo l’homebanking accessibile dal telefonino o la comodità di avere un aspirapolvere senza fili sempre disponibile o meglio ancora il robottino che spazza il pavimento da solo quando gli pare!

Se pensate che il problema non vi riguardi o sia solo una condizione da dover accettare in questo nuovo millennio, la dottoressa Whillans sottolinea anche i gravi costi della mancanza di tempo a carico dell’intera società: è stata riscontrata una forte correlazione tra la povertà temporale e la miseria (Fonte: Springer Link). Le persone che hanno poco tempo sono meno felici, meno produttive e più stressate. Si muovono e si allenano di meno, mangiano cibi più grassi, tipicamente cibi industriali pronti, e così hanno una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari, se non problemi di obesità. La povertà di tempo costringe a scendere a compromessi poco salutari: invece di preparare una cena nutriente e sana, impiegando tempo a cucinarla da sé, mangiano panini e patatine mentre continuano a lavorare davanti allo schermo.
Per non dire che c’è meno tempo per occuparsi delle relazioni sociali, condividere esperienze con gli amici, trascorrere momenti rilassanti in famiglia, giocare all’aperto con i propri figli.

Si potrebbe credere che la ragione di questo comportamento è un carico di lavoro maggiore rispetto alle generazioni precedenti, lavoriamo più ore dei nostri nonni. Personalmente direi proprio di no, se penso che entrambe i miei nonni erano coltivatori e per loro non esisteva nemmeno il concetto di “orario di lavoro”. Ma anche le ricerche smentiscono questa teoria: il tempo libero degli uomini negli Stati Uniti, ad esempio, è aumentato da 6 a 9 ore alla settimana negli ultimi 50 anni, mentre quello delle donne è aumentato da 4 a 8 ore a settimana (Fonte: International Labour Organization).

Dunque la povertà di tempo non è definita tanto da una discrepanza tra le ore disponibili e le ore di cui abbiamo bisogno, quanto piuttosto da come valutiamo quelle ore di tempo libero, rischiando di sprecarle. Una condizione più psicologica che strutturale.
Ed è qui che Ashley Whillans identifica 6 trappole del tempo, delle insidie in cui cadiamo senza rendercene conto, che ci fanno sprecare il nostro tempo libero, dandoci la sensazione di non averne mai abbastanza.
Per quanto sono povera io di tempo, mi sono avvicinata a questa lettura come un assetato nel deserto vicino all’oasi rinfrescante, con tanto di cascata sul laghetto e noci di cocco pronte da bere… 😀

Le trappole del tempo

All’interno del suo saggio Time Smart: How to Reclaim Your Time and Live a Happier Life (trad. Tempo Intelligente: come recuperare il tuo tempo e vivere una vita più felice), purtroppo solo in lingua inglese, Ashley Whillans illustra dettagliatamente quali sono queste trappole temporali che ci fanno consumare il nostro tempo libero e alla fine riducono la nostra sensazione di felicità.
In alcune di queste mi invischio anch’io, sebbene io le riconosca, perché ci vengo trascinata da persone con cui collaboro e che hanno difficoltà a gestire il proprio tempo, sovrastimandolo.

Trappola 1: le interruzioni tecnologiche spezzano il nostro tempo in “coriandoli”

La tecnologia ci fa risparmiare tempo da un lato, ma dall’altro ce lo toglie perché siamo continuamente distratti. Lo chiamano il paradosso dell’autonomia: usiamo tecnologie mobili per essere autonomi su dove, quando e quanto tempo lavoriamo, ma poi finiamo per lavorare continuamente, avendo sempre a portata gli smartphone dove ricevere chiamate, leggere email e messaggi istantanei.
Quando esisteva solo il telefono fisso, godevamo di lunghi periodo di tempo libero senza interruzioni se non per motivi seri. Adesso il nostro tempo è continuamente spezzato in “coriandoli”, piccoli frammenti di secondi o minuti persi nell’illusione di un multitasking produttivo. Sono piccole attività che prese da sole non sembrano dannose, ma messe tutte insieme hanno effetti dannosi: rovinano la concentrazione di quello che stavamo facendo, perché spostarsi da un’attività ad un’altra richiede maggior sforzo; spezzano il nostro tempo libero, impoverendo la qualità del nostro svago e la sensazione di serenità.

Ecco perché quando scrivo, tolgo completamente la suoneria al telefono e uso la connessione del computer solo per le ricerche inerenti alla scrittura o per il dizionario dei sinonimi. Tutto il resto può attendere, soprattutto le piattaforme social.

Trappola 2: ci concentriamo troppo sui soldi

Abbiamo una vera ossessione culturale per il lavoro e per accumulare soldi, senza mai esserne completamente soddisfatti. Quando arriva una promozione con un aumento di stipendio, pensiamo già a come ottenere di più, in una corsa continua verso una vetta irraggiungibile. In una ricerca svolta in 165 paesi, gli studiosi hanno scoperto l’esatto importo in dollari oltre il quale altro denaro non aumenta la sensazione di felicità: 60.000 dollari l’anno, poco più di 49.000 euro al cambio attuale.
Chi guadagna di più, dichiara di sentirsi insoddisfatto, guardando alle persone ancora più ricche.

Questa trappola la conosco perché l’ho vissuta in famiglia: si finisce col lavorare di più, per guadagnare di più così da potersi permettere in futuro più tempo libero e comodità, ma il futuro non arriva mai.

Trappola 3: sottovalutiamo il valore del nostro tempo

Proprio perché siamo ossessionati dal denaro, svalutando invece il valore del tempo, a volte prendiamo decisioni controproducenti per la protezione del nostro tempo libero. Boicottiamo noi stessi senza rendercene conto.
Il primo esempio che porta Ashley Whillans riguarda proprio la spesa consegnata a casa: in un sondaggio, il 52% delle persone benestanti ma povere di tempo, genitori con bimbi piccoli, hanno dichiarato che preferirebbero avere più soldi che più tempo. Alla domanda come avrebbero speso un aumento di 100 dollari, solo il 2% li avrebbe usati per avere più tempo per sé, magari con la consegna della spesa a domicilio.
Un altro esempio mi ricorda una discussione avuta con un amico, che utilizzava un’app per decidere dove fare rifornimento, per risparmiare il più possibile sul pieno di benzina. Solo che a volte percorreva anche 15 km fuori dal suo tragitto ordinario, consumando non solo carburante in più per la deviazione, ma anche una decina di minuti del suo tempo. Lui calcolava il risparmio in denaro (riporto lo stesso calcolo dell’esempio di Ashley Whillans):

15 centesimi × 15 galloni = $ 2,25 risparmiati per viaggio
$ 2,25 × 4 visite al mese = $ 9,00 risparmiate al mese
$ 9,00 al mese per 12 mesi = $ 108 risparmiati all’anno

Ma in termini di tempo suona invece diversamente:

6 minuti per viaggio × 4 visite al mese = 24 minuti persi al mese
24 minuti al mese × 12 mesi = 4,8 ore perse all’anno

Mezza giornata sprecata in auto… Ne vale la pena?!

Trappola 4: consideriamo il lavoro come uno status symbol

Sempre di più, le nostre identità sono legate al lavoro, alla nostra professione. Troppe persone, e per la mia esperienza soprattutto il genere maschile, guarda al proprio lavoro come l’unico scopo della propria esistenza, lasciando da parte famiglia, amici e hobby, arrivando addirittura a sacrificarli in nome di una carriera luminosa.
Giungono così a indossare il proprio lavoro come uno status symbol, un distintivo d’onore, il dipendente che lavora fino a mezzanotte ogni giorno, che risponde prontamente alle mail del capo il sabato pomeriggio, che invia il report completo la domenica sera all’aperitivo. C’è una certa insicurezza di fondo, voluta anche dal mondo imprenditoriale che pensa così di ottenere il meglio dai propri impiegati, dimenticando che la produttività vera non ha nulla a che vedere con il numero di ore lavorate.
Anzi, chi non riserva il giusto spazio al riposo, alla fine ha un basso rendimento e scarsa concentrazione. Ed è pure infelice.

Trappola 5: abbiamo un’avversione per l’ozio

Sembra incredibile, eppure abbiamo perso la capacità di rilassarci nel “dolce far niente”, espressione tipicamente italica.
La tecnologia soprattutto ci impedisce di rimanere da soli, l’essere costantemente connessi col mondo non lascia al cervello il tempo per riprendersi dalle fatiche quotidiane. L’ozio sarà anche il padre dei vizi, ma mezz’ora distesi ad occhi chiusi in pieno silenzio può portare benefici fisici preziosi, e una straordinaria serenità.

In effetti, non riesco a star ferma con i miei pensieri… ho un tavolino pieno di libri da leggere. Ma considero la lettura rilassante e pari all’ozio, dite che sbaglio?!

Trappola 6: pensiamo di avere più tempo domani di quanto ne abbiamo davvero

Argh, questa trappola la conosco e la subisco in continuazione! 😀
La maggior parte di noi è eccessivamente ottimista riguardo al proprio tempo libero futuro. “Lo farò domani” è il classico errore di pianificazione, soprattutto per chi non comprende l’importanza di organizzare almeno un pochino anche il proprio tempo libero.
Ashley Whillans lo ha battezzato l’effetto “Si… dannazione!”: durante la settimana lavorativa rispondiamo a diversi inviti e impegni per il weekend, sì all’amica per un caffè sabato mattina, sì a un’altra amica per fare shopping insieme, un altro sì per ritrovarsi a cena in un nuovo ristorante, e ancora sì per un pranzo in famiglia. Finché arriva sabato e ci accorgiamo di non avere più tempo per noi e quello che avevamo in realtà deciso di fare. Dannazione!

Non è una trappola in cui cado personalmente: proprio perché sono conscia del mio poco tempo libero, quando dico sì è un impegno serio, che intendo rispettare fino in fondo, salvo imprevisti di salute. Purtroppo però è una trappola che subisco, perché altre persone sottostimano sia il loro tempo che le loro capacità umane (io lo chiamo “delirio di onnipotenza”), si prendono impegni con tanto di scadenze verso la sottoscritta, che poi puntualmente non mantengono, lasciandomi da sola a risolvere il loro casino. Passi una volta, passi due, alla terza diventa anche maleducazione perché significa non rispettare il mio tempo.

 

Tutto questo Ashley Whillans lo spiega ancora meglio in questo suo intervento “A Simple Strategy For Happiness” (trad. Una strategia semplice per la felicità) presso la conferenza TEDx di Cambridge del giugno 2019, purtroppo senza trascrizione in lingua italiana (le idee rivoluzionarie non le traduciamo mai qui da noi…).

E voi cari lettori?

Vi riconoscete in qualcuna di queste trappole temporali? O ne avete individuate delle altre?
Qualcuno potrebbe anche chiedermi: cosa cavolo c’entra tutto questo con la scrittura?
E’ attinente eccome! Dal momento che la scrittura non è l’attività che mi paga le bollette, a lei posso dedicarmi solo al di fuori dell’orario lavorativo. Più tempo libero, più posso scrivere, più mi sento felice. Vale anche per la lettura! 😀

 

Comments (30)

Sandra

Giu 07, 2021 at 10:29 AM

Post interessantissimo che punta il faro su ragionamenti che ho fatto a lungo prima di chiedere il part time, 5 anni fa. Si tratta
di scelte, ognuno fa le sue, la fortuna è stata che me l’abbiano concesso, certo, ma a fronte di una serie di cose che esulerebbero dal post. Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, dopo la salute, tocca spenderlo bene. Non è illimitato e non sappiamo quando finirà. C’è chi vive per lavorare e se la professioni lo appaga, va benissimo, anche se gli hobby andrebbero coltivati prima perché poi quando inevitabilmente il tempo del lavoro scadrà sarà dura reinvientarsi. Molto pertinente la faccenda dei coriandoli di tempo, i social usati perché piace farlo – come io in questo momento che ti sto leggendo, sto pendando a te, e dedicando del tempo alla nostra relazione – confluiscono nel tempo libero speso bene, il cazzeggio compulsivo guardando cose che in realtà non interessano davvero, il bip, il controllo stupido “vediamo quante persone hanno visto la mia story su IG” sono veramente cose a cui devo imparare a sottrarmi più spesso, è un’operazione che sto facendo proprio in questo periodo. Quindi in definitiva la trappola in cui cado è la n. 1: le altre non mi riguardono più. Gli altri mi guardano spesso con quell’invidia malsana senza rendersi conto che dietro il mio tempo c’è il lavoro di anni, non è un privilegio regalato dal fato, ma il frutto di una strategia a lungo termine, di sacrifici e mera trasformazione di crisi in opportunità.

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Barbara Businaro

Giu 07, 2021 at 8:44 PM

Sono ragionamenti che io sto facendo ultimamente perché in effetti da poco mi è venuta questa “pazzia” di mettermi a scrivere, come osserva qualcuno. 😉
Più altre incombenze che si sono aggiunte e soprattutto, perché Sandra docet sempre, avendo sbirciato la scadenza del mutuo, imminente al prossimo luglio! Credo quindi che i prossimi mesi potrebbero giungere parecchi cambiamenti, ma saranno scelte che farò con la cognizione di volere del tempo per scrivere.
Per evitare i coriandoli del tempo, io uso delle “to do list” (liste delle cose da fare, le uso anche sul lavoro perché in un giorno posso saltare anche in dieci progetti diversi) ordinate per urgenza: finché non ho smarcato i punti necessari, non mi “concedo” al cazzeggio sui social (che poi pure per me è intrattenere relazioni con amici e lettori). 🙂

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Giulia Mancini

Giu 07, 2021 at 2:57 PM

Questo tuo post arriva in un momento particolare in cui capisco ancora di più, perché l’ho appena toccato con mano, che non siamo affatto padroni del tempo. Tutto il nostro tempo è prezioso e bisogna saperlo usare. Le trappole in cui cadiamo spesso sono inevitabili, le distrazioni sui social, il tempo rubato dal lavoro a quello che vorremmo fare davvero e tutto il resto. Anch’io considero la lettura un piacevole momento di ozio, ma per goderne mi è capitato di mentire e inventarmi un impegno concreto per non accettare impegni me i impellenti, tipo giri di shopping non desiderate…

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Barbara Businaro

Giu 07, 2021 at 8:51 PM

Ho letto il tuo post Giulia e sì, sono proprio le perdite così improvvise che ti fanno comprendere il valore del tempo. Alcune trappole, spiega la dottoressa Ashley Whillans, sono proprio create dalla nostra società, che ci vuole lavoratori e consumatori senza sosta, in un equilibrio poco salutare sia per l’uomo che per la natura. Però già riconoscere che siamo vittime di questa o quell’altra trappola ci aiuta e uscirne un po’ alla volta, o limitarne gli effetti. E sì, capisco anche quella scusa per leggere, altroché se la capisco! 😉

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BRUNILDE

Giu 07, 2021 at 4:55 PM

Sono figlia dei telefoni a disco, delle macchine da scrivere elettriche e delle lettere di carta, quelle col francobollo.
Mi viene spontaneo incolpare lo smartphone della mia attitudine a perdere tempo. In realtà, tempo ne ho sempre sprecato, anche quando non c’erano i social e ancora prima, in epoca precellulari.
Certo, strada facendo il sacchetto di caramelle, che prima mangiavo avidamente una dopo l’altra senza neanche sentire il sapore, è diventato più leggero, se ne vede il fondo. E allora sono diventata più consapevole e attenta, rispettosa del tempo che mi viene dato e del sapore di ogni singola caramella .
La lettura è stata però una costante di tutta la mia vita adulta, anche nei periodi più impegnativi e convulsi. A chi mi chiedeva ” ma dove trovi il tempo per leggere? ” rispondevo sempre la stessa cosa: ” non guardo la televisione”.
Ho perso molti programmi, ma ho letto tantissime meravigliose storie!
Mi sa che adesso dovrò cominciare a tenere spento anche lo smartphone tentatore…

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Barbara Businaro

Giu 07, 2021 at 9:05 PM

Telefoni a disco, io c’ero e mi si incastravano i ditini, mi facevo male da bimba! Macchine da scrivere elettriche, c’ero anche prima con al terribile Olivetti 82 dove non arrivavo col mignolo a quelle accentate! Lettere di carta, con fogli colorati e profumati e i francobolli in edizione speciale, io c’ero eccome, avevo un sacco di “penpals” anche all’estero, e ci siamo trasferite su Facebook, ma una lettera ha un altro sapore! 😉
Io avevo anche i 45 giri della Disney e un mangiadischi che se li mangiava sul serio, quando in partenza cominciava con “Ciueeeraaa uuuuunaaaaa vuoltaaaa…” Sei un po’ più croccante (in palestra diciamo “croccante” quando le ossa scricchiolano) di me, ma mica troppo!
Dove trovo il tempo per leggere io? Non ho Whatsapp, tanto per cominciare. Sui social ci sono solo per cose interessanti. Non mi chiudo dentro un centro commerciale se non ho davvero acquisti da fare. Guardo la televisione ma solo i film, cioè “studio le storie” perché di storie ho sempre fame, in qualsiasi forma. Non ho pazienza per i videogiochi, e nemmeno per certe fiction lunghe lunghe lunghe (Beautiful e compagnia), non cucino più, che meno cucino e meno ingrasso. Non seguo il calcio, non passo il tempo a spettegolare e non mi sono mai piaciuti né l’uncinetto né il macramè. Quindi resta proprio solo leggere, per Diana! 😉

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BRUNILDE

Giu 08, 2021 at 12:32 PM

Non cucino più, hai scritto? Accipicchia! Adesso si spiegano molte cose….

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Barbara Businaro

Giu 08, 2021 at 2:27 PM

Beh, assemblare un’insalatona non mi sembra cucinare, anche un petto di pollo alla piastra con verdure non mi sembra cucinare, men che meno una piatto di pasta con un semplice sugo al pomodoro e un giro d’olio evo a freddo. Per me cucinare è (era) una succulenta parmigiana di melanzane (grigliate, anche se andrebbero fritte), una lasagna al ragù con la sfoglia fatta da me (conservo la macchina per la pasta, con i rulli e la manovella, pure il mattarellino per i ravioli), un brasato al Raboso che ci mette una notte intera a bassa cottura, un’american cheesecake (cotta, non raffreddata in frigo) ai frutti di bosco e sciroppo d’acero oppure i brownies al doppio cioccolato e arancio… Quelle cose lì non le cucino più. Credo di avere in casa lo stesso pacchetto di zucchero da un anno intero oramai (perché ogni tanto cedo eh, ma il più resisto). 😉

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Lisa Agosti

Giu 08, 2021 at 4:33 PM

C’è un detto a Londra che “chi ha tempo non ha i soldi e chi ha i soldi non ha tempo”. Ed è verissimo, Londra è piena zeppa di cose da fare e sperimentare e vedere e visitare ma costa tutto moltissimo. Lo stesso vale per Vancouver. Non oso pensare come sia New York ma ho sentito di gente che viveva in scatole da scarpe e mangiava alla mensa dei poveri pur di passare 6 mesi lavorando come schiavi nella big apple. 🙂

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Barbara Businaro

Giu 09, 2021 at 12:03 AM

Qua si dice “Chi ha i denti non ha il pane e chi ha il pane non ha i denti” 😀
Basterebbe una mezza misura, tempo e soldi equamente divisi, tutti lavorano, tutti per il giusto orario e il giusto stipendio. E resta del tempo per sé.
Da New York ne sento tante anch’io e non sai mai quanto sono leggende metropolitane. Conosco chi deve fare tre lavori per arrivare a fine mese e chi con un solo stipendio si è preso una villetta niente male, con giardino enorme, un sogno anche per un italiano. Del resto però il caso americano di Lehman Brothers è partito dal fallimento dei mutui concessi con troppa facilità…

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Lisa Agosti

Giu 10, 2021 at 5:06 PM

Il detto “chi ha i denti non ha il pane, chi ha il pane non ha i denti” è validissimo ma sta perdendo significato perché implica che i giovani hanno i denti forti ma sono squattrinati mentre gli anziani che hanno lavorato sodo e risparmiato tutta la vita possono permettersi il pane ma ormai portano la dentiera.
Per la mia generazione e specialmente per quelle future non credo che questo varrà più, da una parte per le innovazioni della dentistica e dall’altra perché ci sono giovani ben più ricchi degli anziani (per esempio chi si intende di computer) e anziani che pur avendo lavorato cinquant’anni ricevono una pensione che permette a malapena di arrivare a fine mese.

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Barbara Businaro

Giu 10, 2021 at 6:32 PM

Chi si intende di computer?! Tra tutti gli esempi questo è quello che meno funziona e proprio a me lo vieni a dire! 😀
Ci sono parecchi giovani sviluppatori che sono sottopagati e sfruttati pure il weekend con fasulle promesse di carriera, ci sono molti autonomi che non riescono a incassare le fatture per l’immaterialità del servizio e la mancanza di tutele (non puoi bloccare un sito anche se non ti è stato pagato) e adesso la tendenza delle industrie di virare verso sistemi chiusi (non più computer assemblati ma portatili tutto incluso) metteranno in difficoltà anche i piccoli negozi di assistenza hardware. Per uno che riesce a mettere in piedi una startup innovativa ce ne sono altri migliaia che fanno la fame. “Uno su mille ce la fa” cantava Morandi. In Italia non abbiamo avuto Bill Gates, Steve Jobs, Elon Musk, Mark Zuckerberg per citare i più noti, questa non è una terra che dà opportunità ai giovani. Infatti a chi me lo chiede, dico di andare all’estero…

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Lisa Agosti

Giu 11, 2021 at 3:54 PM

Non ne avevo idea. Questo spiega perché vengono tutti qui!
I “tech savvy” (esperti di tecnologia) sono molto ricercati e ben pagati in Canada. Facci un pensierino! 😉
C’è una categoria di giovani che hanno sia il pane che i denti in Italia secondo te?

Barbara Businaro

Giu 13, 2021 at 5:37 PM

Ci doveva venire infatti un mio ex collega lì in Canada, potendo approfittare dell’appoggio di uno zio che viveva già lì. Ma è meglio muoversi da giovani verso l’estero, dopo i 35 anni diventa proprio più difficile. Se mi trasferisco, io vado in Scozia, dovessi pure finire a fare cappuccini al bar! 😀
No, non credo che in Italia ci siano giovani con pane e denti, se il pane non gli arriva dalla famiglia, ovvero siano già benestanti e possano accedere fin da piccoli a un livello di studio e di conoscenze superiori. A guardare anche le influencer della moda o gli youtubbers esperti di videogames, ti rendi conto che fin da piccoli avevano discrete risorse, non sono certo figli di operai. Infatti in Italia il problema è la “mobilità sociale”, ovvero lo spostamento delle generazioni lungo le classi sociali, specie in ascensione (leggasi Il Sole 24 Ore: Mobilità sociale, Italia ultima tra i Paesi industriali. In testa Danimarca e Norvegia). Da noi il welfare funziona male da questo punto di vista. Sono pochi i ragazzi che possono accedere a scuole prestigiose se i genitori non se le possono permettere. E quando ci riescono, parlo per esperienza personale, vengono bullizzati dalla classe superiore che vuole mantenere lo status quo. 🙁

Marina Guarneri

Giu 09, 2021 at 3:08 PM

Ho come l’impressione anch’io che l’era tecnologica anziché regalare tempo, in qualche modo lo sottragga. L’avere tutto e subito ti butta in una centrifuga di cose che potresti ancora fare (visto che ogni cosa è facilitata) che, alla fine, ti trovi a vivere una sorta di frenesia, in cui il tempo non ha ruolo. Proprio oggi, mio figlio mi diceva che gli piacerebbe provare l’ebbrezza dell’attesa di una lettera scritta e spedita e io, gongolante, ho fatto la mamma dei film, che racconta con nostalgia la propria esperienza e gli dà ragione. Perché, a parte il piacere di scrivere a mano su una bella carta da lettera (io le collezionavo, per dire), la spedizione comportava un meccanismo che, per forza di cose, metteva in pausa tutto, creava aspettative, ti dava il tempo dell’attesa e ti insegnava la pazienza. A parte questa suggestione, il discorso è che una buona organizzazione è di aiuto ( tu ne sei la prova) e la consapevolezza, anzi la rassegnazione di non riuscire a fare tutto proprio tutto, non deve trasformarsi in stress.
Io appartengo alla categoria di persone che ha solo il vantaggio di potere gestire la giornata con più elasticità rispetto a chi deve coprire un orario di lavoro, ma la necessità e la fame di tempo sono sempre le stesse e valgono per tutti, lavoratori e non.
Oziare con un libro in mano è saper dare il giusto valore alla pausa (anche a un momento sano di pigrizia) 😉
E un’ultima cosa: i social sono terribili, una perdita di tempo infinita, una droga apparentemente innocua, ma che ruba minuti preziosi ad attività più remunerative.

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Barbara Businaro

Giu 10, 2021 at 1:01 PM

Ah, il profumo di una lettera di carta, e la magia di qualcuno che ti scrive da lontano e quella missiva ha viaggiato per arrivare fino a te, proprio a te. Sì, quella ce la siamo persa. Io ho ancora la mia vecchia carta da lettere, gli ultimi tempi usavo i blocchi di Diddl, topoloso e coccoloso, e buste colorate sfuse. Oppure usavo fogli monocolore e attaccavo io gli stickers oppure disegnavo con le penne in gel colorato o con i mitici pennarelli Giotto 36 (nella scatola da 36 ci sono i colori migliori 😉 ) Bei tempi. Anche se qualche inconveniente c’era, non solo quelli postali. Una volta una lettera mi è stata trafugata e aperta, poi sbattuta in faccia da una madre insicura. E sospetto che altre lettere non si fossero perdute nel viaggio, ma fossero state lette e cestinate. Motivo per cui apprezzo la posta elettronica e il suo livello di privacy (nonostante sembri un controsenso).
Però, se vuoi riprovare l’ebbrezza dell’attesa, hanno inventato Slowly, un’app per trovare nuovi amici di penna ma dove i messaggi scambiati impiegano del tempo per arrivare a destinazione, a seconda della distanza fisica tra le due persone. Manca la carta, ma il trillo della notifica di una nuova lettera è lo stesso trillo del postino che non aspettavi. 😉
Sull’elasticità di tempo, credimi, conosco persone che sono apparentemente nelle tue medesime condizioni, senza un lavoro retribuito ma con famiglia, figli e casa a completo carico, eppure non hanno la tua organizzazione, che riesci anche a leggere e mandare avanti un blog. Il peggio è che prendono impegni con scadenze e non li rispettano, ti trovi a dover coprire la loro mancanza mentre li osservi gozzovigliare proprio sui social…

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Marina Guarneri

Giu 11, 2021 at 1:22 PM

Ahah, che coincidenza! Ho scoperto dell’app Slowly giusto ieri, leggendo il racconto di una blogger della mia cerchia (Il blog si chiama Dadirri), scritto per Confidenze (ma quante amiche ho che scrivono per la rivista: che fierezza! :D)

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Barbara Businaro

Giu 13, 2021 at 5:19 PM

Eh, ma proprio da quella storia vera mi sono ricordata di Slowly! Vedi alle volte?! 😀
Me ne aveva parlato anni fa una delle mie ex “penpals” all’estero, all’inizio era solo per iPhone, ha ricevuto anche molti premi quella app per l’idea, ma alla fine ci siamo sempre scritte email, a volte con la stessa velocità di una chat. Ci concediamo regali e biglietti a Natale.
Con tante amiche che già lo fanno, dovresti provare anche tu Marina a scrivere una storia vera! Certi scritti del tuo blog già lo sono, no? 😉

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Delia

Giu 09, 2021 at 4:03 PM

Post molto interessante su cui tutti dovremmo riflettere. Mi ritrovo molto nella trappola 6, però in un altro senso, ovvero io dico “lo farò domani” nel senso di procrastinare gli impegni a volte importanti al giorno dopo, togliendomi inevitabilmente tempo ai miei hobby e passioni.
Sono d’accordissimo nell’affermare che non sono più soldi che ti rendono felice, ma più tempo. Sono una ragazza che riesce a viversi i piccoli momenti ed è felice con poco (anche bere qualcosa davanti al tramonto sul mare per me è un assoluto privilegio che mi fa felice). Essere ricchi senza avere del tempo per spendere quei soldi in termini di tempo da trascorrere con persone care o in passioni è completamente inutile. Ci si prende in giro da soli e si rimane vittime di un circolo vizioso.

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Barbara Businaro

Giu 10, 2021 at 1:03 PM

Sulla procrastinazione (uno scioglilingua questa parola!) c’è da mettersi lì e chiedersi: perché non lo voglio fare ora?
Quelle volte che mi capita, scopro che è un lavoro tedioso, non ho proprio volontà di farlo e lo rimando a domani per ritardare la noia o il fastidio. Oppure è un’attività che non mi è ancora chiara, non ho tutte le informazioni delineate nella mia testa e il rimandarlo a domani è una sorta di avere più tempo per pensarci, vedere se intanto il mio cervello all’improvviso mi trova una soluzione plausibile. Adesso cerco di non rimandare, anzi, cerco quasi di sbolognare via proprio quelle attività “faccio domani” dalla mia lista giornaliera. E poi mi “premio” con quelle belle.
Bere qualcosa davanti al tramonto sul mare, con la brezza fresca dopo una giornata afosa, con le ultime pagine di un libro… per me è il paradiso puro!!! 😉

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Maria Teresa Steri

Giu 11, 2021 at 10:41 AM

Di molte di queste trappole sono diventata consapevole negli ultimi anni, quando mi sono ritrovata ad avere più tempo senza sapere però come gestirlo al meglio. Per quanto mi riguarda la prima trappola e la sesta sono le più insidiose. La perpetua connessione con il resto del mondo mi fa perdere la concentrazione, e non solo quando scrivo ma in generale, ed è per questo che sto cercando di dividere il tempo in modo da non avere mille interruzioni.
Negli ultimi anni ho anche imparato a eliminare tante attività inutili a mio avviso. Per esempio non stiro quasi più nulla, ho eliminato tende e tappeti, ho tolto di mezzo oggetti fastidiosi da pulire e riorganizzato le pulizie di casa in modo da non perdere troppo tempo. Magari qualcuno ci terrà a stirare i calzini, ma io di sicuro no 😛

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Barbara Businaro

Giu 13, 2021 at 5:11 PM

Eccomi, faccio parte del club “no stiro” anch’io! Non stiro più le lenzuola, le lavo e le metto asciutte così sul letto. Essendo il vecchio cotone grosso della nonna, se ben steso ad asciugare non si vede differenza, e poi mi ricorda proprio dove dormivo da bambina. Non stiro più magliette e canotte intime, ho trovato un modo di piegarle quasi arrotolate per cui stanno nei cassetti composte lo stesso. Non uso calzini che vadano stirati, hanno tutti una percentuale di elastan, si rovinerebbero. E caspita, quanto tempo ho guadagnato se penso ai primi tempi col ferro da stiro! 😉

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Grazia Gironella

Giu 13, 2021 at 6:57 PM

I sei punti della Whillans dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che il modello con cui cresciamo è tarato in partenza. Molte delle trappole non mi appartengono, ma anch’io ho spesso una gestione del tempo più psicologica che realistica ed efficace. A parte questo, sì, le idee che vale la pena di diffondere spesso non vengono tradotte in italiano. Non solo, c’è anche chi vede ogni libro di self-improvement come un’americanata per stupidi. Capisco il fascino dell’alternativa: vuoi mettere, restare come sei per tutta la vita, senza disturbarti a evolvere? E’ una tale faticaccia… 😉

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Barbara Businaro

Giu 14, 2021 at 1:19 PM

A chi lo dici Grazia! Quando parlo di Tony Robbins e di PNL mi guardano ancora storto, poi però arriva la Kondo e pensano che la soluzione sia sistemare l’armadio una volta nella vita. Giusto sabato ho bloccato un amico che è partito con “Lo farò…” per un’attività che è ferma da sei mesi, in lista di attesa dietro ad altre ferme da anni. E’ chiaro che non vuole farlo, è un’attività fastidiosa o di cui non ha necessità. O la delega o la cancella, liberando spazio mentale e soprattutto fisico. Niente da fare. E’ partita un’alzata di scudi che… mi veniva quasi da ridere! Certi schemi mentali li cambiano solo quando si scontrano direttamente con il muro. E ci corrono incontro con noi che gli gridiamo “Fermati!” 😉

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IlVecchio

Giu 14, 2021 at 10:55 AM

Per un ventennio quasi sono caduto nella trappola numero 4, dare tutto me stesso al lavoro come se fosse il lavoro a definire la mia persona. Terribile inganno. Non ne vale la pena, il mondo va avanti anche senza di te, quando deve farlo. Poi si arriva alla mia età e si rimpiange tutta quell’esistenza consumata a lavorare, di cui non ti rimane niente quando sei fuori dai giochi. Non fatelo. Vivetevi la vita. Lavorate solo il necessario. Ascoltate per una volta solo un Vecchio. : -(

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Barbara Businaro

Giu 14, 2021 at 1:20 PM

Io ti ascolto, ti ascolto sempre! 😉

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Luz

Giu 14, 2021 at 12:11 PM

Ti sottopongo questo quesito che forse ha attinenza col tuo interessantissimo post.
Abbiamo la possibilità di rinegoziare il mutuo quando mio marito andrà in pensione (quindi con la buonuscita potremo pagarne una parte). Tu cosa faresti? Dimezzeresti la quota mensile (ora gravosissima, va via quasi tutto il mio stipendio) oppure accorceresti gli anni di mutuo? Io mi sono detta che è meglio la prima. Perché abbiamo io (quasi) 50 anni e lui 55.
Non è meglio godersi più denaro e avere più denaro per crearsi più tempo da dedicare a se stessi?

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Barbara Businaro

Giu 14, 2021 at 1:38 PM

Domanda alquanto curiosa, per il modo in cui l’hai posta, finanziariamente sbagliata.
Rinegoziare un mutuo infatti non significa cancellare il debito senza pagarlo, il debito c’è e va pagato. Rinegoziarlo cambia solo i termini in cui tu paghi il debito, e dunque rinegoziarlo non significa avere del denaro “in più”. Nella prima ipotesi, dimezzare la quota mensile, ti sembra di avere più denaro ogni mese ma pagherai per più anni in futuro, anche quando magari la salute vi chiederà più disponibilità liquida. Nella seconda ipotesi, paghi la stessa rata attuale, alta adesso, ma il mutuo finisce prima (e quindi avrai più denaro a disposizione negli anni in cui il mutuo è terminato). Più che una scelta finanziaria, è una scelta personale. Semmai si possono aggiungere altre considerazioni: la tassazione per entrambe le ipotesi, la detrazione fiscale degli interessi passivi, il delta tra il tasso di mutuo e il tasso di investimenti attivi (disinvestire un rendimento del 12% per pagare un 5% di mutuo non ha senso). Personalmente sceglierei una riduzione sia di rata che di anni, un equilibrio tra le due opzioni. 😉

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Luz

Giu 14, 2021 at 7:47 PM

Certo che il debito resta, ne sono ormai esperta avendo trattato tanti mutui in vita mia (seguendo anche le procedure a suo tempo con mio padre, quando ero un’adolescente, e poi quando comprammo per la prima volta dopo sposata). Per la prima volta mi ritroverò fra qualche anno dinanzi alla possibilità di alleggerire il peso estinguendone i due terzi oppure ridurre gli anni ma pagando la stessa mazzata. Certo, questione di convenienza e numeri. Ma in anni in cui siamo ancora giovani e in salute, avremmo più liquidità per dedicarci a viaggi, migliorare il nostro tenore di vita, ecc. Da come la vedo io, ridurre gli anni non sarebbe così conveniente quanto avere più opportunità di fare.

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Barbara Businaro

Giu 14, 2021 at 11:07 PM

Ma allora vedi che in realtà hai già deciso? 😉
Al di là dei calcoli, certe scelte sono emozionali e basta. Ed è giusto che sia così.

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