Tre parole per una rotta

Questa consuetudine l’ho iniziata l’anno scorso, seguendo l’esempio del blogger Chris Brogan, che dal 2012 sceglie tre parole ad inizio anno per farsi guidare nelle proprie azioni, non solo nella sua attività lavorativa, ma anche per la famiglia, gli amici e la sfera personale. Non devono essere tre parole scelte a caso e devono essere costantemente con voi: Brogan suggerisce di scriverle ogni giorno tra gli appunti, fissarle nel vostro monitor o crearvi uno sfondo sul vostro cellulare, per averle sempre davanti agli occhi. Potreste anche crearvi un appuntamento fisso nell’arco della giornata per verificare se i vostri progetti e le vostre scelte sono in linea con le tre parole.

Perchè tre parole?
Me lo sono chiesto anch’io. Tre è il numero perfetto per la scuola pitagorica, perchè sintesi del primo numero pari (due) e del primo numero dispari (uno). Senza contare il valore magico che assume in molte civiltà ed epoche diverse e il significato simbolico all’interno delle religioni, dove sono frequenti le triadi divine.

Ma soprattutto il tre è il numero che serve a rappresentare il concetto di superficie (uno è solo un punto, due disegna una linea), e che ci pone mentalmente a visualizzare le situazioni come multidimensionali. Se fosse solo una parola, svanirebbe nel nulla. Se fossero due parole, imposteremmo le nostre scelte tra “questa” o “quella”, come se fossero in opposizione anzichè in sinergia.
Tre parole possono essere usate per creare un triangolo e muoversi al suo interno.
In sostanza, quelle tre parole sono la vostra rotta per il nuovo anno, la direzione che volete intraprendere per arrivare soddisfatti al prossimo capodanno. Potreste voler usare quattro parole, ma l’unico anno che Brogan l’ha fatto gli è andata veramente male.

Anche noi dobbiamo tracciare la rotta sulla mappa. Siamo ancorati in porto, per lavori di manutenzione (e spero che non ve ne accorgiate…), ma salperemo presto nelle acque del nostro oceano letterario.
Quali saranno quindi le tre parole per webnauta e per me nel 2017?

 

La vecchia rotta

Le tre parole per una rotta del 2016 erano:

Resilienza, Perseveranza, Evoluzione

Direi che me la sono cavata piuttosto bene, quasi a sorpresa, perchè certi risultati hanno stupefatto pure me!
Non sono ancora totalmente resiliente, ma di sicuro durante l’anno ho imparato a perseguire l’obiettivo nonostante la tempesta. A lasciare andare certe domande impertinenti, ad assorbirle e a riderci anche su, che quando qualcuno pone le questioni a livello personale è perchè non gli è rimasta nessun’altra cartuccia in canna.
Sulla perseveranza credo di aver dato il massimo. Non sono una persona che si tira indietro dagli impegni e dalla fatica, ma il problema è quando gli altri sovvertono la mia scala di priorità. E io glielo lascio fare. Con il blog e la scrittura mi sono posta di essere perseverante: le vere urgenze sono urgenze, ma se devo scrivere il post della settimana o devo finire questo racconto, mi dovete lasciare in pace.
E direi che la perseveranza ha portato all’evoluzione, come avevo sperato. C’è stata un’evoluzione nella mia scrittura (ho imparato molto, ma molto ancora c’è da imparare) e in questo stesso sito, che ha prodotto delle ottime statistiche nel suo primo anno.
Alla fine, è stato proprio un anno bisesto anno maestro, l’avevo scritto o no? 😉

Vediamo ora le nuove parole per tracciare la rotta del 2017.

 

Challenge (sfida)

Challenge ˈCHalənj
sostantivo
Gara sportiva che assegna periodicamente un certo titolo o trofeo (detto anch’esso challenge ).

L’anno scorso sono rimasta in panchina, seppure in allenamento. Sono passata dai pesi da 1 kg a quelli da 2, durante le lezioni di fitness dance. Ho partecipato ad una maratona, la Pink Run, solo 8 km e camminando (riscoprendo con gioia la mia tallonite, per Achille!). Sono riuscita a resistere in palestra fino a giugno (ai primi caldi, io mi squaglio e faccio sport solo con i pinguini, qui sotto in cambusa, nella cella frigo). A settembre ho accettato la prima sfida, intensificando il lavoro cardio con Jazzercise. Quando vedo 180 bpm al polso, stramazzo a terra dalla paura, ma siamo a gennaio e sono ancora viva.
E poi mi mancava ripassare per bene l’English, che noio volevan savuà, come dice Totò a Milano. Così sto seguendo il corso Inglese Social di Joan Peter Sloan da tre mesi, tra sketch comici di assassini sgrammaticati, ricette al pepe di Andy Luotto e Life rocks di Jill Cooper. Un’altra sfida accettata.

Quindi, quest’anno niente scuse, zero assoluto, e mi sono iscritta a questo: My Peak Challenge 
Perchè? 1,91 metri, occhi azzurri, capelli rossi… Si, beh, schifo non fa, non posso negarlo 😛
Avevo bisogno di un’accelerazione. E sì che di cose ne faccio anche troppe, comprese le nottate sul blog, eppure avevo bisogno di cambiare verso. Tra parentesi: il primo sottogruppo a cui mi sono iscritta si chiama “MyPeak Warrior Writers” e ci sono diversi selfpublisher statunitensi, che condividono ottimi spunti.

Perchè il My Peak Challenge è anche una sfida non-healthy: l’obiettivo principale è raccogliere fondi per Bloodwise UK, per la ricerca su leucemia, linfoma e mieloma. L’obiettivo secondario è aiutare gli altri del gruppo. Non ci sono solo persone che vogliono tornare in forma, ci sono molti sopravvissuti al cancro che hanno bisogno di un aiuto psicologico per rimettersi in sesto.
Help yourself while helping others. Aiutati per aiutare gli altri. E lo sport fa bene allo spirito.

Perciò, ci sono dentro con tutte e due le scarpe, da ginnastica. Vedremo come andrà.

 

Straight (diritto)

Straight strāt
aggettivo
Che procede o si estende ininterrotto lungo una data direzione (opposto a curvo, storto ): dopo la voltata, la strada correva diritta (Manzoni); spesso con un’idea di apprezzata regolarità.

webnauta è una barca che naviga a vista, l’ho sempre detto. Bisogna essere pronti a modificare la rotta, prendendo la ruota del timone per portare a dritta o a sinistra la nave, e avanzare nel mezzo delle onde in burrasca.
Quindi dire che straight è una delle mie parole potrebbe generare confusione. Ma il significato che gli attribuisco è invece sul procedere diritti di fronte a certi atteggiamenti. In un certo qual senso, ha a che fare con la perseveranza dello scorso anno. Diciamo che ora che il blog inizia ad avere un suo seguito, sono ancora più determinata a procedere diritta per la mia strada. Se qualcuno non capisce l’importanza che la scrittura ha per me è un problema suo, non mio. Mi dispiace se non mi legge, ma se valuta tutto questo come una stupidaggine senza aver letto una riga, forse la sua è solo invidia dopo tutto. Perciò io vado straight. Non perderò altro tempo a discutere o a sentirmi in imbarazzo perchè “perdo tempo a scrivere”. Per me non è tempo perso.

 

Achieve (raggiungere)

Achieve əˈCHēv
verbo
1. Toccare un certo luogo, arrivarvi.
2. Toccare un certo valore.
3. Giungere a riunirsi con persone o veicoli che precedono; per estensione, contattare qualcuno.
4. Riferito a messaggi o notizie, arrivare a qualcuno; frequente al passivo.
5. figurativo: Ottenere, conseguire qualcosa.

Questa è una delle parole più belle, foneticamente parlando (si legge aciiv), che ho incontrato durante il corso. Vi capita mai di innamorarvi delle parole senza sapere il loro significato e poi scoprire che vi piace? Eccola lì!
E non so perchè, ma preferisco il suono del verbo Achieve al suono del sostantivo Achievement, così rimane anche un po’ il senso del movimento.
Voglio raggiungere i miei obiettivi, voglio raggiungere un certo stile, voglio raggiungere…la forma fisica perfetta, voglio raggiungere una pronunciation migliore in inglese, voglio raggiungere più lettori per i miei racconti, voglio raggiungere la fine del mio IPDP in prima bozza, voglio raggiungere…tante cose.

 

E il cancelletto?

L’anno scorso avevo lanciato l’hashtag #3parole2016, ma non ebbe molto seguito, sia perchè furono in pochi blogger a partecipare e ancora meno lettori (eppure le tre parole non sono solo per il blog!), sia perchè il meme delle tre parole ha molto più pubblico negli Stati Uniti, dove ha avuto origine. webnauta poi era appena salpato nell’oceano e non aveva certo grandi numeri su cui contare per la diffusione.
Quest’anno lo stesso Chris Brogan ha lanciato il cancelletto, quando l’anno scorso si era limitato ad chiedere un commento sul blog. Non posso pensare che mi abbia copiato, figurarsi, però almeno testimonia che la mia idea non era del tutto sbagliata! 😉

Agganciamoci quindi al suo hashtag (in inglese, ecco perchè ho scelto tre parole in inglese, oltre al mio citato corso):

#my3words

per dichiarare nei social le nostre tre parole per il nuovo anno appena cominciato.
E le vostre tre parole quest’anno quali sono? Le avete già trovate?

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24 commenti su “Tre parole per una rotta

  1. Allora un anno impegnativo davvero cara Barbara!
    Non posso che fare il tifo perchè la rotta ti porti alla giusta destinazione. Approfitterò subito del tuo #my3words #risultati #soddisfazioni #serenità. Sono concentrata su me stessa in questo 2017, solo così posso dare il meglio, ma guardandomi in giro vedo che si tratta di un virus femminile piuttosto diffuso e non posso che esserne felice.

  2. Trovate, trovate, fatte diventare 4, scritto il post, e soprattutto le ho fissate bene dentro di me e ho iniziato a perseguirle. Ottimo lavoro il tuo, go on this way e facciamoci compagnia!

    1. Si, ho letto il tuo post: le tue parole sono Leggerezza, Fermezza, Indulgenza e Focalizzare. Spero riuscirai a contraddire Chris Brogan e dimostrare che quattro parole non sono poi male dopotutto! 🙂

  3. Cara Barbara, intanto buon inizio! Non sono 3 parole da poco le tue, che ti guidino davvero nel 2017! Vedo che in molti sulla blogosfera cominciano l’anno così. Io ho difficoltà, forse perché la mia fase di progettazione e lancio è sempre a settembre, non so spiegare ma è così. A inizio anno in genere per me è il momento di fare il punto nave, per usare un gergo che di sicuro ti piace. Quando sono fortunata, ho 3 punti notevoli da osservare e riportare sulla carta per sapere dove sto navigando. A volte però ne osserviamo uno soltanto e allora bisogna usare la testa, conoscere il mare e qualche principio di navigazione. Voglio dire che senza strumenti non si va da nessuna parte e nemmeno senza conoscenze!
    Per me oggi sapere dove sono e dove sto andando è la cosa più importante in questo momento: direzione.
    Diritto per noi marinaie non significa nulla, dobbiamo cercare la nostra giusta rotta 😉

    1. Io vivo con il calendario aziendale, per cui in estate non abbiamo un vero stacco, i nostri clienti non chiudono mai, mentre a dicembre si corre per chiudere il fatturato. Cambio agenda, mi ritrovo con un nuovo blocco di pagine bianche da vivere, quindi mi viene naturale fermarmi, guardare il vecchio anno, fare un bilancio e progettare anche di conseguenza quello nuovo davanti. Poi però il punto nave lo ricalcolo abbastanza spesso, ogni volta che c’è una decisione importante 😉

  4. Io quest’anno ho individuato le mie tre parole e ho scritto il post che sarà pubblicato la prossima settimana, le mie parole comunque sono e ci metto il cancelletto #my3words#leggerezza#cambiamento#libertà. Bella l’idea di scriverle nei propri appunti giornalieri per tenerli sempre a mente. Magari ci provo. Le tue parole sono molto belle e ti auguro di perseguirle appieno, quindi buon 2017!

    1. Grazie Giulia! Anche le tue sono belle parole: direi che Leggerezza e Cambiamento sono quasi compagni della Libertà. Attendiamo quindi il tuo post per sapere cosa ti ha portato a sceglierle!

  5. Sono felice di scoprire che qualcun altro, oltre me, ha scelto tre parole inglesi quest’anno. Mi ha fatto anche piacere scoprire la storia delle “3 words” in modo più approfondito. So enjoy the challenge, go straight on and achieve your goals Barbara! See you soon!

    1. You’re welcome Giuseppe! Benvenuto nel blog! Quest’anno ho scelto tre parole in inglese proprio per l’esperienza del Challenge, che entra di prepotenza nella vita di ogni giorno (con 6500 iscritti molto attivi la mia home di Facebook è intasata oramai 😛 )
      Anche le tue sono parole importanti, sono andata a leggermele: accountability; coaching; empowerment. La prima, derivando da account, seppure con un significato diverso, mi ricorda troppo il conto in banca, la partita doppia, lo stato patrimoniale e la chiusura del bilancio d’esercizio (ho fatto Ragioneria…). La seconda l’adoro. Io ho scoperto il coaching con Anthony Robbins e la PNL, che mi ha rivoluzionato la vita. E l’empowerment direi ne è una sua conseguenza, quando si entra in possesso della propria esistenza. So, I like your words! Well done!

  6. Io una parola sola, per il momento, ma i piani di rotta sono pronti da un po’ . Mi sento tranquilla e carica.
    E adesso, per non dimenticarmene, mi segno di studiare la Challenge a settembre e vedere se inserirne una nei progetti del 2018. Sempre toccando ferro ^^
    Buon anno, bella!

    1. La tua barca è ben avviata Serena, per quello ti basta una parola sola! 😉
      Il Challenge (lo trattano tutti al maschile) è bello tosto, però è MY peak challenge perchè ognuno definisce il proprio livello, e tutti portano un contributo al gruppo. Buon anno anche a te, con il vento in poppa!

    1. Grazie Lisa! L’entusiasmo non è solo mio, ho più di un gruppo di supporto: voi lettori qui del blog, la mia fedele ciurma, le scatenate in palestra, i colleghi con cui lavoro di più, Mister E (anche se per le feste natalizie ha latitato e non so ancora se ha letto l’ultimo racconto…), mia madre che tutte le volte che legge un post mi chiede “Io non so dove tu trovi le parole!!” (risposta: “Nel vocabolario no?” 😛 )

  7. Non ce n’è un po’ troppo di inglese nelle nostre vite? 😀
    Auguri anche per le tue parole. Non avevo fatto caso al cancelletto, ma ormai non frequento quasi più per niente Twitter, quindi non l’avrei usato.

    1. E lo dici a me, che c’è troppo inglese, che è la lingua madre dell’informatica? Non era meglio se adottavano l’Esperanto?!
      La cosa divertente è che nel gruppo del Challenge appena dichiari di essere italiano, si fiondano a darti il benvenuto e chiederti se gli scrivi in italiano che lo vogliono assolutamente imparare! Forse un seguito del successo del libro “Mangia prega ama”! 😀

  8. “Challenge” è la parola che mi ha colpito di più. Determinatissima. È così bisogna essere, brava! 🙂
    Poi, aiutarsi per aiutare mi pare il migliore degli auguri.
    Sono senza parole!
    (Con il doppio senso di “sono piacevolmente sorpresa dalle tue scelte per quest’anno” e “io non ne ho”: non ho trovato parole che descrivano i miei propositi. Non ne ho maturati. Suppongo di volere sempre le stesse cose o di continuare a non volerne altre. Cose così, insomma!

    1. “Challenge” mi piace per l’assonanza con “Change”, che è proprio nascosta dentro. E in effetti una sfida porta sempre ad un cambiamento, il fatto stesso di accettare la sfida E’ un cambiamento.
      Forse non hai trovato parole perchè valgono ancora quelle che avevi scelto e stai mantenendo la stessa rotta. In fondo non è che le mie parole siano piovute dal cielo allo scoccare della mezzanotte del nuovo anno, ma sono maturate negli ultimi 4 mesi, direi. 🙂

  9. Anche io ho partecipato per la prima volta al gioco delle tre parole. Che poi, se riflettiamo bene, più che un gioco è un impegno serio che prendiamo con noi stessi, prima di tutto, e poi anche con i nostri lettori. Voglio sperare che tutta questa “adrenalina” degli inizi continui nel tempo. Almeno per me. Comunque le mie parole sono state: #presenza, #progettualità, #costanza. Ti auguro un 2017 ricco di tante e belle soddisfazioni.

    1. Benvenuto nel blog Giuseppe. Per quel che mi riguarda l’adrenalina è quella che già mi ha fatto perseverare con il blog lo scorso agosto, quando molti altri chiudevano per ferie. Tra l’altro molte visualizzazioni le ho guadagnate in quel periodo. E’ la stessa adrenalina che mi fa uscire di casa a -5 per andare in palestra, resistendo alle moine del divano. Ed è la stessa adrenalina della piega in montagna con la moto dell’anima (e speriamo che maggio sia assolato quest’anno). 😉

  10. …quando ho visto il titolo del tuo post, per un attimo ho pensato che avessi trasformato il tuo contest in una rubrica. “Guarda-guarda che Barbara ha lanciato altre parole con cui comporre un testo di 8000 battute”. 😀

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