La trilogia della nebbia - Carlos Ruiz Zafòn

La trilogia della nebbia di Carlos Ruiz Zafòn
Letta da una ragazza della nebbia

I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro.
Carlos Ruiz Zafón

Lo scrittore spagnolo catalano Carlos Ruiz Zafòn ci ha lasciato lo scorso 19 giugno, a soli 55 anni, una notizia improvvisa per i suoi affezionati lettori, una lunga malattia combattuta fino all’ultimo.
Molti i messaggi di cordoglio e tristezza che sono rimbalzati da tutto il mondo, per una carriera purtroppo breve, ma intensa.
Zafòn era conosciuto soprattutto per il suo bestseller L’ombra del vento, pubblicato ancora nel 2001 con molta fatica, perché gli editori lo consideravano poco commerciabile per l’epoca (Fonte: Il Fatto Quotidiano). Invece con loro stupore vendette in poco tempo 8 milioni di copie, in un crescendo di popolarità ed entusiasmo tra i lettori. Ad oggi, dopo quasi vent’anni, è stato tradotto in 36 lingue e conta ben 15 milioni di copie vendute in tutto il globo.
Nessuno avrebbe scommesso sul successo mondiale che è divenuto. Il pubblico però ha saputo leggere il cuore di quel romanzo.
Quel giorno in cui Zafòn è mancato mi sono un po’ vergognata di non aver ancora letto nulla di lui.
Sono andata in cerca dei suoi libri, cercando un segnale che mi dicesse da quale storia partire.

Ho visto la copertina con il faro de Le luci di settembre e ho pensato che quello scenario marino poteva essere il mio inizio.
Ma poi nella descrizione spiegavano che era l’ultimo di una trilogia, che in cartaceo costava pure meno del singolo romanzo. Così ho scoperto La trilogia della nebbia e me ne sono innamorata, io che sono cresciuta in mezzo alla nebbia, anche se la mia è una foschia totalmente differente da quella che intende lo scrittore nei suoi testi.
La nebbia di Zafòn, così come l’ombra scura che la sostituisce in altre storie, è il male oscuro che si insinua nella vita degli uomini, li circuisce, li inganna, ne ruba il cuore, ne trasmuta gli intenti, ne corrode gli animi con la promessa di una felicità facile.

Nella trilogia troviamo i suoi romanzi d’esordio: Il Principe della Nebbia, Il Palazzo della Mezzanotte e appunto Le luci di settembre (che poi ho terminato proprio ora, in settembre 🙂 )
Mi sono piaciuti?
Il primo ti sconvolge, il secondo ti ammalia e ti inquieta, il terzo ti conforta, perché è l’unico che lascia un filo di speranza al proprio futuro. Ma ti entrano dentro, ti avvolgono proprio come la nebbia, quella bianca del giorno che conosco io, e non te ne stacchi più.
Sono qui che continuo a sfogliare le pagine della mia brossura, a scorrere veloce nuovamente i suoi paragrafi, a versare ancora un sospiro per quei personaggi, amici, che non sono giunti al termine della storia.
Carlos Ruiz Zafón era un maestro, su questo non v’è dubbio, e se n’è andato troppo presto.

 

Lo scrittore Carlos Ruiz Zafòn

Dicono che Carlos Ruiz Zafòn sia lo scrittore spagnolo più letto al mondo, dopo Miguel de Cervantes e il suo Don Chisciotte. Nato a Barcellona nel 1964, città che gli rimase sempre nel cuore ed è protagonista indiscussa negli ultimi suoi romanzi, si è trasferito giovane a Los Angeles per seguire da vicino la sua attività di sceneggiatore.
Il suo esordio narrativo è giunto infatti dopo una proficua carriera nel mondo della pubblicità, come lui stesso ha raccontato tra le pagine del quotidiano spagnolo El País nel 2008: “La pubblicità è stata il mio primo lavoro, avevo 19 o 20 anni: ho iniziato come una copy e sono finito come direttore creativo; Ho imparato molto e ho fatto una buona vita… Molti scrittori, come Don Delillo, hanno lavorato nella pubblicità, perché tocca la letteratura. Impari a vedere la lingua, le parole come immagini. È lo stesso per i romanzieri che sono stati giornalisti. Michael Connelly, un autore che mi interessa molto, era un cronista prima di diventare scrittore di gialli, e senza quella formazione la sua letteratura sarebbe stata molto diversa, senza dubbio. Ma ciò che influisce sul mio lavoro e non si dice mai è il mio interesse per il cinema” (Fonte: La Repubblica).

Non molto alto, gli occhi umili, un viso tondo evidenziato dagli occhiali piccoli, un sorriso malinconico, uno sguardo che sembra celare misteri infiniti. Una passione viscerale per la sua amata Barcellona e per i draghi, che collezionava in ogni forma e misura: osservate le foto che lo ritraggono e spesso vedrete una spilla a forma di drago sulle sue giacche, sempre diversa, o una maglietta con un drago stilizzato.
“Il mio hobby per i draghi dura da molto tempo. Barcellona è la città dei draghi, che adornano e vigilano su molte facciate, e temo di essere io stesso uno di loro. Al giorno d’oggi sono più di 400 le creature dragonesche che fanno parte della mia collezione, e aumentano di mese in mese. Oltre a essere nato nell’anno del Drago, il mio legame con questi esseri verdi che respirano fuoco è molto forte. Siamo creature notturne, affezionati al buio, non particolarmente socievoli, poco amichevoli con scudieri e cavalieri erranti, e difficili da conoscere” (Fonte: IlLibraio).

In effetti non era molto amato dalla critica letteraria e dagli intellettuali, come lui stesso ricordava in alcune interventi pubblici, ma non gli importava. Il suo successo era dovuto al pubblico, ai suoi devoti lettori, in particolare i ragazzi per cui nutriva una forte considerazione: “sono ben più intelligenti degli adulti. E soprattutto più sinceri con sé stessi e con i libri. Si avvicinano alle storie puri di cuore e di mente, lontani dalla presunzione che sviluppiamo con gli anni, quando le nostre scelte vengono condizionate dai fattori sociali” (Fonte: La Stampa).

Lo voglio ricordare con questa breve intervista, e ditemi se questa non è anche una splendida lezione di scrittura creativa, nonché di guida alla lettura del mistero. Carlos Ruiz Zafòn amava per primo le sue belle storie.

 

La trilogia della nebbia
Nota dell’autore

Caro lettore,
Il Principe della Nebbia è il primo romanzo da me pubblicato e ha segnato l’inizio della mia carriera di scrittore nel 1992. Il Palazzo della Mezzanotte e Le luci di settembre, il mio secondo e il mio terzo romanzo, sono usciti per la prima volta in Spagna, rispettivamente nel 1994 e nel 1996.
Quanti hanno già letto i miei ultimi romanzi, L’ombra del vento e Il gioco dell’angelo, forse non sanno che i primi quattro che ho scritto furono originariamente pubblicati nella narrativa per ragazzi. Nonostante fossero destinati soprattutto a lettori giovani, la mia speranza era di coinvolgere persone di ogni età. Nello scrivere quelle pagine ho cercato di creare il genere di narrativa che avrei apprezzato da ragazzo, ma che avrebbe continuato a interessarmi a ventitré anni, o a quaranta, o a ottantatré.
Per lungo tempo i diritti di questi libri sono stati “intrappolati” in una disputa legale, ma adesso tali romanzi possono finalmente raggiungere i lettori di tutto il mondo. Sin dalla prima pubblicazione questi lavori hanno trovato benevola accoglienza da parte di giovani e meno giovani. Mi piace credere che il racconto trascenda qualsiasi limite di età e spero che coloro che hanno apprezzato i miei romanzi per adulti saranno tentati di esplorare queste storie di magia, mistero e avventura. Infine, per tutti i nuovi lettori, mi auguro che anche questi vi siano graditi, adesso che siete in procinto di iniziare la vostra personale avventura nell’universo dei libri.
Buon viaggio,
Carlos Ruiz Zafòn

Dopo il faro della copertina e la nebbia come elemento chiave, è stata questa nota dell’autore a convincermi che proprio questo era il libro giusto da cui partire per scoprirlo: il suo esordio letterario quale contributo alla narrativa per ragazzi. Se mi fosse piaciuto qui, in queste pagine delicate destinate all’affaccio al mondo adulto, avrei apprezzato qualsiasi altra cose scritta da lui.
Al termine della lettura, posso dire che la sua speranza non era vana: non solo anch’io avrei apprezzato leggere da adolescente queste storie, e magari mi avrebbero aiutato a quei tempi, ma sono state un balsamo prezioso anche ai miei quaranta e più anni.
Non c’è davvero un limite d’età per la magia, il mistero e l’avventura. Ma se siete alla ricerca di un regalo per i vostri figli o i vostri nipoti, questa trilogia è un piccolo tesoro. 😉

 

La trilogia della nebbia di Carlos Ruiz Zafòn - Tutti i romanzi

 

La nebbia e la colpa

“Ci sono due cose nella vita che non puoi sceglierti, Ben. La prima sono i tuoi nemici. La seconda, la tua famiglia. A volta la differenza tra gli uni e l’altra è difficile da cogliere, ma il tempo insegna che, in fin dei conti, le tue carte avrebbero sempre potuto essere peggiori. La vita, figlio mio, è come la prima partita a scacchi. Quando inizi a capire come si muovono i pezzi, hai già perso.”
Il Palazzo della Mezzanotte, Carlos Ruiz Zafòn

Questa frase è arrivata nel mezzo del secondo romanzo, Il Palazzo della Mezzanotte, come un pugno allo stomaco. Ed è forse da qui che ho sentito come un messaggio sotterraneo che accomuna queste tre storie: i figli pagano le colpe dei genitori.
Il Principe della Nebbia esige la vita di Jacob Fleischmann perché il padre del ragazzo gliel’ha promessa, ancora prima che egli nascesse, come contropartita di un futuro felice. Saranno i due fratelli Max e Alicia, venuti ad abitare nella vecchia casa dei Fleischmann e coinvolti in questa ricerca, a doverlo combattere, pagandone essi stessi un caro prezzo.
Il cattivo Jawahal vuole trascinare con sé nel fuoco infernale il giovane Ben de Il Palazzo della Mezzanotte sempre per l’oscurità maligna che i suoi genitori non hanno sconfitto, nemmeno sacrificandosi e lasciandolo solo. In questa battaglia, tutti i compagni dell’orfanatrofio St Patrick’s lotteranno per il proprio futuro, sacrificando ognuno qualcosa.
Il piccolo Jean Neville ne Le luci di settembre cede all’inganno del giocattolaio magico Daniel Hoffman per sfuggire alla madre pazza, che lo aveva rinchiuso in cantina per proteggerlo dalla malvagità, ma non da sé stessa. La sua scelta ingenua di bambino si ripercuoterà anni e anni dopo su tutti quelli che si avvicineranno alla dimora di Cravenmoore, compresi Dorian e Irene Sauvelle.

Dietro ad ogni vicenda c’è il male scelto da un adulto, consapevole, che si ripercuote nella vita dei propri figli, ingiustamente, perché i bambini non possono averne colpa. Un’eredità scomoda, a cui non possono nemmeno rinunciare. Non si tratta di incidente, casualità, destino avverso, niente affatto: l’errore commesso dal genitore verrà pagato dal figlio, senza difese.
Lì per lì, questo messaggio mi ha scatenato rabbia, è un argomento che mi tocca per vicende personali, pure se devo ammettere che le mie carte avrebbero potuto essere peggiori. Anche migliori, però.
Poi ho dovuto riconoscere che, per quanto triste, ha ragione Zafòn: la vita è così, inutile nascondersela. Un figlio soffre le scelte dei propri genitori, sia quando sono presenti o non lo sono affatto, quando si separano o lo abbandonano in fasce. A loro volta, i genitori pagano le colpe dei nonni, in una catena infinita di cause e conseguenze, dove ogni piccola scelta determina il destino di chi ci sussegue.
L’unica è accettarlo e imparare a guardare oltre la nebbia, alla ricerca della luce attraverso quella cortina grigia che confonde la strada.
A maggior ragione, per il significato che reca con sé, questa trilogia è particolarmente adatta alla lettura per ragazzi.

“E’ ora di andare incontro al nostro destino. Ciascuno al suo. Ormai siamo tutti adulti, vero? Sai qual è il significato della maturità, Ben? Lascia che tuo padre te lo spieghi. Maturare non è altro che il processo attraverso il quale si scopre che tutto ciò a cui credevi da giovane è falso mentre tutto quello a cui ti rifiutavi di credere in gioventù risulta vero. E tu, quando pensi di maturare figlio mio?”
Il Palazzo della Mezzanotte, Carlos Ruiz Zafòn

 

La scoperta dell’amore

La fine dell’infanzia e l’affacciarsi dell’adolescenza coincidono anche con i primi batticuori, la scoperta di un’altra potente magia, quella dell’amore, e di quanta felicità, e sacrificio, possa portare nella nostra vita.
Ci sono i sorrisi tra Alicia e Roland nel primo romanzo, il legame profondo tra Kylian e Lawahaj nel secondo, anche se solamente raccontato, e l’affinità tra Irene e Ismael nel terzo. Che siano o no i protagonisti a viverlo, tutti assistono alle difficoltà cui vanno incontro e non sono sempre storie romantiche con un lieto fine. A volte il sacrificio è fatale, proprio per amore dell’altro.
Resta però fissato per sempre quel momento perfetto a cui sicuramente si aggrapperanno nel futuro.

Sulla riva, a una ventina di metri dal punto in cui si trovava Max, Alicia era distesa sulla battigia. Chino su di lei, Roland, che le teneva la mano su un fianco, le si avvicinò e la baciò sulle labbra. Max arretrò di un metro e si nascose dietro gli arbusti, sperando che non l’avessero visto. […] Poteva sentire le loro risate e vedere le mani di Roland percorrere timidamente il corpo di Alicia, con un tremito che indicava che quella era, al massimo, la prima o la seconda volta che si trovava in una situazione simile. Si domandò se anche per Alicia fosse la prima volta e, con sua sorpresa, si accorse che non era in grado di dare una risposta a quell’interrogativo. Anche se avevano vissuto tutta la vita sotto lo stesso tetto, per lui la sorella era un mistero. […] In silenzio, tornò alla bicicletta e si allontanò dalla spiaggia.
Mentre lo faceva, si domandò se non fosse geloso. […] Per un secondo rise della propria ingenuità e a poco a poco iniziò a rallegrarsi di quel che aveva visto. Non poteva prevedere quello che sarebbe accaduto la settimana dopo, né cosa avrebbe portato la fine dell’estate, ma quel giorno Max era sicuro che la sorella si sentisse felice.
Il Principe della Nebbia, Carlos Ruiz Zafòn

La mia preferenza va al terzo romanzo, Le luci di settembre, perché qui Zafòn si lascia andare anche a un velo soffuso di comicità, nella storia che nasce tra Irene e Ismael, la ragazza che si è appena trasferita a Baia Azzurra per seguire il nuovo lavoro della madre e il giovanotto, marinaio solitario come lo zio, con cui vive da quando ha perso i genitori in un brutto incidente.

“Bene. Vuoi vedere questa grotta o no?”
Per tutta risposta, Irene gli rivolse un sorriso di sfida e, senza staccare gli occhi dai suoi, si tolse lentamente il vestito. Le pupille di Ismael si allargarono come piatti. La sua immaginazione non aveva anticipato un simile spettacolo. Irene, equipaggiata in un costume succinto, le cui ridotte dimensioni non avevano mai permesso a sua madre di considerarlo degno di questo nome, sorrise all’espressione di Ismael. Dopo averlo stordito con quella visione per un paio di secondi, il tempo necessario a non lasciarlo abituare, si buttò in acqua e si immerse sotto la lamina di riflessi ondulanti. Ismael deglutì. O era molto lento, o quella ragazza era troppo veloce per lui. Senza pensarci due volte, la seguì in acqua. Aveva bisogno di un bagno. […]
“Se continui così ti spunterà la coda da pesce, come alle sirene” disse Ismael.
Lei gli strizzò un occhio e lo baciò al tenue chiarore della caverna.
“Sono già una sirena” sussurrò, addentrandosi nella Grotta dei Pipistrelli.
Ismael scambiò un’occhiata con uno stoico granchio che lo scrutava dalla parete dello scoglio e che sembrava avere una curiosità antropologica per la scena. Il saggio sguardo del crostaceo non lasciava alcun dubbio. Lo stavano di nuovo prendendo per i fondelli.
Le luci di settembre, Carlos Ruiz Zafòn

 

Lo stile di Zafòn

Zafòn si definiva un ingegnere delle parole e in effetti ha costruito delle descrizioni preziose, che nascondono un’immaginazione straordinaria e una cura matematica nella scelta del termine migliore non per le capacità dell’autore, ma per l’emozione del lettore.
La sua è una scrittura cinematografica, con scene che si incastrano perfettamente, al millimetro, interrotte sempre nel momento di maggiore tensione, rimandando il seguito di ognuna al capitolo successivo e incatenando il lettore sempre più curioso al romanzo.
Soprattutto ne Il Palazzo della Mezzanotte riesce a tenere alto il livello di suspense per ben cinquanta pagine, l’ultima notte a Calcutta dei giovani ragazzi dell’orfanotrofio St Partrick’s, la notte in cui si addentreranno all’interno dei resti dell’incendio dell’enorme e oscura stazione di Jheeter’s Gate, dove li attende l’ombra che li perseguita.

L’ombra del temporale precedette l’arrivo della mezzanotte e stese lentamente un manto vasto e plumbeo su una Calcutta che si illuminava come un sudario insanguinato a ogni esplosione della furia elettrica custodita nel suo seno. Il fragore della tempesta imminente disegnava nel cielo un immenso ragno di luce che sembrava tessere la sua tela sulla città. Nel frattempo, la forza del vento del nord spazzava via la nebbia sul fiume Hooghly e metteva a nudo nella notte ormai fonda lo scheletro devastato del ponte di ferro.
La sagoma di Jheeter’s Gate si stagliò nella nebbia che si diradava. Un fulmine colpì la guglia sulla cupola centrale della stazione, scindendosi in un’edera di luce azzurrata che percorse il reticolo di archi e di travi d’acciaio fino alle fondamenta.
I cinque ragazzi si fermarono all’inizio del ponte: soltanto Ben e Roshan fecero qualche passo verso la stazione. I binari disegnavano un sentiero diritto fiancheggiato da due linee argentate che sprofondavano nella bocca di Jheeter’s Gate. La luna si nascose dietro il manto di nuvole e la città sembrò restare sotto la protezione dell’unica luce di una lontana candela azzurrina.
Ben esaminò con cautela il ponte in cerca di fessure o crepe che potessero spedirli direttamente nella corrente notturna del fiume, ma non si riusciva a intravedere altro che il tracciato rilucente dei binari tra la vegetazione e le macerie. Il vento portava dall’altra sponda del fiume un rumore soffuso. Ben guardò Roshan che scrutava nervoso le fauci oscure della stazione. Poi Roshan si avvicinò ai binari e si accovacciò, senza mai staccare lo sguardo da Jheeter’s Gate. Appoggiò il palmo della mano sulla superficie di un binario e la ritirò immediatamente, come se avesse preso la scossa.
“Sta vibrando” disse impaurito. “Come se stesse arrivando un treno.”
Il Palazzo della Mezzanotte, Carlos Ruiz Zafòn

Diciamo che, ancora prima di scoprire avesse anche una carriera da sceneggiatore, lo avevo intuito proprio dal suo stile. Ricco di show don’t tell (trad. mostra, non raccontare), la sua tecnica narrativa segue il movimento dei protagonisti proprio come la cinepresa riprende gli attori. Il racconto è lasciato solo alla memoria dei personaggi, nei flashback inseriti nei loro dialoghi quando spiegano i fatti del passato. Ma pure lì le immagini sono vivide, tangibili, come se scorressero davanti ai nostri occhi. Tutto merito delle parole selezionate con precisione.
Forse anche per questo, conoscendo le insidie della pellicola, ha lottato strenuamente per evitare che dai suoi romanzi ne fosse tratta una versione cinematografica. Pur con tutti gli effetti speciali a disposizione di questi tempi, il cinema rischierebbe di rovinare la magia delle sue parole. Luci e ombre si devono sentire, prima che vedere.

 

Avete già letto Carlos Ruiz Zafòn?

In quale libro di Zafòn vi siete perduti? E come ne siete usciti?
Sono indecisa nella prossima lettura, se lasciarmi trascinare dal mistero di Marina o cedere subito al fascino de L’ombra del vento.
Ho la sensazione che lo scrittore se ne sia andato prima di raccontarci tutto.
Ma pure che con i suoi romanzi ci abbia lasciato così tanta luce da illuminarci il cammino, lasciando lontane le ombre.

Da quella notte ho saputo che un giorno, non importava quando, sarebbe giunto il nostro momento. Che in un luogo lontano le luci di settembre si sarebbero accese per noi e che, stavolta, non ci sarebbero più state ombre sulla nostra strada.
Stavolta sarebbe stato per sempre.
Le luci di settembre, Carlos Ruiz Zafòn

 

Comments (16)

Elena

Set 20, 2020 at 6:17 PM

E’ fuor di dubbio che Zafòn se ne sia andato troppo presto, purtroppo. Un autore, apprezzato o meno, è sempre un mondo da scoprire.
Interessante l’intervista che ci ha linkato.
Ho letto di lui L’ombra del vento e pur riconoscendo il suo valore come scrittore, non è un libro che mi ha entusiasmato. Troppo complesso, nella trama e nella fabula. Vedo però che la nebbia è una costante della sua esistenza. Qualcosa che apre a molte e differenti interpretazioni. RIP

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Barbara Businaro

Set 21, 2020 at 11:16 PM

In effetti anche questa trilogia presenta trame complesse, articolate su più schemi temporali, con personaggi che poi mentono del loro passato, depistando il lettore. Eppure mi è piaciuto lo stesso. De L’ombra del vento mi hanno detto che, se voglio apprezzarlo davvero, devo terminare tutta la tetralogia de Il cimitero dei libri dimenticati. Vedremo, non mi voglio dare limiti. 🙂

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Sandra

Set 20, 2020 at 6:41 PM

Al contrario di Elena qua sopra, ho amato tantissimo L’ombra del vento, me lo prestò un amico che conosceva molto bene i miei gusti e lo apprezzai al punto che dopo averglielo restituito ne comprai una copia da tenere, e ti parlo del libro con copertina rigida da almeno 15 euro. Una storia potente, intricata e dolorosa, che mi fece piangere nel finale. Purtroppo non si confermò altrettanto godibile ne Il gioco dell’angelo, e da lì in poi non ho più letto nulla, volendo in qualche modo rimanere legata al ricordo così bello della prima lettura. La sua morte mi ha toccata tantissimo comunque.

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Barbara Businaro

Set 21, 2020 at 11:21 PM

Ecco, giusto oggi su Facebook un’amica ha scritto di leggere tutta la tetralogia per poterla apprezzare. Magari il terzo, Il prigioniero del cielo, potrebbe riconciliarti con la serie. Certo che se L’ombra del vento è una storia dolorosa e ti fece piangere nel finale, mi devo preparare al peggio… Già Il Principe della Nebbia qui mi ha messo un po’ in crisi. 🙁

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Brunilde

Set 20, 2020 at 9:46 PM

L’ombra del vento Il gioco dell’angelo Marina Prigioniero del cielo: li ho ritrovati tutti nella mia libreria sezione lingua spagnola (in traduzione purtroppo). Letti molti anni fa l’ultimo nel 2012. Ho sempre avuto una particolare fascinazione per la letteratura latino americana e da li sono passata anche agli autori spagnoli . Li trovo affascinanti diversi per il loro vicende storiche ma affini nell’animo. Zafon scriveva bene, evocava atmosfere di nebbia e di mistero .
Non è fra i miei autori di culto ma mi dispiace che non sia più qui a dipingere con le parole come lui sapeva fare.

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Barbara Businaro

Set 21, 2020 at 11:27 PM

Credo in realtà che questo sia il primo autore spagnolo contemporaneo che leggo, dovrei controllare. Ma in effetti anch’io ho una mensola della libreria per i latini, da Paulo Coelho alla mia amatissima Isabel Allende. E la trilogia di Zafòn l’ho proprio messa lì. 😉

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Daniela Bino

Set 20, 2020 at 11:38 PM

Barbara, mio figlio vide “Il palazzo di mezzanotte” e quel treno in copertina lo ammaliò (chissà come mai?!) e lesse la trama del libro riportata sulla sovracoperta: fu amore a prima vista e, con i suoi risparmi, lo acquistò per farmene dono. Mi disse: “Mamma, questo libro leggilo quando saremo in spiaggia, sotto l’ombrellone, un momento tutto tuo, come piace a te”. Feci come mi consigliava quella testolina dai lunghi riccioli. Aveva ragione! Fu amore a prima vista. Non chiedermi come fece ad intuire da una trama letta al volo in libreria. Ma quel dono: il più prezioso. Zafon riempì le mie giornate e non smisi più di leggere per farmi travolgere dalle sue parole così perfette nel creare le scenografie e nel descrivere i personaggi che le abitavano. Leggi anche la raccolta “Il cimitero dei libri dimenticati” e ti perderai nella più magica libreria di cui tu abbia mai sentito parlare. Ecco, Barbara: mi hai fatto venire la voglia insaziabile di nutrirmi delle luci settembrine di Carlos. Bravissima, come sempre!

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Barbara Businaro

Set 21, 2020 at 11:29 PM

Eh, tuo figlio si fece ammaliare dal treno come io invece sono rimasta incantata dal faro! 😉
Siete in tanti oramai a dirmi di leggere assolutamente la serie Il cimitero dei libri dimenticati… mi sa che comincio già la letterina a Babbo Natale! 😀

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Maria Teresa Steri

Set 21, 2020 at 11:14 AM

Di Zafòn ho letto Il gioco dell’angelo, regalato da una mia amica convinta che lo avrei amato tantissimo. In effetti l’ho apprezzato molto, ma poi ho saputo che era il secondo della serie e in effetti avevo avvertito qualche mancanza. Comunque è stata una scoperta. Trovo il suo stile molto affascinante ed evocativo, mi piacciono le atmosfere e il modo in cui racconta. Senz’altro prima o poi mi tufferò anche in questa serie. Un vero peccato che ci abbia lasciati, scrittori così sono rari.

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Barbara Businaro

Set 21, 2020 at 11:39 PM

Beh, la trame di Zafòn sono dense di quella magia oscura, di quel mistero soprannaturale che ho trovato anche nei tuoi romanzi. Quindi non mi stupisce che ti abbia incantato. Ci sono la nebbia e l’ombra quale rappresentazione del male, ci sono anime sofferenti che diventano spiriti malvagi, e poi incantesimi e libri stregati. Ma non chiamiamoli romanzi esoterici, eh! 😉

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Luz

Set 21, 2020 at 11:29 AM

Peccato che se ne sia andato così all’improvviso, la notizia colpì molto anche me, assieme alla morte improvvisa di Sépulveda.
Di Zafòn ho letto “L’ombra del vento” e ne trassi le identiche impressioni di Elena.
O per meglio dire: mi piacque il racconto della sua Barcellona, pagine dalle quali traspare il grande amore per la sua città, così come amai molto la trovata del Cimitero dei libri dimenticati. La trama invece non riuscì ad appassionarmi, incluso il finale del quale ricordo appena qualcosa ma più che altro la sensazione di insoddisfazione che mi lasciò.
Ciononostante, penso che sia uno scrittore apprezzabile sotto tanti aspetti e dalla tua descrizione della Trilogia probabilmente posso trarre un suggerimento di lettura per i ragazzi.

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Barbara Businaro

Set 21, 2020 at 11:47 PM

Lo stesso giorno di Zafòn se n’è andato anche un grande attore: Ian Holm, conosciuto per lo più come l’anziano Bilbo Baggins de Il signore degli anelli. Lui però alla mirabile età di 88 anni, una vita lunga e ricca. In effetti mi pare che questo anno ci stia togliendo molti personaggi illustri in tutti i campi, non solo nelle arti.
Se su L’ombra del vento non posso ancora dire nulla, su questa trilogia sono abbastanza sicura che sia ottima per i ragazzi. L’ha scritta per loro! 🙂

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Stefano Franzato

Set 21, 2020 at 12:40 PM

Zafon mi tenta e di lui non ho ancora letto niente. Le tematiche che affronta e il modo in cui le affronta, da come me le hai descritte, mi ricordano il tedesco Michael Ende. Attualmente sono alle prese col polacco Stanislaw Lem (“L’indagine” ma deve la fama a “Solaris”) e il portoghese Fernando Pessoa di cui sto leggendo “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” suo eteronimo: è scritto in forma di diario e appunti vari: piccoli poemi in prosa.

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Barbara Businaro

Set 21, 2020 at 11:54 PM

Non ho letto Michael Ende, a parte conoscere il celeberrimo La Storia Infinita, come pellicola però. Direi però che Ende è più favolistico, mentre Zafòn ambienta le proprie storie nella vita quotidiana, con un tocco di magia e mistero.
Dai, lasciati tentare e poi torna a raccontarci com’è stata la lettura. 😉

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Giulia Mancini

Set 24, 2020 at 12:36 AM

È triste che sia morto così presto (pensa che sono anch’io del ’64) quante storie avrebbe potuto ancora regalarci, anche se non ho ancora letto nulla di questo autore. Vorrei leggere L’ombra del vento, dalle tue descrizioni penso che possa piacermi molto il suo stile.

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Barbara Businaro

Set 24, 2020 at 9:42 PM

Penso anch’io che ti piacerebbe il suo modo di scrivere, poi le sue trame sono anche dense di mistero, di enigmi da risolvere, quasi dei gialli ma con tinte soprannaturali. A maggior ragione se era nato nel tuo stesso anno, dovresti toglierti la curiosità. 😉

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