Come un dio immortale - Romanzo esoterico o urban fantasy?

Romanzo esoterico o urban fantasy?

Questo guest post nasce dalla mia recensione alla lettura di questo romanzo, che era stato inizialmente presentato come thriller esoterico. Sono un lettore onnivoro e non mi lascio spaventare dalle definizioni, ma dopo averlo letto mi sono ritrovata a chiedere all’autrice: ma sei sicura che sia la definizione giusta?
Caso voleva che in quel periodo un lettore si fosse cancellato dalla sua newsletter dopo aver scoperto con orrore che lei aveva scritto un romanzo “esoterico”, associandolo a qualche pratica occulta, satanista o comunque anti cattolica, senza averne però letto nemmeno una riga.
Dopo averlo terminato, io invece ho fatto fatica a considerarlo esoterico (nella stessa concezione di quel lettore). Mi spiego: se Come un Dio immortale è esoterico, allora anche il telefilm X-Files lo è? O forse c’è differenza tra esoterico e paranormal? Ma anche Biancaneve e i sette nani, con la strega cattiva che confeziona mele velenose magiche, è dunque esoterico? Eppure la raccontiamo a tutti i bambini!
Sul tema di questo libro nello specifico, gli incorporei, mi è poi tornato in mente un film carino, Se solo fosse vero con Reese Witherspoon e Mark Ruffalo. Come si può vedere questo film, così divertente, e poi non leggere il romanzo di Maria Teresa Steri con la stessa frivolezza? Tra l’altro nel film c’è proprio una libreria esoterica, e uno stranissimo finale.
Quella della scelta del genere letterario del resto è una difficoltà che appartiene anche ai bestseller. Ne avevo già scritto in merito all’eterna discussione se la saga Outlander di Diana Gabaldon sia un romanzo storico, romance o fantasy in questo articolo: Quando si definisce “romanzo storico”? 

Questo post appartiene al bellissimo blog tour organizzato da Maria Teresa per promuovere il suo libro. Qui trovate le tappe precedenti: Come un dio immortale blog tour

Come un dio immortale - Blog tour

Quando un romanzo può definirsi esoterico?

Uno dei momenti critici, quando si termina un romanzo, è quello in cui ci si pone la fatidica domanda: “In che genere si inserisce”? La maggior parte degli scrittori detesta etichettare le proprie storie, eppure bisogna prendere atto che i lettori (così come gli editori e gli altri addetti ai lavori) hanno necessità di farsi un’idea rapida di ciò che troveranno in un libro per decidere se è nelle loro corde o meno. Dunque, è doveroso per chi scrive riuscire ad assegnare un’etichetta alla propria creatura, includerla in un genere o sottogenere. E altrettanto importante è farlo nel modo più esatto possibile per trasmettere la giusta percezione della trama.

Quando ho terminato il mio Come un dio immortale ho dato per scontato che si trattasse di un romanzo di carattere esoterico, non solo per la storia ma soprattutto per l’ispirazione, nata da svariate letture di saggi esoterici: Rudolf Steiner, Gurdjieff, Carlos Castaneda (ndr. vedi Note bibliografiche sotto). Con il tempo però mi sono resa conto che la definizione a volte risultava un po’ ambigua, per qualcuno perfino ostica. Quando parlavo di thriller esoterico, spesso venivo fraintesa o si generava confusione, così ho cominciato a usare una terminologia diversa, più a portata di mano. A questo proposito, è nato anche un interessante confronto con Barbara Businaro – il capitano che mi ospita oggi – da cui sono scaturite le riflessioni che vorrei condividere con voi.

Il genere è legato alle aspettative del lettore

I generi letterari sono categorie convenzionali che definiscono i vari tipi di storia, sulla base degli elementi preponderanti presenti. Incasellare una trama potrebbe sembrare facile, ma non lo è, soprattutto perché nella narrativa abbiamo assistito negli ultimi anni a un incredibile moltiplicarsi di sottogeneri con confini spesso labili. In pratica, ormai esiste una vera babele di classificazioni, con diciture a volte anche simili tra loro. E ciò è ancora più vero nell’ambito del fantastico, macro categoria che si presta a mille sfaccettature.
Tuttavia, io credo che al di là delle convenzioni, ciò che importa siano di fatto le aspettative che i lettori si fanno, in pratica cosa pensano di trovare in un determinato genere. Per esempio quando si parla di “romance”, il lettore si aspetta una storia d’amore a lieto fine; se sente invece la parola “giallo”, pensa a delle indagini intorno a un crimine; se trova il libro nella categoria “erotici”, saprà di leggere una serie di scene hot; e così via.

Quali sono gli elementi di un romanzo esoterico?

Tornando al romanzo esoterico, quindi, il lettore cosa si aspetta di trovare?
Difficile dirlo. Non esiste un vero e proprio punto di riferimento, anzi, trovo che molto spesso si abusi di questa parola – esoterico – inserendovi romanzi che di fatto hanno ben poco a che fare con le conoscenze occulte. Sulla scia dei romanzi di Dan Brown, negli ultimi anni abbiamo visto fiorire molte storie con la pretesta di inserirsi in questo filone, benché poco avessero a che spartire con l’originale “Il codice da Vinci”, che può invece a diritto iscriversi nel genere.

In generale, possiamo comunque dire che da un romanzo esoterico ci si aspetti una trama che ruota intorno all’occulto, con segreti o misteri legati al soprannaturale.
Tuttavia, non basta per tracciare un confine.
Una storia che parla di fantasmi, angeli, streghe, demoni, magia, chiaroveggenza, e così via, è esoterica? O è da ascriversi al genere fantasy o addirittura all’horror?

Le fonti fanno la differenza

Si può dire che tutta la narrativa sia sostanzialmente finzione, ovvero frutto di fantasia, anche quando attinge a fatti realmente accaduti. Persino un romanzo storico è fantasia, dopotutto, perché racconta gli eventi da una prospettiva soggettiva, integra personaggi e situazioni con elementi immaginari. In un certo senso, penso che un romanzo esoterico sia paragonabile proprio a un romanzo storico, perché si ispira a un sapere ben preciso e lo utilizza per costruirvi intorno una trama di fantasia.

Quando il fantasy usa gli stessi elementi, invece, lo fa senza questa base di conoscenze, muovendosi entro coordinate meno definite.
Per esempio, un romanzo che ha per protagonista un angelo che si incarna in un essere umano e se ne va in giro per la città comportandosi come un qualsiasi uomo, è decisamente un fantasy. In questo caso, l’autore usa l’immaginazione per decretare natura e possibilità di un elemento soprannaturale. Insomma, decide lui stesso le regole della realtà fantastica.
Se invece volessimo scrivere un romanzo esoterico su un angelo, avremmo bisogno di documentarci sugli angeli nella letteratura esoterica e in testi religiosi per non incorrere in cantonate.
A questo proposito, per esempio Rudolf Steiner tratta l’argomento delle gerarchie angeliche con un approccio serio e approfondito. Io stessa ho attinto moltissimo dai suoi scritti e dalle sue conferenze per caratterizzare quelli che nel mio romanzo ho chiamato “Incorporei”, ovvero creature con una coscienza individuale ma non dotate di corpo fisico. Di questi esseri parla ampiamente anche Carlos Castaneda (altro autore che per me è stato fonte d’ispirazione), quando racconta degli “Inorganici”. Entrambi gli autori sottolineano come la percezione e la mente umane siano incapaci di scorgere questi esseri, proprio perché non sono fisici, e che quando ciò accade il cervello non può fare a meno di tradurre-interpretare ciò che ha davanti sostituendolo con qualcosa che già conosce. Le famose ali degli angeli sono un esempio di questa “interpretazione”.
In pratica, documentarsi a fondo diventa un must quando si parla di romanzi esoterici.

Solo una questione di semantica?

Come dicevo all’inizio, da un po’ a questa parte ho smesso di parlare di romanzo esoterico a proposito del mio Come un dio immortale. Mi è capitato infatti di aver notato che parlando di paranormale, soprannaturale, occulto, si generi in alcuni lettori una sorta di disagio, per non dire fastidio, mentre il termine fantasy risulta più innocuo perché fa riferimento a una sfera socialmente accettabile. Come dire, sapere che la storia è tutta un’invenzione me la rende più simpatica, mentre sapere che contiene elementi che attingono a dottrine segrete, mi risulta indigesto.

Dopotutto chi legge vuole soprattutto svagarsi, no? Non ha bisogno di conoscere le fonti d’ispirazione di un determinato libro per immergersi nelle pagine con piacere. Dunque, va da sé che scegliere una classificazione innocua e comprensibile può essere più efficace da un punto di vista promozionale.

In definitiva, però, penso che inquadrare una storia in modo esatto sia sempre utile per noi stessi, per essere consapevoli dell’ambito in cui ci stiamo muovendo. Insomma, essere coscienti del tipo di realtà in cui condurremo il lettore, secondo me può essere importante, al di là delle pure definizioni che lasciano il tempo che trovano.
Voi cosa ne pensate?

 

Note bibliografiche

Rudolf Steiner
L’ iniziazione
La scienza occulta nelle sue linee generali
Teosofia 
Che cosa fa l’angelo nel nostro corpo astrale? 
La saggezza dei Rosacroce

Su Gurdjieff, opere di Petr D. Uspenskij
Frammenti di un insegnamento sconosciuto
La quarta via. Discorsi e dialoghi secondo l’insegnamento di G. I. Gurdjieff 

Carlos Castaneda
L’arte di sognare 
Viaggio a Ixtlan
Il fuoco dal profondo 
Il potere del silenzio

Come un dio immortale
La trama

Aggredito in un parco cittadino, Flavio si risveglia nella baracca di una giovane senzatetto, Lyra. Dopo essersi presa cura di lui per tre giorni, la donna lo manda via in modo brusco.
Tornato a casa, per Flavio nulla è più come prima. Il rapporto con la fidanzata va a rotoli, mentre crescono la passione e l’ossessione per la misteriosa Lyra. Indagando, Flavio apprende che a sei anni è scomparsa da casa senza lasciare tracce. Il suo caso però non è l’unico in città. Negli ultimi vent’anni, altre sei persone sono sparite nel nulla, e tutte erano collegate a un noto scrittore dell’occulto.
Convinto che Lyra sia scappata da una setta, Flavio è deciso a liberarla dal suo oscuro passato. Ma quando scopre che dietro la sua storia si cela una verità del tutto diversa, comincia a capire di essere anche lui una pedina di un gioco più grande, iniziato cinquant’anni prima. Un gioco che si fa sempre più pericoloso e che lo costringerà a mettere in dubbio tutto ciò che sa della sua vita e della realtà che lo circonda.

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Marco Freccero avatar Guest blogger: Maria Teresa Steri
Maria Teresa Steri è nata a Formia nel 1969 e cresciuta a Gaeta. Dopo la laurea in Lettere e Filosofia, si è trasferita a Roma, dove vive attualmente con il marito. Ha collaborato come giornalista pubblicista presso la redazione di quotidiani e riviste per la scrittura di articoli, la revisione di testi e l’impaginazione. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, I Custodi del Destino, un thriller sulla reincarnazione. Nel 2015 è uscito Bagliori nel buio, un noir sovrannaturale, e nel 2017 il thriller esoterico Come un dio immortale. Cura il blog Anima di carta dedicato a chi ama scrivere e leggere. Si interessa di scrittura creativa e antroposofia. È un’appassionata di Alfred Hitchcock. La sua autrice di narrativa preferita è Ruth Rendell.

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Comments (38)

IlVecchio

Ott 25, 2018 at 10:16 AM

Da lettore dico: Che diamine! Se una storia è buona, io me la leggo. Chi se ne frega in che scaffale l’ho trovata!
Da venditore però conosco bene l’importanza di presentare un prodotto al compratore, di far capire che quel prodotto risponde ad uno specifico bisogno e che solo il mio prodotto potrà soddisfarlo al meglio. Quindi, uno scaffale o un altro possono aggiungere o togliere molti lettori.

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Maria Teresa Steri

Ott 25, 2018 at 4:22 PM

Ti ringrazio per aver condiviso la tua opinione, IlVecchio. Come lettrice, capisco bene l’esigenza di inquadrare una storia. Se cerca qualcosa di suo interesse, un possibile acquirente si orienterà in un settore piuttosto che in un altro, quindi dici bene: l’etichetta che si dà a un romanzo può fare una grande differenza. Di certo l’esperienza fatta in questo ambito mi sarà utile anche in futuro!

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Barbara Businaro

Ott 26, 2018 at 7:02 PM

Infatti la mia domanda sul genere, esoterico o urban fantasy (che si differenza dal fantasy puro per l’ambientazione contemporanea), scaturiva da un’altra constatazione: con buone probabilità di sono un maggior numero di lettori di urban fantasy, che di esoterico. Del resto Amazon non ha nemmeno una categoria “esoterico”. Ci sono Fantascienza e Fantasy > Fantasy, oppure Letteratura e narrativa > Narrativa di genere, dove scegliere tra Gotica (?) o Metafisica e visionaria (e che é?! 😀 )

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Nadia

Ott 25, 2018 at 1:12 PM

Dico che il vecchio ha ragione in toto. Avere pregiudizi di genere è piuttosto normale. Secondo me con l’opportunità di Amazon di leggere l’anteprima uno può capire subito se il libro è quantomeno scritto bene, se avvince. Sta all’autore far cambiare idea al lettore dubbioso. Per quanto mi riguarda Come un dio immortale convince eccome, a qualunque categoria corrisponda. Ma concordo l’argomento esoterismo fa paura proprio per l’ignoranza in merito.
Grazie a Barbara ora spero che chi si avvicina al libro abbia la giusta apertura.

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Maria Teresa Steri

Ott 25, 2018 at 4:27 PM

Grazie Nadia! Vero che su Amazon esistono le anteprime, eppure io stessa mi ci soffermo di rado. Sono altri fattori ad attrarmi, a incuriosirmi in un titolo. E il “genere”, la categoria, ha sicuramente la sua parte in questo. Poi è verissimo purtroppo che i pregiudizi esistono, ci si può fare ben poco. A volte è anche l’idea stessa che ci si è fatta di un genere a fare da respingente, pure se sbagliata. Tutto è un po’ relativo in questo campo…

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Barbara Businaro

Ott 26, 2018 at 7:16 PM

Penso che ci siano due modi di cercare un libro: conosci il titolo/autore (per passaparola o pubblicità) e vai a leggerti l’anteprima per capire se ti può piacere; navighi per categoria o, mentre stai guardando un altro libro, il sito/scaffale in questione ti mostra quest’altro MA qui ti aspetti lo stesse genere di storia, o molto simile.
Nonostante siano molto vicini, l’esoterismo fa paura, il fantasy no. Come se il fantasy non attingesse mai alle stesse domande dei libri esoterici.

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Sandra

Ott 25, 2018 at 1:14 PM

Il romanzo di Maria Teresa è sempre lì nel mio kindle, spero presto in lettura.
Ho frequentato per un po’ una libreria esoterica senza sentirmi sovrannaturale o strana 😀 tutto sommato però non è il mio genere ma appunto basta che sta cosa dei generi davvero ha stancato.
Certo, occorre contestualizzare un romanzo almeno un po’, collocarlo, ma ci sono storie difficilmente imbrigliabili e alla fine W i libri belli e stop.

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Maria Teresa Steri

Ott 25, 2018 at 4:31 PM

Eh sì, a volte imbrigliare una storia è difficilissimo, soprattutto poi in un mercato ormai così variegato. Di fatto anche questo romanzo ha tante sfaccettature, quindi alla fine non resta che scegliere gli elementi più caratterizzanti per proporlo al pubblico.
Spero che prima o poi avrai voglia di leggerlo, sai che tengo al tuo parere ^_^ Per ora grazie di aver seguito questa tappa!

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Luz

Ott 25, 2018 at 2:31 PM

Forse proprio il fatto che si possa aprire a più possibilità rende “Come un dio immortale” un romanzo interessante.
Testimonia il poterlo leggere a più livelli. Personalmente, non potrei discostarmi dalla definizione di “esoterico”, che credo gli calzi a pennello.

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Maria Teresa Steri

Ott 25, 2018 at 4:34 PM

Grazie infinite, Luz, per il tuo commento così lusinghiero. Penso anche io che alla fine “esoterico” sia il termine più adatto. Sai che purtroppo però su Amazon non esiste neppure questa categoria? C’è quella del soprannaturale, inserita però nell’ambito degli horror, che in questo caso non c’entra secondo me nulla. Insomma, alla fine la scelta del genere e sottogenere è una bella gatta da pelare!

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Rosalia Pucci

Ott 25, 2018 at 5:21 PM

Bentrovate Barbara e Maria Teresa! La questione dei generi spesso è faticosa e rischia di fuorviare. Anch’io, quando ho letto Come un dio immortale, vi ho trovato pochi elementi esoterici, molti invece che riconducono al thriller- fantasy. Penso che sia una bene per il romanzo svincolarlo da un genere di nicchia che può scoraggiare chi non è amante dell’argomento;)

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Barbara Businaro

Ott 25, 2018 at 6:08 PM

Intanto ringrazio Maria Teresa, che è “salita a bordo” sulla mia bagnarola… barca! E poi mi ha fornito un bel po’ di spunti interessanti anche per future letture e approfondimenti. Dietro un libro ce ne sono sempre almeno altri dieci! 😀
E poi aspetto a commentare, che i miei lettori non sono più abituati al post di giovedì… sono capaci di arrivare domani o dopodomani! 😉

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Maria Teresa Steri

Ott 27, 2018 at 12:08 PM

Grazie Rosalia! Eh sì, questa storia dei generi è davvero spinosa. Un problema di cui chi scrive farebbe volentieri a meno. Scegliere una nicchia è vero che respinge molti lettori, ma servirebbe in teoria ad avere meno concorrenza nelle classifiche di Amazon, dove rischi di sparire in categorie troppo popolari. Insomma una bella gatta da pelare da un punto di vista del marketing!

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Elena

Ott 25, 2018 at 8:25 PM

Se per esoterico si intende un romanzo destinato a una nicchia di iniziati, allora non è il caso di Come un dio immortale (che ho appena recensito anch’io in una tappa del blog tuour, di Maria Teresa, ma non si stanca mai???? :D) . Il romanzo infatti è adatto a un pubblico ampio, perché i temiche tratta sono esistenziali e anche le metafore o il fantastico, come lo definisce questo guest post, è a mio avviso un escamotage per rappresentare domande esistenziali che affliggono tutti. Cosa accadrà di noi stessi dopo la morte, il tema dell’invecchiamento e della resistenza che molti di noi mettono in campo, solo alcuni esempi.
Se per esoterico si intende un romanzo che lancia messaggi tra le righe, allora è il caso di definirlo così.
Urban fantasy mi pare una diminutio, parere personale.
Comunque io odio catalogare un romanzo, ma ILVecchio ha ragione e dunque mi taccio.

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Barbara Businaro

Ott 26, 2018 at 7:22 PM

Che urban fantasy sia diminutivo rispetto all’enorme lavoro di ricerca fatto da Maria Teresa purtroppo sì, sono d’accordo.
Ma se con esoterico i lettori si allontanano, senza nemmeno dare un’occasione al testo, dobbiamo trovare un escamotage.
Magari categorizzarlo come fantasy, ma spiegare nella descrizione del romanzo che si tratta di una storia “tra il fantasy e l’esoterico”. 😉

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Maria Teresa Steri

Ott 27, 2018 at 11:54 AM

@Elena
Non penso che un romanzo esoterico sia destinato a pochi iniziati, credo anzi che possa parlare a tutti. Credo solo che però la semplice definizione possa fare un po’ da barriera, come sottolineava Barbara.
@Barbara
Di certo esistono molti più lettori interessanti all’urban fantasy, ma purtroppo anche tanta più concorrenza. Infatti mi sto rendendo conto che per esempio Bagliori nel buio nella categoria “soprannaturale” ha spesso toccato i primi posti, mentre Come un dio immortale nella categoria attuale non c’è mai riuscito, anzi sembra penalizzato dalla massa di fantasy.
Poi è pure vero che certi sottogeneri su Amazon sono davvero assurdi e incomprensibili!

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Elena

Nov 02, 2018 at 11:53 AM

Poi ti scritturo per il marketing del mio nuovo romanzo 😉

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Maria Teresa Steri

Nov 02, 2018 at 2:42 PM

Elena, ma ti riferisci a Barbara, immagino? Perché io con il marketing sono come un elefante in una cristalleria!

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Giulia Mancini

Ott 26, 2018 at 6:22 AM

Incasellare la storia in un “genere” è sempre arduo, anche se riconosco che si tratta di un’esigenza commerciale necessaria, chi compra di solito sceglie anche in base al genere. In ogni caso io ho scelto di leggere il romanzo Come un dio immortale senza preoccuparmi del genere, mi bastava conoscere l’autrice. Conoscere le fonti mi incuriosisce e mi fa desiderare di approfondire, ma a parte questo il romanzo è valido perché racconta diverse storie, l’inquietudine dei protagonisti, il desiderio di una vita “diversa”, le convenzioni sociali, l’amore e il mistero.

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Barbara Businaro

Ott 26, 2018 at 7:30 PM

Mi bastava conoscere l’autrice. Dici bene, del resto seguendo Maria Teresa sul suo blog non si dovrebbero avere dubbi né sulla qualità della scrittura e nemmeno sui temi trattati dei suoi libri. (Adesso ci dirà che nel 2019 esce con una raccolta di ricette e un saggio sulla metafisica quantistica! 😀 Ma va bene, comprerò anche quelli!)
Quindi un’altra domanda che mi facevo giusto oggi era: perché quel lettore risentito che si è cancellato dalla newsletter non ha dato fiducia all’autrice? Che genere di libri si aspettava di leggere? Io ho letto anche Bagliori del buio e potrei dire che anche quello è “esoterico”. Quindi, dov’era la novità?

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Maria Teresa Steri

Ott 27, 2018 at 12:04 PM

@Giulia e @Barbara Siete troppo buone!! :*
In effetti quell’assurdo lettore mi ha stupito tantissimo. Tu considera che aveva anche letto e commentato alcuni estratti e si era perfino interessato del primo romanzo che parla di reincarnazione, argomento che di solito fa scappare a gambe levate certi soggetti. Eppure è bastata poi la parola “esoterismo” a fargli decidere che i miei libri e io stessa ero da evitare.
Sapete che mi sta venendo quasi voglia di fare un sondaggio su come vengono percepiti certi libri…
Anche perché tra un po’ dovrò pormi di nuovo il problema con il prossimo libro!

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Barbara Businaro

Ott 26, 2018 at 7:38 PM

Aggiungo ancora (scusate, ma su questi temi il mio cervellino ci frulla un bel po’ 😀 ).
Mi è venuta la curiosità: ma di Se solo fosse vero, il film che ho citato nella presentazione, c’è anche il romanzo? E se si, come lo hanno categorizzato? Un paio di click su Amazon e sì, il romanzo esiste, è di Marc Levy, autore molto conosciuto in Francia, prima edizione Corbaccio nel 2000, categorizzato come… Romance.
Va bene, in quel caso l’elemento storia d’amore è prevalente, eppure… i romanzi rosa sono da sempre i più venduti (non lo dico io, ma le statistiche di vendita). Non è un caso se Outlander continuano a tenerlo categorizzato così. Potere del marketing. 😉

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Maria Teresa Steri

Ott 27, 2018 at 11:57 AM

Ma pensa un po’! Quindi anche Outlander è inserito tra i Romance? Non lo avrei mai detto. Eh sì, alla fine si considera il marketing come parametro che taglia la testa al toro.

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Giulia Mancini

Ott 27, 2018 at 3:50 PM

Alla fine siamo tutti dei romantici. Anche l’amore tra Flavio e Lyra ci ha fatto palpitare.

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Maria Teresa Steri

Ott 30, 2018 at 11:02 AM

Ne sono felice Giulia, pensa che anche per me è stata la parte che più mi è piaciuto scrivere. Come dici tu, alla fine siamo tutti dei romantici 🙂

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Barbara Businaro

Ott 30, 2018 at 9:43 PM

Il primo libro della serie Outlander è stato inserito tra i romance dalla casa editrice dopo 18 mesi di valutazione, ritenendo quello il mercato più ampio per una buona vendita (lo spiega la stessa Diana Gabaldon in questa sua apposita FAQ: Genre Labels and the big “romance” question, are they or aren’t they?). Questo gli ha permesso di diventare un bestseller, ma poi ha reso complicato il riposizionamento in romanzo storico multigenere, nonostante i libri successivi non siano riconosciuti come romance. Per dirti: le stesse lettrici di romanzi rosa si lamentano che Diana scrive troppe descrizioni noiose e inutili, e devono saltare parecchie pagine prima di trovare la storia d’amore. Io non ci toglierei una virgola a quei libri, anzi, sono proprio quelle descrizioni a renderli meravigliosi. 😀

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Grazia Gironella

Ott 30, 2018 at 10:30 PM

Parole sante! 😉

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Maria Teresa Steri

Ott 31, 2018 at 2:38 PM

Testimonianza che alla fine accontentare tutti i lettori è impossibile!
Quindi il posizionamento nei romance ha fatto da gancio per attirare persone che sarebbero state respinte dall’aspetto storico dei romanzi. Insomma, anche questa vicenda di Outlander è significativa per il “problema genere”!

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Grazia Gironella

Ott 28, 2018 at 8:40 PM

Credo che la tua analisi della situazione sia corretta. Le aspettative del lettore esistono, e non c’è motivo per non tenerne conto. Non per questo è sempre facile inserire ciò che si scrive in un genere, se non si è partiti già con un’idea precisa. Certo mi sembra un po’ strano definire “Come un dio immortale” un fantasy… ma la storia alla fine parla da sola, e va oltre l’etichetta, quale che sia. 🙂

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Maria Teresa Steri

Ott 30, 2018 at 11:06 AM

Esatto, Grazia. Forse l’ideale sarebbe proprio partire da un genere ben preciso, si eviterebbero tanti problemi. Per quanto mi riguarda, prendere coscienza di ciò che stavo scrivendo mi ha aiutato molto, però poi fare i conti con il mercato è stata un’altra cosa. Su Amazon si va anche un po’ per tentativi ed esperimenti, per cercare di capire come inquadrare meglio il “prodotto”. Brutto chiamarlo così, lo so, ma a un certo punto si è obbligati a farlo.

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Renato Mite

Ott 30, 2018 at 2:23 PM

Come autore, credo che avrò sempre difficoltà ad inquadrare una mia storia in un genere specifico. Sapere di non essere il solo mi conforta.
Quindi capisco la difficoltà e trovo interessante il ricondurre la questione alle fonti. Io faccio molta ricerca affinché le mie storie di fantascienza siano vicine a questo genere piuttosto che al fantasy.
Poi sta ai lettori saper andare oltre l’etichetta del genere e leggere la trama o un estratto della storia per capire se proseguire nella lettura oppure no.
Il romanzo di Maria Teresa in questione, come anche “Bagliori nel buio”, richiede una certa apertura mentale per allontanarsi dal porto sicuro delle proprie aspettative e godersi la storia senza pregiudizi.

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Barbara Businaro

Ott 30, 2018 at 10:23 PM

Benvenuto nel blog Renato.
Personalmente non riesco a considerare il fantasy un genere “facile” da scrivere. Costruire un mondo da zero, con nuove leggi della fisica, che non devono mai entrare in conflitto, richiede molta immaginazione e progettazione. J.R.R. Tolkien impiegò 12 anni per Il signore degli anelli, ma l’ideazione l’universo di Eä, a cui appartiene la Terra di Mezzo, richiese anche di più. E molti trovano in quel mondo riferimenti a miti e leggende di diverse culture, segno che un po’ di ricerca l’ha fatta anche lui. 🙂

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Renato Mite

Ott 31, 2018 at 2:37 PM

Ciao Barbara, grazie per il benvenuto.
Non intendevo sminuire il genere fantasy, so cosa vuol dire creare un mondo da zero, mi sono cimentato, e sicuramente la ricerca è sempre necessaria.
Semplicemente mi sono espresso male, intendevo dire che faccio ricerca su aspetti tecnici e scientifici. Perciò sono orientato verso la fantascienza 🙂

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Barbara Businaro

Ott 31, 2018 at 7:52 PM

Si, io avevo inteso che se il fantasy richiede una ricerca mitologica, semantica, umanistica, la fantascienza necessita invece una ricerca su materie tecniche (fisica, meccanica, chimica, ingegneria). Ma penso sempre al lettore che passa di qua per caso e potrebbe credere che scrivere una storia fantasy sia semplice.
Che poi, è proprio scrivere una storia che non è affatto semplice, di qualsiasi storia si tratti. 🙂

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Maria Teresa Steri

Ott 31, 2018 at 2:44 PM

Grazie Renato per il tuo commento. Tutti i generi di fatto hanno le loro difficoltà, no? E’ giusto quello che dice Barbara, creare un mondo da zero non è cosa facile, anzi! E la cosa è vera tra l’altro pure per la fantascienza, quando si ha a che fare con una realtà alternativa alla nostra. Però capisco quello che intendi, per lo meno nel fantasy non devi fare tutte le ricerche per dare l’impressione di plausibilità a una storia di fantascienza. O almeno credo! 😀

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Barbara Businaro

Ott 31, 2018 at 7:53 PM

Beh, guarda solo i manuali tecnici di Star Trek: List of Star Trek technical manuals Io ho questo, ogni tanto lo leggo (in inglese) e rabbrividisco! Star Trek: The Next Generation Technical Manual 😀

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Cristina

Nov 02, 2018 at 1:21 PM

Arrivo soltanto ora a leggere il guest post, ma arrivo! 😛 Per fortuna, per quanto mi riguarda non ho mai dubbi: il genere che tratto è il romanzo storico, o il racconto storico.
Assegnare una categoria al proprio lavoro è necessario ma allo stesso tempo limita fortemente quello che è un romanzo. Il libro di Maria Teresa non mi sembra appartenere al genere fantasy, come ha già commentato Grazia, Mi piace moltissimo il fantasy, ma lo associo più a romanzi come “Il signore degli anelli” o “La spada di Shannara”, cioè con creature come elfi, gnomi ecc. Lo stesso “Il nome della rosa” è senz’altro un romanzo storico, ma è molto altro, anche un romanzo giallo.

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Maria Teresa Steri

Nov 02, 2018 at 2:47 PM

Grazie Cristina per la tua opinione! In effetti il fantasy di solito è associato proprio agli elementi che dici. Da un po’ a questa parte infatti si parla di “urban fantasy” proprio per differenziare i tipi di mondi fantastici. Urban fantasy sarebbe più affine al nostro, con creature sovrannaturali inserite in un contesto urbano, normale, attuale. Quindi in qualche modo il mio romanzo ci rientrerebbe. Però anche io fatico a considerarlo tale, nonostante sia cosciente dei tanti aspetti totalmente inventati. Soprattutto verso la fine della storia…
Insomma, si conferma il fatto che ogni lettore ha una percezione diversa di ciò che legge!

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