Un'occasione perduta. Perché siamo tutti criceti dentro una ruota

Un’occasione perduta

Leggo ogni mattina sul quotidiano, odoroso di fresca stampa, che ormai la ripartenza dell’economia, del lavoro, della socialità, è prossima, ricominceremo presto le nostre vite normali, così come lo erano prima che un invisibile nemico comparisse tra i nostri abbracci e nascondesse i nostri sorrisi.
La ruota tornerà a girare di nuovo, a velocità sempre più sostenuta, fino a raggiungere il consueto ritmo folle di questo secolo e noi continueremo a corrervi dentro come piccoli criceti ignari dell’universo circostante.
Questa ripartenza tanto agognata mi sembra un’occasione perduta per molti. Se non per tutti.
Lungo l’ultimo anno così particolare ho osservato alcune persone offrire il meglio di sé, nonostante la tempesta infuriasse intorno. Il vivaio poco fuori città, dove certo non potevano lasciar morire distese di piante e fiori, si è organizzato con prenotazioni al telefono e consegna a domicilio, con tanto di consulenza fotografica su come allestire balconcini e finestre per gioire di almeno un po’ di colore e primavera in casa.
Il piccolo negozietto di frutta e verdura del quartiere si è accordato con la macelleria più vicina per preparare delle scatole di prodotti di stagione da cucinare secondo le ricette suggerite, stampate e allegate alla confezione, curate dalla moglie del fruttivendolo, in cassa integrazione da un’azienda manifatturiera di zona.
Le due piccole librerie indipendenti del centro, non potendo sfruttare il sostegno economico di una grande catena, hanno predisposto la consegna in bicicletta o tramite i nuovi servizi motorizzati, non solo del romanzo ordinato ma pure delle offerte in corso in base ai propri gusti di lettura, espressi con quello e i precedenti ordini.
Nel mio modesto condominio abbiamo riscoperto l’uso del baratto, non potendoci muovere agevolmente per gli acquisti: una lampadina nuova di scorta contro un pezzo di crostata appena sfornata, il tubetto del super collante in prestito contro una piantina di basilico, le chiavi da idraulico per un rubinetto che perde contro una risma di carta per la stampante rimasta a secco. L’odore del disinfettante pervade l’androne perché chi passa pulisce maniglie e corrimano, non si sa mai. Quello che esce per comprare il giornale in edicola, eccomi presente, rincasa con i cornetti caldi per tutti, almeno quanto il meteo è clemente.
La mia dirimpettaia ad ovest, eccezionale guida turistica con conoscenza approfondita di ogni minuscolo anfratto dell’architettura cittadina, disoccupata da più di un anno, ha approfittato di questo tempo sospeso per rimettersi a studiare. Niente più libri antichi, ma piattaforme sociali dove creare nuovi contenuti multimediali e un approccio differente per la futura clientela turistica.
Il giovanotto del primo piano, studente universitario con un futuro incerto all’orizzonte, contribuisce alle finanze famigliari come dipendente serale alla vicina pizzeria per asporto, che non conosce tregua e prepara pizze per quasi tre quartieri. Non hanno mai avuto così tante richieste, anche in orario di pranzo. Si sono pure consociati con un laboratorio di pasticceria, in difficoltà per la ristorazione chiusa in presenza, per accompagnare la pizza con dolci monoporzione in bicchiere, specialità della casa il tiramisù in ogni declinazione possibile.
La vetrina di abbigliamento da cui si rifornisce la mia signora ha riorganizzato in breve tempo l’attività tra catalogo in rete, ordini tramite messaggini e pagamenti con circuiti elettronici, contattando per prime le clienti abituali e fornendo consigli anche su taglie ed eventuali abbigliamenti. Ugualmente la sarta, non potendo più ricevere persone nella sua bottega, si è resa disponibile per le prove tramite videochiamata dei vestiti consegnati al cancello. Tutto il mio sostegno ai mariti costretti a partecipare alle sessioni come giudici imparziali del risultato, nonché per appuntare spilli e segnare orli.
Chi voleva esserci in qualche modo, chi voleva continuare nonostante tutto, una maniera l’ha trovata. Tanti, forse troppi, si sono barricati dietro una scusa, in attesa di un intervento divino, di qualcun altro che risolvesse i problemi al posto loro.
Di fronte a tutta questa ingegnosità, il ricordo va all’immediato dopoguerra e alla ricostruzione di un paese ridotto in cenere. Proprio l’altro giorno leggevo che il numero di morti a causa della pandemia nel nostro territorio si avvicina in modo terribile al numero di vittime civili, non militari, della seconda guerra mondiale. Difficile parlare di ripartenza come se si fosse trattato di una piccola paura indolore.
Non credo alla formuletta orientale per cui le crisi siano foriere di ricche opportunità, la moltitudine raccoglie solo sofferenza. Ma se l’uomo fosse davvero una specie intelligente sfrutterebbe questo momento storico per imparare dai propri errori, per ridisegnare un sistema malfunzionante da molteplici fronti, per rimettere al centro della società l’uomo stesso, invece dell’economia, della finanza, della politica, dell’industria, dello sviluppo, del consumo in generale.
L’Uomo e la Natura di cui fa parte senza sconti.
Invece temo, come tutti i vecchi che annunciano catastrofi imminenti, che questa rimarrà solamente un’occasione perduta, l’ennesima.

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

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Comments (17)

Giulia Mancini

Mag 09, 2021 at 8:43 AM

Io spero che non sia un’occasione perduta, questa pandemia ha dimostrato che non possiamo depredare impunemente il pianeta e che bisogna cambiare il passo se vogliamo sopravvivere perché l’uomo è solo una delle specie (solo quella più feroce) che rischia l’estinzione. Il rispetto dell’ambiente e delle biodiversità è l’unica strada che consenta al pianeta di sopravvivere in armonia. Certo occorrono scelte politiche, non basta l’azione del singolo.

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IlVecchio

Mag 10, 2021 at 6:04 PM

La politica rappresenta l’espressione di voto dei cittadini e quindi le scelte politiche, che piacciano o no, dipendono proprio dalle scelte di ogni singolo. Del resto non è la politica a gettare le mascherine usate per terra sui marciapiedi, ai lati della carreggiata stradale, tra l’erba del parco pubblico o, terribile orrore ai miei occhi la scorsa estate, in un bosco di conifere, poco lontano dal cestino dei rifiuti dell’area attrezzata per il picnic. Come disse Kennedy, e non a caso ebbe vita breve:
Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese.

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Stefano Franzato

Mag 09, 2021 at 12:32 PM

Ci sarebbe – te ne sarai certamente accorta – molto materiale per volgere in narrazione quello che hai scritto come appunto (giornalistico, direi o quasi). E, lo so, ne saresti capace. Ne uscirebbe – in tutta probabilità – uno di quei racconti pieni di un’umanità – triste e preoccupata in questo frangente, ovvio – ma che tu sapresti dipingere con positivo ottimismo, conoscendoti. Non ti farò i soliti noiosi complimenti, dopo. La mia sicurezza e fiducia sulle tue capacità è già un complimento in anticipo… Ciao!

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IlVecchio

Mag 10, 2021 at 6:10 PM

Mi duole farlo notare, ma la riflessione è firmata da un Vecchio. Sarei onorato di poter affermare che i miei sproloqui hanno una qualche influenza positiva sulla padrona di casa, ma no, non lo credo. Anzi, in genere sono il pessimista in turno. Mi limito nell’osservazione, ma a imbastire racconti fantasiosi non sono poi così valente. : -)

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Barbara Businaro

Mag 13, 2021 at 10:21 AM

A Cesare quel che è di Cesare. Questo testo è del signor Vecchio. 😀

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Stefano Franzato

Mag 16, 2021 at 11:15 AM

Purtroppo me ne sono accorto dopo. Il testo è del signor Vecchio ma lo spunto per farlo diventare narrativa non cambia. SE qualcuno vuole provare…

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Barbara Businaro

Mag 17, 2021 at 1:22 PM

Beh, io per esempio un racconto “condominiale” l’ho già scritto. 😉
Addirittura dilettandomi con una “storia a bivi”: La signora Manucci. Una storia a bivi

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sandra

Mag 09, 2021 at 2:14 PM

Concordo.
Su di me spero di aver imparato a vivere con meno: stare di più in casa ha significato meno vestiti, meno accessori, meno parrucchiere, estetista ecc. spese che ho monitorato per cui penso di destinare quanto risparmiato ad altro, e quando dico altro potrei anche intendere semplicemente sul c/c.
Ho eliminato spese superflue e rapporti al capolinea, no, non è possibile tornare alla vita di prima e al ritmo folle di cui parli, che a Milano è ben radicato ed esagerato.
Chi ha voluto continuare si è reinventato con creatività ed intelligenza, armi fondamentali per sopravvivere e andare oltre.
Ora sta anche agli organi di potere capire che il mondo di prima non esisterà più, che è stata tracciata una linea di demarcazione importante.

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IlVecchio

Mag 10, 2021 at 6:19 PM

Meno scarpe e più pantofole, meno giacche e più maglioni, meno barbiere e barba più lunga, ma curata, meno aperitivi e cene al ristorante e tutto investito in libri. Per cui temo che il mio bilancio non ci abbia molto guadagnato. : -)

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Elena

Mag 09, 2021 at 5:45 PM

Il condominio e l’esperienza che ci racconta il Viaggiatore è simbolo di resilienza, di capacità di reagire e di solidarietà che, immagino, possa essere più semplice in una comunità ristretta. Vedo difficile realizzarla nelle città, dove a mala pena ricambiano un saluto. Condivido la chiosa: dovremmo cambiare in meglio, approfittare per fare come la guida turistica che studia e aggiorna la sua offerta invece di lamentarci e basta. Ma noi siamo fatti così: brontoliamo e aspettiamo. Fino a quando diventa ahimè troppo tardi. Io provo a non arrivare tardi nel mio, ma intorno a me vedo nero. Speriamo in qualche prossimo commento più ottimista!

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IlVecchio

Mag 10, 2021 at 6:27 PM

Sono troppo Vecchio davvero per impegnarmi in una rivoluzione, ma confido nei giovani. Nonostante gli abbiamo lasciato un fardello pesante, in questo periodo ho avuto il piacere di rimanere stupefatto proprio dai ragazzi. Forse perché per loro i confini delle nazioni non sono così invalicabili come lo sono stati per noi, sembrano proiettati in un altro futuro. Lo spero.

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BRUNILDE

Mag 09, 2021 at 5:54 PM

Le persone non cambiano, le società non cambiano, certo non dall’oggi al domani. La pandemia è arrivata all’improvviso e non ha cambiato nulla, è stata solo un evidenziatore. Responsabilità ed egoismi, serietà e menefreghismo, tutto c’era anche prima, e orsa è soltanto più leggibile: nel bene e nel male.

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IlVecchio

Mag 10, 2021 at 6:32 PM

A volte occorre proprio una riga di evidenziatore per mostrare il contenuto più importante in mezzo a tutto il rumore. : -)

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Luz

Mag 11, 2021 at 7:38 PM

È strano come questa pandemia ci metta di fronte a una realtà dai molteplici significati.
Quello che descrive questo articolo è una parola abusata ma efficace, resilienza, una modalità di sopravvivenza, paradossalmente un’opportunità di ritrovare il senso di porgere la mano, aiutare, sentirsi parte di una comunità.
Quanto all’economia, sono perfettamente d’accordo, sarà una ennesima occasione mancata. La grande sconfitta della globalizzazione.

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IlVecchio

Mag 13, 2021 at 3:40 PM

Per alcuni è la grande vittoria della globalizzazione: una maggiore concorrenza che si batte al perenne ribasso su scala mondiale, riducendo i diritti dei lavoratori conquistati a livello locale. Dipende dalla prospettiva, purtroppo.

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Barbara Businaro

Mag 13, 2021 at 11:06 AM

Ci sono dei giorni in cui sono effettivamente pessimista riguardo al futuro, specie quando subito dopo un’apertura di orari e spostamenti si vedono le foto di persone assembrate nelle vie delle città, nei navigli milanese, nei lungomare costieri, nelle piazze a festeggiare la squadra di calcio che ha vinto il campionato… Senza mascherine, ignari della distanza sociale, soprattutto dimentichi dei morti. E dubito che possano essere già tutti vaccinati.
Ma in generale sono ancora ottimista, perché vedo dei segnali di cambiamento. Leggo che sondaggi fatti a vari livelli, sia dentro le aziende che nelle varie piattaforme, come Linkedin per dire, evidenziano che i lavoratori non vogliono tornare alla quotidianità stakanovista ante pandemia, con ore di traffico e smog per arrivare in un buco d’ufficio pieno di stress e rumore che il più delle volte impedisce proprio di lavorare bene. Per lo meno chi ha una vita fuori dal lavoro, sente l’esigenza di bilanciarla meglio. Più o meno tra il 50% e il 70% degli intervistati (variabile a seconda del settore merceologico) vorrebbe poter continuare lo smart working almeno a mezza settimana. Questo è un segnale importante. 😉

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IlVecchio

Mag 13, 2021 at 3:44 PM

Conosco molti lavoratori che non vedono l’ora di rientrare nel traffico e nell’ufficio, tutti i giorni della settimana, scappando a gambe levate dallo smart working casalingo. Tutto dipende da cosa si è costruito all’interno delle mura domestiche. : -)

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