Negare la paura. Di una panchina vuota.

Negare la paura

Come altri di voi in età matura, quella della saggezza mi auguro, questo strano anno lo osservo per lo più dalla finestra. Mi ritengo pure un privilegiato per questa possibilità.
Una pandemia globale non è certo cosa di ogni giorno, è un evento epocale senza dubbio e in questa tragica circostanza ognuno di noi sta davvero scrivendo la storia. In un futuro incalcolabile, i nostri scritti più banali, le nostre conversazioni in rete, le nostre confessioni in posta elettronica, ma spero soprattutto i nostri diari personali, diventeranno testimonianza preziosa.
Quasi quanto noi consideriamo preziosi i racconti che ci giungono da due guerre mondiali, come monito e insegnamento.
Non è un caso che gli psicologi confrontino l’impatto emotivo della pandemia a quella di un conflitto.
Le paure che ci trasciniamo dietro da mesi sono quasi le medesime: la paura per l’avvenire incerto, perché non si può programmare nulla, nemmeno una cena al ristorante; la paura per le finanze famigliari, per il lavoro nostro o quello dei figli e nipoti, perché oltre alle persone anche le merci sono rallentate o bloccate; la paura per i nostri affetti più lontani, nell’impossibilità di vederci e soprattutto abbracciarci senza il timore di portare la malattia; la paura, atavica, per la mancanza di cibo in tavola, come si è visto nelle primissime settimane con gli assalti ai negozi alimentari; la paura di rimanere soli, alla ricerca di una voce, meglio ancora un coro di solidarietà sul balcone; la paura di morire, per chi si trova vicinissimo alla prima linea e teme di scendere in trincea.
Rispetto ad un conflitto armato però, una pandemia è ancora più pericolosa.
Perché il nemico è invisibile.
Un virus non lo si può riconoscere se non in un laboratorio attrezzato, non si può annusare, non fa alcun rumore, peggio ancora si avvicina a noi col sorriso di un caro amico che non ha alcun sintomo. Il virus non annuncia la sua presenza a cannonate.
Eppure esiste. Come si può negarlo oramai dopo tutti i morti che è riuscito a mietere in tutto il globo terrestre?
Con la paura.
Quando la paura eccede i nostri limiti di gestione, il cervello reagisce mettendone in dubbio la causa. Non potendo più controllare quello stato emotivo e la tensione fisica collegata, ignoro il problema e dunque nego la paura stessa, che cessa di esistere quanto la sua fonte diretta.
L’origine del negazionismo è nella paura incontrollabile, sebbene possa sembrare paradossale.
Quando il postino brontola perché io arretro al suo avanzare senza mascherina, mantenendo almeno la distanza sociale raccomandata, mi rendo conto che lui ha paura, magari di essere sostituito da un drone radiocomandato. Quando un caro amico barista lamenta il calo di lavoro “per tutta questa stupidaggine del covid”, che in fondo lui non ne conosce uno davvero morto solo per quello, avevano sicuramente qualche altra patologia grave, capisco che è preoccupato due volte, della salute e dell’affitto da pagare, soprattutto se si ammala, e muore, uno dei suoi dipendenti. Quando una vicina del quartiere, che pure ha perso il padre anziano lo scorso aprile a causa del virus, arriva a mettere in discussione la cartella clinica, forse il padre aveva qualcos’altro ma non glielo vogliono dire, scorgo nei suoi occhi la gravità della paura e anche qualche rimorso, se lei stessa avesse magari potuto fare di più per il genitore.
Anche quelli che gridano allo scandalo cinese, al complotto tecnologico, agli effetti dell’inquinamento ambientale, alla guerra batteriologica, al consumo di cibo industriale e, perché no, a un’invasione aliena, stanno solo mostrando la loro ancestrale paura.
Non si può affrontare un nemico che non si vede e non si tocca, è terribile pensare che può colpire in qualsiasi momento solo da un’affettuosa stretta di mano, è devastante sentire l’impotenza di fronte a tutto questo.
Negare permette di vivere serenamente. O quasi.
Perché negare consegna anche la vittoria al nostro nemico.
Le battaglie non si vincono con la paura, ma con il coraggio di accettare la paura e impegnarci al nostro meglio per conviverci e sconfiggerlo il prima possibile.
Negare la paura è come negare la nebbia.
Noi invece dobbiamo illuminare il cammino.

 

Vecchio viaggiatore di panchine avatar Guest blogger: Vecchio viaggiatore di panchine
Di lui sappiamo poco o niente. Se non che viaggia parecchio, ci scrive da luoghi lontani, a volte anche senza muoversi affatto. Colleziona foto di panchine, ognuna delle quali ha contribuito al suo spirito ed alla sua penna.

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Comments (21)

Sandra

Ott 25, 2020 at 11:42 AM

I negazionisti della paura ci hanno gettato in questa nuova situazione, nuova che sa di vecchio.
Io lo dico ho paura e sono responsabile, invece gli eroi senza paura che rabbia mi fanno, spero in un virus intelligente che colpisaca solo loro, ma non è così.

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IlVecchio

Ott 26, 2020 at 7:46 PM

Il virus non fa distinzioni, è scrupolosamente democratico. Purtroppo per noi, signora Sandra, che ci tocca essere doppiamente responsabili, anche per gli altri.

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Barbara Businaro

Ott 25, 2020 at 3:40 PM

Stamattina è arrivato il nuovo decreto, dal sottotitolo “Per colpa di qualcuno, non si dà più credito a nessuno”.
Dire che sono arrabbiata nera, è dire poco. Ho persino voglia di menar le mani, perché dopo mesi di sacrifici siamo punto e a capo. Ce la siamo cercata. Quando ci hanno limitato pesantemente, obbligandoci in casa, abbiamo gridato alla libertà perduta, incostituzionale. Quando ci hanno chiesto responsabilità nel rispetto delle norme, ognuno ha fatto quel cavolo che gli pare. E adesso invece di osservare un minimo di silenzio e prepararsi ad affrontare questo periodo di ulteriori sacrifici, non è altro che uno scarica barile di responsabilità.
Mi sa che sto giro faccio l’acquisto, il sacco da boxe…

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IlVecchio

Ott 26, 2020 at 7:48 PM

L’Uomo è egoista per natura (l’istinto di sopravvivenza), ma altruista per intelligenza. Ho intravisto ieri quella curiosa discussione su facebook, sotto la tua foto. Trovo terribile il riferimento della signora alle “lezioncine impartite da chi continua a ricordargli le bare di sette mesi fa, pace all’anima loro.” Non sono molto credente, ma si può solo pregare per persone così poco illuminate. Stiamo cercando di risparmiargli un dolore, noi che l’abbiamo conosciuto.
Complimenti però per il sangue freddo, non sembravi più tu! : -)

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Minnie

Ott 25, 2020 at 5:34 PM

Non l’avevo mai considerata da questo punto. Sono sconvolta dalle reazioni di amici e parenti, attorniata da gente che non crede più all’esistenza del contagio. Colpa anche dell’informazione confusa, un virologo che dice una cosa, il collega che dice l’esatto contrario, come si fa? Certo, io scelgo la via precauzionale, invece altri preferiscono quella più facile.

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IlVecchio

Ott 26, 2020 at 7:50 PM

Bisognerebbe chiedersi quale interesse muove l’uno e l’altro dei virologi. E più che studiarne il curriculum professionale in patria (dove sappiamo che troppi non avanzano per merito), guardare al loro riconoscimento internazionale.

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Giulia Mancini

Ott 25, 2020 at 6:11 PM

Avere paura può salvarti, è questo che bisogna capire, ma molti hanno deciso di non voler capire, negare può sembrare più facile però mette nei guai tutti. Certo in Cina è stato più facile debellare il virus, lì c’è una dittatura e chissà quante cose ci hanno nascosto. In democrazia ognuno dice la sua, certo capisco anche chi teme per il proprio lavoro, è davvero un momento difficile.

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IlVecchio

Ott 26, 2020 at 7:51 PM

Nei momenti difficili, bisognerebbe darsi tutti un aiuto, non dividersi per una mascherina e un po’ di sapone. Eravamo più uniti quand’eravamo sotto il tiro dei fucili e delle granate in guerra.

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Elena

Ott 25, 2020 at 10:17 PM

Accettare qualcosa che non vediamo e non conosciamo richiede fiducia, cosa che manca nella nostra società. Così si mette in dubbio tutto, si creano mondi e visioni parallele, distorte, manipolate. La paura serve a chi governa per portarci dove vogliamo
. Oggi abbiamo toccato il fondo : siamo al tramonto del compito di programmazione che si è assunto lo stato. Sono davvero preoccupata

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IlVecchio

Ott 26, 2020 at 7:53 PM

Non sono convinto che manchi la fiducia. Ne vedo fin troppa riposta in certi slogan semplicistici gridati continuamente dalla piazza, slogan che nessuno dei fiduciosi senza dubbi si prende mai la briga di verificare nella loro autorevolezza. Si preferisce dare fiducia a chi ci assicura che ogni cosa non è nostra responsabilità, ma piuttosto ha un colpevole, o un capro espiatorio, ben definito altrove.

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Brunilde

Ott 26, 2020 at 10:11 AM

Mi sento superiore ai negazionisti, no mask, gomblottisti ecc, che considero ignoranti e pure cretini.
Non li ho mai visti come delle povere persone impaurite e incapaci di gestire le proprie insicurezze.
Lo so, bisognerebbe sempre mettersi nei panni degli altri, ci proverò ma confesso che faccio fatica in questo caso.
Sono arrabbiata e infastidita.
Rabbia per chi avrebe dovuto fare, con coscienza e competenza, e non ha fatto ( il nostro governo ).
Fastidio per chi si lamenta, per i virologi televisivi pret a porter, che alimentano la confusione e si godono come pavoni il loro quarto d’ora di riflettori. E anche per l’allarme giovani, l’adolescenza rubata, l’infanzia rovinata, i traumi ireversibili…
Penso alla generazione di ragazzi e bambini che ha attraversato una guerra, e ricostruito un paese.
Mi viene un po’ di sconforto…

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IlVecchio

Ott 26, 2020 at 7:58 PM

Se i negazionisti sono frutto dell’ignoranza, c’è da chiedersi a quale scuola sono stati istruiti.
Così come ci sarebbe da chiedersi perché le attività culturali vengono chiuse (guai a toccare nuovamente le librerie! almeno quelle!) mentre restano funzionanti il calcio, l’oppio dei popoli nel nuovo millennio, e i ristoranti (non potevano in questi mesi organizzarsi con consegne a domicilio? La mia trattoria di fiducia l’ha fatto e qualche venerdì mi faccio portare una frittura mista di consolazione).

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Maria Grazia

Ott 26, 2020 at 11:39 AM

Sono d’accordo. La paura accettata genera il coraggio necessario per superare la crisi o le semplici difficoltà quotidiane. Nulla di più sbagliato del negare dunque. Il coraggio serve per ricominciare, poi, quando tutto questo passerà. Insieme però, se pensiamo di doverci rialzare in modo egoistico, falliremmo di nuovo. Grazie!

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Barbara Businaro

Ott 26, 2020 at 1:22 PM

Benvenuta nel blog Grazia! Scusa, ho visto che avevi inviato più commenti uguali, ma erano in attesa di moderazione. Tengo buono il primo. 🙂

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IlVecchio

Ott 26, 2020 at 7:59 PM

Proprio così signora Maria Grazia. Accettare, e condividere aggiungo, la paura ridimensiona anche la fatica, perchè tutti possono contribuire a superare la difficoltà. Invece chi nega, lascia tutto il peso sulle spalle altrui.

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Rebecca Eriksson

Ott 26, 2020 at 7:01 PM

Ho paura, poco per me, più per chi mi circonda. Cerco di rispettare tutte le regole (ma per una che vive nella postazione pc, la vita sociale non è mai particolarmente intensa).
Arrivo a fare ciò che posso, ma ad un certo punto subentra anche il fatalismo: non è possibile lasciar prevalere la paura, una volta che ho la coscienza a posto sulle precauzioni che adotto mi rassegno ad un “se deve capitare capita”.

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IlVecchio

Ott 26, 2020 at 8:09 PM

Va bene così, tutti noi facciamo del nostro meglio. Chiaramente l’errore, la svista, la fatalità, sono dietro l’angolo e pazienza. Sono in difficoltà anch’io qualche volta, lo ammetto. Ma un conto è impegnarsi per il meglio, altra cosa è far finta di niente.

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Grazia Gironella

Ott 27, 2020 at 9:48 PM

Le ultime due frasi valgono oro (ma mi è piaciuto anche il resto dell’articolo). 🙂

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IlVecchio

Ott 28, 2020 at 11:18 AM

Arrossisco e ringrazio. Portare un po’ di luce e sostegno, sia a chi soffre la malattia sia a chi soffre la chiusura, è l’unica cosa che possiamo fare al momento, anche senza muoverci da casa, con una telefonata. O una chiamata video. : -)

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Luz

Nov 01, 2020 at 5:53 PM

L’argomentazione non fa una piega. Il peso del negazionismo nel mondo nasconde l’incapacità di affrontare l’angoscia.
Temere il Covid è indice di buonsenso, esserne terrorizzati per nulla. Coloro che sono attanagliati dalla paura tendono a negare il problema o a ingigantirlo in maniera incommensurabile. Due volti estremi della stessa medaglia.

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IlVecchio

Nov 03, 2020 at 9:48 AM

Probabilmente per via dell’età, sono molto più comprensivo con chi è terrorizzato dal virus rispetto a chi ne nega l’esistenza. Specie se si tratta di persone, come me, nella fascia critica a serio rischio e soprattutto dopo aver salutato, anzi no, non è stato concesso, un paio di amici che potevano offrire ancora qualcosa al mondo. Vivere col terrore non è vivere, ma ne capisco la sofferenza.

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