Smettila di tirarmi i capelli. Un racconto per San Valentino

Smettila di tirarmi i capelli

Il gorgoglio dello stomaco affamato la disturbò qualche attimo prima della sveglia elettronica sul comodino. Chiara si mosse per allungare il braccio fuori dalla coperta e spegnere il cicaleccio, ma qualcosa la trattenne al cuscino, i suoi lunghi capelli impigliati sotto la spalla di Samuele, che le si era stretto addosso nella notte. Con un mugugno sofferente per essere stato infastidito, lui si girò dall’altra parte ancora sonnolento. Tra qualche minuto si sarebbe lamentato di non essersi alzato prima e dover correre in ufficio senza una colazione decente.
Diede uno sguardo fuori dalla finestra del bagno: la mattina si annunciava fredda ma luminosa. Mancava ancora molto alla primavera, un mese abbondante ai primi tepori, ma almeno la pioggia aveva deciso per una tregua dopo una settimana di ombrelli rotti, umidità nell’aria e pozzanghere a ogni passo.
Raggiunta la cucina, mentre attendeva che la macchinetta del caffè arrivasse a temperatura, strappò il foglietto dal calendario giornaliero. 14 febbraio, la festa di San Valentino, se ne sarebbe ricordato quest’anno?
Il suo pacchettino era già pronto, nascosto in fondo all’armadio, dietro ai suoi maglioni colorati, dove lui non avrebbe guardato manco per errore. Gli uomini accatastano quattro stagioni di vestiti sulla stessa poltrona, arrabbiandosi quando non trovano più nulla. Samuele poi era distratto, non si sarebbe accorto nemmeno di un fiocco rosso gigante nel cassetto del suo intimo. Era così preso dal lavoro ultimamente che forse la data sarebbe trascorsa senza grandi festeggiamenti. Se fosse tornata dall’ufficio non troppo stanca, magari avrebbe potuto anche infornare una torta, qualcosa di semplice, al cioccolato fondente come piace a lui.
Inserì la cialda e premette il bottone per avere il suo espresso bollente, quando si sentì tirare la testa di lato per i capelli. Samuele le diede un bacio leggero sulla guancia, appena sbarbato profumava di muschio e cedro. Lei sorrise. Non cambierà mai?
Lui guardò preoccupato l’orologio alla parete. “Devo scappare, sono in ritardo anche stamattina.”
“Tieni, prendi il mio allora.” Gli passò la tazzina fumante.
Lo trangugiò in un paio di sorsi, assaporando il caldo risveglio. “Caspita è già il 14, l’ingegnere vuole i documenti finiti per il 20 del mese… Ci vediamo stasera, buona giornata!”
Afferrò la borsa e scomparve nell’ingresso, dove sentì chiudere il portoncino. Cinque minuti dopo vide l’auto avviarsi lungo la strada principale. Chiara sospirò. Sembrava proprio essersene dimenticato, e c’era pure scritto nel calendario, era il santo del giorno.
E se nonna si fosse sbagliata?

 

Al cancello pedonale, Chiara salutò la sua amichetta e la mamma di lei che le accompagnava fuori dalla scuola. Entrò in casa trascinando i piedi con aria afflitta. In terza elementare lo zainetto cominciava a pesare di libri difficili, ma non era questo a rovinarle le ore in classe.
“Continua a farmi i dispetti!” sbottò entrando in cucina.
Non c’era bisogno di chiedere chi, il bambino del banco dietro al suo. Eppure era così carino e tranquillo, pensava la madre, quando lo vedevano all’entrata ogni mattina. Un ragazzino sorridente con due occhioni azzurri, non sembrava cattivo.
“Cos’ha combinato oggi?” le chiese mentre le passava il piatto di pastasciutta al pomodoro, con tanto formaggio, il suo preferito.
“Mi ha calciato la sedia mentre stavo disegnando, facendomi sbagliare col pennarello, ho rovinato il cielo con una riga dritta. Poi mi ha rubato l’astuccio e lo ha buttato dentro il cestino dei rifiuti! Fortuna che c’era solo carta prima della merenda. E poi mi ha tirato la treccia tuuuutto il giorno! Uffa uffissima!”
“Domani facciamo le codine allora. Meglio?”
“Tanto è uguale, mi tira anche quelle. Io lo dico alla maestra, lui smette per qualche minuto, e poi ricomincia.”
La donna si lasciò scappare un sorriso di malinconia per quell’età meravigliosa.
“Cosa c’è da ridere?!” esclamò Chiara, portandosi alla bocca la forchetta carica di penne al sugo.
“Significa che gli piaci!” le sussurrò la madre all’orecchio.
Chiara masticò in silenzio, pensierosa.
“Cioè …vuoi dire che papà ti tira i capelli?” domandò poi preoccupata.
“Beh no, lui è più grande. Ma da bambini, i maschi fanno questo per esprimere la loro simpatia.”
“Non ci credo mica tanto mamma…” Doveva essere una di quelle bugie degli adulti.
Il pomeriggio arrivava la nonna a tenerle compagnia, mentre la madre doveva tornare in negozio a lavorare. Siccome cercava davvero una soluzione ai suoi problemi, non poteva certo tagliarsi tutti i capelli per impedire che il bambino glieli tirasse, chiese consiglio alla nonna, mentre le preparava la merenda con latte, pane e crema al cioccolato bicolore. Tanto più che di queste cose non poteva parlarne al papà, sarebbe arrossito e le avrebbe detto di sentire la mamma.
“Come hai capito che il nonno era il tuo vero amore?”
“E come mai questa domanda, cucciolotta?”
“Domani è San Valentino, ne hanno parlato al telegiornale.” Chiara si finse disinteressata, di solito era l’unico modo di farsi dire la verità dai grandi.
La nonna seduta in poltrona sorrise, mentre lavorava veloce con i ferri dell’uncinetto. “Tuo nonno, ogni volta che ci vedevamo in chiesa la domenica, mi tirava i capelli!”
Chiara lasciò cadere la penna sul quaderno. “Oh maddai, mi prendi in giro nonna? Hai parlato con la mamma e vi siete messe d’accordo?” Continuò a scuotere la testa risoluta. “No, proprio non capisco questa cosa…”
L’indomani, San Valentino, a scuola accadde qualcosa di strano: Chiara trovò un cioccolatino a forma di cuore, incartato di rosso e fucsia, sopra il proprio banco. Nessun’altra bambina trovò quella sorpresa al proprio posto e nessuna delle compagne aveva visto chi l’avesse lasciato lì. Le venne un sospetto, assurdo, impossibile, senza alcun senso logico, e si girò sulla sedia, verso il banco dietro al suo. Il dispettoso era seduto lì, stranamente quieto. La guardò solo per un istante, poi divenne paonazzo in viso e abbassò gli occhi sul quaderno, fingendo di leggere.
Quel giorno le tirò solo una volta i capelli, e non più nello stesso modo.

 

L’adolescenza per Chiara era un periodo terribile, anche se i suoi genitori sostenevano convinti che avrebbe ricordato quell’età come la migliore di tutta la sua vita. Finiva il tempo dei giochi e della spensieratezza, ma non era ancora il tempo dell’amore. Le emozioni volavano veloci come una pallina dentro un flipper, ma ogni volta sbattevano contro un ostacolo e faceva molto male.
Quel ragazzo con i capelli scarmigliati un po’ le piaceva, anche se erano così diversi. Lui era sempre terribile quando si trovavano vicini. Le tirava i capelli passandole a fianco la mattina alla fermata del bus per andare al liceo, lei al classico e lui allo scientifico. Le afferrava la coda di cavallo quando giocavano nella stessa squadra di pallavolo il sabato al campo sportivo oppure al bancone del bar del quartiere in attesa di una coca cola fresca. Una volta le aveva pure offerto un gelato, senza dirle niente. Aveva pagato lui per primo ed era uscito, togliendole la treccia impigliata nel cappuccio della felpa. Era davvero enigmatico.
“Gli piaci, è così evidente!” le diceva la sua amica Betta, sdraiata sul letto mentre sfogliava una rivista musicale.
“Non credo proprio… a volte parliamo un po’ di musica ma… a parte tirarmi i capelli e lanciarmi strani sorrisi, fa lo smorfioso con le altre. Mi hanno detto che è stato al cinema con la biondina della terza B, per esempio.”
L’altra ragazza alzò le spalle. “Forse non è sicuro. Non è che tu gli dai mai un accenno che potrebbe anche piacerti, eh!”
“Stai a vedere che adesso è colpa mia?” sbottò Chiara, ritornando a Betta il suo diario scolastico dove le aveva appena terminato un disegno colorato. “No, nonna doveva avere le idee confuse…” rifletté a bassa voce.
“Cosa c’entra tua nonna scusa?”
“Niente, discorsi da bambina…”
La mattina del 14 febbraio, in attesa dell’autobus per il centro, dopo averle allungato una ciocca di capelli sulla schiena come suo solito, il ragazzo le mostrò la custodia di un cd musicale. “Questi li conosci?” le chiese ridendo.
Chiara si risistemò il berretto di lana e guardò meglio. “No, mai sentiti. Sono nuovi?”
“Tieni, ascoltalo. Poi mi dirai che ne pensi. Non sono male, come batteria e chitarre. Forse un po’ mielosi i testi…”
Accettò volentieri, certa che non poteva trattarsi di un pensiero da innamorato. Lui faceva coppia con un’altra, la ragazza più carina di tutto l’istituto, una di quarta per giunta. Non poteva competere.
La vide proprio uscendo dall’edificio al termine delle lezioni, tutta sorridente e giuliva. Portava un enorme mazzo di rose rosse che le era stato consegnato dal fiorista direttamente in classe, inviato da un ammiratore anonimo, sotto le occhiate invidiose delle altre.
Eppure il ragazzo con gli amici giurò di non avergliele mandate, non era un’idea sua. E mentre lo diceva, seduto sul muretto dell’autostazione, guardò serio nella direzione di Chiara a qualche metro da lui. Per un attimo si fissarono negli occhi.
Scendendo alla loro fermata, lei si ricordò del cd da restituirgli.
“E’ molto bello, grazie di avermelo prestato. Me ne potresti fare una copia?”
“Oh no, questo è tuo.” Sembrava imbarazzato nel dirglielo. “E’ un regalo” aggiunse sottovoce, guardando dritto verso la strada.
Tuttavia smise di tirarle i capelli, come pure di salutarla, quando Chiara cominciò a vedersi con un amico di sua cugina, che si era appena trasferito in zona e non conosceva nessuno. Ma non c’era nessun interesse, almeno non da parte di lei.
La pallina del flipper si era incastrata, proprio dietro l’aletta che avrebbe dovuto rilanciarla in alto, lassù dove il cuore palpita. Sarebbe stato difficile muoverla da lì.

 

L’aula studio di Lettere era completamente occupata, così Chiara seguì la sua amica Paola che voleva incontrarsi col fidanzato alla facoltà di Ingegneria, dove gli studenti disponevano di sale molto più capienti. Lo trovarono accampato da solo a un tavolo da quattro nell’angolo delle portefinestre, un po’ freddino ma ben illuminato dall’esterno.
Anche se erano davvero lì per studiare e ognuno ripassava le sue materie d’esame, si sentiva un po’ un’intrusa tra quei due. Sedevano l’uno al fianco dell’altro e facevano progetti per la festa di San Valentino, proprio l’indomani.
“C’è uno che continua a guardarti Chiara, alla tua destra” le sussurrò l’amica sorridendo.
“Ah si, segue con me il corso di Analisi Matematica Due, vuoi che te lo presenti?” aggiunse il suo fidanzato. “Trovo una scusa e ci vado a parlare. Poi te lo porto qui.”
“No, ti ringrazio, ma… no, meglio di no.” Chiara cercò di girarsi dall’altra parte, per evitare fraintendimenti. Se ne era già accorta, quando erano entrate il tizio l’aveva squadrata da capo a piedi, ma non era il suo tipo.
“Lei si è fissata con uno che conosceva tempo fa” spiegò Paola al suo ragazzo, poi si rivolse a lei. “Dovresti cercarlo. Magari…chi lo sa! E se lui stesse aspettando proprio te?!”
Una folata di aria più fresca giunse dalla porta principale.
“Oh guarda chi arriva! Non si vede da mesi. Ehilà!” L’amico alzò la mano per farsi notare da qualcuno all’ingresso.
Chiara si voltò verso l’entrata dell’aula, incuriosita. E per un attimo le mancò il respiro.
Gli occhiali dalla montatura leggera non riuscivano a nascondere del tutto quegli occhi di un intenso blu. Pareva proprio la stessa sfumatura di quello sguardo che anni prima l’aveva lasciata da sola, con una montagna di domande.
Anche il nuovo arrivato si irrigidì per un istante, prima di proseguire nella loro direzione.
Non ne era sicura, ma nel passarle accanto per sedersi all’unico posto libero al suo fianco, quel giovane le aveva toccato la nuca, spostandole una ciocca di capelli. Le era sembrato di sentire le dita delicate sul suo collo. Una scarica elettrica le percorse la schiena.
“Allora, come stai? Sei sparito! Ti ha messo sotto la ragazza eh?!” scherzò il fidanzato di Paola.
“No, ero impegnato con un laboratorio e tre esami, l’ultimo l’ho dato ieri.” Il ginocchio di lui sfiorò la gamba di Chiara. “E comunque, niente ragazza…”
“Ma non stai con quella bruna di Psicologia? Eleonora mi pare si chiami…” gli chiese l’altro.
“No.” Tamburellò sul tavolo la tessera magnetica del campus.
“Come no?” ripeté l’amico. “Ma se l’altra volta in mensa ha detto che andrete in ferie insieme quest’estate?”
“Non credo.” continuò lui con un sorriso stanco. Rigirava la tessera tra le mani, frenetico e agitato.
Poi si girò leggermente verso di lei, scrutandola di sottecchi. “Mi sono accorto di essere innamorato di un’altra…”
“E quindi cosa farai domani per San Valentino?” gli chiese Paola, che credeva di aver intuito qualcosa nel volto accaldato della sua amica, che non riusciva a guardare il nuovo venuto.
“Penso che le chiederò di uscire.” Si alzò dalla sedia, infilò la tessera in tasca e fece per andarsene senza aggiungere altro. Il cuore di Chiara cadde in fondo allo stomaco per la delusione, non stava certo parlando di lei. Doveva essersi sbagliata, per forza.
Ma lui si fermò subito dietro di lei, le tirò dolcemente i capelli dopo averli stretti tutti insieme, costringendola a girarsi.
“Ti va di uscire con me?”

 

Terminata l’ultima pratica, Chiara chiuse l’ufficio e si addentrò nel caos delle cinque del pomeriggio, più concitato del solito perché gli innamorati si apprestavano a festeggiare la loro serata. La schiena le doleva un po’ e non vedeva l’ora di togliersi quelle scarpe, che per quanto comode non potevano superare le sue ciabatte.
Pigiata nel vagone della metro, la mano stretta al palo d’acciaio, si sentì tirare i capelli per la coda, ma non ci pensò più di tanto. Tra fermate e partenze improvvise, si impigliavano tra un cappotto e l’altro. Si era dimenticata di lasciarli nascosti e protetti sotto il giaccone, ma non si attendeva tutta quella confusione.
Dopo una risatina soffocata, sentì tirare i capelli una seconda volta, questa volta decisamente più forte.
Si voltò indispettita, ma rimase totalmente sorpresa di trovarsi di fronte Samuele.
“Buon San Valentino! Sono uscito prima dal lavoro per fare la strada insieme.” Nella mano sinistra aveva uno di quei cioccolatini a forma di cuore, incartato di rosso e fucsia. “Non ho dimenticato niente.”
Chiara sbatté le palpebre per trattenere le lacrime, era troppo sensibile alle emozioni in quel periodo. Doveva immaginare che era lui. Le tirava i capelli anche quando facevano l’amore, per guardarla negli occhi quando la voleva baciare, quando voleva fare pace dopo una litigata. Ma si era innamorato di lei o dei suoi capelli?!
In quel momento la pancia in crescita di Chiara decise di reclamare la propria esistenza, con un movimento repentino qualcosa si mosse contro l’esterno, colpendo appena Samuele alla cintola.
“Oh, ma allora è un calciatore!” esclamò lui entusiasta, accarezzandole il ventre pronunciato.
Lei scosse la testa con sicurezza, anche se non ne avevano ancora certezza, perché la furbetta si nascondeva a ogni ecografia.
“Dici che è una ballerina? Scarpette in raso invece di scarpette con i tacchetti?”
“No caro mio, i tacchetti andranno benissimo. Secondo me è una calciatrice. E sarà ben difficile tirarle…”
Non fece in tempo a finire la frase, perché Samuele occupò le sue labbra, tenendo ancora stretti i suoi capelli.

 

(C) 2021 Barbara Businaro

 

Note:
Come mi sia uscita una storia di capelli proprio non lo so. Non ho mai avuto i capelli granché lunghi, a parte in questo periodo della mia vita, un po’ grazie alla pandemia che mi tiene lontana dal parrucchiere e un po’ perché l’ho presa come una sfida a mantenerli lunghi (sono capelli fini, ma molto forti, capelli da peaker! 😀 )
Pensando a una trama per San Valentino mi sono ricordata di tutte quelle bugie che gli adulti raccontano ai bambini, compresa quella che i maschi ti fanno i dispetti perché gli piaci. Ma è davvero una bugia? Questo non lo so ancora oggi!
Come racconto mi è venuto un po’ contenuto rispetto al solito, ho anche provato ad aggiungere qualcosina, ma è la storia che comanda e questa storia è esattamente così, fatta e finita. Un piccolo cioccolatino a forma di cuore. Non volevo nemmeno esagerare, visto che mi leggerete anche in edicola il prossimo martedì. Uscirà un nuovo post per l’occasione. 😉
Durante la scrittura ho continuato ad ascoltare e canticchiare la canzone di Halsey, Without Me. Certe volte non mi lasciava proprio in pace, con quel ritornello imperterrito nella mia mente proprio all’ora della nanna. Nelle intenzioni di Halsey il testo dovrebbe essere un biglietto d’addio per un amore finito, e invece io la sento come una dichiarazione per un nuovo inizio.
Per i signori maschietti, su YouTube la stessa canzone è live nella sfilata Victoria’s Secret del 2018. Vi consiglio però di tenere il collirio a portata e di controllarvi le pulsazioni cardiache… 😀 😀 😀
Per conto mio, vorrei solo sapere se mi vendono un paio di alucce. Almeno quelle saranno taglia unica, no?!

 

Comments (14)

Elena

Feb 14, 2021 at 9:32 AM

Ma non è una bugia! I maschi fanno i dispetti perché non sanno come rapportarsi a noi, poverini .DDD
Grazie per questa storia. Anche se noi non festeggiamo più San Valentino come una festa diversa dagli altri giorni, stamattina non avevo ancora aperto gli occhi e già ricevevo un bacio caldo caldo e uno splendido “ti amo”. Insomma, auguro una storia d’amore a ciascuna di noi, oggi e per tutto l’anno!

Reply

Barbara Businaro

Feb 14, 2021 at 11:00 PM

Eh, ma mica possiamo essere tutti fortunati come te Elena! Per altri San Valentino è un’occasione di esprimere dei sentimenti che altrimenti non si avrebbe il coraggio di esternare, è il cioccolatino sul banco, è il cd regalato alla fermata dell’autobus, è l’invito arrivato al momento giusto. Senza contare che molti passeranno questa giornata ancora lontano dal proprio cuore, causa pandemia, lavoro, restrizioni, traffico aereo, problemi economici…

Reply

Daniela Bino

Feb 14, 2021 at 12:53 PM

Secondo me è vero! Ne parlavo con un certo mozzo stamattina. Gli dissi che chi disprezza compra. E, secondo me, vale anche per chi tira i capelli per farsi notare. Questo post è molto bello e mi fa provare una certa nostalgia. Nel cuore ho ancora diciassette anni e sogno un principe azzurro un po’ mascalzone, che mi tiri i capelli (ma non troppo) per poi farmi sorridere con un cioccolatino fondente, magari un cru d’eccezione che mi trasporti in paesi esotici. Mamma mia, che pensieri evoca questo racconto!

Reply

Barbara Businaro

Feb 14, 2021 at 11:44 PM

Chi disprezza compra. E paga caro!
Quest’ultima è una mia aggiunta, perché questa frase dalle mie parti è molto usata. 😉

Reply

Minnie

Feb 14, 2021 at 2:00 PM

Oddio, mi è venuta voglia di farmi tirare i capelli!! Io però ce li ho corti,a hahahahah!!
Molto bello, davvero. Una di quelle storie che ti restano in testa. Buon SAn Valentino!

Reply

Barbara Businaro

Feb 14, 2021 at 11:45 PM

Se resta in testa, come dici tu, allora vuol dire che funziona. Grazie! 🙂

Reply

Paola

Feb 14, 2021 at 2:58 PM

L’ho riletto 3 volte; tra la prima e la seconda, ho piazzato il saturimetro sull’indice destro perché ho il mandato di annotare…eventuali corse. Tra la seconda e la terza ho pensato che il cioccolato fondente mi fa venire la tachicardia, dopo la terza volta ho capito…mi sono emozionata! Mi par di vederli quei due bambini, poi adolescenti e infine adulti, lui con gli occhi azzurri di mio nipote e lei con i capelli lunghi come sua sorella. I ritorni da scuola, le chiacchiere con la nonna, studiare nei posti più improbabili della facoltà di ingegneria.
Quale altra funzione dovrebbe mai avere uno scritto se non quello di trasportare il lettore su e giù nel tempo e di far vivere o rivivere emozioni perdute??? Complimenti ❤️ davvero bellissimo

Reply

Barbara Businaro

Feb 14, 2021 at 11:47 PM

Se ti consola, anch’io mi sono dovuta fermare a quel “Ti va di uscire con me?” Poco poco svengo mentre lo scrivo! 😀 😀 😀
E pensare che all’inizio di febbraio mi pareva di non avere nessuna storia romantica all’orizzonte!

Reply

Brunilde

Feb 14, 2021 at 4:13 PM

Grazie per questo racconto, a nome della ragazzina romantica e sognatrice che sono stata e che forse vive ancora da qualche parte dentro di me.
Felice san Valentino!

Reply

Barbara Businaro

Feb 14, 2021 at 11:49 PM

Vive, eccome se vive, ne sono più che certa! Non si smette mai di sognare! 😉

Reply

Giulia Mancini

Feb 14, 2021 at 4:44 PM

Che bel racconto di San Valentino, una storia romantica a lieto fine.
Buon San Valentino anche te Barbara.

Reply

Barbara Businaro

Feb 14, 2021 at 11:50 PM

Grazie Giulia! Almeno oggi mi concedo sia lo zucchero che il lieto fine! 🙂

Reply

Stefano

Feb 16, 2021 at 12:26 PM

Ben scritto. Nei momenti fortunati i racconti ci si presentano nella loro interezza. Buona la gestione del tempo (le varie età di Chiara). Sono stanco di ripetermi (forse tu no di sentirmelo dire): ci sai fare… E non sono “troppo buono” se te lo ribadisco.

Reply

Barbara Businaro

Feb 17, 2021 at 6:58 PM

La primissima bozza, la “visione” da lontano del racconto, vedeva solo tre scene: l’inizio, la bambina e la fine. Poi il brainstorming (non mi piace molto come parola, corrisponde al “lavoro di scavo” sul reperto della storia, come direbbe Stephen King, oppure alla messa a fuoco di quella prima visione offuscata, preferisco dire io) ha aggiunto prima la fermata dell’autobus dell’adolescenza e poi successivamente l’aula studio all’università. Le ho scritte, le ho rifinite, le ho riguardate in sala regia e ho pensato che fossero perfette così. Almeno, a me piacciono così.
Non stancarti di ripeterti, per favore! Per conto mio sto lavorando sulla consapevolezza (ho scelto proprio “awareness” tra le mie Tre parole per una rotta del 2021!) anche e soprattutto per la scrittura, lo giuro! 🙂

Reply

Leave a comment

Rispondi a Giulia Mancini Annulla risposta