La signora Manucci. Una storia a bivi in cinque puntate

La signora Manucci. Una storia a bivi
Puntata 1

Che cos’è una storia a bivi?
Chi leggeva Topolino negli anni ’80 ricorderà i fumetti a bivi ideati dallo sceneggiatore italiano Bruno Concina, dove in alcuni punti della trama è lo stesso lettore a decidere il comportamento dei personaggi. Il primo fumetto di questa tipologia, Topolino e il segreto del castello del 1985, conteneva quattro bivi e ben sei finali differenti. Ad ogni bivio, il lettore veniva rimandato al numero di pagina corretto per proseguire la storia, in qualche caso ritornava ad un bivio precedente. Bruno Concina, che tra l’altro si laureò all’Università di Padova con una tesi intitolata proprio Una nuova proposta pedagogica: il fumetto a bivi, credeva sia nel maggior coinvolgimento del lettore sia nel valore pedagogico di questa struttura. Sino ad oggi ne sono state pubblicate ventotto, le trovate qui: Storie a bivi – Paperpedia Wiki
Questa storia a bivi in cinque puntate sarà leggermente diversa: sarete voi lettori a decidere le sorti dei personaggi ad ogni puntata, con i vostri commenti. E per la puntata successiva continuerò a scrivere per la direzione che avrete indicato in maggioranza. Non escludo di scrivere più finali se riuscirò ad averne il tempo, sarà comunque un racconto che scriveremo insieme.

Questa storia la voglio dedicare ad un’amica, una scrittrice fatta e completa, anche se lei dice di no, compagna di oroscopi, consigliera di letture eccezionali, che come me adorava le storie a bivi di Topolino. Siamo rimaste due bambine allegre come allora. Grazie Sandra.

 

La signora Manucci

La signora Manucci viveva per dar fastidio agli altri. Nel senso che ne aveva fatto proprio la sua regola di vita: essere d’intralcio ovunque e a chiunque le dava massima soddisfazione, godeva come l’alcolizzato di fronte alla bottiglia nuova, ancora sigillata. Il suo animo esultava nel riconoscere rabbia o smarrimento negli occhi altrui per merito suo.
A prima vista era una signora così a modo e affabile, ti accoglieva sempre con un gran sorriso, sembrava riservarti ogni tipo di gentilezza. Era il suo metodo di studiare la prossima vittima, uno squalo che si aggira apparentemente innocuo e tranquillo tra le acque placide, solo in attesa del momento migliore per spalancare le enormi fauci.
Quando si trasferì in questo condominio le sembrò di toccare il cielo con un dito. Venti famiglie, più di quaranta individui, qualche scapolo e alcuni pargoli, a cui procurare ogni sorta d’irritazione.
Cos’altro avrebbe potuto fare alla sua età per passare le lunghe giornate?
In quei dodici anni aveva collezionato parecchie vittorie, un medagliere carico dei misfatti più ingegnosi. Aveva un talento naturale nel cogliere l’attimo propizio, quell’istante di debolezza delle persone tra i loro affanni quotidiani.
La si vedeva spesso in giardino, intenta ad accudire le piante e le piccole aiuole, raccogliere le foglie disseminate dal vento o spazzare il marciapiede lungo il perimetro dell’edificio. Non le piaceva poi così tanto il giardinaggio, ma poteva ascoltare indisturbata le conversazioni all’interno degli appartamenti del piano terra.
Aveva un udito sopraffino, ma fingeva di essere alquanto sorda, così difficilmente gli altri inquilini si preoccupavano della sua presenza. Usava delle ciabatte morbide in gomma e feltro, così nessuno la sentiva mai muoversi per le scale, dove aveva la scusa di governare i fiori nei vasi di ogni piano. Compariva solo al momento opportuno dietro le spalle del malcapitato, se l’occasione era meritevole del suo prezioso intervento.
Giorgio del quinto piano, 8 anni ed occhiali spessi, era convinto che la signora Manucci avesse il dono dell’invisibilità. Sua sorella Martina diceva che era una strega malvagia, ma aveva solo 4 anni e vedeva streghe e folletti dappertutto.
E in effetti, prima di un temporale, la signora Manucci si aggirava come uno spettro nell’androne buio, aprendo qualche finestra per lasciare entrare la pioggia e allagare il pianerottolo corrispondente. Solo una volta il signor Trespolo l’aveva scoperta, ma lei abilmente si accigliò con lui, sostenendo che era stato uno dei ragazzini, anche se non ricordava mai i nomi.
Se non c’era nessun’altro disponibile, o se riusciva a intercettare il postino prima che suonasse i campanelli, firmava lei per
la ricezione delle raccomandate. Però poi tratteneva la corrispondenza per almeno quindici giorni, prima di consegnarla all’interessato. Quando non fosse il vero destinatario a chiedergliene conto e lei si scusava profondamente per averlo dimenticato.
Purtroppo da quando l’ingegnere Franchetti aveva spiegato agli altri condomini come utilizzare la posta legale dai loro computer, anche quel divertimento era cessato. Anche i giovani portalettere non si lasciavano più avvicinare facilmente.
Nelle fredde mattine d’inverno, con i bambini a scuola e i genitori al lavoro, l’edificio quasi vuoto, si dilettava a telefonare alle agenzie immobiliari. Raccontava di essere tal dei tali, di conoscere che un appartamento nel palazzo era stato posto in vendita e di essere intenzionato all’acquisto, con l’intermediazione del loro ufficio, di cui le avevano tanto parlato bene.
In un solo giorno, quindici agenzie differenti avevano tempestato gli inquilini di chiamate di richiesta per il sopralluogo.
Qualcuna la ricevette anche lei, ma era necessaria al suo alibi.
Nelle riunioni condominiali, una vera festa, si divertiva a ostentare incomprensione. “Non capisco” diceva candidamente una, due, mille volte. Gli altri impazzivano a spiegarle i fatti, le soluzioni proposte e il costo degli interventi, cambiando ogni volta le parole. Soprattutto se gli importi erano elevati, voleva comprendere ogni minima voce di spesa. Quando si stancava tuttavia, tagliava corto con un “Ah ecco, adesso ci siamo! Non sono mica stupida, ma voi giovani la fate sempre tanto lunga!”
Qualcuno di loro per la verità aveva intuito il carattere amaro della signora Manucci e se ne stava ben alla larga. Gli altri per lo più la scusavano con gli acciacchi dell’età, impossibilitati di redarguirla in alcun modo senza offendere i suoi anni.
Nessuno sapeva quanti lustri fossero passati sul suo viso, non erano poi molti, ma nessuno conosceva davvero la sua storia, da dove venisse, se fosse stata maritata, se avesse avuto dei figli, e nemmeno l’origine delle rughe profonde che accompagnavano il suo sguardo.
Era naturalmente una cristiana devota, con una morale un po’ tutta sua, e frequentava ogni domenica la parrocchia perché le notizie fresche passavano proprio di lì. Troppe cose sfuggivano dal segreto della confessione e non per la riservatezza di don Mario, quanto piuttosto per la necessità di sfogo delle anime in pena. Se stava per accadere qualcosa, lei lo sapeva in anticipo su tutti.
Ecco perché fu così terribilmente sorpresa di trovare due camion dei traslochi davanti il palazzo quel venerdì mattina.
Aveva appena chiuso l’uscio della sua abitazione, pronta a salire in auto con la signora Sforza che l’avrebbe accompagnata molto volentieri a fare la spesa, visto che il ragazzo delle consegne era ammalato, e no, non importava che fosse l’unico giorno libero della signora Sforza ogni quindici giorni, era contenta di poterle essere d’aiuto.
Lungo le scale la signora Manucci aveva incrociato degli uomini robusti trasportare scatoloni e qualche piccolo mobile. Giunta all’ingresso altri due energumeni stavano sollevando un divano ricoperto di cellophane. Sembrava proprio che l’appartamento sfitto del quinto piano avesse trovato un occupante dopo tutto. Ma com’era possibile che lei non fosse stata avvisata?
Interrogò in merito la signora Sforza, comparsa sul vialetto che portava ai garage.
“Mia cara, lei sa chi si sta trasferendo qui da noi? L’amministratore le ha detto nulla?”
“Oh no, mi spiace. Di solito ci parla mio marito, ma in effetti non sapevo che sarebbe arrivato qualcuno. Credevo non riuscissero ad affittare, per il prezzo troppo alto.”
“Ma io avevo sentito che era in vendita, i figli del vecchio Santini volevano spartirsi l’eredità…”
Dal quinto piano giunse un enorme tonfo, seguito da una risata squillante. Doveva decidere in fretta.

Bivio 1:

A) Andare al supermercato con la signora Sforza e farle perdere tutta la mattinata, aggiungendoci magari una veloce tappa alla farmacia e poi all’ufficio postale

oppure

B) rimanere a casa, con una banale scusa, e controllare passo passo il trasloco, offrendosi di dare un valido aiuto, cogliendo così l’occasione di raccogliere informazioni sui nuovi vicini?

Scrivete la vostra scelta nei commenti. 😉

Comments (39)

Marco

Ago 02, 2019 at 7:15 AM

La “B”.
🙂

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:18 PM

Restare a curiosare il trasloco, come resistere? 🙂

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Brunilde

Ago 02, 2019 at 9:14 AM

La B naturalmente!

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:19 PM

Naturalmente …perché sei curiosa quanto la signora Manucci? 😀

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Darius Tred

Ago 02, 2019 at 9:22 AM

B) restare a casa…

Dopotutto, potrebbe avere altre occasioni per andare al supermercato con la signora Sforza.
Un nuovo inquilino (a cui chiedere se hanno sistemato bene tutte le tubature del bagno prima di vendere l’appartamento… 😀 😀 😀 ), invece, non capita spesso. 😉

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:20 PM

E sulle tubature del bagno ho avuto un attimo di angoscia! Magaaaaari avessi avuto io all’epoca una signora Manucci che mi avesse avvisato di verificare gli scarichi! 😀 😀 😀

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IlVecchio

Ago 02, 2019 at 9:41 AM

Una persona impicciona come questa signora sceglierebbe la B.
E magari tu l’hai calcolato. Quindi voto invece la A. 🙂

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:20 PM

Invece nella mia testa stavo già elaborando come scrivere la A, pensa un po’… 😉

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Giovanni

Ago 02, 2019 at 10:32 AM

La B 🙂 .

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:21 PM

Anche tu per la B, mi pare sia la direzione a maggioranza. 🙂

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Alessandro Blasi

Ago 02, 2019 at 10:49 AM

Perché mai perdersi un’occasione come questa? No, non può proprio, sicuramente fingerà un attacco di qualcosa, una colite, uno strizzone intestinale, e non di perderà certo questa stupenda occasione di ficcare il naso al quinto piano!!

VADA PER LA “B”

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:21 PM

Uhm, la scusa non può essere un problema di salute che la costringa in casa, in bagno o a letto. Come potrebbe poi andare a curiosare al quinto piano senza destare sospetti sulla sua condotta?! 😀

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Alessandro Blasi

Ago 08, 2019 at 10:09 PM

La scusa per non uscire… poi, una volta rimasta sola, vedrai come si intrufola a curiosare!!

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Daniela Bino

Ago 02, 2019 at 1:48 PM

B absolutely. Più difficile!

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:22 PM

Ma non mi avevi detto di aver votato la A, proprio perché la B era troppo immediata per te? 😀

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Francesca Polito

Ago 02, 2019 at 3:51 PM

B…B…B

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:23 PM

Direi che la B vince alla grande! Grazie Francesca 🙂

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Sandra

Ago 02, 2019 at 5:23 PM

Sono in minoranza ma A

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:23 PM

In minoranza ma in compagnia, non sei la sola che ha votato A. 🙂

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Sandra

Ago 02, 2019 at 5:25 PM

Naturalmente grandi complimenti per trovare sempre idee originali x catturare l’attenzione in estate. E grazie x la dedica che apprezzo tantissimo.

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:24 PM

Da almeno due anni volevo scrivere una storia a bivi, o similare, ma non sapevo che tipo di storia e con che personaggi. Poi un giorno salta fuori questa signora Manucci, così per caso, nel quaderno degli appunti è inserita tra le bozze di Con tanto amore e un cellulare e gli appunti presi alla visita di Grafica Veneta, per dire. Mi è tornata tra le mani a maggio, quando stavo pensando a qualcosa per tenere vivo il blog ad agosto… et voilà!
E delle storie a bivi ne avevamo parlato proprio sul tuo blog, più volte mi pare. 🙂

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Stefano

Ago 02, 2019 at 6:36 PM

Prima che Concina lo applicasse ai fumetti c’è stato chi – nella seconda metà degli anni ’60 dello scorso secolo – la questione dei bivi l’ha analizzata nel racconto (inteso in senso lato non in contrapposizione alla forma romanzo); fu il critico francese Claude Bremond (1929). si veda “La logica dei possibili narrativi” in AA.VV. “L’analisi del racconto”, Milano Bompiani 1990 (5^ ediz. e, più in generale, si veda Angelo Marchese, “L’officina del racconto”, Milano, Oscar Saggi). Nel racconto in fieri, che si scelga A o B è quasi indifferente: la sig.ra Manucci continuerà a svolgere il ruolo che il narratore ha voluto darle (ma potrebbe esserci un’evoluzione – in meglio o in peggio e questo, si noti, è già un bivio). Se si sceglia B questo suo modo di operare che la caratterizza si vedrà subito all’opera. Se si scegli l’opzione B si creerà soltanto un piccolo ritardo. Finito il trasloco e tornata dal supermercato, e/o ufficio postale e farmacia, la situazione torna a stabilizzarsi. Col trasloco si apre una sequenza: la sig.ra Manucci sarà curiosa certamente ma quali strategie metterà in campo per soddisfare questa sua curiosità? Riuscirà poi a farlo o ci saranno ostacoli (altro bivio)?; chi saranno i nuovi inquilini (ma potrebbe essere un ufficio, un ambulatorio che implica personaggi e comportamenti di questi ultimi diversi. Potrebbe essere un simpatico vecchietto vedovo… E i puntini di sospensione qui si impongono.

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:26 PM

C’è una lunga letteratura del libro-gioco o librogame, anche all’estero, con qualcuno che lo identifica come il predecessore dei giochi di ruolo come li conosciamo oggi. La mia generazione però ricorda più facilmente le storie a bivi su Topolino ideate da Bruno Concina, perché gli anni ’80 erano l’epoca di maggior splendore del fumetto. Oggi subisce anche lui la concorrenza delle tantissime app interattive a misura di bambino sul telefonino, con cui i genitori tranquillizzano i pargoli.
Non sminuirei un bivio rispetto ad un altro con una visione ovvia. Non c’è modo di sapere chi potrebbe incontrare la signora Manucci al supermercato, in posta, in farmacia o semplicemente al parcheggio. Mentre potrebbe non scoprire nulla durante il trasloco, se magari anche gli addetti hanno ricevuto solo un ordine di scarico o comunque decidono di non prestarle attenzione.
Chi saranno i nuovi inquilini, una nuova famiglia, un anziano vedovo, oppure un’altra anziana signora ancora più temibile della signora Manucci, lo scopriremo presto. Ma certo non può essere un ufficio, un ambulatorio o qualsiasi altra attività, perché il cambio di destinazione d’uso da abitazione ad attività commerciale richiede una licenza edilizia (come vedi, uno scrittore dev’essere anche informato sulla materia) e sicuramente la signora Manucci ne sarebbe venuta a conoscenza! Probabilmente in parrocchia, dalla madre del sindaco… 😉

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newwhitebear

Ago 02, 2019 at 9:07 PM

La B mi pare ovvio.
Se però ci fosse un trivio la C sarebbe questa.
Chiede alla signora Sforza di pazientare dieci minuti, perché deve fare un servizio urgente. Si precipita a quinto piano ma non trova nulla. Nè chi ha fatto la risata né chi ha fatto il trasloco.

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:27 PM

Intrigante questa ipotetica C, con virata sul paranormale! 😀

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Nadia

Ago 02, 2019 at 9:35 PM

Nessun dubbio b. Ricordo perfettamente le storie al bivio di Topolino, mi piacevano tantissimo come questa tua nuova idea. Complimenti Barbara, non deludi mai. E sono molto felice della dedica, nesduna più di lei la merita.

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Sandra

Ago 03, 2019 at 8:52 AM

Nadia, grazie sempre carissima e generosa

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:28 PM

Oramai mi sembra assodato che vince la B.
L’idea è nata sul blog di Sandra, dove abbiamo più volte tirato fuori le storie a bivi di Topolino e io continuavo a pensare che “devo scrivere una storia a bivi, devo scrivere una storia a bivi…” La dedica era più che dovuta! 😉

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Giulia Mancini

Ago 04, 2019 at 9:17 AM

Ovviamente la B. Spero che il nuovo inquilino sia pane per i denti per la signora Manucci.
Sai che ricordo molto vagamente le storie a bivi di Topolino? Forse perché erano sul settimanale e io, da un certo punto in poi, leggevo quasi solo i classici di Paperino, l’almanacco ecc
Hai avuto proprio una bella idea con la storia a bivi!
Molto affettuosa la dedica a Sandra, anche per me lei è una scrittrice fatta e completa (perché lei ha dei dubbi?) è anche molto brava nelle presentazioni, nel video che ho visto sul suo blog fa invidia a Luca Bianchini per comunicazione e prontezza di spirito.

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Sandra

Ago 04, 2019 at 10:21 AM

Grazie. Giulia. Ma quale video?

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Giulia Mancini

Ago 04, 2019 at 6:33 PM

Sandra, era il video di una tua presentazione (se non sbaglio era per Figlia dei fiordi) lo hai postato sul blog, era forse più di un anno fa, ma eri stata molto brava, sciolta e simpaticissima 🙂

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 6:37 PM

Secondo me era la presentazione di Figlia dei fiordi a Mantova, dove ero presente anch’io tra il pubblico 🙂
Questo era il post: Presentazione a Mantova: il video
Si, era decisamente sciolta, perché stava parlando della cosa che le piace di più al mondo, le sue storie.

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:29 PM

Ah si, le storie a bivi erano su Topolino in uscita la domenica, quello con la costa gialla. Non ho memoria di averle mai viste sulle varie raccolte (che leggevo anch’io).
Perché Sandra ha dubbi? Perché lei attende, come molti altri, la pubblicazione da una casa editrice tradizionale, che le consenta di arrivare disponibile sullo scaffale in libreria. Per me invece uno scrittore è tale se ha pubblicato, anche in digitale, più di un romanzo e continua ad avere il suo seguito di fedelissimi. 🙂

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Rebecca Eriksson

Ago 04, 2019 at 10:54 AM

Un blog stile Libro Game anni ’80! Frequento una compagnia di nerd che idolatra questi libri, perchè sono stati il loro primo passo verso il mondo ludico. Quindi complimenti per la scelta, noto che stanno ritornando.

Detto ciò secondo me la scelta più opportuna è A.
Me la immagino come una vecchia Signora e sicuramente non può essere dato credito sul fatto di poter aiutare.
Comprendo che lei voglia “essere d’intralcio ovunque e a chiunque”, ma i trasloccatori in genere non sono famosi per il tatto, per cui la manderebbero a quel paese in pochi istanti.

Meglio bussare alla porta quando hanno finito e offrire biscotti augurando un “benvenuto” (mangiandosi metà dei biscotti).

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Barbara Businaro

Ago 04, 2019 at 5:30 PM

Ecco, io dei libro-game ne ho sentito tanto parlare, ma non ne ho mai avuto uno tra le mani. Non sarebbe male se ritornassero in auge, potrebbe essere l’occasione per riportare qualche lettore disperso ad un rinnovato piacere per la lettura! 🙂
E’ vero che i traslocatori sono uomini di poche parole, e non sempre gentili, ma la signora Manucci ha affinato un’arte per lunghi anni, sicuramente anche una certa resistenza agli improperi (vedesi le riunioni condominiali). Il tutto poi sta nel vedere chi sono i nuovi affittuari…

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Luz

Ago 05, 2019 at 11:04 AM

Mi unisco al coro che acclama il bivio “B”. 🙂
Questo sistema a bivi a volte è presente anche in testi di antologia per le scuole.
Rende i piccoli lettori attivi e più attenti, non è niente male.

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Barbara Businaro

Ago 06, 2019 at 12:06 AM

L’opzione B ha vinto la partita. 🙂
Non mi è mai capitato tra le mani un testo scolastico con i bivi, dev’essere davvero divertente studiare così!

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Marco Amato

Ago 08, 2019 at 9:08 PM

Azz… arrivo tardi!

Voto la Z.

Gli addetti del trasloco in realtà sono dei terroristi che minacciano di farsi saltare in aria. Allora la signora Manucci contenta che il palazzo esploda saltella di gioia, un bel botto, per dispetto ai vicini, è quel che ci vuole. Ma poi si ricorda che in casa ha il gatto. Muoiano i vicini ma il gatto no!
Così si intrufola nell’appartamento avverso e con la sua maestria proverà a mettere zizzania fra i terroristi che… XD

Vabbè, mi arrendo alla maggioranza, voto assieme a Sandra la A. 😛

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:35 PM

Arrivi tardi, ma aveva già vinto la B a larga maggioranza.
In quanto alla Z, credo che prese le dovute informazioni, nessun terrorista rischierebbe di utilizzare quel condominio! XD

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