
Come scrivere un Harmony…ops, un Melody
Romanzo rosa di Stefania Bertola
– Per scrivere un romanzo rosa in una settimana ci vogliono otto giorni, – ha detto la signora Leonora Forneris, posando la borsetta lilla sul tavolo. Poi ci ha guardati come per dire: non voglio sentire risatine, e in effetti nessuno ha ridacchiato, siamo rimasti lì come quindici pesci muti, noi iscritti al laboratorio Come scrivere un romanzo rosa in una settimana.
Mentre lei si toglie la giacca (lilla) e spumeggia appena i pizzi candidi della camicetta, la ragazza bruna seduta due posti dopo di me ha trovato il coraggio di obiettare: – Ma il corso dura solo una settimana. Anzi, cinque giorni, da oggi a venerdì.
– Oh no, vi sbagliate, ne dura otto. Sei giorni lavorativi più sabato e domenica. Da oggi a venerdì, più lunedì prossimo.[…]
La Signora Aviatore, che è una leader naturale e si vede benissimo, propone: – Non potremmo scrivere un romanzo più corto?
– Scriviamo già un romanzo più corto, – la fulmina la nostra insegnante. – Un Melody classico ha dieci capitoli di dodici cartelle ciascuno per un totale di centoventi. Il nostro Melody avrà sette capitoli di dieci cartelle ciascuno per un totale di settanta. Una forma condensata che vi permetterà comunque di apprendere la tecnica per poterla poi utilizzare a piacere in forma più estesa.
A queste parole segue qualche attimo di silenzio. Succede, in presenza di frasi perfettamente funzionali e compiute.
– E ora prendete carta e penna.
Romanzo rosa, Stefania Bertola
Ebbene lo confesso: sono stata una lettrice compulsiva di romanzi Harmony.
Quelle belle brossure morbide con copertina lucida in vendita in edicola, storie d’amore romantiche e intense ma di breve durata, giusto un pomeriggio, al massimo un weekend quando preferivo un libricino della serie Oro Collection, più corposo degli altri.
Talvolta li sceglievo per la trama accennata sul retro, ma spesso ad attirare la mia curiosità era l’immagine di lei e lui sotto il titolo, i loro sorrisi innamorati o appena sofferenti, i loro sguardi languidi o quel bacio appassionato, con sullo sfondo terre lontane ricche di avventure. Erano i primi anni delle scuole superiori e ce li scambiavamo sottobanco in classe con alcune compagne fervide lettrici, una in particolare spendeva buona parte della sua paghetta, ben più ricca della mia, mentre io ne acquistavo uno ogni tanto, meglio se li trovavo in offerta, magari un’offerta 3×2 di vecchie uscite. Non so quanti ne avrò letti, almeno un centinaio di sicuro, prima di rendermi conto che volevo qualcosa di più. Le storie cominciavano ad assomigliarsi un po’ tutte, erano davvero troppo fugaci, lasciandomi con parecchie domande sui protagonisti e sulla loro vita. Erano la compagnia perfetta per staccare dai barbosi testi scolastici e ancora di più d’estate, per combattere la noia dei pomeriggi solitari in città mentre gli amici sono in vacanza altrove (o al contrario, quando in spiaggia con la famiglia oramai i giochi con la sabbia non interessano più…)
Cercavo di alternarli alle letture per la scuola, quei romanzi consigliati dalla nostra professoressa di Italiano, e la mia adorata zia Agatha con il suo investigatore privato Hercule Poirot, anche se lei non lasciava molto spazio alle storie d’amore nel mezzo delle indagini (salvo poi scoprire da adulta che pure Agatha Christie ha scritto libri romantici, più che rosa fucsia direi un tenero color pesca, ma usando uno pseudonimo: I romanzi rosa di Mary Westmacott. Nota come Agatha Christie). Una mattina però, durante il cambio dell’ora, proprio la professoressa di Italiano ci scoprì durante uno dei nostri scambi di romanzi Harmony. Non ci riprese per la scelta, era piuttosto alquanto incuriosita perché preferissimo quel tipo di lettura effimera, come lei la definì, invece della lunga lista di classici che ci aveva consegnato all’inizio dell’anno scolastico. La mia compagna di classe molto candidamente ammise che gli Harmony la tenevano incollata alla pagina, mentre gli altri libri la annoiavano, li sentiva distanti dalla nostra vita quotidiana. La prof. prima ci consigliò quanto meno di preferire un’autrice qualificata e riconosciuta per i romanzi d’amore, suggerendoci Danielle Steel. In effetti qualcuno dei suoi libri l’avevamo letto, preso in prestito alla vicina biblioteca comunale, senza convincerci del tutto. Gli Harmony continuavano a tenere il podio delle preferenze.
Alla fine la prof. ci salutò con una domanda, non so dire se era una sfida di componimento, una sorta di compito per casa extra, o solo un modo per farci riflettere sulla fatica nascosta dietro quelle pagine stampate, che noi divoravamo come le patatine.
“Perché non provate a scriverne uno?”
Ci lasciò con un sorriso enigmatico, lì impalate sull’uscio dell’aula. E io pensai fosse una follia, ma ti pare che io riesco a scrivere una storia?! 😀
Non sapevo da che parte iniziare, pensare ai protagonisti, cosa fa lei, cosa fa lui, come sono fisicamente, come si incontrano, cosa si dicono… No davvero, mi piaceva più leggerli i romanzi, staccare la mente con leggerezza, qualche sospiro tra le pagine e il batticuore del lieto fine, invece che mettermi lì a strapazzarmi sul foglio bianco, col vocabolario e la grammatica di fianco, per tentare di scriverne uno io, dal nulla. Avevamo già così tanto da studiare per la scuola, e pure da scrivere, compresi i temi di Italiano in classe. Dovevo ammettere che era uno sforzo oltre le mie capacità.
Poi sono trascorsi gli anni, ho affinato forse un po’ il mio gusto, ho cominciato ad apprezzare meglio i classici, poi romanzi thriller contemporanei, qualche saggio, qualche fantasy, ho girovagato un po’ con le letture e con gli autori, a seconda dell’umore e dell’occasione, e dello stress del periodo. Però questa idea di scrivere un rosa – magari ecco, qualcosina di più di un Harmony, suvvia – mi era rimasta.
Ed è per quello che all’epoca, su segnalazione di Bookblister (non sono sicura sia questa pagina, credevo fosse più recente, come corre il tempo! Libri a Colacione 26 giugno 2012) e incuriosita dalla quarta di copertina, ho acquistato questo Romanzo rosa di Stefania Bertola, un titolo così semplice, una scelta inusuale considerati certi paletti del marketing editoriale.
Poi si è nascosto nella mia libreria… per un bel po’ è rimasto lì, vittima probabilmente di qualche periodo infausto sul lavoro. Lo leggo, non lo leggo, forse dopo e passa un altro anno. Avevo persino dimenticato di averlo, finché questa estate non ho iniziato una verifica dei non letti (tentando di limitare lo sperpero di nuovi acquisti compulsivi). E questo?! Perché non l’ho ancora letto?
Stefania Bertola ha un curriculum di tutto rispetto: è scrittrice, traduttrice (per altro di autori come Neil Gainman, Sophie Kinsella e Alexander McCall Smith, tra gli altri), sceneggiatrice e autrice radiofonica italiana. Ha pubblicato diversi romanzi con Longanesi, Sperling & Kupfer, Salani e gli ultimi con Einaudi, compreso questo Romanzo rosa con un tema decisamente interessante: Come scrivere un romanzo rosa in una settimana. Proprio quello che cercavo appunto!
Immaginate poi la sorpresa, per non dire l’accidente che mi è preso, quando leggendo a pagina 21 ci trovo… la Scozia! No! Non è possibile!
All’epoca dell’acquisto di questo libro, la Scozia era distantissima dai miei pensieri! Non c’era questo blog, non sapevo nulla della saga Outlander, della scrittrice Diana Gabaldon, la Scozia stava lassù, al freddo, in mezzo ai ghiacci, ma figurati che me ne frega… !!!
Un altro sassolino da dio, suppongo. Sarà mica che devo scrivere anch’io un romanzo rosa ambientato in Scozia?!
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Romanzo rosa di Stefania Bertola
La nostra protagonista si chiama Olimpia, ha 58 anni e fa la bibliotecaria a San Mauro Torinese, un comune della cintura di Torino. Non ha bambini, né mariti o fidanzati, ma vive tranquilla in compagnia dei suoi gatti Ulisse e Penny Lane. Ogni tanto si concede una partita a canasta con la vicina di casa o quattro chiacchiere, ma giusto l’indispensabile, con le nipoti Blu, figlia del fratello minore, e Porporina, figlia del fratello maggiore (non è chiaro se sono nomignoli). Non solo ha la passione per la lettura, non così scontata nonostante il suo lavoro, ma ha già frequentato un corso serale alla Scuola Holden, scrivendoci un racconto dedicato a Marc Bolan dei T.Rex, una band inglese della sua gioventù. E adesso vuole scrivere un Melody sotto la guida dell’insegnante più preparata in assoluto: l’austera Leonora Forneris, che sotto il nome d’arte di Maevis Glengarry (scopriremo durante il corso che per scrivere romance lo pseudonimo è essenziale!!) ha già scritto ben 45 Melody della serie Romantic, Destiny, Chance, Medical e Orizzonti Lontani. Sorrido, perché penso che sicuramente ho letto almeno un Harmony di ogni categoria… 😀
Più di tutto, mi piacerebbe scrivere un Melody History. Sono appassionata di romanzi storici, purché non siano in alcun modo connessi con eventi reali. Per questo, quando ho letto Guerra e pace ho saltato tutta la battaglia famosa, quella in cui muore il principe Andrej. A dire la verità, ne ho saltate parecchie di pagine, di Guerra e pace. Praticamente tutta la guerra e anche un bel po’ di pace.[…]
No, il mio primo Melody dev’essere una cosa semplice, il modello base, senza fronzoli. Un Melody Normal, diciamo. Sfoglio gli appunti, e cerco la serie giusta: i Melody Romantic, ecco cosa fa per me.
I Melody Romantic sono la serie più alla portata di una scrittrice alle prime armi. Le altre presentano ostacoli di varia natura: per scrivere un Medical, quelli dedicati a medici e infermiere, o a dottoresse e primari (mai, questo l’ho capito, a dottoresse e infermieri), devi avere un minimo di cognizione in fatto di bisturi. Per la serie storica, abbiamo visto. Per la serie soft porno, la Hot Fire, non mi sento preparata, perché le mie esperienze erotiche sono limitate, e in più le ho vissute con una persona assai strana.
Certo che anche la sottoserie ECS mi affascina. È quella dedicata alle Esperienze e Creature Sovrannaturali.[…] avevo iniziato a scrivere la storia di una ragazza di nome Cecilia, una ragazza normale, scialbetta (tipo me, per intenderci) che una sera, mentre assisteva a un saggio di suo fratello in Conservatorio, avendo questa Cecilia un fratello che studiava violoncello, costei insomma scopriva di essere una strega.
Olimpia ci offre subito una panoramica dei suoi compagni di corso, con cui condividere questa particolare avventura: Paola, la signora tosta col giubbotto da aviatore, scriverà un Melody Legal, “quella dedicata ad avvocatesse e avvocati, giudichesse e magistrati, ricchi imputati (però poi innocenti) e integerrime PM”, perché anche lei è avvocato; Angela, la più anziana, vuole completare un Melody History; Giovanna, indaffarata mamma di Biella, a sorpresa si butta sugli Hot Fire in crociera nei Caraibi; quel bell’uomo di Vittorio (eh sì, ci sono addirittura tre maschietti) proverà un fantascientifico ECS con una principessa elfa, mentre Carlo ha scelto un Detective Melody, a sfondo giallo, e Nicola vuole cimentarsi in un Melody History medievale nel Galles; la bionda sofisticata Anita tenterà un Romantic Dream con il principe di Malvania; Renata, trentenne bellicosa, è ancora insicura sul suo Melody Junior, riservato alle adolescenti; Laura, visto che è un’infermiera e conosce bene l’ambiente, si gioca un Melody Medical; Manuela, una signora sui quaranta, ha in mente un romanzo Second Chance con protagonista una giovane vedova australiana; Enrica, insegnante di inglese che la stessa Olimpia definisce “a punta”, perché “ha il naso appuntito, le scarpe appuntite che non si usano più, le unghiette appuntite e credo anche le orecchie un pochino a punta”, scriverà un Romantic Collection tra le decorazioni natalizie di un grande magazzino. Dopo la prima lezione del corso, tutti tornano alle loro vite per scrivere entro la mattina successiva il primo capitolo del loro Melody, attenendosi scrupolosamente agli appunti della signora Forneris.
– … c’è una sola cosa che rappresenta uno dei molti OND dei romanzi Melody: lui e lei devono incontrarsi IMMEDIATAMENTE. E per immediatamente non intendo nel primo capitolo. E non intendo nelle prime pagine. Intendo nella prima pagina. La lettrice di Melody non è lì a spanare la meliga. La lettrice di Melody è lì perché vuole romanticismo e passione, e li vuole subito. Niente creare l’ambiente, niente ingenerare aspettativa. Se sono l’ambiente e l’aspettativa che vi interessano, diventate autori intellettuali. Se invece volete diventare autori Melody, lei deve ansimare scossa dopo una decina di righe.[…]
– Che cos’è un OND?
Senza neanche voltarsi, già proiettata verso l’elegante bar del Circolo, Leonora risponde: – Un Obbligo Non Detto.
Lei esce e noi ci guardiamo. Un Obbligo Non Detto… e quanti ce ne saranno? La signora Forneris ce li sciorinerà uno dopo l’altro, come trappolette lungo il percorso?
E così Olimpia inizia a scrivere il suo Melody, ambientato in Scozia nella piccola cittadina di Kirriemuir, nella vicinanze di Dundee. Qui vive la giovane Turquoise Leicht, ventisette anni, un metro e sessantotto, capelli rossi e temperamento infuocato, gli abiti acquistati sui cataloghi postali, perché a Kirriemuir in negozi alla moda erano scarsi. Nata a Edimburgo e diplomata all’istituto alberghiero, si era trasferita in Scozia sei anni prima, rimasta orfana in seguito al tragico incidente in auto dei suoi genitori. La zia Theodora le aveva lasciato in eredità una casetta e la Confetteria del paese, dove ora vendeva le sue marmellate artigianali insieme alla sua amica e socia Shannara. Finché un giorno entra in negozio, incavolato nero per una marmellata scaduta, il signor Robbie/Angus Keller. “Due occhi verdissimi, ombreggiati da ciglia scurissime e lunghe in modo assurdo. Sotto quegli occhi si profilava un naso perfetto, a sormontare una bocca incredibilmente sexy…” Ma qualcosina della trama non piace alla signora Forneris.
Ventisette anni sono assolutamente troppi. Ventisette anni vanno bene per i Second Chance, quelli con vedove e divorziate. La sua protagonista non può avere più di ventitré anni.
– Ma sono pochi per avere un negozio e tutto il resto.
– Vanno benissimo. Le donne Melody si rimboccano le maniche in giovane età. Turquoise è rimasta orfana a 17 anni.
– Poverina.
– Storie. È l’età perfetta per restare orfana in un Melody. E a proposito di età, la sorella di Angus non può avere 12 anni. La preadolescente non offre spunti interessanti. Le sorelle Melody o sono piccole piccole e fanno tenerezza, o sono adolescenti e scoprono la propria femminilità grazie alla protagonista, o smettono di frequentare cattive compagnie grazie alla protagonista, o risolvono problemi di alcol droga sesso studio grazie alla
protagonista. Una dodicenne è troppo giovane per avere storie d’amore, troppo grande per farsi coccolare, una dodicenne è un essere scorbutico e inutile. Facciamo sedici.
Prendo appunti. Angus. Neve. Sedici. No Austen. E poi?
Scelta l’ambientazione ideale, definiti i protagonisti, le loro personalità e le loro vite prima di incontrarsi, organizzato il fatidico colpo di fulmine al primo sguardo, nel caso dei Melody Hot Fire molto più di una semplice occhiata perché nel primo capitolo va inserita “una bella scena di sesso, ma per il momento dev’esserci qualcosa che impedisce loro di amarsi. L’amore non deve arrivare prima del quinto capitolo”, ci troviamo a dover capire quali sono gli ostacoli. Lei e lui si incontrano per caso, si piacciono all’istante di un desiderio forte, passionale, magari sono entrambi single, o impegnati in modo superficiale, perché l’altro/a non è mai stato vero amore, sono adulti e consenzienti, cosa diamine li può tenere lontano? Il terribile conflitto! E qui la superlativa signora Forneris offre, nei suoi appunti, una panoramica esauriente di come orchestrare il conflitto.
Se nel primo capitolo di un Melody scatta inesorabile un’attrazione calamitosa, nel secondo capitolo scatta altrettanto inesorabile la tagliola. Qui troverete una serie di possibili ostacoli all’amore dei protagonisti. I più attenti fra voi, cioè mi auguro tutti, noteranno che sono sempre falsi ostacoli, di evidente inconsistenza. Si tratta di equivoci che basterebbero due parole a dissipare, di incomprensioni ridicole, di supposizioni azzardate senza la minima base, di pregiudizi basati sul nulla. Questo perché? Perché la lettrice deve esser subito certa, in cuor suo, che il lieto fine è assicurato. Lei stessa deve rendersi conto che l’ostacolo non può reggere, e prima o poi se ne accorgeranno anche i due protagonisti…
Ah no, non ridete! Questo è assolutamente vero, questo è vangelo per le lettrici di romance. La signora Forneris conosce bene la materia, altroché!
Così in aula lei comincia a sistemare le varie trame degli studenti, una cartellina colorata alla volta, raddrizzando quanto dei loro capitoli devia dalla direzione principale. Nella trama di Olimpia, il signor Angus Keller, così turbato dai capelli rossi di Turquoise, vuole a tutti i costi acquisire proprio la sua azienda di confetture, ma lei non è intenzionata a vendere. Senza contare che tra di loro c’è quell’antica maledizione dei Keller, qualcosa che nemmeno Olimpia ha ancora definito, e che alla fine sarà costretta a tagliare, una soluzione così banale da non convincere affatto l’insegnante. Perché i motivi di rottura tra i protagonisti possono essere diversi, c’è sempre qualcosa che impedisca loro di stare insieme, basta usare la fantasia. E se proprio lo studente non ne ha, beh, che copi pure da qualche vecchio Melody acquistato tra le bancarelle dell’usato!
È di nuovo il momento di fissarla a bocca aperta. Copiare? Ci sta insegnando a copiare?
– Siete pregati di non imitare collettivamente un branco di pesci rossi nella boccia. Chiudete le bocche.
Chiudiamo le bocche, e Leonora improvvisamente si fa umana, sorride, e si toglie una briciola di brioche dai denti.
– Ma certo che vi sto insegnando a copiare. Sapete quanti Melody delle varie collane sono stati pubblicati a oggi? Beh, io non lo so, ma so quanti Melody Romantic Collection sono stati pubblicati in Italia. Duemilaseicentosessantasette. Solo di quelli. E cosa pensate, che siano duemilaseicentosessantasette storie originali? Ah ah ah. Scusate, ma ah ah ah. Per scrivere un Melody bisogna saper mescolare per l’ennesima volta sempre gli stessi ingredienti. Lui e lei si incontrano, e qualcosa ostacola il loro amore per una decina di capitoli. Stop. Tutti i romanzi d’amore sono così. Chiaro? Tutti. Anche quelli cosiddetti d’autore.
E dovreste sentire che disprezzo, che scorno irridente ci mette Leonora Forneris nella semplice parola con preposizione «d’autore». Le vengono i denti nella lingua.
– Quindi cominciate a leggere i miei appunti di oggi, che dovrebbero illuminarvi su questo argomento, ma se il buio persiste, compratevi dei vecchi Melody e copiate, copiate, copiate!
Sono rimasta per un attimo bloccata anch’io a leggere queste parole, dapprima divertita per l’impudenza, ma poi sconvolta dai numeri. Perché quelli sono i titoli pubblicati dai Melody… ma se consideriamo gli Harmony, sono molti di più! Con circa 30 collane diverse, vengono pubblicati circa 60 nuovi titoli al mese in cartaceo, un centinaio in digitale. Che arrivano a toccare il migliaio di romanzi all’anno. :O
Con numeri del genere, cos’altro vuoi che ci sia da inventare? Sarà già stato scritto tutto e il contrario di tutto! Cambieranno i nomi e le ambientazioni, ma gira e rigira, sempre quelli sono i problemi in amore. Ahimè, ha ragione Leonora Forneris. E questo è probabilmente anche il motivo per cui, dopo averne letti un bel po’, tutti in fila all’altro, anche gli Harmony avevano cominciato a stancarmi. Nella lettura, come a tavola, occorre moderazione.
Dopo questo passaggio illuminante, le lezioni in aula proseguono e capitolo dopo capitolo le diverse trame dei Melody degli studenti cominciano a prendere forma e consistenza, con continui suggerimenti da parte dell’insegnante, come “le protagoniste dei Melody fremono per un unico uomo. Possono anche essere fidanzate con altri, ma per questi altri non fremono” oppure “Nei Melody, l’amica ha una sottostoria d’amore… Se lei è l’amica della protagonista, lui sarà amico del protagonista. Se lei è sottoposta della protagonista, lui sarà sottoposto del protagonista.” Ci sono delle regole ferree nella scrittura di un romanzo rosa che si rispetti e solo qualche piccola novità può essere introdotta, se i tempi sono quelli giusti: “l’importante è non esagerare, e ricordare che la furia che tutto spazza è una caratteristica della passione a cui un Melody non può e non deve rinunciare.” Perché la lettrice di Melody è una lettrice parecchio esigente e la concorrenza del mercato è agguerrita.
– C’è sempre un altro Melody!
Nella saletta non spira un alito di suono. Preso l’abbrivio, Leonora va.
– Guardatevi intorno: nelle edicole, nei supermercati, sulle bancarelle di libri usati, nelle biblioteche… ovunque e in pochi istanti la donna può trovare un altro Melody, abbandonare quello che sta leggendo perché poco appassionante o eccessivamente abbondante in descrizioni, e trovarne uno che la faccia divertire. Se il vostro non la soddisfa, lo lascerà senza rimpianti, certa di poterlo sostituire immediatamente. Normalmente, la donna ha accanto a sé, nella sua casa, parecchi Melody tra cui scegliere, nuovi o già letti, ma è lo stesso, perché il Melody si dimentica… il Melody è sempre nuovo… perché il Melody non lascia nulla, assolutamente nulla, nella testa di chi legge. Come l’acqua, sempre uguale eppure sempre nuova, il Melody passa e va. Quindi se volete che la vostra lettrice vada avanti fino alla parola fine, ed eventualmente cerchi altri vostri Melody, in quanto voi risultate essere uno dei suoi autori Melody
preferiti, allora non dovete, ripeto, non dovete confonderle le idee con rivali diverse dallo standard della rivale canonica!
Il corso prosegue per l’intera settimana, tra passioni travolgenti sulla carta e nuovi amori incespicanti in aula, uomini che amano i cani e vorrebbero però fidanzarsi con donne che amano solo i gatti, studentesse d’altri tempi che scrivono solo a mano su carta, neonati nascosti nell’ultima fila in fondo, con disappunto dell’insegnante, che al termine sale su una misteriosa limousine rosa, quelle lunghe stile Hollywood. Stefania Bertola ci trascina in questa classe e con ironia ci mostra quanto dei romanzi rosa corrisponde alla vita reale.
La parte più divertente è proprio la lettura degli appunti di Leonora Forneris, perché con fine umorismo, estremizzando tutte le regole del perfetto romanzo d’amore, quei fogli contengono parecchie verità. Ve lo dice un’ex lettrice compulsiva di Harmony. Ops, Melody.
Come scrivere un romanzo rosa in una settimana
La struttura stessa di questo romanzo è un capolavoro unico: la storia, raccontata in prima persona da Olimpia, segue passo passo il corso di scrittura tenuto da Leonora Forneris, tanto che i titoli dei capitoli sono il giorno della settimana del corso stesso. Ci si ritrova in classe al mattino, si discute dei progressi di ognuno, dei punti critici e delle correzioni da apportare per avere un Melody perfetto. L’insegnante distribuisce i propri appunti cartacei per il capitolo successivo del romanzo rosa da scrivere, ed ecco che troviamo proprio questi fogli nel libro che teniamo noi tra le mani, li leggiamo in classe insieme ad Olimpia. Dopo torniamo a casa con lei, ci mettiamo al suo tavolo, di fronte al vecchio computer dismesso dalla nipote, e cominciamo a scrivere quel nuovo capitolo, riconoscibile dal carattere stampato diverso. Così fino all’ultimo capitolo, quel lunedì in più dove arriviamo all’ultimo giorno del corso, ai saluti dell’insegnante e dei compagni di classe, con qualche nuova coppia felice appena formata, al lieto fine del Melody Romantic scritto da Olimpia, che nonostante gli errori e lo stile incerto, un sospiro ce lo strappa comunque. Un Romanzo rosa che insegna a scrivere un romanzo rosa e contiene esso stesso un romanzo rosa. 🙂
Lunedì
Ambientazione, Nomi, Abbigliamento, Sesso, Situazioni base
In quanto all’ambientazione geografica dei Melody, non c’è alcun dubbio: le storie possono svolgersi in qualsiasi luogo della terra, vi bastano poche informazioni da Wikipedia o dall’ultimo vostro viaggio organizzato, però la protagonista femminile deve essere di lingua inglese e provenire assolutamente da Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia e Canada. Se preferite un’ambientazione esotica, non deve esserci nulla di pericoloso o selvaggio!
“Rocce, giungle, canyon, tundre e altre circostanze avventurose devono esser sempre bilanciate da bagni di marmo rosa, fresche acque tiepide e profumate, camerieri in giacca bianca e adorabili chalet in cui rifugiarsi durante una tempesta sugli Adirondack, trovando per magia la legna nel camino e dell’ottimo brie nella dispensa, accanto a un pacco di crackers.”
Il protagonista maschile invece può non essere anglosassone, ma non deve discostarsi dallo stereotipo nazionale: “Se arabo, dev’essere misterioso. Se slavo, irascibile e appassionato. Se spagnolo, seducente, se tedesco romantico, se greco simile a un dio, se francese irresistibile ma apparentemente inaffidabile… L’italiano dei Melody è bruno, appassionato, pieno di donne che gli corrono dietro, nobile oppure altissimo borghese, facilmente ha il pallino della lirica e ha sempre rapporti difficili col padre.”
I nomi dei non devono essere classici, normali o comunque esistenti nella quotidianità. Devo essere unici, memorabili, da sogno!
“Ottimi sono nomi di fenomeni atmosferici, nomi di luoghi geografici, o semplicemente parole che non sono nomi, o insiemi di sillabe che non sono parole: Tempest, Dakota, Lutecia, Nyree, Alisea, Sabaka, Girasol. Ogni tipologia di Melody ha naturalmente dei nomi particolarmente adatti: le protagoniste degli Hot Fire, la serie soft porno, sfoggiano spesso il TH, come in Althea, Thuya, Thamassyn, o addirittura il doppio TH, come in Thabitha.” Perché aggiungere il TH? Per pronunciarlo bene, occorre mostrare la punta della lingua tra i denti e il movimento può risultare particolarmente sexy… 😉
L’abbigliamento nei romanzi Melody è degno dell’ultimo numero di Vogue, perché i vestiti sono descritti fino all’ultimo accessorio: «Bollea scese dal treno, e si strinse nel caldo impermeabile azzurro foderato di volpe selvaggia dorata. Le sue scarpette di vernice con la fibbia erano troppo leggere per il clima di Vancouver, e rimpianse di non aver messo gli stivali di cinghiale che le aveva regalato suo padre. Non c’erano taxi in vista, e fu costretta…»
Veniamo al sesso, elemento cardine della collana Melody Hot Fire, “quella in cui la sensualità e, oserei dire, una blanda pornografia sottraggono la scena al romanticismo.” La regola aurea è che nulla va mai apertamente nominato, nessuna parte anatomica e nessun atto che la riguardi. Valgono tutte le iperboli e le progressioni geometriche fantasiose che il vostro estro riesce ad elaborare. Per quanto riguarda lui: «ciò che vibrava nei suoi boxer», «la conferma della sua eccitazione», «una forte e virile pressione», «il simbolo della sua potenza». Per scrivere invece di lei: gli aggettivi «ardente, turgida, eccitata, bramosa, umida, vogliosa e fremente» e le espressioni «la mia parte più intima e segreta» oppure «il tocco intimo delle sue dita».
Su questo punto, consiglio la lettura di un piccolo manuale apposito, dalla mia scrittrice preferita Diana Gabaldon, autrice della saga bestseller Outlander. La Straniera, diventata anche una serie televisiva acclamata, con momenti davvero molto hot, ma romantiche e poetiche allo stesso tempo. Ne ho scritto proprio qui: E adesso prendimi. Come scrivo le scene di sesso di Outlander. di Diana Gabaldon
In merito alle trame, soprattutto per i Melody Romantic, la colonna portante della serie, possiamo distinguere tre situazioni base, che possiamo arricchire di ogni particolare e sfumatura, ma senza distaccarsi troppo dalla direzione:
- Situazione 1: “LEI è semplice, tenera, simpatica, fragile, dolce. Allegra, confusionaria, indifesa. Lei è una maestra d’asilo, una giovane segretaria, la figlia minore di un conte impoverito… LUI è ricco, potente, arrogante, affascinante, sexy, inavvicinabile. È un miliardario, un principe di un piccolo stato europeo, lo sceicco di un piccolo stato asiatico, un primario, un grande regista… Non ha mai amato, oppure ha amato ma è stato ferito e non vuole saperne più.”
- Situazione 2: “LEI è la ricca figlia viziata di un miliardario, la principessa di un piccolo stato, l’imprenditrice a capo di un impero industriale… È determinata, sicura, chic, potente, arrogante, ma si intenerisce senza ritegno per gattini, bambini, fiorellini, solo non vuole che questo si sappia… LUI è una simpatica canaglia, operaio, macchinista, cameriere, maestro delle elementari…È attraente, noncurante, piace a tutte e tutte gli piacciono ma non fa mai sul serio con nessuna perché in realtà nasconde un segreto, o una ferita, o preferibilmente un segreto e una ferita… Ma questa è solo l’apparenza, perché lui in realtà è: figlio di industriale ricchissimo che si finge operaio per spiare l’azienda rivale; miliardario che in seguito a grande dolore personale decide di fare il cameriere… Ricordate infatti che mai, mai, mai una donna Melody si mette con un uomo di condizione sociale inferiore alla sua.”
- Situazione 3: “LUI e LEI appartengono più o meno alla stessa categoria sociale e di età. Lei è comunque sempre un po’ più giovane e un po’ meno realizzata professionalmente. Non tanto, però quel che basta a fare di lui e non di lei un premio. Mai e poi mai di tutti i mai del mondo, ricordate, la protagonista di un Melody è più grande del protagonista di un Melody.” Su questo ultimo punto, posso dissentire?! 😀
Martedì
Il conflitto: cosa impedisce ai protagonisti di amarsi senza problemi fin da pagina 2
I conflitti che ostacolano la storia d’amore tra i due protagonisti possono essere davvero diversi, e si inquadrano nelle succitate tre situazioni base:
- Conflitti per la Situazione 1: “LEI è immediatamente attratta ma: lo disapprova per il suo stile di vita… lo teme perché lui ha una brutta fama, era lo sciupafemmine del liceo… lo odia perché ha sedotto e abbandonato qualcuno che lei conosce, meglio se carissima amica…lo odia perché ha sedotto e abbandonato lei stessa anni prima… LUI è immediatamente attratto ma: è fidanzato con una del suo rango, che per di più è amatissima da sua madre…la considera buona solo per l’avventura di una notte… la ritiene erroneamente interessata ai suoi soldi o alla sua posizione…”
- Conflitti per la Situazione 2: “LEI è immediatamente attratta ma: lo considera un poveraccio e lo schifa… e ci passerebbe sopra ma ragioni dinastiche o familiari le impediscono di indulgere alla passione…pensa che lui da lei voglia soltanto soldi, posti di responsabilità, incarichi di prestigio… LUI è immediatamente attratto ma: il motivo per cui ha scelto di fingersi poveraccio gli impedisce di indulgere alla passione… la giudica erroneamente una stronza bastarda arrivista egoista senza cuore… deve purtroppo farle del male per portare a compimento la sua missione…”
- Conflitti per la Situazione 3: “Sono entrambi immediatamente attratti, e inizia una storia che per le primissime pagine fiorisce armoniosa e piena di passione, ma poi, purtroppo… i figli di lei si mettono contro; i figli di lui si mettono contro; i figli di entrambi si mettono contro; una ex fidanzata di lui si rifà viva e lo adesca; un ex marito di lei vuole rimettersi insieme e i figli premono in questo senso; avviene un terribile incidente…”
Qualche parola sullo pseudonimo, assolutamente richiesto per firmare un romanzo Melody, ma ancora di più durante la scrittura per immedesimarsi nell’atmosfera giusta con un nom de plume americano, inglese, scozzese o canadese come le proprie eroine. Bastano un nome armonioso, un particolare simpatico della vostra vita immaginaria, una residenza anglosassone da idillio. Ecco quello scelto da Olimpia: “Rebecca Jane Glyn vive nell’Essex, in una antica dimora vittoriana. È sposata e ha quattro figli, ma trova il tempo anche per curare la sua serra di erbe officinali.”
Mercoledì
Approfondimento: gli ostacoli
“Nella grande maggioranza dei casi l’impedimento all’amore è rappresentato da un equivoco, che si potrebbe facilmente chiarire con poche parole dette al momento giusto, o anche al momento sbagliato. Se però queste parole venissero effettivamente pronunciate, negli scaffali e nelle biblioteche del mondo si aprirebbero non dico buchi, dico voragini.”
Vero, verissimo! Per ritardare il più possibile il momento in cui i due protagonisti si parlano e chiariscono l’equivoco, si utilizza la Tecnica dell’Interruzione, elemento fondante di ogni romanzo rosa, perché consente di portare avanti il malinteso per parecchi capitoli. Qualsiasi cosa si presta all’interruzione: la telefonata di lei per spiegare tutto viene interrotta dall’incontro con qualcuno improvvisamente ricomparso dal passato, sia un vecchio amore, un parente scomparso o un fratello spuntato dal nulla; all’appuntamento uno dei due non arriva in tempo per incidente stradale, sciopero dei mezzi pubblici, aerei bloccati a terra per calamità naturale, soccorso urgente per un’altra persona in fin di vita; magari finalmente l’errore viene spiegato, ma l’altra parte è ubriaca, sta dormendo, perde la coscienza. Un altro elemento interessante è la Cieca Ostinazione di uno dei protagonisti, di solito è appannaggio femminile ma non è detto. Cieca Ostinazione più Orgoglio sono pure una miscela perfetta per ostacolare la dichiarazione finale.
Giovedì
I rivali: l’altra, l’altro
Uno dei principali ostacoli dell’amore è la presenza di un rivale, un altro innamorato o un’altra contendente. Ma attenzione: “Raramente si tratta di mariti o mogli, perché l’eroina di un Melody raramente divorzia e non fa mai divorziare.” Se proprio volete inserire dei coniugi nella storia, dovrete anche farli perire, lui di morte naturale e sofferente, con lacrime di affetto della vostra protagonista, mentre l’altra deve avere una morte violenta, causata dai suoi stessi vizi. “Quale che sia il suo status, la rivale è sempre odiosa. Ricordatevelo bene. Per qualche motivo forse genetico, il protagonista Melody, prima di conoscere l’eroina, si impegola sempre con donne detestabili… Nei Melody l’altra è altezzosa, prepotente, fredda, molto magra, arrogante, bugiarda, disonesta e pronta a ogni bassezza per tenersi lui… Calcate la mano, con la rivale. In tutto il Melody, non deve mai dire una cosa gradevole, fare un gesto spontaneo, sorridere senza malignità.” Meglio ancora se la rivale entra nel Grande Equivoco, per cui la protagonista crede sia fidanzata con il lui della storia, e certamente la rivale lo vorrebbe, ma in realtà lui la considera solo un’amica, magari per questioni famigliari, dinastiche, imprenditoriali.
In quanto al rivale maschile, se è l’attuale fidanzato di cui lei non è molto convinta, questo sarà una versione leggermente più soft della rivale femminile: rigido, egoista, fissato con i soldi, ma non così maligno. Mentre se è l’altro corteggiatore della protagonista allora rientrerà nella categoria babbione: “Il babbione è buono, simpatico, affettuoso, onesto. Il babbione ama sinceramente l’eroina e farebbe qualunque cosa per lei. Il babbione, se appena può, si sacrifica per l’eroina ma, attenzione mi raccomando: il babbione non capisce la vera essenza dell’eroina.” Perché è appunto un babbione e l’unico suo scopo è risaltare la perfezione del vero protagonista maschile della storia.
Venerdì (e Sabato e Domenica)
Traccheggiare in attesa della conclusione
Gli ostacoli ci sono, i rivali anche, ma indugiare per diversi capitoli prima del lieto fine richiede alcuni espedienti utili, quali:
- Eventi diversivi: personaggi minori che scompaiono per pagine e pagine del romanzo, quando ritornano posso portare anche ulteriori novità, a favore dei protagonisti; anche viaggi improvvisi aiutano a diluire l’azione per qualche capitolo, anche solo con le prenotazioni ingarbugliate degli aerei. “In generale, ricordate che le protagoniste e i protagonisti di Melody hanno sempre, e dico sempre, gravi problemi tecnici di comunicazione. Spesso i loro cellulari e computer vanno in tilt, fatalmente perdono treni e aerei, e durante i loro viaggi in macchina l’occorrenza di bufere e incidenti si infittisce oltre ogni limite.”
- Conversazioni futili e protratte: quando tutto sembra convogliare al finale, ma è troppo presto, ecco che ci aiutano ulteriori equivoci nel dialogo tra i protagonisti, come un malinteso per un commento alla torta preparata da lei o una critica della protagonista sul comportamento di un amico di lui. “Insomma, con un giusto mix di equivoci, allontanamenti forzati e incidenti a terzi riuscirete brillantemente a evitare il lieto fine anche se per caso i due si fossero già uniti carnalmente più volte, e fosse ormai evidente anche ai bradipi che si amano con passione.”
- Misteri del passato: funzionano come ostacoli principali nella storia d’amore, ma all’occorrenza anche come elemento di dilazione, però “non devono riguardare direttamente l’eroina ma uno di quei personaggi secondari e appiccicati con lo sputo, se mi permettete questa espressione del passato, così caratteristici dei nostri romanzi… vicine di casa, zii burberi, balie silenziose e altre figure di contorno per perdere un po’ di pagine.” Alla fine si scoprirà che il mistero non era in relazione con i nostri protagonisti, ma intanto la lettrice resterà incollata al romanzo.
Lunedì
Il Gran Finale
Come finisce un romanzo rosa che si rispetti? Con un matrimonio, senza alcuna ombra di dubbio, anche in questi tempi moderni.
“C’è una cosa che dovete capire bene, e da cui non si può derogare mai. È la regola assoluta dei Melody, l’OND supremo: ogni Melody si conclude con un uomo che propone a una donna di sposarlo, e questa donna che accetta. Sempre… Non succede mai che un Melody si concluda con una dichiarazione d’amore, anche appassionato, che non sia immediatamente seguita da una proposta di matrimonio. Le coppie Melody non convivono, e non stanno insieme ognuno a casa sua. E naturalmente, ma questo è talmente ovvio che non dovrei neanche dirvelo, mai accade e mai accadrà che la proposta la faccia una donna. Quindi, giratevela come volete, ma il vostro settimo capitolo deve finire così.”
Sembra un po’ anacronistico, e non sono certa che gli Harmony rispettino completamente questo canone, ma quelli che ho letto finora sì, non si discostano di una virgola da tutto questo. Il “per sempre felici e contenti” è ciò che cerca una lettrice Melody e questo finale da favola deve giungere all’ultimo istante, dopo una brutta rottura tra i protagonisti, sull’orlo di un precipizio, senza alcuna speranza di riconciliazione.
“La lettrice desidera poter far finta di credere che questo Melody non avrà il lieto fine, per essere poi gioiosamente sorpresa dal contrario. Nel complesso, scrivere la conclusione di un Melody è semplice, se avrete costruito bene tutto il resto. Basta attenersi sempre, con lo scrupolo serio che ci contraddistingue come categoria, alla banalità e alla prevedibilità. Ovvero, alla sicurezza e alla comprensibilità.”
Il corso qui si conclude, e se avete seguito tutta la scaletta, il vostro romanzo è già pronto per la stampa. 😀
Vi ho riportato solo qualche citazione, ma credetemi, questi appunti di Leonora Forneris meritano di essere letti. Forse forse anche studiati.
Avete mai pensato di scrivere un Harmony?
Ma soprattutto, con quale pseudonimo firmereste il vostro romanzo rosa?
Devo ammettere che quando ho iniziato a leggerlo, l’idea era di non conservarlo al termine, ma di liberarlo in una delle casette di libri nei parchi della mia zona, perché purtroppo la mia libreria sta esplodendo e devo fare delle scelte (finché non estenderò gli scaffali, sia chiaro!) Invece no, questo romanzo, che è un vero corso di scrittura rosa, resta qui con me!
L’ho trovato dissacrante e geniale allo stesso tempo. Ho riso fino alle lacrime per la storia strampalata scritta da Olimpia, ho riso anche di me stessa, in quanto lettrice Harmony, degli appunti sulla scrittura rosa, e alla fine ho sospirato per il lieto fine, quello rosa e quello… un po’ giallo!
L’unica pecca è non aver approfondito abbastanza il carattere della protagonista. Mi sono rimasti alcuni punti in sospeso sul suo passato, vi accenna ma non chiarisce, soprattutto in merito all’amore: “…le mie esperienze erotiche sono limitate, e in più le ho vissute con una persona assai strana”; “…penso a quanto sono fortunata ad aver chiuso con l’amore trentasette anni fa. O sono trentotto?”; “Io la vera passione che tutto travolge l’ho provata solo per tre giorni nel 1977. Un po’ me la ricordo, ma insomma, non è che stia sempre lì a pensarci.”
Qualche parola in più ce l’avrei messa, ecco. Sarà anche una bibliotecaria zitella, ahem, single di 58 anni, ma per scrivere un romanzo rosa devi metterci un po’ di frenesia, desiderio, palpitazioni e tormenti.
All’ultimo giorno di corso, quel lunedì mancante nella brochure, quello delle raccomandazioni finali e dei saluti con un pizzico di emozione, le parole di Leonora Forneris sono di incoraggiamento anche per me. Ce la posso fare. 😉
– Ce la potete fare. Le vostre storie non hanno la qualità, e per ora nemmeno la quantità, ma sono storie. Si possono raccontare. Non avete stile, ma nessuno di voi fa errori di grammatica, e quelli di sintassi sono veniali. Terminare il libro sia la vostra disciplina, il gesto che vi rammenterà, giorno dopo giorno, che siete persone dotate di una volontà, e che questa volontà sapete imporla a voi stessi. Quando vi ritroverete fra le mani il vostro Melody stampato, con una bella copertina, proverete un moto di orgoglio sano, ben diverso dall’orgoglio di chi sfoggia un telefonino ultimo modello. A Natale, regalate il vostro Melody ad amici e parenti, e quando lo fate, dite che quel Melody è un regalo anche da parte di Leonora Forneris.
E qui ha esagerato. Va bene tutto, ma citare obliquamente il papa mi sembra eccessivo…
Romanzo rosa, Stefania Bertola

Comments (16)
Sandra
Ott 18, 2024 at 7:59 PM ReplyStefania Bertola per me è iconica. Lei è la regina del rosa in Italia PUNTO!
Ho letto e molto amato Romanzo rosa diversi anni fa, e ora ho apprezzato tanto questo post, qui ora in un venerdì sera da benedire dopo una settimana pessima. L’ho letto mentre ceno a thé e plum cake (no, non sono malata, Orso fuori, io cadavere, chi cucina?) in cui ritrovare il romanzo che nei dettagli ovviamente ho dimenticato.
E’ una storia a incastro con mille altre storie ed è quasi un manuale di scrittura, con insegnamenti preziosi sparsi ad arte. “La sotto trama è solo una nota di colore, un rumore di fondo” ad esempio, come giustamente sottolinei tu. E fa tantissimo ridere.
Ps. La Bertola ha tradotto Sono esaurita della Kinsella
Ps 2 E adesso che volevo stare sul divano mi tocca giare tutta la casa, tra le 4 librerie per cercare Ne parliamo a cena, che non ricordo dove ho messo e ti consiglio tantissimo assieme a Le cure della casa. Baci baci
Barbara Businaro
Ott 20, 2024 at 1:11 PM ReplySono contenta di aver pubblicato il post di sera allora! Ero indecisa se rimandarlo al sabato mattina successivo, ma qualcosa mi diceva di pubblicarlo subito. Forse la telepatia delle 11/12 sempre allineate?! 😀
Sono davvero tentata di togliere il “quasi”: Romanzo rosa è un manuale di scrittura. Divertente, scanzonato, ma con profonde verità. Non solo limitate ai Melody/Harmony, ma a tutto il comparto del romance, perché mentre leggevo ricordavo storie come l’intramontabile Bridget Jones (del 1995!! Ha quasi 30 anni suonati!!), parecchi libri di Sophie Kinsella, ma anche le nostrane Felicia Kingsley (pseudonimo di Serena Artioli – vedi che ci vuole uno pseudonimo anglosassone?! XD ) e Anna Premoli, nonché tutta la collana rosa di Newton Compton.
PS. Sono esaurita di Sophie Kinsella ce l’ho in lista, attendo qualche usato, meglio in versione brossura perché la mia libreria qua esplode…
PS2. Mi sono appena segnata quindi Ne parliamo a cena (dove c’è addirittura una delle amiche a cena che si chiama Bibi 😉 ) e Le cure della casa (già, perché gli spaghetti scappano da tutte le parti?!).
Mi serve una nuova libreria, ho capito… XD
Giulia Mancini
Ott 19, 2024 at 1:44 PM ReplyE certo che ho letto degli harmony, ma scherzi, spesso mi hanno salvato le estati quando non avevo voglia di leggere nulla. Comunque non li trovo neanche troppo scontati, in fondo la vita è spesso così, incontri, ostacoli e poi dopo tante peripezie il finale, ok spesso non è sempre lieto nella realtà, ma per molti lo è. Ho letto diversi romanzi anche di Daniel Steel e poi, da ragazza, ho letto tantissimi romanzi di Liala, la regina del rosa; ti confesso che la sua trilogia di Lalla Acquaviva è ancora impressa nella mia mente, anche se è una storia davvero di altri tempi.
Sulla scrittura di un Harmony non ci ho mai pensato in questo termini, ma ho scritto dei romanzi che oserei definire “in rosa” forse quello più stile Harmony è “Il sole sulla pelle” solo in eBook e solo su Amazon, ma si legge in un pomeriggio perché è un romanzo molto breve. Gli altri sono rosa più impegnati, ma il lieto fine non manca.
Barbara Businaro
Ott 20, 2024 at 1:26 PM ReplyEcco, mi mancano i romanzi di Liala, pseudonimo di Amalia Cambiasi, per altro la direttrice storica della rivista Confidenze, che si chiamava all’inizio proprio Confidenze di Liala. Qualche titolo è stato anche ripubblicato da Sonzogno in una nuova edizione, quindi potrei proprio recuperare la lettura. Non so se c’è anche la trilogia di Lalla Acquaviva, che dovrebbe comprendere i romanzi: Dormire e non sognare, Lalla che torna, Il velo sulla fronte. Proverò a cercare, grazie del suggerimento! 🙂
Su Facebook seguo anche la fumettista e scrittrice Paola Barbato, moglie dello scrittore Matteo Bussola, e beh, lei ogni tanto con le amiche si organizza per una lettura di Harmony insieme. Non lettura ad alta voce, ma ognuno il suo, però nella stessa stanza. Posso immaginare i sospiri quel giorno! 😀
paola sposito
Ott 21, 2024 at 11:44 AM ReplyCiao Barbara. Grazie a questo tuo post ho richiamato alla mente un ricordo della mia giovinezza quando all’uscita delle lezioni universitarie mi dirigevo senza esitazione verso una edicola che esponeva a terra sul marciapiedi, uno accanto all’altro, un nutrito gruppo di libri di letteratura classica della serie ‘mille lire’ o ‘duemila lire’. Io mi fiondavo su quelli snobbando l’espositore di metallo girevole che presentava quei libriccini che sulle copertine esibivano coppie in atteggiamenti audaci o sdolcinati. La ragione? Probabilmente non mi attirava il genere di scrittura. Ovviamente tornavo a casa con un ricco bottino di libri classici e mai una volta mi è venuto in mente di provare uno di quei libri dalle copertine ammiccanti. Siccome bisogna leggere tutto (questo almeno quello che sto cercando di fare negli ultimi anni) quale migliore occasione per iniziare chiedendoti di suggerirmi un paio di titoli? Perché a me sembrano tutti uguali! ♀️
Barbara Businaro
Ott 21, 2024 at 9:46 PM ReplyBentornata Paola, mi sa che allora siamo vicine per età, perché gli Harmony li ho letti alle superiori, ma quando andavo all’università, all’edicola della stazione treni di Padova acquistavo proprio le brossure della TEN – Tascabili Economici Newton, 100 pagine a 1000 lire, c’erano sia i classici che qualche saggio interessante. Questo prima di avventurarmi invece nei grandi classici della BEN – Biblioteca Economica Newton, in diverse versioni: copertina gialla e costa marrone, 250 pagine a 2000 lire; copertina giallo chiaro e costa verde con i classici a 2000, 3000, 4000 lire; i Grandi Tascabili, copertine di unico colore, sempre diverso, con antologie di racconti di un unico autore o romanzi corposi (c’erano anche Iliade e Odissea) da 4900 lire in su.
Resistono ancora nella mia libreria, nonostante i segni di invecchiamento sulla carta economica. Sono un dolce ricordo, ne avrò circa una cinquantina di quelli. Ho davvero scoperto i classici grazie a quelle edizioni. Mi dicono che le traduzioni non erano il massimo, ma da studente non potevo permettermi altro.
Da un po’ non leggo un Harmony, però sì, sembrano proprio tutti uguali, a parte le diverse collane di pubblicazione. Ti direi di sbirciare le trame nella quarta di copertina di quelli che trovi in edicola e lasciarti ispirare dal momento. 🙂
paola sposito
Ott 22, 2024 at 12:24 PM ReplyCiao Barbara. Io cinquant’anni li ho già passati quindi purtroppo per me non siamo così vicine di età. Anche le altre collane che hai elencato le ho anche io sugli scaffali e tra i Tascabili Economici Newton a mille o duemila lire e poi i Grandi Tascabili economici Newton a 4900 e a 3900 lire ne avrò trenta pezzi circa. Sempre nello stesso periodo trovai poi una collana economica chiamata Acquerelli che pubblicava classici, ne acquistai una sola copia e poi fu impossibile trovarne altre. Tengo tantissimo a questi libri dalle pagine annerite e che odorano di polvere ma adoro le loro copertine colorate. Allora cercherò un Harmony in edicola e ti farò sapere. Grazie
Barbara Businaro
Ott 23, 2024 at 3:38 PM ReplyHo dovuto guardare in rete per ricordare: gli Acquarelli sono ancora oggi pubblicati da Demetra, gruppo Giunti Editore. Devo averne qualcuno della poesia (e anche qualcuno in lingua inglese, ci sono sia romanzi gialli che rosa con lettura facilitata), però non li pubblicano più come un tempo ed è un vero peccato. Sono belle edizioni, carta lucida e resistente, alcune copertine davvero belle, altre un po’ meno. Ma si sa, se quei libri appartengono ai ricordi di gioventù, sono intoccabili. 🙂
Buona scoperta degli Harmony!
Marina
Ott 22, 2024 at 3:42 PM ReplyChe aspetti, Barbara? Hai tutti gli ingredienti e la ricetta ideale per scrivere un bel romanzo rosa (pure la Scozia! Sarà un segnale?)
Quand’ero alle scuole medie ricordo di avere letto anch’io qualche Harmony, trovato in casa di mia nonna e, a onor del vero, mi sono pure dedicata alla lettura di fotoromanzi (questi beccati quando andavo a trovare una mia zia appassionata del genere). Forse, in passato, ho avuto voglia di cimentarmi in qualche romance (a pensarci, anche il mio 31 dicembre non è un romanzo rosa, ma uno slancio di matrice romanticona c’è). Ora no, non mi affascina più il genere e non avrei voglia di scriverne uno.
Questo libro che ne parla dev’essere simpatico (mi è particolarmente piaciuto il consiglio sui nomi, su quelli con il th che danno un tocco di sensualità alla persona, ah ah!)
L’idea di seguire un corso per imparare a scrivere un romanzo rosa è una buona strategia per parlarne: brava la scrittrice!
Hai citato Liala, in un commento, allora ecco la mia confessione: fino a qualche anno fa adoravo vedere in tv, nel fine settimana, in estate, con mia madre, i film tratti dai libri di Rosamunde Pilcher, mi facevano sognare con quelle ambientazioni fantastiche e quei personaggi sempre ricchi e bellissimi e con donne fortunate a incontrare gli uomini sempre giusti! La Scozia era una location frequente. Scommetto che li hai visti pure tu!
Barbara Businaro
Ott 23, 2024 at 4:00 PM ReplyMa sai che non ho mai letto invece un fotoromanzo?! A pensarci bene, non c’era nessuna tra le mie nonne, zie o vicine di casa che leggesse fotoromanzi, ricordo delle copertine in edicola, ma mai avuto l’occasione. Ero invece attorniata da Rakam per l’uncinetto, Burda per la maglia ai ferri, l’Agenda Casa di Suor Germana e Famiglia Cristiana per le nonne, mentre tra gli zii giravano Topolino, Tex Willer e Oscar Giallo Mondadori. Gli Harmony li ho proprio scoperti a scuola. 😛
Sì, io che ho letto il tuo romanzo 31 dicembre posso confermare che un po’ di rosa c’è, una sfumatura sul pesca, e ci stava molto bene. 😉
In quanto al TH sui nomi dei personaggi, Stefania Bertola (negli appunti di Leonora Forneris) ha solo scritto di usarlo per i nomi femminili della collana Hot Fire, non ha chiarito per quale motivo. La spiegazione mi viene dalle mie lezioni di inglese con madrelingua, dove sono compresi esercizi di pronuncia con le varie posizioni della lingua. Il TH, sia nella versione voiced (ronzio dell’ape) che unvoiced (solo aria, senza suono), vede sempre la lingua in mezzo ai denti: How To Pronounce ‘th’ In English E siccome di quegli Harmony ne ho letto qualcuno, per me la motivazione è chiarissima. 😛
Ecco, a me i film di Rosamunde Pilcher proprio non vanno giù… non lo so… non è l’ambientazione, non sono le trame, ma la capacità recitativa degli attori da blockbuster non riesco a soffrirla. Nemmeno se c’è la Scozia, guarda!
Daniela Bino
Ott 23, 2024 at 1:29 PM ReplyLessi alcuni Harmony quando ebbi un brutto incidente e, costretta in un letto di ospedale, l’infermiera di turno mi prestò alcune copie di questi romanzi rosa: mi avevano portato alcune riviste per far passare il tempo finché ero immobile e che avevo poi prestato a questa infermiera… era gentile ma gli Harmony non ero riuscita ad apprezzarli tantissimo. Ricordo la storia di un greco tenebroso e momentaneamente non vedente, quella di un’infermiera con le ali (pilota in Australia)… e anche (guarda te che memoria!!!) quella di una donna incinta che rientra a casa perché afflitta dalle nausee e trova il marito a letto con la figlia del capo e questi due fedifraghi poi convoleranno a nozze. Sono passati trent’anni e me li ricordo. Storie impossibili ai miei occhi di ventenne disillusa e al mio cuore che non credeva più ai colpi di fulmine. Qualcuno era scritto malamente (forse, anche l’autrice aveva pochissimi giorni a disposizione… chissà?!). Quella del greco però era stata molto brava a destreggiarsi in una trama complicata; ed anche l’autrice che scrisse un romanzo rosa storico. Mi ricordava, nello stile, George Ohnet, autore de “Il padrone delle ferriere”. Un romanzo secondo me molto ben scritto e precursore degli Harmony. Se ti piacciono le storie d’amore ambientate in un contesto storico interessante come quello della Francia di Re Sole, forse ti piacerebbero i romanzi di Anne e Serge Golon.
Io, nel frattempo , andrò a leggere “Romanzo Rosa”, che mi incuriosisce assai.
Barbara Businaro
Ott 23, 2024 at 4:12 PM ReplyTu dici che non sei riuscita ad apprezzare tantissimo gli Harmony (e forse era anche il periodo, difficile apprezzare qualcosa quando si è in un letto d’ospedale, no?). Però ti sono rimasti nella memoria, nonostante tutti i loro difetti di stile, forse pure di traduzione (qualcuno proviene comunque da autrici straniere). Direi che hanno raggiunto il loro obiettivo, di lasciare il segno, e la trama, nel tuo cuore. 😉
Non mi piace particolarmente il periodo francese del Re Sole, ma darò uno sguardo ai romanzi che citi, non si sa mai. Dico sempre che non leggo questo o quello, e poi ci casco in pieno, con scarpe, calzini e tutta la gamba dei jeans. XD
Daniela Bino
Ott 23, 2024 at 9:49 PM ReplyLa trama infatti mi è rimasta impressa, anche se lo stile lasciava a desiderare. Dell’infermiera con le ali ricordo una sua soluzione contro la sterilità maschile: sostituire slip con boxer per evitare surriscaldamenti spiacevoli dei testicoli. Non ricordo come si sia svolta la storia d’amore con uno dei medici ma quella delle mutande ce l’ho presente. La storia che ricordo maggiormente era quella del greco, bel tenebroso. E me ne è venuta in mente un’altra: una sostituzione di persona tra un’autostoppista e una giovane sposa sgradita alla famiglia del marito perché viziata e spendacciona. Scritti tutti e due un po’ male ma la trama era diversa dal solito. Comunque, hai ragione tu: un periodo tristissimo, quello di un’ospedalizzazione assurda e misteriosa. Qualcuno mi portò il “Tao dell’amore” o qualcosa del genere. Lessi qualcosa e mi rassegnai agli Harmony. Avevo 19 anni! Ed era una vita fa, in un tempo diverso, il secolo scorso.
Tornando ad Angelica, l’eroina creata da Anne e Serge Golon, apprezzerai la ricerca storica che sta alla base della narrazione. C’è tutto: amore, sesso, intrighi, il Re, il Conte, la magia, un arabo… e perfino i pirati! Penso ti piacerà. Una saga lunga parecchi romanzi. Li ho ma li devo restaurare (finiti in taverna, finita sott’acqua,… maledetti idraulici!!!).
Barbara Businaro
Ott 24, 2024 at 7:33 PM ReplyAh, ma parli della serie Angelica, la marchesa degli angeli! 😀
La conosco molto bene, per via dei film degli anni ’60 con la biondissima e sensuale Michèle Mercier, una delle mie attrici e serie preferite. Non ho i romanzi cartacei, perché purtroppo non vengono più ristampati da Garzanti/TEA che detengono i diritti per l’Italia (un vero peccato!!! credo che in questo momento ci sarebbe proprio spazio per riproporla al pubblico) Però ho tutti gli ebook, recuperati da qualche buon’anima che li ha messi in rete, l’unico modo in questi casi di salvare vecchie pubblicazioni, prima che vadano completamente perdute nelle pazze logiche di mercato dell’editoria italiana… :/
Non so quando li leggerò, certo è che ogni volta vedo uno dei film passare in televisione, mi blocco all’istante… impossibile resistere al fascino di Geoffrey De Peyrac, conte di Toulouse e magnifico pirata…
Luz
Ott 27, 2024 at 11:40 AM ReplyBarbara, mi hai sbloccato dei ricordi, provo a metterli assieme. Credo di aver letto in tutto non più di 5/6 Harmony, perché di fatto stavo già sui classici da molto tempo e quelle trame non riuscivano a coinvolgermi al punto di continuare assiduamente. Mi ricordo che circolavano fra compagne al ginnasio, ma poca roba. Per lo più mi erano venuti in prestito, poi una volta decisi di comprarne uno (non avevo paghetta e per me fu un vero sforzo) ma… che delusione! Mi ero imbattuta nel titolo sbagliato, perché la protagonista era una quasi quarantenne e lui una decina di anni più giovane. Io volevo identificarmi in giovani ragazze, immagina a 14 anni come percepivo una quarantenne! Non sai quanto mi dispiacque aver speso quei soldini. XD
A 15 anni lessi il classicone più “Harmony” che esista: L’amante di Lady Chatterley. Era un Harmony in tutto e per tutto nella trama e nelle varie scene di sesso esplicito, eppure un classico della letteratura inglese. Un altro “Harmony” celato dietro la letteratura è Un lungo fatale inseguimento d’amore, di Louise Mary Alcott, proprio lei, l’autrice di Piccole donne e seguiti.
Poi mi ricordo un librino in stile Harmony che raccontava di una ragazza rimasta incinta dopo una notte di follie e questo lui non del tutto convinto di tenere il bambino, poi nasceva l’amore ecc. ecc. Non credo di aver letto altro.
Il limite di questi romance per me è proprio la debolezza della trama e quei cliché che ho riletto proprio in questo tuo post simpaticissimo. Alcune mie alunne stanno seguendo quanto stabilito con le letture del mese, ma qua e là infilano anche qualche pagina di Love me Love me, un romance in questo momento molto in voga fra queste piccole 13enni. Io come la tua prof, che mi fa ricordare me stessa, certo non sto lì a svilire questo tipo di letture, ma discutiamo in classe proprio dei cliché che si ripetono, ci ragioniamo sopra, che è sempre un ottimo modo per stare accanto ai propri studenti.
Barbara Businaro
Ott 28, 2024 at 7:22 PM ReplyEcco, io non sono riuscita invece a immedesimarmi nei classiconi che citi. “L’amante di Lady Chatterley” di D.H.Lawrence (meglio ancora il suo “Il serpente piumato” o il racconto lungo “La vergine e lo zingaro”), come “Un lungo fatale inseguimento d’amore” di Louisa May Alcott, ma penso pure a “Le relazioni pericolose” di Choderlos de Laclos e “L’età dell’innocenza” di Edith Wharton, sono grandissime storie romantiche, non tutte a lieto fine, qualche scena osé per i tempi, ma distanti dalla mia contemporaneità. Ecco perché si sceglievano gli Harmony, erano più vicini a noi ragazze, con la televisione, il telefono, i camper, i viaggi in aereo, i primi computer. Il tuo inghippo con la protagonista Harmony troppo adulta io ce l’ho avuto con Danielle Steel, perché le sue trame si sono sempre rivolte a donne dai trenta, anche trentacinque anni in su, quasi tutte di una certa alta borghesia a cui decisamente non appartengo. Belle come una soap-opera, ma a lungo andare anche quelle stancano.
Poi, come osservi pure tu con le tue alunne, è una fase tipica della crescita, cercare l’amore e il sesso tra i romanzi. Diventando adulti, si scopre che l’amore è meglio dal vivo e forse come letture preferiamo proprio un altro genere. L’importante è darsi il tempo di leggere un po’ tutto, assaggiare ogni genere letterario. 🙂