Il deserto nel cuore - Mary Westmacott (Agatha_Christie)

I romanzi rosa di Mary Westmacott
Nota come Agatha Christie

E Barbara?
Cos’era che non andava, in Barbara? Perché il dottore era stato così reticente? Che cosa le avevano nascosto, tutti loro?
Che cosa aveva fatto quella bambina, quella ragazza indisciplinata e irascibile che aveva sposato il primo che l’aveva chiesta in moglie pur di andarsene?
Sì, era la verità: era andata esattamente così. Barbara era stata infelice, a casa. Ed era stata infelice perché Joan non si era mai sforzata di rendere la casa un luogo felice per lei.
Non le aveva mai dimostrato il suo amore, non aveva mai tentato di capire sua figlia. Con egoismo e leggerezza, aveva stabilito lei quello che era bene per Barbara, senza il minimo riguardo per i suoi gusti o i suoi desideri. Non aveva saputo accogliere le amicizie di sua figlia: le aveva cortesemente scoraggiate dal tornare. Non c’era da meravigliarsi se a Barbara l’idea di andare a Baghdad era sembrata la liberazione da un carcere.
Il deserto del cuore, Mary Westmacott (Agatha Christie)

Ho appena terminato di leggere questo romanzo, Il deserto del cuore a firma di Mary Westmacott, ed è stata una sensazione stranissima ritrovare il mio nome a sorpresa tra le sue pagine. Il personaggio di Barbara, così espansiva e impetuosa, svogliata e ingenua, non ha molto in comune con il mio carattere, ma quand’ero giovane, troppo giovane, ho rischiato anch’io di sposarmi solo per andarmene di casa. La riflessione riportata nel testo è di sua madre Joan che, costretta ad attendere per cinque giorni in pieno deserto della Mesopotamia un treno in ritardo, senza più niente da leggere e nemmeno più carta per scrivere, è costretta ad affrontare i propri pensieri, le proprie paure, le verità che si ostina a nascondere alla propria coscienza, fino alla più terribile conclusione finale: la completa assenza di felicità nella propria vita.
Ecco cosa succede a non avere abbastanza libri con sé in viaggio! 😀

Questo romanzo era nella mia lista degli acquisti da parecchio tempo, da quando circa dieci anni fa Mondadori ripubblicò tutta la serie di Mary Westmacott in una nuova versione cartacea nella collana Oscar Bestsellers Emozioni. Avevo infatti da poco scoperto che Mary Westmacott è la stessa amatissima Agatha Christie, la quale usò questo pseudonimo per scrivere liberamente dei romanzi rosa, non nell’accezione stretta di oggi di storie d’amore più o meno intense, quanto piuttosto di libri al femminile, di natura introspettiva e psicologica, ritratti di donne del suo tempo. Ben distante dal genere giallo, di omicidi e assassini, a cui oramai era associato il suo vero nome.

Quest’estate mi sono decisa, forse per lo stesso clima desertico che in pochi attimi mi catapultava nell’ambientazione, e l’ho ordinato, arrivato in pochi giorni. Quando ho avuto tra le mani il cartaceo da sfogliare, ho rintracciato il mio nome là in mezzo ed è stato come se Agatha Christie in persona mi chiamasse alla lettura! Quasi un sassolino da dio, visto che poi in quel romanzo ci ho anche letto più di qualche consiglio, da una delle mie scrittrici preferite di sempre!

Che cosa si può ancora raccontare di una scrittrice assoluta come Agatha Christie che non si sappia già? C’è davvero qualcuno in questo mondo che ignora chi siano l’eccentrico Hercule Poirot, investigatore privato di origine belga, o l’inossidabile Miss Marple, anziana signorina di campagna dedita a delitti e merletti?

Agatha Christie, nata Miller, in prime nozze Christie (cognome poi mantenuto come scrittrice) e in seconde nozze Mallowan, era l’ultima figlia di una ricca famiglia dell’alta borghesia, da padre americano e madre inglese. Contrariamente alla sorella Margaret, Agatha ricevette un’educazione domestica negli anni della sua infanzia, fino alla prematura scomparsa del padre quando lei aveva solo 11 anni. Poi fu inviata a studiare a Parigi e, in seguito alle condizioni di salute precarie della madre, si trasferì con lei a vivere a Il Cairo. Tornate in Inghilterra, si sposò con l’ufficiale dell’esercito Archibald Christie.

Agatha era sempre stata una lettrice vorace fin da bambina, cominciando a leggere ben prima degli altri. Scrisse qualche racconto durante una convalescenza e seguirono altre storie, quasi tutte incentrate su spiritismo e soprannaturale, ma il suo primo romanzo, The Mysterious Affair at Styles (conosciuto in Italia con il titolo Poirot a Styles Court) fu il risultato di una scommessa con sua sorella maggiore Madge, che la sfidò a scrivere una storia poliziesca. Il personaggio di Hercule Poirot prese vita in quel momento quasi per caso.

Ad oggi è talmente vasta la produzione di Agatha Christie, 66 romanzi gialli e 153 racconti pubblicati in riviste e antologie, 6 romanzi femminili come Mary Westmacott e altre opere teatrali, radiodrammi e sceneggiature, che Wikipedia ha dovuto creare una pagina a parte per raccogliere tutti i titoli: Opere di Agatha Christie

Quello che riesco a capire leggendo la sua biografia è che da una vita straordinaria, densa di emozioni e avventure intorno al mondo, compresa la sua misteriosa sparizione da casa per dieci giorni per cui si mobilitò addirittura Sir Arthur Conan Doyle, può uscire solo una scrittrice altrettanto straordinaria. Impallidisco di fronte al resoconto della sua esistenza: in confronto a lei, io non ho ancora vissuto.
Era anche una donna dotata di un’ironia sopraffine, per essere un inglese, per pregiudizio un po’ scarsi in sense of humour. Quando sposò in seconde nozze il giovane archeologo Max Mallowan, dichiarò: “Un archeologo è il miglior marito che una donna possa desiderare: più lei invecchia, più lui sarà interessato a lei.” 😀

Lo stesso umorismo che ho riscontrato nei suoi romanzi quando li leggevo nelle estati spensierate degli anni di scuola. Scorrendo l’elenco delle sue opere, non riesco a ricordare tutti i libri che ho letto di Agatha Christie, molti presi in prestito dalla biblioteca comunale. Poco male, perché se ho dimenticato i titoli, c’è speranza che abbia dimenticato parte della trama, soprattutto chi è l’assassino, e quindi potrò godermi anche un’eventuale rilettura casuale. Al momento non sento il bisogno di tornare alle sue storie, ho ancora così tanto da leggere, ma è come se avessi un piccolo tesoro in cassaforte, o una serie di bottiglie pregiate in cantina, a cui attingere nei momenti più bui. Agatha Christie è una certezza.

Quel che mi ha spinto invece a leggere Mary Westmacott è una domanda che ronzava incessante nella mia testa, non tanto da lettore quanto forse da autore. La Regina del Giallo poteva anche scrivere un romanzo rosa con la stessa medesima straordinaria bravura?


Agatha Christie - Peter Philim da Wikimedia.org

Firma di Agatha Christie - Rumensz da Wikimedia.org

Mary Westmacott
L’amore agrodolce secondo Agatha Christie

Usando lo pseudonimo di Mary Westmacott, Agatha Christie ha potuto esplorare la psicologia umana, specialmente quella femminile, in maniera più approfondita, liberandosi dalle aspettative dei suoi consueti lettori. Pare che i romanzi scritti come Mary Westmacott fossero di natura quasi autobiografica, offrendo quindi una visione affascinante delle relazioni di Agatha Christie con la sua stessa famiglia. La figlia Rosalind Hicks, per molti anni unica custode dell’eredità letteraria di Agatha Christie, descrive questi libri come “storie agrodolci sull’amore”.

Queste le riflessioni proprio di Rosalind Hicks per le celebrazioni del centenario della nascita della scrittrice nel lontano 1990, riportate nel sito ufficiale della fondazione Agatha Christie Limited, alla voce The Mary Westmacotts:

“Già nel 1930 mia madre scrisse il suo primo romanzo usando il nome Mary Westmacott. Questi romanzi, sei in tutto, sono stati un completo allontanamento dalla consueta sfera di Agatha Christie Regina del Crimine.
Il nome Mary Westmacott è stato scelto dopo un po’ di riflessione. Mary era il secondo nome di Agatha e Westmacott il nome di alcuni lontani parenti. Riuscì a mantenere la sua identità di Mary Westmacott sconosciuta per quasi vent’anni e i libri, con suo grande piacere, ebbero un modesto successo.

Giant’s Bread (ndr. in Italia tradotto con i titoli Il pane del gigante oppure Nell e Jane) fu pubblicato per la prima volta nel 1930 e doveva essere il primo di sei libri sotto questo nom de plume. È un romanzo su Vernon Deyre, la sua infanzia, la sua famiglia, le due donne che amava e la sua ossessione per la musica. Mia madre aveva una certa esperienza del mondo musicale essendo stata formata come cantante e pianista da concerto a Parigi quando era giovane.
Era interessata alla musica moderna e cercava di esprimere i sentimenti e le ambizioni del cantante e del compositore. C’è molto dell’infanzia e della prima guerra mondiale tratti dalle sue stesse esperienze.

Il suo editore, Collins, non era molto entusiasta di questo cambio di direzione nel suo lavoro poiché in quel momento stava diventando abbastanza famosa nel mondo della narrativa poliziesca. Non avrebbero dovuto preoccuparsi. Nel 1930 pubblicò anche The Mysterious Mr Quin (ndr. Il misterioso signor Quin) e Murder at the Vicarage (ndr. La morte nel villaggio) – il primo libro di Miss Marple. Durante i successivi dieci anni seguirono non meno di sedici storie di Poirot, inclusi titoli come Murder on the Orient Express (ndr. Assassinio sull’Orient Express), The ABC Murders (ndr. La serie infernale), Death on the Nile (ndr. Poirot sul Nilo) e Appointment with Death (ndr. La domatrice).

Il suo secondo libro di Mary Westmacott Unfinished Portrait (ndr. Ritratto incompiuto) fu pubblicato nel 1934. Si basava anche molto sulle sue esperienze e sui primi anni di vita. Nel 1944 pubblicò Absent in the Spring (ndr. Il deserto del cuore). Scrisse nella sua autobiografia:
“Poco dopo, ho scritto l’unico libro che mi ha soddisfatto completamente. Era una nuova Mary Westmacott, il libro che avevo sempre voluto scrivere, che era stato chiaro nella mia mente. Era l’immagine di una donna con un’immagine completa di se stessa, di ciò che era, ma su cui si sbagliava completamente. Attraverso le sue stesse azioni, i suoi sentimenti e pensieri, questo sarebbe stato rivelato al lettore. Sarebbe, per così dire, come incontrarsi continuamente, non riconoscendosi, ma sentendosi sempre più a disagio. Ciò che ha determinato questa rivelazione sarebbe il fatto che per la prima volta nella sua vita è rimasta sola, completamente sola, per quattro o cinque giorni.
Ho scritto quel libro in tre giorni netti… sono andata dritta… non credo di essere mai stato così stanca… non volevo cambiare una parola e anche se non so nemmeno io com’è veramente, è stato scritto come intendevo scriverlo, e questa è la gioia più orgogliosa che l’autore possa avere”.
Penso che Absent in the Spring (ndr. Il deserto del cuore) combini molti talenti di Agatha Christie, la scrittrice di gialli. È molto ben costruito, una lettura compulsiva. Ottieni un’immagine meravigliosamente chiara di tutta la famiglia dai pensieri di una donna sola nel deserto – davvero un bel trionfo.

Nel 1947 scrisse The Rose and the Yew Tree (ndr. in Italia tradotto con i titoli La rosa e il tasso oppure Rosa d’autunno). Questo era uno dei suoi preferiti e anche il mio. È una storia avvincente e bellissima. Stranamente a Collins non piaceva e poiché non erano stati molto gentili con nessuno dei romanzi Mary Westmacott, lo portò a Heinemann che pubblicò questo e i suoi ultimi due libri: A Daughter’s a Daughter (ndr. in Italia tradotto con i titoli Il destino degli altri oppure Una figlia per sempre) e The Burden (ndr. Ti proteggerò).

I libri di Mary Westmacott sono stati descritti come romanzi romantici, ma non credo che sia una valutazione equa. Non sono “storie d’amore” nel senso generale del termine, e di certo non hanno un lieto fine. Riguardano, credo, l’amore in alcune delle sue forme più potenti e distruttive.
L’amore possessivo di una madre per suo figlio, o di un bambino per sua madre sia in Giant’s Bread (ndr. Il pane del gigante/Nell e Jane) che in Unfinished Portrait (ndr. Ritratto incompiuto). La battaglia tra la madre vedova e sua figlia adulta in A Daughter’s a Daughter (ndr. Il destino degli altri/Una figlia per sempre). L’ossessione di una ragazza per la sorella minore in The Burden (ndr. Ti proteggerò) e la vicinanza dell’amore all’odio – il Burden (ndr. dall’inglese fardello) in questa storia è il peso dell’amore di una persona su qualcun altro.

Mary Westmacott non ha mai goduto dello stesso successo di critica di Agatha Christie, ma i libri hanno ottenuto qualche riconoscimento in modo minore ed è stata contenta quando le persone li hanno apprezzati: è stata in grado di soddisfare il suo desiderio di scrivere qualcosa di diverso.”

Trovo interessante la descrizione del percorso di Agatha Christie per dare alle stampe i libri come Mary Westmacott, nonostante gli editori conoscessero la qualità della sua scrittura. Credevano forse che queste storie togliessero tempo e fantasia ad altre opere delle serie investigative più redditizie? Poteva Mary Westmacott essere un pericolo per la fama di Agatha Christie?
Per conto mio sbagliavano, almeno leggendo Il deserto del cuore che è un libro eccezionale, nella costruzione della narrazione e nella gestione della suspense, al pari dei suoi mirabili romanzi polizieschi.

Alla fine, con la firma di Mary Westmacott sono usciti questi sei romanzi, ve li riporto in ordine di pubblicazione con i diversi titoli delle traduzioni in lingua italiana:

  • Nell e Jane, pubblicato anche con il titolo Il pane del gigante, dall’originale inglese Giant’s Bread, 1930
  • Ritratto incompiuto, dall’originale inglese Unfinished Portrait, 1934
  • Il deserto del cuore, dall’originale inglese Absent in the Spring, 1944
  • Rosa d’autunno, pubblicato anche con il titolo La rosa e il tasso, dall’originale inglese The Rose and the Yew Tree, 1948
  • Una figlia per sempre, pubblicato anche con il titolo Il destino degli altri, dall’originale inglese A Daughter’s a Daughter, 1952
  • Ti proteggerò, dall’originale inglese The Burden, 1956

Per qualche strano motivo, forse una tiratura troppo limitata o una particolare preferenza delle lettrici, i cartacei di Ritratto incompiuto e Una figlia per sempre dell’ultima edizione Mondadori non sono più reperibili sul mercato, si devono cercare tra l’usato. Speriamo in un’altra nuova ristampa in futuro. Sono però tutti disponibili come ebook, nei vari store.
Un altro libro che ho da poco inserito nella mia lista di acquisti futuri è l’unica autobiografia di Agatha Christie, pubblicata postuma nel 1976: La mia vita
Non so se arriverò davvero a leggerla, sono quasi intimorita di scoprire come i suoi romanzi sono venuti alla luce, temo che potrebbe quasi avere un effetto deleterio sulla mia modesta e umilissima attività scrittoria…

Mary Westmacott (Agatha Christie) - Tutti i romanzi per Mondadori

Il deserto del cuore
opera unica e straordinaria

Il libro che ho sempre voluto scrivere,
l’unico di cui sia pienamente soddisfatta.
Agatha Christie in merito a Absent in the Spring (Il deserto nel cuore)

Proprio per questa frase, stampata in prima di copertina, ho scelto questo titolo per scoprire le meraviglie di Mary Westmacott, ovvero la penna in sfumatura rosa di Agatha Christie. Se questo era il romanzo cui teneva maggiormente, dovevo leggerlo. Curiosa di rispondere alla domanda: una giallista di fama mondiale come lei avrebbe mantenuto la stessa capacità narrativa in tema di sentimenti?

Il titolo originale Absent in the Spring è l’inizio del sonetto numero 98 di William Shakespeare, “From you have I been absent in the spring…” (trad. Sono stato assente da te nella primavera…), perché la protagonista Joan Scudamore, bloccata per giorni nel deserto, a un certo punto ricorda una conversazione avuta con il marito Roadney su alcuni versi tratti dai vari sonetti di Shakespeare. Questo in particolare ricorre nelle sue riflessioni e del resto l’assenza all’interno della coppia è il fulcro della storia stessa: l’assenza di felicità, l’assenza di condivisione, l’assenza di valori comuni. Non se ne sarebbe mai accorta Joan in tanti anni di matrimonio e serenità famigliare, se non costretta da un imprevisto.

Lo scatenante è proprio l’incontro casuale con Blanche Haggard, una vecchia compagna di scuola che non vedeva da almeno quindici anni, sulla strada di ritorno da Baghdad, dove è stata a trovare la figlia più giovane Barbara, verso la lontana Londra, più precisamente verso la cittadina di Crayminster dove risiede col marito Rodney. Alcune insinuazioni ingenue dell’amica sulla sua vita e sul suo carattere si intrufolano come serpenti tra i suoi pensieri, attraversandoli con un guizzo, ma non per questo meno pericolosi. Torneranno a tormentarla a più riprese.

“Mettiamo che, per giorni e giorni, tu non avessi altro da fare che pensare a te stessa… Mi domando che cosa scopriresti sul tuo conto…”
Joan ascoltava con aria scettica e vagamente divertita.
“Pensi che arriverei a scoprire cose che prima non sapevo?”
Lentamente, Blanche disse: “Penso di sì…”. All’improvviso fu scossa da un brivido. “Non ci terrei a provare.”

Ed è proprio questo che accade. A causa del convoglio impantanato negli uadi, Joan giunge in ritardo a Tell Abu Hamid perdendo il treno verso Aleppo, il quale viene pure bloccato dal maltempo e dai danni alla ferrovia. Si ritrova costretta ad attenderlo lì per quasi una settimana, in una rest house poco confortevole, in compagnia solo di un cameriere indiano, un cuoco e un ragazzo indiano, senza possibilità di conversare con loro. Gli unici impegni della giornata sono la colazione, il pranzo e la cena. L’unico possibile svago è passeggiare al tiepido sole (non è in pieno deserto), ma senza allontanarsi troppo. Tempo in abbondanza per pensare, anche agli eventi spiacevoli della sua esistenza, che lei però si ostina a non vedere come tali, convinta della correttezza delle proprie scelte.

Ma non è una peccatrice, nient’affatto. Anzi, sembra che davvero nulla riesca a scuoterla sul serio. Sposata con un avvocato di ottima posizione e con tre figli oramai adulti e sistemati, Joan è così fredda e controllata nei propri sentimenti che l’unico peccato è un bacio rubato da un giovanotto, un’artista ribelle di cui si era leggermente invaghita durante il decimo anno di matrimonio, il periodo più irrequieto. Il ragazzo la afferra con brutalità durante un passeggiata e la bacia, solo per osservare la sua reazione. L’ultimo saluto di lui contiene una delle tante verità che Joan ignora, per semplice comodità.

Ma quando erano arrivati al margine del bosco, un momento prima che sbucassero sulla strada maestra per Crayminster, lui si era fermato, l’aveva squadrata con distacco e aveva osservato, in tono meditabondo: “Sa, lei è il genere di donna che dovrebbe essere violentata. Forse le farebbe bene”. E mentre lei lo fissava, ammutolita dallo stupore e dalla collera, aveva aggiunto allegramente: “Quasi mi piacerebbe farlo io stesso… per vedere se, dopo, sarebbe almeno un po’ diversa.”

Man mano che scorre la narrazione, con il tempo dilatato in mezzo alla solitudine del deserto, i ricordi di Joan mostrano al lettore quanto lei arrivi a mentire a sé stessa, quanto rifugga dalla realtà di chi le sta intorno. Sono proprio i dialoghi con le altre persone a mettere in risalto quel suo carattere egoista e compiaciuto, nelle parole degli altri personaggi nella scena, dal marito Roadney ai tre figli Averil, Tony e Barbara, dalle amiche come Blanche Haggard o Leslie Sherston alla stessa domestica che si licenzia, persino il discorso di congedo della signorina Gilbey, la preside della sua scuola per signorine, parole che lei sembra non afferrare mai del tutto, e invece sta volutamente schivando il loro significato. Ricaccia i serpenti nella tana.

“Qual è il tuo concetto del Cielo, Joan?”
“Be’… niente porte d’oro e altre cose del genere, sia ben chiaro. A me piace pensarlo come uno Stato. Dove ognuno sia occupatissimo a dare una mano, in qualche modo meraviglioso, forse per rendere questo mondo più bello e più felice. Un servizio, ecco qual è l’idea che ho io del Paradiso.”
“Che piccola, terribile presuntuosa sei, Joan.” Roadney aveva riso col suo fare bonariamente canzonatorio, per cancellare dalle proprie parole ogni traccia di sarcasmo. Poi aveva continuato: “No, una verde vallata, per me va benissimo, e le pecore che seguono il pastore verso l’ovile, nella frescura della sera…”

“Lasciarlo sfacchinare e ammazzarsi di lavoro in quell’ufficio! Lo sai benissimo, papà ha lavorato troppo, per anni e anni.”
“Lo so, miei cari. Ma io che cosa potevo farci?”
“Avresti dovuto strapparlo via di là già da tanti anni. Non lo sai che lui odia il suo lavoro? Non sai proprio niente di papà?”
“Basta così, Tony. So tutto, naturalmente, di vostro padre. Molto più di quanto ne sappiate voi.”
“Be’, a volte penso proprio di no. A volte, mamma, ho l’impressione che tu non sappia niente di nessuno!”
“Tony… come ti permetti?”
“Piantala, Tony…” Quella era Averil. “A che serve?”
Averil era sempre così. Arida, per niente emotiva, ostentava un cinismo e un punto di vista distaccato, molto maturo per la sua età. “Non ha nemmeno un briciolo di cuore” pensava talvolta Joan, scoraggiata. Si sottraeva alle carezze e rimaneva sempre del tutto indifferente quando le si chiedeva di mostrare la sua parte migliore.
“Caro paparino…” Aveva piagnucolato Barbara, più piccola degli altri due, meno capace di controllare i propri stati d’animo. “E’ tutta colpa tua, mamma. Sei stata crudele con lui. Crudele, sempre.”
“Barbara!” Joan aveva perso completamente la pazienza. “Ma lo sai, almeno, quello che dici? Se c’è una persona che viene prima di tutti in questa casa, è tuo padre. Come pensate che avremmo potuto educarvi, vestirvi e darvi da mangiare se vostro padre non avesse lavorato per voi? Si è sacrificato per voi, ed è quello che i genitori devono fare. E che fanno, senza tante storie!”
“Fammi cogliere l’occasione per ringraziarti, mamma” aveva detto Averil “di tutti i sacrifici che tu hai fatto per noi.”

“Oh, andiamo, Joan. Le stupidaggini che noi diamo a bere ai nostri figli. La nostra presunzione di essere onniscienti. La necessità di pretendere di agire per il meglio, di sapere quello che è giusto per quelle creaturine impotenti che sono totalmente in balia nostra.”
“Parli come se fossero i nostri schiavi.”
“E non sono schiavi? Mangiano quello che noi mettiamo loro nel piatto, indossano quello che noi mettiamo loro addosso e dicono più o meno quello che noi vogliamo che dicano. E’ il prezzo che pagano in cambio della protezione. Ma ogni giorno che passa, crescono e si avvicinano alla libertà.”
“La libertà” aveva ripetuto con disprezzo Joan. “Esiste davvero una cosa del genere?”
Lentamente, Roadney aveva ammesso, avvilito: “No, non credo che ci sia. Quanto hai ragione, Joan…”.

“E ora, una raccomandazione speciale. Nessuna pigrizia mentale, cara Joan! Non accettare le cose così come si presentano: solo perchè è il modo più facile e perché potrebbe risparmiarti un dispiacere! La vita è fatta per essere vissuta, non si può sorvolare. E non essere troppo compiaciuta di te stessa!”
“Sì… no, signorina Gilbey.”
“Perché, detto entre nous, sta qui il tuo piccolo difetto, vero, Joan? Pensa agli altri, mia cara, e non troppo a te stessa. E sii preparata ad accettare le responsabilità.”

“Sentirsi dire sempre quello che non va, signora, e mai una parola di lode quando invece va bene: be’, è una cosa che fa cadere le braccia.”
Lei le aveva risposto piuttosto freddamente: “Sicuramente si renderà conto che se niente è stato detto è perché tutto andava bene ed era fatto a puntino.”
“Sarà così, signora, ma è scoraggiante. In fin dei conti, sono anch’io un essere umano: e mi ero data un gran daffare per quel ragù alla spagnola che mi aveva chiesto, anche se era complicatissimo e io non sono una che ci tiene, ai piatti troppo elaborati.”
“Era davvero eccellente.”
“Sì, signora. Che fosse eccellente l’ho pensato anch’io, visto che lo avete finito tutto, di là in sala, ma nessuno ha detto niente.”
Joan si era spazientita. “Ma non le sembra di dire delle sciocchezze? Alla fine, lei è stata assunta per cucinare e ha un ottimo stipendio…”
“Oh, la paga va benissimo, signora.”
“…e di conseguenza è sottinteso che come cuoca è piuttosto brava. Quando qualcosa non mi soddisfa, io lo dico.”
“Ah, sì, lo dice, signora.”
“E la cosa, a quanto pare, le dà fastidio.”
“Non è questo, signora, ma penso sia meglio non dire altro; io alla fine del mese me ne vado.”

La maestria di questo romanzo è nel mostrare al lettore solo il dialogo interno della protagonista, le sue riflessioni in solitudine, i suoi ricordi che compaiono in disordine, e le conversazioni con gli altri personaggi, ma sempre dal suo punto di vista. E al contempo sono le sole parole e gli atteggiamenti degli altri a mettere in evidenza le incrinature di Joan Scudamore, le sue manchevolezze, il suo carattere fintamente altruista, la sua falsa responsabilità e senso del dovere, che l’hanno fatta sempre prediligere una vita agiata, senza eccessivi scossoni.
E la narrazione prosegue incessante, in una lentezza solo apparente data dal deserto nello sfondo, ma con un ritmo incessante carico di attesa, mentre i flashback si susseguono rapidi, le immagini inseguono le preoccupazioni della protagonista, lasciando però sempre uno spazio vuoto che verrà colmato solo al termine.

Fino all’epilogo, il lettore si chiede come ha potuto questa donna vivere, o non vivere affatto, in questo modo. Accettando sempre la via più facile per sé stessa, giustificandola ai propri occhi come l’unica soluzione possibile e concreta per tutta la famiglia, ma privandosi così di tutte le emozioni, non solo i dispiaceri ma anche la vera felicità, coinvolgendo soprattutto il marito Roadney.
All’ultimo capitolo resta il compito di rivelarci se una volta tornata a casa dopo quest’esperienza illuminante, tra le tranquille pareti domestiche di Crayminster, al richiamo delle sue abitudini consolidate, Joan Scudamore troverà davvero il coraggio di cambiare e affrontare il futuro con nuovo impeto, lasciando tutto l’amaro alle spalle. L’essersi smarrita e ritrovata nel deserto sarà servito a qualcosa?
Il finale di Mary Westmacott è degno della magistrale penna di Agatha Christie. 😉

A pensarci bene, che strane fantasie le erano venute là nel deserto. Lucertole che mettevano la testa fuori dalle fessure. Pensieri che all’improvviso affioravano nella sua mente… pensieri spaventosi, inquietanti… pensieri che nessuno avrebbe desiderato avere.
E allora perché li aveva? In fin dei conti era possibile controllare i propri pensieri. O no? Forse era possibile che in alcune circostanze fossero i pensieri a controllare la mente… saltando fuori dalle crepe come lucertole o guizzando come serpi?
Chissà da dove venivano…

Absent in the spring - Mary Westmacott (Agatha Christie)

Avete mai letto Agatha Christie?

Non dovrei nemmeno porla una domanda così, trovo impossibile che qualcuno non abbia mai letto proprio nulla di Agatha Christie, nemmeno uno dei suoi più celeberrimi romanzi sull’arguzia di Poirot o sull’acume di Miss Marple, anche spinto dalla curiosità dopo aver visto qualche pellicola televisiva. Specialmente dopo l’ultima produzione del 2017 di Kenneth Branagh in una nuova spettacolare versione di Assassinio sull’Orient Express, con un cast incredibile, tra Penélope Cruz, Willem Dafoe, Judi Dench, Johnny Depp, Josh Gad, Derek Jacobi, Leslie Odom Jr., Michelle Pfeiffer e Daisy Ridley. Non perdetevelo!

Ma ve lo chiedo comunque, avete mai letto Agatha Christie? Qual è il vostro preferito? Il mio è Il segugio della morte, un’antologia di racconti di terrore, su fenomeni paranormali o soprannaturali.
Sapevate poi dell’esistenza dei romanzi di Mary Westmacott? E se no, come vi immaginate la sua scrittura? 🙂

Comments (19)

Sandra

Ago 24, 2021 at 9:01 AM

Sì, conoscevo da tempo l’esistenza di Mary, ma non ho mai letto nulla. Così come conosco bene il percorso di Agatha Christie di cui sono grandissima fan, credo di aver letto tutto, e molti sono volumi di mia proprietà, uno sfondo giallo su una delle librerie accanto agli Ellery Queen. Non si può dubitare che la penna geniale di Agatha possa creare atmosfere e storie assai suggestive e indovinate anche puntando al rosa, come hai ben sottolineato tu con questo romanzo che hai deciso di leggere. Quindi questa estata ha regalato a entrambe scoperte destinate a durare, io sono in fissa con Isabel Dalhousie, di Alexandere McCall Smith, definita da Vanity Fair “la reincarnazione – pensa un po’ – proprio di Miss Marple.”
E veniamo ai classici di Agatha, apprezzabilissimo il film che citi, l’ho visto al cinema, ma anche la vecchia versione secondo me è molto preziosa con un cast altrettanto pazzesco. Non ho gradito Penelope Cruz nel ruolo che fu di Ingrid Bergman. Adoro “Delitto sotto il sole” tratto da Corpi al sole, con una potteriana McGranitt ovvero la superba Maggie Smith tra gli altri. Devi assolutamente vederlo, è un film che adoro, tipo che se lo ritrasmettessero stasera lo rivedrei, nonostante lo scoppiettante finale mi sia ovviamente noto. Romanzi? Il super classico 10 piccoli indiani, visto anche a teatro 2 volte, di cui una con un finale rifatto romantico con 2 sopravvissuti. Ma anche molti meno noti come “Murder is easy” scusa, hanno la maledetta abitudine di tradurre spesso i titoli ad minchiam quindi non è snobismo ma li ricordo in originale. Baci baci

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Barbara Businaro

Ago 25, 2021 at 12:50 PM

Infatti quando ti ho scritto su IG che stavo leggendo un altro pseudonimo famoso, ho pensato: Figuuuuurati se Sandra non lo sa!! 😀
Purtroppo tanti romanzi di Agatha degli anni ’80, gli Oscar Mondadori con quelle belle copertine illustrate e il titolo nell’arco giallo, li ho dovuti buttare, dopo aver resistito ad un allagamento sono deperiti in poco tempo perché usavano comunque carta economica. Alcuni titoli li ho recuperati in nuova edizione, ma gli altri presi della biblioteca poi, chi se li ricorda più! Insomma, potrei dover rileggere tutto daccapo! 😉
Mi pare di aver letto Corpi al sole, con l’immagine di una ragazza in costume bianco stesa sulla battigia in copertina, e credo pure di aver visto il film, ma della trama ho solo vaghe sfumature.
Dieci piccoli indiani è un cult, il libro giallo più venduto in assoluto nella storia con 100 milioni di copie. Il suo primo titolo Ten Little Niggers (Tre piccoli negretti), fu cambiato dopo un anno, per la pubblicazione in USA dove “negretti” sarebbe stato dispregiativo, in And Then There Were None (E poi non rimase nessuno), riprendendo la filastrocca contenuta nella trama del romanzo. In Italia anche Mondadori scelse dapprima di pubblicare con il titolo …e poi non rimase nessuno, ma alla fine venne cambiato definitivamente in Dieci piccoli indiani (Ten Little Indians), quando la canzone originale della filastrocca, americana anch’essa, dovette modificarlo per rispetto alla comunità nera.
Il finale modificato in teatro, con i due sopravvissuti, è stato curato dalla stessa Agatha Christie. Chissà cosa aveva motivato questo suo “ripensamento”. Ai nostri giorni, sembrerebbe una politica di marketing per tenere distinte, e ben vendute, le due opere.
Murder is easy in Italia diventa E’ troppo facile, uno dei romanzi senza Poirot o Miss Marple, anche se in televisione hanno invece inserito la figura di Miss Marple a fianco del protagonista.
Ecco, io per esempio non riesco proprio a vedere le serie di Poirot e Miss Marple, i film sì, ma le serie non mi sono mai piaciute.
PS. Dovrebbero arrivare oggi i primi due romanzi di Alexander McCall Smith ambientati a Edimburgo! 😉

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Elena

Ago 24, 2021 at 9:20 AM

Eccoci Barbara, a parlare di una grande donna, la regina dei misteri e mistero ha fatto della sua vita, come la sparizione che hai citato testimonia. Come ho conosciuto questa grande scrittrice? Mio padre era un affezionato lettore e collezionista di tutte le sue opere, che possedeva anche in duplice copia, per via delle numerose edizioni. Fu naturale per me da bambina afferrarne uno e cominciare a leggere… Il mio preferito? Di sicuro l’impareggiabile “E poi non rimase nessuno” poi adattato per il cinema Con il titolo più famoso, “Dieci piccoli indiani”. Conoscevo la sua doppia vita letteraria ma non ho mai letto nulla della “Mary Aka Aghata” . Chissà che non torni sui fanciulleschi passi…
Quanto in generale all’uso degli pseudonimi in letteratura, le ragioni sono così differenziate… Io penso che un autore quando sente di utilizzare uno pseudonimo manifesta il suo bisogno di libertà, da qualcosa o qualcuno… Nel caso di Aghata, che ne usò ben due, forse da una realtà affettiva che l’ha delusa e che andava raccontata appunto sotto pseudonimo? Chi lo sa. Ma anche questo mistero è il bello di Aghata! Brava Barbara, articolo monumentale!

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Barbara Businaro

Ago 25, 2021 at 12:53 PM

Aspetta, quale sarebbe l’altro pseudonimo di Agatha Christie? (e non “Aghata”, il tuo telefono non dev’essere grande fan, minaccia il completamento automatico di darsi una regolata, se non vuole vedere Poirot che indaghi sulle sue origini! XD )
Perché, come riporta pure Il Vecchio qui sotto, “Agatha Christie” è il suo vero nome, da coniugata in prime nozze, com’era negli usi e costumi dell’epoca che una donna sposata prendesse in toto il cognome del marito. Quando poi divorziò da Christie era talmente tanto famosa che se lui si fosse rifiutato di lasciarle l’utilizzo del cognome come autrice, si sarebbe ritrovato più di qualche persona a protestare fuori di casa. Magari pure una missiva da parte di Sua Maestà! 😀
Altri pseudonimi oltre Mary Westmacott non ne risultano. Qualcuno riporta che i primi racconti di gioventù, a tema paranormale per lo più, furono spediti agli editori sotto vari pseudonimi, mai resi noti, e poi sono stati riscritti e ripubblicati come Agatha Christie nel corso della sua carriera avviata.

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Paola

Ago 24, 2021 at 2:20 PM

Presuntuosamente, credo tu abbia voluto farmi un regalo, uno di quei regali che fanno battere forte il cuore e brillare gli occhi. Non basterebbero 10 commenti per commentare questo tuo post magistrale, attento, accurato, profondo che mi fa chiedere perché cavolo tu non sia stata ancora “rapita” da una casa editrice per assumere il ruolo di critica letteraria. Mi hai ricordato l’immenso Oreste Del Buono, editor ed egregio traduttore della collana Gialli Mondadori.
Non andrò per le lunghe. Ho letto ogni singola parola scritta da zia Agatha con il suo vero nome, posseggo ogni suo libro tradotto in italiano e 12 in lingua originale, visto ogni versione portata sullo schermo (non tutte apprezzabili, soprattutto quelle degli anni ’80), ascoltato e in lingua originale tutti gli audiobook (consiglio lo straordinario Richard Armitage che interpreta Poirot in The Mysterious Affair at Styles). Libro preferito? C’è un cadavere in biblioteca. Film? E poi non ne rimase nessuno di René Clair. Sogno? Andare a Londra a vedere a teatro Tre topolini ciechi.
E in tutto questo…non sapevo avesse usato questo pseudonimo e che avesse scritto 6 romanzi “rosa” e se la cosa mi ha mortificato un po’, la lettura dei brani che riporti e la tua analisi mi mettono in fibrillazione…ESISTONO 6LIBRI DI ZIA AGATHA CHE NON HO ANCORA LETTO E CHE POTRÒ LEGGERE.
Grazie, di cuore ❤️

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Sandra

Ago 24, 2021 at 2:25 PM

Ciao Paola,
ogni tanto Trappola per topi viene rappresentato in teatro a Milano. Io l’ho visto – sublime.
Anni fa esisteva persino un Teatro interamente dedicato alla rassegna Gialli, e io avevo l’abbonamento. Pensa, andavo da sola, alla domenica pomeriggio, all’epoca abitavo fuori Milano e mi sobbarcavo un viaggio davvero tedioso tra treno e metropolitana, ma ne stra valeva la pena.
Insomma, non so dove abiti, ma quando la vita tornerà alla normalità, tieni d’occhio i teatri, chissà mai che senza andare fino a Londra tu possa soddisfare il tuo desiderio.

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Barbara Businaro

Ago 25, 2021 at 12:58 PM

Ammetto che, pur sapendo che diversi lettori qui del blog sono (stati) lettori di Agatha Christie e che probabilmente la maggioranza non conosceva l’esistenza di Mary Westmacott (perché, diciamocelo, c’è davvero poca pubblicità per questi sei romanzi, specie qui in Italia), ho scritto il post nel dubbio di farti un regalone. “Lo saprà? Non lo saprà? Mah, vediamo!” 🙂
Perché non sono ancora stata “rapita” da una casa editrice come critica letteraria? Beh, perché in una casa editrice non c’è quel ruolo! 😀 😀 😀
Ci sono editor e curatori di collane, se vuoi, ma la critica, quella vera, per essere super partes, dovrebbe essere all’esterno di una casa editrice. E poi arrossisco di fronte a un nome come Oreste Del Buono, non scherziamo su. Aveva una preparazione che io non potrò raggiungere nemmeno in tre vite di seguito: scrittore, giornalista, traduttore, critico letterario, curatore editoriale e sceneggiatore. Ma grazie, lo prendo come un complimento per le mie fatiche. 😉
C’è un cadavere in biblioteca non ricordo di averlo letto, dovrò rimediare. E nemmeno Tre topolini ciechi, antologia di racconti, compreso il primo che dà il titolo alla raccolta. Che serenità sapere di avere bei libri, garantiti, ancora da leggere! Quindi, capisco il tuo entusiasmo per averne altri sei ancora da scoprire. E mi raccomando: non bruciarteli tutti subito! 😉

PS. Vediamo se anche questa la sai. Se hai visto il film di Steven Spielberg Minority Report con Tom Cruise, adattamento del racconto The Minority Report di Philip K. Dick, come si chiamano i tre “precog”, le tre persone dotate di poteri extrasensoriali con premonizioni sugli omicidi che sarebbero compiuti, senza l’intervento della sezione Precrimine per arrestare il potenziale colpevole? Nel racconto erano Mike, Donna e Jerry, nel film sono cambiati in Agatha, Dashiell e Arthur. Ovvero Agatha Christie, Dashiell Hammett e Sir Arthur Conan Doyle, grandi scrittori del crimine. E il fulcro del film è proprio su Agatha. ❤️

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IlVecchio

Ago 24, 2021 at 3:07 PM

Ho letto la signora Christie da giovane, credo qualche volumetto sia ancora stipato in fondo ad un cassettone. Per sincerità, non mi piaceva molto Monsieur Poirot, la sua saccenza me lo rendeva antipatico. Preferivo Miss Marple, forse perché l’avevo subito identificata in una cara zia, non arguta come il personaggio letterario, ma simpatica allo stesso modo.
Sapevo che c’era uno pseudonimo per romanzi declinati al femminile, ma non ricordavo il nome fittizio. La sua fama era talmente estesa che ottenne persino di usare ancora il cognome Christie dopo il divorzio dal primo marito. In qualche edizione comparve anche il cognome Mallowan in aggiunta, ma non funzionò. Agatha Christie era e Agatha Christie rimase. : -)

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Barbara Businaro

Ago 25, 2021 at 12:58 PM

Per come lo ricordo io, in alcuni libri Monsieur Poirot è pure simpatico, con le sue “celluline grigie” e il pince-nez (alle medie, credevo fosse il nome francese dei suoi particolari baffi, non c’era mica Google!). E’ anche ironia chiamarlo Hercule e descriverlo con un fisico non proprio asciutto, panciuto e basso, per nulla muscoloso. Qualcuno che non si dovrebbe temere, e invece… 😉

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Giulia Mancini

Ago 24, 2021 at 5:11 PM

E ora come faccio a dirtelo? Non ho mai letto nulla di Agatha Christie, ho visto solo diversi film anche quello che citi e mi sono piaciuti tutti…sapevo che aveva scritto anche dei romanzi rosa sotto pseudonimo ma non ricordavo il nome. Non mi stupisce il fatto che Agatha Christie sia brava anche nel genere rosa, credo che il desiderio di scrivere spesso senta l’esigenza di spaziare tra i generi diversi, poi non tutti lo fanno. Usare uno pseudonimo permette di muoversi con più libertà, è qualcosa che capisco benissimo, visto che io pubblico con il cognome di mia madre proprio per mantenere una mia autonomia…

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Barbara Businaro

Ago 25, 2021 at 12:59 PM

Per quanto Agatha Christie appartenga alla scrittura di un altro periodo storico e di un mercato editoriale passato, penso che chi scriva gialli dovrebbe non solo leggere, ma studiare i suoi romanzi. C’è molto da imparare in struttura, rivelazioni concesse al lettore, tempi e modi della suspense, indagini e dialoghi negli interrogatori. Se poi ti sono piaciuti i film, figurati i libri!
Qualche dubbio che fosse ugualmente capace nel genere rosa ce l’avevo, anche se in effetti il movente passionale e la psicologia femminile sono presenti anche in alcuni suoi romanzi gialli. Avevo un po’ paura di rimanere delusa, ma ho deciso di buttarmi proprio dopo la lettura dell’altro pseudonimo, Robert Galbraith per J.K.Rowling. Entrambe, in effetti, si sono sentite più tranquille a scrivere in “anonimato”. 🙂

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Grazia Gironella

Ago 27, 2021 at 8:42 PM

Non conosco affatto Agatha Christie, anche se devo avere letto Assassinio sull’Orient Express qualche decennio fa. Ormai è passato tanto tempo dal mio ultimo giallo che sarebbe opportuno rinnovare l’esperimento. I gusti cambiano, le persone anche.

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Barbara Businaro

Ago 28, 2021 at 3:15 PM

Secondo me sì, dovresti riprovarci, a maggior ragione perché sei un’autrice e, anche se non scrivi gialli, c’è da imparare da Agatha Christie. Sicuramente i suoi romanzi sono gialli classici, con l’indagine deduttiva della polizia o dell’investigatore su come è avvenuto il delitto e chi è il colpevole. E lei era una maestra soprattutto nel cosiddetto “enigma a scatola chiusa”, quando i sospettati sono tutti circoscritti in un ambiente chiuso, proprio come Assassinio sull’Orient Express o in Dieci piccoli indiani. In effetti ho un pochino cambiato gusti, e adesso preferisco i gialli d’azione (a volte definiti hard boiled): quelli dove più che il metodo deduttivo, l’investigatore o chi indaga si lascia andare a metodi al limite della legalità, ritrovandosi coinvolto in scontri fisici e rischi mortali. Mi pare che Cormoran Strike di Robert Galbraith, che sto leggendo nuovamente ora, rappresenti il genere. 🙂

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Daniela Bino

Ago 28, 2021 at 11:41 AM

Cara Barbara, sono una lettrice appassionata di gialli. E quelli di Agatha Christie sono una certezza ogni qualvolta io voglia leggere un romanzo elegante e coinvolgente. Mary Westmacott? Non ho mai letto nulla perché non conoscevo questo pseudonimo. Sicuramente, quanto hai scritto mi ha incuriosito alquanto e inizierò subito acquistando i romanzi che hai citato. E lo farò con Absent in the Spring. Ti terrò aggiornata.

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Barbara Businaro

Ago 28, 2021 at 3:23 PM

Hai detto bene: “elegante e coinvolgente” è la definizione giusta per Agatha Christie. Che sia un deserto in Mesopotamia o un cottage nella campagna inglese, lei ti prende per mano e ti porta lì, dentro le pagine, con una buona tazza di tè.
Mary Westmacott è invece “elegante e pungente”, da provare. 😉

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Darius Tred

Ago 28, 2021 at 5:34 PM

“…è stata una sensazione stranissima ritrovare il mio nome a sorpresa tra le sue pagine”.

Stavo giusto pensando come chiamare la protagonista del mio prossimo racconto.
Dato che nel cassetto ne ho di due generi completamente diversi, se ne indovini uno, “vinci”: spara! 🙂

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Barbara Businaro

Ago 28, 2021 at 6:38 PM

Urca, fammi pensare… Uno potrebbe essere sul paranormale, incontri con l’aldilà o reincarnazione (ti ha poi risposto il dottor Emme?! 😀 )
L’altro potrebbe riguardare qualche magia di cui gli alberi sono testimoni, se non è un’altra storia di cavoli, tartufi o altri tuberi di strana natura e colore! 😛
Ricordati anche del significato del nome Barbara eh, mica un nome a caso: straniera. L’origine è dal greco barbaros, che non sa parlare, con cui intendevano però proprio gli stranieri che non sapevano parlare il greco. E pensa un po’, Outlander significa proprio straniero… ehhhhhhh!!

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Darius Tred

Ago 29, 2021 at 11:34 PM

Uhm… Qualcosa mi dice che sono monotematico, prevedibile o, peggio, monotono.
Comunque, no: non hai azzeccato né l’uno, né l’altro genere.
Quindi non hai “vinto”.
Però sono magnanimo (o perfido, vedi tu… 😛 ): potresti vincere una delle prossime storiacce del dottor Emme, per le quali devo sempre mischiare identità, mascherare ruoli e naturalmente appiccicare nomi di fantasia qua e là.

(A proposito: non ha ancora risposto in merito ai fantasmi. Conoscendolo, potrebbero passare settimane.)

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Barbara Businaro

Ago 31, 2021 at 12:52 PM

Perfido, scommetto sul perfido! 😎 😎 😎

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