Ombre di spada e di vento di Poppy Kuroki - Una lettura condivisa

Ombre di spada e di vento di Poppy Kuroki

Aveva visto illustrazioni, fumetti, adesivi, adattamenti manga, statue e infiniti souvenir con il volto di Takamori Saigō. Amichevole, allegro, forte e dalle sopracciglia folte. Nella regione del Kyūshū, e forse persino nel resto del Giappone, lo conoscevano tutti.
E adesso era lì, davanti a lei. Era l’esperienza più surreale della sua vita.
Aveva la pelle dura, coriacea, e un leggero odore di sudore proveniva dal kimono che portava allentato quasi con disinvoltura sulla figura robusta. Per quanto incutesse soggezione, però, sembrava piuttosto cordiale.
Isla cercò di rammentare a sé stessa che Takamori Saigō era morto centoventotto anni prima insieme al resto degli ultimi samurai ma, anche se lo sapeva benissimo, l’uomo di fronte a lei non sembrava somigliargli per caso, o per via di qualche trucco.
L’assenza di elettricità, gli abiti tradizionali. Le spade da samurai. Il fiume e il profilo del monte Sakurajima senza neppure l’ombra di edifici o di automobili. Isla inspirò bruscamente e fu come inalare storia, cultura, memoria e antiche tradizioni artigianali.
Era impossibile. Eppure, stava succedendo davvero.
Ombre di spada e di vento, Poppy Kuroki

 

Arrivo in ritardo ritardissimo con questo mio post, rimasto sospeso per tutta l’estate e poi di nuovo in coda alle attività della ripresa di settembre. Aggiungiamoci pure che non essendo scattato il giusto feeling con questo romanzo, nonostante il mio entusiasmo iniziale per una trama che richiamava una delle mie saghe preferite, Outlander di Diana Gabaldon, non c’è tutta questa voglia di scriverne. Però sono convinta che ogni lettura ci insegni qualcosa, dal rifuggire il canto ipnotico del marketing editoriale alle cadute stridenti che si rischiano con un romanzo storico, specie quando ci si vuole confrontare con un bestseller internazionale. Perciò eccomi qui a raccontarvi tutto il percorso di questa lettura condivisa della scorsa primavera.

Dopo aver viaggiato insieme per lo spazio con Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, libro proposto dalla sottoscritta, ed esserci immersi nella controversa ucronia di L’uomo nell’alto castello. The Man in the High Castle di Philip Dick, romanzo invece consigliato da Marina Guarneri, toccava al temibile Darius Tred sfidarci con un suo titolo, e ci aspettavamo il peggio considerato come le prime due letture lo avevano lasciato contrariato… 😀
Invece un sabato di fine aprile ci giunge una sua mail per proporsi di leggere addirittura un “romantasy”:
“Dimentichiamoci scenari distopici post-bellici di Filippo Batacchio (ndr. Philip Dick) e dei suoi compagni di merenda (i vari Bradbury, Huxley…) Cambiamo genere. Cambiamo continente. Cambiamo cultura. Cambiamo periodo storico. Aggiungiamo un pizzico d’avventura. Un pizzico di fantasy. E un pizzico di salsa “scottish”. E vediamo se mi riesce la magia estraendo questo titolo dal cilindro:
Ombre di spada e di vento di Poppy Kuroki
Ci sono solo un paio di considerazioni da calibrare bene-bene:
1. E’ il volume 1 (e non ho idea di quanto possa durare questa saga)…
2. La trama, letta così, mi sembra tanto una sorta di Outlander in versione asiatica…
Ma su questa seconda considerazione lascio la parola a una delle massime esperte mondiali di Scozia e di Outlander, la prof.ssa Businaro.”

Alla parola “scottish” stavo già esclamando “sìììììì” e stavo già lanciando la ricerca della quarta di copertina su Google. Il titolo è già di per sé molto suggestivo. Ombre di spada e di vento di Poppy Kuroki era appena uscito in libreria per edizioni Piemme, con una trama sibillina, che già stava smorzando un po’ il mio entusiasmo iniziale:
“Strappata al presente da un furioso tifone (Il Mago di Oz?), Isla MacKenzie (pure il cognome! Il nome completo del protagonista di Outlander è James Alexander Malcolm MacKenzie Fraser) si risveglia in un’epoca che non le appartiene: il Giappone del 1877, alla vigilia della ribellione di Satsuma, l’ultima battaglia dei samurai contro un mondo in trasformazione. Catapultata in una realtà di antichi codici d’onore, legami di sangue e segreti sepolti dal tempo, Isla trova una guida nel misterioso samurai Keiichiro Maeda. Tra loro nasce un legame profondo, un’ancora nel mare incerto di un futuro che non appartiene a nessuno dei due. Ma l’amore ha un prezzo. Isla conosce il destino di Kei e del suo mondo: la ribellione è alle porte, e con essa la fine di un’era. (Uguale a Outlander: Claire conosce la fine dei Clan scozzesi nella battaglia di Culloden) Divisa tra il desiderio di cambiare la storia e il dovere di rispettarla, si trova di fronte a una scelta impossibile. Vale la pena rischiare tutto per salvare chi si ama, anche se questo significa sfidare il corso del tempo?”

Uhm uhm uhm. La trama è Outlander, che cavolo. Non è nemmeno la prima “copia” pubblicata, se bazzicate un po’ il genere romance sapete che straborda di signorine smarrite nei meandri del tempo che incontrano aitanti guerrieri, più o meno scozzesi, vichinghi, pirati e pionieri, ovviamente destinati alla morte senza soluzione, ma che loro, streghe potenti provenienti dal futuro, salveranno come moderne crocerossine votate al martirio. E le copertine illustrate sono quasi sempre tutte uguali: ampia scollatura di lei, magari gonnellone scosciato, lui a torso nudo, addominali di marmo e spadone in bella vista, sullo sfondo una scogliera in tempesta, un castello nella notte o un’antica villa in rovina… 😀
Almeno questa Poppy Kuroki ha cambiato destinazione, volgendosi all’est, al Giappone degli antichi samurai (sempre guerrieri tutto d’un pezzo eh, posso scommettere anche sulla descrizione fisica del protagonista? Non sarà rosso di capelli, ma prevedo una certa “gnocchitudine” di base 😛 )

Uno sguardo anche alla biografia breve dell’autrice:
“È nata in Scozia e cresciuta in Inghilterra, ma vive in Giappone da dieci anni, in una splendida cittadina sulla costa di Kanagawa, a circa un’ora da Tokyo. Ombre di spada e di vento è il suo primo romanzo pubblicato in Italia.”
In realtà, sembra il suo primo romanzo in assoluto. Andando a verificare il suo profilo Instagram @kurokibooks, vedo che ha solo questo romanzo all’attivo, col titolo in lingua inglese Gate to Kagoshima. Pubblicato nel 2024 con una casa editrice indipendente londinese, Oneworld Publications, e poi nel 2025 con i diritti acquistati da Harper Collins, ripubblicato e venduto anche all’estero.
Quindi, per rispondere al primo punto di Darius, se è una saga ancora non lo sa nemmeno lei (e del resto Outlander all’inizio non era una saga di ben dieci romanzi, ma solo un piccolo esperimento di scrittura, così ha dichiarato Diana Gabaldon in persona).

Il rischio di leggere una trama copiata del mio amato Outlander è davvero alto, sulla quarta di copertina i presupposti ci sono tutti. Ma “quanto” sarà stato preso dalla storia originale? Magari questo è solo un espediente dell’editore italiano per agganciare le vendite di questa nuova pubblicazione ad un altro titolo che da vent’anni almeno vende milioni di copie in tutto il mondo, richiamare quella serie di libri per attirare le stesse lettrici.
Beh, leggere e trovarci le differenze è una bella sfida anche per noi e alla fine accettiamo di imbarcarci in questa avventura.
E questa volta, al nostro solito terzetto collaudato, si aggiunge in corsa anche Luz del blog Io, la letteratura e Chaplin. Abbiamo letto i primi tre capitoli e poi ci siamo scambiati le prime impressioni, niente affatto buone. Poi abbiamo proseguito la lettura, fermandoci ogni cinque capitoli per un ulteriore confronto. Alla fine è risultata una lettura controversa, apprezzabile il tentativo ma non il risultato finale, con pareri tra di noi differenti solo sulle sfumature.

Marina ne ha accennato brevemente in questo suo post Scrivere è difficile: “Mi basti dire che questo “Ombre di spada e di vento” di Poppi Kuroki è un romance scarso ambientato nel Giappone dei Samurai, dove editing e traduzione sembrano venuti fuori da una prova (fallita) d’improvvisazione. Altroché regole di bella scrittura (tutto sommato banali)!”
Attendevamo una riflessione dissacrante da parte di Darius (e stavolta non poteva incolparci di nulla, che il titolo l’ha scelto lui!), ma non si è più ripreso da questa lettura condivisa e il suo post, dal titolo esplicativo Tanta pochezza, si chiude in poche righe: “Tanta pochezza. Basterebbe questo ossimoro per liquidare la lettura di un romanzetto da quattro soldi che ho avuto la sventura di leggere. Tanto che non è stato nemmeno degno di finire nella mia personale e altamente opinabile lista di trame deboli, che annovera nomi del calibro di Mary Shelley, Philip Dick e Joel Dicker.”

Insomma, il cerino è rimasto in mano a me. XD
Trattandosi di una lettura condivisa, e avendo io una memoria a brevissima scadenza per alcuni dettagli, mentre leggevo ho preso una notevole quantità di appunti, che mi servivano poi come riferimento nel confronto con gli altri del gruppo. Qui ve li riporto, tali e quali, perché servano a voi come spunto per le analisi di future letture e alla sottoscritta come elenco degli errori da evitare in fase di scrittura. Anche se non credo mi azzarderò mai a scrivere un romanzo storico, tranquilli…

Ombre di spada e di vento
(e di scrittura)

ATTENZIONE: SPOILER!
La premessa è doverosa: in questo mio post, anticipo alcuni momenti della trama del romanzo. Non proseguite dunque, se avete in mente di leggerlo in futuro (perché?! sul serio, datemi un buon motivo! l’ebook è in offerta? era in omaggio con altro acquisto? la biblioteca è chiusa?!) Se invece siete incappati per errore in quest’avventura, magari caduti nel tranello della magia riflessa di Outlander, come la sottoscritta, vi abbraccio forte. C’è di peggio nella vita, e comunque anche i libri brutti insegnano sempre qualcosa. Proprio da qui partiamo nella disamina.

Giunta alla fine del capitolo 3, sono molto scettica. Certo parto un po’ prevenuta, mi si va a toccare un libro per me sacro come Outlander, quindi sono guardinga ad ogni virgola e su ogni punto della narrazione. A livello di storia, questa mi pare proprio una scopiazzatura furibonda.
Dopo poche pagine, noto altri collegamenti evidenti: non poteva essere rosso di capelli lui, giapponese, e dunque la rossa di capelli è la protagonista, scozzese; per questo colore così particolare, nel passato viene scambiata per un demone (in Outlander anche Claire, che per le sue capacità – che in realtà derivano dal conoscere il futuro e la Medicina – viene riconosciuta come strega bianca); per la differenza di lingua la chiamano “La straniera” (ma pensa un po’, è proprio il significato di “Outlander”). Il luogo e il modo di passaggio nel passato sono pressoché uguali: non potendoci essere un cerchio di pietre come in Scozia, Kuroki usa un tempio antico e le sue mura, ma sempre durante uno degli elementi naturali (in Outlander durante il Beltane, l’equinozio di primavera, dunque evento astronomico – qui invece uno strano tifone improvviso che spazza via tutto).

Anche le motivazioni della protagonista richiamano l’altro romanzo: Isla era in Giappone alla ricerca dei suoi avi, quindi studi storici, Claire era in Scozia per la seconda luna di miele col marito Frank, che è uno studioso storico e ne approfitta per le sue ricerche. Quando Isla torna nel passato a causa del tifone, il primo incontro è con dei guerrieri samurai, allertati da una donna che ha visto questo demone), allo stesso modo di Claire che si imbatte negli highlander scozzesi, dopo essere fuggita da un dragone inglese. Entrambe finiscono ospiti-ostaggio di questi guerrieri. In Outlander il ferito è Jamie, una spalla lussata che Claire, infermiera della Seconda Guerra Mondiale, gli guarirà. Qui invece Isla non ha conoscenze mediche e quindi la ferita è lei e qualcun altro del passato la guarirà. Mentre leggevo, pensavo all’esperimento di Stephenie Meyer, all’anniversario di dieci anni di pubblicazione del suo Twilight, fantasy contemporaneo con vampiri e lupi: riscrivere tutta la storia a rovescio, dove il maschile diventa femminile, nel nuovo libro Life and death (bellino, ma non comparabile con la storia originale). In questo Ombre di spada e di vento, Poppy Kuroki sembra aver fatto lo stesso giochino.

Sullo stile di scrittura: se in una scala da 1 a 10, Outlander va tranquillamente a 12, con una prosa che, sia in originale inglese che nelle diverse e maltrattate traduzioni italiane (leggasi Tagli nelle traduzioni di Outlander), raggiunge la poesia pura dei grandi classici, qui il voto è un 5 stiracchiato. Lo stile è quello del romance contemporaneo, in terza persona al passato remoto, ma con una certa insicurezza sulla narrazione. L’ho avvertita durante quel tifone furioso che trasporta Isla dal suo presente all’epoca dei samurai: un continuo ripetersi di azioni e parole, durante il quale ho pensato almeno tre volte “ebbbasta! abbiamo capito! mollala al passato e andiamo avanti!!”
Va detto però che confrontarsi con Outlander è davvero rischioso: il background di Diana Gabaldon è enorme, laurea in zoologia, master in biologia marina, dottorato di ricerca in ecologia comportamentale, fondatrice di una rivista scientifica sui primi computer e software, professoressa in calcolo computazionale per dodici anni, con accesso alle biblioteche e agli archivi storici delle università. E’ veramente difficile arrivarci anche solo vicino. Se dovessi mettermi a scrivere io una storia del genere, probabilmente userei – ahimè – lo stesso stile zoppo di Poppy Kuroki.

Una nota ai margini: sto facendo una fatica bestiale a ricordarmi i nomi in giapponese, quindi ne tengo traccia a parte, una sorta di scheda personaggi veloce. La differenza linguistica e culturale non aiuta molto noi occidentali in lettura, e per molte parole, oltre a scriverle in corsivo sul testo, avrei preferito un dizionario in appendice. Anche un minimo di localizzazione geografica e un accenno storico sarebbero stati ugualmente apprezzati. Perché l’editore italiano Piemme non ci ha pensato?!

Siamo nella città di Kagoshima, nella provincia Satsuma in Giappone, sovrastata dal monte Sakurajima, un vulcano ancora attivo. Questi luoghi ricordano Takamori Saigo, ultimo samurai morto nel 1877, nato proprio in queste zone, dove aveva fondato una rinomata scuola d’armi (dove in parte è ambientato questo romanzo). Isla giunge in questa cittadina dopo la morte del nonno Yoshitomo, alla ricerca di informazioni sul suo quadrisavolo Hisakichi Kuroki, che doveva essere stato uno degli ultimi samurai al seguito di Takamori Saigo. Moriranno tutti durante la ribellione di Satsuma contro il governo centrale che voleva cancellare la storia dei samurai, fino all’ultima tragica battaglia di Shiroyama. Quando Isla torna indietro nel tempo si imbatte in Maeda Keiichiro, uno dei giovani samurai della scuola di Takamori Saigo.

Takamori Saigo - statua in Kagoshima - Google Street View
Takamori Saigo – statua in Kagoshima – Google Street View

Fino a qui, nessuno di noi è entusiasta della lettura: se per Marina non c’è stato un buon editing, soprattutto per la sovrabbondanza di aggettivi (solo nella prima pagina troviamo: vivace città, fitte foreste, colline rocciose, grande vulcano, secca brezza, grande montagna, frequenti pennacchi), per Darius manca proprio del tutto l’editing, non solo per la prosa acerba.
Ci soffermiamo tutti su una svista alquanto clamorosa: il portafoglio e il telefonino nelle mani dei samurai.
Questo punto è di un’ingenuità incredibile, motivo per cui dubito ci sia stato alcun editing e questo sia di per sé un romance di basso livello (anche se i canoni severi del romance richiedono un incontro della coppia molto più d’impatto entro pagina 50, qua se la sta prendendo comoda…) Questi guerrieri trovano nella notte una straniera, abbigliata in modo stravagante per la loro epoca (leggings blu, felpa con cappuccio, scarpe da ginnastica), e non le chiedono i documenti? Quando rinvengono il portafoglio di lei, con tutte quelle cose strane, come le carte di credito o il badge dell’università, non le fanno domande? E il telefonino? Prendono in mano questo aggeggio oscuro e non ne hanno paura? Poco prima una donna scambia la ragazza per un demone solo perché ha i capelli rossi, evidenza della loro cultura, e poi non si chiedono che cos’è quella strana “scatola di metallo”?
Salvo che portafoglio e telefonino abbiano un ruolo più avanti nella storia, non era meglio farglieli perdere nella tempesta?

In Outlander, Diana Gabaldon ha fatto i compiti meglio: vero che siamo all’inizio nel 1945, quindi niente telefonini, manco il cercapersone, ma Claire è fuori dalla locanda solo per una breve passeggiata, senza borsetta o portafoglio che sia. Il vestito che indossa è così semplice nel taglio da sembrare una sottoveste, nell’anno 1745 dove si ritroverà poi. Noto per latro un’altra similitudine sull’incontro tra Isla e Keiichiro: Claire nel passato incontra l’ufficiale in giubba rossa Black Jack Randall, tale e quale al marito Frank del futuro (perché è in realtà un suo avo). Questa Isla nel passato incontra questo samurai che, toh, guarda caso, assomiglia al barista con cui aveva appuntamento il giorno dopo, nel futuro. Mumble mumble…

Poi non ho capito questo particolare sul nome della ragazza: lei si chiama Isla (dallo scozzese “isley”, isola, anche se c’è pure un’isola delle Ebridi in Scozia chiamata proprio Islay, con la “a”), ma quando il samurai glielo chiede, gli risponde “Ai-Ra”, con la “r” dunque. Due pagine dopo lo stesso samurai si riferisce a lei col nome “Isla”. Ma come? Non gli ha detto “Aira”?! Anche questo è segno di mancanza di editing professionale.

Proseguiamo tutti con la lettura e io mi incastro un attimo a pagina 66 (se la numerazione dell’ebook è la stessa del cartaceo), capitolo 7 mi pare. Keiichiro sta suonando la biwa, uno strumento musicale simile a un liuto, sotto la veranda:
“Un vento freddo faceva danzare il suo kimono e i capelli sciolti gli scendevano fino a metà schiena.”
Subito dopo a pagina 67 arrivano due amici, lui li presenta a Isla e del secondo, il suo più caro amico Toramasa, dice che è la sua tragedia. L’altro reagisce scherzosamente: “Toramasa diede uno scappellotto in testa a Keiichiro, centrando il pieno il suo chignon.” Ma non erano sciolti i capelli?! Sono tornata indietro a rileggere all’istante. Sono sciolti. E poi non se li lega più. Mò, da dove salta fuori questo chignon?!

Siccome sono cocciuta forte, sono andata pure a prendermi la versione originale in lingua inglese, Gate to Kagoshima, per verificare non fosse un errore di traduzione. Ed ecco le due frasi incriminate:
“Keiichirō was on the porch of the house, a cool wind blowing his kimono, his hair loose and flowing to the middle of his back.”
Traduzione letterale: Keiichiro si trovava sulla veranda di casa, con il kimono scompigliato da un vento fresco e i capelli sciolti che gli arrivavano fino alla schiena.
“Toramasa playfully smacked Keiichirō around the head, knocking his topknot.”
Traduzione letterale: Toramasa diede uno schiaffo scherzoso alla testa di Keiichiro, facendogli cadere lo chignon.

Cerco dunque di indagare la traduzione di questo “topknot”, anche attraverso una ricerca per immagini su Google. E qui si apre un mondo, signori miei! Perché questi benedetti samurai si acconciavano i capelli in diverse maniere assurde (dal mio punto di vista – o forse la mia è solo gelosia, che i miei non li posso tenere troppo lunghi senza sfibrarli e incorrere nelle ire funeste della parrucchiera). Quindi potrebbe anche essere che Keiichiro ha questo chignon in cima alla testa + dei capelli sciolti che gli arrivano alla schiena. L’autrice non l’ha spiegato bene. E come dice Darius, non è che devo diventare un hair stylist per capirlo!
Morale: adesso per me Keiichiro-coso è come questa immagine qui sotto.
Beh dai, forse adesso mi migliora la lettura… 😉

Samurai Top Knot Styles from Pinterest
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Ci raggiunge anche il commento di Luz sulla lettura, con la sua prospettiva da professoressa di Lettere delle Scuole Medie: “Mi unisco al vostro giudizio sottoscrivendolo in pieno, ma anche in maniera più tranchant. Non solo aborro la scelta di base di plagiare una saga di grande successo, ma inorridisco dinanzi a questo stile da romanzetto. Da prof vi dico che sembra scritto da una brava studentessa di seconda/terza media, nulla di più. Manca tutto. La scena del passaggio fra un’epoca e l’altra è a dir poco confusa e ridondante, maldestra e insopportabile.”
Questa riflessione mi fa scattare un’altra curiosità: a che età sarà stato scritto questo romanzo?

Poppy Kuroki è nata nel 1993 ed ha pubblicato questo romanzo nel 2024 a 31 anni. Però la storia si svolge nell’anno 2005, il presente di Isla MacKenzie intendo (lo sappiamo da pagina 41: “Non le avrebbero mai creduto se avesse spiegato che era stata sorpresa da un tifone mentre visitava un santuario lì vicino nel 2005…”). Se Poppy Kuroki avesse scritto questo testo in quell’anno, aveva effettivamente 12 anni. Se l’avesse scritto dopo, in età adulta, quale motivo aveva per retrodatare le vicende del presente di Isla esattamente al 2005?
Andando a sbirciare le note dell’autrice alla fine (l’ho faccio sempre prima di iniziare la lettura!), sappiamo che è stata in Giappone per la prima volta nel 2011, a diciotto anni, c’è tornata in seguito per frequentare l’università e dopo la laurea si è trasferita a viverci. Questo porta a pensare che il romanzo è stato scritto dopo. Poi però scrive: “Sono sempre stata affascinata dalla storia giapponese. È uno dei motivi principali per cui desideravo trasferirmi in Giappone fin da quando ero bambina.”
Ecco risaltare dunque questo particolare nei ringraziamenti: “Il signor Tierney, il mio insegnante del sesto anno, che nella mia relazione di fine anno ha scritto che avevo talento e che avrei dovuto inseguire il mio sogno” (dalla versione inglese: “Mr. Tierney, my fifth-grade teacher, who wrote in my school report that I had talent and should pursue my dream.”). Gli studenti del sesto anno nel sistema scolastico inglese, che corrisponde al fifth-grade degli Stati Uniti della traduzione, hanno 10-11 anni. Non credo dunque che questo riferimento all’insegnante e la scelta dell’anno 2005 siano casuali: forse una prima bozza, anche solo una scena, l’aveva davvero scritta da bambina e poi ha proseguito, senza però riconoscere le ingenuità di una scrittura ingenua.

Mentre proseguiamo con la lettura, Darius evidenzia un’altra criticità della trama: “Un personaggio che torna indietro nel tempo dovrebbe essere come minimo sotto choc e terrorizzato. Il lettore si deve immedesimare, se vuole essere coinvolto. Immaginate di tornare indietro nell’Italia del 1905 sapendo che, tempo dieci anni, scoppierà la prima guerra mondiale. Seguita poi dalla seconda. Non sareste terrorizzate?”

La protagonista dovrebbe essere terrorizzata? Beh, non proprio. Secondo me dipende dal personaggio e dal “viaggio”.
In Outlander, Claire conosce le leggende che si raccontano sul cerchio di pietre, compresa quella del portale tra due mondi, anche se non necessariamente come porta di viaggio nel tempo. Quindi è sì sotto choc, quando capisce in quale anno si trova (va detto che lei ci arriva un po’ prima di Isla, che sembra un po’ tontolona), ma non si perde in drammi o terrore. Lei è un’infermiera militare, senza genitori, cresciuta con lo zio archeologo viaggiando per il mondo, ed ha appena attraversato due guerre mondiali.
In questo romanzo abbiamo forse una ragazzina più viziata, ma è pur sempre di sangue scozzese, e ce ne vuole per spaventarli!! 😀
Sia Claire che Isla, all’inizio hanno in mente solo questo: tornare, e in fretta, alla loro epoca. Non c’è spazio per l’isteria, è vita o morte.

Come mi sentirei io in un viaggio a ritroso nel tempo? Incazzata nera, perché detesto i viaggi nel tempo!
Ci ho pensato spesso: in qualsiasi epoca mi tocchi di finire, per una donna sarà sempre un periodo buio in cui vivere, sia che tu sia sguattera, sia che tu sia principessa. Da informatico poi, non avrei proprio alcuna competenza riciclabile per sopravvivere nel passato (Claire in Outlander è infermiera e nel passato diventa guaritrice). Tanto la Storia non la puoi cambiare (considera il paradosso del nonno) o forse sì, se esiste davvero il multiverso (un’altra grande fregatura della Fisica teorica). Ma non ho bisogno di immedesimarmi nel terrore della protagonista per essere catturata sulla pagina.
Non mi sono mai immedesimata molto con la Claire di Outlander, proprio per le sue conoscenze mediche, forse un pelino sì per il suo femminismo dei tempi moderni. Come carattere, io mi ritrovo molto di più in quel cocciuto scozzese d’un Fraser. Per me l’immedesimazione non è il personaggio che si comporta come farei io, quanto piuttosto capire perché si comporta in tal modo e sentirne le sue stesse emozioni. Diana Gabaldon ci riesce benissimo, per qualsiasi personaggio ti stia mostrando. Poppy Kuroki non ci riesce perché non si sta prendendo il giusto spazio, è concentrata sul romance (che tanto romance non è, in cento pagine appena un abbraccio e un paio di sguardi, naaah, che tristezza!)

Comunque adesso ci vestiamo tutti da Mulan e andiamo in guerra. Perché anche le donne dei samurai decidono di seguirli in battaglia.
Ed ecco la sorpresa: con un’immersione totale, non programmata, e godendomi pure le scene di battaglia, che ho trovato accurate nei dettagli, sono giunta alla fine. Non andrò mai in Giappone, troppe ore di volo, e i giapponesi sono troppo mingherlini per i miei gusti, però… qualcosa si salva qui.
La sezione della Guerra, dal capitolo 12 al capitolo 21, mi è parsa scritta decisamente meglio, come se l’editing (che a leggere i ringraziamenti, è stato seguito da Harper Collins) si sia concentrato maggiormente in quella parte, tralasciando invece l’inizio. Mi ha trascinato di più dentro la storia proprio la parte dello scontro finale (forse anche per l’associazione che vi ho fatto con Outlander e il massacro di Culloden) che né la parte romance antecedente. Tralasciando gli incontri sessuali sotto le stelle o in mezzo agli altri guerrieri, che pur essendo anche quelli in comune con Outlander, non sono proprio all’altezza, il finale è congruente con tutto l’intreccio. Un finale un po’ aperto, perché ognuno di noi gli ha dato un’interpretazione differente, dalla reincarnazione, al viaggio nel multiverso, alle reminiscenze di vite passate.
La chiave è nel capitolo 4, quando Isla incontra Keiichiro nel passato e nota una certa somiglianza con il barista del suo presente: “Era più alto di lei, alcune ciocche di capelli neri erano sfuggite all’acconciatura e si agitavano al vento. Isla notò una certa somiglianza con il barista del giorno prima, abiti da samurai a parte.”
Qui mi sono proprio detta: “Eccallà, è un parente. Oppure lei ha battuto la testa e sta sognando tutto…” 😀

Considerazione a caldo appena terminata la lettura: questo libro non mi è dispiaciuto, anche se fatico a distinguere quanto merito di questo mio sentire vada alla ricorrenza di Outlander che io trovo tra queste pagine. L’ho gradito di per sé o per amore dell’altra grande storia?
Credo che sia un romanzo apprezzabile di più da chi Outlander proprio non lo conosce, perché non ha un metro di paragone così elevato. In quanto allo stile, probabilmente la scrittura soffre anche della traduzione, ma mi sembra in linea con gli attuali romance italiani.
Visto che oramai mi sono accaparrata pure la versione inglese, decido di verificare un paio di cosucce.

Dalla versione originale inglese
di Poppy Kuroki

Per alcune frasi segnalate da Marina, luoghi comuni che l’avevano infastidita durante la lettura, sono andata a verificare nel testo originale inglese (perché non dimentichiamoci che qui c’è l’intervento di una traduttrice, Francesca Carbotti dal frontespizio dell’edizione Piemme).
Prima spezzo però una lancia a favore dell’autrice: questo è un romance e, per quanto possa sembrare paradossale, ci sono orde di lettrici di romance che apprezzano esattamente questo stile, con gli aggettivi gemelli, gli sguardi languidi, i sospiri spezzati, i brividi lungo la schiena e tutta la compagnia. Sono inoltre d’accordo però con Darius quando afferma che, pur con tutti questi difetti e gli svarioni sui dettagli, ha almeno una trama imperfetta ma sensata, persino adolescenziale, rispetto all’assenza di trama di colossi come L’uomo nell’alto castello di Philip Dick. Potremmo dire che accettiamo una certa “sospensione dell’incredulità” sui particolari del viaggio nel tempo, come il portafoglio e il telefonino. Sapevamo fin dall’inizio di non essere di fronte a letteratura raffinata.

Ecco dunque le frasi originali da Gate to Kagoshima:

Le lacrime le scivolavano calde e veloci sulle guance
Tears slid down Isla’s cheeks, hot and fast,

Sollevò una piccola e delicata tazza di ceramica.
He held up a small and delicate ceramic cup.

il silenzioso e implacabile Nakahara
the quiet and fierce Nakahara Hisao

Ikeda, regale ed elegante, si fece avanti
Ikeda, regal and elegant, stepped forward

il suo cuore sciocco e ingenuo
her foolish, gullible heart

I suoi caldi occhi marroni,
his warm brown eyes,

i suoi modi cortesi e premurosi
his gentle, caring ways

tanto scostante e sospettosa nei suoi confronti
stand-offish and suspicious.

in un silenzio ovattato e serio.
in a silence that felt serious = in un silenzio che sembrava serio (OPS, qui è differente!)
Per rispondere a Marina, che si chiede se esiste un “silenzio serio”: beh direi di sì, il silenzio può essere diverso, serio, imbarazzato, divertito, lugubre. E’ che di solito non lo scrivi, lo lasci intuire dalla scena completa, il famoso principio del Show, don’t tell.

La disperazione le stringeva il cuore in una morsa.
Desperation wrapped around her heart. = La disperazione le avvolse il cuore. (OPS, intervento della traduttrice qui! la traduzione letterale sarebbe stata migliore)

Altra domanda che mi sorge spontanea: ma come l’hanno presa dunque le lettrici anglosassoni?
Perché è difficile valutare la qualità di un testo creativo in lingua inglese. Per loro, ad esempio, non è un problema abusare del “disse” (“said”) nel mezzo dei dialoghi. Va detto che nella lingua inglese non hanno nemmeno tutte le sfumature della nostra meravigliosa lingua italiana (che soddisfazione! a noi sembra difficile imparare l’inglese, ma in realtà loro si disperano proprio a studiare il nostro Italiano, tiè! 😛 ) Beh, ho trovato interessanti le recensioni sul portale goodreads: Gate to Kagoshima of Poppy Kuroki
Una in particolare mi ha fatto proprio sghignazzare:

I’ve got two questions and two questions only.
1. Did the editor accidentally send the rough draft to be printed?
2. Was the author held hostage and forced to write this book because this was the most underwhelming, underdeveloped, unenthusiastic book I’ve read in a really long time.

Traduzione: Ho solo due domande.
1. L’editore ha inviato per sbaglio la bozza preliminare alla stampa?
2. L’autore è stato preso in ostaggio e costretto a scrivere questo libro, perché è il libro più deludente, poco sviluppato e poco entusiasmante che abbia letto da molto tempo a questa parte?

Vi lascio scorrere in tranquillità le altre, tra chi ha contestato l’uso di alcuni termini giapponesi, chi ha derubricato il testo come fan fiction proveniente dalla piattaforma Wattpad (non ne ho trovato traccia, ma magari è stato tolto), chi si è pure sentito offeso dal paragone con Outlander. In ogni caso mi sembra di capire che l’editing era già un problema rilevante nella pubblicazione principale.

Quello che mi lascia interdetta è quanto sia più ricca la pubblicazione di Harper Collins, a cominciare da questa chicca: la mappa con gli spostamenti degli eserciti durante tutta la ribellione di Satsuma.

Gate to Kagoshima - Poppy Kuroki - Satsuma Rebellion - Harper Collins (C)
Gate to Kagoshima – Poppy Kuroki – Satsuma Rebellion – Harper Collins (C)

Caro editore Piemme, perché non hai pensato di inserire anche questa mappa nella versione italiana? Era davvero così difficile?!
Ma nella versione originale non c’è solo la cartina geografica dei luoghi menzionati durante la narrazione, con segnalate le battaglie importanti. Ci sono un glossario completo dei termini nel testo, una cronologia storica ben spiegata della ribellione di Satsuma dall’ottobre 1873 al febbraio 1889, un riepilogo dei numeri importanti intorno a quell’epoca (ad esempio, nelle scuole di Takamori Saigō c’erano ben 7.000 samurai), l’albero genealogico di Isla MacKenzie, la lista dei personaggi del romanzo, suddivisa tra personaggi di fantasia e personaggi storici realmente esistiti. Non dico che avrebbe svoltato del tutto il nostro giudizio, però ci avrebbe aiutato nella comprensione del testo.

In Italia Piemme vende la brossura con alette a 20 euro, l’ebook a 11,99 euro, con contenuti ridotti. All’estero Harper Collins vende il paperback a 17,99 dollari (15 euro), l’ebook a 1,99 dollari (1,71 euro). Ecco, mi sento molto più povera e defraudata in quanto lettrice. 🙁

Dai ringraziamenti dell’autrice, che sono invece uguali nelle due lingue, scopriamo un altro tassello della carriera di Poppy Kuroki:
A tutti coloro che mi hanno assunta come ghostwriter per i loro libri.
Ogni singolo progetto mi ha insegnato a essere una scrittrice migliore. Vi ringrazio.

…qualcuno dia una mano a Darius, che è svenuto e giace riverso a terra! XD

Cosa mi resta alla fine?

La nostra lettura condivisa si conclude con un giudizio concorde tra noi quattro, pur con qualche differenza nelle motivazioni: per Darius una sufficienza tirata, non è un romanzo da condannare ma non è nemmeno il primo romanzo che vorrebbe rileggere; per Luz, non è tanto il libro inadatto a lei, quanto piuttosto lei inadatta al libro, una letturina neppure da ombrellone, forse carina e divertente per una dodicenne; per Marina non è libro da leggere alla sua età, con altri (e alti) standard di lettura.

Io mi avvicino maggiormente alla riflessione di Darius: rientra nella mia categoria “un libro brutto con una storia bella” (e mi era capitato con un altro romance, in questo post: Ho letto un libro brutto, poi ho pianto perché è una storia bella) Scritto maluccio, senza alcun editing, nella versione originale inglese. Ben tradotto, ma poco curato dall’editore, nella versione italiana.
A distanza di diversi mesi (la lettura è terminata ai primi di giugno), non mi è rimasto lo stesso riverbero di altre storie d’amore e d’avventura – volendo togliere dal confronto un colosso come Outlander – che ancora oggi mi tornano alla memoria, di tanto in tanto.

Nel frattempo è stato annunciato il secondo libro di Poppy Kuroki.
Già nella copertina Gate to Kagoshima apparteneva alla serie Ancestor Memories (trad. le memorie degli antenati), ma non era chiaro come sarebbe proseguita la storia. Questo il secondo volume in pubblicazione per gennaio 2026: Passage to Tokyo  Stavolta la protagonista Yui Sanada attraversa uno strano passaggio sotto una statua di un samurai e salta dal suo 1995 indietro al 1923, inseguendo il fratellino. Sembra anche che l’amore scoccherà verso un’altra giovane donna.
Dunque il filo conduttore sembra essere quello fantastico dei viaggi nel tempo, ma dove ogni romanzo risulta autoconclusivo.
Però anche qui concordo con Darius: se è il primo libro di una saga poco importa, per me è già l’ultimo. 😉

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Comments (15)

Darius Tred

Ott 20, 2025 at 11:24 PM Reply

Mirabbile!

Sì, sì: mirabbile con 2 “b”.
Rimango strabiliato da quanta succosa sostanza riesci a tirare fuori da… tanta pochezza.
Nel frattempo il libro della Kuroki è stato inesorabilmente zeerclizzato dal sottoscritto.

E se non sai cosa vuol dire zeerclizzare un libro (ma sì che lo saprai…) ti basta visitare questo link:
https://mondadori.zeercle.com/
(E la tua libreria mi ringrazierà: non dovrà più tenersi sul groppone tanti romanzetti indegni).

Che dire?
Non potrei davvero aggiungere nulla a quanto già anticipato.
Ognuno di noi viaggia nel tempo come può: si viaggia nel passato con i ricordi, si viaggia nel futuro con i sogni.
(Non ricordo dove l’ho letta: ma non fa una piega…)

E si viaggia nel tempo con gli scrittori preferiti: tu hai viaggiato con zia Diana, io ho viaggiato con zio Michael.
Crichton non ha scritto una saga: ma il suo Timeline per me è un universo narrativo abbastanza vasto in cui perdermi.
A quanto pare non viaggeremo più nel tempo con la Kuroki.
E credo che questo valga per tutti noi 4 compagni di (s)ventura narrativa.

Barbara Businaro

Ott 21, 2025 at 7:02 PM Reply

Ma come sei riuscito a zeerclizzarlo? Se ci provo io, dopo il codice ISBN, Mondadori mi risponde così:
“Al momento non acquistiamo questo articolo a causa della domanda ridotta o perché ne abbiamo già quantitativi elevati in magazzino”
Quindi o non si vende proprio o troppi lettori l’hanno già rimesso in vendita. Non c’è manco bisogno della ristampa.
Qualcosa mi dice che il secondo libro non sarà manco tradotto in Italia… XD

E comunque ho capito, devo leggermi sto Timeline di Michael Crichton, me stai facendo na capa così su sto romanzo…!!! 😛

Luz

Nov 17, 2025 at 6:46 PM Reply

Darius, grazie per la dritta sullo zeerclizzare!!! Mi fionderò alla Mondadori di Ciampino a breve. 🙂

IlVecchio

Ott 21, 2025 at 4:05 PM Reply

Non appartiene al mio genere di letture, ma ho trovato interessanti le tue riflessioni. Dubito che la maggioranza dei lettori si spenda in analisi così approfondite. Certe volte sono proprio i libri brutti a farci apprezzare maggiormente quelli belli. : -)

Barbara Businaro

Ott 21, 2025 at 7:17 PM Reply

C’è una famosa frase di Coco Chanel (citata anche in uno dei miei film preferiti, “Una donna in carriera” con Melanie Griffith e Harrison Ford):
“Vesti male e noteranno il vestito, vesti impeccabilmente e noteranno la donna.”
Credo che si possa applicare anche alla scrittura, in questo modo:
“Scrivi male e noteranno la scrittura, scrivi impeccabilmente e noteranno la storia.”
L’analisi mi è servita a capire perché non sono riuscita a notare la storia, e non solo perché c’è troppo Outlander in questa Kagoshima.
Un lettore normale no, non si perde in queste analisi, ma chi vuole scrivere per conto mio deve. Gli errori degli altri ci aiutano a vedere anche i nostri. 😉

Marina

Ott 22, 2025 at 5:54 PM Reply

Lasciamelo dire così come lo direi a voce, Barbara: BEDDA MATRI, ma sei pazza (e bravissima, eh) a tirare fuori da quel libro una recensione così complessa e completa! Poi mi fanno impazzire i tuoi studi complementari su ogni cosa, frasi, traduzioni, biografie, recensioni altrui… Per me, l’autrice di questo romanzetto dovrebbe ringraziarti per l’importanza che le hai dato con questo post!
Mi hai fatto ripensare a quel cellulare e a quel portafogli fatto ritrovare sul letto dopo il rigenerante bagno! ‍♀️
Per me l’”isola” finisce qui!

Barbara Businaro

Ott 23, 2025 at 7:48 PM Reply

Credo che tutto sia scattato non tanto per il confronto con il romanzo Outlander, quanto invece per l’incredulità di vedere un editore riconosciuto per un certo livello di qualità (vedesi commento di Sandra in seguito) pubblicare un libro così poco curato, sotto diversi aspetti.
Voglio dire: le recensioni molto critiche c’erano già per la versione inglese, perché acquistarne i diritti per la traduzione, rischiando un flop clamoroso?
E così deve essere stato, perché sulla scheda Amazon in questo momento ci sono solo 7 valutazioni e 3 recensioni, troppo entusiastiche per altro, da far pensare siano recensioni di scambio, a fronte dell’invio gratuito del libro da parte dell’editore stesso. Nessuna di questa recensione cita il romanzo Outlander, segno che chi ha letto questo libro di Poppy Kuroki (se l’ha letto davvero tutto…) non conosce nemmeno tanto bene il genere, il mercato, il tema.
Di fatto, nemmeno Piemme sembra citare esplicitamente Outlander: la referenza l’ha inserita Harper Collins nell’edizione inglese, con parole prese dalla rivista Marie Claire: “Gate to Kagoshima is an action-packed adventure that opens in Scotland and makes its way to Kagoshima, Japan, as our heroine flees the ghosts of relationships past only to find new loves―and new heartbreak. Set at the close of the Samurai era, the story blends Outlander by way of Before the Coffee Gets Cold.” — Marie Claire
Forse l’editore Piemme è stato incantato da questo aggancio senza verificare prima la qualità del testo.

Giulia Mancini

Ott 23, 2025 at 6:31 AM Reply

Non è il mio genere, ma ti faccio i miei complimenti per l’analisi così approfondita. Certo che siete in quattro a non aver amato il libro e quindi cosa altro aggiungere? Tutti bravi nella perseveranza del portare a termine la lettura, nonché a scriverci un post

Barbara Businaro

Ott 23, 2025 at 7:51 PM Reply

Non fosse stata una lettura condivisa, forse l’avremmo abbandonato prima. Fino all’ultimo abbiamo sperato in un miracolo sul finale, anche perché la parte della Guerra era pure scritta bene. Invece no, le ultime pagine hanno confermato una scrittura ingenua, un ricalcare il romanzo Outlander in modo maldestro.
Questo paragrafo per esempio, mi ha urtato davvero tanto: la protagonista è ritornata al suo presente, l’hanno trovata vagare per la città, con i vestiti sporchi di sangue, sconvolta. La stavano cercando, era considerata una persona scomparsa e quindi è stata subito ricoverata in ospedale.

«Oh, e un’infermiera le ha portato degli assorbenti. Mi ha riferito che ieri sera le sono venute le mestruazioni.» Le fece un inchino e se ne andò, chiudendosi silenziosamente la porta alle spalle e lasciandola sola con il bip costante del monitor.
Le servì qualche istante per assimilare quell’informazione. Un altro, piccolo colpo al petto si unì al dolore che già provava. Nuove lacrime le affiorarono agli occhi. Cosa si aspettava? Cosa sperava? Che le sue notti piene di passione con Keiichirō avrebbero portato a una gravidanza? Forse ci aveva sperato, almeno un po’. Keiichirō era morto, ma forse, se fosse riuscita a riportare indietro qualcosa di lui…
Chiuse gli occhi. Era un pensiero sciocco, ma si concesse di piangere per il bambino che non avrebbe mai avuto. Di annegare nella delusione per un’impossibilità perduta per sempre.

Ecco, questo punto è forse l’unico che ho trovato offensivo nei confronti del romanzo Outlander. Nella serie di Diana Gabaldon infatti, nel secondo romanzo, Claire è costretta a tornare al presente, poco prima della disastrosa battaglia di Culloden, dove – la Storia le insegnava – sarebbero morti tutti i guerrieri dei Clan scozzesi, compreso il suo Jamie. Proprio lui la rimanda al futuro, perché porta in grembo suo figlio. Quindi sì, Claire torna incinta proprio del suo Jamie.
Perché cavolo Poppy Kuroki deve scrivere questo paragrafo? Poteva benissimo saltare tutta la questione, nessuno gliene avrebbe chiesto conto. E avrebbe potuto evitare quel “Era un pensiero sciocco” che sembra proprio riferirsi al mio romanzo prediletto. 🙁
Qui avrei letteralmente buttato il cartaceo dalla finestra (ma stavo leggendo un ebook e buttare il Kobo proprio no).

Sandra

Ott 23, 2025 at 7:32 AM Reply

Tra poche cose salvate, la battaglia, svarioni clamorosi e scopiazzamenti chiaramente non ci induci a leggerlo, ma a me interessa il fenomeno editoriale. Perché una cosa del genere avrei detto che l’avesse pubblicata Newton Compton, invece è Piemme che è un po’ in calo, una volta leggevo molti più romanzi pubblicati da loro, ma comunque rimane qualitativamente migliore in generale. Che dire? Certi piedi in fallo tra chignon e cellulari vanno sistemati in fase di editing e ci si immagina che in Piemme abbiano dei buoni editor… va anche detto che cavalcare un’onda, l’onda Outlander in questo caso è una pratica assai diffusa, con dubbi risultati, ma da Twilight quanti vampiri abbiamo visto? E maghi dopo Harry Potter? Si cerca il successo sicuro,
Purtroppo sentirsi defraudati non è mai una bella sensazione da lettrice.
Concludo trovando una nota positiva a margine, grazie al commento di Darius mi ha ricordato l’esistenza di Zeercle che volevo provare, visto che ho una libreria aderente sotto casa, l’avevo visto ma poi me ne ero dimenticata.

Barbara Businaro

Ott 23, 2025 at 7:52 PM Reply

In Piemme avranno anche buoni editor Sandra, ma essendo questo un testo inglese, non potevano intervenire con un editing. Hanno acquistato i diritti di traduzione di un testo già pubblicato e dunque possono solo cercare di migliorarlo con una traduzione di qualità, non possono nascondere il portafoglio e il cellulare dalla storia.
L’errore qui è stato fatto a monte da Harper Collins e Piemme non ha evidentemente verificato bene la qualità del manoscritto originale prima di acquistarlo per il mercato italiano. Male, molto male. Se poi pensiamo a quanto viene invece richiesto a noi autori italiani, in quanto a qualità impeccabile del testo, prima di essere pubblicati da case editrici di livello, come sarebbe Piemme, c’è da incavolarsi di brutto.

Non contare molto sul servizio Zeercle, la rete è piena di opinioni negative. Sono pochissimi i libri che vengono accettati con un prezzo di rientro accettabile. Troppe persone hanno ricevuto una valutazione di solo 15 centesimi per libri in ottimo stato, di recente pubblicazione, ancora in vendita nuovi a 20 euro.
Da una parte, offrono poco se un libro vecchio non è richiesto, ma dall’altra offrono comunque poco se il libro nuovo è richiesto perché hanno i loro magazzini già pieni. Meglio provare prima con Libraccio, che mi sembrano più seri.

Sandra

Ott 23, 2025 at 8:58 PM Reply

Ho sperimentato Zeercle, prendendo 2.20 euro per un tascabile del 2024 che costa 13. Gli altri libri che ho valutato in effetti mi davano 15 cent quindi evito di portarli. Va detto che avendo la libreria sotto casa per me resta una comodità, rispetto al Libraccio che ho più lontano e che è sempre un incognita non avendo il servizio di valutazione on line, dove però ho anche venduto bene, ma anche riportato a casa tanto. Altra cosa da dire Libraccio dà i soldi cash, Mondadori no, una carta spendibile dove? Da loro ovviamente.
Ho scontato subito i 2.20 euro perché volevo comprare un libro che ne costa 18, molto osannato, lo troverete poi nel blog, che non avrei comprato se non fosse impossibile prenderlo al prestito ora che è il lettura al book club (dove la gente propone titoli che appunto non sono reperibili in biblioteca in tempi brevi, io non li voto mai, ma vincono lo stesso, questa sarà la prima e ultima volta che compro un libro che non avevo intenzione di leggere, fine del pippone sul circolo del libro), a quel punto ho fatto l’esperimento provando subito la valutazione ed è 2.87 euro.
Continuo a sperimentare: non è necessario avere i libri fisicamente, basta copiare il codice ISBN nel portale, prendo quindi l’ultimo Dan Brown che si intitola proprio ULTIMO ehehh segreto, ipotizzando di volerlo vendere prenderebbe 9.04 euro. Credo che sia il massimo, ma costa 27. Andiamo avanti e proviamo, poi la smetto, Ken Follett stesso ricavo 9.04, stesso prezzo di partenza, date di uscita molto vicine.

Barbara Businaro

Ott 24, 2025 at 3:48 PM Reply

Non mi vengono in mente molti titoli da provare. Devo effettivamente fare un ripulisti della libreria, sono certa che altri libri sono da lasciar andare, e magari alcuni non sono romanzi da donare alle casette del bookcrossing. In genere compro il cartaceo solo di romanzi e saggi che so di voler tenere, di facile consultazione, senza impazzire sul Kobo o sul computer. Adesso per esempio, dato che Mondadori sta esagerando con il prezzo delle ristampe proprio di Outlander, a fronte di un’edizione che tutto questo valore non ne ha, stavo pensando di rivendere i cartonati rilegati e passare alla brossura (preferisco la morbidezza delle brossure, da sempre). Ma ecco qui il risultato su Zeercle:
Outlander. La straniera, Mondadori Oscar Vault, da 25 euro a 7,39 euro
Outlander 2. La libellula nell’ambra, Mondadori Oscar Vault, da 25 euro a 3,92 euro
Outlander 3. La viaggiatrice, Mondadori Oscar Vault, da 28 euro a 7,63 euro
Outlander 9. Quando accadrà dillo alle api, rilegato, da 28 euro a – “non accettiamo questo titolo” (per altro, non hanno più pubblicato la brossura)
Ho anche altri due copie delle vecchie edizioni, sempre cartonati rilegati, ma del vecchio editore:
L’amuleto d’ambra. Outlander, Corbaccio, non trova nemmeno l’ISBN preso dal sito dell’editore
Il ritorno. Outlander, Corbaccio, anche qui non riconosce l’ISBN
Capisco che questi sono libri fuori produzione, ma esistono, hanno un mercato dell’usato, quindi dovrebbero almeno rispondere che non accettano il titolo.
Diciamo che se uno non ha voglia di rompersi le scatole con Subito.it o Vinted, allora vanno bene anche Zeercle e Libraccio.
Ma se si vuole massimizzare il guadagno (nel nostro caso, direi minimizzare la perdita), meglio venderli da sé. 😉

Luz

Nov 17, 2025 at 6:52 PM Reply

Barbara, tu sei stata bravissima in questa analisi, hai dato un senso a quella lettura strampalata di cui tutto il piacere è stato solo di condividerla. Confermo, non sono la persona adatta al libro in questione per tutti i suoi difetti e l’inconsistenza, ma potrebbe essere perfetto per le mie alunne 13enni, anche se non glielo consiglierei.
Lo scorso anno in terza media un gruppetto di ragazzine impazzirono per Love me, Love me. Hanno vissuto per quella storia una specie di delirio, con tanto di assenza da scuola (approvata dai genitori!!!) il giorno in cui uscì il seguito. Perché dovevano andare a fare la fila dinanzi a una libreria. Una di loro, ragazzina intelligentissima, lesse successivamente Jane Eyre dietro mio suggerimento e letteralmente si innamorò del romanzo. Fu comunque divertente per lei attraversare quella fase di follia per il protagonista di turno che rispondeva ai soliti cliché.
Poppy aveva fra le mani una buona storia (sebbene scopiazzata da zia Gabaldon) ma ne ha fatto una cosetta che continueranno a leggere milioni di persone appassionate di romance leggero e senza pretese. Anche quello è pubblico di acquirenti, il libro è un prodotto commerciale, ergo chapeau. Per me sarebbe perfetto per pareggiare le gambe del tavolo. 😀

Barbara Businaro

Nov 19, 2025 at 5:07 PM Reply

Sono andata a curiosare la tetralogia di Love me love me dell’autrice italiana Stefania S. uscita da wattpad e pubblicata da Sperling & Kupfer. A leggere le quarte di copertina, è la solita storia della ragazzina che si trasferisce in una nuova città e si innamora del bel tenebroso e dannato, al pari della serie After di Anna Todd, oramai di dieci anni fa.
Non posso pronunciarmi sullo stile, non avendoli letti, ma credo che ogni generazione passi per quel tipo di letture in adolescenza, fanno parte della crescita. In un certo senso, anche twilight di Stephenie Meyer ha avuto lo stesso ruolo per la mia generazione.
Se proprio devo fare un confronto sulla trama, almeno Poppy Kuroki si è impegnata in una storia più complessa del solito tira e molla col solito ricco e nevrotico (lasciando da parte la questione di aver ripreso a man bassa un bestseller mondiale). Poi sono storie che escono da wattpad, gli editori là vanno praticamente sul sicuro come ritorno di investimento e di Love me love me leggo che stanno già girando il film, in arrivo su Disney e Prime Video per Natale.
Jane Eyre è ben altra lettura, apprezzabile solo quando si è adulti. L’avevo letto anch’io giovanissima, ma poi rileggerlo all’università gli ha dato molto più senso.
Per contro, in questo momento sono persa come una bambinetta nella trilogia di Cassidy Blake, scritta da Victoria Schwab: Città di spettri (ambientato a Edimburgo, ecco perché ci siamo incrociati!), Tunnel di ossa, Ponte di anime. Si parla di fantasmi e del Velo da attraversare per incontrarli. Eh, non potevo resistere! 😀

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