It's time to leave Twitter. E' tempo di lasciare Twitter.

E’ tempo di lasciare Twitter

Non è stata una decisione facile, tanto da averla così a lungo rimandata, fino all’inevitabile. E’ giunto il tempo di lasciare Twitter, il caro piccolo uccellino azzurro cinguettante da ogni lato del mondo, dato spesso per agonizzante in tempi di pace, ma risorto nei momenti più difficili. Poi tristemente ribattezzato in una lugubre X, l’anonimato per definizione e il suo destino preannunciato in una croce nera.
Mi duole davvero il cuore, perché il mio profilo Twitter contiene un arcobaleno pieno di belle memorie, emozioni del passato quando funzionava davvero e azzerava quei sei gradi di separazione con un unico click. Pochi caratteri, una sola immagine, link accorciati, acronimi per semplificare il tutto, ma conversazioni interessanti e notevoli. Di quel passato non è rimasto niente, nemmeno le fondamenta.

Twitter è stato il secondo social network a cui mi sono iscritta, dopo aver compreso il funzionamento di Facebook, dove per altro mi sono aggiunta con qualche ritardo rispetto agli altri amici informatici. Non sono stata una pioniera dei social media, ma poi ho imparato ad apprezzarne le potenzialità e sfruttarli di conseguenza, per le amicizie reali, quelle virtuali a lunga distanza e pure per il lavoro.
Facebook era all’epoca molto usato in Italia, mentre Twitter mi serviva per seguire principalmente il fandom della serie televisiva Outlander, la stessa scrittrice della Diana Gabaldon, la community di My Peak Challenge e il profilo del nostro coach Sam Heughan. Però negli anni avevo trovato spunti e riflessioni interessanti anche su profili italiani, soprattutto nel campo del marketing e del personal branding. Nel frattempo qualche società aveva attivato un supporto diretto per l’assistenza, tramite chat privata, e questa era proprio una bella comodità. Soprattutto perché ancora rispondeva un essere umano e non un rincretinito di bot automatico, che non sa né leggere né intelligere.

Inutile girarci intorno: il declino di Twitter è cominciato il 27 ottobre 2022, quando è stato acquistato da Elon Musk, già amministratore delegato di SpaceX, società di servizi di trasporto spaziale, e Tesla, casa produttrice di auto elettriche. Già in quei giorni si registrò un primo esodo di utenti anglosassoni, per lo più di cittadinanza statunitense, che conoscevano il personaggio meglio di quanto filtrava qui in Europa. Lo stesso Musk all’epoca dichiarò: «Il motivo per cui ho acquisito Twitter è perché è importante per il futuro della civiltà avere una piazza digitale comune, dove un’ampia gamma di punti di vista può essere discussa in modo sano, senza ricorrere alla violenza. Oggi c’è un grande pericolo che i social media si dividano in casse di risonanza di estrema destra e di estrema sinistra che generano più odio e spaccano la nostra società.» (Fonte: Vanity Fair) A distanza di due anni questa dichiarazione fa ridere, molto amaramente ahimè.

Un altro secondo giro di account chiusi si è verificato dopo il 23 luglio 2023, quando Musk ha annunciato il cambio di denominazione in “X”. Operazione pensata male e riuscita ancora peggio: ha cambiato il logo del sito e dell’app ufficiale e introdotto un nuovo dominio, a cui però nessuno ha mai fatto riferimento, perché dopo 17 anni Twitter era un patrimonio collettivo, oramai consuetudine anche linguistica, e l’uccellino azzurro era l’essenza di tutto quel costruito. Di fatto abbiamo continuato tutti a chiamarlo Twitter, ignorando l’egotismo del suo proprietario.
Ma nonostante tutta questa resistenza, oggi la piattaforma non è più quella di un tempo e il pubblico interessante se n’è andato. Tocca prendere una decisione brutale, perché un social network senza utenti è un social network inutile.
Dopo una lunga agonia, si può dichiarare Twitter oramai clinicamente morto. 🙁

L’ultimo cinguettio di Twitter

La decisione di abbandonare Twitter viene dopo una lunga analisi del mio profilo: pur cercando di seguirlo costantemente, di pubblicare anche lì i post dal blog e delle mie letture, di partecipare a conversazioni sul tema della scrittura, non ho registrato nessun risultato apprezzabile per più di un anno.
Di fatto, rimanevo connessa alla piattaforma solo perché su Twitter sono presidio anche per profili di rappresentanza, condivisi con gli altri amministratori (ad esempio, per il gruppo Clan McPeakers Italian SPeakers, Ambassador di My Peak Challenge). Ma pure quegli account, qualcuno di tipo business/aziendale, qualche altro con una larga platea internazionale, hanno registrato un calo pauroso di interazioni.
Gli algoritmi sono cambiati, è diventato veramente difficile farsi leggere senza una sponsorizzata (a volte nemmeno quelle funzionano), ma soprattutto non ci sono nemmeno più gli utenti fidelizzati in tanti anni, sono tutti migrati altrove o non stanno più leggendo Twitter.

Dato che mantenere un profilo su un social media richiede tempo e dedizione, anche solo per mantenere quel collegamento in sicurezza, vale la pena rimanere in una piattaforma solo se ci sono dei riscontri tangibili. Nel caso di un social media, il risultato è la comunicazione: se stai “parlando” da solo, perché tutti gli altri sono usciti dalla porta, è uno spreco totale di energia. Questo vale sia per gli account di tipo business, che sono lì per promuovere un prodotto o un servizio, ma anche per un account personale come il mio, che comunque è associato al blog e vuole pubblicizzare la mia scrittura.
Credetemi se vi dico che è davvero una decisione triste, per me. Perché comunque Twitter c’era nei momenti di bisogno: non posso dimenticare infatti che durante il terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 io mi trovavo a nemmeno 70 km dall’epicentro e alle 3.36 del mattino ci siamo svegliati col cuore in gola, e in pigiama siamo scappati fuori dall’appartamento delle vacanze, in collina, arroccato su un pendio. Per un’ora abbondante, nessuna notizia su quanto stava accadendo, nessun telegiornale, nessun sito, nemmeno l’Ansa. Ci scrivevamo tutti spaventati su Twitter, l’uccellino era lì a cinguettare da una parte all’altra del centro Italia. Era nato come piattaforma per il “giornalismo condiviso” e la sua velocità di aggiornamento era anche dovuta alla maggior presenza di testo, rispetto alla pesantezza delle immagini di Facebook.

Dall’altra parte, non posso nascondere che la motivazione di questo abbandono è anche politica: i recenti risvolti elettorali degli Stati Uniti hanno influito nella decisione finale, non posso fingere altrimenti. Direi che è stata la mazzata finale al povero uccellino già ferito alle ali.
Eravamo in dubbio sulla permanenza degli account su Twitter ancora dopo la prima migrazione di massa, in seguito all’acquisto della piattaforma da parte di Elon Musk. Poteva essere per lui solo l’ennesimo investimento in perdita (la società Tesla, sia sulla carta dei bilanci che online nelle quotazioni di borsa, ha registrato un crollo del 45% dell’utile Fonte: Milano Finanza), l’ennesimo giocattolino di un miliardario annoiato, purché lo lasciasse funzionare come prima. Abbiamo resistito anche quando ha deciso di ammazzare l’uccellino nel logo e al suo posto metterci una X, il simbolo usato dagli analfabeti per firmare o una croce per togliere di mezzo qualcosa che non piace.

Ma ora basta. Rimanere attiva nella piattaforma (perché non è tanto la presenza dell’account, quanto l’utilizzo a determinarne il valore) mi fa entrare nei numeri considerati di supporto alle attività del suo proprietario Elon Musk, che è lontano anni luce dalla mia etica e pure dalla mia professionalità.
Per altro, a causa delle elezioni americane, ho dovuto ripulire anche il mio profilo Facebook da controverse amicizie (che già chiamarle “amicizie” è un largo eufemismo in alcuni casi). Perché va benissimo avere una pluralità di pensiero in qualsiasi ambito, è ciò che arricchisce la sfera umana, come cercare di leggere diversi genere letterari, anche quelli che meno ci piacciono. Però quel pensiero si deve basare su qualcosa di concreto, non posso accettare che in un discorso la motivazione sia “l’ho letto in internet” o “l’ha detto tizio”, andando anche contro evidenze scientifiche confermate o calcoli numerici inconfutabili. Il web purtroppo è diventato proprio ciò che aveva scorto Umberto Eco ai suoi inizi… 🙁

Di fondo sembra esserci questo bias cognitivo che al miliardario annoiato interessi la vita dei poveracci (e qui di miliardari annoiati ne abbiamo pure due…) Qualcuno è pure convinto che rappresentino il mito americano del self-made man, l’uomo che ha costruito la sua fortuna solo per merito, il successo come premio per il duro lavoro, partendo da una classe sociale inferiore. Ahimè no, sono nati miliardari, appartengono a famiglie ricche da almeno tre generazioni, tra capitali immobiliari del secondo dopoguerra e miniere di diamanti in Sudafrica, e potrebbero entrambi vivere tranquillamente di rendita. La povertà non l’hanno mai conosciuta, nemmeno mai sfiorata, tanto basta cambiare canale al televisore. Ciò che interessa non è nemmeno il denaro, non ne hanno bisogno. Bramano il potere e quello non considera mai i poveracci, se non come mezzo sacrificabile.
Però per qualcuno costoro salveranno il mondo. Da chi o da che cosa ancora non l’ho capito.

Uno dei post più divertenti, quasi geniale nell’intento dell’autore di ottenere visibilità, visto che ha taggato praticamente mezza Hollywood, diceva più o meno così: il popolo americano ha dimostrato di votare con la propria testa, fregandosene altamente dei discorsi di cantanti e attori, confezionati tra una villa e un red carpet. Uhm. Però ascoltano i discorsi di un miliardario annoiato, confezionati tra diverse ville e parecchi red carpet… Non fa una piega questo ragionamento eh! Ma quelli che hanno condiviso questo post se ne saranno resi conto?!
Proseguiva poi con un’altra crociata, per boicottare musica e film dei personaggi dello spettacolo implicati in questa campagna, perché l’arte non deve sporcarsi con la politica. Uhm. Taggando però tutti gli artisti, a suo dire implicati nella faccenda, uno per uno, ha cercato di entrare – furbetto – nel loro algoritmo di visibilità. Vabbè, ci hai provato. Dubito che certi colossi d’oltreoceano si accorgeranno mai di questo personaggio in radio locale.
Per mio, perché sono “ribelle inside” per davvero, ho acquistato in blocco tutti gli album di Taylor Swift, in compact disc pure, non in formato digitale. Erano eoni che non acquistavo musica in supporto. Così toglierò anche un paio di radio inutili dai miei preferiti.

Quel che mi preoccupa sul serio è il rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima, per le politiche internazionali a contrasto del cambiamento climatico. Questa è al momento l’unica cosa che mi sta a cuore, dato che di pianeta Terra ce n’è solo uno.
Se a qualcuno non piace, che si prenda il suo razzo e si scaraventi pure su Marte.

 

 

Visualizza su Threads

 

Mi trovate su Threads

Tecnicamente, non chiuderò completamente l’account di Twitter, sia perché lì c’è parte della mia memoria storica e perché qui sul blog in alcuni articoli sono incorporati dei post da quella piattaforma, ma pure per una questione di sicurezza (se tu te ne vai, qualcuno può prendere il tuo profilo con un fake…) Non verrà però più alimentato da condivisioni e interazioni, non ci perderò altro tempo e concentrerò le mie energie altrove.

Mi trovate infatti su Threads, dove sono già attiva da diversi mesi, ma senza aver ancora preso effettivamente possesso del luogo e delle sue consuetudini: www.threads.net/@barbarawebnauta
Non sono contenta di essere solo esclusivamente nei social network di proprietà Meta, la triade Facebook, Instagram e ora appunto Threads. Ma al momento non vedo niente altro di appetibile per me e la mia scrittura. Anche la maggior parte delle mie amicizie americane è già migrata lì dall’apertura del canale.
Col tempo, troveremo tutti una nuova casa per Twitter. Sono convinta che l’uccellino, come una moderna araba fenice, rinascerà dalle sue ceneri. E’ che ci vuole tempo. E gli ultimi giorni, prima del falò, diventa proprio brutta brutta…

 

“Oh, era proprio ora. Da giorni aveva un aspetto orribile. Peccato che tu l’abbia vista nel giorno del falò.
Fanny è una fenice, Harry. Prendono fuoco quando arriva l’ora della morte. E poi loro rinascono dalle ceneri.
Ah, creature affascinanti le fenici!  Possono trasportare carichi molto pesanti, e le loro lacrime hanno poteri curativi…”
Harry Potter e la camera dei segreti – Warner Bros (2002)

 

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Comments (30)

Daniele

Nov 19, 2024 at 8:44 AM Reply

Chi ha abbandonato Twitter è chi aveva idee politiche contrarie a Musk e non mi pare una scelta intelligente e soprattutto matura. Dava loro fastidio che supportava Trump. Ci sta, ma la democrazia è fatta così: non tutti abbiamo le stesse idee e non può vincere sempre lo stesso partito, altrimenti è dittatura.
Inoltre non mi sembra che Twitter/X sia clinicamente morto. Entrare in un nuovo social, oggi, significa partire da zero e arrivare agli stessi numeri che si avevano su X sarà arduo se non quasi impossibile.

Barbara Businaro

Nov 19, 2024 at 3:04 PM Reply

Chi ha abbandonato Twitter nel momento dell’acquisto di Elon Musk, o subito dopo, quando si è presentato in sede con un lavandino in mano e ha licenziato in tronco 3.500 dipendenti solo per prevaricazione, probabilmente aveva già sentore di come sarebbero cambiate le regole dentro la piattaforma. Chi abita negli Stati Uniti, e ho parecchie amicizie anche tra professionisti di marketing e social media, potrebbe risponderti meglio di me sulla questione. Perché si possono, anzi, si devono avere idee politiche differenti per equilibrare correttamente tutte le posizioni, ma alcune idee politiche – quelle che riguardano il ruolo della donna nella società, il tema dell’aborto come scelta libera, per non parlare della questione dell’immigrazione – sono pericolose, soprattutto se poi il dialogo degenera in violenza. Peggio: i toni si esasperano quasi appositamente. Dividi et impera …mentre tu te ne stai ancora comodamente seduto sul divano della tua villa di lusso.
Del resto, anche Mark Zuckerberg ha le sue idee politiche, ma gli utenti non sono scappati così in massa dai social di Meta, nemmeno dopo il fattaccio di Cambridge Analytica.
Guarda, per i nostri profili (e praticamente ne ho un centinaio in gestione, anche se non tutti di mia gestione diretta) uscire da Twitter in questo momento non ci è costato niente, perché, come ho già scritto, i numeri sono morti nell’ultimo anno. Da quando abbiamo dato l’annuncio di esserci spostati su Threads, un paio di settimane appena per alcuni profili, abbiamo già recuperato gli utenti storici che avevamo perso. Erano già tutti là, qualcuno invece si è aggiunto da Mastodon e da Bluesky. Dati alla mano, è stata una buona mossa e andava fatta prima, almeno per noi. 🙂
Se tu continui ad avere dei riscontri su Twitter, ti conviene rimanerci. Ma io nell’ultimo anno non ho visto nemmeno un tuo post, tanto che ero convinta fossi già uscito da parecchio, pensa! Ricordavo anzi che eri proprio contrario a perdere tempo sui social…

Daniele

Nov 19, 2024 at 3:24 PM Reply

Io non ho riscontri neanche su LinkedIn, perché ci sto poco sui social. Su Twitter, comunque, ci sono miei post: condivido qualcosa ogni tanto, quasi ogni giorno.

Barbara Businaro

Nov 19, 2024 at 5:17 PM Reply

Linkedin è un social network molto di nicchia, per il comparto lavorativo del terzo settore. Non lo vedo funzionare molto per la scrittura, nemmeno in campo editoriale.
Però mi è servito all’epoca a cambiare lavoro, mi ha aiutato a trovare buoni contatti nel mio ambito. Anche adesso ci seguo aziende e professionisti in campo informatico e del marketing, semmai decidessi di tornare nel settore privato. Mai dire mai.

Daniela Bino

Nov 19, 2024 at 11:58 AM Reply

Abbandonare Twitter (“X” proprio non si può sentire) è una scelta indubbiamente libera e necessaria, per esprimere rammarico e disapprovazione nei confronti di chi si appropria di un social per poterne fare una “bancarella” delle proprie idee, più o meno balenghe che siano. Non c’è spirito democratico in questo. Ma, si sa, “vasa inania multum strepunt”. E non mi riferisco solo al sudafricano.

Daniele

Nov 19, 2024 at 12:01 PM Reply

Se non ti piacciono le idee di Musk, basta non seguirlo. Questo è spirito democratico. Su Twitter c’è chi critica, anche aspramente, Musk, eppure non viene bannato. Se non è questo lo spirito democratico, allora qual è?

Barbara Businaro

Nov 19, 2024 at 3:08 PM Reply

Beh no. Anche uscire dalla piattaforma è espressione di spirito democratico. Bisogna infatti considerare come funziona un social network: il guadagno è dato dagli introiti pubblicitari e dai servizi a pagamento della piattaforma e il valore di entrambi sale in proporzione non al numero degli utenti iscritti (e lo sa molto bene Elon Musk che prima dell’acquisto di Twitter contestò proprio quella valutazione, parlando di un eccesso di profili falsi), ma al numero di visualizzazioni e interazioni. Quanto più sono attivi gli utenti (postando, rispondendo e condividendo), tanto più le aziende sono disposte a pagare per essere mostrate nella piattaforma. E mi pare pure strano doverlo spiegare.
Quindi uscire da Twitter (o rimanere inattivi come hanno scelto altri) è un altro modo democratico per esprimere il proprio disappunto, colpendo là dove ha più senso: il bilancio economico. Se poi guardi le impennate di registrazione nuovi utenti su Threads, compreso Stephen King giusto da qualche giorno: altri 15 milioni in sole due settimane a Novembre!
Alla fine di tutto, se sei un’azienda, investirai tempo e denaro solo dove i numeri sono sufficienti a garantire un ritorno. E questo avrà certamente un impatto. E’ il mercato baby.

Daniela Bino

Nov 19, 2024 at 9:02 PM Reply

Ecco, appunto! “Vasa inania multum strepunt”. E con questo tutto dissi!

Barbara Businaro

Nov 20, 2024 at 3:09 PM Reply

Tradotto per chi a scuola non ha studiato il Latino: I vasi vuoti fanno molto rumore.
Eh, però anche un vaso vuoto può fare danno, se ci finisce in testa da grande altezza. Ecco perché è bene non sottovalutare nemmeno i vasi vuoti.

Barbara Businaro

Nov 19, 2024 at 3:06 PM Reply

Daniela, anche senza considerare lo spirito democratico, non c’è nemmeno spirito imprenditoriale!
Ma del resto, se sei un miliardario annoiato, non hai problemi a spendere soldi per acquistare un social network e poi smantellarlo. Un’operazione in perdita come un’altra, lo utilizzi per un po’ come vetrina mediatica e poi lo chiudi, senza drammi. Tanto morto un social se ne fa un altro. E sarà quello dove si sposta la maggioranza degli utenti.
In effetti, è quello spostamento ad essere democratico. 😉

Sandra

Nov 19, 2024 at 6:46 PM Reply

Non ero su Twitter, ma se lo fossi stata di certo ora me ne sarei andata. Se poi questo fa di me una persona poco intelligente e immatura, beh, ho altri parametri per valutare la gente.
E’ un peccato lasciare qualcosa dove ci sono tracce importanti di noi, su Instagram io ho scritto cose che ora che ci penso dovrei salvare anche altrove, ma in effetti nel tempo ho commentato blog poi chiusi e delle mie parole non è rimasto nulla, anche se erano temi a me molto cari.
Tornando a Musk, non mi piace per niente, perennemente strafatto, gli si sono proprio fusi i neuroni.

Barbara Businaro

Nov 19, 2024 at 7:57 PM Reply

Ecco, mi hai ricordato i tanti blog chiusi definitivamente, perduti per sempre, dove anch’io ho commentato. Anche di quelle parole non è rimasto nulla.
Per quanto riguarda Instagram, puoi chiedere un download delle informazioni (testo e foto) condivise sul tuo profilo, qui trovi come:
Accesso e download delle proprie informazioni su Instagram
Dalla richiesta possono metterci anche 30 giorni per renderti disponibile il pacchetto da scaricare (formato HTML o JSON, comunque qualcosa di abbastanza leggibile).
In quanto a Musk, sì, ha dichiarato di fare uso di Ketamina, sostanza usata nella cura della depressione, ma anche uno psichedelico degli anni hippy, che genera dipendenza e diversi effetti collaterali. Se poi ci associamo l’altra sua dichiarazione, in merito al primo impianto di un chip cerebrale su un essere umano, per la riabilitazione delle persone paralizzate, ma potrebbe potenziare pure le capacità cerebrali, il personaggio diventa alquanto oscuro…

Sandra

Nov 19, 2024 at 8:14 PM Reply

Wow, che info utile che mi hai dato! Grazie. Il bello dei social, quando ci sono dietro persone competenti ed empatiche, il resto è super fuffa.

Barbara Businaro

Nov 20, 2024 at 3:09 PM Reply

Più che il bello dei social, è il bello della rete. Che c’era prima dei social. 😉

brunilde

Nov 20, 2024 at 11:24 AM Reply

Ebbene si: non bisogna avere paura di schierarsi. Con rispetto per tutti, ma con decisione. Ora più che mai.

Credo di essermi iscritta a Twitter, molto tempo fa, ma non l’ho mai usato. Proprio mai.
A dirla tutta, non saprei neanche come fare a disiscrivermi…
Zero interazioni o visualizzazioni, con me Mask fa poca strada!

Barbara Businaro

Nov 20, 2024 at 3:10 PM Reply

Come si dice qui da me: “Paura e schei mai avui!” (paura e soldi mai avuti) 😀
Cancellare l’account da Twitter è abbastanza semplice: entri nel tuo account (devi ricordarti la password o fartela resettare); puoi richiedere un backup dei tuoi dati alla voce “Scarica l’archivio dei tuoi dati” (c’è una procedura con un codice di verifica, poi ci vogliono almeno 24 ore per avere il file archivio da scaricare); vai su “Disattiva il tuo account” e clicca su “Disattiva”. L’account viene disattivato subito, ma resta in uno stato di sospensione per 30 giorni. Una sorta di “periodo di ripensamento”, per cui in ogni momento puoi riattivare l’account, come fosse successo niente. Passati quei 30 giorni senza attività, l’account viene cancellato definitivamente.

A proposito di strada, in questo periodo Emme romba malandrina quando supera una Tesla…
Il suo meme preferito tra quelli in rete in questi giorni: Boicotta Elon Musk, brucia la tua Tesla! XD

Giulia Mancini

Nov 20, 2024 at 8:15 PM Reply

In effetti ho pensato anch’io di abbandonare Twitter, tuttavia non è che sia molto attiva su questo social che, all’inizio, mi piaceva molto di più, ora leggo solo commenti feroci di vari leoni da tastiera, ed è piuttosto sconfortante. Seguivo alcuni personaggi che di recente hanno abbandonato X ma per ora resto, tanto è già da un po’ che faccio il semplice “osservatore”
Quando Musk ha cancellato l’uccellino mi è stato subito antipatico, ma oggi mi sembra molto pericoloso abbinato a Trump, non so chi dei due sia meglio. A questo punto a sostegno delle migliori teorie del complotto comincio a pensare che Musk abbia caldeggiato la campagna di Trump con un preciso e spaventoso programma (un nuovo ordine mondiale forse…). Quando il potere politico è detenuto da miliardari che non sanno cosa significhi sudarsi il pane quotidiano non mi aspetto nulla di buono. Noi poveri comuni mortali siamo mosche da schiacciare per loro e un grande pericolo per la democrazia.

Barbara Businaro

Nov 21, 2024 at 6:36 PM Reply

Guarda, sono appena usciti altri dati su quello che è stato battezzato #TwitterExodus, sulla rivista Fortune: dall’acquisto di Twitter, sono stati persi il 14% di utenti attivi mensili, mentre nell’ultimo anno ha perso un 38% di utenti attivi giornalieri (quindi gli assidui, una perdita di grande valore). La piattaforma, acquistata nel 2022 per 44 miliardi di dollari, oggi vale solo 9 miliardi, una perdita dell’ 80%. Gli introiti pubblicitari stanno colando a picco: prima delle elezioni erano al -24% nell’anno, ma dopo l’uscita dalla piattaforma del Guardian, il quotidiano britannico con 10 milioni di utenti fidelizzati, stanno seguendo a ruota altre aziende e da qui un altro profondo picco a ribasso, ancora da stimare. Fosse stata un’altra società, avrebbe già dichiarato fallimento e consegnato i libri contabili per proteggere gli investitori. Ma Musk può permettersi di assorbire le perdite col proprio capitale.
E questo spiega la pericolosità del miliardario annoiato, quando riceve consensi pieni di entusiasmo e di certezze granitiche. Meglio avere sani dubbi.

Darius Tred

Nov 20, 2024 at 9:09 PM Reply

Non posso che alzarmi in piedi per una standing ovation per questa scelta.
Che condivido in pieno.

(…che poi, se ripenso a Musk, non posso fare a meno di ripensare alla sventura che ha avuto: leggere quella Guida là in gioventù. Quanti danni che può fare una lettura sbagliata!
La ketamina…
Un social finito in un puff…
La voglia incontrollabile di sparare razzi…
il sostegno sfegatato per Trump…)

Barbara Businaro

Nov 21, 2024 at 6:38 PM Reply

Eh lo so, tu avevi già lasciato Twitter due anni fa, perché già lo usavi poco e Elon Musk si è impegnato a fartelo pure odiare.

(…però eh, non ci credo che Musk abbia letto la Guida galattica per gli autostoppisti, o se l’ha letta, già allora si faceva di Ketamina e non ci ha capito un’emerita cippa!
Se l’avesse letta per davvero, invece di farsi di Ketamina, preferirebbe il Gotto esplosivo pangalattico, la migliore bevanda alcolica dell’Universo…
“…quando si beve un Gotto Esplosivo Pangalattico si ha l’impressione che il cervello venga sbatacchiato da una fettina di limone legata intorno a un grosso lingotto d’oro.”
E invece di perdere tempo coi razzi, potrebbe migliorare il Motore a Improbabilità Infinita…
Anche se, diciamolo, il Motore a Improbabilità Infinita funziona comunque meglio di una Tesla…
Ma soprattutto, saprebbe che la risposta è 42, non X… 😎 )

Darius Tred

Nov 21, 2024 at 6:58 PM Reply

…mi verrebbe da chiederti se queste citazioni te le ricordi a memoria o se te le sei segnate da qualche parte.
Ma ho paura a conoscere la risposta…
🙂

Barbara Businaro

Nov 22, 2024 at 5:56 PM Reply

Potrei risponderti… ma a te piacciono i finali sospesi, no? 😛

Marina

Nov 24, 2024 at 5:36 PM Reply

Se la linea politica della questione si è associata agli altri motivi di disaffezione va bene, ma se tutto nasce come reazione all’elezione di Trump supportata da Musk allora sono meno d’accordo. Insomma, questo social per molti andava bene fino a ieri e improvvisamente no, dopo l’elezione del nuovo presidente americano? E se anche fosse una risposta, un’espressione di dissenso, che valore potrebbe avere agli occhi di Musk? Sai che gliene frega a sto signore di vedere migliaia di utenti chiudere l’account, anzi gli fanno pure un favore: quanti lo avversavano o mal lo sopportavano si sono autoeliminati, meglio di così!
Io, a onor del vero, non frequento più Twitter (lo chiamo ancora così, l’altro nome proprio non mi è mai andato a genio) da anni, sono ancora iscritta perché ho un gruppo privato di amici con cui condivido eventi culturali e letture, per il resto non lo aggiorno da secoli. A momenti sto poco anche su Facebook: non lo so, ho meno slancio verso i social. Non so rinunciarvi del tutto per le cose belle e intelligenti che ancora so scovare, ma ogni polemica mi disgusta, non parliamo poi di politica…

Barbara Businaro

Nov 25, 2024 at 1:13 PM Reply

Ognuno è libero di esprimere la sua opinione, nei limiti del consentito dalla legge. E per quello che comprendo dal di fuori, è proprio su quel “consentito dalla legge” che vertono le preoccupazioni di parte della cittadinanza statunitense, i loro diritti costituzionali messi in discussione. Twitter andava già male prima (infatti la diaspora è cominciata già dall’acquisto di Elon Musk, come ho scritto), ma sì, la situazione è precipitata a seguito delle elezioni americane, perché è stato confermato dallo stesso Donald Trump che Musk avrà un incarico di governo, pare per l’efficienza delle agenzie federali. Considerate le società possedute e amministrate da Musk, si profilano diversi conflitti di interessi, ma interessi astronomici, che in Italia al confronto avevamo solo barzellette da bar.
Perciò, qualcuno per dissenso politico, qualcuno per sicurezza informatica, qualcuno anche per benessere psicologico (conosco pure chi ha spento completamente i social, tornando alle care vecchie mail), un’altra ondata di utenti ha lasciato Twitter dopo i risultati elettorali. Che gliene frega a Musk? Forse poco, forse molto. Come ho già spiegato sopra, i social campano di introiti pubblicitari. Se ne vanno gli utenti, se ne vanno le aziende, se ne vanno gli incassi. Può Musk sopportare col proprio capitale personale queste perdite? Sicuro. Ma che gli serve un social media così svuotato a questo punto? Se la canterà da solo, contento lui.
Forse proprio perché frequenti poco Twitter, non hai risentito del cambiamento imposto da Musk. Le conversazioni sono degenerate sempre di più proprio in politica e le cose belle sono sparite in mezzo al caos. E adesso, sono spariti tutti.
Il valere di un social media, lo dice il nome, è la componente sociale. Se non questa manca, la gente non lo usa.
E allora che ci sto a fare anch’io? Meglio spegnere tutto e aprire un libro, no?! 😉

Luz

Nov 26, 2024 at 7:33 PM Reply

Barbara, ti stimo. Ma questo lo sapevi già. Ti stimo assai più adesso che mi hai fatto scoprire come riesci a commentare chi non vede un atto democratico nell’aver mollato la piattaforma del miliardario annoiato che assieme all’altro miliardario annoiato vuole fare del mondo il proprio giocattolino. Per come sono fatta io, avrei mollato al cambio di nome, che equivale a una cambio di identità. Per non dire poi di tutto il marciume che Musk (Ma questo da dove è sbucato fuori, mi sono sempre chiesta, con questo nome da fumetto che manco pare vero? Sto approfondendo in queste settimane grazie a dei creator molto in gamba su Instagram) ha cominciato a postarvi, ultimamente anche la sua oscena sparata sulla magistratura italiana.
“X” è ormai una piattaforma a suo uso e consumo, il campo libero del suo rutto quotidiano, praticamente un luogo impossibile. Se fino a poco tempo fa Telegram era il regno dei guru complottisti, ora anche “X” offrirà loro un bell’asilo.

Barbara Businaro

Nov 28, 2024 at 7:27 PM Reply

Grazie della stima Prof! 😀
Probabilmente le mie riflessioni partono da un concetto ben preciso: i social media non sono gratuiti, siamo consumatori di un servizio che paghiamo in termini di profilazione dei nostri comportamenti e pubblicità che siamo costretti a vedere di conseguenza. Dunque, come consumatori abbiamo il diritto di rifiutare un servizio che non ci aggrada più. Se l’operatore di telefonia mobile ci aumenta del doppio la tariffa, possiamo decidere di cambiare gestore, no? Con i social è esattamente la stessa cosa, per un semplice utente con un account personale: ha il diritto di abbandonare la piattaforma. Agli altri va bene continuare ad esserci e trovano stimolante impiegare il loro tempo con quel tipo di contenuti? E’ altrettanto loro diritto continuare a ricevere quel servizio che ritengono ancora adeguato. Saranno poi le severi leggi del mercato, in primis quella dell’equilibrio tra domanda e offerta, a decidere il futuro di quel servizio. Al momento, la domanda di Twitter sta scappando da altre parti…

Poi c’è la questione politica e l’atto democratico di abbandonare una piazza pubblica dove stanno urlando a squarciagola qualcosa che si scontra profondamente con i propri valori etici. Pensiamo alle elezioni in casa nostra, con un’altissima percentuale di astensionismo. Per dire: nel 1979, prima volta delle urne europee, l’affluenza fu dell’85%; lo scorso giugno, sempre per le elezioni europee, appena il 49,69%, non si è raggiunta manco la soglia del 50. Quand’ero giovane, a maggior ragione che prestavo servizio come Presidente di Seggio elettorale, questa cosa mi urtava davvero parecchio. E’ l’unica occasione che abbiamo per esprimerci, perché sprecarla?! Ora che conosco davvero molte persone non votanti, anche di altri paesi, capisco meglio le loro posizioni: il non-voto è espressione di voto esso stesso, è forse la più terribile perché implicitamente dice “mi fate schifo tutti” ma anche “non perdo nemmeno il mio tempo per imbucare una scheda bianca”. La differenza è abissale nei conteggi: l’astensionismo delegittima il vincitore (perché la percentuale di vittoria è decisamente risicata rispetto alla popolazione), mentre la scheda bianca legittima qualsiasi risultato, pur esprimendo lo stesso schifo. Ecco, abbandonare Twitter in questo momento corrisponde allo stesso atto democratico di astenersi dalla votazione. Quindi comprendo chi ha fatto questa scelta e la rispetto al pari delle altre.

Su Musk… tu lo senti come un nome da fumetto, a me viene in mente il dopobarba Denim Musk di mio padre… e mi dispiace perché ha pure una buona profumazione, uffa.
Mi sembrava una persona in gamba, all’epoca della creazione del servizio di pagamenti elettronico PayPal. L’idea era geniale, ma è anche vero che in quei tempi mancava tutto, internet era tutto da creare, e non ci voleva molto – avendo dei capitali – per rincorrere il successo. Adesso non so più cosa sia diventato, o forse lo era sempre stato?!
Ho adorato il nostro Presidente Mattarella, che gli ha risposto con coerenza, fermezza e signorilità. Soprattutto quest’ultima, lontanissima anni luce dalla rudezza di Musk. Lui capisce solo di lavandini… XD

Luz

Nov 30, 2024 at 7:48 PM Reply

Su Musk sto scoprendo aspetti inaspettati. Mi aspettavo, essendo uno dei nuovi personaggi emersi dalla rivoluzione digitale, che fosse uno alla maniera di Steve Jobs e affini, invece no. Nel privato c’è un fatto che lo ha imbestialito, riguarda una figlia. Ma nel pubblico, l’incoerenza, prima del tutto contrario al Trump per il suo negazionismo climatico, dichiarava di volersi tenere fuori dalla politica ed era un progressista (per esempio era dichiaratamente pro diritto all’aborto). A un certo punto, e proprio per quel fatto privato, comincia a lanciare proclami transfobici, a mutare casacca, in particolare dopo l’acquisto di Twitter. Insomma, per non farla lunga, non ci vedo esattamente una “brava persona”, ecco.
Possiede l’arroganza degli arricchiti, quel tipico atteggiamento da delirio di onnipotenza. Peccato, una persona così intelligente… 🙂

Barbara Businaro

Dic 02, 2024 at 7:45 PM Reply

Credo che entrambi, Trump e Musk, stiano sfruttando l’altro per raggiungere i propri scopi, ancora poco chiari. Sarà da vedere fino a quando durerà questo sodalizio e quali danni noi poveracci dovremo affrontare…

Luca

Feb 01, 2025 at 4:35 PM Reply

Ho lasciato X da qualche settimana ormai. Lasciato nel vero senso della parola, perchè ho cancellato tutti i miei 140k post pubblicati in 17 anni e li ho spostati tutti su Bluesky. Avevo 20 mila follower, ma se ora scrivo su Bluesky con 1500 follower il livello di interazione e “engagement” è decisamente superiore. La mia non è una scelta politica, onestamente di Musk e Trump me ne frega ben poco. La mia è una scelta consapevole verso una internet decentralizzata, dove torno ad essere io, l’utente, al centro e decido di poter avere la mia presenza online senza dover necessariamente dare via la mia libertà e i miei dati a qualcun altro che può controllare cosa gli altri possono vedere e cosa no.
Con Facebook ci sono vicino, per ora l’ho cancellato dal mio iPhone. Su FB, per 15 post nella tua bacheca, solo 4 sono di tuoi amici, gli altri sono: 5 pubblicità e gli altri 6 sono post che arrivano da gruppi dove non sei iscritto e che hanno l’unico scopo di verificare il tuo livello di interesse per un certo topic, che diventerà parte della conoscenza che FB ha di te e quindi informazione usata per mostrarti ulteriore pubblicità. Anche no, onestamente voglio decidere io cosa vedere e cosa no.
In passato avevo abbandonato Whatsapp, ma purtroppo le persone seguono la massa ed è molto difficile abituare gli altri e uscire dalla comfort zone e darci un taglio. Dovrei riprovarci, ma la vedo davvero difficile…

Barbara Businaro

Feb 02, 2025 at 3:08 PM Reply

Benvenuto nel blog Luca. 🙂
Quanto tempo è passato da questo mio post, era solo novembre eppure sembra così lontano adesso…
Bluesky non è nemmeno entrato tra le opzioni possibili, perché non molto utilizzato dal target di riferimento. Ho visto molti amici americani lasciare Twitter a favore di Bluesky (e sono venuti a scriverlo su Facebook, l’unico social che al momento offre la creazione e la gestione avanzata di gruppi). Considerando la scrittura qui in Italia, Bluesky non ha abbastanza numeri per essere appetibile a un esordiente come me. Non lo escludo per il futuro, però. Dalla chiusura di Google Plus G+ ho imparato però che i miei contenuti devono stare fuori dai social media, in una piattaforma esclusivamente mia, e che i social devono servire solo per allargare la conversazione.
Su Facebook di pubblicità ne vedo poche, probabilmente perché oramai sono talmente ripetitive che l’occhio è allenato a saltarle automaticamente (e infatti le sponsorizzate stanno perdendo efficacia). In quanto alla profilazione, devo essere uno dei peggiori utenti perché i contenuti pubblicitari sono proprio sbagliati. A volte li devo pure segnalare come fuorvianti o inappropriati. Ma la forza di Facebook sono ancora i gruppi, che hanno sostituito i vecchi forum per gli utenti meno tecnologici.
In quanto a Whatsapp, non è mai stato installato sui miei telefoni. L’ho scritto nel 2021 e lo confermo ancora oggi: Si può vivere senza WhatsApp? Assolutamente sì. Anzi, è proprio senza Whatsapp che ti accorgi delle vere amicizie. 😉

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