
Guardare oltre l’orizzonte
È bello avere una meta verso cui tendere, ma alla fine è il viaggio che conta.
The Left Hand of Darkness, Ursula K. Le Guin
Siamo già in pieno Ottobre e io non so come è successo. Settembre è stato un mese davvero intenso, tanto da sembrarne almeno tre.
Appena le temperature esterne sono rientrate in valori sopportabili, tutto è ripartito, non solo la scuola e il traffico, aggiungendo pure qualche attività extra, derivante purtroppo da scadenze posticipate. In questo Ottobre mi ritrovo a seguire due cantieri di lavori straordinari, e quindi un balletto di preventivi, aggiustamenti, mail, verifiche, mail, misurazioni, mail, contestazioni. Le telefonate no, perché mi hanno insegnato già alle scuole medie che “verba volant, scripta manent”, le parole si sciolgono al sole, gli scritti restano scolpiti nella roccia. Anche in ufficio mi trovo con diversi progetti che si accavallano, tutti da concludere entro fine anno, anzi facciamo entro fine novembre che è meglio, compresa una dolorosissima migrazione di un intero sistema documentale (sento fin qua quel “azz!” degli informatici in lettura di questa pagina). Ecco perché in Settembre ho scritto solo un post in questo mio povero blog trascurato.
Questo è davvero un anno tutto strano. Non posso dire che sia un anno brutto, diciamo che è particolarmente sfidante.
Ve lo può confermare anche l’amica blogger e scrittrice Sandra Faé, con la quale non solo condivido l’oroscopo, ma pure la data di compleanno, 11 dicembre, seppure a qualche anno di distanza. Ci promettevano meraviglie lo scorso Gennaio per questo 2026, un anno di espansione positiva, di grandi scoperte e ritorno alla libertà dopo un triennio faticoso. E invece siamo qui, di settimana in settimana, a chiederci quale pianeta si metterà ancora di traverso, nonostante il sostegno del nostro padre Giove, che dovrebbe portarci fortuna, carisma, creatività, viaggi, ricchi premi e cotillon!
Devo comunque ringraziare le mie tre parole per una rotta scelte all’inizio dell’anno per accompagnarmi lungo il percorso. Ho imparato a riconoscere i Glimmer, quei micro momenti di gioia, pace, soddisfazione, umorismo e bellezza. Sono minuscoli, fugaci, una mezz’ora con un’amica o solo qualche minuto di lettura, anche pochi secondi di osservazione di un tramonto o una risata contagiosa ascoltata per caso. Ricordandomi di Gratitude, ho scelto spesso di ringraziare per quel poco che ho, invece di lamentarmi di quello che non ho (titolo per altro di un mio vecchio racconto di Natale: Quello che non ho) Non è una riflessione facile, perché la società moderna, fondata sul consumismo continuo, ci porta a desiderare sempre di più e solo il meglio per noi stessi, e la soddisfazione è effimera, svanisce con la prossima pubblicità. L’ultima parola, Reciprocity, mi ha aiutato a dosare le mie energie, anche se detesto fare calcoli nelle relazioni umane e la reciprocità ci va di molto vicino.
Di solito si arriva a Settembre con il secondo giro dei buoni propositi. Quello che non ha funzionato da Gennaio a Giugno, saltando l’estate che viene considerata comunque una lunga pausa (anche molti di noi lavorano il triplo per coprire i colleghi in vacanza), si ripropone con rinnovato entusiasmo alla ripartenza delle scuole, ai cancelli dell’autunno. Beh, no. Quest’anno quello slancio non l’ho sentito, nonostante mi sia anche impegnata parecchio in quel salto sospeso che vedete lassù, scattato esattamente il 29 di agosto nella cittadina di Krk, in Croazia. Non credevo nemmeno di riuscirci, considerati gli allenamenti ridotti dell’ultimo periodo e qualche fastidio di salute per l’età sopraggiunta. Questo scatto è stato un altro piacevole Glimmer.
Pochi giorni fa ho letto un articolo pubblicato da Riccardo Scandellari, blogger sul sito Skande.com, digital marketer e giornalista, autore di diversi libri sul Personal Branding e il Marketing Digitale: La distanza che ti separa dall’orgoglio, una considerazione lucida su quanto il confronto, che ci viene imposto dai vari social, sia solo una stupida truffa.
“Beh, mi dispiace ammetterlo, ma l’altra sera è bastato un attimo per farmi scivolare in quella spirale stupida e deprimente in cui, sono sicuro, ogni tanto finisci anche tu. Stavo scorrendo lo schermo del telefono e mi sono imbattuto nel profilo dell’ennesimo fenomeno della comunicazione. Uno che ha la metà dei miei anni, centinaia di migliaia di follower e un libro sempre in cima alle classifiche. Ho spento lo schermo e mi sono sentito come se avessi sbagliato tutto. All’improvviso la mia vita sembrava minuscola, come se avessi solo perso tempo.”
Caspita sì, mi succede spesso, eccome. Tutte le volte che prendo in mano lo smartphone mi è inevitabile osservare chi riesce a portare avanti i suoi progetti, mentre io sono continuamente bloccata a seguire la quotidianità di casa e ufficio che incombe. Come uscire da questa truffa?
“La cosa più importante che ho fatto non è l’ultimo libro che ho pubblicato né il fatturato di questo mese. È l’aver preso in mano una storia che sembrava già scritta e averne cambiato il finale. E scommetto che, se guardi bene nella tua vita, troverai una vittoria simile. Una di quelle che non puoi mettere sul curriculum, che non diventa un post da migliaia di like, ma che ti ha reso la persona che sei oggi.”
Così ci ho provato anch’io: mi sono guardata un attimo indietro, da dove sono partita, per comprendere quanta strada ho già percorso.
I miei nonni, contadini e allevatori, avevano potuto studiare solo fino alla terza elementare, e non tutti loro. I miei genitori, nati prima della riforma del 1951, sono riusciti a ottenere la licenza di quinta elementare e poi aggiungerci una scuola professionale. Di tutto l’albero genealogico, io sono stata la prima nipote a conquistare, con il sangue e con i denti, un titolo universitario, con una laurea in Scienze Statistiche (l’unica che all’epoca comprendesse le ore di Informatica, prima che la materia diventasse un percorso universitario distaccato). Mi sono trovata a lavorare come consulente informatico negli anni in cui quel settore era precluso alle donne, ti seguivano per i corridoi le battutine, con l’aggravante di essere pure bionda (però ammetto che talvolta ho usato il colore dei capelli a mio vantaggio, fingendo di essere più tonta di quel che sono 😉 ) Alla soglia dei quarant’anni, ho aperto questo blog e ho cominciato a scrivere, seriamente (non dico “riscrivere” perché quello che avevo scritto prima non era, a mio avviso, degno di nota). Dal niente, sono comunque arrivata a pubblicare storie su una rivista femminile a tiratura nazionale. Rispetto a ciò che la mia povera nonna Rina si aspettava da me, direi che ho notevolmente cambiato il finale. No, il finale ancora non lo conosco, ma ho certamente dato uno strattone al timone e modificato la mia direzione.
In questi ultimi mesi mi sembra di non navigare bene, ho la sensazione di essere ferma da troppo tempo, di fissare l’orizzonte senza vedere mai un approdo, mentre gli altri sono già tutti arrivati a destinazione. Proprio in questi momenti bisogna volgersi indietro, considerare quanto è stato fatto e quanto si è già conquistato, prima di tornare a guardare avanti. E magari saltare più in alto, per guardare cosa c’è oltre l’orizzonte, dopo tutte le difficoltà. Cosa mi attende là in fondo? 🙂
Un’estate senza scrittura
Quella di quest’anno è stata un’estate davvero complicata. Per due mesi interi, luglio e agosto, non sono riuscita né a scrivere né ad allenarmi per colpa del caldo estremo che ha colpito la nostra penisola, temperature che in Pianura Padana sono percepite ancora più elevate per il tasso di umidità. Nonostante l’aiuto del climatizzatore, a malapena mi rimanevano le energie per gestire casa e lavoro. Non ho mai sopportato granché le estati afose, sono una ragazza nata e cresciuta nella nebbia di dicembre, ma non mi piace eccedere nell’utilizzo del condizionatore (non lo impostiamo mai sotto al di sotto dei 26 gradi). Gli altri anni si trattava di gestire brevi periodi, di tanto in tanto un temporale di passaggio regalava un po’ di refrigerio e qualche giornata più fresca. Questa estate no, è stata una lunga agonia, soprattutto per noi che siamo lontani tanto dal mare che dalle montagne.
Ho dovuto sospendere tutto, allenamento, scrittura, uscite serali, gite fuori porta. Non era pensabile rischiare di rimanere bloccati in strada con 45 gradi percepiti dal corpo umano.
La sfortuna ha anche voluto che proprio a luglio dovessi cominciare un nuovo regime alimentare, per sistemare i valori sballati delle mie analisi (il colesterolo schizzato a 300 per motivi ormonali) e tutti i fastidi legati alla perimenopausa. Così ho iniziato una dieta personalizzata, 17 pagine di documento PDF che mi hanno stravolto, anche in maniera positiva, rivedendo tutte le mie convinzioni sull’alimentazione. E’ una dieta che mi porta a cucinare di più, pesando e misurando tutto sul mio piatto. Che è una bella fatica, oltre che un discreto dispendio di tempo, ahimè. Tempo che viene tolto, guarda caso, proprio alla scrittura. Non posso dire di patire la fame, anzi, ci sono dei giorni che le porzioni sembrano eccessive, però è un bel cambio delle mie abitudini. Devo ringraziare anche la mia dietologa (attenzione: non dietista e non nutrizionista, ma dietologa, quindi medico chirurgo con specializzazione in Scienza dell’Alimentazione, per trattare con competenza alcune patologie concomitanti), è una forza della natura, mi ha accolto con energia e positività, quando esco dal suo studio sono sempre più ottimista. I risultati ci sono, con 10 centimetri persi nel giro vita. I colleghi dicono che sembro pure più giovane, ma secondo me devono passare dall’oculista. 😛
Di fatto, la scrittura del mio romanzetto etto etto è rimasta bloccata da questa estate torrida, l’ultima volta che ci ho messo le mani era mercoledì 8 luglio e avevo cominciato la revisione del capitolo 3. Lo so con certezza perché il mio lavoro era organizzato in un pomeriggio a settimana dedicato solo a quella storia, di solito il mercoledì, e al termine di ogni sessione inviavo una mail di aggiornamento ad un’amica, che funge anche da coach di scrittura. Non le invio il manoscritto, non le chiedo nemmeno di rispondermi, anche se talvolta le condivido qualche dubbio su personaggi, ambientazioni, punti di trama, azioni e reazioni. Le mail servono innanzitutto a me, per tracciare il mio impegno da una parte (posso dire che ci ho lavorato per 26 settimane ad esempio) e per avere sempre un punto da cui ripartire la settimana successiva, dovesse essere tra altri due mesi. Servirà anche a dimostrare a un eventuale editore tutto il processo creativo senza l’utilizzo di Intelligenza Artificiale. 😉
In realtà qualcosa ho scritto comunque, perché anche quando non vuoi o non puoi, la mente non smette di pensare alla scrittura, anche se materialmente non scrivi. Ho preso appunti, di tanto in tanto. Un’idea, una frase, un “E se…?” come ispirazione per una trama, riportati nel mio quadernetto delle idee. In micro pezzi, disseminati in diversi post-it gialli e poi riscritti nel quadernetto, ho completato una bozza di un racconto con una struttura particolare. Adesso la devo lasciare decantare e poi rileggerla tra qualche tempo, per capire cosa sistemare, aggiungere o togliere del tutto. E’ comunque davvero poco rispetto a quanto avevo pianificato per questa estate.
A tutto questo si deve aggiungere pure la fuffa tecnica del blog, intendo il lato informatico di questa installazione di WordPress in hosting dedicato. Avevo investito tempo e denaro in un nuovo tema grafico, che poi si è rivelato una ciofeca galattica. Lo avevo acquistato ancora nel novembre 2024, dopo una lunga analisi su diversi temi disponibili, per funzionalità disponibili, compatibilità con i plugin in uso, velocità di caricamento, professionalità dell’azienda, canali di assistenza e soprattutto opinioni dei clienti. Dopo sei mesi, non avevano ancora aggiornato il tema con le nuove icone dei social (nuove si fa per dire, perché mancava Threads rilasciato più di un anno prima!), la guida all’installazione era confusionaria, l’assistenza alquanto latitante. Attendevo le loro risposte in merito, ma intanto hanno deciso di cambiare la licenza perpetua in un abbonamento annuale, con tanti saluti. Da questo luglio, il tema installato in un sito di test sta pure dando fastidio al blog principale, inviando mail a raffica per ricordami di acquistare l’abbonamento. Odio queste pratiche scorrette.
Credo lo cancellerò e rimarrà ancora l’attuale tema, anche se risulta lento in caricamento da mobile.
Solo a metà settembre, la newsletter di Wordfence, plugin leader nella sicurezza di WordPress, ha riportato un articolo con la spiegazione del malware autoreplicante che aveva attaccato e compromesso il mio blog nel Gennaio 2024: Inside a Malicious, Stealthy WordPress Must Use Plugin. Avevo raccontato in questo post quanto era accaduto, senza entrare nei dettagli tecnici: Questa rete piena di squali. Quindi sono stata così fortunata da subire in anteprima un attacco hacker in una forma sconosciuta, di cui non c’era letteratura fino ad oggi (pensa se due anni fa lo scrivevo io quell’articolo!! XD )
Anche la mia esperienza sulla piattaforma Substack (qui trovate il mio profilo:@barbarawebnauta), che sembrava il social della svolta per gli autori bistrattati dagli altri canali, si sta rivelando pressoché inutile. Le sue funzionalità danno maggiore spazio ai testi lunghi, più che a immagini e video, lasciando però anche la possibilità di pubblicare note brevi. Consente di gestire facilmente una newsletter gratuita oppure una riservata agli abbonati, dietro pagamento, come ad esempio la newsletter Vale Tutto di Selvaggia Lucarelli a 7 euro/mese o 70 euro/anno. Purtroppo però pare che su Substack siano gli utenti medesimi, prima ancora della forzatura imposta dall’algoritmo, a replicare gli stessi meccanismi degli altri social, proprio quelli di cui ci lamentiamo tanto. Così ci sono contenuti creati solo per aggiungere facilmente followers, i consueti click-bait di scarso valore, centinaia di guide su come raggiungere il successo (di qualsiasi forma di successo s’intenda) e il solito scambismo di like e commenti. Un vero peccato.
Non parliamo poi di Threads, un covo di vipere che spargono veleno solo perché si annoiano, senza portare niente alla discussione. Ma leggere un buon libro nooo?!
Ecco, parlando delle mie letture, voglio presentarvi un mio nuovo fantastico collaboratore: il quadernetto delle letture sparse.
Potrebbe sembrare un quaderno qualsiasi, beh, in effetti lo è, un semplice quaderno formato A5 di Monocromo colore violetto (perché non c’era il fucsia!), ma svolge l’importantissima funzione di mettere ordine al mio caos librario. All’inizio dell’anno mi sono ritrovata con la libreria fisica piena, cinque metri lineari fino al soffitto, con cartacei incastonati alla meglio, senza più riuscire a separarli per genere o autore. Con alcuni libri che so di voler leggere, ma forse non così essenziali da tenere per me, e quindi potrei liberare un po’ di posto. Anche il mio Kobo scoppiava di file ebook: c’è ancora parecchio spazio digitale da riempire, ma la ricerca dall’ereader funziona da schifo e io non riesco più a rintracciare i romanzi da leggere, già acquistati. Tra libreria indisciplinata e ricerca sul Kobo ostile, c’era il rischio di acquistarne pure una seconda copia. E le finanze dei lettori sono sempre precarie! 😀
Lo so bene da me che ci sono diversi software, app per smartphone e piattaforme online creati appositamente per gestire i propri libri, però io sono stanca di stare attaccata a uno schermo. Come informatico, dopo una giornata piena in ufficio, scusate tanto ma preferisco proprio la carta, preferisco girare le pagine, scrivere a mano, anche un po’ di lentezza se vogliamo essere sinceri.
Quindi ho preso un quaderno, ci ho attaccato un bell’adesivo “A book a day keeps reality away” (trad. Un libro al giorno tiene lontana la realtà) e ho cominciato a riportarci i miei libri ancora da leggere. Ho cominciato riordinando le mensole della libreria (per la verità non ho ancora finito, probabilmente finirò al prossimo Natale, nei giorni di quiete) e guardando le cartelle del Kobo connesso direttamente al computer. Questo quadernetto è organizzato secondo il mio schema mentale: alcuni sono per autore, altri per genere, non sono in ordine alfabetico (in realtà seguo le mensole o le mie preferenze), alcuni sono “Consigliati da…” (si ringrazia Sandra Faè che continua ad allungare le mie liste), altri sono “Letture per Halloween…” (per favorire la mia scrittura). Non è perfetto, come non lo è la mia mente, però sta funzionando. Mi aiuta anche dal trattenermi dall’acquisto compulsivo di nuovi libri! 😉
Visualizza questo post su Instagram
Storie vere che non sembrano più vere
Ma la delusione più forte di quest’anno, e sono qui a scriverlo dopo parecchi mesi, è stata la defunta collaborazione con la rivista Confidenze.
Dal 2019 al 2025 ho collaborato stabilmente con la testata Confidenze, per la quale ho raccolto e scritto diverse testimonianze, qualcuna anche pubblicata nella sezione in evidenza della rivista, accompagnate dalle foto delle persone della storia vera. Questa esperienza è cominciata all’interno del loro laboratorio di scrittura ConfyLab e poi, riconoscendo una certa qualità della scrittura, mi è stato chiesto di continuare. Inviavo storie vere di circa 14.000 battute, già editate per la pubblicazione secondo le loro norme editoriali, e il giorno di uscita della rivista contribuivo alla promozione con post e video sui miei canali social, oltre che qui sul mio blog (potete vedere tutti gli articoli per ogni uscita: Storie vere)
All’inizio dell’anno c’è stato un cambio di direzione, non solo con l’addio della direttrice Angelina Spinoni, dopo 8 anni a guida della rivista, e il passaggio alla giovane Marta Bonini, ma con un profondo restyling dell’intera redazione, di cui non fanno più parte le giornaliste storiche, specializzate nelle sezioni di attualità tradizionale e cronaca rosa classica, nonché i consulenti esterni che gestivano le sezioni di arredamento, giardinaggio, animali di compagnia, psicologia e benessere. Nella rivista “Nuove Confidenze” in uscita settimanale da aprile, il focus si è spostato in modo netto sulla narrativa contemporanea e sul genere romance, alla maggiore interazione con i social media (specialmente TikTok), tramite booktoker conosciute e seguite da un pubblico decisamente più giovane.
Un rilancio strategico rivoluzionario, un taglio netto col proprio passato, per combattere la persistente crisi della stampa periodica cartacea. Non è solo perché le edicole chiudono in tutto il paese, ma in generale si vendono proprio meno giornali e riviste.
L’ultima storia vera l’avevo inviata il 23 febbraio scorso, l’ultima loro risposta è del 10 marzo, stringata ma positiva: “ciao Barbara, il tuo racconto è molto toccante e coinvolgente, grazie!” Da allora il silenzio cosmico. Ho inviato altre due mail, per capire se e quando sarebbe stata pubblicata, ma niente. Manco una mail automatica scritta da un chatbot di Intelligenza Artificiale. La protagonista della storia vera ci è rimasta male, direi più di me (in fondo noi autori siamo abituati al silenzio delle case editrici, questo è del tutto simile). Essendo una lettrice storica della rivista ha pure smesso di acquistarla, sia per i modi di questa vicenda sia perché non si riconosce più nei contenuti della nuova rivista. Sentendo le altre lettrici con le quali sono in contatto (bene o male tutte le protagoniste delle storie raccolte in passato) questo è un sentimento comune.
Come mi hanno fatto notare loro, è sparito l’aggettivo “vere” accanto alla parola “storie” in copertina della rivista, è sparito il nome della protagonista della storia sotto il titolo, rimane solo il nome dell’autore che l’ha scritta. Sono sparite le storie accompagnate dalle fotografie, sfocate e imperfette ma reali, dei protagonisti. Piccoli segnali che rendono meno partecipi le lettrici alla storia stessa, aumentando il distacco da questa nuova formula di contenuti.
Mi immagino già il commento dal pubblico: “Però Barbara, a te dà solo fastidio che non scrivi più per loro…”
Certo che mi dispiace. Ringrazierò sempre Angelina Spinoni e Valeria Camagni per l’opportunità che mi avevano offerto e per tutto quello che ho imparato da loro in questi anni, di storia in storia. Raccogliere le testimonianze ed elaborarne in uno scritto concreto, pubblicabile, è un’enorme palestra di scrittura, altamente sfidante, perché devi mettere d’accordo la realtà con la percezione e con l’interesse del pubblico. Però in questi mesi mi sono anche resa conto che la rivista con cui ho collaborato non esiste proprio più.
Se si vanno poi a vedere i dati dichiarati dalla FIEG Federazione Italiana Editori Giornali, in quanto a tirature e diffusione, la nuova linea editoriale non ha arrestato la crisi di vendita della rivista: nonostante l’aumento della tiratura di oltre 2.500 copie settimanali, arrivando a quasi 45.200 cartacei, ne vendono comunque 1.500 in meno rispetto all’anno scorso, aumentando quindi lo scarto e il macero, e hanno perso in pochi mesi il 6% degli abbonamenti, non più rinnovati. Probabilmente puntano a coprire i costi sponsorizzando le vendite dei romance citati nella rivista e gli acquisti dei club del libro a livello locale, finché basta.
Resta l’amarezza per una rivista che era riuscita finora a collegare diverse generazioni, nonne, madri e figlie, per quasi un secolo e adesso ha troncato bruscamente la sua tradizione per rincorrere l’onda social delle giovanissime.
E’ il mondo che cambia baby, ma non sempre cambia in meglio.

Guardare oltre l’orizzonte
Guardiamo avanti, guardiamo oltre l’orizzonte. Quali sono i miei piani adesso?
Ho già una mezza idea per il racconto di Natale, nasce da una notizia vera che mi ha incuriosito tempo fa, ho anche già un titolo che ricorda un vecchio film degli anni ’90, ma non so se rimarrà quello, non so ancora chi è il protagonista, ma del resto mancano ancora parecchi giorni a Natale! (anche se i supermercati si stanno riempiendo di panettoni e sono già in vendita i calendari dell’avvento…argh!!!)
In quanto alle storie vere, ho alcune idee e sto sondando il terreno. Ci sono altre riviste femminili che pubblicano questo tipo di contenuti, ma non so se ho voglia di continuare in questo senso. Potrei anche decidere di creare qualcosa di nuovo, ma ci sto pensando. Non è al momento in cima alle mie priorità. Vorrei riservare il mio tempo per continuare la scrittura del mio romanzetto etto etto.
Invece manca davvero poco ad Halloween e devo scrivere un nuovo racconto per La storia di Liam e Caitlyn. Posso dire di avere trovato il fantasma, anche merito del mio viaggio in Scozia di questa estate. Credo di avere anche scoperto chi è il mostro, il cattivo del nuovo episodio, e poi devo incastrare le sottotrame. Ma soprattutto, devo riprendere il lavoro di riunire tutta la serie in un unico romanzo. Lo avevo iniziato lo scorso anno, poi diversi eventi si sono concatenati, sia togliendomi tempo per questa attività di riscrittura/editing/correzione, sia minando la mia fiducia in un buon risultato. Davvero anche adesso continuo a chiedermelo: e se non ne fossi capace? Se poi il risultato non fosse assolutamente degno di essere pubblicato? Eh lo so, ce ne sono tanti là fuori che questi scrupoli non se li fanno proprio, ma ahimè io sono fatta così. Cercherò di metterci tutto il mio impegno, tenendo conto che non ho nessuna scuola di scrittura di prestigio alle spalle. Sono solo un lettore curioso che ogni tanto ha qualcosa di suo da scrivere. 😉
Essere curiosi ed entusiasti può portarti lontano, soprattutto nel lungo arco della vita. Chi ha una sete insaziabile di conoscenza e non smette mai di imparare, prima o poi troverà la sua strada. Un lettore appassionato, con una sana dose di curiosità e la voglia di sperimentare, è difficile da fermare.
dalla newsletter 3-2-1 Thursday di James Clear

Comments (1)
Sandra
Ott 10, 2026 at 7:09 PM ReplyA parte il fatto che mentre tu pubblicavi questo post in cui tra le altre cose sottolinei l’inadeguatezza dell’oroscopo per il sagittario, pure io ho ammonito gli astrologi su Instagram, proprio in concomitanza, ma anche se ho continuato a scrivere – (non so oggettivamente come ho fatto visto che non ho manco l’aria condizionata, forse presa da una follia consolatoria per il resto che andava a rotoli) mi rivedo comunque in questo bel post molto articolato.
Sono citata ben due volte eh, mamma mia, mi sento felicemente coinvolta in questa analisi della tua estate, partendo però dai nonni, per poter avere e fare un quadro più lucido e non condizionato da caldo e stress, che, diciamolo, non è che facilitino proprio il discernimento.
Ricordo una seduta con la psy in cui mi sfuggì un bel “va tutto male” e lei mica se lo fece scappare il rimbrotto, il vediamo punto per punto se va tutto male. E non era così. Insomma, quando lei non mi sente, cioè sempre, eheheh, io dico cose tipo “fa tutto schifo!” “odio tutti” l’assolutismo brutale e impietoso che include in primo i miei risultati. Li sminuisco, li paragono e faccio un po’ quelle cose che hai fatto anche tu. La verità è un’altra: hai fatto un sacco di cose fighissime come perdere 10 cm. Sei una navigatrice, non è che con la tempesta uno ha lo stesso mood di quando naviga in acque placide. Non hai scritto il romanzetto etto etto ma riprenderai, diventerà da etto a chilo e lo finirai. Lo finirai perché passato questo momento sarai felice di ritrovarlo su su su. E poi ci sono cose che se non vanno, non intendo il tuo romanzo, bensì le storie vere, davvero a volte ci si può fare poco anzi niente.