MPC Gala 2026 a Glasgow

Glasgow al centro del mondo. The MPC Gala 2026

“Non ho voglia di andare, non sento l’entusiasmo delle altre volte, proprio non ho voglia…”
Le ultime due settimane prima del viaggio, quando già stavo organizzando le valigie con i mucchietti di vestiario e le liste di oggetti da non dimenticare, le ho passate mugugnando incessantemente la mia insoddisfazione. Questo è stato il primo anno in cui non volevo andare in Scozia, non ne sentivo proprio la voglia, sia per il caldo che quest’estate mi sta prosciugando ogni energia, sia perché quest’ultimo anno in My Peak Challenge non è stato esaltante come in passato. Anche lo spostamento delle date del Gala, in genere pianificato alla fine di aprile – primi di maggio, questa volta alla fine di luglio, mi ha lasciato alquanto perplessa. Perché significava viaggiare dall’Italia in pieno clima torrido, con un lungo spostamento in treno per raggiungere l’aeroporto, per arrivare in una Scozia estiva, che non conosco affatto. Cosa diavolo mettere in valigia?! Farà caldo anche là, ma quanto caldo in meno rispetto alla nostra infuocata Pianura Padana?! No, non avevo proprio voglia, anzi, mi generava pure ansia!

Ma poi ho pensato all’unico valido motivo per questo viaggio: finalmente avrei rivisto le mie sorelle peakers, alcune non le abbracciavo da quattro anni (perché, anche se è ridicolo, ci viene più semplice trovarci lassù in Scozia che né riunirci quaggiù in Italia!). Allora sì, non vedevo l’ora di mettermi in viaggio! Poi avevo comunque una missione nei confronti del mio Clan McPeakers Italian SPeakers, il gruppo Ambassador di My Peak Challenge che amministro insieme a Francesca e Odile: dovevo fotografare e postare quanto più possibile per le altre peakers rimaste a casa, renderle partecipi di un evento a cui tutte hanno contribuito e che, per svariati motivi personali, non potevano raggiungerci in questo viaggio. Sono una peaker, sono un ambassador, non posso tirarmi indietro! 🙂

Ma facciamo un passo indietro, per spiegare a tutti di che cosa si tratta. Chi mi segue da tempo, già sa tutto di questo progetto, ma qualcuno potrebbe arrivare a leggere per la prima volta.
Dal 2016 sono iscritta alla community My Peak Challenge, un movimento globale dedicato alla salute, al benessere e alla solidarietà, fondato dall’attore scozzese Sam Heughan, che qui in Italia conosciamo come protagonista maschile della serie televisiva Outlander (in questo periodo in onda ogni martedì sera su Cielo, canale 26). “Aiuta te stesso mentre aiuti gli altri” è la filosofia alla base di questa community. My Peak Challenge, abbreviato in MPC, è innanzitutto un programma di fitness completo, per il benessere totale di mente e corpo, con allenamenti adattabili e personalizzabili al proprio livello. E’ anche una comunità globale che si estende in oltre 83 paesi, impegnata a costruire abitudini migliori, a fissare obiettivi significativi e a superare le sfide personali, una vetta alla volta (il “peak” appunto). Ma l’anima di MPC è la raccolta fondi per diverse cause, dalla ricerca sui tumori del sangue con Blood Cancer UK alla riforestazione con One Tree Planted, dalla pulizia degli oceani con Ocean Conservancy alla salvaguardia delle specie in via di estinzione con il WWF.

All’interno della community, esistono anche dei gruppi regionali, per lingua o per interesse condiviso (sportivo e non), riconosciuti ufficialmente dall’organizzazione come loro Ambassador. Così insieme ad altre peakers italiane abbiamo fondato il gruppo Clan McPeakers Italian SPeakers, che raccoglie non solo i peakers italiani, residenti in Italia o all’estero, ma anche quelli stranieri interessati al nostro paese, alla nostra cultura e tradizione, compresa la nostra cucina. Organizziamo anche degli incontri qui in Italia, soprattutto per accogliere i peakers stranieri in visita, ma l’unico evento che ci offre l’occasione di riunirci tutti insieme è l’MPC Gala organizzato in Scozia. Delle mie rocambolesche avventure ai Gala precedenti ho già scritto in questi post: Dalla Scozia con amore. The MPC Gala 2019; Finalmente la Scozia. The MPC Gala 2022; Tutti al Murrayfield Stadium! The MPC Gala 2024
Ma il primo post che ho scritto qui sul blog per MPC è questo: My Peak Challenge: sfida te stesso! Ancora oggi è il secondo link visualizzato dai motori di ricerca in Italia, dopo il sito ufficiale www.mypeakachallenge.com e nuove peaker italiane che si aggiungono al nostro Clan giungono proprio da qui. E’ una bella soddisfazione. 😉

Questo è dunque il mio 11esimo anno in My Peak Challenge (non mi ricordo le date, conto semplicemente le magliette accumulate nel cassetto!). Undici anni sono tanti, non solo per me, sebbene stia utilizzando il programma di fitness molto più che in passato, ma soprattutto per la tenuta di questo movimento e della sua community. Riuscirà My Peak Challenge a resistere alla prova del tempo? Un calo di energia e entusiasmo è fisiologico in ogni progetto a lungo termine. Da una parte è necessario mantenerlo vivo aggiungendo nuove persone e nuove idee, dall’altro deve rispettare i principi di base sui quali è fondato, per non perdere lo spirito iniziale. In questi ultimi due anni, in molti peakers veterani, soprattutto in Europa, abbiamo proprio avuto la sensazione che qualcosa si stia perdendo dell’idea originale.
Anche la scelta del partner di beneficenza di questo 2026, la Commonwealth Sport Foundation, ha lasciato molte peaker interdette, perché il Commonwealth è uno dei residui dell’epoca del colonialismo britannico, una pagina non proprio esaltante nei libri di Storia. Però questa fondazione e, di conseguenza, i Commonwealth Games di Glasgow, sono lo sport che cerca di abbattere le barriere, sia quelle fisiche che quelle culturali, tanto quanto le Olimpiadi. Personalmente ho cercato di concentrarmi sul buono di queste organizzazioni nell’aiutare soprattutto giovani atleti in difficoltà, anche con disabilità importanti, nel continuare il loro percorso nello sport e di migliorare la propria salute.

Quando ci hanno annunciato che l’MPC Gala sarebbe stato spostato a luglio, per partecipare attivamente proprio ai Commonwealth Games di Glasgow, con My Peak Challenge in qualità di “Official Wellness Challenge Provider” e il nostro coach Sam Heughan come ambasciatore ufficiale, non l’ho presa benissimo. Il malumore che serpeggiava già nella community, un viaggio da pianificare in piena estate, con maggiori incognite, compresi i continui scioperi dei trasporti italiani, e un cambio di destinazione su Glasgow, città per me sconosciuta che allungava pure i tempi di arrivo. Aggiungiamoci il mio stato di salute, sofferente di una terapia sbagliata per affrontare la perimenopausa. Si prospettava una challenge bella tosta, superiore alle forze e all’energia che sentivo in quel periodo. Quindi no, non volevo andare, non ero affatto convinta di andare.
E adesso che sono tornata, guardo le foto e penso a cosa mi sarei persa! Perché sì, in Scozia quest’anno ho fatto proprio follie! 😀

Le mie follie agli MPC Games 2026

Le celebrazioni dell’MPC Gala iniziavano il giovedì mattina alle 8.00 al ToryGlen Regional Football Centre, un impianto calcistico con diversi campi attrezzati, anche all’esterno, utilizzato da club e gruppi locali. Noi siamo arrivate alle 7.30 e non eravamo nemmeno le prime, già si stava formando la fila. Dalla scaletta, ci sarebbe stata la registrazione dei partecipanti, il benvenuto dei nostri coach lì presenti, una sessione di riscaldamento proprio con loro e poi gli MPC Games, divertenti sfide fisiche di squadra, con maggior attenzione alla collaborazione che alla competizione.
Abbiamo cominciato a salutare e abbracciare peakers da ogni parte del mondo e quando si sono aperti i cancelli un lungo serpentone festoso ha invaso il campo da football esterno, dove già si intravvedevano dei giochi gonfiabili.
Per non smentirci dagli anni passati però, abbiamo subito notato una certa disorganizzazione: secondo le indicazioni ricevute il giorno prima, dovevamo entrare nel palazzetto e lì ci attendevano la registrazione e il welcome breakfast. Invece il palazzetto era chiuso a chiave e, forse perché la giornata offriva uno spicchio di sole, hanno preparato in tutta fretta gli stand sull’erba, all’ultimo momento mentre noi eravamo già lì.

La divisione in squadre (Team Sam, Team Valbo, Team Mooney – purtroppo la nostra coach Pearl era assente per motivi personali) è stata fatta alla registrazione, per la prima lettera del cognome. Così ci siamo trovate separate: io e Chiara con la veste verde di Team Valbo, mentre tutte le altre con la veste rossa di Team Sam. Va bene lo stesso, anzi, io sonno molto più Team Valbo. L’importante comunque è divertirsi e stare insieme con le altre peakers della squadra, con l’inglese ce la caviamo tutte, non c’è problema.
Poi però ho osservato una scena sconcertante, eticamente discutibile, a livello umano tristissima. Qualcuno aveva ricevuto la veste verde di Team Valbo per il proprio cognome, ma scontenta di non essere nella squadra “principale”, si è presentata davanti a uno degli assistenti e con un sorriso calcolato ha ottenuto il cambio con la veste rossa di Team Sam. Che pena, soprattutto perché stiamo parlando di una peaker veterana quanto me, che dovrebbe aver ben compreso i valori fondanti della community. Ma non so nemmeno se essere stupita del suo comportamento o del fatto che l’assistente abbia favorito questo abuso. Ecco, sono questi i momenti in cui sento lo spirito di MPC affievolirsi al lumicino…
Però, dopo lo sgomento iniziale, penso pure che non cambia niente, queste persone non stanno togliendo qualcosa a noi altre, più che altro lo tolgono a se stesse. Sono quegli atteggiamenti così ambigui e torbidi che in genere evidenziano solo una personalità povera. Noi non abbiamo bisogno di barare, non avvertiamo la necessità di “sorpassare” gli altri, stiamo benissimo pure nell’ultima fila perché il nostro valore non è nella posizione, ma in ciò che crediamo, nell’aiutare tutti e non lasciare nessuno indietro. Non a caso lo abbiamo fatto scrivere nella nostra bandiera: “No one is left behind”!

MPC Games 2026 1

Al suono delle cornamuse, sono entrati in campo i nostri coach, Sam Heughan per primo, e poi dal palco ci hanno rivolto un caloroso benvenuto, in compagnia dell’ospite speciale della giornata, Finnie, l’unicorno mascotte ufficiale dei Commonwealth Games!
La sessione di riscaldamento con gli istruttori, loro sul palco e noi lì davanti sull’erba, non è stata all’altezza degli altri anni, quando avevamo quasi un’ora e mezzo tra allenamento cardio, lavoro muscolare e stretching yoga. Ma del resto non c’erano né spazio né tempo per condurla altrimenti, io poi indossavo gli scarponcini da trekking perché avevano previsto pioggia!
Subito dopo sono iniziati gli MPC Games, con varie stazioni di gara sparse per tutto il campo di football e il nostro coach Sam che ha provato per primo le varie sfide: il lancio dell’ascia, il tiro con l’arco, la salita scivolosa, la corsa contro la resistenza dell’elastico, la boxe sospesa sui trampoli, la lotta con i costumi gonfiabili di Batman e Hulk, la camminata su nastro e la gara sulle pedane di legno. Poi è toccato alle varie squadre di fronteggiarsi, ma anche qui abbiamo osservato disorganizzazione: negli MPC Games 2024 al Murrayfield Stadium, tutte le squadre erano impegnate in campo, turnandosi nelle varie stazioni. Non c’era nessun team, almeno che io ricordi, fermo in un angolo ad aspettare inerme e tutti i giochi erano occupati, tutto il tempo. Stavolta invece ha cominciato la squadra rossa di Coach Sam, lasciando le altre due squadre inermi sul campo.

MPC Games 2026 2

A quanto pare la nostra squadra verde di Coach Valbo sarebbe stata l’ultima a gareggiare. Cosa potevamo fare io e Chiara nel frattempo?! “Distribuiamo un po’ di gadget del Clan, suvvia, ne ho lo zaino pieno!” Così sono partite le mie “mission”, dando fondo alle mie qualità di promoter, al mio inglese in piena fase espansiva e pure alla mia sfacciataggine. Non immaginavo di avere una mattinata così ricca e frenetica!! 😛

Mission n.1 distribuire le pin “I’m a Peaker”

Mission n.2 farmi firmare la copia di Confidenze con la mia storia vera

Mission n.3 distribuire le bellissime rose di Odile

Mission n.4 una foto con la bandiera del Clan


Mission n.5 una foto selfie a sorpresa

Ce ne siamo andate all’orario di pranzo esauste, le altre perché hanno effettivamente gareggiato, noi perché abbiamo macinato chilometri su e giù per il campo, distribuendo gadget e facendo la conoscenza di nuove peakers. Eravamo stanche dal caldo (ma non doveva piovere?!) e pure un po’ ustionate, perché nessuna di noi aveva pensato di portare la crema solare in Scozia. Non dicevano che qui l’estate dura solo un giorno, a giugno?!
Per altro io e Chiara ci siamo perse la foto con la nostra squadra verde di Coach Valbo, perché eravamo andate alla toilette all’interno del palazzetto e, così lontane dal campo di football esterno, non abbiamo sentito la chiamata del fotografo per lo scatto, mannaggia.
Ora, dopo tutto questo, ci pensate che comunque mi dispiace di non aver provato i vari giochi sul campo?! 😀

La cerimonia di apertura dei Commonwealth Games

Quella stessa sera alle 18.30 eravamo attese all’Opening Ceremony Viewing Party al BAaD Glasgow, uno spazio per eventi, con diverse aree per cibo, bevande, ballo e intrattenimento. MPC aveva riservato il salone principale, con il tetto a volta trasparente, solo per noi peakers. Doveva essere una festa privata per poter seguire la cerimonia di apertura dei Commonwealth Games (che si tenevano all’arena The Hydro, sotto stretta sorveglianza per la presenza della famiglia reale inglese), ma pure qui ci sono stati alcuni intoppi, che non mi hanno fatto vivere la serata come me la attendevo dal programma.
Appena arrivate sul luogo, era chiaro che non c’erano posti a sedere a sufficienza per tutti. Una scelta poco intelligente, considerata l’età media dei peakers e che magari ogni tanto uno vorrebbe proprio rilassarsi, specie dopo una giornata su un campo da football. Secondo l’organizzazione, dovevamo girare, chiacchierare e ballare con il bicchiere del drink in mano per tutta la durata del party? La gente era ammassata sulle poche panche, ci stavamo saltando in braccio l’un con l’altra, ammassate anche in piedi nei corridoi, e durante la visione della cerimonia sullo schermo molti si sono seduti per terra sulla pista da ballo. Va bene essere sportive, ma non era quello il momento né l’abbigliamento consono (se mi vesto per ballare, non mi siedo sul pavimento…)

MPC Dance Party al BAaD Glasgow

Dopo l’entrata di tutte le peakers, è iniziato il dance party, con un deejay dedicato e musica che spaziava dagli anni ’80 in poi, quasi tutta a carattere femminile e motivazionale. La musica però era troppo alta per le dimensioni del locale, con un impianto stereo d’eccellenza ma gestito davvero male, distorsioni dei bassi comprese. L’effetto è stato un mal di testa tremendo e la comparsa di acufeni (per dormire quella sera ho dovuto per forza prendere l’ansiolitico che uso per i viaggi aerei e silenziare il ronzio costante). Non mi sono goduta il party, non sono andata a ballare con le altre, dove il rumore avrebbe stordito del tutto le mie povere orecchie. Mi sono ritrovata a fare la guardia a giacconi e borse (perché il guardaroba ovviamente non c’era), in compagnia comunque di altre peakers che soffrivano di condizioni simili alla mia, mentre le più fortunate si scatenavano in pista. Quando è cominciata la diretta con la cerimonia di apertura dei giochi, è finalmente calato il silenzio.
Mi aspettavo di vedere e sentire tutta la cerimonia sul grande schermo, eravamo lì per quello secondo il programma, invece il collegamento è stato tagliato per continuare con la musica assordante. Ma che cavolo.

Ci avevano anche garantito, visto l’orario dell’evento e la tipologia del locale, la presenza di cibo, in diverse tipologie per accontentare il palato di tutti. Ma quando sono andata a chiedere il menù, abbiamo scoperto che la cucina aveva chiuso alle 20.00, con gli stessi organizzatori ignari della circostanza così rilevante. E dello sconto speciale per le peakers, citato nel programma, manco l’ombra…
Alla fine due belle pizze fumanti da dividere a spicchi le abbiamo trovate, a qualche isolato di distanza, ringraziando un ragazzo della sicurezza che ce l’ha indicato. Però, è mai possibile che un dettaglio del genere sia stato considerato?! Non riesco proprio a capacitarmene, considerate le risorse schierate per ogni MPC Gala, un team intero che lavora per mesi a questo evento. Mah.
Emozionante la parte del nostro coach Sam Heughan durante la cerimonia, con la comparsa della mia amata Nessie, il mostro di Loch Ness a cui sono legata.

Le partite di Basketball 3×3

Sapevamo che il ticket dell’MPC Gala 2026 includeva l’ingresso a una qualche gara dei Commonwealth Games, ma di cosa si trattasse nello specifico ci è stato comunicato solo due settimane prima del viaggio (anche per questioni di sicurezza immagino). Il venerdì mattina abbiamo quindi raggiunto lo Scottish Event Campus (SEC Centre), un’area che comprende il grande stadio The Hydro (sembra un’astronave aliena scintillante, uscita direttamente dalla serie MIB), il SEC Armadillo (con la copertura a strati come un vero armadillo) e il più grande centro congressi della Scozia. Proprio in quest’ultimo padiglione erano previste le partite di Basketball 3×3 alle quali avevamo accesso per l’intera mattinata.
Appena giunte davanti al palazzetto, poco prima dell’ingresso, abbiamo trovato proprio la troupe di MPC con Sam Heughan, stavano girando video promozionali sia dei Commonwealth Games che di My Peak Challenge stessa e ci siamo trovate in mezzo alle riprese, cantando “No Peakers, No party” tutti insieme. Non l’abbiamo ancora visto postato quel video, e chi sa se lo vedremo mai! Temo sia finito nell’immenso archivio di MPC, insieme con la nostra foto della bandiera… dopo tre email diverse, ancora non abbiamo ricevuto quello scatto. 🙁

La sorpresa è stata scoprire poi che tutte noi peakers, anche di altri gruppi e nazionalità, eravamo disseminate su differenti tribune. Tre di noi erano nella prima fila della tribuna a destra, in posti lontani tra di loro, io e Chiara sedute nella tribuna centrale abbastanza vicine, Francesca addirittura da sola nella tribuna di sinistra. Non so come e perché siano stati distribuiti i posti disponibili per MPC, ma molte peakers attorno a me si sono lamentate di essere state separate dal proprio gruppo linguistico e di trovarsi un po’ in difficoltà nel comunicare. Ricordo il mio primo Gala nel 2019: se non fosse stato per le altre che mi accompagnavano in viaggio, anch’io ero spaventata dalla barriera linguistica. Stavolta però mi sono destreggiata davvero bene e non lo credevo possibile (perché quest’ultimo anno, per questioni di salute e di altri impegni, ho dovuto sospendere le lezioni di Inglese, ahimè).

MPC Gala 2026. Basketball 3X3 1

Ma che accidenti è il Basketball 3×3? E’ una formula di gioco del basket su metà campo e con metà squadra: tre giocatori in campo per ogni squadra (3×3 appunto) e una riserva in panchina per ciascuna. Vince chi arriva prima ai 21 punti oppure chi conquista più punti nel tempo della partita, 10 minuti appena. Se al termine di quei 10 minuti le due squadre sono in parità, si va ai supplementari e vince chi conquista per primo almeno 2 punti di scarto sull’avversario. Prima delle partite, abbiamo anche visto uno spettacolo di salti acrobatici con i tappeti elastici e canestri mirabolanti.
Poi proprio il nostro coach Sam Heughan ha lanciato la monetina per decidere chi avrebbe avuto la palla per il primo match.

Abbiamo visto ben 8 partite, sia maschili che femminili, inclusa la variante in carrozzina, tutte molto energiche e sofferte fino all’ultimo canestro:
Torneo Maschile: Nuova Zelanda vs Australia
Torneo Femminile: Australia vs Kenya
Torneo Maschile: Nigeria vs Isole Cayman
Torneo Femminile: Fiji vs Isole Cayman
Torneo Maschile in Carrozzina: Canada vs Kenya
Torneo Femminile: Inghilterra vs Australia
Torneo Maschile: Scozia vs Guyana
Torneo Femminile: Uganda vs Jamaica

MPC Gala 2026. Basketball 3X3 2

In particolare ricordo la disparità fisica tra le australiane, alte e muscolose, contro le keniote, piccoline ma molto agili (e cosa volete, io tifavo per quest’ultime). Calibrata la partita di basket in carrozzina, dove il gioco diventa più tecnico e strategico. Partita soffertissima quella maschile tra Scozia e Guyana, giunta fino ai supplementari, con delle azioni velocissime, in pochi secondi, il tempo di un respiro era già canestro. Ha vinto la Scozia, ma davvero per un soffio!
Fuori dal palazzetto ci siamo fatte diverse foto con Finnie, con il logo dei Commonwealth Games, abbiamo dato fondo al salvadanaio con il merchandise ufficiale, mentre cominciava a piovigginare. Mi è piaciuta tantissimo la frase che campeggiava per tutta l’area: “sport is just the beginning”, lo sport è solo l’inizio.
Poi siamo scappate in appartamento a farci belle per la grande serata finale…

Kelvingrove Art Gallery and Museum:
dove tutto è cominciato!

La chiusura del Gala è sempre una serata speciale, con una cena elegante servita al tavolo, ospiti speciali di ispirazione per la community, legati ai partner di beneficienza, e musica dal vivo, per festeggiare tutti insieme i traguardi raggiunti. Si consiglia l’abito da sera, ma va bene anche quello da cocktail, l’importante è comunque sentirsi a proprio agio, con qualche lustrino in più!
A differenza degli altri Gala, stavolta non si sarebbe ballato al termine della cena (e infatti il dance party era stato anticipato la sera precedente), perché l’evento si sarebbe tenuto in un luogo di pura meraviglia: il Kelvingrove Art Gallery and Museum, proprio nel salone principale del palazzo, addobbato per l’occasione. Per altro, una location densa di ricordi per My Peak Challenge, perché proprio qui si è tenuto il primo MPC Gala, nel lontano 2017, l’unico Gala che mi sono persa, purtroppo. Ma si sa, ogni cosa avviene al momento giusto e infatti eccomi lì, all’ingresso.

Il nostro tavolo riservato, quale gruppo ambassador Clan McPeakers Italian SPeakers, era il numero 6, uno dei primi assegnati (abbiamo chiesto una maggiore rotazione dei tavoli, perché nei precedenti Gala ci siamo sempre ritrovate all’ultima file rispetto al palco, vicino alle toilette…) Ottimo che quest’anno eravamo il numero 6 e non il 46, peccato però che chi ha organizzato la disposizione dei tavoli nella sala, probabilmente il catering, abbia cominciato la numerazione dal fondo vicino alle uscite, non dal palco stesso. Così ci siamo ritrovate nuovamente in ultima fila rispetto al palco, vicino alle toilette… Anche questo dimostra una certa noncuranza persistente dell’organizzazione. Sono i dettagli a fare la differenza, signori miei!
Pensate che mancava addirittura il tableau (deriva da tableau de mariage, ovvero la pianta dei posti per un matrimonio, che viene utilizzato anche per le cene formali), di solito un tabellone con un poster stampato che indica la disposizione dei tavoli nella sala. Ci hanno dato dei fogli Excel stampati in A4, dove cercare il nome del gruppo (non in ordine alfabetico, ma casuale) e il numero del tavolo associato. E poi cercare quel numero come segnaposto indicato, in piccolo, su ogni tavolo della sala. Una caccia al tesoro. Maddai! Ma come si fa, dico io?!

MPC Gala 2026. La cena finale 1

Durante il discorso d’apertura, parlando delle diverse nazionalità di provenienza dei peakers, Sam Heughan ha nominato gli Italians al secondo posto. Del resto oramai dopo tutti questi anni ci riconoscono, per la nostra bandiera così particolare, l’unica con un tartan disegnato appositamente, che per le nostre attività nella community e all’interno dello stesso Clan. Ci riconosce il manager Alex Norouzi, soprattutto per la presenza della “dancing queen” italiana (tutto risale al video di un balletto per una challenge del 2019!), ci riconoscono coach Valbo e coach Mooney, perché siamo in genere in prima fila negli allenamenti e nelle loro dirette live, ci riconoscono gli assistenti dell’MPC Team (Melanie che segue tutti i social media, Maureen che si occupa delle newsletter e dei contenuti del sito, Joshua che coordina i gruppi Ambassador), ci riconoscono anche i fotografi, essendo poi questo il nostro quarto Gala. Ci riconosce anche Sam Heughan, perché il nostro è un gruppo dinamico e vivace, siamo tutte peakers molto attive, di quelle che supportano la community ogni giorno e con costanza, da undici anni.

MPC Gala 2026. La cena finale 2

I piatti serviti durante la cena sono sempre molto equilibrati, sia nel gusto che nelle calorie. Un antipasto, questa volta di pesce con il salmone, un secondo a base di carne e verdure di contorno, il dolce, infine il caffè per chi lo desidera. Non ho granché ricordo dei dolci serviti nelle altre occasioni, a dire la verità, niente di memorabile da annotare, il solito pan di spagna e crema al burro. Tranne quest’anno, che entra in classifica con una scoperta gustosissima: sticky toffee pudding (e se cliccate, ho trovato la ricetta da provare a casa!) Una cosa libidinosa oltre ogni limite, basta dimenticarsi che dentro ci sono i datteri… 😉

Sticky toffee pudding

Diversi gli ospiti intervenuti durante la serata in rappresentanza dei Commonwealth Games, della Commonwealth Sport Foundation e di Blood Cancer UK (il partner di beneficenza storico di MPC, conosciuto prima come Bloodwise, per la ricerca su tutti i tumori del sangue, tra cui leucemia, linfoma e mieloma). Sul palco è salita anche una sportiva d’eccellenza, Claire Carver-Dias, non solo presidente di Commonwealth Sport Canada, ma due volte medaglia d’oro ai Commonwealth Games nel nuoto sincronizzato. Quello che personalmente mi ha colpito di più è stato ritrovare la piccola Amy, che oggi non è più così tanto piccola! Era febbraio del 2016 e un giovanissimo Sam Heughan intervistò la piccola Amy-Louise Carmichael per sostenere l’associazione Bloodwise. Amy raccontò allora la sua storia, di come aveva superato la leucemia linfoblastica acuta diagnosticatale da bambina, la sua passione per il nuoto e le sfide di resistenza fisica. Adesso Amy ha 22 anni, è una bellissima ragazza, molto alta e con lunghi capelli biondi (la vedete in foto con tutte noi, perché è passata a ringraziare tavolo per tavolo), sostiene sempre Blood Cancer UK e ha pure intrapreso la carriera di musicista. Per la serata del Gala ha presentato live una sua canzone. Una voce da brivido!

Una particolarità che mi ha fatto sorridere: un’ala dello stesso museo, visibile subito dall’ingresso principale, è stata allestita la mostra Barbie: The Exhibition per raccontare la storia e il design delle bambole più famose al mondo, con 250 oggetti dal 1959 ad oggi, comprese le case di Barbie, le auto di Barbie, tutti i vestiti iconici di Barbie… Se non è un segno questo!! 😀

MPC Gala 2026. La cena finale 3

Visita alla Galloway Distillery
(con un pezzo d’Italia!)

Del nostro viaggio ci rimaneva solo un giorno libero prima del volo di rientro in Italia. Fin da subito, abbiamo deciso di approfittare di essere a Glasgow e scendere più a sud per esplorare la regione di Dumfries e Galloway, con un tour personalizzato di Edinburgh Black Cab Tours la cui destinazione finale è una distilleria di whisky, una a caso…
A bordo di un piccolo monovolume 7 posti Mercedes, questa era anche un’occasione ghiotta per me di osservare la guida a sinistra, quella sbagliata (il gioco di parole è a nostro favore: “the drive at right is the right drive”, la guida a destra è la guida giusta 😛 ). Come ho spiegato al nostro autista David, sono stata in Islanda con mio marito lo scorso anno e ha guidato lui, con la guida a destra. La promessa è che il prossimo viaggio sarà in Scozia e allora guiderò io, con la guida a sinistra. Sono salita sul sedile passeggero davanti e ho cominciato a studiarmi incroci e rotonde, oltre ai passaggi di altri veicoli sulle strade strette attraverso i boschi.

Mentre noi ci godevamo il cielo plumbeo, l’aria frizzantina di pioggia e il paesaggio offuscato dalla nebbia bassa, il nostro autista David si rammaricava per il tempo infelice offerto dalla Scozia (era il 27 luglio e indossavamo il piumino 10 grammi!). Noi gli abbiamo detto di preferire questo clima, che in Italia al momento c’erano più di 38 gradi e un’umidità assurda, ma lui commentava con “Nice heat!”, caldo piacevole. Allora gli abbiamo spiegato che no, non era paicevole, in Italia si stava davvero male, con le notti tropicali che non lasciavano respirare, e lui, decisamente convinto, rinnovava il suo “Nice heat!”. Come dicono in inglese: “different strokes for different folks”, gusti diversi per gente diversa.

Come prima tappa ci fermiamo al Dunure Castle, una fortezza del XV secolo utilizzata nella stagione 3 della serie tv Outlander: le rovine sulla costa dell’Ayrshire in Scozia rappresentano la spettrale Silky’s Island (con il castello trasformato digitalmente in post-produzione) e il porto di Dunure è il punto in cui i protagonisti partono per le Americhe. Potete vedere le scene elaborate per Outlander in questo video: Dunure Castle and Harbour. Outlander Filming Location

Galloway tour. Dunure Castle

La seconda tappa è invece al Bruce’s Stone, un grande blocco di granito posizionato su una collina che sovrasta il lago e la valle di Glen Trool, nel Galloway Forest Park. Questa pietra è un monumento che commemora infatti la vittoria di Robert the Bruce contro l’esercito inglese nella Battaglia di Glen Trool nell’aprile del 1307, durante la Prima Guerra d’Indipendenza scozzese. Secondo la leggenda, fu proprio dagli «Steps of Trool», queste colline che sovrastano le coste settentrionali del lago, che Robert orchestrò l’imboscata: mentre le truppe inglesi si facevano strada lungo lo stretto passaggio, egli fece segno ai suoi guerrieri di scatenare una valanga di massi.

Galloway tour. Bruce's Stone

Dopo il pranzo nel villaggio di Newton Stewart, giungiamo alla tappa principale del nostro tour, la Galloway Distillery, con la visita all’interno della distilleria e un tasting dei vari whisky, vodka e gin prodotti o venduti qui. Questa è infatti la distilleria di Sam Heughan, cresciuto nella regione di Galloway, acquistata insieme con il socio e amico Alex Norouzi, lo stesso manager di My Peak Challenge. Fino al 2025, la distilleria era conosciuta come Crafty Distillery e produceva il marchio Hills & Harbour. Dopo il successo del lancio nel 2021 del whisky The Sassenach (e in seguito del gin e della vodka sotto lo stesso brand), Sam Heughan ha deciso di tornare nel territorio della sua infanzia, investendo in questa distilleria, con il progetto di spostare qui tutta la produzione di Sassenach Spirits.

Galloway Distillery

Jake, la nostra guida all’interno del laboratorio della distilleria, dove ci spiega tutti i passaggi della produzione dei distillati, comprende un po’ di Italiano, perché è stato qualche mese in Italia da studente, anche se non è in grado di parlarlo. Proprio perché in argomento sul nostro paese, gli ho fatto notare che sul piazzale antistante il negozio c’è un pezzo d’Italia: le pinze dei freni della moto Triumph Thruxton (in rappresentanza del raduno motociclistico Ride Galloway, anche se poi Sam Heughan guida invece una Triumph Scrambler personalizzata) sono Brembo, azienda italiana leader nei sistemi frenanti, soprattutto per applicazioni racing. Per altro uno dei primi clienti che ho seguito quando lavoravo come sviluppatore, nel lontano 2003. Per cui sì, sono stata all’interno del famoso Kilometro Rosso di Bergamo, sorvegliata a vista perché lì ci sono anche i team di ricerca e sviluppo per Formula 1 e Moto GP.

Galloway Distillery, Sam Heughan bike

Usciamo dalla distilleria contente, soddisfatte dell’esperienza e cariche di pacchetti, io addirittura con una bottiglia di whisky The Sassenach, che purtroppo non si può acquistare in Italia e chissà quando mai mi ricapiterà l’occasione! Il problema sarà metterla in valigia…
Rientrando verso Glasgow, abbiamo anche scoperto che al largo della cittadina di Girvan esiste un’isola Panettone (la definizione gliel’ho data io, mentre scattavo fotografie della costa e del mare). Google Maps ci ha indicato che l’isola si chiama Ailsa Craig. L’autista non capiva le nostre risate, così gli abbiamo spiegato la somiglianza di questa isola con il dolce natalizio italiano. E’ scoppiato a ridere anche lui, perché è stato in Italia un paio di volte, ricorda molto bene il Panettone milanese, ma ha ammesso che era la prima volta in assoluto che un turista gli faceva osservare questa strana somiglianza. Con un muffin sì, ma con il panettone proprio no. Ha detto che userà questa definizione divertente per i prossimi passeggeri in tour. 😉

Ailsa Craig, l'isola a panettone

Sulla strada del ritorno, con lo spettro delle valigie da preparare per l’indomani, Francesca ci chiede qual è stata la giornata migliore di tutto il viaggio. Beh, il Gala è sempre un’emozione stratosferica da vivere, c’è un’energia incredibile che attraversa tutte le peakers che possono abbracciarsi dal vivo. Ma la giornata migliore era indubbiamente questa, noi sei insieme, in esplorazione di luoghi che adoriamo, senza stress, senza corse, senza orari precisi da rispettare. Solo noi sister e le nostre risate pazze. 🙂

Quando torneremo lassù?!

Rientrare in Italia è stato a dir poco traumatico. La domenica mattina eravamo sotto la pioggerella dei 19 gradi di Glasgow, la domenica sera scendevamo dall’aereo ai 30 gradi soffocanti di Milano Malpensa. Stavo per voltarmi indietro e supplicare il capitano di riaccendere i motori e puntare di nuovo verso Edimburgo. Poi nei giorni successivi l’energia rimasta dal Gala si mischia alla malinconia per quei luoghi, il Mal di Scozia da combattere con un biscotto Walkers alla volta. E io che non volevo nemmeno andare! Beviamoci su! XD

Il mio bottino dagli MPC Gala 2026

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