Nessie. Il mostro di Loch Ness in Scozia

Il mostro di Loch Ness

Non ci avevo più pensato, da molto tempo oramai. Finché qualche giorno fa un ricordo delle scuole medie è tornato vivido.
La Scozia aveva già attraversato la mia vita, anche se allora qualcuno l’aveva usata per farmi del male.
La circostanza che ha innescato la mia memoria è una maratona virtuale. A inizio di questo mese dovevo infatti scegliere uno dei percorsi per incrementare la mia attività fisica per tutto settembre. Si chiama Munro Step Challenge, cerchiamo di camminare di più e con l’occasione raccogliamo fondi per la ricerca sul tumore del sangue.
Tra le tante mete meravigliose proposte intorno al mondo, virtuali per chi non può viaggiar ma reali per chi magari vive nei dintorni, da Torres Del Paine in Chile fino al Laugavegur Trail in Islanda, passando anche per il Chomolhari Trek in Bhutan, il mio spirito si è fermato alla partenza della Great Glen Way, un cammino nella valle più lunga della Scozia, da Fort William a sud-ovest fino a Inverness a nord-est, seguendo la faglia naturale del Great Glen, che divide le Highlands scozzesi da una costa all’altra, in diagonale. Questa via costeggia le lunghezze complete dei Loch Lochy e Loch Oich (loch in gaelico significa lago), insieme alla maggior parte del perimetro del Loch Ness, prima di inerpicarsi nelle foreste più in alto, forse il punto migliore per intravvedere Nessie.
Già, Nessie, l’affettuoso nomignolo del famoso mostro di Loch Ness, una leggendaria creatura che vivrebbe tra le sue acque scure e profonde, un animale dalle forme di un plesiosauro preistorico, avvistato e fotografato più volte lungo la storia, tra la magia del luogo incantevole e la realtà di qualche inganno visivo, una barca arenata o un’anguilla guizzante.
Così mi sono incamminata, virtualmente, proprio lungo la Great Glen Way, non perché sia in Scozia, anche se basterebbe eccome, ma perché ho un vecchissimo legame con Nessie: alle scuole medie i bulli della mia classe mi chiamavano “mostro di Loch Ness”.
I ragazzi a quell’età sanno essere davvero crudeli, senza appello.

The Water Horse. Legend of the deep. (C) Sony Pictures
Il mio film preferito: The Water Horse. La leggenda degli abissi (C) Sony Pictures

 

Non rammento com’è cominciata, non lo so cosa scatenò l’astio nei miei confronti. I bei voti a scuola, nemmeno così eccellenti poi? Qualche, rarissima, frase di apprezzamento dei professori per me? Il mio essere indifferente ad altre cattiverie verso i compagni? Non venite a dirmi che mi prendevano in giro perché gli piacevo e non sapevano come attirare la mia attenzione, perché no, a questa stupidaggine dei grandi non ci ho mai creduto! Non c’era simpatia nella loro voce e nemmeno nel loro sguardo. Volevano colpire e colpire facile, solo per ferire.
Perché mai chiamarmi “mostro” e nella fattispecie “mostro di Loch Ness”?
Beh, alla scuole medie io ero ancora piuttosto mingherlina, l’effetto della benedizione dei Plasmon non aveva ancora avuto effetto. Nella mia magrezza risaltavano gli occhi a palla particolarmente incavati e una bocca sporgente, perché in quel periodo portavo l’apparecchio fisso, con tutte le placchette in acciaio ben visibili sui miei denti al minimo accenno di sorriso. Motivo per cui sorridevo ancora di meno.
Probabilmente occhi e dentatura ricordavano, è la spiegazione che mi sto dando da adulta però, uno dei tanti mostri acquatici umanoidi rappresentati nel grande schermo ancora in bianco e nero, come Il mostro della laguna nera. Nulla a che vedere invece con Nessie, il mostro di Loch Ness, rappresentato nell’immaginario collettivo da un lungo collo e da forme sinuose, “mostruoso” per dimensioni ma non per mancanza di grazia, agile e flessuoso nei suoi movimenti silenziosi ma repentini all’interno del lago, da passare inosservato.
Però la parola che risaltava era ovviamente “mostro” e tanto bastava per farmi stare malissimo, come era nelle intenzioni del mittente. Così oltre ai problemi a casa, che già di per sé mi spegnevano l’entusiasmo, mi trovavo anche a dover affrontare queste parole terribili a scuola. Sussurrate in classe solo con il labiale, accompagnate da risolini sguaiati nel corridoio, gridate nel giardino intorno all’edificio, pronunciate come saluto malaugurante alla discesa dall’autobus. Quasi ogni giorno, per mesi.
All’epoca non sapevo chi o cos’era il mostro di Loch Ness, non c’era nel dizionario, non avevamo un’enciclopedia o nessun’altro libro che potesse soddisfare la mia curiosità. Mi pare che le prime informazioni vennero proprio da uno dei miei Topolino, in una delle avventure di Paperone nella lontana Scozia, dove ovviamente possedeva un castello. Poi capitò qualche documentario sull’ennesimo avvistamento di questa leggendaria creatura, tra le altre cose, ghiotta di whisky. Anche se mi immagino gli scozzesi nascondere qualche barilotto vuoto nel lago e dare la colpa a Nessie della sparizione…

Ero già per conto mio una ragazzina in difficoltà, non avevo certo bisogno di essere presa in giro per il mio fisico e le rassicurazioni dei miei genitori, degli altri famigliari o delle amiche, di come quelle parole fossero solo dettate da invidia, non sortivano alcun effetto. Solo il tempo, il trasferimento in un’altra città e il passaggio alla scuola superiore mi tolsero quel soprannome. L’adolescenza e lo sviluppo portarono ben altre problematiche, non meno lievi, e l’esplosione del mio sovrappeso ridisegnò anche la fisionomia del mio viso, occhi compresi. Quando poi mi capitò di rimettere l’apparecchio fisso ai denti proprio a ventiquattro anni, per gentilezza di tre denti del giudizio che scombinarono l’equilibrio appena raggiunto, nessuno si azzardò più a chiamarmi “mostro di Loch Ness”.
Oggi ci rido su, quasi con affetto, perché la cara Nessie (io la immagino femmina eh!) in fondo mi ha portato fortuna, molta fortuna, soprattutto dando una sbirciatina a come se la sono cavata invece i bulletti nel corso della vita. La cattiveria alla lunga torna indietro e rende pure brutti.
Se potessi scrivere un messaggio alla me di quei giorni, vorrei dirle: sono parole vuote, non ascoltarli, esprimono solo la loro incapacità di migliorarsi, quindi devono diminuire te per sentirsi forti almeno in qualcosa, e l’unico modo che hanno trovato è offenderti, stupidamente. Probabilmente non è nemmeno colpa loro, riflettono ciò che hanno imparato in famiglia, sfogano la loro rabbia repressa sul soggetto più facile, quello che, per intelligenza e buona educazione, non reagirà. Vai avanti per la tua strada, c’è un mondo pieno di avventure meravigliose là fuori.
E magari un giorno potresti proprio andare a cercarlo, quel bellissimo mostro di Loch Ness!

 

Il lago Loch Ness in Scozia
Il lago Loch Ness. Guarda un po’ che bel posticino ha scelto Nessie… proprio un mostro!! 😀

 

Comments (16)

Sandra

Set 07, 2021 at 10:01 AM

Sì, il bullismo è sempre esistito e certi appellativi fanno molto male, sono pieni di crudeltà. Ormai con la Scozia ti seguo a ruota, solo che tu ci sei stata e io no. Ma voglio credere che sia un “non ancora”. Nella mia mente sono anche disposta a rinunciare al mare un anno per fare le due classiche settimane lassù girandola, non dico tutta, ma per bene. Facendo tappa anche da Nessie, che in effetti abita in un posto incantevole, che solo a guardare questa splendida foto che hai scelto, ci si domanda come possa il mondo essere talvolta tanto cattivo.

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Barbara Businaro

Set 07, 2021 at 11:29 PM

Il bullismo c’è sempre stato eccome, ma solo di questi tempi lo si prende sul serio, dandone la colpa ai social media. La rete ha solo velocizzato certe azioni e reazioni, ma non ha inventato niente che non esistesse già tra i corridoi delle scuole o nei parchi sotto casa al pomeriggio.
Per la Scozia, l’estate è sicuramente il periodo migliore, anche se il meteo lassù cambia veramente a velocità impressionante. Gli scozzesi hanno un detto: “Se non ti piace il tempo che fa, aspetta 5 minuti.” Quel giorno in autobus con l’Outlander Tour, sono uscita alle 6 di mattina in Edimburgo con la giacca a vento e la felpa in pile sotto. A mezzogiorno, molto più a nord, oltre il Fife, mi sono tolta tutto e stavo in maniche corte, che soffrivo al sole cocente! Piove spesso ma è pioggerella fine fine, non vale nemmeno la pena di sporcare l’ombrello, basta una giacca idrorepellente e un cappellino da pioggia.
E se a qualcuno ancora mancassero dei motivi per visitare la Scozia, in questo video, il mio preferito, ce ne sono parecchi…

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IlVecchio

Set 07, 2021 at 10:32 AM

Diciamo ai nostri ragazzi e ragazze che l’adolescenza è la migliore delle età, ma non sono mai stato convinto di ciò. L’ho vissuta anche io, in altri tempi e per altri motivi, come un periodo terribile. Prepara alla vita adulta, dove i giudizi saranno anche più severi, ma per alcuni l’esperienza è brusca e lancinante. Come questo tuo appellativo feroce.
Sciagurato colui che te l’affibiò. Sei una bella donna dentro e fuori, la bellezza dell’animo traspare proprio da quegli occhi. : -)

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Barbara Businaro

Set 07, 2021 at 11:30 PM

Arrossisco. Quasi senza parole. Grazie. Davvero. 🙂

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Giulia Mancini

Set 07, 2021 at 2:53 PM

Il lago di Loch Ness è davvero una meraviglia, mi piacerebbe molto visitare la Scozia lago compreso, chissà…
Riguardo ai bulli che ti hanno rovinato il periodo delle medie che dire, è davvero avvilente scoprire che il bullismo c’è sempre stato e questo mi fa davvero rabbia. Per qualche fortunata coincidenza non ho mai vissuto sulla mia pelle atti di bullismo, ma l’ho temuto visto che anch’io portavo l’apparecchio ai denti e tutte le volte che ridevo mi mettevo la mano davanti alla bocca e mi vergognavo moltissimo, ho visto però molti atti denigratori nei confronti di miei compagni di scuola (ho raccontato l’episodio nel mio post “Tattabum” dove c’era il ragazzo che balbettava), c’era anche una mia compagna di scuola alta e magra con i denti sporgenti che alcuni ragazzini chiamavano “furia cavallo del west”; un sacco di volte sono intervenuta per difenderla (a me avevano appioppato il nome “avvocato delle cause perse”). Concordo con te, i ragazzini sanno essere molto crudeli e spesso il loro denigrare è un modo per sentirsi superiori agli altri, putroppo è peggio quando ciò avviene con certi adulti (quello che vediamo sui social per esempio). La vita però, talvolta, ristabilisce gli equilibri con il tempo.

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Barbara Businaro

Set 07, 2021 at 11:31 PM

L’apparecchio ai denti fisso mi portò davvero tante disgrazie. Ricordo che proiettarono il film Il tempo delle mele durante un’ora buca, e nella pellicola guarda caso lo sfigato della classe ha l’apparecchio ai denti con le stesse placchette. E giù a ridere della sottoscritta.
Non potevo mangiare cibi troppo solidi che si incastrassero nell’apparecchio, non avevo né tempo né modo di lavarmi i denti in dieci minuti di ricreazione. Così mi portavo dietro uno yogurt all’interno dello zaino, in un sacchettino a parte. Prima dell’apertura della scuola, gli zaini venivano ammassati al muro dell’edificio di fianco all’entrata. La delicatezza dei miei compagni, che lanciarono tutti i loro zaini sopra il mio, fece sì che lo yogurt schizzò su tutti i libri di scuola. Ero l’unica in tutto l’istituto ad avere l’apparecchio, non come oggi che non solo è normale, ma li fanno pure trasparenti, accidenti ai dentisti! Pensarla prima no, eh?! 🙁
Da adulti forse ci si soffre meno perché nel frattempo ci si è costruita una rete solida di amicizie e relazioni, che possono aiutarci a non vivere quelle parole come vere. Da ragazzi, con l’adolescenza e la crescita, si è proprio in balia dei venti.

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Paola

Set 07, 2021 at 5:35 PM

The Water Horse è un film che amo moltissimo e che continuo a rivedere ogni volta che lo trasmettono…così come continuo a rivedere tutti gli altri film che hanno come protagonista il nostro Nessie (per me è maschietto, placido e simpatico esattamente come Crusoe). Tra la passione per tutto ciò che riguarda la Gran Bretagna e quella per i misteri, la leggenda di Nessie non poteva che esercitare su di me un fascino magnetico fina da quando ero piccina.
Per il resto…anch’io da bambina/adolescente sono stata oggetto di quello che adesso viene definito bullismo ma che allora veniva puntualmente sminuito sia dai genitori dei bulli che da quelli delle vittime per non parlare degli insegnanti per i quali erano le vittime a mettersi nella posizioni di farsi vessare mentre invece ad 8/9 anni le ragazzine avrebbero dovuto avere la personalità di una J.Lo o di Beyoncé. A differenza di te, io non mi scriverei perchè all’epoca l’umiliazione e la mortificazione erano tali che avrei trovato le mie stesse parole prive di significato, prova ne sia che dopo oltre trent’anni entrambe ricordiamo perfettamente quegli episodi. Però prima o poi potremo brindare a chi siamo diventate sulle rive del lago di Nessie (portiamo anche Sandra va’) e magari se brinderemo più volte riusciremo anche a vedere Nessie 😉

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Barbara Businaro

Set 07, 2021 at 11:32 PM

Hai proprio ragione Paola, una volta questi episodi venivano sminuiti o si rivoltavano contro la vittima. Sempre nel periodo delle scuole medie, un sabato pomeriggio in patronato, non ricordo parlando di cosa con gli altri ragazzini, un altro bullo mi diede un colpo con un pugno alla schiena, mi mancò il respiro per quasi un minuto. Quando tornai a casa sconvolta, la schiena dolorante, mia madre mi chiese: “E tu cosa gli hai detto per provocarlo?” Qualsiasi cosa io abbia detto (non mi ricordo, ma credo che non stessi nemmeno parlando io!), comunque non poteva giustificare quell’atto. Non sentirmi compresa poi proprio a casa, mi ha fatto male il doppio. Sono esperienze che segnano, minando il debole equilibrio dell’autostima.
Ah, potremmo organizzare un gran bel viaggio con Sandra in Scozia. Come scrivevo proprio oggi nel suo blog (perché Sandra sta leggendo pure lei Alexander McCall Smith, la serie del Club dei filosofi, e si sta innamorando della Scozia 😉 ), ne abbiamo di cose da vedere! Iniziamo col passare al 44 Scotland Street di Edimburgo per una foto (anche se il civico 44 non esiste, la numerazione si ferma prima), poi una capatina al The Elephant House, il cafè dove J.K.Rowling inventò Harry Potter. E stavolta non mi accontento di guardare la vetrina, voglio entrare e sedermi a un tavolino per qualche ora di relax. Poi assolutamente un viaggio con il Jacobite Steam Train, il treno usato come Hogwarts Express! E poi andiamo in crociera sulle acque del Loch Ness, scrutando se qualcosa si muove. E se brinderemo una volta in più, probabile che Nessie si metterà anche a cantare!! 😀 😀 😀

Per chi non avesse ancora visto il film, ecco il trailer di The Water Horse. La leggenda degli abissi.

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Luz

Set 10, 2021 at 5:57 PM

Questa leggenda mi ha sempre affascinato, forse perché il contesto fiabesco era perfetto per inventare un mostro preistorico che vive da sempre in quelle acque. Quasi fosse un drago che non ha fuoco da sputare, magari che un tempo era un drago e poi sceglie la vita acquatica. Da bambina ci ho creduto in pieno!
Comunque, spero di poter tornare a viaggiare presto e vedere anche la Scozia fra le tante mete che voglio scoprire.

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Luz

Set 10, 2021 at 5:58 PM

Quanto ai casi di bullismo… che dire. Piccoli esseri umani tristi.

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Barbara Businaro

Set 12, 2021 at 4:52 PM

Non so, da adulta credo che quei piccoli esseri umani fossero in fondo il riflesso di ciò che subivano in famiglia… nessun bambino nasce cattivo, per conto mio. L’ambiente e le difficoltà lo rendono tale.

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Barbara Businaro

Set 12, 2021 at 4:51 PM

Non ho mai pensato a Nessie come a un drago sputafuoco convertito al mondo aquatico, ma è un’idea davvero interessante. La Scozia ha dei paesaggi così meravigliosi e incontaminati dall’uomo che è davvero facile sentirsi dentro una fiaba. Prevedi una vacanza lunga, perché ci sono davvero molti luoghi da vedere. 😉

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Grazia Gironella

Set 12, 2021 at 9:07 PM

Mentre soffrivi per la stupidità crudele di quei simpaticoni, si creava un piccolo nesso con la Scozia che ora sa di predestinazione, no? Nessie non ti ha più mollata, ma solo per aiutarti, dopotutto. (Ho cercato di capire qualcosa della canzone in gaelico, visto che sto facendo un corso di gaelico scozzese su Duolingo, ma niente ancora… ;))

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Barbara Businaro

Set 12, 2021 at 11:21 PM

Sì, adesso mi sa proprio di predestinazione. Chissà cos’altro mi porterà in futuro, magari un cottage sulle rive del Loch Ness? Mai dire mai. 🙂
Ah, ma per quanto riguarda la canzone, chiedi alla zia Barbara! Che ancora non sa il gaelico, ma il testo della canzone se l’è già cercato e ha provato a canticchiarla, con pessimi risultati. Per ora. 😀 😀 😀
La canzone è “Air Fàir an Là” (tradotto in inglese At dawn of day, in italiano All’alba del giorno) degli Niteworks featuring Sian. Sono un gruppo di musica elettronica-celtica dell’isola di Skye. Il testo è di una canzone tradizionale gaelica, Siuthadaibh A Mhnathan, e qui trovi il testo in gaelico con traduzione parziale in inglese: http://www.celticlyricscorner.net/macneil/siuthadaibh.htm
Per quanto riguarda lo studio del gaelico, so che qualcuno segue la pagina di Àdhamh Ó Broin, consulente per Outlander e altre produzioni televisive e cinematografiche, lo trovi qui: Àdhamh Ó Broin: Scottish Gaelic Consultancy 😉

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Grazia Gironella

Set 13, 2021 at 7:26 AM

Grazie delle info, vado a curiosare. Intanto ti giro il link a un video sulla Scozia meno vivace del tuo, ma comunque bellissimo (per me che sono orsa, forse di più ;)) : https://www.youtube.com/watch?v=np2fnDmvnfQ&list=PLSLIEH9FbSwW6TDBTYneoxVpClRDKRuVP&index=5

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Barbara Businaro

Set 13, 2021 at 7:47 PM

Conosco, conosco. In effetti mi verrebbe da muovere il mouse per velocizzare la discesa del drone che ha effettuato le riprese. 😀

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