Il negozio fantasma di Edmund Crispin - Blackie Edizioni

Il negozio fantasma
di Edmund Crispin

Solo i più ciecamente creduli potranno pensare che i personaggi e gli avvenimenti di questo racconto siano altro che immaginari. È pur vero che l’antica e nobile città di Oxford è, di tutte le città inglesi, la più verosimile progenitrice di fatti e persone inverosimili. Ma a tutto c’è un limite.
Il negozio fantasma, Edmund Crispin

 

Con questa sarcastica premessa si apre il romanzo Il negozio fantasma di Edmund Crispin, un autore che non avevo mai incrociato prima. Questa straordinaria lettura è merito della segnalazione dell’amica e scrittrice Sandra Faè, perché sul suo post Le mie letture: aprile gli aveva dato addirittura voto 10, ed è davvero difficile convincere Sandra!
“Torniamo alla bellezza totalizzante del giallo al secondo posto. Ho letto una recensione che mi ha proprio convinta e la lettura mi ha regalato due personaggi memorabili: un poeta e un docente universitario che formano una squadra super brillante nell’affrontare un caso strampalato in cui il poeta ahimè si trova coinvolto e rischia di fare la figura dello scemo. L’ho proprio tanto adorato. C’è stata una mattina perfetta di sole al baretto del parco, caffè, brioche, acqua e libro, un paio d’ore così nella prima luce che sa di estate in anticipo in una bolla assoluta di distacco dal mondo. La trama è complessa ma regge alla grande e non era facile. Spero che qualcuno tra voi lo voglia leggere.”

Le sue parole mi avevano incuriosito, arrivavo da un mese piuttosto pesante e avevo bisogno proprio di quel distacco dal mondo. Così ho cercato subito il titolo in rete, scoprendo che Il negozio fantasma di Edmund Crispin è un romanzo del 1946 appena ripubblicato da Blackie Edizioni, quelli del vendutissimo Quaderno di compiti delle vacanze per adulti alla settima edizione.
Edmund Crispin è infatti davvero poco conosciuto in Italia, pur essendo uno dei migliori giallisti inglesi della sua epoca, tanto che il critico e scrittore HRF Keating aveva inserito questo “The Moving Toyshop” nella lista dei 100 migliori gialli letterari in assoluto. Nel mercato italiano Edmund Crispin, pseudonimo del compositore musicale Robert Bruce Montgomery, è stato pubblicato e diffuso davvero poco: le rarissime edizioni della collana Il Giallo Mondadori con i suoi titoli di trovano a caro prezzo nell’usato. Quindi è davvero una fortuna che Blackie Edizioni lo stia ristampando (e dal Salone del Libro di Torino, la nostra Sandra ha saputo che dovrebbe uscire un nuovo titolo per fine anno!)

A convincermi all’acquisto senza indugio è stata la presentazione “Gioie che riaffiorano” di Marco Malvaldi, che ho letto dall’anteprima dell’ebook. Io adoro i vecchietti de I delitti del Barlume di Malvaldi, davvero mi sento a casa in quella comicità guascona impegnata a risolvere ogni estate un paio di omicidi, prendendosi amorevolmente a parolacce. Quindi non potevo proprio ignorare il consiglio di Malvaldi, che di romanzi gialli divertenti se ne intende.

“[…] i romanzi polizieschi di Edmund Crispin sono, a tutti gli effetti, una via di mezzo tra una commedia e una farsa, ma come apriamo la prima pagina veniamo rapiti da quella sensazione di conforto di una storia, di un contesto, troppo simili a quelli che ci immaginiamo per essere veri, ma proprio per questo funzionanti: un misto di crimine e humour, come se Wodehouse avesse deciso di scrivere dei romanzi gialli e si fosse fatto prendere troppo la mano, badando più a divertirsi che a rispettare i protocolli di giustizia. Solo un amante di Wodehouse potrebbe descrivere il rumore di un treno dicendo che «era arrivato sbuffando e ansimando come un porcospino morente assaltato da un branco di formiche un tantino precipitose»; e solo uno scrittore di razza può descrivere la vita di Oxford e le dinamiche sociali, umane e meteorologiche come fa Crispin. Non so se lo avete capito, ma per me non ci sono dubbi: Crispin, pur non prendendosi per nulla sul serio, era un grande scrittore, che lo volesse o no.
[…] Anche in questo romanzo di satira e di presa in giro ce n’è parecchia: principalmente su Oxford, sulla sua popolazione di professori scollegati dalla realtà, su studenti e studentesse che approfittano della enorme libertà che il campus concede loro (specialmente se paragonata a quella di cui godono in famiglia), su quanto poco renda il mestiere di poeta e sul fatto che la maggior parte delle volte tale scarsezza di fatturato è più che meritata. Ma è una satira affettuosa, da vecchio zio saggio, che non si prende sul serio, come dicevamo poco prima; le sue storie sono tanto meno autentiche quanto più sono verosimili, ma non per questo prive di significato. Per questo, per me, sapere che qualcuno avrebbe pubblicato di nuovo un romanzo di Crispin è stato come veder affiorare dalla sabbia un oggetto luccicante, chinarmi e ritrovare un vecchio braccialetto che avevo perso da giovane proprio su quella spiaggia, e vi auguro, nel leggerlo, lo stesso godimento che ho provato io.”

Così, dopo aver letto queste sue parole, agognando il medesimo godimento in lettura, sono corsa su Libraccio a prendere quell’unica copia usata, in fretta prima che se la pigli qualcun altro. Sì, una deroga al mio anno “No more books”, niente acquistare libri che ne ho già troppi accatastati. Però l’ho preso usato, quindi non conta! 😉


Il negozio fantasma

Sobborgo di St.John’s Wood a nord di Londra, autunno 1938. Il famoso poeta Richard Cadogan è annoiato dalla vita di periferia, incapace di proseguire la sua attività letteraria, assetato di nuove idee e imprese epiche da raccontare. Per questo, mentre sta provando una rivoltella nel suo piccolo giardino per scuotersi dall’apatia, discute con il suo editore in merito a un anticipo per il suo prossimo libro, denaro che dovrebbe finanziare una qualche avventura rigenerante. Tutto comincia dunque dal blocco dello scrittore. 🙂

Il signor Spode, della Spode, Nutling and Orlick, editrice che pubblicava letteratura di alto livello, fece tintinnare alcune monetine nella
tasca dei calzoni, presumibilmente per attirare l’attenzione.
«Il cinque per cento sul primo migliaio» dichiarò. «Il sette e mezzo per il secondo. Non ne venderemo di più. Niente anticipi.» Tossicchiò, incerto.
Cadogan tornò alla posizione originaria esaminando la rivoltella con un lieve cipiglio. «Non si dovrebbe mirare, s’intende» commentò. «Bisognerebbe sparare dal fianco.»
Era magro, con lineamenti angolosi, sopracciglia altere e duri occhi scuri. Quell’aspetto calvinista non rispecchiava la sua vera natura; in realtà era un individuo cordiale, mansueto, romantico.
«Immagino che ti soddisfi» continuò Spode. «Sono le condizioni abituali.»
Ebbe un altro nervoso colpetto di tosse. Il signor Spode detestava parlare di denaro.
Piegato in due, Cadogan stava leggendo un manuale posato ai suoi piedi sull’erba rada e secca.
«“Nel tiro con la pistola si deve sempre guardare l’oggetto cui si mira e non l’arma.” No, voglio un anticipo. Cinquanta sterline, minimo.»
«Come mai ti è venuta questa mania delle pistole?»
Cadogan si raddrizzò con un piccolo sospiro. Avvertiva tutto il peso dei suoi trentasette anni. «Senti, se vogliamo comunicare sarà meglio che ci atteniamo al medesimo argomento. Non siamo in un dramma di Čechov. Inoltre, sei evasivo. Ho chiesto un anticipo su questo volume. Cinquanta sterline.»
«Nutling… Orlick…» Spode fece un gesto carico di disagio.
«Nutling e Orlick sono personaggi mitici e leggendari.» Il tono di Richard Calogna era fermo. «Sono i capri espiatori che ti sei inventato per scaricarti della tua gretta spilorceria. Ma andiamo: per unanime consenso io sono uno dei tre più insigni poeti viventi, con tre saggi dedicati a me (tutti orrendi ma lasciamo correre), ampiamente elogiato in qualsivoglia trattato di letteratura del ventesimo secolo…»
«Sì, sì» Spode sollevò una mano come chi cerca di fermare un autobus.
«Certo, sei molto affermato. Senz’altro.» Travagliato colpetto di tosse. «Ma questo purtroppo non significa che molti acquistino le tue opere. Il pubblico è piuttosto incolto, e la casa editrice non è tanto ricca da potersi permettere…»
«Io parto per una vacanza e ho bisogno di quattrini.» Cadogan allontanò una zanzara che gli girava attorno alla testa.[…]
«Magari» azzardò «venticinque…?»
«Venticinque sterline! Venticinque sterline!» Cadogan agitò minaccioso la rivoltella. «Come posso concedermi una vacanza con venticinque sterline? La mia vena si sta esaurendo, sono vuoto di idee. Non ne posso più di St. John’s Wood. Ho bisogno di cambiare ambiente… gente diversa, nuove emozioni, nuovi cimenti. Come il compianto Wordsworth. Sto vivendo del mio capitale spirituale.»

Cadogan decide così di concedersi una vacanza improvvisata ad Oxford, città che già aveva apprezzato durante gli anni da studente all’Università, e parte a tarda sera senza nemmeno verificare gli orari dei treni. Dopo un viaggio rocambolesco, si ritrova a camminare solitario lungo la via principale, nel cuore della notte e senza un posto dove dormire. Si accorge che uno dei negozi sulla strada ha ancora la tenda abbassata, dimenticata da un proprietario distratto. Incuriosito dalla strana casualità, si appoggia alla porta per spiare l’interno di quello che sembra essere un negozio di giocattoli e scopre così che è aperta. Una persona normale lascerebbe perdere o quanto meno si rivolgerebbe alle autorità. Munito di una piccola torcia elettrica, Cadogan invece sceglie di entrare, di controllare le stanze al pian terreno e poi di salire le scale verso il piano superiore.
Mentre perlustra l’appartamento sopra il negozio di giocattoli inciampa in un cadavere, il corpo senza vita di un’anziana donna, prima di essere lui stesso tramortito da qualcosa di pesante. Si risveglia la mattina seguente, chiuso a chiave nel ripostiglio dello stesso negozio. Riesce a fuggire dalla finestra aperta sul giardino del retrobottega e corre ad avvisare, finalmente, la polizia. Giunto di nuovo sul posto in compagnia degli agenti in servizio, il negozio di giocattoli non c’è più, sostituito da un innocuo negozio di alimentari. Anche il cadavere sembra dissolto nel nulla. Come è mai possibile?

Disorientato e sconcertato, tanto da dubitare di quanto accaduto, Cadogan fa visita a un vecchio amico dell’Università di Oxford, l’eccentrico professore e investigatore dilettante Gervase Fen, chiedendogli di aiutarlo a risolvere il mistero del negozio di giocattoli scomparso.
Comincia così una caccia serrata lungo le strade di Oxford, dal luogo del presunto delitto per cercare tracce del cadavere e indizi sulla sua identità, passando per uno studio legale, fermandosi in un pub frequentato soprattutto dagli studenti, rincorrendo una bionda ragazza sfuggente, seguiti a loro volta da due misteriosi energumeni, interrompendo le prove di un prestigioso coro e pure una funzione religiosa, scoprendo un altro cadavere per il quale verranno accusati dalla polizia, coinvolgendo l’intero corpo studentesco nella corsa e giungendo al parco sul fiume, riservato ai nudisti. L’ultima corsa sarà addirittura in giostra, all’interno di un luna park, a rischio della propria vita. Tutto questo in una sola giornata!

E’ quasi impossibile cercare di riassumere la trama del romanzo senza apparire fuori di senno. 🙂
Ma basta anche solo scorrere i titoli dei capitoli, in realtà presentati come “episodi”, per rendersi conto delle avventure sconclusionate vissute dai due protagonisti Cadogan e Fen:

1. L’episodio del poeta avventuroso
2. L’episodio del docente discutibile
3. L’episodio dell’avvocato loquace
4. L’episodio dell’austeniano fanatico
5. L’episodio della testimone sfuggente
6. L’episodio del camionista meritorio
7. L’episodio della signorina gentile
8. L’episodio della milionaria eccentrica
9. L’episodio della medium malevola
10. L’episodio del seminario interrotto
11. L’episodio del medico neuropatico
12. L’episodio dell’Anello Mancante
13. L’episodio del professore in giostra
14. L’episodio della satira profetica

Sebbene sia un romanzo sopra le righe, al limite dell’assurdo, è ricco di citazioni letterarie raffinate, che probabilmente non possiamo apprezzare appieno nella traduzione italiana e senza avere una buona conoscenza del panorama artistico dell’epoca di Edmund Crispin. Qualcuna viene spiegata dall’autore stesso nel testo, per voce dei protagonisti, qualche altra dall’editore con alcune note a piè di pagina, altre invece sono parte integrante del mistero stesso, come i limericks di cui non avevo mai sentito parlare.

Fen se lo trascinò appresso lungo il corridoio e quindi si accomodarono, presso il banco del portiere, su due poltrone di stile vagamente assiro. Poi lo aggiornò circa le telefonate fatte.
«No, no» disse irritato, interrompendo le proteste sbigottite di Cadogan quando si arrivò a Rosseter. «Non credo proprio che sia stato lui.» E ne spiegò i motivi.
«Arzigogoli, sofisticherie» replicò Cadogan. «Solo perché ti sei fatto delle idee balzane su quell’annuncio…»
«Ci stavo arrivando» reagì Fen, impermalito. Fece una breve pausa per esaminare una giovane bionda ben rifinita che passava davanti a loro, impellicciata e su tacchi altissimi. «C’è di fatto un legame tra l’inserzione e la signorina Snaith.»
«E quale sarebbe?»
«Questo!» E con gesto teatrale Fen esibì il volume che aveva con sé; aveva un po’ l’aria della pubblica accusa che sfodera una prova schiacciante. Cadogan lo guardò senza capirci molto: era intitolato Il libro dei nonsense, di Edward Lear.
«Ricorderai forse» continuò Fen agitando didatticamente un indice «che la signorina Snaith si interessava ai versi umoristici. E questi» diede un colpetto autorevole al libro «sono versi umoristici.»
«Sono strabiliato.»
«E versi umoristici del massimo livello, per di più.» Fen abbandonò bruscamente i modi professorali e proseguì, afflitto: «E pensare che c’è gente convinta che Lear fosse incapace, figurati, di dare all’ultimo verso dei suoi limerick una forma diversa da quella del primo, mentre in realtà…».
«Sì, sì» tagliò corto Cadogan, spazientito, sfilando il ritaglio di giornale dal portafogli, «ho capito. “Ryde, Leeds, West, Mold, Berlin.” Un sistema stravagante di indicare delle persone servendosi di limerick.»

Il libro dei nonsense di Edward Lear esiste davvero, titolo originale “The Book of Nonsense” (che possiamo leggere gratuitamente su wikisource), che raccoglie brevissime composizioni in versi, accompagnate da buffe illustrazioni dell’autore, e gioca con le parole e con le rime (“limericks” è la particolare forma metrica usata da Lear) per divertire bambini e ragazzi. I nomi Ryde, Leeds, West, Mold, Berlin richiamano appunto a questi versi umoristici, come pseudonimo di persone reali nel mistero che Cadogan e Fen devono risolvere.

There was a Young Lady of Ryde,
Whose shoe-strings were seldom untied:
She purchased some clogs,
And some small spotted dogs.
And frequently walked about Ryde.
(trad. C’era una giovane signorina di Ryde,
Con i lacci delle scarpe raramente slacciati:
Comprò degli zoccoli,
E alcuni cagnolini maculati.
E spesso passeggiava per Ryde.)

There was an Old Person of Leeds,
Whose head was infested with beads;
She sat on a stool
And ate gooseberry-fool,
Which agreed with that Person of Leeds.
(trad. C’era un’anziana di Leeds,
Con la testa ricoperta di perline;
Si sedeva su uno sgabello
E mangiava una crema di uva spina,
Che le faceva bene, a quella persona di Leeds.)

There was an Old Man of the West,
Who wore a pale plum-coloured vest;
When they said, “Does it fit?”
He replied, “Not a bit!”
That uneasy Old Man of the West.
(trad. C’era un vecchio dell’Ovest,
che indossava un gilet color prugna chiaro;
quando gli chiesero: «Ti veste bene?»,
rispose: «Per niente!»
Quel vecchio dell’Ovest così a disagio.)

There was an Old Person of Mold,
Who shrank from sensations of cold;
So he purchased some muffs,
Some furs, and some fluffs,
And wrapped himself up from the cold.
(trad. C’era un anziano di Mold,
che rabbrividiva al freddo;
così comprò dei manicotti,
delle pellicce e dei piumini,
e si avvolse per proteggersi dal freddo.)

There was an Old Man of Berlin,
Whose form was uncommonly thin;
Till he once, by mistake,
Was mixed up in a cake,
So they baked that Old Man of Berlin.
(trad. C’era un vecchio di Berlino,
la cui figura era insolitamente magra;
finché una volta, per errore,
fu impastato in una torta,
così fu cotto quel vecchio di Berlino.)

La mia traduzione qui è letterale, per avere un senso all’interno della trama. Ma le traduzioni italiane dei limerick di Edward Lear, in particolare quella di Carlo Izzo pubblicata da Einaudi nel 1970, adattano i nomi delle città per mantenere la metrica come nell’originale inglese, spesso spostando i luoghi in Italia per rime più naturali. Così Ryde, Leeds, West, Mold e Berlin diventano Volte, Venezia, Licata, Budapest e Berlocchi, talvolta stravolgendo il senso del testo per cercare di mantenere la rima e almeno uno degli elementi del personaggio della versione inglese.
Spiace comunque osservare che Blackie Edizioni non abbia pensato di inserire una spiegazione veloce, ma utile, per il lettore. Parte del divertimento di un romanzo giallo è cercare di risolverlo da sé prima dell’ultima pagina, o quanto meno pensare di poterci riuscire. Certo, leggere per intero i limericks e la loro traduzione non aiuta granché la scoperta dell’assassino, ma aumenta il coinvolgimento del lettore.

Alla fine Il negozio fantasma è un classico enigma della camera chiusa che piacevano così tanto anche ad Agatha Christie: il delitto è stato commesso in un ambiente chiuso, in circostanze impossibili a una prima analisi, se si considerano attendibili le testimonianze dei presenti. L’indagine deve dunque scoprire chi tra loro sta mentendo o cosa ci viene opportunamente nascosto.
Ma a differenza degli scrittori di gialli “comuni”, Edmund Crispin riesce fondere il romanzo d’indagine con una commedia folle e irriverente, dalle incontenibili risate, arguto e brillante come nessun’altro.

L’ironia acuta di Edmund Crispin

Già il titolo “The Moving Toyshop” è, di per sé, una scelta curiosa di Edmund Crispin: proviene direttamente dal famoso poema eroicomico del 1712 “The Rape of the Lock” (Il ricciolo rapito) di Alexander Pope. Nel Canto 1 di Pope, ai versi 99–100, il verso completo recita:

With varying vanities, from every part,
They shift the moving toyshop of their heart
(trad. Con vanità diverse, da ogni parte,
Spostano il negozio di giocattoli in movimento del loro cuore)

Per Alexander Pope “il negozio di giocattoli in movimento” era un riferimento al cuore mutevole delle donne, ma Crispin ha scelto il senso letterale del termine, quello più complicato. Forse questo verso gli ha fornito l’ispirazione? Perché se è facile far sparire un cadavere, ci vuole davvero genialità per far sparire l’intero negozio dove si trovava il cadavere!

Ma l’ironia acuta di Edmund Crispin si avverte in ogni pagina e qualsiasi momento della vita quotidiana dei personaggi diventa mira della sua comicità, come le bevute al pub accompagnate dal gioco “Libri Illeggibili” o quello dei “Personaggi Detestabili nella Letteratura”, occasione per beffeggiare qualche esimio collega, se addirittura se stesso. Ma anche i lettori sono presi in causa, come quando Richard Cadogan, il grande poeta, ottiene un passaggio da un camionista verso Oxford, un camionista che ha già letto tutto. E mica poesia eh! 😀

Auto e camion, notò, erano restii a fermarsi. Tutto questo avveniva nel 1938 e la Gran Bretagna attraversava una delle sue periodiche fasi di terrore delle rapine, ma, quando Dio volle, un grosso autocarro a otto ruote si concesse al suo richiamo e si fermò per farlo salire. Il camionista era un tipo
massiccio, di poche parole, con gli occhi arrossati e stanchi per la protratta guida notturna.
«Il vecchio marinaio di Coleridge se la cavava meglio di me» commentò allegramente Cadogan mentre ripartivano. «Lui almeno riuscì a fermarne uno su tre.»
«Ho letto qualcosa su di lui, a scuola» borbottò il camionista dopo una considerevole pausa di riflessione. «“Mille e mille creature viscide continuavano a vivere, e così io.” E la chiamano poesia.» Sputò con disprezzo fuori dal finestrino.
Cadogan, un po’ sconcertato, non fece commenti. Rimasero in silenzio mentre l’autocarro tagliava a collo la periferia di Didcot e s’immetteva nella campagna. Dopo una decina di minuti: «Libri» riprese il camionista. «Ne leggo un fracco. Sul serio. Mica poesia. Romanzi rosa e gialli. Mi sono
iscritto a una di quelle…» fece un profondo respiro, si premette energicamente le meningi e ne trasse il frutto «biblioteche circolanti.»
Meditò cupamente. «Ma adesso sono stufo. Ho letto tutto quel che valeva la pena.»
«Non le sembra di esagerare?»
«Ma l’altro giorno me n’è capitato uno mica male. L’amante di Lady qualcosa… Ecco una storia che funziona.» Si diede una manata sulla coscia facendo schioccare significativamente le labbra.

Sul podio però ci metto l’apparizione della Lily Christine III, la pericolosa auto sportiva di Gervase Fen. Questa scena mi è particolarmente cara perché anch’io adoro le auto sportive (sono una fan di Top Gear e The Grand Tour, per chi li conosce) e in questo passaggio ero davvero alle lacrime.

Un qualcosa di rosso sfrecciò lungo Woodstock Road.
Si trattava di una piccola auto sportiva quanto mai fracassona e malconcia. Sul cofano portava scritto il suo nome, LILY CHRISTINE III, in grandi lettere bianche. Un minuscolo nudo steatopigio, cromato, si protendeva con angolazione ardita dal tappo del radiatore. Giunse all’incrocio della Woodstock con la Banbury, svoltò bruscamente a sinistra e infilò la strada privata che corre lungo il fianco del St. Christopher’s College, patrono dei viaggiatori (a beneficio dei non iniziati bisogna aggiungere qui che il St. Christopher’s si trova giusto accanto al St. John’s). Superato un cancello di ferro battuto procedette a sessantacinque all’ora lungo un breve viale inghiaiato che si concludeva in un anello di dubbia funzionalità dove era pressoché impossibile manovrare agevolmente un’auto. Era chiaro che il guidatore non teneva sotto perfetto controllo il suo veicolo, poiché stava lottando disperatamente con il volante. L’auto puntò dritto verso la finestra dove il rettore del college, un tipo magro, contegnoso, di gusti blandamente epicurei, stava godendosi il sole. Intuito il pericolo, questi indietreggiò precipitosamente. Ma il bolide mancò il muro del suo alloggio e affrontò il cerchio della morte al termine del vialetto dove il conducente, con una violenta sterzata e qualche modesto danno alle aiuole erbose, riuscì a completare la curva.
A quel punto parve che nulla potesse trattenerlo dal precipitarsi nuovamente nella direzione da cui era giunto, ma, ahimè, il volante venne raddrizzato con impeto eccessivo e la macchina arò un tratto di prato, andò ad affondare il naso in un ampio cespuglio di rododendri, tossì, ansimò e si spense.
Il conducente scese e la fissò con indubbia severità; a quel punto ci fu un ritorno di fiamma: una detonazione assordante, tale da stroncare ogni possibilità di altri eventuali futuri ritorni di fiamma. L’uomo aggrottò la fronte, prese un martello dal sedile posteriore, sollevò il cofano e picchiò contro qualcosa. Richiuse e si rimise al volante. Il motore si avviò e con un poderoso sussulto l’auto partì in retromarcia mirando dritto all’alloggio del rettore. Quest’ultimo, che era tornato alla finestra e seguiva la scena preso dal fascino dell’orrido, si portò di nuovo in salvo con la medesima speditezza mostrata poco prima. Il guidatore si volse a metà e vide la costruzione incombente su di lui, simile a un transatlantico a pochi metri da una barchetta a motore. Senza esitazioni inserì la prima. L’auto emise uno stridio agghiacciante, rabbrividì come in preda alla febbre quartana e si arrestò; dopo qualche momento emise quell’inesplicabile ritorno di fiamma a mo’ di commiato. Con somma dignità il guidatore tirò il freno a mano, scese e recuperò una cartella dal sedile posteriore.
Al termine di quello scompiglio il rettore aveva nuovamente raggiunto la finestra. Adesso la spalancò.
«Mio caro Fen» disse. «Mi rallegro che ci abbia lasciata intatta una parte del college. Temevo avesse intenzione di demolirlo fino alle fondamenta.»

Durante un inseguimento si ritrovano all’interno dello storico edificio dello Sheldonian, interrompendo le prove della Handel Opera Society sotto la direzione dell’infaticabile Maestro Artemus Rains, durante il Canto del destino di Hölderlin sulle note di Brahms.
Mi ha ricordato l’iconica scena del coro dei pompieri di Bud Spencer e Terence Hill nel film …altrimenti ci arrabbiamo! (cliccate per rivederla e gustarvela ancora una volta).

La giovane con gli occhi azzurri e i capelli d’oro era posizionata proprio al centro dei contralti e non c’era modo di arrivare nei paraggi se non attraversando le file dei bassi che si trovavano subito alle spalle dell’orchestra. Di conseguenza si aprirono un varco tra gli strumentisti, sotto lo sguardo torvo del Maestro. Il secondo corno, sdegnatissimo, prese una stecca. Brahms rumoreggiava e strombettava attorno a loro. «Ciechi» ruggiva il coro, «ciechi, di sgomento in sgomento.» Fecero crollare il leggio del timpanista, concentratissimo nello sforzo di tenere il conto delle battute, impedendogli così di farsi sentire quando toccava a lui.
Raggiunta infine la postazione dei bassi, altre difficoltà si profilarono. Lo Sheldonian non è particolarmente spazioso, e i componenti di un coro numeroso devono esservi compressi in condizioni che possono ricordare certe antiche segrete. Quando, dopo aver suscitato parecchi subbugli circoscritti, si furono incuneati, molli di sudore, abbastanza in profondità tra le file dei bassi (azione nel corso della quale Cadogan aveva dovuto lasciarsi alle spalle canestro, stringhe e collare per cani), i due si resero conto di non aver più spazio di manovra: erano incastrati, e anche la pista che avevano appena percorso era ormai irrevocabilmente chiusa e sigillata. Tutti gli occhi erano su di loro. Un anziano signore che cantava nel coro della Handel Opera Society da più di cinquant’anni passò loro uno spartito. Mossa poco saggia, poiché Fen, non vedendo al momento possibilità di muoversi e deciso a restare dove si trovava e tenere d’occhio la preda, si mise in testa di apportare ulteriore letizia a quel fulgido momento unendo la sua voce a quella dei cantori. E la voce di Fen, anche se penetrante, non era né armoniosa né intonata.
«Seeeenza sosta» intervenne d’un tratto, «noi vaaaaghiamo.» Un buon numero di bassi nelle prime file si volse sussultando come pugnalati alle spalle. Noi miserandi» continuò serafico, «misee-eee-randi mortali!»
Fu troppo per il Maestro Artemus Rains, che picchiò energicamente la bacchetta contro il podio. Orchestra e coro ammutolirono. Seguì poi un brusio di commenti interessati e una pioggia di occhiate.
«Professor Fen» ansimò il Maestro controllandosi con evidente sforzo. Qui cadde il silenzio. «Per quanto mi risulta lei non fa parte di questo coro. Stando così le cose, potrebbe usarmi la cortesia di allontanarsi?» Ma Fen, per parte sua, non si lasciava schiacciare facilmente, neppure dalla presenza di circa quattrocento musici sensibilmente ostili.
«Lo considero un atteggiamento estremamente repressivo, Rains» replicò, sperso nel plotone di esterrefatti coristi. «Repressivo e inurbano. Solo perché mi è successo di commettere un lieve errore in un passaggio di notevole difficoltà…»

Altra particolarità divertente in questo romanzo è lo sfondamento della Quarta parete, quel muro immaginario tra la storia raccontata in un ipotetico palco teatrale e il lettore che siede invece comodamente tra il pubblico.

Si stavano avvicinando a una biforcazione, la prima che incontrassero da quando avevano lasciato il tizio del soccorso stradale. Sulla sinistra, piuttosto arretrato rispetto alla strada, c’era un villino, ma non un’anima in vista a cui poter chiedere della Humber nera. Un interrogativo senza risposta.
«Andiamo a sinistra» suggerì Cadogan. «Dopotutto questo libro verrà pubblicato dalla Gollancz […]»

Il libro che verrà pubblicato dalla Gollancz lo avete tra le mani e Cadogan suggerisce di andare a sinistra perché la casa editrice Gollancz è nota per il suo stampo socialista, “di sinistra” appunto.

«Dunque, signori, ecco cosa dovete fare. Tra pochi minuti arriverà la polizia a cercare me e il signor Cadogan. Conoscete la mia auto?»
«Impossibile sbagliarsi, signore.»
«Già. Capisco. Bene, si trova vicino all’ingresso principale e non è chiusa a chiave. Come la polizia compare voi dovrete salire a bordo e schizzar via a tutta velocità. Bisognerà calcolare bene i tempi per far sì che gli agenti vi seguano e voi abbiate un vantaggio sufficiente.»
«Vuole che ce li tiriamo appresso, signore?»
«Precisamente. Fategli fare una bella scarrozzata, dove vi pare. Mi affido alla vostra inventiva. Il serbatoio è ben rifornito e Lily Christine fila forte. È chiaro che quelli non devono raggiungervi e accorgersi che non siete noi.»
«Non credo che funzionerà» mormorò apprensivo Beavis.
«Funzionerà, invece» replicò Fen con sicurezza, «perché nessuno si aspetta un giochetto del genere se non in un libro giallo […]»

Ma noi stiamo appunto leggendo un libro giallo! 😀

La bellezza di Oxford

Si avviò per la strada serpeggiante che discendeva la collina oltrepassando le botteghe e poi il cinema all’altezza del semaforo.
Attraverso una breccia tra gli alberi gli si offrì la prima autentica visione di Oxford: in quel fievole chiarore lunare era una città sommersa, con le torri e le guglie che si ergevano spettrali simili ai resti della scomparsa Atlantide, metri e metri sott’acqua. Un minuscolo puntino di luce gialla si accese per qualche secondo, tremolò e scomparve. Attraverso l’aria silenziosa giunse il lontano rintocco di una campana che batteva l’una, subito seguito da altre che si riunirono in un breve carillon, quasi un’eco arcana della cattedrale inabissata del mito bretone, cullato per qualche istante dalle verdi correnti delle acque profonde e poi sciolto nel silenzio.
Pervaso da un piacere indefinibile procedette a passo più svelto, canticchiando tra sé, la mente svuotata di ogni pensiero. Si limitava a guardarsi attorno e a godere di ciò che vedeva. Giunto ai margini di Oxford perse un po’ l’orientamento e gli ci vollero alcuni minuti per ritrovare la strada. Qual era? La Iffley Road o la Cowley? Neppure da studente era mai riuscito a farsene un’idea chiara. Niente di male; là in fondo c’era il Magdalen Bridge e poi la High, e più oltre il St. Christopher’s College, patrono dei viaggiatori. Era un po’ deluso di quel suo peregrinare che si concludeva in modo così poco clamoroso.
Nel tragitto da Headington non aveva incrociato auto né passanti, e in quel quartiere abbastanza popolare di Oxford gli abitanti erano a letto da un pezzo. Fiancheggiata da negozi su entrambi i lati, la strada si snodava lunga e deserta di fronte a lui.

L’antica e nobile città di Oxford è l’affascinante coprotagonista di questo romanzo, tanto da meritare, già nell’edizione originale, una mappa dei luoghi dove si muovono Cadogan e Fen durante la loro controversa caccia all’assassino. La lettura diventa completamente immersiva, perché l’ambientazione è sempre dettagliata, tanto degli esterni, fino al più oscuro vicolo senza uscita, quanto degli interni, con i particolari dello studio di Gervase Fen all’interno dell’Università.

Il negozio fantasma di Edmund Crispin - Piantina di Oxford

LEGENDA:
A. Negozio di giocattoli (seconda posizione)
B. St. Christopher’s College
C. St. John’s College
D. Balliol College
E. Trinity College
F. Lennox’s College
G. Mace and Sceptre
H. Sheldonian Concert Hall
I. Ufficio di Rosseter
J. Mercato
K. Stazione di polizia
L. Negozio di giocattoli (prima posizione)

La mia prima curiosità è stata di verificare se questa mappa corrisponda al vero, se questa sia davvero la mappa stradale di Oxford. Così ho aperto Google Maps e mi sono messa alla ricerca delle vie e degli incroci, qui segnati in giallo. Come vedete, a parte qualche stortura nelle proporzioni, è assolutamente corrispondente.

Il negozio fantasma di Edmund Crispin su Google Maps

Non sono mai stata ad Oxford e mi sono chiesta dunque se, oltre alle strade, anche gli edifici citati nel romanzo siano ancora oggi presenti. Si potrà riconoscere il negozio di giocattoli? Ho provato ad addentrarmi nella città con Google Street View, ma ho poi trovato questo articolo interessante sul portale The Bodies From The Library, una conferenza annuale della British Library di Londra dedicata ai romanzi gialli, dove si ripercorrono con diverse fotografie proprio i luoghi del romanzo: The Moving Toyshop: A Walking Tour of Oxford
Chissà che prima o poi non riesca a visitare Oxford di persona. Mi piacerebbe rivivere in qualche modo la folle corsa di questo romanzo! 🙂

Avete mai letto Edmund Crispin?

Conoscevate questo autore? Vi è mai capitato di leggere qualcosa di suo?
Per me è stata una vera epifania e non vedo l’ora di scoprire il romanzo in uscita per fine anno. Forse lo troverò sotto l’albero di Natale o forse, non potendo proprio aspettare, me lo regalerò per il compleanno agli inizi di dicembre. Sto esprimendo un desiderio…

«Lei dedica tutto il suo tempo a dar la caccia agli assassini insieme a lui?»
«Io?» Cadogan ebbe una risatina. «No… grazie a Dio. Ma è davvero comico.»
«Cosa è comico?»
«Ieri sera… appena ieri sera, ero smanioso di emozioni, di avventure: qualsiasi cosa pur di sottrarmi alla mezza età. Goethe diceva che bisogna badar bene a ciò che si desidera perché probabilmente lo si otterrà. Quanto aveva ragione. Io volevo strapparmi alla monotonia, e gli dèi mi hanno preso in parola.»
Il negozio fantasma, Edmund Crispin

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Comments (2)

Sandra

Lug 17, 2026 at 8:05 PM Reply

Parto da questo pezzo che è oggettivamente un gioiello che ho adorato anch’io.

Andiamo a sinistra» suggerì Cadogan. «Dopotutto questo libro verrà pubblicato dalla Gollancz […]»

Il libro che verrà pubblicato dalla Gollancz lo avete tra le mani e Cadogan suggerisce di andare a sinistra perché la casa editrice Gollancz è nota per il suo stampo socialista, “di sinistra” appunto.

Una trama così intricata è davvero difficile da inventare e soprattutto portare fino alla fine senza inciampi, sorretta oltretutto da una scrittura magistrale. Credo che me lo comprerò, l’avevo preso in biblioteca, e a fine agosto, quando saremo un po’ felici e un po’ tristi per la fine dell’estate esce quello nuovo che comprerò sperando si rinnovi la gioia per una lettura di altissimo livello. Grazie per questo post che mi ha fatto rivivere davvero un romanzo pazzesco.

Barbara Businaro

Lug 17, 2026 at 8:24 PM Reply

Quello nuovo esce già alla fine dell’estate?! Oh caspita! Devo cominciare a riempire il porcellino! 😀
Non ho idea di quanto bravo fosse come compositore, ma come giallista era davvero eccellente.
Grazie ancora di avermelo fatto conoscere.

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