Confidenze numero 09-2021 - Dietro la mascherina - Storia vera di Marta L. Raccolta da Barbara Businaro

Dietro la mascherina
In edicola su Confidenze

Dopo la precedente esperienza di scrivere una storia vera per Confidenze all’interno dell’ultima edizione del laboratorio ConfyLab, che ha portato poi alla pubblicazione de “L’ultimo sorriso” in edicola lo scorso giugno, la redazione mi aveva lasciato con la disponibilità di leggere e considerare altre storie vere che avessi proposto loro per la rivista femminile.
Sono capace io di raccogliere le testimonianze dalla viva voce del/della protagonista e scriverne una storia vera con le parole adeguate, sia per il lettore ma soprattutto per le persone coinvolte in quella storia, rispettando i sentimenti e le emozioni di tutti? Scrivere una storia vera non è come scrivere un racconto.

Incuriosita però da cosa potesse venirne fuori, mi sono messa a caccia di storie, perché non è affatto semplice trovare delle storie vere e pure interessanti per il pubblico. La prima volta è andata bene, ma le storie vere non entrano dalle finestre come farfalle tutti i giorni!
Voglio dire: è storia vera, verissima che proprio il giorno di San Valentino mi si è rotto il caricatore dell’aspirapolvere senza fili e, per le temibili leggi di Murphy sempre in agguato, l’aspirapolvere era ovviamente scarico nel momento in cui mi serviva di più. Così come è storia vera che solo poche ore dopo si è bloccata la lavatrice durante il lavaggio (sì, ancora lei, protagonista indiscussa de Il mistero della lavatrice) e ho passato la domenica sera a svuotare l’acqua dal cestello, allagando il pavimento, e ancora nessuno ha capito che cosa le avesse dato fastidio durante il terzo carico della giornata. Storia verissima e probabilmente condivisa da gran parte del mondo femminile.
Ma a chi diamine importa una storia vera del genere?!

D’altro canto sono a conoscenza di storie vere intriganti e succulente, come di quel mio amico che si ostina a intrattenere rapporti amorosi con due fidanzate non ufficiali, battezzate “la mora” e “la rossa”, residenti in città equidistanti da lui ma sufficientemente lontane tra di loro per sentirsi al sicuro, luoghi dove può agevolmente spostarsi per lavoro senza destare il ben che minimo sospetto. Ma di una storia vera così non potrei andare oltre queste tre righe, senza dover aggiungere dei particolari piccanti che metterebbero quel disgraziato del mio amico in serio pericolo di vita… E probabilmente anche la sottoscritta!
Che non può continuare una vitaccia del genere l’ha già capito da solo, il castello di bugie aumenta e le fondamenta non sono solide per reggerne il peso. Magari attenderò l’epilogo (io ho pronosticato che sia la mora che la rossa lo pianteranno e lui si ritroverà improvvisamente single, questioni di karma) e vedremo se la storia vera sarà pubblicabile senza danni. 😉

In questi mesi, mentre ricercavo la storia vera giusta, ne avevo una perfetta sotto il naso! Proprio dietro la mascherina! 😀
Era cominciata con me che continuavo a dire “Mollalo! Mollalo prima che ti molli lui!”, proseguita sempre con me che in chat scrivevo “Beh, è meglio così. E comunque non mi è mai piaciuto”, poi sempre con me che…

Scrivere una storia vera
è un po’ come fare la psicologa

Già con la prima storia vera, mi ero resa conto che questo tipo di scrittura assomiglia un po’ al lavoro della psicologa: ti accomodi e ascolti quello che ti raccontano, ogni tanto poni delle domande per focalizzare meglio l’argomento, prendi degli appunti su ciò che viene detto e termini con un riepilogo delle tue sensazioni in merito alla storia, per vedere se hai ben compreso.
Per riuscire a scrivere la storia completa c’è bisogno di più sedute di racconto-scrittura e ogni volta si rivede insieme qual è la “terapia”, cosa prendere e cosa lasciare di tutti i particolari che compongono la trama di quella vita reale, quali aspetti approfondire perché c’è dell’altro, apparentemente insignificante per il paziente, che invece ha avuto un ruolo decisivo. Viste da fuori, le nostre vite hanno tutto un altro sapore, ricco e speziato.

In questo caso particolare, mi stavo già impegnando in tutto ciò senza ancora sapere che ne avrei scritto una storia!
Durante il primo lockdown dello scorso anno ho conosciuto molte persone e stretto nuove amicizie, anche grazie ad altre attività collaterali trasportate tutte online dalla pandemia. Abbiamo anche guadagnato più tempo per conversare, togliendo di mezzo le difficoltà di spostamento (però un bel caffè vis-à-vis mi manca parecchio).
“Dietro la mascherina” è una storia vera che ho raccolto partendo proprio da quel periodo, seguendola praticamente giorno per giorno lungo quei mesi, scoccando frecce da Cupido per tutta l’estate, attendendo e sospirando un lieto fine per i protagonisti.
I fatti risalgono a quasi un anno fa oramai, con la prima chiusura nazionale, e poi via via fino all’epilogo, praticamente lo scorso settembre. Non stavo prendendo appunti, nel mezzo delle nostre attività mi capitava di chiedere solo “Come va?” e lì iniziavano le nostre lunghe chiacchierate.

Solo quando ho realizzato che comunque le vite di ognuno si erano sistemate positivamente, ho immaginato di poter scrivere questa storia vera. Se un racconto è uno sfogo libero della fantasia, dove puoi permetterti di mettere in cattiva luce un personaggio senza ferirne i sentimenti, perché esiste solo sulla carta, con la vita reale non si può. Anche chi non è protagonista merita rispetto.
Così a settembre, quando tutti ci preparavamo per quella che sembrava una ripartenza della normalità, ho chiesto a Marta di condividere la sua esperienza, anche come testimonianza di quanto avevamo passato tutti.
“Senti, io te la butto lì, puoi anche dirmi di no. Posso scrivere la tua storia? La vostra storia?”

Certo non immaginavamo di leggerla sulla rivista ancora immerse in questo caos pandemico. Confidavamo entrambe che questa storia vera potesse rappresentare la fine dell’uso delle mascherine. Anche se, nel suo caso, la mascherina rimarrà un ricordo romantico. 😉

 

Dietro la mascherina in edicola

“Che questo fosse un anno particolare lo sapevo, anzi ci speravo, perché doveva essere quello del mio matrimonio.
Con tre anni di convivenza dopo quattro di relazione, il rapporto con Simone era abbastanza stabile e solido per costruire una famiglia nostra. Durante le feste natalizie, genitori, zii e cugini si erano avvicendati a chiederci cosa stessimo aspettando ancora, così la sera di Capodanno, complice un calice di troppo di spumante, me l’aveva sussurrato all’orecchio. “Sposiamoci” mi aveva detto Simone con uno sguardo luccicante di passione.
Avevamo già visitato un paio di ristoranti rinomati per i pranzi di nozze e stavamo considerando alcune date. Impresa non facile, visto che dovevamo mettere insieme i nostri impegni lavorativi con le date disponibili per la chiesa e per il banchetto, senza dimenticare il viaggio della luna di miele. Ma poi è arrivata la chiusura di tutta la nazione e un virus giunto da lontano ha interrotto i nostri progetti.
Di più, ha sconvolto le nostre vite.”

La storia vera continua sul numero 9 di Confidenze in edicola questa settimana, da oggi martedì 16 febbraio.
Se passate di qui dopo la lettura, fatemi sapere che ne pensate!
…ho già ricevuto stamattina presto un vocale urlante di Marta, la protagonista della storia. Stanno tutti bene, benissimo. 🙂

 

Confidenze numero 09-2021 - Una storia vera in edicola

Comments (23)

Stefano

Feb 16, 2021 at 10:03 AM

Vedi che l'”acuto” Stefano aveva visto giusto sulle tue capacità (anche) giornalistiche! Non sono “troppo buono”, lo notavo e sentivo. E, se la stessa redazione della Rivista ti ha chiesto tuoi interventi per storie vere, prima o poi arriverà chi ti chiederà e pubblicherà anche le tue storie “false” ma piacevolmente narrate. Ciao!

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Barbara Businaro

Feb 17, 2021 at 6:45 PM

L’acuto e arguto Stefano è più obiettivo di me! 😉
Intanto continuo a scrivere sia storie vere che storie “false”, in attesa di trovare anche il tempo (un contratto part-time?) e la concentrazione necessaria per riprendere la storia “lunga” lasciata da parte.
Grazie Stefano!!

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Minnie

Feb 16, 2021 at 11:36 AM

Preso! Bellissimo!! Si sente comunque che non è la tua solita scrittura, ma molto piacevole anche questa!

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Barbara Businaro

Feb 17, 2021 at 6:48 PM

Beh, le storie vere vengono scritte in prima persona, mentre in genere per i racconti io preferisco usare la terza persona. Probabilmente nelle storie vere mi lascio anche influenzare dalle parole che mi sono riferite dalla protagonista.
Grazie di avermi letta! 🙂

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sandra

Feb 16, 2021 at 5:35 PM

Lo prendo domani!
E poi faccio un po’ di tam tam su IG.
Baci

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Barbara Businaro

Feb 17, 2021 at 6:59 PM

Grazie Sandra! Che io con le storie di IG ancora ci litigo! 😀

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BRUNILDE

Feb 16, 2021 at 6:34 PM

La tua scrittura è scorrevole e fresca. Ho notato che nella narrazione manca la tua vena ironica, come se, nel raccontare una vicenda realmente accaduta, tu abbia avuto troppa paura di mancare di rispetto ai protagonisti. O forse, al di là dell’happy end, c’è davvero troppo dolore in una relazione che si spezza, mostrando la fragilità dei sentimenti – su cui si pensava invece di poter costruire il futuro – per poterci sorridere sopra.
Bravissima Barbara!

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Barbara Businaro

Feb 17, 2021 at 7:08 PM

La prima parte è già ambientata in un periodo difficile, quello del lockdown nazionale di febbraio-marzo 2020, e lì certo non mi usciva l’ironia. Poi anche il seguito nasce un po’ dalle “macerie” di quei mesi complicati, con il cuore che fa doppiamente fatica. Inoltre l’ironia nasce da me, compare nei racconti che sono “miei”, probabilmente come dicevo prima a Minnie, nelle storie vere mi lascio anche prendere dalle parole delle protagoniste. Come del resto è giusto che sia, no?
Grazie di avermi letta Brunilde! 🙂

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Elena

Feb 16, 2021 at 6:46 PM

Congratulazioni, sono molto felice per te e per i lettori di Confidenze!

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Barbara Businaro

Feb 17, 2021 at 7:09 PM

Grazie Elena! E’ una sfida nuova questa! 🙂

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Giulia Mancini

Feb 16, 2021 at 8:20 PM

Complimenti, ormai con Confidenze sei in perfetta sintonia!
La rivista Confidenze mi riporta ad anni lontani, leggevo i racconti sempre molto volentieri.

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Barbara Businaro

Feb 17, 2021 at 7:10 PM

Non lo so se sono in sintonia, è un’esperienza nuova, ci provo! 🙂

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Giulia Mancini

Feb 17, 2021 at 5:43 PM

Avevo lasciato un commento ma non lo vedo, comunque ti facevo i complimenti per essere ormai più che lanciata con Confidenze

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Barbara Businaro

Feb 17, 2021 at 7:10 PM

L’ho recuperato, era in approvazione per l’indirizzo email sbagliato di una lettera. Grazie ancora Giulia! 🙂

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marina

Feb 18, 2021 at 4:07 PM

Ci hai preso gusto, eh!
E fai bene: le storie vanno raccontate e vanno proposte; quelle vere, poi, difficili da rendere, ma stimolanti proprio per questo, sono un bel banco di prova. Una volta mi è capitato di raccogliere i ricordi di una storia d’amore pazzesca, che meritava non un racconto, bensì un intero romanzo. Non sono mai stata in grado di fare né l’uno né, a maggior ragione, l’altro, eppure la storia è là e, ogni tanto, mi chiama.
Complimenti per la tua perfetta intesa con le “confidenze”! 😉

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Barbara Businaro

Feb 19, 2021 at 11:30 PM

Grazie Marina! Eh si, le storie vere sono un bell’esame. In questa settimana, ne ho trovate altre due di interessanti, anche se in realtà sono le storie vere che sono venute addosso a me! Vedremo se si concretizzeranno, dipende molto dai protagonisti, un po’ si mettono in gioco anche loro nel raccontarsi. Poi ci sono quelle storie, specie d’amore, che sono così perfette che a metterle giù in parole pare di rovinarle!

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Paola

Feb 20, 2021 at 8:52 PM

È vero, il modo di narrare è diverso da quello usato nei racconti ma fila che è un piacere, ormai hai parecchie frecce al tuo arco e dovresti tirar fuori dal cassetto il romanzo da completare. E comunque la soddisfazione di rientrare a casa dopo esser stata al gelo, sedermi sulla mia poltrona svedese con un caffè lungo e il tuo racconto su carta da leggere…non ha prezzo

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Barbara Businaro

Feb 21, 2021 at 11:33 PM

Grazie Paola! Lo so, siete almeno in cinque ad avermi detto questa settimana che dovrei tirar fuori, e soprattutto completare, quel romanzo dal cassetto. E pensare che avevo cambiato lavoro proprio per quello e invece…
Forse questo sarà un altro anno di cambiamenti, vedremo. E comunque sogno sempre di aprire un caffè italiano lassù, a Glasgow… 😉

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Grazia Gironella

Feb 22, 2021 at 8:58 PM

Un caffè a Glasgow? Avvisami, eh, nel caso. 😉 Scrivere una storia vera è davvero un’esperienza particolare. Nel caso della storia di Amela che sto scrivendo, abbiamo avuto più o meno una trentina di conversazioni, dal vivo e poi su Skype. La cosa strana è che tu ascolti, poi fai delle domande, e a volte ti capita di capire dall’espressione dell’altro che gli hai fatto scoprire qualcosa che non sapeva. Nel caso di un lavoro lungo, poi, si crea anche un rapporto particolare: da un lato sei un perfetto sconosciuto per la persona che racconta, dall’altro sai di lei più di quanto sappiano i suoi amici e parenti. Ancora adesso Amela mi guarda con la fronte aggrottata, a volte, e so che significa “Come diamine fai a saperlo? Ah, già, te l’ho detto io…”

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Barbara Businaro

Feb 23, 2021 at 6:45 PM

E’ esattamente così Grazia. Nel mio caso erano più scambi di mail, dato che per lavoro e allenamenti ho orari difficili, scrivo per lo più la sera tardi. Nel tuo caso poi si tratta di un romanzo, o comunque una storia ben più lunga delle mie. Però è vero: dall’esterno noi abbiamo uno sguardo diverso.
Ah beh, nel caso del caffè a Glasgow tutti i miei amici blogger e i lettori sono invitati. Chissà, uno di quei caffè con divano e angolo lettura… Sognare non costa niente, no? 😉

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Barbara Businaro

Mar 06, 2021 at 2:36 PM

La storia vera “Dietro la mascherina” è risultata la più votata! Se l’avete persa in edicola, la potete quindi leggere sul sito della rivista, cliccando qui sotto. Un caloroso grazie a tutte le lettrici, anche Stefania per il suo commento! ❤❤

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Rebecca Eriksson

Mar 10, 2021 at 7:08 PM

Da bambina e parte dell’adolescenza io ero estremamente timida, tanto da essere sempre quella che nei ritrovi “faceva da tappezzeria”. Anche se non mi facevo coinvolgere in prima persona ero sempre attenta a tutti e prendevo appunti sulle vite degli altri. Così quando a dodici anni presi a scrivere il mio primo racconto, non era basato sulla mia vita, ma in quella di un’amica sedicenne.
Devo dire che guardare le vite degli altri mi ha permesso di scoprire che vivere poteva essere comunque una storia appassionante. Ora recupero anche il racconto sul sito di Confidenze.

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Barbara Businaro

Mar 11, 2021 at 10:28 PM

Ci sono storie straordinarie nascoste nella vita di tutti i giorni, è vero.
Buona lettura allora! 🙂

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