Amore e ristrutturazione. Un racconto in cinque puntate

Amore e ristrutturazione
1. Casa dolce casa

Nella vita di una persona la ristrutturazione della propria casa ha un impatto devastante, ristrutturazione fa rima con devastazione. Secondo il test “Holmes e Rahe” dovremmo sommare la modifica della condizione finanziaria (38 punti), l’aumento di conflittualità con il coniuge (35 punti), un mutuo o un prestito consistente (30 punti), il cambio delle condizioni di vita (25 punti) e delle abitudini personali (24 punti). La ristrutturazione in quanto a stress batte il divorzio (73 punti), senza dubbio!
Solo che le coppie che si amano davvero riescono a superare un evento così traumatico, pieno di sorprese e imprevisti. Riusciranno Giulia e Luca a sopravvivere a quest’esperienza e costruire il loro piccolo nido d’amore?
Preparate martello, cacciavite e qualche consiglio!

Se vi perdete una puntata o volete rileggere l’intera storia, potrete sempre ripartire dall’indice del racconto a questa pagina: Amore e ristrutturazione

 

Qualcosa non va. Ho la netta sensazione che una catastrofe mi attenda. Ogni tanto mi si stringe lo stomaco con un sussulto e devo fare un lungo respiro per cacciarlo via. Poi c’è quella vocina in fondo alla mia mente che continua a punzecchiarmi, fastidiosa e insistente, declamando sciagure a ogni mio movimento. Mi perseguita da tutta la mattinata.
E ora sono qui, sul pianerottolo del secondo piano, davanti alla porta. Alla nostra porta. Alla porta della nostra casa, finalmente.
Mi tremano le mani dall’emozione, le chiavi mi scivolano a terra mentre cerco quella giusta per la serratura della blindata. Sbuffo, ma alla fine sorrido. Poggio sul pavimento la borsa da lavoro straripante di documenti, tutti i contratti firmati durante il mio girovagare compulsivo tra gli uffici della città, chiusi in orario di apertura, spostati in altro locale senza preavviso, con postazioni malfunzionanti e impiegati rabbiosi. Un vero delirio burocratico per cui siamo riconosciuti in tutto il globo grazie ad Asterix e le sue dodici fatiche. Io ne ho completata solo una e sono esausta. Come saranno le prossime undici?
Mi chino per afferrare il mazzo di chiavi, però una mano vi arriva più veloce di me.
“Scusa il ritardo. Un cliente in studio non mi lasciava più andare.”
Gli occhi grigi più belli del mondo mi osservano e sono tutti per me. Con quel completo blu poi. Lo stesso che Luca indossava dal notaio il pomeriggio che abbiamo concluso l’acquisto di questo appartamento, lo stesso completo che quella sera gli ho tolto con molta fretta per festeggiare. Per la verità non ricordo nemmeno molto della nottata, giusto qualche frammento, avevamo brindato un po’ troppo, euforici. Dovremo ripetere penso, con più calma.
“Ci siamo?” Mi regala un sorriso caldo.
“Ci siamo!” gli rispondo e mi sento di arrossire. Come riesca a farmi ancora quest’effetto dopo ben quattro anni che stiamo insieme proprio non lo so. Ci siamo incrociati per caso quando il suo studio di consulenza ha traslocato e hanno preso a noleggio dalla mia agenzia un paio di furgoni. Si presentò in jeans lisi e felpa macchiata di vernice, pensai fosse abbastanza carino, oltre che simpatico.
Ma quando gli riportai in ufficio alcuni documenti assicurativi che si era dimenticato, lo trovai in giacca e cravatta, perfettamente sicuro di sé, tutto un altro effetto. Per sdebitarsi del favore, mi invitò per un aperitivo.
Tra noi sono state scintille fin da subito. Abbiamo iniziato con qualche weekend a casa dell’uno o dell’altro, fine settimana che poi sono diventati mesi interi, con ritorni alle proprie dimore solo per recuperare vestiti puliti e posta. Adesso siamo stanchi di correre su e giù, ma il mio bilocale è troppo piccolo per una vita a due, non saprei dove mettere i suoi vestiti, lo giuro, e il suo loft è ancora più scomodo per il mio tragitto al lavoro. Ma soprattutto volevamo iniziare a costruire qualcosa insieme.
“Sei riuscita a sistemare tutte le forniture?” mi chiede mentre gira la chiave. A ogni giro si ode lo sblocco della mandata, come un conto alla rovescia per un grande evento.
“Si. Acqua, energia e gas sono a posto, volture fatte. Per la telefonia ci conviene aspettare a lavori ultimati, intanto usiamo i cellulari.”
Mi sorride ancora e colgo un guizzo di commozione nel suo sguardo. Apre il battente e si sposta per farmi spazio, entriamo insieme nella nostra futura dimora. Dentro è buio pesto e l’aria un po’ stantia, il vecchio proprietario si è già trasferito da tre settimane.
Avanzo lentamente sfiorando con le mani la parete di destra, dove ricordavo gli interruttori. Infatti ne trovo uno.
“Aspetta, accendo la luce…”
Premo sul pulsante, ma ritraggo subito il dito sotto una lieve scossa e osservando terrorizzata una scarica luminosa in punta. Nello stesso momento un enorme botto proviene da un armadietto incassato lì vicino, seguito da una terribile puzza di bruciato.
“Cristo!” esclama preoccupato Luca, che impreca raramente. “Giulia, tutto a posto? Ti sei fatta male?” Mi tira per un braccio lontano dalla parete.
“No… Ma non toccare niente, ti prego…” Odo appena la mia voce spaventata. La mia vocina interiore invece fa sentire il suo urlo prepotente: te l’avevo detto, te l’avevo detto, te l’avevo detto. Eh, ha ragione, cominciamo male qui.
“Beh, comunque avevamo in mente di ampliare l’impianto elettrico, no? L’avevamo messo in conto che questo è un po’ vecchio.” Luca mi passa la sua lunga mano sulla schiena, per tranquillizzarmi.
Secondo il proprietario, non sono necessari lavori in quest’appartamento, tutto in regola, almeno sulla carta. A me però non piacciono le piastrelle del bagno principale, così anni ’80 nelle loro geometrie ipnotiche, e Luca vuole allargare il cucinotto, magari creare un ambiente unico con l’ampia sala da pranzo, mettendo nel mezzo una bella penisola. Oh sì, gli piace cucinare e gli riesce pure bene, accidenti. Se non sapessi di avere altri argomenti, la dolcezza, la pazienza, l’umorismo, e una coppa C piena, mi sentirei terribilmente in difetto nella nostra relazione.
Mentre siamo ancora fermi nell’ingresso, illuminati dalla sola lampada del pianerottolo, una figura corpulenta oscura l’entrata. “Permesso? I signori Agostini?”
Si fa avanti Luca. “Eccoci.”
“Emilio Spadini, l’impresario.” Gli porge una mano possente. “Perché non c’è luce qui dentro?”
Raggiunge gli interruttori, che restano inermi sotto il suo tocco sicuro.
“Credo sia saltata la corrente…” provo a spiegare.
Con un verso gutturale l’impresario conferma la mia ipotesi. Sfila qualcosa dalla schiena, che si svela essere una torcia quando l’accende. La punta sull’armadietto bruciacchiato e con un clic apre la piccola anta. Un altro verso gutturale accompagna la vista del contenuto, non di suo gradimento a quanto pare. Richiude il tutto e lo vediamo sparire dentro la prima stanza.
“Vediamo cosa c’è da fare qui.” Muovendosi velocemente, a una a una l’impresario tira su tutte le tapparelle delle varie camere, lasciando entrare l’ultima luce del tramonto.
Quando mi passa nuovamente di fianco, lo scorgo puntare gli occhi soddisfatti alla mia camicetta aperta. Non così aperta, sono certa non si veda nulla, eppure è come se mi avesse trapassato fino ad arrivare all’intimo. Per qualche secondo sento dopo anche il mio sedere viene trafitto dalla sua vista acuta. La mia vocina interna si sbellica dalle risate. Le rispondo che sopporterò anche questo, se saprà fare il suo lavoro.
Ci ritroviamo nell’ampio salotto, che con due enormi portafinestre si apre nel bellissimo terrazzo. Già mi immagino le colazioni domenicali che faremo proprio lì. Anche qualche cena estiva in compagnia di amici, nell’angolo più lontano un piccolo barbecue e tutte intorno candele profumate.
“Allora, che lavori volete fare esattamente? La segretaria mi ha detto che avete già inviato le piante dei locali, poi me le guarderà il geometra, ma intanto ditemi cosa vi serve.”
“Vogliamo una piccola ristrutturazione, niente di estremo. Rifare i bagni, togliere la vasca e mettere una doccia a vista, rifare anche la cucina, e ovviamente una verifica degli impianti mi sembra doverosa, visto quant’è accaduto prima.” La voce di Luca è quella professionale, la stessa con cui lo sento disquisire glaciale al telefono.
L’impresario mugugna qualcosa a conferma, mentre scrive in un piccolo notes preso da una delle mille tasche del suo gilet.
“Soprattutto, volevamo abbattere questo muro e creare un unico ambiente con la cucina. Un open space” continuo io, posando una mano sul malcapitato che dev’essere buttato giù.
L’impresario alza un sopracciglio carico di dubbio. Si avvicina alla parete, picchietta, prende il metro dalla tasca dei jeans e misura la larghezza del muro in mezzo alla porta comunicante tra cucina e salotto, fissa il soffitto in più punti, grugnisce. Rimango col fiato sospeso come in attesa del voto finale dopo un’interrogazione funesta. Avrò la sufficienza stavolta?
“No, non si può fare. Questo muro non si tocca, è portante.”
“Ne è sicuro?” chiede Luca un po’ sgomento. Lui ristruttura i conti delle aziende, mica le case. Io ho cercato di imparare qualcosina da un’enorme pila di riviste di arredamento, ma non sono mai stata portata per il bricolage. So quello che voglio per questo appartamento, ma non ho la più pallida idea di come vada fatto. Siamo costretti a fidarci. E l’impresario Spadini mi è pure stato altamente raccomandato dal mio capo, conosciuto per non elogiare mai nessuno, neppure sotto tortura.
“Si giovanotto, questo muro qui non si tocca, a meno che non vogliate far cadere il palazzo intero.”
Qualcosa si sbriciola nel mio cuore, una certezza per nulla portante. Non avremo la cucina tanto sognata. Guardo Luca e lo vedo con la mascella contratta, le narici allargate. Avremmo dovuto controllare prima, ma chi se lo immaginava? Gli passo una mano dietro la schiena e mi appoggio alla sua spalla.
“Meglio così” gli dico. “Quando non avremo voglia di pulire la cucina, ci basterà chiudere la porta e goderci il divano.”
La mia vocina interna però si riscuote: quale cucina? Come pensi di far stare un mobile degno di tale nome dentro quel buco rettangolare? La zittisco subito, se c’era una cucina prima, con tutti gli elettrodomestici, ci starà anche dopo.
Proseguiamo col visionare il resto dell’appartamento e devo dire che arredato sembrava meno peggio di come appare ora. Così spoglio, si notano tutti i difetti, delle strane increspature su alcune pareti segnate dal tempo, alcuni punti del marmo del pavimento rovinati o strisciati, pezzi di battiscopa staccati o mancanti… Di nuovo mi si chiude lo stomaco in una stretta dolorosa.
Giunti all’ultima stanza, la camera da letto principale, qualcosa di scuro per terra attira il mio sguardo verso l’angolo. Mi avvicino per osservare di cosa si tratti, quando quella cosa scura si divide in altrettanti piccoli cosini scuri che scappano via velocemente in ogni direzione, zampettando allegramente.
“Oddio, scarafaggi!” mi sento urlare. Mi allontano saltando sui piedi, schifata.
L’impresario si strofina la barba ispida con una mano. “Brutta storia. Meglio per voi che non ci sia un’infestazione. Vi conviene far controllare prima che comincino i lavori. Dover devastare l’appartamento appena finito per scovare il nido di quelle bestiacce non è il massimo, credetemi.”
Soffoco un grido esasperato in gola. Abbiamo appena comprato una casa e ce la troviamo già affittata da inquilini puzzolenti?
La mia vocina interna inizia a conteggiare quanto potrà costare questo extra, totalmente ignara di cosa comporti una disinfestazione massiccia.
Qualche consiglio?

Amore e ristrutturazione. Una storia di cuore

Comments (27)

Sandra

Ago 01, 2020 at 10:54 AM

Qualche consiglio?
Forti dosi di ansiolitici.
Ma felice di apprendere che se io e l’Orso abbiamo superato tutte le rogne che si sono presentate negli anni, dopo aver comprato un appartamento ristrutturato solo 2 anni prima proprio per non averne, destino beffardo, siamo proprio affiatati.
Aspettiamo il resto, con piacere.
E il pensiero “ma è già passato un anno dalla storia a bivi?” AIUTO!

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Elena

Ago 02, 2020 at 3:27 PM

Se non li dai tu i consigli , a proposito di lavori da fare in casa, chi? 😀

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Sandra

Ago 02, 2020 at 5:21 PM

La mia fama mi precede, fantastico.

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Barbara Businaro

Ago 02, 2020 at 6:48 PM

Secondo me Sandra era un idraulico nella sua vita precedente… e adesso non riesce a farne a meno! 😀 😀 😀
Io invece ero un giardiniere, da mesi sto lottando con l’erba del giardino che cresce a chiazze!! Il giardino con l’alopecia!!! 😐

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Sandra

Ago 04, 2020 at 12:32 PM

A questo punto sarebbe meglio continuare a esserlo e arrangiarmi. Abbiamo ancora qualche piccolo problema che non stiamo considerando per non affrontarlo, ma prima o poi devo chiamarne uno, uno nuovo.

Barbara Businaro

Ago 04, 2020 at 6:23 PM

Promettergli pubblicità positiva gratuita sul blog in cambio di un lavoro perfetto?! 😀

Barbara Businaro

Ago 02, 2020 at 5:26 PM

Comprare una casa nuova non ti mette al sicuro dall’imprevisto. Un amico ha acquistato un appartamento nuovo e si è trovato con gli scarichi “cementati” (si ipotizza una vendetta dell’idraulico per non essere stato pagato bene dal costruttore). Un’altra coppia ha acquistato una villetta a schiera appena terminata e per un errore progettuale si sono trovati con un muro perimetrale dove entrava l’umidità del terreno. Dopo sei mesi nemmeno era tutto incrostato, hanno dovuto mettere il “cappotto” a tutta la casa. Un altra ancora aveva acquistato un trilocale con rifiniture pregiate, compreso un bellissimo pavimento in legno. Tempo tre mesi il pavimento si è alzato in vari punti, a bolle. Immagina dover togliere tutto e sistemare!
Purtroppo si, è già passato un anno dalla nostra amata Signora Manucci! 😀

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IlVecchio

Ago 01, 2020 at 11:49 AM

Sono incappato, malvolentieri, in due ristrutturazioni e sono molti i consigli che potrei fornire. L’unico sensato è tenersi da parte una quota di denaro per gli imprevisti, peggiori di quelli del Monopoli.
Però, ad essere sinceri, nonostante la rabbia, furono anche giorni felici. : -)

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Barbara Businaro

Ago 02, 2020 at 5:27 PM

Il Monopoli non ti prepara a certe disgrazie! Ci giocavo sempre, e non mi andava così male! 😀

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Giulia Mancini

Ago 01, 2020 at 1:34 PM

Ristrutturare casa è sicuramente un grande stress (non sono sicura che superi il divorzio, ma io non posso dirlo, li ho subiti contemporaneamente, un divorzio e un trasloco in una nuova casa con piccola ristrutturazione…argh).
Comunque i due si piacciono molto, se insieme hanno sempre fatto scintille è possibile che superino indenni il momento critico della ristrutturazione

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Barbara Businaro

Ago 02, 2020 at 5:36 PM

Divorzio + trasloco + ristrutturazione… accidenti, una bella sfida davvero! Dopo un’esperienza così, non puoi che uscirne più forte e determinata, no?
Giulia e Luca si piacciono, ma magari le scintille potrebbero anche scatenare un incendio devastante… 😉

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Daniela Bino

Ago 02, 2020 at 2:55 PM

Disinfestare senza dubbio! Io odio gli insetti, mi fanno paura. E lo scarafaggio mi fa ribrezzo.
Tornando al tuo racconto, ho divorato questa prima puntata, che mi ha incuriosito. Di traslochi ne ho fatti; uno si è rivelato un doloroso vaggio nel passato. Avrei preferito un paio di occhi grigi che mi avessero sistenuto e, no, niente scarafaggi per me! Sempre bravissima, Barbara! Attendo trepidante il seguito.

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Barbara Businaro

Ago 02, 2020 at 5:44 PM

Gli scarafaggi purtroppo sono animali comuni nella nostra Pianura Padana, prediligono ambienti caldi e umidi, di solito gli scarichi di cucina e bagni, ma anche cantine e magazzini. Comunque, mi fanno più paura gli scorpioni, anche se quelli italiani non sono velenosi.
Il seguito arriva il prossimo sabato. 🙂

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Daniela Bino

Ago 03, 2020 at 9:42 AM

Scorpioni: ce li ho! Abitando in campagna possono capitare anche nei nostri giardini. Di rado si affacciano alla finestra per la “gioia” della sottoscritta che non apprezza molto gli aracnidi.
Sono curiosa di sapere se i due protagonisti fermeranno i lavori in attesa di sfrattare definitivamente gli inquilini indesiderati.

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Barbara Businaro

Ago 03, 2020 at 1:10 PM

Toccherà leggere per saperlo… 😉

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Paola

Ago 02, 2020 at 3:11 PM

È il mio lavoro ed è il lavoro del mio Socio in sentimenti. Ogni giorno “combattiamo” con imprenditori di ogni specie, firma e misura e con altrettanti Giulia e Luca di altrettante variopinte specie. Abbiamo imparato a nostre spese (non solo economiche) a fare da soli, una cosa alla volta, rifuggendo da interventi che ci stravolgerebbero la vita ed evitando in casi di necessità estrema di rivolgerci ad imprenditori con cui abbiamo rapporti lavorativi o di amicizia bensì, duole dirlo, ricorrendo a perfetti estranei ed indossando, un attimo prima di farne la conoscenza, i nostri più seriosi, rigidi e formali panni di professionisti. P.S. sarà lunga l’attesa di una settimana tra una puntata e l’altra

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Barbara Businaro

Ago 02, 2020 at 5:57 PM

Benvenuta nel blog Paola! Formalmente, perché già da tempo mi leggi, lo so. 🙂
Ecco, un altro ottimo consiglio è proprio questo: non affidarsi agli amici e nemmeno agli amici degli amici. Solo estranei.
Tutte le volte che, durante la mia ristrutturazione, mi sono rivolta a imprenditori consigliati da amici, con la promessa magari di un trattamento di favore (mi sarebbe bastato un trattamento “onesto” sinceramente), ho ricevuto delle sonore tranvate, economicamente rilevanti. E quando ho chiesto, da acquirente, il rispetto dei termini pattuiti, mi sono ritrovata in difficoltà, perché di mezzo c’era l’amicizia intervenuta. Spiegato il tutto agli amici poi, che non commettessero nuovamente lo stesso errore con altri, si sono pure sentiti offesi. Mi è costato davvero molto e la cosa più brutta è che tuttora sono convinti di avere ragione… 😐

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Elena

Ago 02, 2020 at 3:30 PM

Adoro le ristrutturazioni, a differenza dei traslochi mi elettrizzano perché so che la casa diventerà come la desidero e come l’ho sognata, dopo essere passata attraverso le forche caudine dell’architetto, dei suoi sì e dei suoi no. Quindi per me è un momento creativo che mi godo con piacere. A parte le blatte, ovvio, che di sicuro rovinano l’esperienza… Ma per quelle con un po’ di pazienza e prodotti specifici si riesce ad avere la meglio. Sul muro che non si può tirar giù invece la vedo più complicata. Ma magari è l’occasione per far venire fuori una soluzione migliore, chi lo sa? Vediamo come se la cava la neo coppietta che mi sembra abbia ancora molto rodaggio da fare…

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Barbara Businaro

Ago 02, 2020 at 6:03 PM

Il momento creativo della ristrutturazione dipende dal budget a disposizione. Se non hai tetti massimi di spesa, di solito dettati dal conto in banca, allora diventa certo un’occasione per plasmare il tuo futuro, modellare il contenitore della tua prossima vita. Ma credo si capirà meglio alla prossima puntata. 😉

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Minnie

Ago 02, 2020 at 3:34 PM

Di solito leggo ma non commento. Ma questo è straordinario. Non so se ridere o disperarmi per loro. Non vedo l’ora di leggere il seguito!

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Barbara Businaro

Ago 02, 2020 at 6:04 PM

Grazie Minnie, bentornata (c’è un altro tuo commento nel blog, non ricordo dove, non ti ho dovuto approvare). 🙂
Questo è ancora niente, per decidere se ridere o disperarsi… Aspetta un po’!

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Maria Teresa Steri

Ago 03, 2020 at 9:03 AM

Questo sì che è un conflitto! Dopo il trasloco, pure la ristrutturazione? A me solo la parola evoca polvere e stress… Consigli da dare: non pervenuti.

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Barbara Businaro

Ago 03, 2020 at 1:09 PM

La ristrutturazione è un concentrato di conflitti! Soprattutto se ci si azzarda ad una ristrutturazione fai-da-te o si viene consigliati male da chi una ristrutturazione non l’ha mai seguita in vita sua (come è accaduto alla sottoscritta). Difficilmente poi si decide di riattraversare l’incubo una seconda volta… chissà perché! 😀

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Alessandro Blasi

Ago 04, 2020 at 10:32 AM

Oddio che ansia… una cosa che non vorrei mai mettermi a fare è una ristrutturazione totale. Certo, finché non ci abiti è tutto più semplice ma devi stare con il fiato sul collo degli operai e controllare che facciano tutto bene perché fidarsi è bene ma non fidarsi è sempre meglio.

Vediamo come procederà la situazione… gli scarafaggi proprio non ci volevano!!!

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Barbara Businaro

Ago 04, 2020 at 6:16 PM

Sul “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio” sono proprio d’accordo. Ma bisognerebbe cominciare prima della ristrutturazione, prima ancora dell’acquisto! 😉
Gli scarafaggi qui… potrebbero essere il male minore… Sssssh, zitta Barbara, niente spoiler!! 😀 😀 😀

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Grazia Gironella

Ago 04, 2020 at 5:05 PM

Prenderei in considerazione l’espatrio istantaneo, anche in solitaria. Eccheccavolo, Giulia, mica si può essere così superficiali nel comprare un appartamento! Oh sì? 😉

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Barbara Businaro

Ago 04, 2020 at 6:27 PM

Oh si, Grazia, si può. Mi viene da ridere, ma conosco un bel numero di persone superficiali (o forse troppo entusiaste) nell’acquisto di un appartamento. Le sorprese si vedono solo col demolitore in mano, direbbe un mio amico… 😀 😀 😀

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