Plotter, pantser …o plotser?

Scrivere è già un’attività di per sé difficile, che richiede impegno, studio, tenacia, pazienza e un pizzico di follia.
Aggiungiamoci anche una buona dose di entusiasmo e coraggio ben miscelati, per passare oltre a certi atteggiamenti furbetti nell’epoca dei blog e dei social: siccome solo “uno su mille ce la fa”, c’è anche chi adotta la strategia di sparare a zero sulla concorrenza col semplice scopo di demotivarla, eliminandola ancor prima della pubblicazione. Non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

E tutto questo ancora non basta: ci vogliono organizzazione e fantasia, ma in che dosi? Quando l’organizzazione non soffoca l’innocenza della fantasia e l’eccesso di immaginazione non si trasforma in un gomitolo ingarbugliato senza fine?

Poi tempo fa sono inciampata in alcuni blogger americani che discutevano appassionatamente su questa domanda: Are you a plotter or a pantser writer? I’m a plotser! Sei uno scrittore plotter o pantser? Io sono un plotser!

Che cavolo stai dicendo, Willy?! 😀

 

Plotter (o planner)

I plotter sono pianificatori, coloro che strutturano completamente la storia prima ancora di scrivere.
Progettano fin da subito lo scorrere degli eventi, lasciando poco o nulla all’improvvisazione della scrittura. Tratteggiano nei particolari la vita dei loro personaggi, anche dettagli che non saranno necessari al proseguo della narrazione. Sanno esattamente verso quale direzione si stanno muovendo, soprattutto il finale del racconto. Di conseguenza, è molto difficile per un plotter bloccarsi durante la stesura perché ha già deciso tutti gli elementi chiave. Riescono a concludere piuttosto velocemente la prima bozza del romanzo.
Per contro, i plotter risultano alquanto limitati alle loro scelte e se decidono di rivedere qualche punto, si trovano costretti a riscrivere parecchio materiale.
Dal verbo to plot, i plotter sono coloro che tramano e cospirano piani segreti sulla vita dei propri personaggi, ancora prima di conoscerli. Ma se la storia viene eccessivamente progettata, la scrittura perde molto della sua magia e diventa più simile ad un lavoro di copiatura, senza emozione.
I plotter utilizzano tabelle e storyboard per la cronologia della storia, una scheda per ogni personaggio che indica i suoi obiettivi, motivazioni e relazioni, scrivono ordinatamente capitolo per capitolo, scena per scena, attenendosi alla schema elaborato.
L’autrice JK Rowling è un genio del plotting: tutto nella serie di Harry Potter è stato preparato ed organizzato per tempo, così come le piccole cose dei primi libri diventano significative nei capitoli finali.
 

Pantser (o pantster)

I pantser sono avventurieri, coloro che scrivono per ispirazione del momento, lasciandosi trasportare da un’idea. Tipicamente iniziano la scrittura da una situazione e osservano come i personaggi e gli eventi si muovono in essa. Hanno la libertà di prendere qualsiasi direzione nello svolgimento della storia, compresi risvolti inaspettati. Non sono bloccati ad una struttura: se non gli piace un personaggio, lo uccidono; se non gli piace una scelta narrativa fatta in precedenza, la cambiano all’istante, girando l’angolo.
Purtroppo però non avere un piano a cui attenersi durante la stesura fa sì che i pantser si blocchino spesso: l’ispirazione è instabile e malandrina, così rischiano di rimanere impantanati in situazioni senza uscita. Nei casi estremi, abbandonano quanto già scritto per nuovi progetti, lasciando indietro una scia di storie incompiute.
Il termine pantser deriva dal detto inglese to fly by the seat of one’s pants, letteralmente pilotare dalla seduta dei pantaloni.
Deriva dal mondo dell’aviazione americana degli anni Trenta, per descrivere il modo di volare del pilota Douglas Corrigan, che diffidava delle tecnologia della strumentazione di bordo, affidandosi invece alle sensazioni che l’aereo trasmetteva alla seduta, ai suoi pantaloni. (fonte: The Phrase Finder)
Viene anche tradotta però con il senso di libertà di andarsene in giro senza pantaloni (without pants), ovvero senza alcuna costrizione fisica e mentale alla scrittura e alla fantasia. Però se decidete di scrivere senza pantaloni, meglio che siate in un luogo appartato…
I pantser scrivono con penna e taccuino, in qualsiasi posto si trovino, oppure in un file word dove scorre continuo il flusso dell’improvvisazione, anche se spesso fissano attoniti il cursore lampeggiante.
Stephen King è il re dei pantser, per sua stessa ammissione (anche di quando si bloccò nella scrittura di un romanzo e passò giorni a camminare all’aperto alla ricerca della svolta risolutiva).
 

Ed io sono un Plotser (o plantser)

Potreste pensare che prenda il meglio di entrambe le categorie, ma io ho invece la sensazione di portarmi dietro il peggio! 🙂
Sembra che tutti cominciamo a scrivere partendo da una delle due categorie, o plotter o pantser, a seconda di come caratterialmente siamo più portati a organizzare le nostre giornate o a lasciarci trasportare dagli eventi e dalle incombenze.
E più ci scontriamo con i limiti dell’uno o dell’altro metodo, tendiamo a scendere a compromessi verso l’altra tipologia. L’ho riscontrato leggendo le esperienze di altri blogger-scrittori, e ritrovandomi in alcune di queste.

C’è stato un tempo, molto remoto, in cui l’attività di scrivere iniziava per me con la stesura di una scaletta: titolo, capitolo uno e sintesi del contenuto, capitolo due ed eventi principali, capitolo tre, quattro…finale, qualche accenno ai personaggi, qualche scena da inserire qui e lì. Pagine scritte? Un paio. E poi sopraggiungeva la noia, perché l’idea non era forte e la scaletta l’aveva confinata ancora prima che maturasse. Conclusione: scrivere non fa per me. Magari qualche racconto, un aforisma, una frase da Baci Perugina.

Un secondo tentativo è stato un moto di ribellione contro un finale di un romanzo che non m’è piaciuto. In uno sprazzo di rabbia ed emozione, ho iniziato a scrivere ispirata l’inizio di un sequel, il ritrovarsi dei due protagonisti che si erano separati. Non perfetto, troppo corto, decisamente migliorabile, ma sicuramente una scrittura ispirata al momento. Niente scalette, però ho buttato giù un capitolo intero. Ho pensato: è così che lavorano gli scrittori famosi, sotto l’adrenalina dell’euforia pura.

Però le idee non fioriscono sul marciapiede in attesa che tu le colga, assomigliano più ai funghi, occorre andar per boschi a scovarle.
E così quando ne è arrivata una, ho preso un quaderno e ho iniziato a scrivere tutto quel che veniva, in qualsiasi forma, senza una struttura, saltando da una scena iniziale dell’ipotetica storia che andava delineandosi, al capitolo finale, tornando indietro lungo un evento drammatico, scoprendo un nuovo personaggio. Un’accozzaglia interminabile di appunti. Tanta roba, disordinata.

Quindi: ho iniziato come plotter (condizione che mi arriva facilitata dal mio lavoro di progettista informatico) e ho proseguito come pantser a briglia sciolta. Ed ora mi sto organizzando per sistemare e inquadrare ordinatamente tutti gli appunti sparsi del mio IPDP.
Sto diventanto un plotser (dalla fusione delle parole PLOTter e pantSER).
Ho cominciato cogliendo il suggerimento di Serena Bianca De Matteis di pianificare un romanzo con uno storyboard: ho preparato un cartellone, pieghevole, dove attaccare un post-it colorato per ogni scena, dove il colore mi identifica la tipologia o i personaggi implicati nella scena. Man mano che avanzo nella digitalizzazione degli appunti cartacei, procedo a sistemare la scena nel cartellone, dove penso che andrebbe collocata in ordine cronologico. Il bello dei foglietti removibili è che posso spostare una scena all’occorrenza.
Perché non sto utilizzando una storyboard informatica? Perché non ho un monitor da centocinquanta pollici. Dovrei scorrere lo schermo e invece per me, in questo momento, è importante il colpo d’occhio.

Sia che si tratti di plotter costretti a lasciarsi andare alla fantasia per inserire nuove idee nelle trama, sia che si tratti di pantser che abdicano a rimettere in ordine la loro storia tramite qualche software pensato per l’occasione (vi ho mai parlato del mio corso di yWriter? si? 😉 ), la maggioranza degli scrittori sono plotser: alternano stati di solida pianificazione a stati di fantasia sfrenata.
Che poi: già il fatto che ognuno utilizzi nomi diversi per la stessa categoria (plotter o planner, pantser o pantster), fa capire come sia alquanto evanescente questa distinzione nel mondo narrativo.

 

Plotter o Pantser: uno storyboard per fare ordine

 

In cerca d’ispirazione?

Se comunque, plotter o pantser, siete caduti nella buca profonda del blocco dello scrittore o siete alla ricerca di idee nuove da rincorrere, è in partenza un’iniziativa davvero ghiotta nel blog di Alessia Savi: Creatività Sfrenata, 31 prompt per scrivere senza limiti
Iscrivendovi al programma, per tutto il mese di agosto, riceverete gratuitamente il workbook con i 31 prompt giornalieri (se non sai cos’è un prompt, trovi la spiegazione in questo mio articolo: Che cosa sono le Matrici di prompt) e una newsletter settimanale con spunti, link ed altri esercizi utili a sbloccare la creatività in questa estate rovente.
Io mi sono già iscritta, che è bene avere sempre qualche nuova idea di riserva.

 

E voi che scrittori siete?

Cercando informazioni su cosa significasse essere Plotter o Pantser, avevo rintracciato anche dei simpatici test per capire qual è la propria tendenza in scrittura, tutti in lingua inglese e nessuno che mi sembrasse esaustivo per quel che finora ho imparato da altri autori blogger o dai manuali di scrittori affermati.
Così ne ho preparato uno io (ed è stata per me l’occasione di un ripasso della grafica vettoriale con Inkscape). Il problema è che per quanto mi affanni ci sono giorni che esco Plotter e giorni che esco Pantser!! 😀

Plotter o pantser - un test per scoprirlo
Vector Design by www.Vecteezy.com

32 commenti su “Plotter, pantser …o plotser?

  1. Mi riconsco in pieno una Pantser ma già lo sapevo!L’ideale sarebbe appartenere ai plotter ma per quanto mi riguarda un buon pezzo senza ispirazione non ha benzina e la tecnica da sola appiattisce il lavoro fatto.
    Equilibrio e rispetto della propria natura, con tutte le differenze dei casi visto che si deve emergere e non sembrare tutti usciti con lo stampino.

    1. Non credo ci sia una categoria ideale per scrivere, quanto piuttosto che ognuno trovi la sua metodologia, quel mix che aiuta a scrivere pagine e pagine senza diventare troppo pazzi. Che un po’ pazzi lo siamo già, avendo scelto la scrittura creativa 😛

  2. Io appartengo alla categoria degli esauriti. Quelli che in questo momento non funziona niente perché i neuroni si sono ribellati al grido di “tutti in ferie!”.
    Di solito però amo tanto la mia storyboard

    1. I miei neuroni sono solidali con i tuoi, ed è proprio in questa ribellione che tendo a diventare più pantser, scrivendo quello che mi va sul momento. Rischio di iniziare un racconto nuovo al giorno…

  3. Ho fatto il test e sono risultata una plotter. Però, mica ci credo tanto! O forse lo sto diventando piano piano: in effetti, per l’ultimo lavoro in corso, ho provato a pianificare un po’ di più e, devo dire, ho un quadro chiaro delle cose che devo raccontare. Ragiono sempre sul modo, però.

    1. Quel quadro delle cose da raccontare è pianificazione in piena regola, sai dove stai puntando. Poi magari non è dettagliato in ogni particolare, ma hai stabilito una direzione. E quello è proprio plotter.

  4. intanto definirmi scrittore è spararne una grossa 😀
    Comunque parto da un idea, ci ricamo su pensando al finale ma lascio libera l’improvvisazione. Scale, scalette… le faccio tutti i giorni e parecchie volte al giorno 😀 per uscire di casa. per alire nel mio regno in mansarda, per .. insomma le scale di casa. Ho provato a scrivere pianificando ma è stato un disastro.
    Complimenti per questo bel post!
    sereno sabato sera

    1. In questo contesto la parola “scrittore” è intesa solamente come “colui che scrive”, lasciando da parte velleità di pubblicazione e riconoscimento pubblico. 😀
      Non potrebbe essere che mentre fai le scale di casa, pianifichi mentalmente le prossime righe che scriverai? A me capita pure questo!

  5. A me è uscito plotter ma non ci credo molto. Mi sento sempre panster, anche se a ogni scritto cerco di prendermi più tempo per metabolizzare e prendere appunti. Come dici tu… e planster sia! Il problema secondo me è dove incastri la parte panster. Se è all’inizio, tipo togliendo scaletta e schede pg, potrebbe essere un problema. Se è perché aggiungi scene o un personaggio non previsto… chi se ne importa?
    Grazie per la segnalazione Barbara ❤

    1. Forse l’ottimo è: avere un’idea da pantster per un storia, pianificare la struttura come plotter, scrivere ogni capitolo come pantster. A targhe alterne insomma. 😀
      Grazie a te per questa bella iniziativa!

  6. Interessantissimo questo tuo post! Ho fatto il test e sono risultata una Pantser, in parte è vero, scrivo di getto e spesso i personaggi mi portano su strade imprevedibili. Però a un certo punto la parte organizzatrice di me non può fare a meno di pianificare e quindi un minimo di scaletta sono costretta a scriverla, altrimenti non riesco più a proseguire con la storia. Con il mio thriller ero partita come pantser ma dopo alcuni capitoli mi sono fermata e ho “dovuto” pianificare la storia a grandi linee e soprattutto definire chi era l’assassino. Nei gialli è un livello minimo di pianificazione ci deve essere. Però anche nelle storie d’amore che ho scritto a un certo punto ho pianificato dove volevo arrivare. In uno dei miei romanzi a metà percorso ho scritto addirittura L’epilogo, avevo in testa la visione del finale e l’ho dovuta scrivere prima che mi scappasse (in questo sono pantser) poi ho scritto il resto dei capitoli pensando a quel finale. Secondo me in ognuno di noi c’è un po’ di plotter e un po’ di pantser con percentuali differenziate…

    1. Penso che con un giallo/thriller si sia proprio costretti a pianificare: anche ammesso che l’omicidio non sia premeditato, comunque dall’altra parte ci sono delle indagini che vanno organizzate, e la scrittura ci si adegua di conseguenza. Nelle storie d’amore, dove in teoria il lieto fine è d’obbligo, puoi anche permetterti di non scrivere subito il finale (lui salva lei, lei salva lui, felici e contenti), ma la parte pantster è sicuramente l’altalena d’emozioni che sta nel mezzo della storia. 😉

  7. Pantster di sicuro e confermato dal divertentissimo test finale.
    E aggiungo me ne vanto! Non saprei scrivere diversamente e quando ci ho provato è stato un totale fallimento. Sapevo già della tua iniziativa di story board “fisico” per avercelo raccontato tempo fa, mi pare su FB. Da allora mi sono appuntata su uno dei miei taccuini l’idea e come realizzarla. Ma nisba, non ce la faccio. Nel frattempo ho poi terminato la storia e ora sto lavorando al belletto :). Ma l’idea mi piace, non voglio tralasciarla, magari il prossimo romanzo 😉

    1. Si, la foto dello storyboard l’avevo postata su Facebook (ma non tutti i lettori mi ritrovano sui social), quando l’ho iniziato ancora giugno. Sono andata avanti, anche se di poco visivamente sullo storyboard, un po’ di più sulla stesura delle scene. Aiuta a mettere ordine nel caos di appunti, anche se poi ci sono diversi modi di scrivere uno storyboard. Non ricordo quale scrittore tracciava una linea su una grande parete sul muro dello studio: sopra la linea appuntava le pagine che considerava buone, sotto la linea quelle che ancora erano da rivedere. La linea rappresentava il tempo. Io però non ho un muro così lungo! 😀

  8. Cavoli! mi chiedo a quale categoria appartengano gli sceneggiatori di beautiful.. dovrebbero essere Plotter… ma cadono periodicamente verso i Pantser (forse quando hanno un calo di interessi del pubblico?): riescono a far morire e risorgere personaggi nonostante non sia un racconto fantasy o sci-fi, oltre che riuscire a tramutarne l’aspetto ogni tanto.. quando invecchiano troppo.. o ancora accoppiano chiunque con chiunque, senza regole di genealogia..

    1. Secondo me sono plotter quando studiano le accoppiate ancora mancanti nei trentanni di sceneggiato e pantser quando qualche attore si ritira dal cast e loro devono decidere in fretta che fine farà il suo personaggio. Ancora più pantser quando l’attore ha finito la liquidazione e chiede di rientrare al lavoro e loro devono inventarsi ogni tipo di escamotage per farlo saltar fuori dal cilindro. 😛

  9. Ciao Barbara! 🙂 Mi presento: plotter, anche se un po’ meno di quando ho iniziato a scrivere. Non credo che potrei scrivere senza sapere come va a finire la storia; il piacere di sentirla scivolare progressivamente verso il climax lo provo già mentre ci fantastico sopra. Però ho imparato ad ascoltare l’intuito quando vedo che un pezzo si impantana: se qualcosa non va preferisco scoprirlo presto, piuttosto che portare avanti una scelta sbagliata fino alla fine e ritrovarmi insoddisfatta.

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