Che fine hanno fatto i libri distillati?

Conversazioni al primo caffè della mattina, con amici al bar all’angolo, prima di puntare ognuno verso il proprio ufficio.
Mister E. “Stavo leggendo il tuo nuovo post…”
Io “…e?”
Mister E. “Leggere 200 libri in un anno…potrebbe essere possibile se fossero tutti bignami. Anzi no. Come si chiamavano quei libri…i ristretti?”
Io “No, i Distillati.”
Barista “…vuoi il caffè corretto stamattina?!”
Io “No, i libri Distillati.”
Mister E. “Dicevo: magari 200 libri distillati in un anno si leggono senza problemi, anche leggendo pianissimo.”
Io “Eh, a trovarli! Non ti sei chiesto che fine hanno fatto i Distillati? Li hai più visti in edicola?”

E voi cari lettori, ne avete più saputo niente?

 

Libri distillati …e appassiti

Ne avevo parlato ancora nel gennaio 2016, quand’erano appena usciti nelle edicole, in questo articolo: Libri distillati? Meglio il film
Brevemente, si tratta di romanzi ridotti, dove vengono mantenute le parole originali dell’autore, ma vengono tagliate le parti ritenute superflue, per condensare e velocizzare la lettura. Per tutti quei lettori che “non hanno tempo per leggere”.
Allora avevo fatto quattro conti e avevo spiegato perché economicamente non erano nemmeno convenienti.

Barbara, perché stai usando il passato?
Perché i libri Distillati sono spariti dalla circolazione. O forse non si sono nemmeno mai mossi dall’edicola.
Giusto per darvi un’idea: sul mercatino dell’usato ComproVendoLibri ce n’è solo 1 ad oggi in vendita, e su Ebay.it sezione Letteratura e narrativa (per togliere dalle ricerche i libri di cucina sui liquori distillati) ce ne sono addirittura 2!
O non li ha acquistati nessuno o, come avevo detto, non sono rivendibili.

Eppure qualcuno aveva addirittura scritto: I libri distillati sono un’idea barbara, ma venderanno
Grazie della citazione, ma non è una mia idea! 😛
E comunque no, non hanno venduto.
Che se fosse stato un prodotto di successo, il sito istituzionale non sarebbe andato perso. Perché se voi cercate “libri distillati” su Google appaiono ancora tra i risultati le pagine del sito web creato ad hoc, ma se cliccate sopra ognuno di loro, il dominio è scaduto e acquistabile (e potreste fare un affare se producete liquori, una bella grappa “Orgoglio e pregiudizio”, con una bella etichetta invecchiata e una frase presa dal libro? 😉 )

Libri Distillati, il sito in vendita

 

Se volete una traccia tangibile del passaggio di questa collana, dovete fare riferimento a Facebook, perché qui la pagina dei Libri Distillati resiste ancora, sebbene l’ultimo post sia del 12 agosto 2016, quasi un anno fa, nemmeno 8 mesi dalla partenza della collana (22 dicembre 2015).

Libri Distillati su Facebook

 

Triste vero? A me vedere dei libri abbandonati genera sempre un certo magone.
A parte gli ovvi motivi che già allora non facevano presagire nulla di buono, mi sono chiesta se ci sia qualche altra motivazione.
Forse la scelta dei titoli ha influito sul fallimento del progetto?

 

I bestseller distillati

Grazie a Google Cache sono riuscita a recuperare l’elenco delle uscite della collana, così da poterle analizzare. Nel precedente articolo, avevo infatti constatato come tutte le prime uscite avessero un corrispondente cinematografico, riducendo ancora di più l’attrattività dell’acquisto. Se l’obiettivo del lettore di un distillato è di conoscere la storia nuda e cruda, è ancora più facile con due ore di film.

  • uscite di dicembre 2015

Stieg Larrson – Uomini che odiano le donne (film omonimo)
Margaret Mazzantini – Venuto al mondo (film omonimo)

  • uscite di gennaio 2015

Wilbur Smith – Il dio del fiume (film “Il settimo papiro”)
Paolo Giordano – La solitudine dei numeri primi (film omonimo)

  • uscite di febbraio 2016

Nicholas Sparks – Le parole che non ti ho detto (film omonimo)
John Grisham – Il Socio (film omonimo)

  • uscite di Marzo 2016

Ken Follett – La cruna dell’ago (film omonimo)
Vanessa Diffenbaugh – Il linguaggio segreto dei fiori

  • uscite di Aprile 2016

Micheal Dobbs – House of cards (serie tv)
Valerio Massimo Manfredi – Aléxandros. Il figlio del sogno

  • uscite di Maggio 2016

Patricia Cornwell – La fabbrica dei corpi
Irène Némirovsky – Suite francese (film omonimo)

  • uscite di Giugno 2016

Frederick Forsyth – Il giorno dello sciacallo (film omonimo)
Catherine dunne – La metà di niente

  • uscite di Luglio 2016

Michael Dobbs – House of cards. Scacco al Re (serie tv)
Valerio Massimo Manfredi – Aléxandros. Le sabbie di Amon
Mario Puzo – IL Padrino (film omonimo)
Anne Tyler – Lezioni di respiro

  • uscite di Agosto 2016

Barbara Taylor Bradford – Le donne della sua vita
Michael Dobbs – House of cards. Atto finale (serie tv)
Valerio Massimo Manfredi – Aléxandros. Il confine del mondo
Andrea Vitali – Una finestra vistalago

Come si vede nel tempo la casa editrice ha deciso di aprire a bestseller solo letterari, probabilmente troppo tardi. Avrebbero dovuto puntare subito a romanzi conosciuti ma non così datati, qualcosa che potesse comunque incuriosire maggiormente i lettori pigri, dato che quello è il target per cui era studiato questo prodotto.
Quanto sarà costato questo scherzo?
E io pago - Totò

E io pago…

Non paghiamo noi? Si si, paghiamo noi, solo che il costo non è esplicito.
Quello che mi fa arrabbiare in maniera esplosiva è che le case editrici spendono cifre esorbitanti per queste operazioni di marketing improvvisato, che se ci chiedevano prima un’opinione se la potevano risparmiare anche questa figuraccia. Denaro che poteva essere speso meglio. Risorse che vengono tolte alla narrativa. Soldi che potevano essere impiegati per aumentare gli editor-lettori di manoscritti da pubblicare, per esempio, anziché far attendere più di un anno gli esordienti per avere una risposta sul loro testo. Perché mentre venivano buttati quattrini in pubblicità, social marketing, stampa e distribuzione dei libri distillati abbiamo perso la possibilità di leggere nuovi scrittori dalla buona penna che meritano un’occasione. E non lo dico io, che non ho qualifica professionale nel campo se non quella di lettore, ma agenzie letterarie e editor che si rammaricano di non trovare collocazione a storie meravigliose che hanno curato.

Alla fine, dobbiamo comprare su Amazon quello che non troviamo nella libreria dietro casa, quando gli autori decidono di affrontare da soli la pubblicazione, perché le case editrici si perdono dietro a idee strampalate come questa.
E ci perdiamo, ci perdiamo tutti alla fine.

26 commenti su “Che fine hanno fatto i libri distillati?

  1. Plausi alla tua instancabile vena giornalistica di scovare pecche e bontà nel mondo editoriale. Non che non ci dormissi la notte ma ora so come mai o distillati non ci sono più. Come non andare a braccetto con le tue conclusioni?

    1. Grazie Nadia. 🙂
      Qualcuno sostiene anche che questa collana fosse fatta e finita così, e che la sua chiusura ad agosto 2016 era prevista.
      Ma dal lancio pubblicitario non mi pareva avesse una scadenza.

  2. Quando uscirono scrissi “la vita è troppo breve per sprecarla in esperienze distillate”. Vale anche per i libri.
    E poi il bello di certi libri è proprio che sono lunghi, che non finiscono in un breve orgasmo, ma ti accompagnano per giorni e giorni in un piacere continuo. 🙂

    E ora grazie agli ebook non finisci neanche più lacero contuso in ospedale quando ti addormenti leggendoli. 😀

    1. Come non ricordare quel gran mattone de Il Signore degli anelli, che se provavo a leggerlo distesa supina, per tenere il libro, sforzavo i bicipiti! 😀
      (E poi finivo col lasciarmelo cadere sulla faccia e m’addormentavo…)

  3. Non puoi sparare così a zero sulle case editrici, perdinci!
    La Casa Editrice non è mica quella “istituzione” che detta legge nella… come la chiamano? Sì, nella Repubblica delle Lettere?
    Quindi fossi in te rivedrei un attimo le tue posizioni ed esprimerei un po’ più di riguardo nei confronti della Casa Editrice. Ricorda: tutto quello che pubblica la Casa Editrice è oro colato! E se non vendono è perché i lettori non capiscono un ca@@o.
    Su, su! Correggi il tuo post. Oppure, meglio ancora: rimuovilo!

    P.S.: commento da leggere con una dose di ironia (dose abbondante, non distillata!)
    😀

    1. Repubblica delle Lettere dici? Dal latino: res publica, cosa pubblica? Per caso fanno dei referendum per chiedere cosa vorrebbero vedere i lettori in libreria?
      Il problema è capire qual è lo scopo di una casa editrice. Se vuol fare “letteratura”, dovrebbe pubblicare solo “il meglio del meglio del meglio” per la cultura di un cittadino dei tempi odierni, anche letteratura d’intrattenimento, ma direi che alcuni libri “solo per incassare” sarebbero esclusi, progetti come questo dei Distillati in primis.
      Ma la casa editrice è un’azienda, con stato patrimoniale e bilancio d’esercizio (o conto economico), il cui scopo è produrre utili. E invece mi pare che non se la passino così bene bene. Soprattutto i grandi colossi sono costretti a fondersi, accorparsi, spalmare i debiti in settori laterali all’editoria. Se poi quello che fa televisione è anche un editore, è in conflitto d’interessi con sé stesso.
      Sono i lettori che non capiscono niente, dici? Oh bella, non se li sono cresciuti fin da piccoli partendo dal boom degli anni ’80? Dovrebbero andare a scuola di marketing da McDonald… prima che lui decida di inserire libri di favole dentro l’Happy Meal. 😀

  4. Li avevo rimossi.
    Hai fatto un ottimo lavoro come sempre, gran Barbara segugio.
    Che orrore, voglio dire: erano una vaccata e manco ha funzionato, soldi gettati, davvero. L’editoria ha tanti di quegli aspetti deprimenti che viene da chiedersi perché diavolo ci siamo imbarcati in questo hobby/secondo lavoro. E’ che uno si mette a scrivere e poi sbang si scontra con i distillati.

  5. Non conoscevo i libri distillati, un vero flop dell’editoria, magari l’idea sembrava buona, però io mi chiedo perché dovrei leggere un libro in versione ridotta, io sinceramente preferisco comunque l’originale, perché mi sembrerebbe di perdermi qualcosa…ma forse non sono un lettore pigro, forse solo lento.

    1. Non ti eri persa nulla Giulia! 😉
      L’idea che avevo buttato lì nel precedente articolo era di pubblicare piuttosto i libri “evidenziati”: tutto il testo originale, con un diverso font tra la parte distillata ed il resto. Che sia il lettore a decidere se saltare o meno.
      Oppure, se l’ipotesi è di invogliare il lettore, pubblicare antologie di estratti in edicola, per tutte quelle persone che non trovano agevole leggere da computer o da app gli estratti dei libri digitali. Si iniziano i primi capitoli e poi un bel codice per acquistare ebook o libro integrale scontato.
      Ma le devo avere io queste idee?!

  6. Un’idea pessima sin dal principio. E questa loro sparizione non mi lascia che dire: CVD. Che in matematica si scrive quando alla fine si è dimostrato il teorema. Come Volevasi Dimostrare, per l’appunto. In Italia c’è l’editoria dei poveri per i poveri. Se era il caso di fare i riassunti dei libri, come se di libri in giro non ce ne fossero già abbastanza, pure i riassunti 🙂 .

    1. Diciamo che è meglio leggere meno libri, ma interi, che pensare di leggere 200 distillati, assolutamente.
      Il che non vuol dire però non leggere affatto, con la scusa del non ho tempo per leggere.

  7. Non ricordo esattamente cosa scrissi su Anobii all’annuncio di questa strampalata avventura editoriale. Però dissi che ben pochi avrebbero comprato qualcosa perché costavano sette o otto euro meno un centesimo e allo stesso prezzo ti compravi l’originale. Infatti nella mia edicola dopo i primi tre non sono più apparsi. A domanda l’edicolante ha risposto che sono tornati tutti al mittente.
    La seconda obiezione era che mutilando la storia non ci sarebbe capito nulla. Ricordo le dimensioni della prima uscita. Appena un dito di carta contro i tre dell’originale. Se tanto mi da tanto…
    Comunque gli editori si lamentano che non vendono nulla, ci credo stampando pseudo best seller pagati a peso d’oro di autori stranieri e iniziative fallimentari come queste.

    1. Il mio edicolante non li ha nemmeno visti! 😀
      Ma il fatto che il tuo li abbia rispediti tutti indietro è un dato migliore: dove c’erano, non sono andati venduti.
      Sono abbastanza convinta che le case editrici debbano cambiare il marketing che sta alla base dei loro prodotti: dire “ti riduco le pagine così leggi” è come avallare la teoria che “leggere è difficile”. E come vuoi fare a vendere libri così?!
      I messaggi che dovrebbero passare sono che: Leggere è facile (lo fanno anche i bambini!); Leggere è economico (costa meno di tanti altri hobby); Leggere è divertente (quanto guardare un film); Leggere è di moda (da sempre direi, si legge ancora dalle antiche caverne quelli che erano i primi fumetti).
      Su questo dovrebbero concentrarsi.

  8. Ottima analisi, Barbara, e grande lavoro di ricerca.
    Pessimo marketing, invece. Che poi, al di là del fatto che abbiano sbagliato titoli, come giustamente osservi tu, mi chiedo anche: ma non è un controsenso un libro condensato?
    Voglio dire, un conto è il bignami per chi deve studiare, ma se la lettura è un piacere, che senso ha accorciare un libro? Mi ricorda quei libri finti che si mettono in libreria per realizzare un arredamento posticcio, quasi come se uno facesse sfoggio di possedere/aver letto un libro senza averlo fatto.
    Per me non può funzionare per definizione. I lettori, sebbene siano percentualmente pochi, leggono molto, quelli che invece non leggono, non leggono proprio niente nemmeno se il libro glielo riassumi.

    1. C’è anche la categoria intermedia: quelli che non leggono, ma leggerebbero. Quello che li frena è la difficoltà di scegliere un titolo: la troppa scelta in libreria anziché aiutarli, gli incute timore, consci del fatto che copertine, fascette e quarte non sempre rispettano il contenuto. E magari qualche volta ci hanno provato, abbandonando a metà un libro che non li soddisfaceva. Piuttosto che rischiare un altro “fallimento”, preferiscono sostituire la lettura con altro. Però se gli trovi il libro giusto, non si staccano dalla pagina. Ed è su questo che occorrerebbe lavorare.

  9. Articolo interessante. Personalmente, quando uscirono tali “libri condensati, ristretti, o che dir si voglia” notai che non erano neppure da prendere in considerazione. Annullavano la vena creativa dell’autore e la gioia del lettore di leggere l’intera opera creativa che c’è dietro le pagine e le parole di un libro. Privandolo di quella bellezza intrinseca che ogni lettore scova piano piano leggendolo pagina dopo pagina. E mi fermo qui.

    Per quanto riguarda la casa editrice che fece la scelta di pubblicarli, pensando forse a un incasso esorbitante o a altro interesse, a mio parere non ha agito con saggezza, anzi ha fatto il contrario. E di certo non si sarà attirata per nulla le simpatie dei lettori. Di fatti la collana è scomparsa nel nulla, se non erro. E questo vuol dire che è stato un fiasco clamoroso.

    E c’è da ricordare che qualunque casa editrice che cerca in primo luogo di fare solo incassi a discapito dell’opera letteraria è da ritenersi poco equilibrata, se non addirittura molto immatura, per non dire che non conosce per nulla il mondo dei lettori, che di certo perderà se propone solo libri che di letterario non hanno nulla, o che dagli originali sono diventati come brevi riassunti che non incuriosiscono nessuno e non invitano il lettore all’acquisto, e non aggiungo altro.

    E personalmente sono contento che tali “libri” non abbiano avuto nessun successo. Una lode va ai lettori che li hanno totalmente ignorati. A mio parere hanno scelto la parte buona.

    Ti saluto.

    1. Si Pietro, la collana risulta proprio sospesa ad Agosto 2016. Penso che i lettori “forti” l’abbiano ignorata per l’offesa recata al mondo dei libri, mentre i lettori “deboli” abbiano semplicemente fatto due conti: allo stesso prezzo potevano avere l’edizione intera tascabile nuova o un’edizione rilegata nel mercatino dell’usato.

  10. Distillati? Forse di grappa o di oli essenziali, ma di libri distillati non ne avevo mai sentito parlare. Di edizioni ridotte sì, ma credo che la sostanza non cambi. Personalmente trovo davvero utili le anteprime su Amazon, Google, ibs e alcuni siti di case editrici. Credo si possano anche stampare. Sarà che sono pigra, una volta andavo in libreria e passavo i pomeriggi a sfogliare pagine per decidere che libro acquistare. Mi correggo, mezzo pomeriggio, l’altra metà lo passavo in fila alla cassa.

  11. Ciao Megalis, mi permetto di rispondere al tuo commento. Quelli di cui parla l’autrice non sono “edizioni ridotte” di libri famosi o meno, come potrebbe essere “una versione per ragazzi” di un famoso romanzo. Quella è “una edizione ridotta” che vale a dire che “la traduzione è stata adattata alla fascia di lettori a cui si vuole proporla”. In pratica da 400 pagine viene ridotta a 250 pagine, più o meno. Mentre i “libri” distillati o diversamente chiamati che cita l’autrice venivano ridotti dalle 400 pagine dell’originale a 10 o 15 pagine, pagina in più pagina in meno. A suo tempo, dato che sono sempre stato un topo da libreria, li esaminai con cura, e poi li scartai decisamente. Come è possibile constatare, non si può “condensare” un romanzo di 400 pagine in circa una quindicina di pagine. E se anche lo si “condensasse” in 100 pagine, lo stesso sarebbe sbagliato in partenza. Questo almeno è il mio pensiero.

    Potrei anche sbagliarmi nelle proporzioni che ho fatto nell’esempio sopra. Ma comunque il principio usato è corretto.

    Ti saluto.

    1. Il rapporto di distillazione in realtà risulta simile a quello della riduzione: Uomini che odiano le donne di Stieg Larrson è passato dall’originale di 688 pagine a 240 pagine del distillato; Venuto al mondo di Margaret Mazzantini da 540 pagine originali a 200 pagine distillate. Dati che si ritrovano in alcune foto pubblicitarie della collana, ancora online. La distillazione quindi corrispondeva più o meno alla riduzione ad un terzo del testo originale.

      1. Io nei miei commenti non mi riferivo a tali libri usciti nel 2016, ma stampati un po di tempo prima. E le versioni erano state due, quelle esaminate da me. La prima riduceva a 10 o 20 paginette un romanzo di 200 0 300 pagine, la seconda era ancora più “triminzita” dato che il formato non era normale ma misurava circa cm 5 per lato e la forma era quadrata. E le paginette erano 20 o 30, se non ricordo male.

        Comunque anche ridurre un libro da 500 0 600 pagine a 200 0 300 pagine per me “è un delitto letterario”. E di certo si perde tutta la bellezza dell’opera riducendola in tal modo. Se un romanzo è valido deve rimanere integro e “con tutte le sue pagine di scrittura”, specularci sopra riducendolo di tanto o di poco rimane un’azione poco letteraria e di sicuro da incompetente in materia di bellezza letteraria e narrativa. E questa è la mia modesta opinione.

        Un saluto.

  12. Sapevo che era una pessima trovata allora, non posso che confermare la mia prima impressione. Ma che, uno legge il distillato de “Il Padrino” così, per non perdere tempo? Meglio avere il coraggio di dire “non mi va di leggere” che citare le righe di un libro salvate dalla decapitazione e distillate in un testo monco. Che orrore!
    Giusto e doveroso il fallimento dell’iniziativa.

    1. Difficile che qualcuno dica onestamente “non mi va di leggere”, piuttosto si chiamano in causa il tempo e il portafoglio.
      Perché dall’altra parte c’è anche una sorta di discriminazione verso chi legge poco o legge solo letteratura di consumo, e questo non aiuta.

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