La signora Manucci. Una storia a bivi in cinque puntate

La signora Manucci. Una storia a bivi
Puntata 4

Eccoci dunque finalmente al nuovo bivio per la quarta puntata. La volta precedente la maggioranza dei lettori per un soffio ha decretato la vittoria dell’opzione A, ovvero che la signora Manucci accompagni il curioso signor De Angelis al vivaio, in cerca di piante e soprattutto di informazioni. Non resta che leggere, almeno fino al prossimo bivio…

In questo nostro esperimento, se vi perdete una puntata, potrete sempre ripartire dall’indice del racconto a questa pagina: La signora Manucci. Una storia a bivi

 

La signora Manucci

“Si certo, al vivaio ci vado sempre volentieri” rispose lei amabilmente.
La signora Manucci accettò l’invito del signor De Angelis per andare a vedere delle nuove piante per il giardino. Del resto non l’avrebbe lasciata lì, sotto le finestre dell’appartamento dei Colandro, ad ascoltare il loro ultimo accanito litigio.
Con la scusa di guardare l’angolo più ad est del prato, l’aveva presa sottobraccio e trascinata lontano, che già non sentiva più le accuse che i giovani coniugi si rinfacciavano. Per lo più erano discorsi già noti alle sue orecchie, ma nel tempo la signora Manucci aveva scoperto che nei diverbi saltavano fuori particolari di altre persone, amici, colleghi, altri inquilini. Nelle discussioni animate le persone si lasciavano andare senza ritegno a rivelare qualsiasi segreto.
“Benissimo! Mi dia il tempo di sistemarmi, diciamo una quindicina minuti, e poi partiamo.” De Angelis si pulì le mani sporche sui pantaloni da lavoro, senza un gran risultato. “Ci vediamo di nuovo qui giù, al cancelletto.”
La signora Manucci rientrò nel suo appartamento, rinchiuse bene la portafinestra e abbassò le serrande, perché delle nuvole grigie da ovest minacciavano un brutto acquazzone. Infilò i suoi mocassini morbidi da passeggio, raccolse la borsa, controllando di avere il portafoglio e chiuse per bene la porta. Guardò nella tromba delle scale se nessuno poteva vederla, e aprì una ad una le finestrelle di ogni pianerottolo, fino a scendere all’androne principale. Sorrise soddisfatta.
Dovette attendere più di qualche minuto perché De Angelis la raggiungesse.
“Mi scusi, non trovavo più le chiavi dell’auto, eccole.” Gliele mostrò, facendo tintinnare il portachiavi di metallo.

Il vivaio distava pochi chilometri dal condominio, si trovava alla periferia della città, attorniato da campi di arbusti di ogni dimensione e specie, disposti in perfetto ordine. Appena raggiunto l’ingresso della serra con l’esposizione al pubblico, iniziò a piovere alle loro spalle, prima qualche leggero ticchettio, poi un fragoroso scroscio.
“Oh, speriamo che qualcuno abbia chiuso le finestre, succede sempre un disastro con questi temporali aggressivi…” La signora Manucci scosse il capo preoccupata, o così doveva dare ad intendere.
“Le ho chiuse io” esclamò tranquillo De Angelis. “E’ strano perché già le avevo chiuse tutte bene stamattina, dopo aver visto le previsioni meteo, quindi non capisco come si siano aperte di nuovo. Da sole.” La guardò dritto negli occhi, come se potesse leggervi facilmente la verità. La signora Manucci si lasciò allora distrarre dai colori delle vivacissime composizioni floreali, con tanto di laghetto per i pesci rossi.
“Guardi che meraviglia!”
Passarono in rassegna diverse piante e fiori per il giardino condominiale, chiedendo anche consiglio agli inservienti circa la richiesta di acqua e luce di ognuna, per disporle nella posizione corretta. Mentre De Angelis sceglieva il suo acero rosso nell’altra serra, la signora Manucci curiosava nell’angolo con l’arredamento da esterno, tra tavoli e divanetti di ogni misura e stile.
Aveva tanto insistito De Angelis per acquistare anche quell’arbusto giapponese dalle foglie scarlatte, così come si era anche incaponito di addossarsi lui tutta la spesa al vivaio, per evitare inutili trafile burocratiche con l’amministratore condominiale, di riunioni, maggioranze e verbali. Gli altri inquilini comunque gli avevano già dato via libera, purché non toccasse le loro tasche.
La signora Manucci restò qualche secondo imbambolata ad ammirare un divanetto a dondolo, di quelli in ferro verniciato di bianco, con le cappottine e i cuscini in tessuto a righe biancoverdi. Le ricordavano quand’era stata ragazza, gli anni in cui andavano di moda. Ne avrebbe tanto voluto uno, dove rifugiarsi a leggere.
“Le piace?” chiese De Angelis al suo fianco.
Lei annuì appena, ancora persa nei ricordi.
“E’ pure in saldo. Si vendono poco, ormai. Un vero peccato. Li preferisco di gran lunga a quei così di plastica laggiù.” Indicò col capo tutta la varietà di poltrone in policarbonato con una finta lavorazione rattan impressa.
“Durano di più e non si rovinano.”
“Uhm, la plastica dura troppo di più e quando si rompe non si può aggiustare.” De Angelis si avvicinò al divano a dondolo, lo controllò dietro, lo fece oscillare, lesse il cartellino del prezzo, poi tornò sui suoi passi.
“Senta, devo entrare un attimo in ferramenta. Le spiace se allunghiamo un poco la strada, prima del rientro?”
La signora Manucci si riscosse. “Niente affatto. Vicino c’è il negozio di cucito, e ho giusto bisogno di due spolette.” Era vero ma non del tutto: delle spolette colorate le servivano sempre e comunque, ma era la bottega di Marilena, un’altra delle sue preziosissime informatrici. Si sarebbe così risparmiata una telefonata per gli aggiornamenti settimanali.
Un’ora dopo risalirono in auto, De Angelis con un carico di barattoli di vernice e pennelli di differente larghezza, probabilmente qualche lavoro rimasto indietro nel suo interno anche dopo il trasloco, e la signora Manucci con un sacchetto con spolette di filo da ricamo, una scorta di aghi da lana, qualche passamaneria di prova e un resoconto dettagliato dell’ultimo consiglio di quartiere, ma ancora nulla di nuovo sul suo vicino e accompagnatore.
Sulla via del ritorno organizzarono come disporre le piante, si divisero i compiti di interramento per i giorni successivi, al signor De Angelis i lavori più robusti, nonché i turni per l’innaffiamento.
Rientrata in casa, la signora Manucci si rese conto di non avergli più chiesto nulla di quella strana frase del pomeriggio.
“Lei più di altre dovrebbe saperlo. Tra moglie e marito non mettere il dito.” Che cosa intendeva dire, o insinuare?
Non poteva sapere. O forse si?

Il mattino dopo lo vide nuovamente uscire con la borsa da fotografo. Era vestito in maniera stravagante quella mattina, un po’ troppo giovanile con quel giubbetto in jeans slavato, i pantaloni chiari ed una camicia hawaiana. Mentre attendeva l’autobus cittadino in fondo alla via, lo osservò aprire la borsa ed estrarne effettivamente una fotocamera professionale e un paio di obiettivi davvero grossi.
E comunque chissà perché non usava la sua auto, si chiese la signora Manucci mentre sorseggiava il suo caffè alla finestra.
Guardò poi Giorgio uscire con lo zaino pesante in direzione della scuola, mentre Martina lo canzonava allegra tutto intorno, dato che il sabato non c’era l’obbligo dell’asilo per lei. Ancora qualche anno e non avrebbe riso più così tanto, le femmine poi sono costrette ad entrare nell’età adulta molto prima dei maschi, ammise con amarezza. La seguì mentre trotterellava felice nel prato, rincorrendo creature immaginarie dei suoi giochi, poi la signora Manucci tornò alle sue faccende.
Più tardi, pronta per il suo consueto giro di sistemazione e innaffio dei vasi nei pianerottoli, sentì la voce acuta di Martina riecheggiare nella tromba delle scale. Uscita dalla porta, capì che gli strilli del suo entusiasmo provenivano dal quinto piano.
Mentre saliva gli scalini senza far rumore, le apparve davanti una vista davvero inconsueta: la sorella di De Angelis reggeva una scatola di biscotti e Martina rideva e gorgheggiava, indecisa su quale scegliere. Soprattutto la vecchia megera sorrideva tranquilla alla bambina e con voce gentile la esortava a fare scorta di biscotti nelle tasche. Tutta un’altra persona.
Nemmeno il tempo di giungere all’ultimo scalino che si accorse della presenza della signora Manucci. L’espressione del viso cambiò del tutto, lasciando spazio al solito sopracciglio diabolicamente alzato. “Desidera?”
“Oh niente, sono venuta per l’acqua al vaso” indicò la signora Manucci.
“Non ce n’è bisogno. L’ho già data io stamattina presto. Grazie.”
E con questo rimase ferma immobile finché la signora Manucci non intuì di doversene andare.
Ma sarebbe rimasta sempre qui a vegliare sul caro fratello? Non aveva una casa tutta sua dove nascondersi?

Con il sole del mezzogiorno, la signora Manucci aveva iniziato le operazioni di interramento delle piante in giardino. Mentre stava sistemando l’aiuola principale, entrarono dal cancelletto sia il signor De Angelis che il signor Torsini, lo scapolone del terzo piano. Proveniva sempre un silenzio totale dal suo appartamento, tranne quando decideva di ascoltare musica classica e riempiva il condominio di arie tranquille, armoniose, forse un po’ depressive. Anche quando riceveva gli amici, quasi tutti maschi aveva osservato la signora Manucci, non c’era modo di sentire proprio nulla. Un tipo molto riservato, quieto.
“Signora Gelsomina, già all’opera?” De Angelis si fermò a parlarle.
“Si, si. Ha conosciuto il signor Torsini?” Indicò con la testa l’uomo che entrava in quel momento all’ingresso.
“Già, era la prima volta che lo incrociavo da quando mi sono trasferito. Mi ha detto di essere appena rientrato da un viaggio all’estero.”
“Si, viaggia spesso. Per lavoro credo.”
“O per lavoro o per donne, chi lo sa” rispose ridendo De Angelis.
“Al signor Torsini non piace la compagnia femminile…”
“O forse gli piace troppo, e ha ben capito che il vero divertimento dura poco. Beato lui, beata gioventù e beata spensieratezza dei suoi anni!” Si lasciò andare ad un sospiro. “Beh, vado a terminare un po’ di cose. Nel pomeriggio vedo di darle una mano.” Con un cenno, sparì anche lui dentro l’edificio.
La signora Manucci rimase lì a chiedersi cosa poteva essere stata la giovinezza del signor De Angelis. Non risultava essersi mai sposato, su questo Gina era sicura, aveva fatto controllare all’anagrafe. Magari era lui quello a cui non piaceva la compagnia femminile?
Lupus in fabula, il cellulare nella tasca si mise a suonare e lo schermo riportava proprio il nome di Gina Basetti.
“Questa volta dovrai proprio ripagarmi con una teglia intera del tuo miglior tiramisù!” esordì l’amica dall’altra parte.
“Tutto quel mascarpone ti spedirebbe al camposanto. Ti accontenterai della solita fetta. Cosa hai scoperto?” La signora Manucci si allontanò verso la siepe a nord, parlando a bassa voce per non farsi ascoltare.
Gina le rivelò di essere in contatto con l’amica di un’amica, quest’ultima della stessa cittadina del Piemonte dov’era di istanza De Angelis prima del suo pensionamento. Pare che questa persona si ricordasse bene di lui, che era stato una piccola autorità in quel paese, intervenuto più volte a sedare malumori, sistemare complesse vicende famigliari, correggere alterchi politici. Era molto rispettato.
“Tra qualche giorno sapremo, ecco.” Gina era risoluta nel suo intento.

Il tempo trascorse veloce, ma nessuna notizia era ancora giunta. Ogni mattina presto la signora Manucci scorgeva il signor De Angelis uscire con la sua borsa da fotografo, con un abbigliamento sempre diverso, bizzarro il più delle volte. Ma non l’aveva mai sentito parlare della fotografia come di un suo hobby. Al quinto piano non metteva più piede, dato che i vasi del pianerottolo non erano più nella sua giurisdizione, almeno finché la vecchia megera sarebbe rimasta. O avesse trovato la maniera di sistemarla a dovere.
Quel mattino di particolare c’era stata un’altra litigata dei coniugi Colandro, stavolta talmente chiassosa da giungere senza filtri persino al suo secondo piano.
Mentre finiva di rigovernare la cucina, la signora Manucci li aveva sentiti urlare, le voci provenivano dalle scale, dovevano avere la porta del loro appartamento aperta. Poco dopo il signor Colandro uscì paonazzo fuori dall’edificio, diretto al lavoro con passo feroce.
Quanto sarebbero potuto andare avanti a quel modo, proprio non lo sapeva.
Si udì poi sbattere un’altra porta e dei passi veloci scendere le scale verso il seminterrato.
La signora Manucci si recò quindi giù dabbasso, nella sua dispensa, per sistemare i vasetti della pommarola e dei sottoli appena preparati insieme con la sua amica Maria Elena, che non sapeva cucinare nemmeno un uovo al tegamino, eppure le sue conserve erano da gourmet. Era l’occasione giusta per quel lavoretto di riordino.
La giovane donna, Benedetta Stucci ancora in Colandro, con gli occhi arrossati e il naso colante, stava togliendo dalla sua cantina una grossa valigia vuota. La porta non si apriva del tutto, per il materiale addossato dietro, e il trolley non voleva passare per pochi centimetri. La ragazza continuava a bofonchiare tra sé, tra un singhiozzo e l’altro.
“Non ce la faccio più… Dio mi è testimone che le ho provate tutte, ma sono stanca davvero… Non ce la faccio più…”
Appena vide la signora Manucci si girò dall’altra parte, nascondendo il volto dentro l’uscio.
“Buongiorno…” mormorò mesta.
“Giornataccia?” le chiese amabile la signora Manucci.
La risposta fu un altro singhiozzo.
“Cara, nessun uomo ti darà mai il rispetto che meriti, nessuno… I loro sentimenti sono troppo leggeri. Anche quando dicono di fare sul serio, attendono solo il prossimo giocattolo nuovo, come i bambini. E non valgono nemmeno una delle nostre lacrime.” Questo si lo sapeva bene la signora Manucci, l’aveva imparato a caro prezzo.
Benedetta allora si lasciò andare ad un pianto disperato, senza più alcuna vergogna. La signora Manucci le offrì il proprio fazzoletto, di quelli ancora in cotone e ancora ricamati, vecchio stile.
“Non so per chi sia quella valigia, ma è meglio così che farsi ancora del male.”
Dietro di lei ci fu un leggero rumore, sembrava giungere dal garage di De Angelis.
La signora Manucci tornò alle scale, per risalire, molto più scossa dall’accaduto di quanto avrebbe voluto. Ma appena giunta al pianerottolo dell’ingresso si ritrovò davanti proprio De Angelis, forse aveva fatto il giro per l’esterno.
Con le mani appoggiate ai fianchi, la stava fissando torvo, molto, decisamente troppo, serio.
“Le posso parlare un attimo signora Manucci?”
Ma non erano passati al nome proprio? Adesso di nuovo per cognome? Doveva aver origliato la sua conversazione con la signora Colandro e non gli era piaciuta. Ma non avrebbe certo dovuto impicciarsi, un uomo che ne sa di queste cose?
Nel frattempo il cellulare in tasca della signora Mannucci si mise a squillare. Guardò il display velocemente: era Gina, notizie fresche in arrivo, proprio ora! Cosa le conveniva fare dunque?

Bivio 4:

A) Ascoltare De Angelis, la cui voce perentoria non ammetteva scuse, ma preparava ad una tempesta

oppure

B) prendere tempo e rispondere al telefonino, accordando per parlarsi più tardi con De Angelis, meglio ancora all’indomani?

Scrivete la vostra scelta nei commenti. 😉

Comments (20)

newwhitebear

Ago 25, 2019 at 6:12 PM

la scelta cade su B. Vuol conoscere l’avversario per combattere ad armi pari.

Reply

Barbara Businaro

Ago 26, 2019 at 3:18 PM

In questo caso direi che le conviene, perché De Angelis pare davvero arrabbiato! 🙂

Reply

Sandra

Ago 25, 2019 at 6:36 PM

Ovviamente A perché sono curiosa pure io.

Reply

Barbara Businaro

Ago 26, 2019 at 3:20 PM

Cosa avrà da dirle? Mumble mumble (come scrivono nei fumetti) 🙂

Reply

Giulia Mancini

Ago 25, 2019 at 7:43 PM

Sono molto curiosa anch’io, ma direi la B perché secondo me la signora Gina ha delle notizie interessanti. Questa signora Manucci è sempre più intrigante assieme al signor De Angelis…

Reply

Barbara Businaro

Ago 26, 2019 at 3:24 PM

Perché siamo alla puntata 4, prima del gran finale, quindi bisogna proprio che questa signora Gina le informazioni ce le abbia trovate, no? 😀

Reply

Brunilde

Ago 25, 2019 at 9:32 PM

Bisogna assumere informazioni: la povera Gelsy Manucci brancola nel buio! La B

Reply

Barbara Businaro

Ago 26, 2019 at 3:26 PM

Questa volta vi ho proprio divisi per curiosità: chi è più curioso della A, cosa ha da dire De Angelis, e chi è più curioso della B, cosa ha da dire la signora Gina. 😀

Reply

MArco

Ago 26, 2019 at 7:33 AM

La A. 🙂

Reply

Barbara Businaro

Ago 26, 2019 at 3:28 PM

E’ ancora in testa la B per uno. Vediamo chi si aggiunge… 🙂

Reply

Alessandro Blasi

Ago 28, 2019 at 7:28 PM

Direi assolutamente la A… si voglio la A 🙂

Reply

Barbara Businaro

Ago 29, 2019 at 10:47 PM

Bentornato, giusto in tempo per l’ultimo bivio! 🙂

Reply

IlVecchio

Ago 28, 2019 at 9:24 PM

Questa volta scelgo anch’io il contrasto diretto, la busta A. Sono curioso di leggere come imbastirai il dialogo tra i due. 🙂

Reply

Barbara Businaro

Ago 29, 2019 at 10:47 PM

Eh, comincio giusto ora a scrivere! 😀

Reply

Daniela Bino

Ago 28, 2019 at 10:28 PM

Secondo me, la scelta è ardua. Il signore che le si para davanti con le mani sui fianchi mi sembra sul sentiero di guerra e, come tu ben sai, mi incuriosisce la guerra, specie con spargimento di sangue. Chissà mai che avrà in mente questo tipo? Inoltre, in preda a chissà che sentimenti, potrebbe lasciarsi sfuggire chissà che dettagli succulenti che aggiungerebbero pepe alla giornata della signora Manucci. Ergo: io voto A.

Reply

Barbara Businaro

Ago 29, 2019 at 10:48 PM

No, niente spargimento di sangue, il signor De Angelis non mi sembra il tipo!
E nemmeno la signora Manucci. Ma sulla vecchia megera non saprei… 😀

Reply

Darius Tred

Ago 29, 2019 at 11:40 AM

Direi la B. Di qualsiasi cosa si tratti, non è opportuno parlarne di fronte alla Colandro, o anche solo a portata di orecchio. Inoltre, se davvero la Manucci si aspetta notizie fresche in arrivo da Gina (notizie magari utili per affrontare meglio De Angelis…), sarebbe più tattico rispondere al telefono e rimandare la discussione, magari dopo aver organizzato meglio idee e strategie.

Quindi: voto per l’opzione numero B, anche se temo di non essere più in tempo… 😛

Reply

Barbara Businaro

Ago 29, 2019 at 10:50 PM

Purtroppo si, per 5 voti a 4 ha oramai vinto l’opzione A, e io devo cominciare a scrivere!
Spero comunque che ti piacerà lo stesso. 😀

Reply

Rebecca

Set 01, 2019 at 7:52 PM

Nooo…. ecco, sono in ritardo. Ammetto di essere combattuta questa volta tra A e B. Quindi grazie per aver deciso già voi.

Reply

Barbara Businaro

Set 01, 2019 at 8:13 PM

Acc, mi spiace! Ma dovevo per forza chiudere per scrivere.
Vai a leggere il gran finale, spero ti piaccia! 😉

Reply

Leave a comment