La signora Manucci. Una storia a bivi in cinque puntate

La signora Manucci. Una storia a bivi
Puntata 2

Al bivio precedente è stata scelta l’opzione B a larghissima maggioranza. E io da lì ho proseguito con la scrittura, in verità prendendo spunto anche dai vostri commenti. Nella mia testa immaginavo già la signora Manucci andare al supermercato e fare lì straordinari incontri, da cui recuperare informazioni preziosissime, e invece la vostra curiosità ha preso il sopravvento.
Come proseguirà dunque la storia? Non resta che leggere, fino al prossimo bivio…

In questo nostro esperimento, se vi perdete una puntata, potrete sempre ripartire dall’indice del racconto a questa pagina: La signora Manucci. Una storia a bivi 

 

La signora Manucci

Doveva assolutamente rimanere e scoprire il più possibile sui nuovi inquilini, studiare il nemico prima di affrontarlo.
Mentre attendeva al cancello la signora Sforza di ritorno con l’auto dal garage, mise in atto il suo piano: estrasse il cellulare dalla borsa e lo fece squillare provando le suonerie, fingendo una telefonata.
“Pronto? Oh buongiorno caro… Che bella notizia! Si, certamente. Un giorno non mi fa differenza…” Fece intanto un cenno con la mano all’altra donna al volante, che la attendeva ferma in sosta.
La signora Sforza abbassò il finestrino della vettura. “Tutto a posto?” chiese.
“Oh si, mi hanno chiamato dal supermercato. Mi mandano la spesa domani con un altro fattorino, quindi non ho più bisogno di uscire. Mi spiace tanto di averla disturbata… se mi telefonavano prima, non la scomodavo! Ma almeno ha il resto della mattinata libera, no?”
Un velo di perplessità passò fugace sul viso dell’altra. “Beh, non si preoccupi. Lascio comunque l’auto fuori nel parcheggio, nel pomeriggio devo portare i ragazzi a nuoto.”
Tornarono così ognuna alle proprie occupazioni. La signora Manucci salutò con grazia i traslocatori che salivano le scale con delle gigantesche poltrone in pelle, ma loro le rivolsero appena un grugnito in risposta. Sarebbe stato alquanto difficile cavargli qualche informazione.
Appena rientrata in casa chiamò subito il supermercato, per davvero stavolta, effettuando l’ordine con consegna a domicilio ma cambiando l’orario, così da assicurarsi che il servizio sarebbe stato affidato al ragazzo del turno pomeridiano.
Si cambiò velocemente per le consuete attività di giardinaggio, volendo iniziare proprio dalle piante dei pianerottoli e magari con l’occasione dare una pulita ai vetri delle finestre adiacenti.
Armata di annaffiatoio e stracci, salì proprio all’ultimo piano, dove però la porta dell’appartamento in fondo al corridoio era stata chiusa. Nessuna voce proveniva dal suo interno, si sentiva solo qualche stridio di mobili che venivano spostati, a tratti un colpo di martello o il ronzio di un avvitatore. Dalla finestra vide che gli uomini erano invece tornati giù in strada e stavano armeggiando con un altro pezzo sul camion. Decise di rimanere in quell’angolo fiorito in quieta osservazione degli eventi.
Aveva appena terminato di pulire la dracena dalle foglie secche e di bagnare la pachira aquatica che vide giungere i due energumeni dal piano inferiore. Reggevano un enorme tavolo di legno antico, finemente intarsiato ai bordi e con un ripiano in marmo. Sicuramente un pezzo di valore e alquanto pesante, a giudicare dai visi contratti nello sforzo.
Largo quanto la scala, era difficile da manovrare. E la signora Manucci ostacolava il loro passaggio verso l’ingresso dell’alloggio.
“Scusi…” bofonchiò uno dei traslocatori.
“Certo, mi sposto subito, abbiate pazienza.” Ma anche avanzando nel corridoio, la sua presenza era d’impiccio. Cercò di appiattirsi al muro, però non riuscivano a passare.
“Attento, ci stiamo incastrando!” esclamò uno degli uomini rabbioso.
“Che succede?” chiese una voce imperiosa alle sue spalle.
Un’anziana arcigna, con uno sguardo serissimo e le braccia incrociate sul petto, la fissava dall’uscio aperto dell’appartamento. Vestiva elegantemente, con uno chignon perfetto a raccogliere i capelli bianchi, incutendo un certo timore reverenziale.
Dopo vari tentativi, dovettero sollevare il tavolo e metterlo in verticale per avanzare. Qualche ingrata parola sfuggì a entrambi i braccianti sottoposti a quell’inutile fatica.
Entrati finalmente in casa, l’anziana proprietaria si fermò sulla soglia, scrutando la signora Manucci con aria grave.
“La pregherei di lasciarli lavorare, senza intralciarli. Sono pagati a ore.”
Non era solo la statura, superiore alla sua, ma anche quel sopracciglio inarcato per sottolineare il comando, a far sentire la signora Manucci così piccola, minuscola. Si ritirò solo con un cenno di assenso, ammutolita.
Beh, non sarebbe stata una sconfitta, talvolta occorreva rendersi docili per arrivare al nocciolo delle persone, per comprendere con quali mezzi ottenerne il meglio. Tutti hanno un punto debole.
Durante la mattina uscì più volte di casa, per andare in giardino nell’angolo dove cresceva il prezzemolo, per recuperare dei vasetti in cantina, per buttare i giornali vecchi nella raccolta della carta in garage. Tutte le volte trovò l’anziana megera osservarla attentamente dal quinto piano, perché non ostacolasse di nuovo le operazioni di trasloco. Nemmeno che la signora Manucci avesse un campanellino che tintinnava appena metteva il naso fuori dalla sua porta.
Era alquanto stizzita dalla situazione. Per fortuna il camion se ne andò a metà pomeriggio, lasciando il condominio nella consueta tranquillità.
La signora Manucci ne approfittò allora per bussare alla porta della sua dirimpettaia, rientrata dal suo part-time. La scusa fu l’aver terminato lo zucchero per il suo tè delle cinque, l’obiettivo era chiederle di inviare una mail all’amministratore. Quel disgraziato non rispondeva più al telefono, accettava solo posta elettronica dai condomini e lei di elettronico non aveva nulla per casa, maledetta tecnologia!
Si presentò all’uscio di Michela con il barattolo in ceramica con la stampa Zucchero in grande.
“Ciao Michela, scusami, ma l’ho finito, nemmeno un cucchiaino. E la spesa me la portano solo domani!”
In quel mentre il portone principale di sotto si richiuse cigolando e ne seguì un lungo fischiettio divertito, una canzonetta strampalata che saliva gli scalini, insieme ad un uomo alto, capelli brizzolati, barba curatissima, fazzoletto nel taschino della giacca in tinta con la camicia, cose d’altri tempi.
“Buongiorno Michela!” esclamò il distinto signore.
“Buongiorno a lei. Signora Manucci, le presento il nostro nuovo vicino del quinto piano.”
“Eugenio De Angelis, per servirvi!” Si inchinò galantemente.
“Benvenuto nel nostro condominio” rispose la signora Manucci. “Da che parte del paese venite?”
“Sono nato a Roma, ma la mia famiglia si è sempre spostata parecchio, prima per mio padre, poi per il mio lavoro. Non posso dire di avere una sola città nel cuore.”
Era decisamente diverso dalla moglie, pensò la signora Manucci. Colse quindi l’occasione al volo.
“Mi scusi se stamattina ho dato fastidio ai vostri traslocatori, non era mia intenzione…”
“Non ne sapevo niente” disse l’uomo stupito. “Anzi, scusate voi per il trambusto.”
Michela, scomparsa in fretta in cucina, ritornò sulla porta.
“Ecco la sua zuccheriera riempita a dovere. Ora scusatemi, ma devo andare, mia madre aspetta una telefonata…”
“Vada, vada, mai far aspettare le madri. Anch’io ho i miei affari. Signore!” Chinò il capo in un saluto e proseguì la salita.
La signora Manucci tornò al suo tè un po’ confusa.

Il giorno seguente rifletteva sul da farsi. Non ci pensava proprio a disturbare direttamente gli inquilini del quinto piano, prima di capire con chi avesse a che fare. Soprattutto quella vecchia arcigna. Avrebbe potuto avvicinare il marito, così gentile e cortese, ma sarebbe stata una dichiarazione di guerra aperta.
Chiamò quindi la sua amica Gina, responsabile delle adozioni a distanza per la parrocchia e il cui figlio lavorava all’anagrafe in comune. Una delle sue fonti più laboriose. Si sarebbero viste al parco nel pomeriggio.
“Aspetto il fattorino e arrivo subito” le confermò la signora Manucci.
Puntualmente all’ora della consegna suonarono al campanello, ma quando aprì la porta si trovò davanti il nuovo vicino di casa.
“Ecco qua la sua spesa, l’ho presa io dal ragazzo del supermercato, stavo rientrando dalla mia passeggiata. Però la devo sgridare signora mia!”
In quel momento osservò lo stesso cipiglio di sua moglie, l’anziana arcigna. La signora Manucci si preparò alla battaglia.
“Eh, guardi qua…” disse lui scorrendo i pacchetti nello scatolone. “Lei si è dimenticata di ordinare lo zucchero!”
“Ma… sul serio? Oh che sbadata che sono!”
Scoppiarono a ridere. Forse dopotutto le informazioni le avrebbe potute avere direttamente dall’interessato.

Bivio 2:

A) Poteva farlo entrare in casa, offrigli un caffè e farlo chiacchierare il più possibile, scatenando le ire della moglie e chissà quale recriminazioni future

oppure

B) salutarlo con gentilezza, rinnovare le sue scuse per l’incidente del tavolo, e andare all’appuntamento fissato con Gina?

Scrivete la vostra scelta nei commenti. 😉

Comments (27)

Alessandro Blasi

Ago 09, 2019 at 6:37 AM

Ha tutto il tempo per studiare la preda, va con la Gina!!!! B

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Marco

Ago 09, 2019 at 7:25 AM

Direi la A 🙂

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:36 PM

Affrontiamo subito il nemico, perché ritardare?! 🙂

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Nadia

Ago 09, 2019 at 7:49 AM

Decisamente A. Ma siamo sicuri si tratti del marito? Io andrei a fondo, dillo alla tua segugia!

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:38 PM

No, non siamo sicuri che sia il marito, perché non abbiamo informazioni, infatti.
Nemmeno io lo so, lo scoprirò quando inizierò a scrivere la terza puntata. 🙂

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Daniela Bino

Ago 09, 2019 at 9:23 AM

Decisamente B. Secondo me, sarebbe facile invitarlo ad entrare, ma aspetterei prima Gina. Non si sa mai chi sia questo signore: meglio prima approfondire e farlo entrare con una scusa un altro giorno.
Bravissima, Barbara! Chissà cosa si cela dietro la porta dei nuovi vicini?!

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:40 PM

E se stessimo tutti guardando alla porta sbagliata? 😉

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Barbara Businaro

Ago 09, 2019 at 10:15 AM

Fin qui siamo alla pari, 2 per la A e 2 per la B. La sfida si fa interessante! 🙂

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Sandra

Ago 09, 2019 at 11:36 AM

A
Che è campionessa nel tirare bifoni, ora tocca a Gina.
Brava Barbara

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:41 PM

Grazie Sandra. Tanto la signora Gina comprenderà le esigenze di servizio. 😀

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IlVecchio

Ago 09, 2019 at 2:19 PM

Scelgo la B, solo perché mi sento di dover salvare quel poveretto…

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:42 PM

Solidarietà maschile… o di anzianità? 😀 😀 😀

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Brunilde

Ago 09, 2019 at 2:56 PM

Non perdiamo tempo: la A!
Comunque non può essere sposato con una che ha i capelli bianchi e lo chignon …

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:44 PM

Uhm, questo è interessante. Perché dici che non può essere sposato con la signora dai capelli bianchi e lo chignon? Anche lui è un distinto signore anziano brizzolato (c’è chi conserva qualche capello di colore fino a tarda età e chi invece si ritrova con i capelli tutti bianchi già a quarant’anni). 🙂

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Darius Tred

Ago 09, 2019 at 7:17 PM

Lancio il mio sassolino sul piatto B della bilancia.
Se non sbaglio siamo 4 a 4.

Quindi ti tocca inventare la C, se non arriva nessun altro a rompere l’equilibrio.
😀 😀 😀

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:49 PM

In effetti la parità potrebbe essere un problema… Facciamo così: in caso di parità, decide il nostro giovane mozzo Federico del team webnauta. Largo ai giovani (se i vecchi cincischiano)! 😀

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Stefano

Ago 10, 2019 at 10:20 AM

Direi B e sospetto l’arcigna signora NON sia la moglie (madre o sorella).

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:51 PM

La madre direi proprio di no, mi sembra troppo giovane per essere la madre di un pensionato. La sorella chissà, potrebbe anche essere, sebbene con due caratteri apparentemente così diversi.

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Rebecca Eriksson

Ago 10, 2019 at 5:24 PM

Dico A, così siamo di nuovo pari!
Bisogna carpire informazioni fresche dal poveretto.

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 6:52 PM

E se il poveretto decide di non collaborare? 😀

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newwhitebear

Ago 10, 2019 at 5:34 PM

Punto sulla A anche se non sono convinto, La B mi sembra banale. La A è più in linea con la signora Mannucci.
Io sono quello per il trivio 😀 L’opzione C) sarebbe questa.
La megera che non è la moglie del signore distinto, scende dal quinto piano per bisticciare con la signora Mannucci ma il signore distinto cerca di mettere pace tra le due donne, totalmente simili e ugualmente indisponenti. La megera è una zia zitella e un po’ rancida

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 7:00 PM

Tener fede ai propri impegni è una scelta banale? Spero proprio di no!
Del resto, la signora Manucci è abituata a studiare a lungo le sue prede, prima di decidere il da farsi. Il pasto deve valere la fatica. 🙂

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Giulia Mancini

Ago 11, 2019 at 9:49 AM

Mi piacerebbe la A, più intrigante, magari lui la porta fuori pista, è un bugiardo patologico che tenta di passare meno tempo con la megera (ottimo pane per i denti della signora ficcanaso).

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 7:01 PM

Pensare che quando ho iniziato a scrivere questa storia, cioè la puntata 1, la megera non esisteva ancora nella mia mente.
In qualche modo, non so come, me l’avete suggerita voi. 😉

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Barbara Businaro

Ago 11, 2019 at 7:04 PM

Al momento, siamo con 7 voti per l’opzione A e 5 voti per l’opzione B.
Vediamo se si aggiunge qualcun’altro, poi però devo cominciare a scrivere eh! 😀

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Mozzo Federico

Ago 12, 2019 at 10:13 PM

Comandante della nave, eccomi qui! Io voto B. La signora è una furbacchiona. Non farebbe entrare il signore senza conoscere qualche dettaglio in più. Ha bisogno di informazioni. Poi, sono sicuro che troverà il modo di avere un altro incontro ravvicinato. Sono curioso di sapere come andrà a finire! Sei bravissima!

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Barbara Businaro

Ago 13, 2019 at 8:01 PM

Avevo detto “in caso di parità”, ma siamo, escluso il tuo voto, a 7 per la A e 5 per la B.
In ogni caso, la maggioranza ad oggi ha votato per la A e dunque sia, la signora Manucci lo inviterà ad entrare…
Bisogna vedere poi cosa succederà! 😉

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