Il luogo nascosto di Frankenstein tra i ghiacci

Il luogo nascosto di Frankenstein

Che effetto fa leggere la storia della propria famiglia in un classico dell’horror?
Rabbia, perché quel romanzo non dice tutta la verità, almeno stando ai diari di mio nonno. Dubbio, perché il comportamento di mio padre sembra ricalcare quanto si narra sul carattere del mostro. Malinconia, perché anch’io ho ereditato un triste fardello, segno tangibile delle mie oscure origini. E tristezza, perché se mio nonno fosse stato ucciso, io non sarei mai nato e mi chiedo se non sarebbe stato meglio per tutti.
Sono sul treno per il lungo viaggio verso Oslo, da lì proseguirò a piedi per la piccola Tromso e poi su, verso la montagna di Tromsdalstinden. Sto tornando a casa, dopo aver miseramente fallito la mia prova.
Carnefice e vittima al contempo, la creatura di Viktor Frankenstein dopotutto non morì bruciando all’inferno con il corpo del suo stesso creatore, fu salvato da un piccolo gruppo di eschimesi, una famiglia di Inuit in spostamento alla ricerca di cibo. La più piccola delle figlie femmine era mia nonna, cieca fin dalla nascita, ma con tutti gli altri sensi potenziati dalla sopravvivenza in un luogo ostile alla vita. Donna forte e indipendente, lasciò le sue origini per amore di un essere di cui poteva solamente ascoltare il cuore e le tribolazioni, senza vedere l’orrore che spaventava tutti gli altri.
Si rifugiarono in un villaggio di pescatori a nord della Siberia. Lui usciva solo col buio e sempre verso i boschi, solo lei si avvicinava alle altre persone della comunità. Funzionò tutto a meraviglia, finché non arrivò il primo figlio. Un parto difficile, madre e bambino si salvarono ma qualcosa si risvegliò dentro il mostro, una scintilla di inquietudine. Ci volle poco tempo perché si trasformasse in odio e durante uno stupido litigio lasciò che la malvagità prendesse il comando. Nessun essere umano rimase vivo di quel villaggio, compresa mia nonna, cadavere tra le mani dell’amato.
Il mostro cercò comunque di crescere suo figlio tra la civiltà. Metà del suo sangue era umano e confidava in quella porzione per dargli un futuro migliore. Cresceva bello come la madre e forte come il padre. Raggiunta la maggiore età del ragazzo, si separarono. Mio nonno eremita tra le montagne ghiacciate, il figlio nelle città europee a studiare.
Ma lungo i viaggi di mio padre, i giornali riportavano notizia di omicidi inspiegabili, un nuovo mostro si spostava con lui. Conobbe mia madre durante un interrogatorio, era un ispettore di polizia. Gli occhi blu di mio padre ben nascondevano l’atrocità che si portava dentro. Divorziarono poco dopo la mia nascita e andai a vivere con lei, finché una leucemia non me la tolse per sempre. Se non l’avesse vinta la malattia, forse avrebbe condiviso lo stesso destino di mia nonna.
Ho vissuto un anno con mio padre, ma poi mi ha cacciato di casa, per proteggermi. C’è molto più del buono in me, ma devo rimanergli lontano per non diventare come lui. Anch’io ho i miei attacchi, la rabbia mi prende e mi annebbia la mente. È come un virus che ribolle nel mio sangue, il sangue che fu di mio nonno, segnato dalla sua creazione per sempre. La mia parte umana è ancora troppo debole.
E ieri notte ne ho avuto la prova.
Ho passato questi ultimi anni nei paesi caldi del sud Europa, perché il freddo indurisce ancora di più il nostro cuore. Ho ripercorso parte del tragitto di mio nonno leggendo i suoi diari, fino a giungere in Italia, nella stessa piccola cittadina di Este dove soggiornò per un inverno. Protetto dal cognome e dai parenti di mia madre, ho frequentato per mesi un istituto locale. Ed è qui che ho conosciuto la mia Elisabetta.
Un amore sbocciato tra i banchi di scuola, occhiate fugaci tra i corridoi, baci rubati nascosti nei bagni e teneri sospiri carichi di promesse. Era bellissima, gli occhi chiari come l’acqua al sole e lunghi capelli setosi color dell’oro che mi ricordavano mia madre. Riuscivamo ad avere un’ora da soli qualche pomeriggio grazie alla protezione delle sue amiche, ma volevamo una notte tutta per noi sotto le stelle.
Due giorni fa le avevo dato appuntamento all’angolo buio del castello e siamo saliti mano nella mano fino in cima alla collina, proprio verso la villa dove venne scritto l’orrore di mio nonno duecento anni prima.
Siamo sgattaiolati all’interno del parco, lontani dagli edifici abitati. Una pallida luna a illuminare il nostro giaciglio e guidare le nostre carezze. Poi ho visto il mio riflesso nei suoi occhi cambiare all’improvviso, proprio come il suo sguardo, prima liquido d’amore infinito e poi denso della paura più cupa. Era già troppo tardi. La storia della mia famiglia è costellata di donne che muoiono innamorate del proprio assassino. Ero ancora dentro di lei quando esalò l’ultimo respiro, il collo stretto tra le mie mani d’acciaio, la mia bocca a chiudere la sua per sempre.
L’ho seppellita sotto le fronde di un’enorme pianta di viburno, un luogo nascosto proprio in quel giardino dove Mary Shelley conobbe mio nonno e decise di raccontare la sua triste storia. Non poteva però rivelare al mondo che lui, la creatura, il mostro, era ancora vivo. Peccò d’ingenuità, volle dargli un’occasione per riscattare la propria anima. Lui sopravviverà per sempre tra le pagine di un romanzo, innocuo ai lettori. La sua stirpe però prosegue nella stessa follia. Il male purtroppo è nel nostro sangue, e non ce ne libereremo facilmente.

 

(C) 2019 Barbara Businaro

 

 

Com’è andato il concorso di Frankenstein?

Ricordate del concorso letterario di Frankenstein, indetto la scorsa estate dalla cittadina di Este, dove soggiornò la stessa Mary Shelley ospite dell’amico Lord Byron? Ne avevo scritto in questo post, dopo la mia lettura del romanzo, se qualcuno era interessato a partecipare: Frankenstein. Ovvero quando il cinema rovina i classici
Prima di tutto mi scuso con voi, perché se lo avete seguito vi sarete accorti che la comunicazione del concorso è stata alquanto zoppicante, ignara delle buone regole del marketing promozionale, aggravata dal fatto che era patrocinato da enti pubblici (E io pago…).
Questa competizione letteraria era organizzata dall’Associazione Culturale Villa Dolfin Boldù, che però nel sito ufficiale promuove solo spettacoli teatrali. Già qui uno poteva trovarsi spaesato. Hanno pubblicato una pagina con la locandina, il bando e il modulo di partecipazione al concorso, questa: Concorso letterario (da cui ora hanno tolto tutto, per correttezza).
Poi hanno creato l’evento su Facebook a nome dell’Associazione, ma per la sola data di premiazione di sabato 30 novembre: Concorso Letterario – Che fine ha fatto FrankEnSTEin?
L’hanno creato …e abbandonato completamente!
Invece quando si crea un evento su Facebook lo si deve tenere aggiornato, pubblicando sempre le ultime notizie in merito all’evento stesso. Esiste infatti il tab Discussion apposta per questo motivo, dove sia gli interessati possono postare domande e sia l’organizzatore può fornire informazioni ulteriori (e automaticamente Facebook invia la notifica ad ogni utente che ha interagito). Mi sarei aspettata qui ad esempio la notizia di data, orario e luogo delle due serate di lettura solo annunciate all’interno del bando, senza alcuna indicazione chiara.
Dove le hanno invece comunicate? Sulla pagina del sito web dell’Associazione, aggiungendo una semplice immagine, di cui a nessuno giunge però notifica. E poi sul sito del Comune di Este, sotto la sezione “Eventi e Cultura”: Eventi finali del concorso letterario “Che fine ha fatto Frankenstein?” (pure lì hanno sostituito testi e immagini, sempre per correttezza).
Ma anche così non arriva notifica a nessuno degli interessati all’evento su Facebook o dei partecipanti che hanno inviato il racconto. Soprattutto, chi sapeva di dover seguire anche il sito del Comune?!
Il concorso era infatti patrocinato dal Comune e dalla Biblioteca Civica di Este (ovvero sono stati investiti i denari dei contribuenti) e la comunicazione social delle serate di lettura è stata fatta nella pagina Facebook del Comune di Este proprio per la sezione eventi e cultura: Este Notizie Cultura Eventi Peccato che nessuno fosse informato di dover leggere anche questa pagina, che non c’entra nulla con l’Associazione organizzatrice. Sarebbe bastato condividere questo post all’interno dell’evento Facebook per la data di premiazione, ma possibile che nessuno ci abbia pensato?! La regola aurea per una comunicazione efficace è di non disperdere le informazioni, disseminarle tra siti e social diversi come uno sprovveduto Pollicino che interrompe la traccia.
Comunque alla scadenza erano arrivati 184 racconti da tutta Italia, grazie anche all’annuncio sul sito concorsiletterari.it: Concorso Letterario “Che fine ha fatto FrankEnSTEin?” I Edizione 
Alle serate di lettura, sicuramente interessanti, non ho potuto andare, e penso anche molti altri che come me l’avranno saputo due giorni dopo, per caso. Considerato che in quell’occasione i presenti esprimevano il loro voto come Giuria Popolare, mi chiedo in quanti del popolo abbiano effettivamente avuto questa opportunità.
Se non altro la settimana successiva sono stati resi noti i dieci testi selezionati, nuovamente sul sito dell’Associazione teatrale: 10-testi-selezionati.pdf Così ho potuto leggermeli e fare un minimo di analisi.
Dei dieci racconti selezionati, ben otto sono scritti in prima persona e solo due in terza persona del narratore onnisciente. La prima persona era in effetti quasi un percorso obbligato, visto che il romanzo originale è scritto in forma epistolare in prima persona, e pure le confessioni di Frankenstein-scienziato e Frankenstein-mostro sono riportate sempre in prima persona.
Per quanto riguarda il focus del concorso, Frankestein-mostro sopravvissuto al finale aperto e avvistato nella cittadina di Este ai nostri giorni, non tutti i racconti hanno rispettato quello che era scritto nel bando. Pur comprendendo la descrizione di una creatura mostruosa, nell’ultimo testo il riferimento è ad una creatura femminile, senza conoscerne esattamente la sua provenienza (la seconda creatura creata da Viktor? non ci stiamo confondendo col film di Kenneth Branagh?). Sul luogo, solo sei racconti sono ambientati ad Este, per gli altri o sono state scelte diverse ambientazioni oppure non è proprio citato dove si svolgono gli avvenimenti. Se invece consideriamo la linea temporale, solo metà dei racconti sono contemporanei, mentre degli altri o non è specificato il tempo oppure seguono di poco il romanzo originale. Di fatto, solo questi cinque racconti rispettano completamente le linee guida dello stesso concorso, mentre l’altra metà per un motivo o per l’altro non seguono quanto indicato dal bando. Eppure la giuria li ha inclusi nella selezione.
Lo stile, la trama? Qui andiamo parecchio sul soggettivo. Ci sono testi ottimamente scritti, con proprietà di linguaggio, a volte eccessivo nella scelta di parole inusuali, altre volte scarni di azione oppure ripetitivi e pedanti nelle riflessioni. Solo quattro meritano attenzione per come è stata ben orchestrata la storia, ma di questi non tutti rientrano nei paletti della gara.
Tra l’altro, grazie ad un commento di segnalazione sulla pagina Facebook, sono andata a verificare il totale delle battute di ogni racconto: A.A.A.H! Mostro cercasi è di 5.409 battute, fuori concorso per 9 caratteri; Abito su misura è di 5.408 battute, fuori concorso per 8 caratteri. Ho guardato anche spazi e ritorni a capo, ma no, sono proprio battute in più, escluso anche il titolo. Nessuno degli organizzatori si è preoccupato di controllare?
Ma l’intoppo più grave si è verificato per la serata della premiazione, quando sulla pagina Facebook del Comune di Este un nuovo post la pubblicizzava per Sabato 30 novembre ore 17,00: Este Notizie Cultura Eventi
Se prendete però il bando sul sito dell’Associazione (qui: Bando-concorso-letterario-2019.pdf) potete leggere chiaramente a pagina 2: “La serata pubblica di premiazione si terrà presso il Teatro dei Filodrammatici di Este il sabato 30 novembre 2019 alle 21.00 con la lettura drammatizzata dei testi finalisti.”
Hanno cambiato l’orario, anticipandolo. Ovvero non è stato rispettato il bando del concorso stesso, senza darne comunicazione certa a tutti i partecipanti in gara, anche i non selezionati che avevano comunque diritto di informazione. Ammesso che ci siano stati problemi logistici, richiedeva troppo sforzo inviare una mail-newsletter a tutti gli indirizzi email in loro possesso?! Soprattutto trovo beffardo che un Comune non rispetti i termini di un bando…
Saltata anche la premiazione, cerco notizie sui vincitori, scoprendo che la cerimonia è stata mandata in live streaming su Facebook. Dove lo leggo? Ma su un altro canale, ovviamente, di cui nessuno sapeva nulla! Più che un concorso letterario, è stata una caccia al tesoro questa…
Dalla pagina Facebook della compagnia teatrale Vivi & Vegeti, coloro che hanno letto i dieci selezionati nelle serate per la Giuria Popolare e riletto i testi vincitori alla premiazione, ritrovo il video della serata dalla pagina Facebook dell’Associazione (di cui comunque non era giunta notifica): Serata di premiazione
Dei 184 racconti inviati, solo 84 racconti sono ambientati ad Este (e io mi chiedo: perché non hanno escluso gli altri?!)
Come distribuzione geografica, solo Reggio calabria assente, tutte le altre regioni presenti. Dei partecipanti, 56% uomini e 44% donne.
Con questa suddivisione per età: dai 18 ai 40 anni 44%; dai 41 ai 60 anni 39%; dai 61 agli 82 (applauso!) anni 17%.
Si è spaziato molto anche tra i generi: drammatico, romantico, giallo, horror, horror comico, favolistico, fantastico, fantascientifico, reportage, cronaca storica, cronaca di guerra, comico, involontariamente comico, letteratura ragazzi, hard.
I componenti della giuria erano abbastanza concordi nella selezione, onori ed oneri dunque a pari merito.
Questi i vincitori:
3° classificato L’urlo di un moderno prometeo di Giuseppe Muscardini (Ferrara)
2° classificato Abito su misura di Daniela Altieri (Rovigo)
1° classificato vincitore Complicazione di Sara Manzoni (Mestre)
Scelto dalla giuria popolare A.A.A.H! Mostro cercasi di Patrizia Birtolo Giussano (Monza)
Possibile che siano stati premiati solo autori del Nord?! Nessuno di Roma, che nella cartina proiettata con la provenienza geografica dei testi, aveva avuto una bella partecipazione?
Strano anche vedere premiati i testi che hanno superato il numero di battute del bando, e ancora di più che il racconto vincitore non contiene né Frankenstein né la cittadina di Este, sconosciuta anche l’ambientazione cronologica. Seppure scritto magistralmente, non sembra rispecchiare lo spirito per cui questo concorso era stato creato. Altrimenti perché sottolineare la parola ESTE all’interno di FrankEnSTEin?! Parole della giuria durante la serata: “E’ stata premiata l’originalità.” Senza dubbio. Potevamo risparmiarci il bando.

Per terminare, nonostante l’ottima qualità dei testi finalisti (e almeno uno dei miei preferiti è stato premiato), metà non rispettavano però i canoni richiesti dal bando. Non me ne vogliano gli autori, ma questo mi pare un dato oggettivo. Probabilmente lo stesso bando poteva essere scritto meglio, più chiaro e dettagliato, senza dare adito a dubbi e liberissime interpretazioni.
Sull’organizzazione, mi sento di dovere delle scuse ai lettori di webnauta, se qualcuno ha partecipato per mio tramite. Era uno dei pochi eventi locali che mi avrebbe fatto piacere vivere e sostenere, a prescindere dalla mia partecipazione effettiva. Non ero cosciente di come sarebbe stata discordante la comunicazione online, né che il bando sarebbe stato ignorato a posteriori. Lascio a voi lettori le conclusioni finali su tutta la vicenda.
Anche perché qualcuno taccerà le mie come le rimostranze di chi ha semplicemente perso… 😀 😀 😀

 

Comments (14)

Darius Tred

Dic 06, 2019 at 9:15 AM

Complimenti. La tua versione mi è piaciuta molto.
Per un attimo ho sospettato un colpo di scena finale: cioè che Elisabetta, da vittima, si trasformasse improvvisamente in una vampiro di un’oscura discendenza proveniente dalla Transilvania… 😀

Mi spiace per il concorso zoppicante.
Oserei dire anche poco serio, se si premiano testi che non rispettano i canoni…

Come quelli che si presentano con 13mila battute quando il limite è di 8mila…
Che gentaccia che c’è in giro! 😛

Comunque secondo me non ti devi affatto scusare.

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Barbara Businaro

Dic 08, 2019 at 5:06 PM

Questo racconto l’ho scritto molto prima di leggere Dracula, per cui no, niente colpo di scena vampiresco! 😀
Quelli che si presentano con un testo da 13 mila battute, scritte molto bene, vengono esclusi dal contest. Poi però ottengono lo Special Award dalla giuria.
Potevano fare altrettanto qui, senza toccare i premi previsti dal bando. Nessuno glielo impediva, no?

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Nadia

Dic 06, 2019 at 10:10 AM

Una vera caccia al tesoro davvero in cui fino all’ultimo ho sperato di vedere trionfare anche te perché il racconto è scritto molto bene. Mi spiace che invece sia andata in maniera strana, non aggiungerei altro per definire il concorso. Ma non lo potevi immaginare altrimenti non avresti partecipato nemmeno tu.

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Barbara Businaro

Dic 08, 2019 at 5:08 PM

No, non lo immaginavo proprio. Sennò col cavolo che lo pubblicizzavo sul blog. Ho riposto fiducia sulle persone che me lo avevano segnalato, poi però la faccia ce l’ho messa io, come si dice. 🙁

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IlVecchio

Dic 06, 2019 at 11:06 AM

Nonostante il progresso e la tecnologia, le nostre amministrazioni pubbliche (anche se ufficialmente questo concorso era di un’associazione culturale, il patrocinio dell’ente comunale era più che nominale) riescono comunque a stupirci con la loro efficienza. Niente di nuovo, purtroppo. 🙁

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Barbara Businaro

Dic 08, 2019 at 5:09 PM

Lo so Vecchio. Resto un’inguaribile ottimista, io… 🙁

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Brunilde

Dic 06, 2019 at 11:49 AM

Il tuo racconto è bello e inqietante: amore e mrte, il mostro che ancora sia aggira fra noi…
Brava!
Pietoso velo sul concorso, a volte penso che la cialtroneria sia il vero cancro dei nostri tempi!

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Barbara Businaro

Dic 08, 2019 at 5:10 PM

Grazie Brunilde, contenta che il racconto vi piaccia. Se consideriamo che l’ho scritto un po’ forzatamente, all’ultima settimana di invio in gara. Non ero del tutto convinta di creare un seguito plausibile. Mary Shelley è una bella sfida!

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Grazia Gironella

Dic 06, 2019 at 2:11 PM

Che il bando e le comunicazioni debbano essere precisi e coerenti, e i requisiti rispettati, sono requisiti base per un concorso, letterario o meno che sia. Quando partecipavo ai concorsi a raffica, mi bastava che il bando fosse un po’ carente o presentato male per scartare il concorso; anche il fatto che fosse una prima edizione mi faceva spesso desistere. Chi è poco professionale riesce a esserlo in modo sorprendente da tutte le parti! Nel tuo caso, non potevi sospettare.

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Barbara Businaro

Dic 08, 2019 at 5:22 PM

E in effetti questa era una prima edizione… Per me sicuramente anche l’ultima. Posso capire l’imprevisto, ma l’impreparazione no. Quando si organizza un evento, si deve essere organizzati fin nel minimo particolare prima di renderlo pubblico.
Viceversa, da questa esperienza mi sento orgogliosa di come abbiamo organizzato l’ultimo contest di webnauta: con una sola gift card libraria da 20 euro sono giunti 16 racconti, senza alcun patrocinio o finanziatore, nessuna biblioteca o banca alle spalle. Con lo stesso rapporto, con i 1200 euro di premi di questo concorso dovevano arrivare almeno 960 racconti, per dire. Nel mio piccolo, le cose le faccio senz’altro meglio. 😉

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Sandra

Dic 06, 2019 at 6:27 PM

Ci siamo già confrontate, è triste vedere come non si sia in grado di agire con serietà in questi ambiti, come se la cultura fosse sempre qualcosa da affrontare tanto per…

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Barbara Businaro

Dic 08, 2019 at 5:24 PM

Ecco, hai evidenziato un altro punto. A chi, né lettore né scrittore, ho spiegato questa esperienza, mi ha risposto proprio con un “beh, è un concorso per qualche racconto, cosa pretendi?!” Serietà, ecco cosa pretendo, il minimo sindacale per ogni cosa.

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Giulia Mancini

Dic 06, 2019 at 8:44 PM

Il tuo racconto è molto bello, oltre che originale con il mostro che ancora si aggira tra noi.
La cosa avvilente dei concorsi è il mancato rispetto delle regole, ma tu non devi scusarti né sentirti responsabile di ciò che non puoi controllare.

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Barbara Businaro

Dic 08, 2019 at 5:36 PM

Il mio racconto non solo è originale, ma è plausibile. C’è il nipote di Frankenstein, c’è la storia della famiglia del mostro fino all’oggi, come l’incontro con gli Inuit, gli unici che potevano salvarlo. Ci sono riferimenti precisi al Nord Europa, concreti perché ho controllato anche i collegamenti via terra e mare (esiste il treno notturno per Oslo!), nonché le ambientazioni di Tromso e della montagna Tromsdalstinden. Ho inserito anche Villa Kunkler di Este, persino la pianta di Viburno che si vede in alcune sue foto sul web (per i diritti d’autore non ho potuto riportarle qui, basta cercarle da Google). Pur non sentendomi in grado di competere con Mary Shelley (e chi potrebbe?!), mi sono anche divertita in questa scrittura. Così che alla fine è diventata mia. 😉

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