Sei ancora qui - I still see you di Daniel Waters

Sei ancora qui. I still see you
di Daniel Waters

Veronica non aveva paura dei fantasmi, come certe persone. I fantasmi avevano sempre fatto parte della sua vita, dall’Evento; non poteva evitarli. Ma, se c’era un posto in cui proprio non li avrebbe voluti, quello era il bagno. Quella stanza, fosse stato per lei, avrebbe dovuto essere off-limits per loro. Così, quel martedì mattina di un giorno di scuola, quando uscendo dalla doccia ne vide uno di fronte allo specchio, al posto della sua immagine, si mise a strillare. Afferrò l’asciugamano e corse in camera.
Sei ancora qui. I still see you di Daniel Waters

Ho intravisto questo film, Sei ancora qui – I still see you, in televisione in seconda serata. La descrizione della guida ai programmi digitali mi aveva attirato: “una realtà distopica in cui, dopo un cataclisma epocale, il confine tra i vivi e i morti è stato misteriosamente abbattuto e le presenze ultraterrene, apparentemente innocue, condividono la quotidianità con i vivi.” Ma poi sono rimasta effettivamente colpita da un paio di scene dove alcune persone svanivano in una nuvola o venivano attraversate senza alcun effetto su esse. Fantasmi ben visibili, ma ripetitivi nelle loro apparizioni. Come delle immagini registrate che compaiono alla stessa ora e nello stesso identico modo. Se li tocchi, esplodono in fumo colorato evanescente.
Mi ha incuriosito all’istante, così ho cercato all’istante il titolo in internet e ho scoperto subito che la pellicola era tratta dal libro Break My Heart 1,000 Times (trad. Spezzami il cuore 1.000 volte) di Daniel Waters del 2012, pubblicato solo nel 2018 in Italia da Sperling & Kupfer con la variante Sei ancora qui in concomitanza con l’uscita al cinema.
Come mai all’epoca non ne ho sentito nulla? Oibò, queste storie qui mi piacciono tanto. Possibile mi sia sfuggita?!

Leggendo meglio in rete, il film non ha avuto il successo atteso, né ai botteghini né di critica, non quanto negli Stati Uniti è stato invece acclamato il romanzo di Daniel Waters, autore già affermato in libri young adult con il soprannaturale di mezzo. E’ conosciuto soprattutto per la tetralogia Generation Dead, una rielaborazione moderna del genere zombie ambientato in una scuola superiore dove alcuni adolescenti si risvegliano dalle loro tombe. Beh no, gli zombie non sono tra i miei preferiti, se ve lo state chiedendo. 😀

Quando vedo prima il film preso da un libro, il più delle volte mi rovino la lettura del romanzo, nel senso che non ho più la curiosità di affondare la mia mente in quelle pagine. Conosco già la trama, so già come finisce, ho pure già un’idea visiva dei personaggi, niente più mi attira. Soprattutto perché ci sono altre storie sconosciute, ammassate sul mio tavolino di lettura, in attesa. Quindi, se posso, cerco di resistere alla tentazione di vedere un film se scopro che è tratto da un romanzo, tradotto in italiano e disponibile all’acquisto. Almeno per i generi letterari che mi interessano, qualche thriller e qualche romance, escludendo gli horror e certi storici.
Così quella sera lì, temendo di perdermi davvero tanto dal romanzo in tema di fantasmi, ho resistito e non l’ho visto, ripromettendomi di acquistare il libro, per altro in una bella edizioni blu, il mio colore preferito.

Poi è passato qualche mese, il titolo era nella lista degli acquisti ma ancora non c’era stata l’occasione di aggiungerlo al carrello. Ed ecco che vedo nuovamente passare il film in televisione, stavolta in prima serata e nel weekend. Non ce l’ho fatta a resistere di nuovo, l’ho avvertito come un richiamo, quasi un imperativo del destino, e me lo sono goduto fino alla fine. Bellissimo, davvero intrigante, l’ambientazione un po’ dark, le musiche ben calibrate, gli effetti speciali ben costruiti, la suspense nei punti giusti. E gli spettri che non sono proprio i soliti spettri, rispondono a leggi fisiche un po’ diverse da quelle che generalmente sono accolte in letteratura.
Avrei potuto fermarmi lì, ma qualcosa nella mia testa continuava a dirmi di leggere il romanzo. Forse per come era costruita la trama, lasciando ancora degli spazi da riempire, dettagli che nel film scorrono velocemente visti i tempi stretti, avrei trovato molto di più tra le pagine.
“Nel libro c’è sempre di più, e questo ti serve” mi diceva una vocina persistente.
A volte penso che fosse lo spirito della mia Caitlyn, il mio fantasma per la serie di Halloween, Walk away from the sun.

Mi faccio arrivare il libro all’incirca a Natale dello scorso anno, ma lo tengo lì da parte sul tavolino. Vista l’ambientazione, una freddissima città ghiacciata, sapevo di doverlo leggere non solo con l’arrivo della stagione autunnale, ma soprattutto per entrare nell’umore giusto per scrivere la successiva puntata della storia di Liam e Caitlyn.
Quando a fine settembre arriva finalmente il suo tempo, dalla copertina del romanzo scopro due fatti incredibili, che non avevo notato e mi lasciano senza fiato.

Primo: la traduzione italiana del romanzo è curata da Chiara Brovelli, attuale traduttrice dei romanzi di Outlander di Diana Gabaldon, la mia saga preferita (nonostante sia genere storico!)
Non è possibile, penso. Non è davvero possibile! Quanti traduttori ci sono per il mercato italiano? Non parliamo nemmeno della stessa casa editrice. Nemmeno dello stesso genere letterario per altro. Non può essere un caso…
Secondo: mentre cerco su youtube qualche spezzone del film, cosa scopro tra le informazioni della pellicola? La colonna sonora del film è stata curata da Bear McCreary, il compositore che mi ha attirato a doppio filo dentro la serie televisiva di Outlander. Se non era per le sue musiche, non sarebbe davvero stato lo stesso. Di recente sta seguendo anche le musiche de Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere, che ho visto solo perché sapevo c’era lui.
Again. Anche qui, che probabilità c’era? Sapevo che Bear McCreary si occupa di serie televisive o videogiochi, mica di cinema. Anche questo è decisamente un segno per la sottoscritta, uno di quei sassolini da dio

Dopo una lunga attesa, mi sono immersa nel libro. Magnifico, decisamente. Di fantasmi ne ho letto, ne ho visto, ma qui… non so.
Questo romanzo mi ha scatenato un monte di riflessioni. E idee. Mi ha imbrigliato fin dalle prime tre pagine, dove è proprio uno spettro a raccontare in prima persona la sua strana esistenza. Questi fantasmi, anzi “reminiscenze” come sono talvolta chiamati nel testo, mi hanno davvero traghettato nelle atmosfere giuste per poter scrivere dei miei fantasmi, seppure non ci sia granché somiglianza nei loro modi di agire. Questa lettura è stata un’ispirazione non solo per l’ultimo racconto della storia di Liam e Caitlyn, ma anche per i prossimi a venire.

Come quella vocina mi suggeriva, il romanzo è molto di più del film, ma in realtà ci sono delle differenze tra le due storie che le rendono entrambe accattivanti. Tanto che mi è venuto il dubbio di non ricordare affatto la trama dell’adattamento cinematografico, dopo mesi e mesi che l’avevo visto. Non c’era la scena con i pesciolini, non c’era il laboratorio, il cattivo all’inizio non sembra proprio cattivo…
Alla fine sapete cosa ho fatto, giusto per chiudere il cerchio? Ho acquistato anche il dvd e rivisto il film un’altra volta! 😀
E pensare che tutto quanto è iniziato da una doccia e un fantasma nel bagno…

Sei ancora qui
Il romanzo di Daniel Waters

In verità era felice di vedere suo padre quasi ogni mattina. All’inizio la sua presenza l’aveva terrorizzata, e aveva pianto, ma con il tempo aveva deciso che quell’immagine spettrale seduta al tavolo della cucina era sempre meglio di niente. Sapeva che non si trattava veramente di “lui”, che quello che vedeva era una sorta di ologramma o di registrazione digitale. Un ricordo caro reso visibile nel mondo materiale dalla strana alchimia – qualunque essa fosse – causata dall’Evento. I ricordi potevano apparire, ma la loro capacità comunicativa finiva lì.
Papà però sorrideva. Ogni volta che si mostrava, aveva un sorriso stampato sul volto. Lei e sua madre badavano a mettersi in un punto preciso davanti al lavello, perché se stavano lì il suo sguardo incrociava i loro, e avevano l’illusione di un contatto visivo: per un breve istante avevano la sensazione che le stesse guardando, dal regno dei morti. Per un momento era lì con loro. Era davvero lì.

Veronica Calder, sedici anni al prossimo 29 febbraio, un compleanno che può festeggiare solo ogni quattro anni, non ha paura dei fantasmi. A volte quasi non le importa di vederli ovunque attorno a sé. Fanno parte della sua vita ormai, come tutte le altre persone di Jewel City non può proprio evitarli. La maggior parte di loro non hanno nemmeno un aspetto spaventoso, compaiono dal nulla fingendo di svolgere un compito abitudinario della loro vita passata: la vicina di casa che spazza il marciapiede osservando qualcosa di immaginario che attraversa la strada, l’uomo intento a camminare avanti e indietro nel giardino in angolo probabilmente con un tagliaerba invisibile, la ragazza seduta nell’ultimo banco in classe che saluta qualcuno di invisibile fuori dalla finestra. Però ha sentito di un fantasma inquietante all’angolo di Case Street, una donna che spunta dal marciapiede e che si alza con un sorriso stampato sul volto, poi però il sorriso diventa sghembo, lei comincia a perdere sangue da diversi punti delle braccia nude e sul vestito blu appaiono delle macchie rosse che si allargano. Alla fine le cola il sangue dai lunghi capelli biondi, fa appena tre passi barcollando verso il marciapiede e scompare.

E’ così dal terribile giorno dell’Evento, un cataclisma che messo fine all’istante alla vita di milioni di persone nel centro della città, ora completamente deserta e interdetta agli esseri umani. Da allora sia gli spiriti delle vittime che degli altri defunti sono dappertutto, infestano il mondo in un’insolita convivenza con i sopravvissuti. Quando si entra in un locale, occorre attendere qualche istante per distinguere chi è davvero presente e chi svanirà in un soffio senza lasciare traccia. Per alcuni la loro presenza è a tratti persino confortante, un modo come un altro per avere i propri cari ancora accanto a sé, seppure solo come un’immagine senza volontà. Anche Veronica in fondo preferisce vedere suo padre ogni mattina, seduto al solito posto in cucina, a leggere il giornale, sollevare la tazza per un altro sorso di caffè e sorridere a moglie e figlia, proprio come se fosse realmente lì. E’ meglio che non vederlo affatto.

Per la sua amica Janine invece i fantasmi sono pericolosi e l’hanno spaventata a tal punto che raramente esce di casa senza essere accompagnata. Specie quando ogni mattina insieme passano davanti alla casa del professor Bittner e c’è lo spirito di Mary Greer che bussa alla sua porta. Un caso molto strano, quello di Mary. Il suo assassino non è mai stato trovato e in molti si chiedono perché il fantasma abbia deciso di comparire ogni mattina, alla stessa ora, bloccata su quella veranda. Qualcuno dice che Mary stia indicando una traccia per scoprire la verità.
Mary era morta un 29 febbraio, otto anni prima, una data molto importante per chi, distrutto dal dolore, ha deciso di mettere in atto un piano tanto ambizioso quanto terribile. Veronica l’ha visto, negli occhi del professor Bittner, che le fa sempre più paura. Un piano che la coinvolge direttamente perché si avvicina il giorno del suo compleanno.

Anche quel nuovo fantasma, comparso nel bagno di casa proprio all’uscita della sua doccia, sembra essere lì per avvertirla. In teoria i fantasmi non si riflettono, eppure la sua immagine la guarda fissa proprio dallo specchio, vuole dirle qualcosa, ma cosa?
L’unico che sembra comprendere l’angoscia di Veronica è il suo compagno di classe Kirk Lane, che se ne va a caccia di spiriti per uno studio extra scolastico, in collaborazione con il professor Pescatelli, un uomo ossessionato dalle “reminiscenze”, a suo dire già comparse anche dopo gli eventi di Hiroshima e Nagasaki. Forse con il loro aiuto Veronica riuscirà a risolvere il mistero?

Di questo romanzo, le parti più interessanti, primo capitolo compreso, sono la voce in prima persona del fantasma di Brian, il ragazzo che compare nel bagno di casa di Veronica, intento a osservarsi allo specchio, a controllare la rasatura del mattino e, stranamente, a sorriderle quando Veronica esce dalla doccia alle sue spalle. Più volte Brian interviene nella narrazione, con un punto di vista totalmente differente.

L’energia di lei mi guida di sopra, come un faro, e dal bagno vedo uscire sbuffi di vapore. Passo attraverso la porta, che non è chiusa a chiave; è come se una calamita mi stesse attirando verso il luogo in cui sono morto. Oltrepasso il vapore e la tenda della doccia, e lei è lì. Arrossirei, se ne avessi ancora la capacità.
Distolgo lo sguardo, spostandolo all’interno della vasca, dove l’acqua scende nello scarico con un vortice. Sotto i miei occhi, si trasforma in sangue, che trabocca dallo scarico e sale fino alle caviglie di lei, e continua a salire e, oh no, adesso ricordo… ricordo…
Ricordo. Strana cosa ricordare, per uno come me. Strana, perché io stesso non sono che un ricordo. Un ricordo che ormai sono l’unico a custodire. Ce ne sono altri come me; no, non proprio come me. Ci sono altri che appaiono e svaniscono nel nulla, che non hanno recuperato una coscienza, ed esistono solo come ricordi. Ma sarà davvero così? La parete tra i due mondi, tra la vita e quello che c’è dopo, è da sempre permeabile, lo era già prima che si aprissero delle voragini nelle sue fondamenta.

Una particolarità: la numerazione dei capitoli nel libro utilizza delle stanghette da 1 a 4, una quinta linea che le barra tutte insieme come quinto capitolo, poi si riparte con un’altra serie di stanghette. Questo sotto per esempio è il capitolo numero 26. Non ho capito cosa c’è dietro questa strana annotazione, non mi pare di averne trovato riferimento nel testo, ma mi è piaciuta molto.

Sei ancora qui di Daniel Waters - simbolo del capitolo 26

I still see you
Il film di Scott Speer

Dopo aver letto il romanzo e aver trovato una trama un po’ diversa da quella che ricordavo in televisione, ho deciso di acquistare il dvd di I still see you e rivedere subito il film, per tracciarne le differenze con il libro. Ho preso anche appunti durante la visione. 😛
Tanto per cominciare, l’Evento del film è un’esplosione nucleare avvenuta nel centro di Chicago, in un laboratorio governativo, almeno dieci anni prima (mentre nel romanzo siamo al sesto anniversario dall’incidente, la cui natura non è specificata). Veronica vive con la madre a Jewel City, in Illinois, solo venti chilometri da Ground Zero (viene chiamato così il centro dell’Evento). Ha perso suo padre nell’Evento perché quel giorno aveva deciso per andare in auto in città, invece di prendere il treno e ritardare così il viaggio. Una tragica fatalità.

In classe con il professor Bittner, qui rappresentato come un giovane professore molto socievole con i propri alunni (mentre nel romanzo è un vecchio insegnante in attesa della pensione, canuto ma molto forte), vengono ripassate le 3 leggi inerenti ai “redivivi”, come vengono chiamati i fantasmi nel film:

  • non sono dotati di sensi, non sono esseri pensanti consapevoli ma solo proiezioni del passato, ologrammi, registrazioni, memorie;
  • non possono alterare la propria immagine, compiono la stessa azione, con la stessa durata ogni volta, come una pellicola che si ripete;
  • non possono influenzare il nostro mondo, ripetono momenti di vita quotidiana o l’attimo prima della loro morte.

Quindi non possono pensare, non possono toccare e non possono cambiare. Sembra tutto confortante, ma queste leggi sono davvero immutabili?
Ci sono anche prove che sarebbero sempre stati intorno a noi, dopo Hiroshima, Nagasaki e Chernobyl, ma scomparivano quasi subito. Mentre dopo l’Evento sono rimasti visibili per anni e sembrano pure aumentare.

I personaggi nel film sono decisamente modificati rispetto al romanzo. Veronica ha i capelli scuri e veste un po’ dark, mentre nel libro i suoi capelli sono più chiari e veste semplicemente, senza fronzoli. Ma il carattere le corrisponde, non si lascia intimorire facilmente.
La sua amica Janine qui è proprio diversa, più coraggiosa, non indossa il cappello e i guanti come nel libro, è una persona attiva e non si lascia intimorire dai fantasmi, compare anche molto meno rispetto al romanzo. Non c’è traccia di James, altro compagno di classe che esce una sera con Veronica, alquanto intenta a frequentare diversi ragazzi, ma non ci siamo persi poi molto.
Il professor Bittner, come dicevo sopra, è quasi un altro personaggio. Ha un’altra fisionomia, più giovane e modesto. Ha un altro carattere, più solare e affabile, che non lascia presagire lo stesso finale del romanzo (e infatti non è proprio lo stesso! Anzi, nel dvd è pure presente un finale alternativo, ma giuro, non l’ho capito…) E’ pure confidente di Veronica, la accoglie in casa sua, le mostra sua figlia Eva che gironzola per casa senza rivolgere parola a nessuno, la aiuta a preparare una panic room anti spettro per proteggerla il giorno del suo compleanno.

Poi c’è Kirk Lane, presentato come “Ghost boy”, il ragazzo fantasma. Se nel romanzo è un giovane tranquillo, innamorato perso di Veronica Calder e che si mette a studiare gli spettri solo per attirare la sua attenzione, con la complicità del professor Pescatelli, qui è tutta un’altra persona: più cupo, audace, intraprendente, solitario. Nel film, Kirk proviene da un’altra scuola dove ha avuto problemi, sembra anche un passaggio in un ospedale psichiatrico in seguito alla scomparsa del padre nell’Evento. Veronica e Kirk qui hanno qualcosa in comune, una persona cara perduta.
Anche Brian, il fantasma che compare nel bagno di Veronica, assume tutto un altro aspetto: mentre nel romanzo fin dall’inizio la sua è una presenza benevola e Veronica comprende la tragicità della sua morte, nel film Brian sembra più cattivo, come se fosse lui il diretto assassino di Mary Greer, visto che aveva litigato con la ragazza poco prima della scomparsa di lei. Per altro, visto che nel film si spiega che Brian è stato trovato morto in un motel, non si spiega molto la sua presenza nel bagno di Veronica…

Una grande assenza invece è il professor Pescatelli, chiamato “Pesce” dalla classe (non sono riuscita a trovare il nome usato nell’edizione inglese per questo insegnate, peccato…). Nel romanzo svolge un ruolo determinante, fino alla fine in contrasto col professor Bittner, tanto che i ragazzi devono a lui la vita. Mentre nel film diventa semplicemente il preside della scuola e la sua figura non è poi così importante. Un vero peccato, perché sinceramente il Pescatelli del libro mi piaceva molto, è un personaggio che meritava di essere salvato. 🙂

La parte che è completamente nuova rispetto al libro è sicuramente quella di Darkness Falls, una delle zone di Chicago interdette dopo l’Evento. Nei sotterranei del laboratorio governativo incontrano il professor Steiner, un fisico impegnato nell’esperimento che originò l’Evento, e di cui Brian era il giovane assistente. Questa idea non c’è proprio nel romanzo, introduce anche delle considerazioni nuove proprio sulla presenza degli spettri e sulle loro possibilità, nonché sulle possibilità dei vivi di riportare in vita i loro cari.

Le leggi sono bugie, signorina Calder. Storie della buonanotte per bambini, per chiudere i loro occhi.

Oh, cambia anche la scena del bacio tra Veronica e Kirk. Se nel romanzo è un bacio bellissimo a casa di Veronica, partito da lei con un “pensavo che avremmo potuto fare questo” e che li lascia senza fiato, stretti l’una all’altro, nel film è un bacio di sopravvivenza nella zona di Darkness Falls, quando per evitare di essere molestati da dei balordi, si fingono due reminiscenze e stavolta il bacio parte impetuoso da Kirk… ehhhhh…

Insomma, non ero io completamente frastornata da non ricordare la trama. Sono davvero due storie differenti, se le si analizza per bene. 🙂

Dalla pagina allo schermo
Intervista allo scrittore Daniel Waters

Tra i bonus track all’interno del dvd, ho trovato un’intrigante intervista proprio allo scrittore Daniel Waters, insieme allo sceneggiatore Jason Fuchs e al regista Scott Speer, dove spiegano il lavoro che è stato fatto per portare le pagine del romanzo al grande schermo, cercando di conservare l’ambientazione del libro in un adattamento cinematografico avvincente per lo spettatore in sala. I tempi tra lettura e visione sono diversi, quindi occorreva rimaneggiare la storia. Questa è la parte che mi è piaciuta di più, perché si svela come è nato il romanzo stesso.

Daniel Waters, scrittore:
Break My Heart a 1,000 Times è il mio quarto romanzo. E’ il primo a essere adattato per il cinema. Devo dire che conosco alcuni scrittori che sono un po’ tesi quando pensano a cosa potrebbero fare alla loro creazione. Io sono stato entusiasta fin dall’inizio, pur sapendo che potevano essere apportate delle modifiche, che la trasposizione su schermo poteva non essere fedele al mio libro. Volevo proprio vedere cosa avrebbero fatto con le idee e lo spirito del libro. Sapevo di essere in buone mani, conoscevo il lavoro di Jason e di Scott, e gli attori scelti erano perfetti per i loro ruoli, quindi non vedevo l’ora di scoprire cosa avrebbero fatto.

L’ispirazione per Break My Heart a 1,000 Times è nata da una mia reazione interna agli eventi dell’11 settembre e a tutti gli anniversari che si sono susseguiti. Ogni anno che passa a partire da quel terribile evento, cambiamo noi che lo abbiamo vissuto e cambia la nostra società. Riuscire a scrivere su qualcosa di simile nella cornice di una storia di fantasmi mi ha permesso di analizzare i vari modi in cui le persone reagiscono a eventi traumatici, sia a livello personale – nel libro Ronnie perde il padre in una tragedia e per lei è personale – ma anche a livello collettivo. Nel libro la tragedia colpisce tutti in un modo o nell’altro, quindi tutti lo ricordano bene.

Ho avuto la fortuna di poter leggere una prima stesura della sceneggiatura scritta da Jason e l’ho adorata. C’erano delle modifiche alla storia, c’erano delle aggiunte di Jason che giudicai fantastiche. Miglioravano la storia. L’idea originale era fedele allo spirito del libro.

Ecco, non mi sarei mai immaginata che l’ispirazione del romanzo nascesse addirittura dall’11 settembre. Nel libro non si spiega mai cos’è l’Evento, anche se le poche parole sembrano indicare qualcosa di chimico, che ha cancellato la vita di milioni di persone, oltre a portare malattie e danni ambientali. Nel film è stato trasformato in un’esplosione nucleare all’interno di un laboratorio governativo, le prime scene sono proprio di Veronica alla finestra della scuola che vede un’enorme palla blu sopra la città lontana.

Jason Fuchs, sceneggiatore:
E’ stato molto divertente adattare il romanzo di Daniel. Credo che a uno sceneggiatore a volte capiti di leggere un libro, un fumetto, e di dire: “C’è qualcosa che mi piace, ma devo eliminare il resto per concentrarmi su quello.” Non è questo il caso. Ho adorato il libro di Daniel, i personaggi. Mi sono piaciuti molto Veronica Calder, Kirk Lane, August Bittner. Quindi ho solo dovuto prendere la storia che Daniel aveva raccontato e capire come portarla al cinema. Penso che il più grande cambiamento emerso dal processo di adattamento sia che nel romanzo parte della storia è raccontata dal punto di vista di August. Ai fini del film ho pensato: “Dal punto di vista cinematografico, non sarebbe più interessante ignorare la sua vera natura, per poi rivelarla? August è come un padre per Ronnie, e solo alla fine capiamo che è qualcosa di molto diverso. Per lo più ho cercato di conservare il senso e l’atmosfera dell’opera di Daniel.

Scott Speer, regista:
Una delle cose più difficili da fare è trasformare un libro in un film. Credo che quando viene fatto per bene puoi avere davvero un’idea di quanto sia complicato. Avendo fatto entrambe le cose, posso dire che sono modi diversi di raccontare. Uno dura due ore, l’altro non ha un tempo definito. Puoi cominciare un libro, metterlo da parte, pensare ai personaggi. Quindi la difficoltà sta nel mantenerne lo spirito e l’essenza mentre ti assicuri che funzioni come film. E’ tutto merito di Jason e so che Daniel ha pensato che Jason abbia aggiunto gli elementi che gli servivano e ci ha giocato, ma in ultima analisi ha portato il libro sullo schermo.

Daniel Waters, scrittore:
Ho sempre voluto scrivere una storia di fantasmi e l’opportunità di farlo in una città infestata o in un paese infestato, dovevo assolutamente coglierla. Scrivere di fantasmi è stato molto simile a quando ho scritto di zombie nella mia prima serie, Generation Dead. C’è una traccia di umanità, sono come noi, ma morti. Per questo puoi usarli per rappresentare qualsiasi emozione, puoi usarli per terrorizzare i lettori o gli spettatori. E’ una strada che percorreremo tutti, prima o poi.

Mi piace molto quello che hanno fatto con i redivivi in Sei ancora qui – I still see you. Nel libro si manifestano in vari modi, alcuni a sorpresa, altri sono molto prevedibili. Ma nel film hanno aggiunto elementi visivi che sono sia inaspettati e terrificanti sia strazianti. Sono tutte cose che volevo trasmettere mentre scrivevo il romanzo. Ho potuto visitare il set di Sei ancora qui – I still see you all’ottantatreesimo giorno di riprese in una Winnipeg fredda da morire. Winnipeg ad aprile sembra l’Antartide. E’ stata un’esperienza fantastica.

Scott Speer, regista:
Si è divertito a passeggiare nella casa di Ronnie. Gli sembrava di trovarsi nel suo libro che aveva preso vita, di trascorrere qualche giorno nel suo libro.

Chissà come dev’essere… qualcosa che prima viveva solo nella tua testa all’improvviso è lì, di fronte a te. 🙂

Daniel Waters, scrittore:
Guardarli lavorare, guardare Scott all’opera con gli attori e la troupe è stato fantastico. Soprattutto vedere… La prima scena che ho visto girare è stata proprio la prima scena del romanzo e l’hanno realizzata in un modo davvero affascinante.
Bella Thorne è Veronica. E’ stata la scelta perfetta. Quando ho saputo che sarebbe stata la protagonista del film ero entusiasta, perché Veronica ha un certo non so che, proprio come Bella, ed è anche una persona veramente gentile, dolce e premurosa. L’interprete perfetta.

Mia moglie è un’insegnante, quindi personalmente fare di un insegnante un serial killer è stato rischioso, ma dal punto di vista drammatico penso avesse molto senso, perché in gran parte della storia Bittner è un punto di riferimento per i ragazzi e quindi scoprire la sua vera natura alla fine si rivela essere anche peggio. E’ stato divertente da scrivere. E’ un aspetto che attrae i lettori di romanzi young adult. Mia moglie non era convinta, ma penso che alla fine sia stata contenta.

Non vedo l’ora che i lettori vedano tutte le scene con i fantasmi. Riconosceranno alcune scene del romanzo, ma ci sono anche scene nuove inserite da Jason, Scott e la squadra. Non erano nel romanzo, ma sono state una preziosa aggiunta. Hanno fatto un lavoro fantastico.

Jason Fuchs, sceneggiatore:
Daniel ha costruito un mondo unico in Break My Heart a 1,000 Times. Sentivo di doverlo proteggere, nel cercare di condividerlo con il pubblico, ma ero consapevole che stavo usando qualcosa che era suo e originale. Volevo che fosse qualcosa di cui potesse andare fiero. Credo che abbia apprezzato il film, il che è fantastico.

Daniel Waters, scrittore:
Basandomi su quello che ho visto, penso che sarebbe un’esperienza completa leggere il libro e vedere anche il film. Credo che siano esperienze diverse, ma correlate, che possano soddisfare sia i lettori giovani sia i più grandi.

Beh, io sono proprio qui a testimoniarlo. Capita talvolta che il film si discosti dal romanzo e non sempre è una scelta azzeccata: mi viene da pensare, seppure sia un genere differente, al testo I love shopping di Sophie Kinsella che ha perso tragicamente smalto nell’omonimo film, nonostante un cast eccellente. Altre volte la trama portata al cinema risolve i problemi all’interno del manoscritto originale: capitò per il terzo romanzo di Bridget Jones, Mad about a boy (in Italia tradotto Un amore di ragazzo), accolto malamente dai fan di tutto il mondo per la prematura misteriosa morte di Mr. Darcy e una Bridget rimasta vedova, sola con due figli; al cinema si rimediò con una sceneggiatura fiammante, Bridget Jones’s Baby, un risorto Mr. Darcy in lotta con l’aitante Jack per rinconquistare la sua ex, incinta a sorpresa.
In questo caso invece c’è stato quasi un miracolo: romanzo e film sono entrambi bellissimi, nonostante le differenze anche sostanziali, persino con alcuni personaggi modificati. Sono due avventure diverse, ma complementari l’una con l’altra, perfette.
Per farvi apprezzare tutta la magia sul set, ecco un video che mostra diversi aspetti della lavorazione, compresi gli effetti speciali.

Quali altre storie di fantasmi?

Dopo questo viaggio meraviglioso, mi chiedo perché in Italia sia libro che film non abbiano avuto successo. Già non comprendo la critica che ha bollato la pellicola con un “appena sufficiente”, men che meno capisco la poca pubblicità riservata a un romanzo che aveva, e ha ancora, molto da offrire ai lettori. L’ennesima testimonianza che non sempre quello che ci viene proposto a gran furore è davvero il meglio che possiamo leggere.
Così adesso chiedo aiuto a voi lettori: avete altre storie di fantasmi da consigliare?
Non mi piacciono gli horror ecco, di questo tenetene conto.
Questo romanzo non lo è affatto, anzi. E’ una storia d’amore, non tra Ronnie e Kirk come si potrebbe pensare, ma per tutte le persone perse nell’evento. L’evento dell’11 settembre.

Mi sono dissolto.
Se solo potessi toccarla, toccarla veramente, e se solo il mio tocco fosse qualcosa di più, per lei, che una nebbiolina fredda sulla pelle. Mi stava vicina, ma io mi sono reso immateriale piuttosto che toccarla, perché non sapevo se sarei più riuscito a tornare indietro.
Lui la vuole. E adesso lei lo sa, e non posso fare niente per aiutarla. Niente. Ho provato a spingermi oltre i confini della casa che condividiamo, ma riesco solo a farmi trasportare dall’aria, come neve, fino a metà del giardino. Poi comincio ad andare in pezzi. Mi spingo fino a distruggermi, come una nave alla deriva contro la barriera corallina. E’ stato doloroso. Ma alla fine mi sono ricomposto, in qualche modo, nella vasca da bagno in cui ho perso la vita.
[…] La ucciderà. La ucciderà come fece con Mary, e non c’è niente che io possa fare. La guardo uscire da casa nostra. La guardo dalla finestra, mentre va incontro al suo destino.
Sei ancora qui. I still see you di Daniel Waters

 

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Comments (12)

Giulia Mancini

Nov 13, 2022 at 1:49 PM Reply

Ieri sera ho letto il tuo post, così sono andata a vedere se il film era disponibile su prime e lo era così tutta contenta me lo sono vista, solo sulla scena finale mi sono accorta che era un film che avevo già visto (ma non me lo ricordavo quasi per niente , sono messa bene ). Un film che mi è piaciuto molto, anche se inverosimile su alcuni punti (non parlo dei fantasmi ma dell’esplosione nucleare) comunque tutto sommato ci sta. Credo che l’autore si sia ispirato più alle torri gemelle che a una concreta esplosione nucleare, era un modo per sublimare tutte quelle vittime…
Non so perché non abbia avuto troppo successo in Italia, mah non saprei gli italiani sono strani, forse nel periodo di uscita del film erano presi da altri successi, chissà. Certo che questo film ha dei punti di contatto davvero interessanti con la tua storia di Halloween, capisco bene perché ti abbia colpito così tanto.

Barbara Businaro

Nov 13, 2022 at 11:05 PM Reply

Davvero il film è su Prime? Quindi ho preso il dvd per niente?! No dai, per niente no, anche perché su Prime certi film restano per poco tempo. 🙂
Tranquilla, sul non ricordare bene i film anch’io ti faccio compagnia, anche perché a volte li vedo a pezzi, quasi sempre mi perdo l’inizio.
Sono contenta ti sia piaciuto! In effetti per come è presentato l’Evento nella trasposizione cinematografica, con quella onda blu che si alza in cielo, non sembra proprio un’esplosione nucleare, con la classica immagine a fungo. Sono voluti rimanere sul vago, rispettando forse più l’idea del romanzo.
Nel frattempo stamattina su Twitter mi ha risposto anche lo scrittore Daniel Waters, ringraziandomi per avergli fatto ricordare il suo viaggio in Italia per la prima del film nella città di Roma! 🙂

Giulia Mancini

Nov 14, 2022 at 6:13 AM Reply

Ti ha scritto lo scrittore per ringraziarti, ma è fantastico! Brava Barbara

Barbara Businaro

Nov 14, 2022 at 7:36 PM Reply

Finché funziona, Twitter è un ottimo social, anche se è limitato molto nel numero dei caratteri.
Negli Stati Uniti è molto più utilizzato che da noi. 🙂

Darius Tred

Nov 13, 2022 at 10:47 PM Reply

Alla fine, non ho ancora capito da che parte vorresti stare.
Rispetto al velo tra l’aldilà e l’aldiqua, dico…
😉

Barbara Businaro

Nov 13, 2022 at 11:06 PM Reply

Da che parte vorrei stare? Che domande fai?!
In Scozia vorrei stare!!! 😎 😎 😎

Sandra

Nov 14, 2022 at 9:07 AM Reply

Come sempre Barbara fa un’analisi accurata in ogni post.
No, non ho visto il film né letto il libro.
Interessante vedere analogie e differenze, molto bello il commento dell’autore rispetto al film circa il completamento, e ancora di più il fatto che sia venuto qui a commentare. Grande wow!
Anni fa presentava un corso di sceneggiatura che ho frequentato la scrittrice Carmen Covitto, autrice del best seller La bruttina stagionata che non ho letto, morale lei ci disse che il film, per motivi di budget, fu girato a Padova, mentre il libro si svolge a Milano, capisci che cambiava completamente perché si è passati da metropoli a città di provincia. Questo per dire che magari dietro a una pellicola che si discosta possono esserci motivazioni economiche a cui il pubblico non pensa.
Storie di fantasmi? Come libri di sicuro proprio “Storie di fantasmi” di Edith Wharton, sono racconti stupendi.

Barbara Businaro

Nov 14, 2022 at 7:54 PM Reply

Beh, io mi “concedo” post così accurati solo per i romanzi che davvero davvero mi colpiscono tanto, a tal punto che non posso trattenermi dal scriverne. Ma in questo caso uso il blog quasi come se fosse un mio diario personale. Ecco Barbara, ricordati di questo che hai letto e perché ti è piaciuto tanto…
Il dvd mi è costato un’inezia, tipo 8 euro o giù di lì, e nemmeno sapevo che il film era su Amazon Prime Video, dove l’ha visto Giulia. Però quando ho visto quell’extra con l’intervista all’autore, ho pensato avesse un valore enorme, perché ci ho visto una sorta di micro lezione di scrittura creativa. E ve l’ho riportata per questo.
Hai ragione sulle diverse ambientazioni che nascondono problemi di budget delle produzioni, ma non solo. Outlander viene filmato ancora oggi in Scozia per lo più, gli studios degli interni sono lì, ma alla seconda stagione ci si trasferiva con la trama nella Parigi del 1700 e dove sono andati a girare? La Parigi di oggi conserva in realtà poco della Parigi di allora, anche la stessa Versailles non è la stessa (e sarebbe logisticamente impossibile ottenervi accesso a costo contenuto) e quindi per gli esterni di alcuni palazzi o per le antiche vie lastricate si sono spostati a Praga. Ovviamente innalzando i costi di spostare tutto cast e logistica.
Mi segno Edith Wharton e il suo Storie di fantasmi. 😉

Sandra

Nov 14, 2022 at 10:57 AM Reply

Non qui, su twitter. Sorry

Barbara Businaro

Nov 14, 2022 at 7:54 PM Reply

Avevo capito, don’t worry. 🙂

Daniela Bino

Nov 14, 2022 at 2:36 PM Reply

Ebbene, questo post mi ha incuriosita assai! E andrò a leggere prima il romanzo e poi guarderò il film, tanto per seguire il consiglio che viene dato sulla borsa che un’amica acquistò a Paris per fare dono a mio figlio: ne jugez pas en livre apres son film. E poiché della mia Amica con la “A” maiuscola mi fido, vado a prendere il romanzo.
Lodi come sempre al post ben scritto e molto dettagliato. Mi piace molto aprire il collegamento alla relativa musica su YouTube e poi iniziare a leggere. Brava brava!!!

Barbara Businaro

Nov 14, 2022 at 7:59 PM Reply

L’ultima canzone è proprio la musica portante della colonna sonora, è presente nell’ultima scena del film e ti lascia con un groppo in gola enorme. Oltre al praticello di fazzoletti ai piedi. Per quello l’ho messa, per non perdermela!
Comunque io prima ho visto il film e poi ho letto il libro, eh. Mi è andata bene lo stesso. 😛

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