Give yourself permission to be creative. Concediti di essere creativo. Ethan Hawke. TED 2020

Concediti di essere creativo
di Ethan Hawke

Oggi vorrei parlarvi di creatività.
A molte persone risulta difficile concedersi di essere creative. Ed è comprensibile.
Tutti dubitiamo del nostro talento.
Give yourself permission to be creative, Ethan Hawke, TED2020

Le ragazze della mia età ricorderanno un film degli anni Novanta, straordinariamente romantico e malinconico, preso a ritratto della Generazione X, ovvero i nati tra il 1965 e il 1979, e lì in mezzo ci sono anch’io. Prima dell’alba racconta di un incontro casuale, l’imbronciato Jesse, venticinquenne statunitense, giubbotto in pelle, e la dolce Celine, ventitreenne francese, vestitino lungo e anfibi, su un treno diretto a Vienna. Si piacciono al primo sorriso, si intendono con le parole, ma le loro strade sembrano destinate a dividersi: lui in un aereo per tornare a casa oltreoceano, lei ancora in treno verso Parigi. Alla stazione, nell’impeto del momento, Jesse la invita a fermarsi e vivere la notte viennese assieme a lui, chiacchierando senza sosta sulla loro vita, le esperienze, l’educazione, il futuro, i sogni e le paure, l’amore e il sesso. La città li accoglie in un’esperienza unica e particolare. Ma alla luce del nuovo mattino si lasceranno davvero? O si incontreranno ancora lì, sei mesi dopo, come si promettono solennemente prima di ripartire? Non si sa, è un finale aperto, carichissimo di sospiri, soprattutto in direzione dello sguardo struggente, bello e un po’ dannato, del protagonista maschile, un giovanissimo Ethan Hawke.

Ethan Hawke ha iniziato la sua carriera d’attore molto presto, impegnandosi nelle attività teatrali della scuola. Il suo esordio al cinema lo ottiene a soli 14 anni, per un ruolo di protagonista nel film di fantascienza per ragazzi Explorers al fianco di River Phoenix (bellissima pellicola, per me vicina a un altro mito dell’epoca, I Goonies). Ma l’anno in cui si fa conoscere davvero al grande pubblico è il 1989 nella parte del timido Todd Anderson nell’immortale L’attimo fuggente, insieme all’indimenticabile Robin Williams. Da lì si susseguono varie pellicole, da Giovani, carini e disoccupati con Winona Ryder e Ben Stiller, Prima dell’alba (che diventerà col tempo una trilogia, insieme a Before Sunset – Prima del tramonto e Before Midnight, che gli sono valsi due nomination come migliori sceneggiature non originali), la prima candidatura all’Oscar come attore con il film Training day, dove recita con Denzel Washington, e un’altra per il film indipendente Boyhood, girato nell’arco di ben dodici anni per seguire la crescita dei personaggi-attori, fino allo spettacolare remake de I magnifici 7. Di solito non amo i remake cinematografici, una copia rischia facilmente di essere una brutta copia, ma questo western è veramente… magnifico! 😉

Di Ethan Hawke abbiamo già brevemente parlato anche qui sul blog, nel post La sospensione dell’incredulità di Tutti voi zombie, per la sua interpretazione nel thriller fantascientifico Predestination, adattamento del racconto Tutti voi zombie di Robert A. Heinlein sul tema dei viaggi temporali. Anche questo un film straordinario, che amplifica senza rovinarlo il racconto originale, e la recitazione di Ethan Hawke impagabile, il buono e il cattivo si confondono nel suo sguardo indecifrabile.

Torniamo però al discorso della creatività.
Oltre ad essere attore, di cinema e di teatro, sceneggiatore e regista, Ethan Hawke è anche uno scrittore di romanzi. Eh già. Nel mezzo di una carriera di attore già pienissima, è riuscito a scriverne e pubblicarne quattro, l’ultimo è Un raggio di buio, Edizioni SUR per l’Italia. Si può definire sicuramente un artista poliedrico, un creativo che non riesce a stare fermo senza sfogare costantemente la propria immaginazione:
“La creatività è la qualità che più di tutte ci definisce come artisti. Una giornata senza aver fatto qualcosa di creativo è sprecata. Scrivere, dirigere, recitare sono tutti aspetti fondamentali della mia crescita come uomo e come autore. Imparo a recitare perché dirigo, imparo a scrivere perché recito. Ho passato anni della mia carriera a interpretare ruoli scritti da altri, sono felice di poter scrivere quello che voglio, imboccare i miei personaggi con le mie parole.” (Fonte: Vogue Italia)

Intellettuale, versatile, curioso, enigmatico, diventa anche piuttosto controverso nelle sue interviste. Detesta farsi pubblicità, ma spesso ci riesce senza fatica perché le sue opinioni sono alquanto decise, come una polemica scaturita anni fa per una sua considerazione sulle pellicole di supereroi Marvel (“Non è Bresson. Non è Bergman. Ma ne parlano come se lo fosse.”), quando intendeva solamente riportare l’attenzione su un altro tipo di cinema, quello d’autore. Per altro, da poco anche lui è entrato nella squadra Marvel, con il suo ruolo nella serie Moon Knight.

Quindi, proprio perché ho avuto modo di conoscere la caratura di questo artista, che non le manda a dire a nessuno ed è dannatamente bravo in ogni progetto in cui si impegna, quando mi sono imbattuta in questo suo brevissimo discorso Give yourself permission to be creative (trad. Concediti di essere creativo) per una conferenza TED del 2020, in piena pandemia dunque, non ho proprio resistito. Me lo sono ascoltato con le traduzioni in italiano di Luisa Salvatorica Monti e Silvia Monti nei sottotitoli.
“Non c’è sentiero finché non lo percorri”, dice. E questa frase continua a rimbalzarmi in testa da allora, insieme a quel “gelati e frullati” che non ho mai dimenticato proprio da quel film della mia adolescenza…

Illusione ad occhi aperti
ciglia di limousine
oh piccola, con la tua splendida faccia
versa una lacrima nel mio bicchiere
guarda quei grandi occhi
vedi cosa significhi per me
gelati e frullati
sono un angelo dell’illusione
sono una parata di fantasie
voglio che tu sappia cosa penso
non voglio che tiri più a indovinare
tu non hai idea da dove io provengo
noi non abbiamo idea di dove andiamo
alloggiati nella vita come rami del fiume che scorrono a valle catturati dalla corrente
io porto te
tu porti me
potrebbe essere
non so perché
non mi conosci?
non mi conosci ormai?
(dal film Prima dell’alba, 1995)

La creatività umana è importante?

Ricordo un episodio che accadde quando ero appena ventenne, di quelli che mi hanno lasciato un segno. Mi piaceva molto Allen Ginsberg. Leggevo le sue poesie, seguivo le sue interviste, e un giorno, nel programma televisivo di William F. Buckley, che si chiamava “Firing Line”, invitarono Ginsberg e lui cantò una canzone Hare Krishna accompagnandosi con l’harmonium. Quando tornò a New York, tutti i suoi amici intellettuali gli dissero: “Non vedi che tutti pensano che tu sia uno stupido e che l’intera nazione ti prende in giro?” Lui rispose: “È il mio lavoro. Sono un poeta e faccio cose stupide. Gran parte delle persone lavora tutto il giorno e quando torna a casa litiga con il coniuge, mangia, accende il vecchio televisore e qualcuno cerca di vendergli qualcosa. Io ho solo incasinato il tutto. Ho cantato di Krishna e ora sono seduti sui loro letti a chiedersi: ‘Chi è quello stupido poeta?’ e non riescono a dormire”. Questo è il suo compito come poeta.

In effetti, non ci avrei dormito nemmeno io. Nell’immaginario collettivo un poeta è una persona profonda, sensibile, passionale magari, forse anche un po’ ribelle, introverso. Di persona ce lo attendiamo in linea con le sue stesse poesie. E dunque se nell’occasione di un’intervista televisiva, un poeta inizia a canticchiare, magari stonato, invece di declamare i suoi versi, probabilmente anch’io lo prendo per stupido. Ma siccome stupido non è, perché ha comunque scritto quelle righe sulla carta e non può essere un’idiota, resterei sveglia a capire qual è il trucco.
E il trucco è proprio nella mia insonnia. C’è del genio. 😀

E io lo trovo molto liberatorio, perché credo che la maggior parte di noi voglia davvero offrire al mondo qualcosa di qualità, qualcosa che il mondo giudicherà buono o importante. Ma è questo il vero nemico, perché non dipende da noi se ciò che facciamo è buono. E se la Storia ci ha insegnato qualcosa è che il mondo è un critico estremamente inaffidabile. Perciò vi dovete chiedere: la creatività umana è importante? Beh…

Non so voi, ma direi che la creatività umana è sicuramente importante, in fondo anche l’invenzione della ruota nasconde un po’ di creatività. La risposta a un bisogno dell’essere umano non è però sempre una soluzione prettamente materiale, tangibile, solida. Se è buona o importante, questo credo dipenda da quanti la sentiranno propria, da quante altre persone, oltre a noi che l’abbiamo plasmata, potrà aiutare.

Gran parte delle persone non trascorre molto tempo a pensare alla poesia. Ha una vita da vivere e non è molto interessata alle poesie di Allen Ginsberg o a quelle di chiunque altro, fino a che non perde il padre, va a un funerale, perde un figlio o qualcuno le spezza il cuore, non la ama più, e tutto d’un tratto, sente il disperato bisogno di dare un senso a questa vita. “Qualcuno è mai stato così male prima? Come ne è venuto fuori?” Oppure capita una cosa grandiosa. Incontrate qualcuno e vi scoppia il cuore. Lo amate così tanto che non capite più niente, vi sentite svenire. “Qualcuno ha mai provato qualcosa di simile prima? Cosa mi sta succedendo?” Ed è allora che l’arte non è più un lusso, ma, piuttosto, linfa vitale. Ne abbiamo bisogno. Ok, allora che cos’è? La creatività umana è la natura che si manifesta in noi.

Per qualcuno, il disperato bisogno di trovare un senso all’esistenza e alle sue difficoltà, è anche il motivo per cui inizia a scrivere. C’è chi cerca quelle risposte nella lettura, di poesie e di storie, e chi invece le cerca nella scrittura. Raccontare le proprie vicissitudini, le perdite affettive come pure l’esaltazione di un’avventura meravigliosa ci permette di condividere l’esperienza con altri esseri umani, accomunarci a loro e farci sentire meno soli. Lo stesso identico bisogno, da una prospettiva diversa.

Esprimere se stessi

E io credo che siamo qui, su questo pianeta, per aiutarci l’un l’altro. E prima di tutto bisogna sopravvivere, poi dobbiamo prosperare, e per farlo, per esprimere noi stessi, c’è una fregatura: dobbiamo conoscere noi stessi. Che cosa amiamo? Solo avvicinandoci a ciò che amiamo capiremo chi siamo, e da lì si espanderà. Per me è stato molto semplice. A 12 anni, recitai nel mio primo spettacolo professionale. Era “Santa Giovanna” di George Bernard Shaw al McCarter Theatre, e boom! mi ero innamorato. Il mio mondo semplicemente si espanse. E quella professione — ora ho quasi 50 anni — quella professione non ha mai smesso di darmi qualcosa e continua a darmi sempre di più, soprattutto, stranamente, grazie ai personaggi che ho interpretato. Ho interpretato poliziotti, criminali, preti e peccatori, e la magia di tutto ciò, in oltre 30 anni di carriera, è che ho iniziato a capire che le mie esperienze, le mie, di Ethan, non sono così uniche come pensavo. Ho così tanto in comune con tutte quelle persone. E loro hanno qualcosa in comune con me. Inizi a vedere che siamo tutti connessi.

Mi piace l’idea di esprimere noi stessi, anche se è difficile trovare quel qualcosa che ci permette di farlo al meglio. Ethan Hawke è stato parecchio fortunato, io a 12 anni non avevo la benché minima idea di quello che volevo fare da grande. Mi piaceva disegnare. Alle elementari ho vinto più di una volta dei premi per i miei disegni, selezionata in tutta la scuola. Uno era proprio il mio primo dizionario di Italiano, un piccolo Zanichelli, e un altro una bellissima scacchiera in legno, con le pedine contenute al suo interno. Ma non sono poi diventata un’artista, una disegnatrice o un’illustratrice. Prima mi sono buttata sui numeri, più per scelta della mia famiglia che mia, poi addirittura nell’informatica. Sembra così distante dai fogli colorati di quella bambina, eppure mi piaceva la grafica prodotta dai personal computer. Forse forse volevo solo scoprire se riuscivano a disegnare meglio di me… 😉

E la scrittura allora? Credo che la mia scrittura sia un diverso modo di disegnare. Perché anche quando preparavo un disegno sui fogli A4 della Fabriano, preferendo sempre i lisci ai ruvidi, perché sui ruvidi le linee mi venivano male e sembravano pure consumare più colore, beh, io stavo semplicemente scrivendo storie. Non avrei saputo scriverle con le parole, ne conoscevo troppo poche da bambina, non avrei trovato quelle giuste. Allora era più immediato usare la matita e i pennarelli. Quando da adolescente ho cominciato a scrivere storie è solamente perché si era ribaltata la situazione: il disegno mi sembrava limitato per tutto quello che dovevo esprimere. Il tratto indeciso, la prospettiva solo da un’angolazione, senza profondità, i colori fissati per sempre nella carta, mentre le storie si evolvono, di sfumatura in sfumatura, si ampliano, si modificano, anche nella fantasia di chi legge. Certo, adesso anche la scrittura mi sembra ristretta, perché non siamo mai veramente soddisfatti. 😉

Questo vale solo per i poeti (gli scrittori) e gli attori? No, ci sono molti modi di esprimere se stessi e molteplici forme d’arte. Anche le attività che a prima vista non sembrerebbero esattamente arte, lo diventano nel momento in cui esprimono la nostra personalità.

La mia bisnonna, Della Hall Walker Green, dal suo letto di morte, scrisse una breve biografia in ospedale, lunga circa 36 pagine, e dedicò circa cinque pagine a quella volta in cui realizzò i costumi per uno spettacolo. Al suo primo marito riservò un paragrafo. La coltivazione del cotone, a cui si dedicò per 50 anni, la menzionò appena. Ma ben cinque pagine per quei costumi. Ricordo che mia madre mi diede una delle trapunte fatte da mia nonna e si percepiva che stava esprimendo se stessa. E questo ha una forza che è reale.

Ricordo quando io e il mio fratellastro andammo a vedere “Top Gun”, l’anno in cui uscì. Uscendo dal centro commerciale, faceva un caldo terribile. Lo guardai ed entrambi pensammo che quel film fosse come una chiamata divina. Lo vivemmo proprio così, ma ognuno in un modo diverso. Io volevo fare l’attore, sentivo di voler fare qualcosa che arrivasse alle persone. Volevo essere parte di quel mondo. Lui voleva arruolarsi nell’esercito. Non facevamo altro che giocare all’FBI, ai soldati e ai cavalieri. A me piaceva impugnare la mia spada e a lui costruire una balestra per scoccare frecce a un albero. Così, lui si arruolò. Ora è un colonnello in pensione dei Berretti Verdi. È un veterano pluridecorato di guerra dell’Afghanistan e dell’Iraq. Adesso insegna in un campo di vela per i figli dei caduti di guerra. Ha dedicato la sua vita alla sua passione. La sua creatività consisteva nel guidare, nel guidare gli altri, nel suo coraggio di aiutare gli altri. Era ciò che si sentiva chiamato a fare e che gli ha dato qualcosa indietro.

 

 

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Essere creativi come i bambini

Sappiamo che la vita è breve e il modo in cui la viviamo… la stiamo trascorrendo facendo ciò che è importante per noi? La maggior parte di noi no. Non è facile. La forza dell’abitudine è enorme. Ciò che rende i bambini così magnificamente creativi è il fatto che non hanno abitudini e a loro non interessa essere bravi. Non costruiscono un castello di sabbia pensando: “Credo che diventerò un eccezionale costruttore di castelli di sabbia”. Si buttano semplicemente su qualsiasi progetto metti loro davanti: ballare, disegnare, costruire qualcosa. Usano qualsiasi opportunità per ribadire la loro individualità. Ed è bellissimo.

Non solo: i bambini non hanno regole, non hanno schemi, non hanno limiti, per questo la loro fantasia è straordinaria. Quando gioiosi e allegri ti offrono il piattino di plastica colorata con la torta di panna magica, fragole blu e polvere di stelle, tu adulto osservi sgomento il piattino vuoto, ma loro ci vedono davvero la torta. Se gli chiedi cos’hanno fatto tutto il pomeriggio, e loro con dovizie di particolari ti raccontano un pericoloso volo in sella all’unicorno brillantino, un po’ di invidia la provi davvero. Perché nel loro mondo tutto è ancora possibile, basta immaginarlo.

Ed è questo che a volte mi preoccupa quando si parla di creatività: che venga percepita solo come qualcosa di bello o di appassionato oppure come una cosa piacevole. Ma non lo è. È vitale. È il nostro modo di guarirci l’un l’altro. Quando cantiamo la nostra canzone o raccontiamo la nostra storia, quando chiediamo all’altro: “Ehi, ascoltami e io ascolterò te”, stiamo iniziando un dialogo. E quando lo facciamo, inizia un processo di guarigione. Usciamo dal nostro angolo e iniziamo ad accorgerci della nostra comune umanità. Iniziamo a riaffermarla. E quando lo facciamo, succedono cose veramente buone.

La scrittura è bella? Quando hai finito di scrivere un racconto sì, forse… ma durante il processo di scrittura no, non c’è niente di bello.
La scrittura è appassionata? Beh, di passione si tratta, quella biblica però, una sofferenza lunga quanto la settimana santa. Anzi, molto di più.
La scrittura è piacevole? Macché, è una tortura. L’estenuante ricerca della parola giusta, i personaggi seduti di peso sulle spalle, lamentandosi tutto il tempo della trama, le frasi che nella testa sono perfette ma sulla carta si ingarbugliano. Altro che piacevole.
Se ne può fare a meno della scrittura? No, purtroppo no. Una volta che ti è preso il vizio, impossibile smettere. 😀

Play the fool! Fate gli stupidi!

Quindi, se volete aiutare la vostra comunità, la vostra famiglia, i vostri amici, dovete esprimere voi stessi. E per farlo, dovete conoscere voi stessi. In realtà è molto semplice: dovete solo seguire ciò che amate. Non esiste nessuna strada. Non esiste finché non la si percorre. E dovete essere disposti a fare gli stupidi.

L’espressione inglese “play the fool” ha in realtà un significato più largo: comportarsi in modo sciocco, fare il buffone per divertire gli altri, essere lo spiritoso del gruppo, prendere la vita con estrema leggerezza, non preoccuparsi delle conseguenze.
Quindi essere disposti di passare per stupidi, ma senza rinunciare a esprimere noi stessi fino in fondo. Tanto, e questo è un passaggio importante, non c’è alcuna strada tracciata, siamo noi a disegnarla. Dobbiamo darci il permesso di essere creativi, a modo nostro.

Quindi non leggere il libro che dovreste leggere, ma quello che volete leggere. Non ascoltare la musica che vi piaceva un tempo. Prendetevi del tempo per ascoltare nuova musica. Prendetevi del tempo per parlare con qualcuno con cui di solito non parlate. Vi assicuro che se lo farete, vi sentirete stupidi. Ma è proprio questo il punto: fare cose stupide.

 

 

Comments (12)

Grazia Gironella

Lug 29, 2022 at 10:26 AM Reply

Ti ho già ringraziata su Instagram per avermi fatto conoscere questo TED di Ethan Hawke, ma ti ringrazio anche qui. Forse è capitato al momento giusto, oppure è davvero ultra-speciale, ma di sicuro lo inserisco tra i migliori diretti a me personalmente. 😉 Il processo creativo è esposto in modo molto chiaro: il desiderio di offrire agli altri il meglio che si ha da dare, in modo da creare comunicazione; la necessità però di svincolarsi dal desiderio di essere apprezzati, con la conclusione che la creatività va espressa perché è un valore irrinunciabile in sé. Anche l’aneddoto su Ginsberg mi è piaciuto molto.

Barbara Businaro

Lug 29, 2022 at 6:00 PM Reply

Come ti ho risposto su Instagram, probabilmente il mio era un sassolino da dio che dovevo passarti. 😉 Ero in effetti molto in dubbio se pubblicarlo qui sul blog, perché in fondo Ethan Hawke come scrittore si conosce poco da noi, e come attore non è proprio quella celebrità che Hollywood aveva pensato per lui negli anni Novanta, il belloccio per le commedie romantiche. Si impegna sempre in film e ruoli particolari, quasi camaleontico.
Però, visto che ci esorta a esprimere noi stessi fino a rischiare la stupidità, l’ho pubblicato. Al massimo qualcuno non dormirà bene stanotte chiedendosi perché cavolo ho scritto questo post… 😀 😀 😀

Sandra

Lug 29, 2022 at 10:37 AM Reply

Generazione X pure io ma, aiuto, non ho visto il film, sembra davvero bello anche se il finale aperto probabilmente mi farebbe un po’ arrabbiare, in genere li detesto.
Sul fare gli stupidi io e mio marito insieme siamo una bomba! Ieri ho fatto il regù, e siccome lui mangia poca verdura, nel senso che io la mangio anche fuori casa, lui è difficile che al ristorante o anche al self service aziendale la scelga, ho aggiunto i piselli. Naturalmente lui l’avrebbe preferito senza. E’ diventato il sugo alla Jerry Calà, per una battuta che Christian De Sica fa al termine di Sapore di mare “Piselloneeee!” per le avventure estive di Jerry. Tutta la sera a dire “Pasta Pisellone”. In fondo ero stata creativa col ragù.
Tornando seri, bel post, come sempre, la creatività è un elemento fondante della mia vita, non solo nella scrittura, in cui, credo di raggiungere l’apice di impegno e dispiego di energie. La creatività dà enormi soddisfazioni anche laddove non si vincono premi roboanti né si diventa celebri come Ethan Hawke. Io l’anno scorso ho creato un calendario dell’avvento quiz per i nipoti (e genitori), 24 incipit ognuno con 3 risposte (ovviamente una giusta e due errate), da infilare nei cassettini, tabellone per votare, 4 buste per i premi, tutti avrebbero vinto qualcosa, ovviamente il 1° classificato avrebbe avuto il premio più consistente, una penna natalizia speciale per segnare i punteggi. E quest’anno sto già pensando di replicare, sarà meno sorpresa, penso di fare con i personaggi al posto degli incipit e ho idea di iniziare a breve a metterlo insieme.
La creatività è un dono, ed è meglio quando gli altri capiscono quanto dietro un progetto creativo ci sia la fatica, molto azzeccata quanto dice della guarigione, la creatività in effetti mi ha salvata parecchio, mi ha portata via dai guai e fatto sì che potessi donare agli altri una parte di me che mi piace molto.

Barbara Businaro

Lug 29, 2022 at 6:32 PM Reply

Eh no no no, qua bisogna recuperare subito. Prima dell’alba (Before Sunrise in originale) ha un finale aperto, è vero. Ma poi ci sono gli altri due film che portano avanti la storia: Before Sunset – Prima del tramonto e Before Midnight (anche sta cosa di tradurre alcuni titoli e altri no… ma seguire una linea unica no?!). Si vocifera anche di un quarto in arrivo, ma secondo me non è essenziale. Sono belli, ma lenti e riflessivi (gli amici all’epoca mi hanno maledetto per averli portati al cinema, erano convinti fosse una commedia romantica piena di risate…)

In quanto a “stupidezza” anche noi qua non si scherza eh. Tipo adesso su SkyTG24 dove guardiamo i telegiornali (perché sono a rotazione e almeno qualcosa riusciamo a vedere con i nostri orari fuori orario) c’è continuamente, ma proprio in maniera ossessiva, la pubblicità della nuova serie prequel de Il trono di spade, House of Dragon. E nel trailer ci sono i cavalieri che promettono fedeltà al regno: “Io, Rickard Stark… Io, Corlys Velaryon… Io, Boremund Baratheon… Giuro fedeltà a Re Viserys e alla sua erede designata, la principessa Rhaenyra, Rhaenyra Targaryen…” Penso che lo vediamo passare almeno un decina di volte al giorno, tra i telegiornali del mattino, del pranzo e della sera. Siamo così arrivati alla “stupidezza” di cambiare i nomi dei cavalieri, ritornando a quel “Pdor, figlio di Kmer” di uno spettacolo di Aldo, Giovanni e Giacomo ma anche al loro famoso “Ajeje Brazorf” 😀 😀 😀

Ma sul calendario dell’avvento della zia Sandra scatta un applausone!! Creatività all’ennesima potenza! <3
Ricordo ancora quando con gli scatoloni vuoti presi al supermercato (li lasciavano in un angolo, se a qualche cliente potevano servire), la carta da regalo riciclata, i pennarelli maxi, le forbicine, taaaanto scotch e taaaaanto vinavil, riuscii a realizzare addirittura la casa della Barbie, con le colonne, il tetto rosso (carta natalizia) e soprattutto le ante scorrevoli (mi ero ingegnata a scavare il cartone ondulato come guide per le ante). Non era come quella in vendita, ma la prova che già a dieci anni potevo costruire qualcosa. Che non fosse la maglia o l'uncinetto! 😉

Daniela Bino

Lug 29, 2022 at 8:58 PM Reply

Il fanciullo: il terzo stadio dell’evoluzione della coscienza, secondo Nietzche. Come dimenticarlo?! Il ritorno alla saggezza e alla fiducia che ti fanno guardare il mondo con uno spirito rinnovato – ritrovato. È solo il coraggioso che riesce a tornare bambino. Ecco che allora, con la curiosità tipica del fanciullo, si può parlare anche con chi non avevamo mai considerato fino a quel momento e lo facciamo inconsapevolmente che inizieremo a scoprire tutto un mondo che non avremmo immaginato. Mi sono ritrovata piacevolmente stupita nel parlare con Romeo, un anziano signore che non mi aveva mai destato alcun interesse (mai giudicare dall’apparenza!) ed ora vorrei scrivere la sua straordinaria storia di grande umanità e professionalità perché vorrei che tutti sapessero che esiste tutto un mondo di bontà, disponibilità e genialità. Gli altri invitati alla cena della nostra associazione mi avevano guardato come se fossi “la sciocca in blu” perché mi ero seduta accanto a lui quasi senza riflettere e me lo ero detta da sola: “Ma chi me l’ha fatto fare!!! Sarà una cena tediosa!”. Che brutta persona ero stata fino ad allora! Ditelo!
E invece, SORPRESA! Romeo aveva condotto una vita caratterizzata da una grande umanità. Aveva dedicato tempo (e tanto) per frequentare un corso che lo avrebbe reso più competente nel fornire ai bimbi malati un sostegno migliore, aiutandoli a divertirsi. Ma ci pensate? Un mondo incredibile! Mi sono detta sciocca per non averlo fatto prima, sedermi accanto a lui. E sono stata sciocca a farlo e lo rifarei tante altre volte, tutte le volte che lui fa lo sciocco con i bimbi malati, aiutando e ricevendo da loro aiuto: sono queste le persone che vorrei raccontare a tutti, perché c’è speranza. Da sciocchi compiamo gesta coraggiose proprio perché dettate dal momento di stoltezza. Anziano, il nostro Romeo, fece qualcosa di epico: riprendere a studiare per reimparare ad essere sciocco, perché solo così tornava creativo per quei bimbi. Romeo è fantastico! E “Play the fool” sia! Datemi altri Romeo nella mia vita: vi prometto che sarò sciocca, tanto sciocca!

Barbara Businaro

Lug 30, 2022 at 5:00 PM Reply

Questo signor Romeo è un grande esempio. Se siamo disposti a esprimere noi stessi, rischiando di fare gli stupidi, possiamo ottenere grandi cose. Come Romeo che fa lo sciocco di proposito (immagino sia un Dottor Sorriso, c’è una fondazione che organizza corsi per diventarlo) aiutando lo spirito di tanti bambini malati.
La prossima volta siediti di proposito in quell’angolo dove non ci vuole stare nessuno. E’ lì che si nascondono le meraviglie. 😉

Luz

Lug 30, 2022 at 11:22 AM Reply

Adoro questo post. A cominciare dal suo protagonista: un attore che amo da sempre. Anche adesso, con le sue rughe, quei colori grigi fra capelli e barba, è sempre ai miei occhi quel magnifico ragazzo dagli occhi talmente espressivi da abbacinarti. L’ho amato visceralmente in L’attimo fuggente e in tutti i film che citi, a cui aggiungo altri due che mi sono piaciuti molto e che proprio Hawke ha reso per me incancellabili, Gattaca e Alive.
Condivido ogni parola sulla creatività, che è questo diritto di esercitare la parte più genuina di noi stessi. Partendo dalla importante constatazione che tutti, nessuno escluso, ne siamo dotati, in maniere differenti. Io senza esercitare la mia creatività, costantemente e ogni giorno, sarei un arbusto, una morta vivente. Per me lo spegnimento della mia parte creativa rappresenterebbe una non-vita. Si è creativi, sì, perfino nello scegliersi quel libro in un determinato momento. Mi piace troppo questo post e per ora mi fermo qui, certa che, citandolo, in autunno voglio scriverne uno anch’io. 🙂

Barbara Businaro

Lug 30, 2022 at 5:26 PM Reply

Gattaca – La porta dell’universo l’ho visto, è tra l’altro il film con cui Ethan Hawke ha conosciuto la sua prima moglie Uma Thurman. Alive – Sopravvissuti invece no, evito i film sui disastri aerei e quello, storia vera, è particolarmente grave. 🙁
Anch’io senza la mia creatività sarei persa. Qualcuno ci ha anche provato a spegnere la mia creatività, perché non è redditizia. Io me la sono ripresa. Non so come facciano certe persone a vivere una vita senza creatività. Magari arrivano da me, perennemente impegnata in mille progetti, e mi dicono di annoiarsi. Quando gli chiedo qual è il loro hobby e mi rispondono “niente”, allora comprendo la noia. Caspita, almeno leggi un libro! Come dici tu, anche nella scelta del titolo si è creativi. E poi da cosa nasce cosa, magari dalla lettura si scopre di voler dipingere con l’acquerello, lavorare a maglia, provare la pasta di sale, restaurare vecchi mobili con colori nuovi. Abbiamo così infinite possibilità!
Aspetto il tuo post in autunno allora! 🙂

Giulia Mancini

Lug 30, 2022 at 4:21 PM Reply

Di Ethan Hawke il film che ricordo di più é Gattaca – La porta dell’universo, un film tra il distopico e il fantascientifico con un messaggio davvero molto bello, non so se hai visto il film ma te lo consiglio. Il fatto che un attore (ma anche un cantante, un comico o un qualsiasi altro protagonista dello spettacolo) sappia scrivere non mi stupisce più di tanto, mi sembra normale che chi opera in questo ambito abbia dentro una grande creatività da esprimere, quindi può esprimersi in molti modi e anche ottimamente. La creatività ci fa vivere e, in certi casi, può salvarci da molte situazioni.

Barbara Businaro

Lug 30, 2022 at 5:45 PM Reply

Come dicevo sotto nel commento a Luz, Gattaca l’ho visto, uno dei primi film sul rischio di mettere le mani sul gene umano. Mi piace la frase che compare su alcune locandine, che credo riassuma il messaggio: “Non esiste un gene per lo spirito umano.”
Non mi stupisco che un attore del calibro di Ethan Hawke sappia scrivere (perché poi il mondo dello spettacolo comprende anche tanta gente che per scrivere solo la propria biografia, non una trama inventata, ha bisogno di più di un ghost writer… da noi in Italia ci sono pure le starlette che scrivono libri, dichiarando di non averne mai letto uno!). Più che altro è che lui li ha scritti, mentre altri bravissimi attori no.
L’ha pure dichiarato in un’intervista, che se non fosse attore sarebbe uno scrittore: “Da ragazzo, nato da genitori giovanissimi e che erano ancora studenti nel Settanta, pensavo che sarei diventato uno scrittore, un uomo di “Lettere”. Mi considero tale anche se, scorrendo la mia filmografia, sono impressionato dal lavoro fatto nel corso del tempo e ho ricordi fantastici di tanti miei film”.(Fonte: Style Magazine)
Un selezionatore in ambito informatico conosciuto tempo fa, quando dissi di aver aperto un blog di scrittura, come parte del mio curriculum, citato tra gli hobby e interessi, mi disse che praticamente tutti nel settore tecnologico hanno uno “sfogo creativo” e pure con risultati eccellenti, anche se non diventa mai un secondo lavoro. Direi che questa è la prova di quanto la creatività sia necessaria. 😉

Marco Amato

Ago 23, 2022 at 11:25 AM Reply

Questo post è molto stimolante, direi da conservare per certi momenti bui. E in qualche modo, chiama in causa buona parte della mia vita.
Da ragazzo volevo fare il pittore, il compositore e lo scrittore. Di quei sogni d’arte, di voler consacrare la mia vita all’arte, mi rimangono i disegni giovanili, i file midi delle mie composizioni e canzoni, e i resti un po’ frantumati del mio voler essere scrittore.
Ciò che amo di quel mio sogno giovanile, è comunque la poliedricità. Cioè quel vedere e sentire le storie sotto svariate forme. L’isola dove vive il commissario diventa una mappa, ma anche un tema musicale. Il viaggio esteriore di una nave nell’oceano pacifico che corrisponde al viaggio interiore del protagonista diventa un disegno e un sommesso incedere di pianoforte e archi.

Mi rendo conto che nella mia intera esistenza sono sempre stato dentro la creatività. Ma probabilmente non sono mai stato abbastanza bravo o forte perché la creatività diventasse la parte più consistente della mia vita.

Barbara Businaro

Ago 23, 2022 at 5:34 PM Reply

Poliedrica anch’io. Quella volta ho suggerito pure la parola, in diretta a Marco -Monty- Montemagno, perché lui li chiamava invece slashers (ne ho scritto nel post Si dice essere poliedrico). Io volevo fare la disegnatrice, la fumettista, l’ingegnere cibernetico (solo perché volevo poter aggiustare KITT di Supercar…), la stilista, la scrittrice di Harmony, la giornalista, la deejay… Il bello di essere poliedrici è che non ci si annoia mai. 😉

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