Craigh na Dun - Outlander - Starz serie

Craigh na Dun

Italian version Italian version. English version below.

La scorsa primavera l’amica Luz dal suo blog Io, la letteratura e Chaplin ha proposto un quiz collettivo, con una domanda diversa per ogni blogger, ispirata agli interessi e alla personalità di ognuno dei partecipanti. Ecco il quesito per me, non proprio un tema a sorpresa per chi in effetti mi conosce: la saga di Outlander di Diana Gabaldon, una storia (e una serie televisiva) che mi ha preso sin dalle prime battute.

Sei dinanzi alle pietre di Craigh na Dun e puoi varcare la soglia del tempo. Dove scegli di andare e soprattutto cosa scegli di portare con te? Scrivi l’incipit del tuo racconto.

Craigh na Dun è un luogo misterioso nelle pagine del primo romanzo Outlander. La protagonista Claire Randall, infermiera militare in un’Inghilterra appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, si trova in Scozia per una seconda luna di miele col marito Frank, nei pressi della cittadina di Inverness, quando scopre un cerchio di pietre magiche presso una collina chiamata Craigh na Dun. Toccando la pietra centrale, si risveglia duecento anni prima nello stesso posto, un campo di battaglia tra ribelli scozzesi e dragoni inglesi, salvando per caso la vita a un giovane Highlander, Jamie Fraser. Fatta prigioniera e costretta a vivere con il clan MacKenzie nei territori selvaggi delle Highlands, dovrà sposare proprio Jamie per diventare scozzese e sfuggire al temibile capitano Black Jack Randall, antenato del marito Frank. Un matrimonio di convenienza grazie al quale i due finiranno per innamorarsi perdutamente. Capitoli intensi di avventure, erotismo e amore, oltre i confini del tempo.

Se anche tu potessi tornare indietro con le pietre di Craigh na Dun? Una domanda che viene posta spesso alle lettrici della serie Outlander, ma ho sempre evitato di rispondere, soprattutto in maniera creativa. Non posso profanare un testo sacro quale è per me Outlander, ma al contempo non posso esimermi da una sfida scrittoria, che mi affascina, mi attrae, mi seduce solo con uno sguardo. Un’istigazione al peccato! 😐
Ad aprile ero concentrata oltre ogni limite con lo studio per una selezione importante (è andata bene!), così ho dovuto rimandare la mia risposta. L’estate poi mi è servita per riposarmi dallo stress mentale di quel periodo, che mi aveva prosciugato la capacità creativa. Così arrivo un po’ lunga, ma alla fine ecco il mio racconto. E che Diana Gabaldon mi perdoni l’ardire… 😉

 

Craigh na Dun
Il Velo del Tempo

La luce è fioca, l’aria quasi immobile, solo qualche breve folata fredda raggiunge la mia schiena, di tanto in tanto.
Sono di fronte alle famose pietre di Craigh na Dun, un cerchio di rocce granitiche di origini misteriose. E ancora più oscuro è il loro significato. Nessuno sa a cosa servissero questi macigni, così alti e austeri, simbolo di conoscenze perdute. Qualcuno crede siano giganti congelati da ere antiche, per altri sono un primitivo calendario lunare o le vestigia di un lontano tempio pagano, enormi lapidi di un cimitero arcaico o lugubri effigi di un luogo di esecuzione. O forse sono davvero portali per viaggiare tra le spire del tempo.
Le osservo incuriosita, con un misto di venerazione e rispetto. Sono tutte differenti, uniche per forma e dimensioni, ma così simili tra di loro. Niente a che vedere con le sporgenze rocciose di questa landa incantata. Anche con questa bassa luminosità, si notano le venature brillanti che le attraversano e quel colore così pallido, rilucente anche sotto al muschio che cerca invano di abbracciarle.
Mi incutono un po’ di paura. Ma paura di cosa? Di attraversare davvero i confini del tempo?
Avvicinandomi con cautela al centro del cerchio, guardo quella più alta, la pietra spaccata da una fenditura verticale, due massi accostati come pesanti battenti di un varco nell’ignoto.
E se funzionasse anche per me?
Sento un ronzio, ma non sono sicura che siano le pietre. Vibra nelle mie orecchie e si unisce al tamburo battente del mio cuore.
Che futuro potrei avere nel passato? Dove mai potrei andare?
Questa terra già non mi appartiene, sono davvero una straniera qui, un outlander proveniente dal continente, madrelingua di un paese lontano. Eppure non mi sono mai sentita veramente a casa come in questi luoghi, come se i miei antenati avessero radici profonde tra questi rigogliosi dun e trasparenti loch, sento il loro richiamo scorrere nelle mie vene.
Cosa potrei portare con me in un’epoca ostile?
Non ho alcuna cognizione medica, nemmeno erboristica. Le mie conoscenze in tecnologia non avrebbero alcuno scopo. E non ho studiato abbastanza la Storia, non mi è mai piaciuta come materia scolastica. Men che meno i romanzi storici, prima di… Scuoto la testa divertita.
Potrei portare con me la forza di combattere, anche contro il destino. Cocciuta, e molto più di Jamie Fraser!
Rischierei di finire al rogo già al primo capitolo della mia avventura, ma mi batterei fino all’ultimo istante, anche senza una spada.
Scruto di nuovo il gigantesco masso che mi sovrasta.
Sospiro. E poi rido.
Avanzo il mio braccio destro con cautela nella penombra e tocco la pietra. Sobbalza leggermente indietro, nel suo piedistallo.
E’ solo polistirolo colorato.
Craigh na Dun nella realtà non esiste. Queste sagome sono state create sui calchi di alcune pietre di Callanish Stones, nell’isola di Lewis, solo per usarle nella serie televisiva. E il ronzio, laggiù oltre queste rocce fittizie, è un ventilatore di scena. Sono depositate in questo angolo, al sicuro negli studi, in attesa di comparire in qualche nuova sequenza o in un servizio fotografico pubblicitario.
Una porta sbatte dietro di me, lasciando passare un’altra ventata di aria fresca. Si sente un forte “action” gridato in lontananza e poi rumori assordanti dal set alle mie spalle. Tolgo la mano dal masso leggero e mi avvio, camminando all’indietro.
Scelgo di restare.
Sono già dalla parte giusta del tempo. Quel che voglio è proprio qui, poco lontano da me.

 

(C) 2021 Barbara Businaro

La danza delle druidi sulla collina di Craigh na Dun nella serie televisiva Outlander di Starz.
The dance of the druids on the hill of Craigh na Dun in Starz’s Outlander television series.

 

English version English version

Note: my English isn’t good enough to translate a narrative text, where style matters. But I asked several people for help in translation, English teachers or native English speakers. Thank you them both for the grammar and for the suggestions on the writing. 🙂

Last spring my friend Luz proposed a collective challenge for her readers in her blog Io, la letteratura e Chaplin. She posed a different writing prompt to each blogger, inspired by the interests and personality of each participant. Here is the question for me, not really a surprise theme for those who actually know me: Diana Gabaldon‘s Outlander saga, a multi-novel story (and a television series) that caught me right from the start.

You are in front of the stones of Craigh na Dun and you can cross the threshold of time. Where do you choose to go and above all what do you choose to take with you? Write the beginning of your story.

Craigh na Dun is a mysterious place in the pages of the first Outlander novel. The main character Claire Randall, a military nurse in England where World War II has just finished. She is in Scotland, near the town of Inverness, for her second honeymoon with her husband Frank, when she discovers a circle of magical stones at a hill called Craigh na Dun. Touching the center stone, she awakens two hundred years earlier in the same place, now a battleground between Scottish rebels and English dragoons and she accidentally saves the life of a young Highlander, Jamie Fraser. She is taken as a prisoner and forced to live with the MacKenzie clan in the wilderness of the Highlands; furthermore, she will have to marry Jamie to become a Scottish in order to escape the hands of the fearsome Captain Black Jack Randall, ancestor of her husband Frank. A marriage of necessity between Claire and Jamie ensues, thanks to which the two will end up falling madly in love. Intense chapters of adventures, eroticism and love, beyond the boundaries of time.

What if you too could go back in time through the Craigh na Dun stones? This is a question that is often asked to readers of the Outlander series, but I have always avoided answering, especially in a creative way. I cannot profane a sacred text such as Outlander is to me, but at the same time I cannot escape a writing challenge, which fascinates me, attracts me, seduces me with just a look. An instigation to sin! 😐
In April I was really busy beyond all limits with studying for an important selection (it went well!), I had to postpone my answer. In summer I had to rest from the mental stress of that period, which had drained my creative capacity. So, after this delay, I finally have my story. And may Diana Gabaldon forgive me for daring… 😉

 

Craigh na Dun
The Veil of Time

The light is dim, the air almost still, only a few short cold gusts reach my back from time to time.
I am facing the famous stones of Craigh na Dun, a circle of granite rocks of mysterious origins. And even more obscure is their meaning. Nobody knows what these boulders were used for, so tall and austere, a symbol of lost knowledge. Some believe they are frozen giants from ancient eras, to others they are a primitive lunar calendar or the vestiges of a distant pagan temple, for some they are huge tombstones from an archaic cemetery or dismal effigies of a place of execution. Or maybe they really are portals to travel through the coils of time.
I am observing them curiously, with a mixture of reverence and respect. They are all different, unique in shape and size, but so similar to each other. Nothing similar to the rocky ledges of this enchanted land. Even with this low brightness, you can see the brilliant veins that cross them and that color so pale, shining even under the moss that tries in vain to envelop them.
They scare me a little. But afraid of what? To really cross the boundaries of time?
Approaching cautiously to the center of the circle, I look up at the largest one, the stone split by a vertical crack, two boulders juxtaposed like heavy knockers on a door into the unknown.
What if it works for me too?
I hear a low hum, but I’m not sure it’s the stones. It vibrates in my ears and joins the beating drum of my heart.
What future could I have in the past? Where on earth could I go?
This land does not belong to me, I am really a foreigner here, an outlander from the continent, a native speaker of a distant country. Yet I have never really felt at home like in these places, as if my ancestors had deep roots among these lush duns and transparent lochs, I feel their call running through my veins.
What would I take with me in a hostile age?
I have no medical knowledge, and no knowledge of even herbs. My knowledge of technology would have no purpose. And I haven’t studied history enough, I never liked it as a school subject nor all the historical novels, before … I shake my head in amusement.
I could carry with me the strength to fight, even against Fate. I am stubborn, much more than Jamie Fraser!
I would risk being burned at the stake already in the first chapter of my adventure, but I would fight until the last moment, even without a sword.
I scrutinize the gigantic boulder above me again.
I sigh. And then I laugh.
I move my right arm cautiously into the dim light and touch the stone. It jumps back slightly into its pedestal.
It’s just colored styrofoam.
Craigh na Dun doesn’t really exist. These silhouettes were created from casts of some of the Callanish Standing Stones, on the Isle of Lewis, only to be used in the television series. And the hum, over there beyond these fictitious rocks, is a wind machine on a set. The stones are stored in this corner, safe in the studios, waiting to appear in some new sequence or in an advertising photo shoot.
A door slams behind me, letting in another breath of fresh air. There is a loud “action” shouted in the distance and then deafening noises from the set behind me. I remove my hand from the light boulder and start walking backwards.
I choose to stay.
I’m already on the right side of the time. What I want is right here, not far from me.

 

(C) 2021 Barbara Businaro

La vera collina di Craigh na Dun, senza pietre, a Kinloch Rannoch, presso la proprietà privata di Tullochcroisk Farm.
The real hill of Craigh na Dun, without stones, in Kinloch Rannoch, at the private property of Tullochcroisk Farm.

Craigh na Dun (Outlander) - Kinloch Rannoch - Tullochcroisk Farm

Comments (27)

Giulia Mancini

Ott 04, 2021 at 7:41 AM

Sei già nella parte giusta del tempo, ottima scelta, credo che anch’io farei lo stesso, fare un viaggio nel tempo nella storia mi spaventerebbe. Un viaggio nel tempo, invece, che vorrei fare è quello di tornare a un preciso momento della mia vita per fare una scelta diversa…

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Barbara Businaro

Ott 04, 2021 at 9:52 PM

Un viaggio indietro nel tempo, ma di poco poco, all’interno della nostra stessa vita. Penso che quello lo faremmo volentieri un po’ tutti, a quel momento in cui un “vado” o un “resto” non si sono rivelati la decisione giusta. Poi però mi chiedo se il momento importante è quello che crediamo noi, o se invece è un altro, magari apparentemente insignificante… Mi viene in mente il film Sliding doors e quella porta della metropolitana. 😉

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Daniela Bino

Ott 04, 2021 at 9:32 AM

Io avrei scelto di venire proiettata ai tempi di Luigi XIV, solo per soddisfare alcune curiosità che mi erano sorte ancora ai tempi della scuola elementare. Poi, però, vorrei essere proiettata nel futuro, per scoprire se riuscireo a visitare mondi lontani e abitabili,…, mi piacerebbe fare un giretto ai tempi del T-Rex e del brontosauro,… insomma, andrei avanti e indietro tra le varie epoche solo per curiosità. Forse anche fuggire dalla realtà che qualche volta è pesante.

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Barbara Businaro

Ott 04, 2021 at 10:00 PM

Eh, ma tu vuoi solo dare un’occhiatina senza effetti collaterali! 😀 Ma è ben diverso arrivare ai tempi di Luigi XIV, il Re Sole, da nobildonna di corte, ricca e benvestita, o da figlia di contadini senza istruzione. Soprattutto poco prima della Rivoluzione Francese! Così come potrebbe essere alquanto sconveniente trovarsi di fronte un T-Rex affamato o tre simpatici velociraptor giocherelloni!!
Quindi, ecco, ci penserei bene bene. 😉

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Daniela Bino

Ott 05, 2021 at 11:54 PM

Non temo le sfide! Mi va bene vestire i panni di una dama presso la corte del Re Sole (si dice che ci fossero intrighi al vetriolo e, magari, il mio spirito investigativo troverebbe filo da torcere); come contadinella che si aggira tra i pitocchi nei pressi della torre di Nesle mi ci vedo poco, però sarei curiosa.
TRex: vuoi mettere vederlo da vicino?! Da brividi alla BIBIDI, come disse un famoso re dei lemuri

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Barbara Businaro

Ott 06, 2021 at 3:13 PM

Te li lascio tutti, soprattutto il TRex. L’unico divertente è quello di Una notte al museo, quello almeno riporta l’osso!! 😀

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IlVecchio

Ott 04, 2021 at 12:13 PM

Come rispondere senza affatto rispondere. Geniale. O furbetta. : -)

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Barbara Businaro

Ott 04, 2021 at 10:18 PM

Furbetta, senza dubbio! 😀 😀 😀

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Luz

Ott 04, 2021 at 7:48 PM

Intanto lasciami dire che questo tuo post mi rende orgogliosa di quanto quella proposta seppe coinvolgere qualcuno di voi. Non arrivò proprio a tutti, non tutti la accolsero con entusiasmo o interesse. Ecco, mi fa piacere che tu te ne sia ricordata e anzi che abbia semplicemente messo da parte il momento della scrittura per trovare quello più favorevole.
Et Voilà. Il racconto è delizioso e quel finale proprio non me lo aspettavo. Però hai ragione tu, sarebbe stata una profanazione tentare altro, ed è giusto che questo vento di realtà fra un ciac e l’altro ti abbia ricordato che tutta quella meravigliosa narrazione è stata inventata da qualcuno, da una brava scrittrice che ha saputo conquistare milioni di lettori e spettatori.
Grazie, Barbara, per me è stato un regalo. 🙂

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Barbara Businaro

Ott 04, 2021 at 10:47 PM

Sono contenta che ti sia piaciuto. 😀
Ricordo bene l’esclamazione di quando ho letto la tua domanda per me. Come quando la professoressa di Lettere (guarda caso, eh!) consegnava i titoli dei temi per il compito in classe e non ce n’era uno che potesse offrire l’opportunità di un buon voto buono.
“Ma che cavolo ci scrivo io, su Craigh na Dun, ahn?!” 😮
Poi ti ho commentato sul blog, avevo la testa troppo impegnata nel concorso, e tu mi hai risposto testualmente così: “Non potevo che partire da quelle pietre, ti ho vista letteralmente davanti ai monoliti!”
Nel momento in cui ho letto questa frase, ero anch’io esattamente lì, davanti alle pietre. Solo che già sapevo che non erano le pietre vere, tutto intorno era in penombra, l’interno di un capannone degli studi cinematografici (i Wardpark Film & Television Studios a Cumbernauld, vicino a Glasgow). Ho preso qualche appunto, proprio due righe, e le ho lasciate in sospeso per tutta l’estate. Perché prima di rispondere a te, dovevo rispondere a me. 😉
Tanto che questo post Scuse, alibi, pretesti era esattamente il dialogo tra Io e Me sulla scrittura di questo racconto, adesso te lo posso dire. “…mi si chiede di sfiorare il sacrilegio, per quel che mi riguarda.” E sì, dovevo ancora terminare un paio di ricerche (dove stanno le finte pietre, di cosa sono fatte, dov’è la collina, ecc.)
Per lo più prendevo tempo per capire se quella scrittura di getto era la mia vera risposta.
Ebbene sì, le ultime tre frasi sono rimaste intatte. 😉

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Luz

Ott 09, 2021 at 7:33 PM

Sono davvero contenta per come si sia sviluppato il tuo personale percorso in questa proposta.
Mi rimarrà impressa ‘sta cosa. 🙂

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Barbara Businaro

Ott 14, 2021 at 11:57 AM

Per me è stato un bell’esercizio, ma soprattutto una riflessione profonda. 🙂

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Elena

Ott 05, 2021 at 8:24 AM

Congratulazioni Barbara. Ho letto il racconto in inglese e l’ho trovato scrittore molto bene, hai assimilato o suoni e il ritmo di quella lingua! Fui anch’io citata da Luz e ricordo bene l’articolo. Grazie per averlo fatto ripreso.
Posso azzardare? C’è molto di te ora in questo racconto. La tua competenza tecnologica e il nuovo impiego. Ma non tornare indietro ora.

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Barbara Businaro

Ott 06, 2021 at 2:27 PM

Grazie Elena. In inglese è scritto bene perché è stato corretto, come ho spiegato nella nota, sia da insegnanti (per la grammatica) che da madrelingua (per la fluidità della narrazione). Ma devo dire che la penna rossa non era così prevalente. 😉
Non ho ben capito il tuo azzardo… certo che c’è molto di me in questo racconto, ci sono proprio io in questo racconto, con tutte e due le scarpe. Luz la domanda l’ha fatta a me e io ho semplicemente risposto. Tanto che non lo chiamerei proprio “racconto” (infatti non l’ho inserito nella categoria “Racconti e poesie” del blog, non a caso). Non so dove vedi il nuovo impiego, non è mica quello che mi fa restare da questa parte!! 😀 😀 😀

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elena

Ott 06, 2021 at 4:59 PM

Ciao Barbara, la domanda di Luz era “Scrivi l’incipit del tuo racconto” e ho capito che lo hai fatto, per me racconto è. Ma come per tutta la nostra scrittura, ovvio che pesca dentro di noi. A me è parso di trovare elementi legati al tuo “vecchio lavoro” e al tuo nuovo, e il passaggio è elemento significativo del racconto, come dei sogni. Ma non è importante questo, importante è che tu l’abbia scritto così bene. Si ho visto che sei stata aiutata, ma non saprei dire quanto, questo lo sai tu :). Posso solo giudicare ciò che leggo e ciò che leggo è scritto in un buon inglese, per quanto ne so. A me pare un utile esercizio, anche di lettura, che ho fatto volentieri. Scusa per i refusi nel commento, me ne sono accorta ora

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Barbara Businaro

Ott 07, 2021 at 10:42 PM

Elena, mi sa che non ci capiamo, forse perché tu parti da un punto di vista differente del mio. 🙂
La domanda di Luz era “(TU) Sei dinanzi alle pietre di Craigh na Dun e (TU) puoi varcare la soglia del tempo. (TU) Dove scegli di andare e soprattutto (TU) cosa scegli di portare con te? Scrivi l’incipit del TUO racconto.” Quindi questo è l’incipit del MIO racconto, inteso come narrazione finzionale sì, ma strettamente autobiografica, perché lei sta chiedendo a ME dove vorrei andare. E non di scrivere un’altra storia, con un’altra protagonista che attraversa le pietre e chissà dove vorrebbe andare. Quindi proprio perché è un racconto personale, come dicevo, non l’ho inserito nei racconti “veri e propri” del blog, intesi come composizioni in prosa immaginarie, di fantasia, testi inventati, completamente astratti dalla mia vita.
Se poi l’autore ti dice cose c’è e cosa non c’è dentro un suo testo, perché tu dovresti dubitarne? Proprio perché è mio, ci sono le mie conoscenze informatiche, quelle che tu chiami il mio “vecchio lavoro” (in verità un interesse nato ben prima di essere un lavoro), ma non c’è il nuovo, semmai c’è quello che magari vorrei, direttamente dentro gli studi, in Scozia. Il passaggio di fatto non c’è. Se “scelgo di restare”, direi che non “passo” da nessuna parte, alla fine, no?
Più che altro, quando scrivi “Ma come per tutta la nostra scrittura, ovvio che pesca dentro di noi.” stai parlando del tuo modo di scrivere, ma non del mio. E ricordo di averlo già affrontato questo tema, forse proprio sul tuo blog. Lo stile di scrittura è il mio, quello pesca da me e dalla mia professoressa di Italiano per forza di cose, ma in realtà pesca anche dalle mie letture. I personaggi non sono persone reali o che si rifanno a persone reali, sono verosimili, sembrano reali, ma nessuno che io conosca (altrimenti ce li avrei tutti fuori dalla porta a protestare). Le trame poi sono ancora meno reali… non ho un fantasma bellissimo che mi segue per casa comparso ad Halloween, non ho tentato di ammazzare un marito con una torta, non ho dato fuoco a mio padre nello scantinato, non ho nessun dirimpettaio single con cui litigare e fare pace, non sono figlia di Frankenstein, non vivo senza elettricità in una casetta sperduta vicino al Po, non ho mai conosciuto un “venditore di trame” (e non lo sono), non ho ereditato alcun casale a Siena con un problema di materassi, e ho un vestito rosso sì, ma non ci sono mai andata a un funerale. L’unica eccezione è per Simba, che era la mia insuperabile sfi-gatta. Del resto, se fossi abituata a mettere nella scrittura solo materiale del mio vissuto, oltre che a scrivere pochissimo, temo mi sarebbe pure difficile raccogliere le testimonianze e scriverne storie vere per Confidenze. Non metto in dubbio che altri scrivano cosà, io però scrivo così. 🙂

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Elena

Ott 08, 2021 at 8:04 AM

Oh wow prendila bassa sorella

Brunilde

Ott 05, 2021 at 10:42 AM

” sono già dalla parte giusta del tempo, scelgo di restare ” : credo che il segreto sia tutto qui. Indossare il proprio tempo, come fosse un abito confortevole. I segni sul viso, sul corpo, l’età – e lo sguardo – che cambia, il mondo che evolve tutto intorno.
Curiosità e attenzione al presente, entusiasmo e fiducia per il futuro. Il resto lo lascerei ai libri di storia e ai romanzi in cui è bellissimo perdersi, per poi tornare alla realtà.

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Barbara Businaro

Ott 06, 2021 at 2:42 PM

Nella trama di Outlander, Claire viene catapultata indietro nel tempo per puro caso, non è una scelta, all’inizio. Cercherà di tornare al suo presente, finché non si rende conto di essere davvero innamorata di Jamie Fraser, molto più del marito che ha lasciato nel futuro, e allora sì, sceglie di restare nel passato. Non è il suo tempo e non è per nulla confortevole («Non sai quanto ci sono andata vicino. I bagni caldi l’avevano quasi avuta vinta.»), conosce già parte della storia e i rischi della sommossa giacobita che ha studiato nei libri. Ma resta, per amore. 😉

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Paola

Ott 05, 2021 at 11:59 AM

Quand’ero piccina (ere glaciali fa) in tv trasmettevano un telefilm di cui non ricordo il titolo ma l’ambientazione sì ed era Stonehenge in Gran Bretagna. Sarà che ero piccola, sarà che la trama nascondeva un mistero, e si sa che i misteri mi attraggono come il miele con Winnie the Pooh, ma quel luogo mi è rimasto nel cuore ed è esattamente questo che mi ha attirato come una calamita verso Outlander (non il libro) quando per puro caso mi imbattei nel trailer della prima stagione.
Mi hai sorpresa, mai avrei immaginato che potendo scegliere saresti rimasta nella nostra epoca ne’ che che ti trovassi in uno studio cinematografico 🙂 io ti vedevo già in fuga con i Dragoni inglesi alle calcagne!
Mentre invece se mi fossi trovata io al posto di Claire Randall avrei scelto di rimanere esattamente lì ossia nella Gran Bretagna appena uscita dalla II Guerra mondiale

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Barbara Businaro

Ott 06, 2021 at 2:58 PM

Mi piacerebbe saperne di più di quel telefilm ambientato a Stonehenge, hai provato a cercarlo in rete? 🙂
La danza delle druidi girata per Outlander, alla collina ricreata di Craigh na Dun è probabilmente quella che ha inchiodato me a questa serie televisiva. Ascolto occasionalmente il cd della colonna sonora della prima stagione in auto a tutto volume, e si ferma spesso su quella musica (e mi pare di sentire la mia auto lamentarsi “Ancora questa?! Ebbbbasta!!!” 😀 ) Se non fosse stato per Bear McCreary, il curatore della parte musicale di Outlander, forse mi sarei fermata al primo romanzo. Invece di tutto quello che ne è venuto dopo.
Potendo scegliere, resto nella nostra epoca perché mica ho la certezza di trovare Jamie Fraser nell’altra! Siamo mica tutte fortunate come Claire, eh! Almeno di qua, una garanzia ce l’ho… 😉

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Paola

Ott 06, 2021 at 11:28 PM

Ce l’ho: “Prigionieri delle pietre” https://it.m.wikipedia.org/wiki/Prigionieri_delle_pietre. A quanto pare da pochissimo su YouTube è possibile trovare la versione sottotitolata in italiano

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Barbara Businaro

Ott 07, 2021 at 10:43 PM

Allora avevo visto giusto!! 😉
L’avevo cercata, mi pareva potesse essere quella Children of the stones (da noi tradotta con Prigionieri delle pietre) ma non ne ero sicura. Mi fa un po’ tenerezza vedere l’abbigliamento di quand’ero bambina, i basettoni, i pantaloni a campa, e soprattutto gli effetti speciali retrò… 😀
Questo il primo episodio, per chi volesse vedere la serie da YouTube.

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Marina

Ott 06, 2021 at 4:00 PM

Wow, pure la versione in inglese! Applausi. 🙂
Un ottimo finale, ci sta, è originale. Questo era un incipit: chissà la storia come continuerebbe. 😉

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Barbara Businaro

Ott 07, 2021 at 10:37 PM

Hai visto che roba Marina? 😀
Ho preferito pubblicare una traduzione seria, invece di rischiare che qualcuno venga a leggere una traduzione automatica e fin troppo fantasiosa di Google. Il finale invece me l’ha suggerito il mio coach Sam Heughan, sulla puntata 4 della serie Men in Kilts, insieme all’altro attore di Outlander, Graham McTavish: “Witchcraft and Superstition” (trad. Stregoneria e superstizione). C’è un momento del documentario in cui vanno proprio alle Callanish Stones, quelle vere nell’isola di Lewis (nel trailer vedi solo pochi secondi), e Sam spiega che da quelle pietre sono stati fatti i calchi per le sagome utilizzate per la collina di Craigh na Dun, sagome ora conservate negli studios.
That’s it! Ecco il mio finale! Perché è proprio lì che vorrei essere. 😉

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Grazia Gironella

Ott 16, 2021 at 9:10 PM

Craigh na Dun! Sto giusto vedendomi le puntate di Outlander. Mi sono domandata, a volte, se c’è un periodo storico in cui vorrei andare, ma non mi sono mai data una risposta. Diverse epoche mi interessano, ma l’idea di morire di raffreddore o farmi sbranare dai lupi mi ispira poco… 😉

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Barbara Businaro

Ott 17, 2021 at 7:50 PM

Eh, non a caso Claire è un’infermiera di guerra con la passione per le erbe curative! 😉
Cosa potrei portare di là per sopravvivere io? Saper cucire e rammendare (facevo da me i vestiti per la Barbie), saper cucinare anche con poco (eredità della vita in campagna da bambina, come il pentolone di rame dove fare la polenta), ma per tutto il resto mi servirebbe un corso di sopravvivenza nei boschi. E comunque non riuscirei a dormire all’aria aperta… 😀 😀 😀

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