Confidenze numero 34-2021 - Lo sai chi sono - Storia vera di Francesca A. Raccolta da Barbara Businaro

Lo sai chi sono
In edicola su Confidenze

Cari lettori, voi credete ai fantasmi? Agli spiriti che comunicano ancora con la vita?
Non scriverei La storia di Liam e Caitlyn, un amore diviso tra il mondo dei vivi e quello dei morti, cominciato in una strana notte di Halloween, se non fossi convinta che siamo immersi nell’inspiegabile e non siamo mai veramente soli, nemmeno in pieno giorno.
Potrei dirvi che ho visitato dei castelli intrisi della memoria di tragedie e sofferenze dove, narrazione della guida turistica a parte, non ho ravvisato nulla, non mi hanno lasciato alcuna sensazione particolare. Ho ammirato la maestosità delle costruzioni, con le imponenti torri e le buie segrete, lo splendore delle sale dipinte e gli oggetti antichi sotto le teche, pensando a quanti mani potevano averli sfiorati nel tempo, a quante vite sono passate di lì prima di me.
Ve ne sono altri invece dove ancora oggi non riuscirei nemmeno ad entrare, nemmeno con l’intensa luminosità del mezzogiorno estivo. Non sento voci sussurranti o rumori molesti, non c’è alcun rumore distinguibile da orecchio umano, però avverto un tremolio lungo la spina dorsale, un freddo intenso alla base della nuca, le orecchie che quasi si tappano e mi si accappona la pelle all’istante. Tutta colpa dell’umidità del luogo o di un istinto primordiale che mi avvisa di una minaccia?

So che qualcosa fugge alla mia umana comprensione, qualcosa che la mia mente tenta di spiegare con raziocinio, ma in effetti non ho mai né visto un fantasma né ascoltato alcun suono della sua presenza. I miei defunti attraversano i miei sogni, è lì che li ritrovo sempre con gioia, non portano numeri fortunati ma messaggi per il mio futuro, mi guidano mentre dormo tranquilla. Forse sono consapevoli che apparirmi davanti da sveglia mi farebbe finire in ospedale con una tachicardia pazzesca. Mi è bastato un vaso caduto senza spiegazione per accelerare il battito per tutto un pomeriggio.

Era il periodo in cui studiavo all’università, gli ultimi terribili esami, vivevo con i miei genitori ed ero a casa da sola, in una mattina di fine inverno. Stavo seduta al tavolo della cucina, la zona più calda del primo piano, ripassando mentalmente la teoria e terminando qualche esercizio sul quaderno. Nel silenzio ovattato dell’abitazione, all’improvviso un tremendo fragore di un vetro che rovina in frantumi. Sono saltata sulla sedia dallo spavento per quel brusco rumore. Proveniva dall’ingresso alle mie spalle.
Non poteva essere colpa della gatta, dormiva placidamente nel suo angolino sul divano di fronte, immobile da almeno un’ora, la testa appena alzata e un orecchio teso per capire cosa l’avesse svegliata dal riposo. Non poteva nemmeno essere un ladro che si avventurasse in una villetta in pieno giorno e in pieno centro, con la sorveglianza continua del vicinato curioso. Però per sicurezza presi il solido mattarello dallo stipetto degli utensili. Aprii piano la porta verso l’anticamera e vidi subito l’enorme vaso della Sansevera rovesciato sul pavimento, rotto in due parti, la terra sparsa sul tappeto al centro, le lunghe punte della pianta distese. Ma come…? Era tutto chiuso, non c’era un refolo d’aria, nessuno si era mosso, nessuno poteva essere passato di lì, il vaso stava in un angolo e non aveva motivo di ribaltarsi da solo. Non ho mai trovato alcuna spiegazione logica. Ma mi mancava tanto nonna Rina, se n’era andata velocemente e spesso le chiedevo di darmi un segno, che stesse bene. Ovunque fosse.

Coincidenze inspiegabili o presenze misteriose? Il cuore mi fa propendere verso la seconda.
Per questo ho creduto ad ogni singola parola di Francesca, della storia vera che vi presento oggi e che trovate in edicola (e pure in digitale sulla nuova app!) sulla rivista Confidenze. Mi è stata raccontata di mattina dalla protagonista, ci siamo date appuntamento a sentirci in pieno giorno perché altrimenti il ricordo di quell’incontro non l’avrebbe fatta dormire tranquilla.
Nonostante io creda agli spiriti, ai fantasmi, a una dimensione ultraterrena che in qualche modo ci sfiora, o forse proprio perché ci credo, nell’ascoltare dal vivo questa storia ho provato nuovamente quei brividi alla schiena che avverto davanti a quei castelli, e mentre la scrivevo per inviarla alla rivista per la pubblicazione, ogni volta che lavoravo sul testo della bozza, percepivo un soffio di aria gelata sul collo, come se qualcuno fosse lì dietro a controllare sullo schermo le parole digitate.

Anche se mi incute un po’ di timore, mi piace comunque pensare che lo spirito di Antonio fosse alle mie spalle a leggere la sua storia, nella memoria di una cara amica che gli ha voluto bene, seppure quell’ultimo saluto nel buio è stato tremendo…

 

Scrivere una storia vera
come se fossi lì con te

Tra tutte le storie vere raccolte e pubblicate fino ad oggi sulla rivista Confidenze, “L’ultimo sorriso”, “Dietro la mascherina” e “La fotografia di una vita”, questa è risultata la più intensa da scrivere. A un certo punto mi è sembrato quasi di entrare in un’altra dimensione spazio-temporale e di essere davvero lì, a fianco di Francesca nei momenti che stava ricordando, compresa quella notte di stupore, incredulità, angoscia e terrore puro.

E queste sono state le parole di Francesca, quando ha letto la bozza finale della storia, prima di essere inviata alla rivista:
“Mi fa impressione leggerlo così. Adesso ho capito come fai a raccontare le storie vere. Hai dipinto cose che non ti ho raccontato come se te le avessi raccontate io stessa, esattamente come se tu fossi stata sempre lì con noi. E mi è venuta la pelle d’oca leggendolo, come se non fosse capitato a me e non sapessi nulla.”

Ero lì, non proprio come un regista dietro la macchina da presa a fissare sulla pellicola la scena, quanto piuttosto come una vera presenza in quel momento, la mia stessa persona fisicamente vicino alla protagonista, per osservare gli stessi colori di lei bambina che va al mare accompagnata dal nonno, annusare gli stessi profumi delle notti calde d’estate a chiacchierare con gli amici per strada, ridere degli stessi scherzi fatti tra di loro lungo quella via dove tutti si conoscevano e infine ascoltare quella stessa voce così nitida nel buio, quelle parole di un amico scomparso tragicamente, quel sussurro dall’aldilà.
La scrittura, in un certo qual senso, annulla il tempo. Qualche volta anche lo spazio.
Ero proprio lì, con lei. Il suo spavento è stato il mio spavento, i suoi tremori sono diventati i miei tremori.

Scrivo per lo più di sera, dopo essere rientrata dal lavoro o anche più tardi, quando ho terminato le faccende di casa, nella penombra solitaria del mio studio, in fondo all’appartamento. Ma con questa storia non sono riuscita a scrivere serenamente. Continuavo a sistemare qualche frase, completare qualche riga e poi mi prendeva un certo disagio, dovevo alzarmi dalla sedia e farmi un giro in cucina, bere un bicchiere d’acqua, rubare un biscotto dalla dispensa, dare un’occhiata fuori dalla portafinestra, passare per la sala e guardare cosa davano in televisione. Poi infine tornare alla storia, perché sentivo che mi chiamava, dovevo arrivare alla fine. Mi rimettevo alla scrivania, digitavo nuovamente qualche parola, copiavo, incollavo, cancellavo, rileggevo il paragrafo precedente ed ecco di nuovo quella sensazione ansiogena. E via con un altro giretto per casa.
“Ma si può sapere cos’hai stasera?”
“Sto scrivendo.”
“Non mi pare…”
“Sto scrivendo di fantasmi.”
“E allora?”
“Ma è una storia vera.”
“Una storia vera. Di fantasmi. Ma per piacere!”
Gli scettici sono sempre dietro l’angolo… 😀

Quando ho concluso la bozza, quando tutto era al posto giusto, l’ansia nella stanza se n’è andata, lasciando una tranquillità felice. Non è così quando scrivo racconti di pura fantasia, non devo fuggire dalla scrivania, e non è stato così neppure nelle storie vere precedenti.
Ma poi ho pensato: se quella che gli scrittori chiamano ispirazione fosse una storia dall’oltretomba, solo con un’eco più lontana, assopita?!

 

Lo sai chi sono in edicola
e in digitale sulla nuova app Confidenze

“Nonostante siano passati tanti anni e adesso si accendano i lampioni appena il sole tramonta dietro le colline, ho sempre i brividi quando rientro da sola a casa lungo questa via. Perché è ancora vivo il ricordo di quella notte.
Sono nata e cresciuta qui, in questo borghetto di periferia della cittadina più ventosa e calda del tavoliere pugliese. Una strada lunga quasi cinque chilometri, leggermente in salita, su cui si affacciavano terreni suddivisi in fazzoletti lunghi tutti uguali dove sono nate villette che accoglievano famiglie sempre numerose all’epoca. La zona residenziale poi è cresciuta, abbiamo un paio di supermercati, una farmacia, diversi negozi e un piccolo centro commerciale raggiungibile in pochi minuti. Ma quando ero piccola, e la domenica mio nonno ci portava in campagna, mi sembrava di affrontare un viaggio avventuroso: si usciva dal centro abitato e si percorrevano strade impolverate prima di raggiungere il tratto di statale costeggiato da enormi pini di Aleppo, oramai scomparsi, per poi finalmente imboccare il vecchio tratturo di ciottoli che portava al mare.”

La storia vera continua sul numero 34 di Confidenze in edicola questa settimana, da oggi martedì 10 agosto.
Se passate di qui dopo la lettura, dopo esservi ripresi dalla paura o dalle lacrime, fatemi sapere che ne pensate! 😉

Confidenze numero 34-2021 - Una nuova storia vera in edicola

Per i lettori più tecnologici, c’è anche la nuova app Confidenze, disponibile sia per Android (cliccate qui: Google Play Confidenze) sia per Apple (cliccate qui: App Store Confidenze). Se siete già abbonati, potrete leggere la vostra rivista anche su tablet e smartphone. Se non siete abbonati, potete acquistare anche un singolo numero, abbonarvi per soli tre mesi o per l’intero anno e leggere Confidenze ovunque, anche con l’edicola chiusa. 🙂

Confidenze numero 34-2021 - La nuova app digitale

Comments (18)

IlVecchio

Ago 10, 2021 at 10:28 AM

Pane, posta e Confidenze. Sono uscito nella savana tropicale e adesso mi leggo al fresco questa nuova storia. Complimenti, mi pare che questo percorso prosegua bene. : -)

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Barbara Businaro

Ago 10, 2021 at 1:35 PM

Pane, posta e Confidenze è stupenda, come abbinata. 😀
Finché trovo delle storie vere interessanti, continuo…

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Giulia Mancini

Ago 10, 2021 at 10:34 AM

Fantastico c’è l’app di Confudenze! Mi hai incuriosito e quindi comprerò questo numero, magari appena arrivo in Puglia (sto per andare giù in treno e tra dieci minuti chiamo il taxi). Mi piacciono le storie di fantasmi, anche se non so se sarei capace di scrivermi, immergermi in una storia di fantasmi farebbe venire i brividi anche a me. Sì forse quel vaso era il passaggio di tua nonna Rina…
Se riesco a leggere la storia ripasso a lasciare un commento. Baci

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Barbara Businaro

Ago 10, 2021 at 1:38 PM

Buone vacanze Giulia! Salutami la Puglia, che anche quest’anno niente, non sono riuscita ad organizzarmi per scendere sul “tacco”. 😀
Eh, scrivere una storia vera non è come scrivere un racconto. I racconti di fantasmi li scrivo più che volentieri, c’è il distacco di un’opera totale di fantasia. Qua invece, ancora oggi a leggerla, nonostante i 35 gradi fuori, sento freddo sul coppino…

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Giulia Mancini

Ago 13, 2021 at 10:46 AM

Il racconto è molto bello, ho visto che ce ne sono diversi sullo stesso tema. Qui in Puglia fa davvero caldo, tra l’altro sono lontana dal mare…
Buon ferragosto

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Barbara Businaro

Ago 14, 2021 at 5:41 PM

Grazie Giulia di essere ripassata! 🙂
Sì, in questo numero di Confidenze le storie vere sono tutte focalizzate su coincidenze inspiegabili, esperienze un po’ ai confini della realtà, sogni premonitori, fenomeni paranormali, presenze misteriose, strani accadimenti. Ci sono anche due storie vere in più, di solito sono 12 ma in questo numero “speciale” sono 14. E non perderti il prossimo, dovrebbe essere quello con storie un po’ hot… 😉
Buon Ferragosto anche a te!

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Darius Tred

Ago 10, 2021 at 11:51 AM

“Voi credete ai fantasmi? Agli spiriti che comunicano ancora con la vita?”

A chi giriamo la domanda?
A Elda? O a Emme?
😛

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Barbara Businaro

Ago 10, 2021 at 1:41 PM

Vabbè, a te, anzi a voi, non lo chiedo proprio! 😛
Ma potrebbe essere interessante la risposta di Emme, in bilico tra scienza e soprannaturale.

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Darius Tred

Ago 14, 2021 at 10:00 PM

Intanto ho comprato la rivista, ho letto il tuo racconto e l’ho imbucata a Emme (che è in ferie).
Ti dirò.
Però (sarà un caso… ?) mi hai fatto ripensare a una mail che mi ha spedito un amico tempo fa.
L’avevo messa nel cassetto (dimenticandola).
E per “colpa” tua ha trovato il modo di uscire da quel cassetto…

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Barbara Businaro

Ago 17, 2021 at 12:38 PM

Quindi, attendo un responso da Emme? E poi attendo anche un tuo nuovo racconto?!
Perché sto controllando la pagina Facebook e il tuo blog, ma non vedo ancora niente… Dai dai, che l’estate è finita ormai! 😀

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Daniela Bino

Ago 10, 2021 at 12:19 PM

I fantasmi? Personalmente sono una persona concreta e la scienza è una sicurezza. Però un giorno, mentre stavo andando a trovare lo zio di mio marito, ricoverato in ospedale, presi sonno, cullata dal dondolio del bus su cui viaggiavo verso Padova. Una frenata mi risvegliò e guardai dal finestrino a che punto della tratta eravamo arrivati. Fu lì, alla fermata del Bassanello che vidi mio padre e lo zio di mio marito che mi guardavano sorridenti. Papà mi salutò con la mano. Ed io, per poco, non svenni. Quando arrivai in ospedale, sapevo già che lo zio di Loris stava per morire. E così fu.
Che dire, Barbara? Stavo ancora sognando? Non lo so. Però papà che mi sorrideva e mi salutava con affetto è stato un momento bello, confortante.
E veniamo al racconto: sono andata subito in edicola e mi sono portata via la mia copia di Confidenze. Ho letto il racconto tutto d’un fiato e le mie aspettative non sono state disattese: ben scritto come sempre e mi ha parlato di un episodio che ho sentito familiare. I fantasmi esistono: spesso perché abbiamo bisogno di conferme rassicuranti. Alle volte, sono pensieri che arrivano per punirci… o forse siamo noi stessi che lo facciamo inconsapevolmente? Non saprei. Ma ricordo papà e nonna Rina (ebbene sì, anche la mia si chiamava così e, quando nacqui, regalò due sanseviere alla mia mamma:da brivido questa coincidenza). E soprattutto lei mi manca da morire. Alle volte, nel cuore della notte, mi sveglio perché ho l’impressione che lei sia in piedi accanto al mio letto a vegliare su di me.

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Barbara Businaro

Ago 10, 2021 at 2:03 PM

Grazie di essere passata in edicola. Il merito della storia vera è sicuramente più di Francesca, che ha condiviso con me questo suo ricordo, anche doloroso, nonostante siano passati diversi anni dalla tragedia. Io ho solo rimesso in ordine i suoi pensieri, le sue sensazioni, ho dato voce anche ai suoi silenzi nel mezzo della nostra chiacchierata. 🙂
Non so se stavi sognando, quel giorno che tuo padre ti ha sorriso, preannunciandoti un’altra perdita. Forse anche i tuoi cari sanno che ti spaventeresti quanto a me, in piena coscienza, e quindi aspettano che tu sia addormentata o sonnolenta per portarti un saluto.
La mia nonna Rina (sì, ricordavo di questa nostra coincidenza nell’albero genealogico) è venuta a trovarmi la scorsa settimana, in sogno. Era davanti a me, sorridente e un po’ malinconica, girava per un lungo corridoio e guardava dentro ogni stanza, chiedendomi “Come siete arrivati a questo punto?” Era una domanda retorica però, la sua espressione mi diceva che lei lo sapeva già, molto prima che accadesse. Probabilmente per lei era evidente che saremmo arrivati proprio a questo punto…

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Elena

Ago 10, 2021 at 3:02 PM

Wow, Confidenze ha una app, avanti!!! Che bella questa collaborazione che prosegue, a sentire Daniela ti viene voglia di leggerlo subito! Un pò di piccante fa bene all’estate. Perfetto per le letture sotto l’ombrellone, da qualche parte, anche solo nella fantasia… Buona estate a e e a tutti i tuoi lettori

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Barbara Businaro

Ago 10, 2021 at 6:41 PM

Un po’ di piccante? Su una storia vera di spiriti e fantasmi?! 😀
Va bene che il peperoncino ce lo metto su tutto, ma questa è più una storia dolce amara, la tragedia di perdere un amico per una triste fatalità, e gelida come la paura, nel sentire la sua voce nella notte, giorni dopo averlo salutato nella bara…
Buona estate anche a te Elena.

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Paola

Ago 10, 2021 at 4:27 PM

Sono d’accordo con Francesca, tu hai un dono che non si limita al saper scrivere benissimo ma al saper ascoltare il prossimo e tradurne in parole i sentimenti, con partecipazione e delicatezza.
Attendo con ansia il sondaggio di Confidenze, sul risultato non ho dubbi

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Barbara Businaro

Ago 10, 2021 at 6:45 PM

Svengo… Posso stamparmi questo commento e incorniciarlo? Per i momenti bui, quelli pieni di dubbi e di stanchezza. ❤❤❤
Non so se è un dono, a volte è anche un peso, portarsi dietro le emozioni concentrate degli altri. Certo nella scrittura diventa un vantaggio, specie con le storie vere dove bisogna necessariamente entrare in sintonia con i protagonisti, condividere ogni loro pensiero, lacrime comprese.

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Sandra

Ago 16, 2021 at 8:37 PM

Arrivo lunga perché la ripresa del lavoro e sta botta di caldone mi hanno un po’ condizionata. Ma chiaramente ho preso la rivista e letto la storia, che ho molto apprezzato anche per l’ambientazione spazio temporale, non solo per la tua penna sapiente e l’avvenimento in sè. Brava!
Tocca avere le antenne molto attive per captare i segnali di chi è in un posto migliore, non tutti abbiamo questa capacità, avrei almeno due episodi piuttosto forti da raccontare, su mio nonno e mio padre, senza scomodare i fantasmi, la loro presenza da lontano è un conforto quasi tangibile che mi conforta molto.

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Barbara Businaro

Ago 17, 2021 at 12:59 PM

Grazie Sandra! Dai, che da questa settimana il caldo dovrebbe attenuarsi (a parte la storia vera hot appena pubblicata! 😀 )
L’ambientazione me l’ha fornita la protagonista Francesca, è stato così gentile da mostrarmi i luoghi che citava, sia su Google Street View che su vecchie foto di famiglia. Quando c’è possibilità, meglio sfruttare anche le immagini per aiutare la scrittura.
Tienili stretti quei due episodi, magari un giorno ce li racconterai, oppure li inserirai in un tuo romanzo, un piccolo ricordo di due persone che ti sono care e ancora molto vicine. 😉

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