Smemoranda e Serenase - Un racconto per Natale

Smemoranda e Serenase
Giorno 6 – Indovina chi viene a cena?

La vigilia. Pensavo avrei trascorso la giornata tra malinconia e solitudine, invece qui in paese si stanno tutti prodigando per me.
Clotilde mi ha portato una piccola teglia di lasagne pronte da scaldare, perché cenerà a casa dei suoceri. Per domani invece sono già invitata a pranzo da lei, giusto la porta qui accanto. Marisa, l’organizzatrice dei cori natalizi, è passata per regalarmi una focaccia dolce e biscotti alla cannella, fatti con le sue mani. Nonno Erminio, non vedendomi arrivare in negozio, a mezzogiorno ha inforcato il suo bastone e percorso tutta la strada dal centro per essere sicuro non rimanessi senza pane caldo. Mi ha chiesto se sono proprio sicura di non essere un dottore, almeno un pochino.
Mentre sto sorseggiando il caffè, arriva un messaggio da David: “Non torni a casa per Natale? Credo che dovremmo parlare.”
Non dubito nemmeno un secondo della mia risposta: “Sono già a casa. Parleremo quando verrò a prendere le mie cose, tra quindici giorni.”
L’amore è una questione di tempi e i nostri sono decisamente sbagliati.
All’imbrunire, sto cercando di capire come accendere il forno a gas, anche zia Effa ci litigava sovente, quando sento qualcuno armeggiare con la serratura del portoncino principale. Probabilmente un ladro che crede la casa vuota, visto che stupidamente mi sono dimenticata di accendere le luci dell’albero di Natale!
Spaventata a morte, afferro il grande mattarello e spengo subito la luce della cucina, nascondendomi dietro al frigorifero.
Sento l’anta dell’ingresso aprirsi con il solito cigolio e dei passi avanzare furtivi nella mia direzione. Qualcuno avanza dinnanzi a me al buio, cerco di colpirlo con tutta la mia forza ma prendo la parete, lui si abbassa per scampare al secondo attacco, mi afferra alle spalle e mi cinge stretta, toccandomi per errore un seno.
“Una donna? Ma che…” Mi lascia andare e indietreggia. Riesco ad accendere la luce ma tengo ben saldo il mattarello.
Decisamente non è un ladro, è vestito fin troppo bene, con un giaccone di firma. Con i capelli così arruffati e la barba incolta, è troppo carino per essere un ladro. “Chi cavolo sei tu? Cosa ci fai in casa mia?”
Mi guarda stranito. “A dire il vero questa è casa mia! Era delle mie zie e me l’hanno lasciata.”
“Zia Carmela e zia Genoveffa? Ma l’hanno lasciata a me!” Corro a prendere le lettere dentro la mia borsa e gliele mostro.
Dalla tasca della giacca lui tira fuori un’altra busta e me la porge. “Per Cristiano” c’è scritto.
Tra le altre cose le zie gli chiedevano di passare a controllare la casa la sera della vigilia. “Troverai una persona che ha bisogno d’aiuto.”
“Così tu sei Alice, la ragazza di Londra. Parlavano spesso di te, e in effetti sono rimasto sorpreso che mi abbiamo lasciato la casa.”
“Qui però leggo che ti hanno lasciato la proprietà del giardino…” correggo io.
“Si, il giardinaggio è il mio hobby, ma non ha molto senso lasciarmi solo il giardino. Ci sarà qualche errore.”
Gli restituisco la busta. “Le conoscevi da molto? Non mi ricordo di te, non ne hanno mai fatto parola.”
“Solo da un paio d’anni, quando i miei hanno acquistato la villetta di fronte. Adesso è chiusa perché sono ospiti di mia sorella per queste feste. Io invece vivo in un monolocale in città, ma torno qui nel weekend.”
Ad un tratto il suo stomaco brontola stizzito per la fame.
“Scusa, è da stamattina che non tocco cibo, al lavoro non ho avuto tregua oggi. Torno indietro e mi cerco una pizzeria. Se non hai bisogno di aiuto…” Mi sorride e io sono costretta a distogliere lo sguardo per non arrossire.
“Beh, se mi aiuti ad accendere quel malefico forno, posso offrirti una bella porzione di lasagne fatte in casa.”
Se è qui un motivo ci dev’essere. Voglio fidarmi di zia Mela e zia Effa, finora non hanno mai sbagliato.
Mentre la nostra cena si scalda, prepariamo insieme la tavola. “Allora Cristiano, tu che lavoro fai?”
“Sono un medico, chirurgia d’urgenza.”
Non ci posso credere. Le zie non possono aver pensato anche a questo!

(continua…)

 

Segui tutto il racconto Smemoranda e Serenase, un giorno alla volta: calendario del racconto

Comments (6)

Nadia

Dic 24, 2018 at 6:07 AM

Profuma sempre più di serendipità e mi piace tanto… Brava Barbara!

Reply

Barbara Businaro

Dic 24, 2018 at 7:17 PM

Serendipity, uno dei miei film preferiti da sempre… che calza a pennello proprio a Natale (ma io me lo guardo anche a Ferragosto 😀 )

Reply

Rosalia Pucci

Dic 24, 2018 at 9:31 AM

Bello, bello! Appena ho un attimo per respirare, me lo rileggerò tutto da capo. Colgo l’occasione per augurarti un Natale felice! Un abbraccio

Reply

Barbara Businaro

Dic 24, 2018 at 7:17 PM

Grazie, grazie! Buon Natale anche a te Rosalia! 🙂

Reply

newwhitebear

Dic 24, 2018 at 9:36 PM

Vediamo di ricapitolare. Alice ha la casa, Cristiano il giardino vuoi dire che le due care ziette hanno pensato di rimediare all’errore di Alice con David? Visto che vanno d’amore e d’accordo…

Reply

Barbara Businaro

Dic 26, 2018 at 1:17 PM

Meglio di un’agenzia matrimoniale queste zie… 🙂

Reply

Leave a comment

Rispondi a Barbara Businaro Annulla risposta