Smemoranda e Serenase - Un racconto per Natale

Smemoranda e Serenase
Giorno 5 – La scatola dei ricordi

Nei giorni scorsi ho pulito e sistemato tutte le altre stanze della casa, evitando di entrare in questa: lo spazioso studio con l’ampia vetrata che guarda a sud, dove le zie passavano la maggior parte della propria giornata, zia Mela con i suoi acquerelli e zia Effa con i suoi ricami e i suoi merletti.
Entro con uno strano senso di pesantezza nel cuore, la loro mancanza qui è più tangibile che altrove, il loro spirito in ogni granello di polvere depositato sopra gli oggetti. Ho davvero la sensazione di vedermele spuntare alle mie spalle, salutandomi come se niente fosse accaduto.
“Alice cara, com’è andata a scuola?”
“Chi se ne frega della scuola! Vieni qui a dipingere con me!”
Sopra il tavolo al centro della stanza noto una bella scatola voluminosa, di un rosa sbiadito. Il coperchio riporta il mio nome e sembra chiamarmi.
Lo sollevo curiosa: all’interno ritrovo gli anni trascorsi, i miei disegni, i miei primi, e unici, tentativi con l’ago e filo, i lavoretti di scuola con la pasta modellabile, addirittura tutti i pupazzetti creati con i rotoli della carta igienica, la colla e le veline colorate. Persino la collana di bottoni, tutti così diversi e brillanti.
Sul fondo ci sono persino un’agenda Smemoranda ed una scatola di Serenase.
Scoppio a ridere esattamente come allora! I primi acciacchi dell’età le avevano portate a litigare più del solito, rendendo difficile la convivenza: zia Mela si dimenticava telefonate, messaggi, appuntamenti, scadenze; zia Effa si agitava per qualsiasi contrattempo, arrivando a vere crisi di panico e pericolose tachicardie. Per sdrammatizzare, a zia Mela regalai un’agenda, una Smemoranda per una smemorata, e per zia Effa presi in farmacia le pillole che le aveva prescritto il medico, tingendo però di fucsia la confezione. Quel pomeriggio ridemmo tutte e tre fino alle lacrime. Smemoranda e Serenase diventarono i loro soprannomi, per fare la pace.
Mentre rimetto tutto in ordine dentro la scatola, il mio piede urta sotto il tavolo qualcosa che tintinna. Mi chino a controllare: dentro un enorme scatolone da trasloco ci sono un albero di Natale sintetico smontato e tutto il materiale per decorarlo, comprese le campanelle che hanno appena suonato.
Non posso pensare che anche questo sia finito proprio qui per caso: ogni anno lo preparavamo insieme, proprio di fronte alla vetrata, così la sera si vedeva illuminato dalla strada principale. Sposto lo scatolone vicino alla finestra e mi metto al lavoro.
Passato il tramonto, quando sto cercando di infilare il puntale in cima, sento delle voci intonate avvicinarsi piano piano lungo la via. La Chiarastella!
Da bambina li attendevo sempre trepidante, questo gruppo che cammina di casa in casa, cantando i cori natalizi, qualche volta accompagnati anche da Babbo Natale in persona, a cui io ovviamente ricordavo di avergli spedito la letterina e, semmai se ne fosse dimenticato, cosa c’era scritto.
Scendo dallo sgabello e corro ad aprire.
Mentre gli altri continuano la loro melodia, mi si avvicina una signora rubiconda con il cestino delle caramelle in una mano ed una cassettina per la questua nell’altra. “Tu devi essere Alice. Carmela e Genoveffa ci parlavano sempre di te, con orgoglio. Siamo felici di averti qui.”
Dato che hanno quasi terminato il giro, mi invitano a seguirli per bere vin brulé tutti insieme al centro ricreativo del paese.
Tra loro a sorpresa ritrovo alcuni dei miei vecchi compagni delle elementari, quei pochi che ancora vivono e lavorano in queste zone.
E se rimanessi anch’io, almeno per un po’?

(continua…)

 

Segui tutto il racconto Smemoranda e Serenase, un giorno alla volta: calendario del racconto

Comments (7)

Nadia

Dic 23, 2018 at 8:30 AM

Ecco spuntare il titolo e i soprannomi, ed ecco il vin Brule che a me personalmente piace moltissimo. Fa tanto conviviale!

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Barbara Businaro

Dic 23, 2018 at 6:52 PM

A me in realtà non piace, non mi piace proprio il vino, per cui… (no, il whisky è n’altra cosa! 😀 ) Però in genere dove c’è il vin Brule ci sono anche cioccolata calda o tè speziato. E quindi casco bene lo stesso! 🙂

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Giulia Mancini

Dic 23, 2018 at 3:25 PM

Ecco svelato il titolo, aspetto il resto;)

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Barbara Businaro

Dic 23, 2018 at 6:50 PM

Prima c’era il titolo, poi sono arrivate un paio di scene, ed è nato il racconto. Alla fine ho trovato quest’immagine e sono proprio loro: zia Effa – Serenase a sinistra, zia Mela – Smemoranda a destra. 🙂

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newwhitebear

Dic 23, 2018 at 6:14 PM

sempre più avvincente questo racconto che odora di ricordi e amore.
Alice… si ferma, si ferma e non solo un po’

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Barbara Businaro

Dic 23, 2018 at 6:46 PM

Eh, ma ci vuole un altro buon motivo per fermarsi no? 😉

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newwhitebear

Dic 24, 2018 at 9:41 PM

ma certo. Un buon motivo. Uno solo? Mi sembra pochino… immagino che ne troverai più di uno

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