Scrivere dall'isola d'Elba: ispirazione o distrazione?

Scrivere dall’isola d’Elba: chiacchierata con Rosalia Pucci

Quando qualcuno tre mesi fa ha proposto l’isola d’Elba come meta per le ferie estive, mi sono morsicata la lingua e ho trattenuto al massimo l’entusiasmo. Primo perché fiuuuu, anche per quest’anno niente aereo, evvai! e nel frattempo chissà che qualcuno s’inventi il teletrasporto o il raggio traente. Secondo perché l’Elba è un’isola, isola significa terra completamente contornata dal mare, trecentosessanta gradi di spiagge e acqua cristallina (non quella discarica a cielo aperto a cui siamo abituati noi dell’Adriatico…) Mare, mare e ancora mare!!
Terzo, last but not least, io conosco qualcuno all’Elba, qualcuno di cui ho appena letto un bel libro d’esordio e che non ho potuto incontrare al Salone del Libro di Torino. Quale occasione migliore per vedersi e scambiare dal vivo due parole? Che sì, il web aiuta ad accorciare le distanze, ma vuoi mettere la soddisfazione di un sorriso e un abbraccio in real time?
Così me ne sono stata zitta zitta.
Se mi fossi dimostrata troppo euforica, il sospetto che io trami qualcosa (“Ebbbbasta con stò blog!! Moéghea!”) avrebbe fatto subito cambiare destinazione. Il fattore sorpresa è determinante per i piani ben riusciti. “Si, l’Elba non è male. C’è solo il problema del traghetto…”

Quel che è successo poi potrebbe diventare il monologo più comico di tutte le stagioni di Zelig.
Perché arrivi alla prima rotonda di Piombino con ben tre ore di anticipo sulla partenza, quindi in tempo per il pranzo e per le operazioni di routine dell’imbarco, quando ti smistano alla banchina del porto per le varie destinazioni. Ma l’ora del pranzo se ne va in un’interminabile coda a passo d’uomo, durante la quale l’auto davanti a te rimane scarica di batteria e che fai? Non gli dai una mano, dato che alla vicina pompa di benzina della Esso non hanno nemmeno un cavolo di jump starter e solo tu – donna fessa che non sai guidare, stai a casa a fare la calza – ti porti sempre a bordo i cavi? Abbiamo saltato il pranzo, ci siamo sporcati di grasso ma abbiamo dato una mano, che un giorno la batteria scarica potrebbe essere la mia.

Pensi che il karma girerà, che una buona azione verrà ricompensata. Arrivi al molo, ancora in tempo, e ti senti dire che “il traghetto per Cavo non c’è, dovete prendere quello per Portoferraio”. Come non c’è? “Guasto. Ma non si preoccupi, per Portoferraio sono solo 20 minuti di navigazione in più.” Certo, dall’altra parte dell’isola però.
Pazienza. Pazienza che si è prolungata per ben 4 ore, pazienza che già lunedì è diventata un reclamo ufficiale alla Moby Lines, in quanto la linea Piombino-Cavo è stata soppressa ancora una settimana prima senza avvisare i clienti in arrivo. E il Regolamento Europeo 1177/2010 prevede il rimborso del 50% del biglietto (comunque gli Elbani consigliano Blue Navy, poche corse giornaliere ma almeno loro gli orari li rispettano).
Nonostante tutto sono parecchio malleabile quando sono in ferie, e quindi la butto in ridere. “Ma la Moby la stanno varando adesso a Genova? Sarà mica che gli è arrivato giù un aggiornamento di Windows al computer in plancia?!” 😀
Poi c’è il mare lì di fronte a me, l’acqua blu, ma blublu! Cos’altro può succedere ancora?!

Carabinieri. Paletta.
Libretto, il mio. Patente, la sua. Controllo di routine.
Il carabiniere torna però al finestrino con uno strano sorriso, soprattutto rivolto a me. E non credo ci stia provando.
“Quanto vi trattenete?” Siamo appena arrivati…
“Ma lei lo sa di avere la patente scaduta?” Ecco perché rideva nella mia direzione, perché già sa il supplizio che dovrò portarmi per i prossimi sette giorni.
Lo spatentato lo posso dare in pasto ai pescecani? No, nel Tirreno non ci sono i pescecani, peccato.
Una settimana da Ambrogio, in un’isola piena di curve, un’ora per percorrere 25 chilometri. Che karma!!

In realtà me la sono goduta fino in fondo. Che a me le avventure piacciono e nel giro di un giorno ero già in modalità rally. “Dai nonno, muoviti!!”
E soprattutto ho potuto giocare il jolly. “Avrei un’amica da incontrare, qui, nell’isola…”
Così mi sono trovata finalmente con Rosalia Pucci, che ho conosciuto sul suo blog Scrivere la vita, autrice del libro Come una piuma. E passeggiando per le strade di una Capoliveri piena di musica e mercatini, abbiamo chiacchierato dei nostri progetti, di scrittura e di librerie.

 

Come una piuma

La prima cosa che colpisce di Rosalia, ops Maura (il suo vero nome è Maura Puccini), è la sua voce calma e soave, carezzevole proprio come una piuma. E’ questo che mi evoca il titolo del suo libro, nonostante io conosca il riferimento al tema importante dell’anoressia, di voler essere magre e leggere, come una piuma appunto.
L’ho acquistato al Salone del Libro di Torino ed era tra i cartacei del comodino in attesa di lettura. Quando è arrivata la proposta dell’Elba ho davvero pensato di portarmelo in vacanza, era perfetto! In un attimo di relax, facendo ordine proprio tra i libri impilati, l’ho aperto e ho letto solo l’incipit:

In tutti i drammi che mi riguardano c’è sempre stato l’aspirapolvere di mia madre in sottofondo, ossessivo compulsivo come lei nel cercare i granelli che non hanno il tempo di depositarsi sul pavimento. Guardo la bocca insaziabile ingoiare pelucchi, acari, palline minuscole, briciole e immagino il sacco pieno degli scarti di una vita, mentre la mia pancia è vuota da tre giorni.

Uno schiaffo in pieno viso, che scuote l’animo del lettore più disinteressato. Ho continuato l’immersione e l’ho divorato in due giorni.
La parola divorare non è proprio il massimo associata ad un romanzo sull’anoressia, ma così è. Quell’aspirapolvere mi ha catalizzato. Ci vuole una gran dose di empatia per riuscire a scrivere della malattia con i toni delicati che ha usato Rosalia, delicati e crudi allo stesso tempo.
Quando ci siamo viste di persona è scattato l’abbraccio spontaneo, perché libri e parole ti legano anche a distanza siderale.

 

Come una piuma di Rosalia Pucci, scrittrice dell'isola d'Elba

Chiacchierata con Rosalia Pucci

Parlando delle ferie, e del lavoro che è rimasto a casa, la prima domanda me la fa in realtà lei. Ed è una curiosità che mi chiedono in molti.

Rosalia: Come fai a rimanere tutto il giorno davanti al computer, con una professione così impegnativa, e poi continuare ancora per scrivere, per il blog?

Barbara: Cambio computer! 😀
In realtà il mio lavoro non ha nulla a che vedere con la scrittura o con il blogging, sono due ambiti completamente differenti. Mi occupo di consulenza su sistemi documentali e workflow per grandi industrie e poli bancari, di fatturazione elettronica e digitalizzazione dei processi aziendali, utilizzando tecnologie come ECM, BPM, CMS e Collaboration. Un altro mondo. Anche la manutenzione che viene fatta qui su webnauta è qualcosa che risale a molto prima delle mie competenze professionali, a quando ancora studente del primo anno di Statistica recuperavo vecchi computer fissi rotti dagli uffici di amici e parenti e con i pezzi sani cercavo di rimetterne in piedi almeno uno, dei moderni Frankenstein. Già all’epoca ero abbonata a PC Open e PC Professionale, altro che Cosmopolitan o Glamour. Ricordo ancora la faccia stralunata di mia nonna che per un compleanno disse di volermi regalare un bel vestito, elegante, a fiori, e io le risposi che mi sarebbe stato più utile un computer portatile!
E adesso, dopo vent’anni, preferirei decisamente un bell’outfit di Gucci selezionato da Enzo Miccio!

Comunque non è una battuta: davvero cambio computer.
Per lavoro siamo tutti attrezzati con un portatile aziendale potente e, oltre a questioni di sicurezza, è decisamente eccessivo solo per scrivere.
Senza contare il rischio psicologico di associare la scrittura all’obbligo lavorativo, togliendo gran parte del piacere.
Quindi utilizzo i miei computer, un laptop un po’ più scarno, poco più di una macchina da scrivere collegata in rete, oppure il desktop fisso se necessito di attività più complesse. Quando mi capita di telelavorare, cambio anche postazione. Il mio luogo preferito per scrivere rimane, purtroppo per gli altri residenti, il tavolo da pranzo perché dà sulla portafinestra principale della casa, quella che mi consente di spaziare all’esterno e di avere più luce naturale.
Ancora per poco però. Dall’anno prossimo dovrei avere un angolo tutto mio in giardino, una dépendance esclusiva.

E poi ci vuole entusiasmo.
Anch’io ho le serate che butterei tutto all’aria, figurati se ho voglia di mettermi lì a scrivere, curare il blog, leggere sui social, programmare calendari e attività. Vedrei solo il divano. Poi penso a quanto ho realizzato, a quanto c’è ancora da fare e che solo con la perseveranza si può ottenere qualcosa. E la perseveranza la alimenti solo con l’entusiasmo.
Lo dice anche Frank Bettger nel suo manuale Come si diventa un venditore meraviglioso: “Un uomo entusiasta può fare qualsiasi cosa”.

Rosalia: E’ vero, l’entusiasmo dovrebbe essere il motore di qualsiasi attività.
Mi hai fatto venire in mente a cosa può portare la mancanza di entusiasmo: proprio qualche giorno fa ho conosciuto un libraio di Piombino, la città portuale da cui si raggiunge l’Elba. E’ proprietario di una delle più antiche e prestigiose librerie della città e l’ho contattato per una presentazione. Non poteva credere che mi fossi rivolta a lui e non alla Coop, a cui ha rivolto i peggiori epiteti, che dopo aver aperto una bellissima libreria, a suo dire, ha fagocitato tutto: clienti ed eventi. L’ho visto spento e privo di iniziativa. Non ha una presenza social, né ha pensato a creare la mailing list dei suoi clienti, pertanto non sa come contattarli in caso di novità editoriali o iniziative. Mi ha colpito tanta rassegnazione, capisco la difficoltà di resistere a una catena, ma ognuno deve cercare di fare la propria parte.

All’Elba non abbiamo librerie di catena, questo sicuramente favorisce il successo delle librerie indipendenti come Mar di Libri o La Libreria stregata, a Portoferraio e La Nottola a Capoliveri, il paese dove vivo. Il libraio di fiducia sa consigliare, conosce molte delle opere che vende, instaura con il cliente un rapporto amicale. La blogger Petunia Ollister afferma a ragione, secondo me, che quella del libraio è la professione più bella del mondo. Io non rinuncerei mai a una visita alle mie amiche libraie, mi auguro che resistano il più a lungo possibile.

Barbara: Nella mia zona, vicino alla città di Padova, non ci sono librerie indipendenti fuori dal centro. La più vicina che ho è una libreria di catena all’interno di un centro commerciale, più piccola del vicino salone di parrucchieri, per dire. E quando ci vado, non trovo mai quello che cerco. Primo perché ovviamente danno maggiore risalto alle produzioni della loro filiera commerciale e secondo perché essendo così minuscola non può certo avere a disposizione tutto il catalogo. Quando vi ho acquistato il primo libro della saga Outlander di Diana Gabaldon, i cartacei erano ammassati ancora nello scatolone, bistrattati in magazzino. La copia migliore era talmente sgualcita da sembrare rosicchiata.
Un’altra libreria esterna alla cintura urbana è sempre in un altro centro commerciale: qualche anno fa era davvero bella grande, al pari del negozio di scarpe o di quello d’elettronica per capirci. Due anni fa l’hanno spostata e la sua dimensione si è ridotta ad un terzo. Segno che non vendeva a sufficienza per potersi pagare l’affitto.
Per arrivare nel cuore di Padova, chi è della periferia come me deve prendere l’auto, lasciarla in uno dei parcheggi scambiatori (pagando almeno 1 euro) e prendere il tram o l’autobus (altri 3 euro). Il tram ci mette circa 20 minuti e da lì ti sposti a piedi o dentro la zona ZTL dove sono concentrate la gran parte delle grosse librerie o poco fuori dove ce ne sono alcune per ragazzi e qualche libreria indipendente. Solo per gli spostamenti, se ne va via mezza giornata.
Ed è tempo sprecato per me, che potrei passarlo a leggere o a scrivere.

Nel 2009 fu aperta una bellissima libreria Lovat nell’area commerciale di Padova Est, di fronte al complesso Ikea, con una metratura e un’esposizione di libri incredibile, compreso l’angolo per le letture ai bambini o quello per ospitare gli autori. Portarono anche Jeffery Deaver oltre che autori nostrani. Era comoda da raggiungere tramite le tangenziali e forniva ampio parcheggio. Ma furono lasciati soli. Mancava un adeguato collegamento urbano dal centro cittadino per gli studenti e gli anziani, sostegno e pubblicità alle loro iniziative, una gestione ottimizzata del complesso commerciale. Chiusero nel 2011. E fu a mio avviso una grave perdita, una sconfitta epocale per chi non ha saputo amministrare quell’area.
Alla fine cedo all’acquisto in rete, che sia Amazon o qualche altro canale, compreso il mercatino dell’usato di ComproVendoLibri. Trovo quello che cerco in poco tempo e i libri arrivano a casa senza che debba spostarmi. Certo non posso sfogliarli e si perde molto del profumo della carta e del fascino tattile della copertina.

 

Scrivere dall’isola d’Elba

Quest’isola è meravigliosa, un piccolo gioiellino che concentra tutti i colori del mare, diverse tipologie di spiagge, dalla sabbia fine ai grossi ciottoli, una stupenda varietà di minerali, dalla pirite all’azzurrite, e si eleva al cielo con le sue ripide montagne, disegnando una babele di sentieri da scoprire. Davvero non manca nulla!

Scrivere dall'isola d'Elba: tutti i colori dell'isola

 

E in mezzo a cotanto splendore mi sono chiesta: come riuscire a concentrarsi nella scrittura?
In una settimana non ho scritto mezza riga. Ho letto, ma sempre con un piede in acqua. La distrazione era continuamente lì, nel richiamo suadente delle onde.

Barbara: Com’è scrivere da un’isola?

Rosalia: Per un isolano, intendo originario dell’isola, il mare è un elemento imprescindibile. Qualsiasi luogo egli visiti, il suo sguardo finisce per ricercare la magica distesa azzurra senza pace. La mancanza del mare è una sensazione che rischia di sopraffare. Il mare per me è fonte d’ispirazione in tutte le stagioni. Immutabile eppure così mutevole, in ogni periodo dell’anno assume sfumature diverse e particolari. Una mutevolezza che, per chi lo sa guardare, ti sorprende anche durante lo stesso giorno: un minuto è calmo e gentile, un altro è increspato e nervoso.

Io e te ci siamo date appuntamento alla Madonna delle Grazie, a pochi metri dalla casa di Giorgio Faletti. Lo scrittore in numerose interviste, parlò proprio della forza ispiratrice del mio mare. Prima di morire scrisse “Da casa mia si vede il mare” una canzone i cui i diritti, per suo volere, sono di Capoliveri. Dice a un certo punto:

“C’è la ruggine ferrosa di miniere a cielo aperto

ed un panno di vigogna quando il cielo è più coperto

e c’è il fumo degli incendi sulla grande montagna

che si vede da lontano fino in fondo alla campagna

c’è la notte da scoprire e poi c’è il giorno da inventare

io lo so perché da qui ch’è casa mia si vede il mare”

 

E con questi versi estrapolati dal testo suggestivo di Faletti, cerco di spiegare cos’è l’Elba d’inverno. Nonostante gli inevitabili disagi che derivano dall’isolamento, se d’estate l’Elba è la meta ideale dei turisti, d’inverno è il luogo dei viaggiatori, degli esploratori, che in senso figurato, sono coloro che tentano di dare senso all’esistenza. Credimi, nel silenzio, nella pace di un tramonto, si possono trovare risposte inaspettate.

L’ideale per me sarebbe avere una casa a pochi passi dalla spiaggia, per intensificare un rapporto benefico da ogni punto di vista. Durante un incontro del Laboratorio di scrittura che ho tenuto a Portoferraio, io e le mie amiche abbiamo preso le nostre cartelline e ci siamo trasferite su uno scoglio davanti alla Spiaggia delle Ghiaie. Ricordo che quel giorno, sono emersi vissuti profondi, ferite inesplorate. Credo che ci sia una relazione tra il senso di eternità che trasmette il mare e l’interiorità che Freud chiamò “psiche”.

Che dire se non che le invidio da matti questa bellissima lunga scrivania tra le acque?
Ci siamo lasciate con questa bella foto di noi. E come tutte le volte che incontro qualche altro blogger, se mi fanno la dedica mi dimentico la foto, e se faccio la foto… mi dimentico la dedica! Dovremmo rivederci per forza Rosalia, voglio l’autografo! 😉

Scrivere dall'isola d'Elba: io e Rosalia Pucci

Dentro un libro!

Per tutta la settimana ho scherzato su Facebook fingendo di essere a Ventazze, l’isola dove è ambientato il romanzo L’Inevitabile Crudo Destino di Riccardo Moncada, perché in alcuni momenti mi sembrava proprio di essere laggiù. E perché sapevo che in qualche modo avrei dato qualche scossa ispiratrice al suo autore, che sta scrivendo il secondo libro della serie.

Poi un giorno arrivo in orario di pranzo a Marciana Marina, mi lascio guidare dal mio naso affamato ad un ristorante sul lungomare, mi siedo, studio il menù che mi offre il cameriere, alzo lo sguardo e cosa mi trovo davanti, lì a pochi metri?!
I delitti del BarLume!!

Scrivere dall'isola d'Elba: I Delitti del BarLume

 

Uscito dai romanzi di Marco Malvaldi, il BarLume creato per la serie tv è rimasto intatto, anche negli interni, ci dovrebbero girare a breve la nuova stagione… però Filippo Timi non c’era, mannaggia!

 

Però, che strano essere dentro un libro! 😉

 

 

Comments (25)

Giulia Mancini

Lug 13, 2018 at 6:40 AM

Che meraviglia l’isola d’Elba, è una delle isole in cui mi trasferirei volentieri a vivere e a scrivere, precisamente a Capoliveri. In questa vacanza sei riuscita a godere del mare bellissimo, incontrare Rosalia ed entrare dentro i gialli del barLume, facendo un saluto a Faletti che da lassù continua a guardare il mare.

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Barbara Businaro

Lug 13, 2018 at 2:12 PM

Anch’io mi ci trasferirei domani, non so però in quale punto dell’isola. Anche nella parte orientale di Cavo e Rio Marina non si stava male e in genere preferisco le spiagge più naturali, di stabilimenti ne abbiamo anche troppi nella riviera Adriatica, tutti appiccicati!

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Rosalia Pucci

Lug 13, 2018 at 8:14 AM

Cara Barbara, che emozione rivivere la bella serata trascorsa! Grazie. Tutte le più belle avventure hanno un inizio tragico:). L’importante è non lasciarsi scoraggiare. Al prossimo incontro!

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Barbara Businaro

Lug 13, 2018 at 2:20 PM

Tragicomico direi! Quelle cose impossibili che capitino tutte insieme che quando succede non riesci a non buttarla in ridere! 😀
Per un attimo, ma solo per un attimo, mi sono ricordata di Giovanni in Così è la vita:

https://www.youtube.com/watch?v=MLerZgmzsi4

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Nadia

Lug 13, 2018 at 9:15 AM

Vacanze con sorpresa e non senza imprevisto direi. Io anche dimentico sempre qualcosa, credo sia il minimo sindacale. Ma che belle che siete nella foto, vi ripeto.
Conoscersi dal vero è una manciata di sale in più, ora quando vi scriverete via web sarà come se la voce uscisse dalle parole. A me con Sandra è successo proprio così.
Certo che l’idea di Ventazze mi ha fatto sorridere parecchio, mi domandavo dove fossi in realtà e chissà che quel pelandrone del suo scrittore nel frattempo non si sia sentito tirare le orecchie? Speriamo.
Direi una vacanza molto intensa sotto tanti punti di vista.

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Barbara Businaro

Lug 13, 2018 at 2:29 PM

Nadia, lo sai vero che mi manchi tu all’appello per l’incontro dal vivo?! Ce la faremo mai? 😀
Non so come m’è uscita l’idea di Ventazze… non volevo dire dov’ero per lasciarvi la sorpresa dell’incontro con Rosalia, che noi c’eravamo date appuntamento per tempo. Avrei dovuto anche salire al Monte Capanne come ha fatto lei con il suo gruppo Diversamente Sani Onlus, ma non era la settimana giusta né per il tempo, né per le dotazioni (scarpe da ginnastica non sono proprio adeguate per quei sentieri) e lo spatentato s’è tirato indietro. E poi con quel mare, il richiamo era irresistibile per chi non ci vive tutto l’anno!
Arrivando al porto ho visto una pianta di fico d’india, guardandola da lontano dal traghetto sembra una piccola isola, e poi ho finito col giocare con chi tu sai. Secondo me per tutta la settimana si girava intorno nella sua isola, spaventato all’idea di vedere la borsa webnauta! 😛

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Luz

Lug 13, 2018 at 11:25 AM

Che bel racconto. Fa venire voglia di vedere anche questa fra le magnifiche isole italiane. Mi manca all’appello, è comunque in elenco fra i luoghi dove voglio trascorrere qualche giorno, magari proprio in luglio.
Quando ci si incontra fra blogger è una bella sensazione, perché riesci non solo a dare un volto a chi scrive, ma ti accorgi di avere molto in comune, se non altro il bene della scrittura.
Bello quel mare, e sono letteralmente innamorata di quel BarLume.

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Barbara Businaro

Lug 13, 2018 at 2:34 PM

Guarda, è consigliato di andarci a giugno, prima settimana di luglio e poi a settembre (però hai meno ore di luce sulle spiagge), perché poi diventa pienissima di turisti. Chi c’è andato in agosto, ma anche gli stessi residenti mi hanno detto che diventa caotica. E allora rischi di perderti il bello.
Il BarLume è fantastico! Spero non lo rimuovano dopo aver girato la serie. Non sarà storico, non sarà estetico, ma ha un suo fascino. Letterario, se vogliamo. 🙂

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newwhitebear

Lug 13, 2018 at 5:57 PM

Isola d’Elba… che bei ricordi. Quindici giorni da sogno. Rio Marina, Capo d’Arco, Capoliveri, Marciana… Però deve essere un vizio quello di sopprimere le corse per Cavo. Ricordo che all’andata abbiamo dovuto scendere a Portoferraio, perché la corsa per Cavo-Rio marina era stata soppressa.
Belle le immagini e stupenda l’intervista.
Ma a Padova non ci sono più librerie? Quando, molti anni fa, abitavo a Padova, ricordo in centro molte librerie ben fornite.

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Barbara Businaro

Lug 16, 2018 at 9:41 AM

Interessante che anche per te avessero soppresso la corsa! Effettivamente il porticciolo di Cavo è troppo piccolo per gestire l’afflusso di auto in entrata/uscita dal più minuscolo dei traghetti in circolazione. Quello di Rio Marina è leggermente più grande ed è fattibile. Tra l’altro spostando tutte le corse a Portoferraio, la città si congestiona in poco tempo: ci sono tre moli ma non lo spazio sufficiente per i veicoli in attesa, così si riempiono tutte le strade adiacenti, bloccando i residenti. E in ogni caso: non dovrebbero vendere dei biglietti di corse che non esistono!
A Padova città ci sono librerie, di catena (Feltrinelli dietro al Palazzo del Bo, Mondadori in Piazza Insurrezione e dentro la stazione FS, le varie Librerie Progetto più per testi universitari, la Libreria IBS e Libraccio) e locali (la storica Libreria Zannoni ora ridimensionata in Libreria Altrevoci, Libreria Universitaria dentro il Palazzo del Bo, la Libreria Cortina vicino al Dipartimento di Matematica). Ma io non vivo in città, sono fuori della cintura urbana, in un comune limitrofo. 🙂

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Marco Amato

Lug 13, 2018 at 6:47 PM

Come un ebete, quando stamattina ho visto il tuo post su Facebook, sono rimasto con la bocca a O per un minuto, per poi esclamare: Elba! Isola, isola d’Elba! E sono caduto giù dalla sedia. XD
Mi sono talmente tanto arrovellato. Sono andato per esclusione. Via le Eolie, niente rocce vulcaniche. Sono passato per le Tremiti… naaaa, morfologia non congruente. Ho pensato alla Croazia. Una delle isolette di lì, d’altronde dal Veneto, è un saltello (beh, quasi), ma sono al confine di porta. Altre isole di qua, altre isole di là. E le Egadi no. Pantelleria, Lampedusa, Linosa, USTICA! No, no… Ok, magari le isole campane…. e invece… proprio quella che ho detto: dai troppo ovvia, la più grande, Toscana, c’è stato pure quello prigioniero, il tizio Corso che pensava di giocare alle battaglie come noi giochiamo a Risiko!
Ed eri lì. Spiazzato alla grande, ottima location per Ventazze.
Comunque la madonnina del porto, il relitto sommerso e il parco acquatico, sono già segnati per il romanzo numero quattro… (a meno di idee devianti), sei già iscritta per i ringraziamenti cromatici del quarto!
Brava, vacanza splendida. Il Barlume meraviglioso! E l’incontro con Rosalia interessante. Ancora non ho avuto occasione di seguirla, ma a poco a poco arrivo. Anche perché il suo incipit, è davvero potente, complimenti.
Nel secondo romanzo, una addetta alle pulizie di un hotel, dice al commissario Pietrasanta:
«Quindi dovrei credere, che questo ladro è un poco fessacchiotto!»
E il ladro, era giusto il commissario. Ecco, dopo tutti i tuoi indizi e non avendo capito dov’eri, me lo merito. Questo imbrattacarte, è un poco fessacchiotto. 😛

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Barbara Businaro

Lug 16, 2018 at 9:50 AM

Tutta sta fatica! E pensare che dalla foto insieme con Rosalia Pucci, postata prima su Facebook, bastava solo che tu ricercassi la sua biografia, lei è di Capoliveri! 😉
L’isoletta che vedi in basso a destra del fotocollage è La Paolina, così battezzata perché ci andava a prendere il sole la sorella di Napoleone. Molto bella e acque limpidissime, con una ricca vegetazione da ammirare con pinne e maschera.
E dico: hai notato la foto con il fico d’india? Ti ricorda nulla?! 😀

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Marco Amato

Lug 16, 2018 at 10:21 AM

Che poi l’arcipelago toscano l’avevo guardato bene per fare una ricerca sull’isola di Gorgona, per creare una gag nel romanzo.
Questo è uno dei passi:

«E poi, non sarà così grave» disse Marion sdrammatizzando. «Dove ha detto il magistrato che ti manda? A Gorg…»
«Sull’isola di Gorgona.»
«E dov’è? Dovesse andarti male ti ritroverai a fare il commissario in un’altra incantevole isoletta turistica!»
«No, Marion. Gorgona è l’ultima colonia penale d’Italia. Se non ubbidisco alla sua linea, direttamente in carcere mi vuole mandare!»
Pietrasanta fiondò un pugno in aria e si incamminò verso la stradetta sterrata.
Marion restò a guardarlo con le braccia lungo i fianchi.
«Oh my God! Qui è sempre peggio.»

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Barbara Businaro

Lug 16, 2018 at 11:25 AM

Eh già, perché il carcere di Pianosa è chiuso dal 2011! Gorgona rimane! 🙂

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Elena

Lug 14, 2018 at 6:18 AM

Bene bene una vacanza col botto,in tutti i sensi! E anche utile a tutti coloro che partono in fretta e furia per le vacanze: occhio alla patente e a spegnere le luci della vostra auto quando siete fermi
Bello vedervi insieme su un’isola ché conosco solo via mare,avendola circumnavigata ben due volte! Chissà se questo incontro vi ha stimolate, quanto alla scrittura?

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Barbara Businaro

Lug 16, 2018 at 9:58 AM

Ahimè, la patente è stato un problema di agenzia pratiche auto, che ha disinformato sulla scadenza: da quest’anno le scadenze vanno al giorno del proprio compleanno, ma solo al rinnovo viene spostata la data, la scadenza rimane quella scritta in patente fino al prossimo rinnovo. L’agenzia ha detto invece che era già spostata. Io però l’avevo detto: non possono gestire questa cosa a livello informatico, non fidarti, rinnovala subito… ma chi mi ascolta mai?! 😀

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Lisa Agosti

Lug 15, 2018 at 10:19 PM

Io c’ero cascata in pieno, non avevo capito che fossi all’isola d’Elba.
PS: siete proprio belle!

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Barbara Businaro

Lug 16, 2018 at 10:01 AM

Perché ho preso solo i particolari dell’isola d’Elba che mi ricordavano Ventazze! O perché Ventazze è così vivido tra le pagine che si dimentica essere un luogo completamente inventato! 🙂

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Ariano Geta

Lug 16, 2018 at 10:35 AM

Sarà che io pure passo otto ore al giorno davanti al pc per lavoro, fatto sta che riconosco la validità della domanda di Maura. Nel senso che stare ancora davanti al pc dopo il lavoro mi sta diventando sempre più pesante. Forse perché anche l’entusiasmo sta venendo meno, chissà…
Mi ha fatto piacere conoscere questo blog tramite Maura, sono un collega “scribacchino” anch’io. Sull’isola d’Elba ci sono stato una sola volta quando ero giovane, indubbiamente bellissima, spiagge e mare paragonabili a quelli della Sardegna.

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Barbara Businaro

Lug 16, 2018 at 11:35 AM

Benvenuto nel blog Ariano. C’è anche da tener conto che non sono tutti i giorni 8 ore di computer per lavoro + altre ore per scrittura, ho anch’io le mie pause di lettura, di svago e di sport soprattutto. Probabilmente è l’attività sportiva che mi aiuta molto a tenere l’entusiasmo alto (la fatica dei muscoli sviluppa serotonina, l’ormone del buonumore). Svuotata la valigia dall’isola d’Elba, l’ho riempita subito e sono partita per la Color Run di Riccione, la 5 km dove ti riempiono di polvere colorata (farina di mais e coloranti naturali, addirittura commestibili). Molto liberatoria e divertente. I bambini erano ovviamente quelli più entusiasti! Dunque questo weekend niente computer, ma sono di nuovo bella carica. 🙂

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Darius Tred

Lug 16, 2018 at 10:40 AM

Gran bel posto, l’isola d’Elba. Ogni tanto mi viene voglia di andarci ma poi mi scappa la poesia per il traghetto: tutta la gente che ci va mi racconta le odissee..

Complimenti per la patente ma non credo tu mi abbia battuto: io sono andato in giro per un anno e mezzo con la patente scaduta senza accorgermi. Ma sai qual è il bello? Che un paio di volte mi hanno fermato e non si sono accorti di nulla…

Che Kul… cioè: che karma! 😀

Spero che la patente nautica che usi per webnauta sia in regola!

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Barbara Businaro

Lug 16, 2018 at 11:39 AM

Come dice Rosalia, l’Elba è comunque ben servita. La compagnia Blue Navy non ha di questi problemi, ad esempio. Se poi ti organizzi per essere a Piombino al mattino presto (e questa sarà la mia futura opzione) non trovi il caos che si accumula al pomeriggio-sera. Adesso il Regolamento Europeo imporrà di imparare a gestire meglio biglietti, mezzi navali e informazioni al cliente (se non vorranno fallire a suon di rimborsi) e soprattutto stanno discutendo di realizzare un nuovo raccordo a Piombino e migliorare l’assistenza in porto. In ogni caso, io ci tornerei anche domani! 🙂

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Barbara Businaro

Lug 16, 2018 at 11:45 AM

La patente – di guida – scaduta non era la mia Darius. Per webnauta io sono in regola, ma ci vuole molto più della normale patente nautica. 😉

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Rosalia Pucci

Lug 16, 2018 at 11:15 AM

Ciao Darius, mi intrometto solo per spezzare una lancia per l’Elba. In estate partono da Piombino due / tre grandi traghetti ogni ora e il viaggio dura 60 minuti. In più abbiamo anche un piccolo aeroporto con voli per/ da Pisa, Milano, Svizzera e Germania. Se no, sembra che l’Elba sia dall’altra parte del globo e che per raggiungerla ci voglia un’infinità di tempo. In estate l’afflusso è enorme, il disguido ci sta. Non farti scoraggiare dai racconti dei tuoi amici e prova di persona. Ti aspetto;)

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Darius Tred

Lug 16, 2018 at 2:44 PM

Certo, prima o poi mi farò coraggio anche perché mi dicono tutti che è bellissima e che ci vogliono tornare. 😀

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