Romanzo storico: il caso Outlander (Eilan Castle - Scotland)

Quando si definisce “romanzo storico”?

La scorsa settimana mi sono ritrovata all’interno di una discussione sulla valutazione come “romanzo storico” della saga di Outlander di Diana Gabaldon (la mia attuale scatola di cioccolatini…e chi è in dieta sa cosa intendo), piuttosto che “romance” o addirittura “fantasy” e di quali fossero i criteri per inquadrarlo in un genere anziché in un altro. Certezze non ne ho, e vorrei chiedere qualche aiuto a voi lettori.

In breve, la trama del primo libro di Outlander, in Italia tradotto con La straniera:

1945, Inverness, Scozia. Claire Randall, infermiera militare, è in viaggio con suo marito Frank, dopo la fine della guerra. Durante una passeggiata si ritrova all’interno di un cerchio di pietre druidico, che la trasporta indietro nel tempo, al 1743. S’imbatte nell’esercito inglese e in un gruppo di banditi scozzesi delle Highlands, dai quali viene rapita. Viene condotta al castello di Leoch, residenza del clan MacKenzie, e qui trattenuta, perchè reputata una spia. Per salvarla dagli inglesi, sarà costretta a diventare scozzese, sotto la protezione del clan, sposandosi con il giovane James Fraser. Lungo varie peripezie, un matrimonio combinato diventerà un amore più che ricambiato e Claire sceglierà di non tornare al presente, ma lottare per evitare la disastrosa battaglia di Culloden, fine dei clan scozzesi.

In 838 pagine (edizione Corbaccio, gennaio 2015), fino a pagina 56 siamo nella Scozia del 1945, le rimanenti sono ambientate nel 1743, prima nella stessa Scozia e l’ultimissima parte in Francia. Il tema del viaggio nel tempo sarà ripreso nei libri successivi, ma non posso svelare di più. Non è comunque la parte preponderante dell’intera saga ed è l’unico elemento fantasy.

Abbiamo quindi tre generi su cui ragionare: storico, romance, fantasy.

 

Definizioni ufficiali

Si parte sempre dal dizionario. In questo caso, l’Enciclopedia Britannica riporta la definizione:

Un romanzo che ha come ambientazione un periodo storico e che tenta di trasmettere lo spirito, le maniere e le condizioni sociali dell’epoca passata con dettagli realistici ed una fedeltà (in alcuni casi solo apparente) ai fatti documentati. Il lavoro può trattare personaggi realmente esistiti o può contenere una miscela di personaggi di fantasia e storici.

La Historical Novel Society  (società angloamericana per la promozione e la tutela del romanzo storico) ha invece circoscritto maggiormente l’area di competenza:

Per essere considerato storico, un romanzo deve essere stato scritto almeno cinquanta anni dopo gli eventi descritti, o sono state scritte da qualcuno che non era in vita al momento di quegli eventi (che ci si avvicina quindi solo dalla ricerca).
Consideriamo storici anche i seguenti stili di romanzo: storie alternative (come Fatherland di Robert Harris), pseudo-storico (come L’isola del giorno prima di Umberto Eco), i romanzi di slittamento temporale (come La signora di Hay di Barbara Erskine), fantasie storiche (come la trilogia di Re Artù di Bernard Cornwell) e romanzi multitemporali (come Le ore di Michael Cunningham).

Quindi sia l’elemento fantastico che le differenze temporali sono ammesse. Del resto, la stessa autrice Diana Gabaldon fa parte di questa associazione di tutela del romanzo storico. Ma questo, secondo alcuni, rende sospetta la classificazione adottata da questa società, perché favorisce uno dei suoi membri.

Ho cercato altre istituzioni di sorta o definizioni rese ufficiali in egual misura, ma non ho trovato nient’altro (se ne avete da suggerire, postatele nei commenti sotto). Possiamo però andare a vedere quali sono i romanzi universalmente riconosciuti come “storici”, rispolverando un po’ di appunti delle scuole.

 

Alcuni esempi 

Walter Scott fu il padre del romanzo storico in inglese per eccellenza. Il più conosciuto, il suo Ivanhoe (1819), è ambientato in Inghilterra nel 1194 ai tempi di Riccardo Cuor di Leone, nella contrapposizione tra Sassoni e Normanni, seguendo le gesta di Wilfred di Ivanhoe (e del suo amore per Rowena).
In Francia c’è stato il periodo dei romanzi di “cappa e spada” come I tre moschettieri (1844) di Alexandre Dumas, pubblicato originariamente a puntate in una giornale. Narra le avventure di D’Artagnan e dei tre moschettieri Athos, Porthos e Aramis al servizio di Luigi XIII di Francia, per sventare gli intrighi del cardinale Richelieu e della famigerata Milady De Winter. Sullo sfondo la liaison tra la regina Anna d’Austria ed il Duca di Buckingham, nonché dello stesso D’Artagnan con di Constance Bonacieux, guardarobiera della regina.

 

In Italia, il romanzo storico nasce con Alessandro Manzoni e con I promessi sposi (1842), che racconta la Milano del Seicento e la travagliata storia di Renzo e Lucia, un filatore di seta e la sua promessa sposa (un’altra storia d’amore quindi), che non riescono a convogliare a nozze se non dopo la peste del 1630.
Con la pubblicazione nel 1980 de Il nome della rosa di Umberto Eco c’è stata una riscoperta del genere ai nostri giorni: in un’abbazia del Nord Italia nel 1327 avvengono una serie di strani omicidi, mentre giungono il novizio Adso ed il suo maestro Gugliemo. Mentre indagano sulle oscure vicende incentrate in una biblioteca inaccessibile, compare una povera fanciulla (la rosa) in cerca di cibo che si concede ad Adso. Con l’arrivo della Santa Inquisizione sarà anch’essa accusata di stregoneria, ma solo i due uomini riusciranno a svelare l’assassino.

 

Per quanto riguarda la parte fantasy, tutti sono concordi nel comprendere la serie di Excalibur di Bernard Cornwell tra quelle storiche. Si tratta di un ciclo di cinque testi che vedono per protagonisti i personaggi tipici del cosiddetto ciclo arturiano (Re Artù, Mago Merlino, I cavalieri della tavola rotonda, Ginevra, Lancillotto). E’ dunque compresa la presenza della magia, anche se in genere è questa lo spartiacque convenzionalmente accettato tra storico e fantasy.

Non cito altri esempi, ma sembra che Outlander possa ancora essere considerato “storico”.

L’obiezione successiva sollevata è che il romanzo di Diana Gabaldon, pur essendo ricco di dettagli dell’epoca, dalla vita al castello all’abbigliamento, dalle tradizioni delle Highlands ai particolari in battaglia (anche troppo accurato per un romanzo rosa), questi sono imprecisi o addirittura sbagliati. E dunque lo sconfessano.

 

Gli anacronismi denaturano il romanzo storico?

Nelle arti in generale, un anacronismo (dal greco “contro il tempo”) può essere una parola, un oggetto, un evento, un capo di abbigliamento o un concetto che viene inserito in un periodo di tempo inadeguato, per ragioni storiche o cronologiche.

Non ho trovato un elenco completo degli errori storici attribuibili al libro di Outlander, ma sono riuscita a risalire a questi tre come i principali:

  • la fine della seconda guerra mondiale posta nel 1946, anziché nel 1945. L’errore è dovuto alla fase di editing tra l’edizione americana (uscita con il 1945) e la successiva inglese, per l’intervento di uno storico scozzese secondo cui le condizioni descritte erano del 1946. Gli americani non hanno voluto correggere la loro versione. E’ ammesso e spiegato sia nel sito ufficiale (link ) dell’autrice che nel suo compendio alla saga (The Outlandish Companion, Volume 1);
  • all’inizio del libro, nell’immediato dopoguerra, appare lo zucchero nel tè inglese, ma il razionamento dello zucchero continuò fino al 1953;
  • nella trama, viene arrestata una donna con l’accusa di stregoneria e viene messa al rogo, ma l’ultima strega è bruciata nel 1727. Nella nota dell’autrice è ammesso l’errore, ma con la data del 1722, perché questa è l’iscrizione nella lapide esistente di Janet Horne (dunque un altro errore, ma non suo).

 

A parziale discolpa c’è la stessa ammissione dell’autrice dell’adattamento della Storia per fini di trama, o fini di marketing editoriale. Ma questo tipo di sviste sono sufficienti a rovinare l’atmosfera del romanzo?

 

Errori storici riscontrati negli altri libri

In Ivanhoe:

  • uno dei personaggi si traveste da frate francescano, ma l’ordine francescano doveva ancora essere fondato (San Francesco nacque nel 1182);
  • il cavaliere templare Brian de Bois-Guilbert dice di aver duellato col sultano di Trebisonda, ma era ancora soggetta all’Impero Bizantino e sarebbe caduta in mano musulmana solo nel 1461, otto anni dopo Costantinopoli;
  • Robin Hood deruba un grasso e ricco abate della sua tabacchiera, eppure il tabacco arrivò in Europa solo dopo la scoperta dell’America;
  • citazione riguardante Boabdil Il Saraceno di Granada, vissuto circa trecento anni dopo l’epoca narrata;
  • alcune inesattezze circa la storia e la genealogia dei re inglesi: per esempio, Guglielmo II d’Inghilterra, citato come Guglielmo il Rosso, si dice sia stato
    il nonno di Giovanni Senzaterra, mentre lui era in realtà il suo grande-prozio.

 

Ne I promessi sposi:

  • la Monaca di Monza, al secolo Virginia de Leyda, aveva circa cinquant’anni all’epoca della narrazione, non venticinque, e la sua tresca era già stata scoperta da molto tempo;
  • l’Innominato, personaggio con cui viene identificato Bernardino Visconti, aveva deciso di cambiare vita nel 1615, non nel 1629.

 

Ne Il nome della rosa:

  • per due volte vengono citati nel manoscritto i peperoni, verdura importata dall’America e diffusasi solo due secoli più tardi;
  • nel finale il vecchio Jorge azzarda un paragone con un violino, strumento inventato solo ai primi del XVI secolo;
  • nella narrazione Adso afferma di aver fatto qualcosa in “pochi secondi”, ma quella misura temporale non era ancora utilizzata nel medioevo.

 

Durante la discussione, come romanzi storici d’eccellenza mi sono stati altresì citati:

  • L’Ultimo Re di Scozia di Giles Foden Foden. Non è un romanzo storico: è stato scritto nel 1998 e narra il regime sanguinario di Idi Amin Dada del 1971, partendo dalla Scozia del 1970. Solo 27 anni di differenza tra scrittura e trama. Dunque non è storico, è contemporaneo.
  • Espiazione di Ian McEwan: è storico (2003 scrittura, 1935 inizio trama). Ma leggendo la biografia dell’autore, scopriamo che suo padre è stato un maggiore della British Armed Forces in tempo di guerra. Inoltre, nel tardo 2006, la scrittrice Lucilla Andrews si è lamentata che McEwan non le ha dato sufficiente credito per il materiale del tempo di guerra preso dalla sua autobiografia “No Time for Romance” del 1977.(Fonte: Daily Mail) Che dire? La parte storica della guerra mondiale non è nemmeno fatica sua (e lo ha poi riconosciuto pubblicamente).
  • Le Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar: è storico (1951 scrittura, II secolo d.C. inizio trama). Ma Sir Ronald Syme, uno storico neozelandese, specialista dell’antica Roma, non la pensava proprio così. In una conferenza ad Oxford, descrisse gli errori storici contenuti nel libro e mise in guardia dal considerarlo storicamente autorevole. “La Signora ha scritto nella totale inconsapevolezza dei problemi inerenti alla Vita Hadriani” (Fonte: Keith Bradley) In sostanza, si è preso per storico ciò che non è possibile appurare come storico perché non se ne ha riscontro certo. C’è più immaginazione che storia. E nessun modo di appurare eventuali errori.

 

Dunque, sembrerebbe che l’errore storico, seppur evidente, non sia sufficiente per cancellarne l’appartenenza al genere.
Anche il lettore più istruito era convinto della bontà storica di questi ultimi testi, perché lo scrittore è riuscito a dargli l’illusione di essere una fedele ricostruzione d’epoca, invece di pura invenzione o semplice testimonianza riportata.
Si potrebbe dire che un romanzo è storico a seconda delle personali conoscenze in campo del lettore?

 

Se è un romanzo d’amore non è romanzo storico?

Infine, l’ultimo punto della vertenza riguarda il carattere “romance” del testo, che porrebbe il libro tra i romanzi rosa, escludendolo a priori dagli storici.
I promessi sposi è un romanzo d’amore, un matrimonio osteggiato, eppure è considerato storico, prima di tutto. Anche ne I tre moschiettieri viene lasciato molto spazio alle relazioni amorose, con la conturbante presenza di Milady e gli intrighi di corte. Certo non erano tempi in cui si scendeva nelle descrizioni nette a cui Gabaldon ed i tempi odierni ci hanno abituato.

Alla scrittrice è contestato che Outlander è dapprima stato censito e messo in vendita come “romance”, ricevendo anche alcuni premi, ed ora si cerca di vestirlo a nuovo, dandogli il marchio, più prestigioso (e non sono d’accordo) di “storico”.

Sempre nel sito ufficiale l’autrice spiega chiaramente che l’editore americano ha tenuto il testo per ben 18 mesi, prima di decidere di venderlo come romance perché rappresentava la fetta di mercato più appetitosa in quel periodo (parliamo del 1991, molto prima della trilogia Cinquanta sfumature per capirci). Dopo aver vinto un premio per quella categoria, le è stato fatto notare che non era meritato perché Outlander non risponde ai canoni del romanzo rosa: i due amanti si innamorano troppo avanti nella narrazione, non c’è abbastanza concentrazione nel loro rapporto ma più al periodo storico(!!), lei è più grande di lui (27 anni contro 22…non si può fare!) e non ha un lieto fine (alla sua uscita, e la saga non è ancora terminata oggi).

Insomma, se nemmeno i cultori del rosa lo ammettono nel loro clan, in che sezione lo dobbiamo inserire questo libro?!

 

E voi lettori che ne pensate?

Mi dispiace esser stata così prolissa, ma dovevo entrare nel dettaglio per spiegarvi la misura di questa mia ricerca (che comunque non è stata vana, perché ho personalmente imparato un paio di cosette in più sulla questione).
Mi rimane comunque il dubbio: se come romanzo storico non è “accettato” perché imperfetto, se come romance non piace perché “ci sono troppi dettagli di guerra noiosi” e come fantasy c’è davvero poco su cui lavorare di fantasia, come dovrebbe essere inquadrato questo libro?
Ma voi quando lo considerate davvero un romanzo storico?
Oppure queste etichette rischiano solo di essere una perdita di valore per il lettore, che cerca nello scaffale sbagliato?

 

Comments (23)

Marco Amato

Mar 10, 2016 at 10:17 AM

Allora premetto: io sono molto spicciolo. Quando vedo diatribe così accanite sorrido sempre.
Mi immagino la questione di rilevanza universale nella guerra fra Lillipuziani e Blefuschiani sulla diatriba se le uova vadano rotte dalla parte più grossa o dalla parte più piccola.
Swift quando scrisse questo episodio di Gulliver credo che si sia piegato dalle risate e ancora oggi quando sente dibattiti simili credo che la sua cassa vibri burlandosi di noi… 😀

A tutti quelli che fanno battaglie per stabilire se Outlander sia storico o no posso solo dire: rilassatevi.
Io non l’ho letto. Ma ho seguito tutto il tuo ragionare.
Basta dire che:
1) i romanzi non devono per forza appartenere a un unico genere. Se appartiene a due o più generi non è un peccato mortale. Se vince premi perché romanzo rosa e pure per romanzo storico qual è il sacrilegio che si compie? Se entrambe le tematiche sono presenti, bene, vuol dire che è un romanzo più ricco di tematiche.
2) Se proprio vogliamo dare una compilazione di genere, io credo che sia più utile classificarlo per genere principale e poi specificare i sottogeneri.

Visto che è ambientato nel passato e rispecchia parecchie caratteristiche di veridicità è in primis un romanzo storico. Se qualcuno dice che non è storico perché vi sono errori storici, questo qualcuno è sommariamente ignorante. Gli errori storici sono presenti anche nei libri di storia. Erodoto ha scritto un sacco di castronerie. Tutti i resoconti storici di Alessandro Magno pervenutici in molti passaggi sono discordanti. Diodoro Siculo riporta storie in cui pare ci siano elementi fantasy, ovvero: molto credulone alle leggende strampalate…

Per concludere direi che Outlander è un romanzo storico con elementi spiccati di Romance, e qualche goccia di fantascienza (viaggio nel tempo).
Ma… se la battaglia storica che la viaggiatrice ha intenzione di cambiare, muta l’esito presente, condizionando il futuro.
Beh signori miei non vorrei dirlo, ma si crea una veridicità storica ma alternativa, ci troviamo di fronte a un romanzo Ucronico. XD

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Grilloz

Mar 10, 2016 at 11:47 AM

Siccome ho commentato prima di leggere gli altri commenti ho scritto un commento quasi fotocopia 😀 spero che non mi citerai per plagio 😛
Non mi sono soffermato sull’elelemento viaggio nel tempo perchè non sapendo qual’è lelemento che lo scatena (una macchina o una magia) non mi permette di collocarlo con sicurezza tra fantascienza e fantasy 😉
L’ucronia però mi pare di aver capito che possa essere classificata tra i romanzi storici :O

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Barbara Businaro

Mar 10, 2016 at 1:29 PM

Il viaggio nel tempo scatta quando lei tocca un cerchio di pietre druidico, Craigh na Dun nel libro (diciamo una Stonehenge in miniatura, anche se quella è neolitica) nel giorno di Beltane (antica festa gaelica, a metà fra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo). Quindi si rifà alla magia, ma è l’unico elemento fantasy.
Ah, per il plagio si paga un caffè, a Marco però 😛

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Grilloz

Mar 10, 2016 at 1:44 PM

Vada per il caffè 😉

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Marco Amato

Mar 10, 2016 at 4:28 PM

Ma quale caffè, ho già dato mandato ai miei legali per una querela di plagio bella e buona. Chiederò come minimo due caffè di risarcimento. XD

Gli Ucronici certo sono di storia. Si basa proprio sulla neo ricostruzione storica il succo. Però forse andrebbero etichettati come storia alternativa. Poi se vogliamo aprire un dibattito se considerare gli ucronici romanzi storici, affiliamo le armi dei commenti. XD

Barbara Businaro

Mar 10, 2016 at 6:40 PM

All’inizio volevo chiudere questo post ricordando una scenetta. Al termine del famoso Mahna Mahna del Muppet Show, compaiono i due vecchietti nella loggia, che si chiedono:
“The question is: what is a Mahna Mahna?” (la domanda è: cos’è un Mahna Mahna?)
“The question is: who care’s?” (la domanda è: a chi importa?)
https://www.youtube.com/watch?v=8N_tupPBtWQ

Barbara Businaro

Mar 10, 2016 at 6:45 PM

Poi però ho pensato ai lettori e a come ci si trovi a scegliere i libri da leggere. O per passaparola, o per recensione o per esposizione in libreria (fisica o online). E quando si va in libreria, o guardi la classifica dei venduti, o cerchi l’autore preferito…o vai per categorie. Che piaccia o no.
Forse a questo punto l’errore è inserire un libro multigenere in un’unica categoria. Non potrebbe essere un’idea inserirlo in tutti i generi con un “grado di appartenenza”? A stelline o in percentuale? 🙂

Barbara Businaro

Mar 10, 2016 at 1:15 PM

Grazie, grazie, grazie, grazie! Mi sento meno sola! 😀
(Marco, arrivi nei blog altrui come un folletto al momento giusto!)
Io di solito quando inizia una diatriba così, se l’interlocutore è propositivo e vale la pena leggerlo, rimango; altrimenti giro i tacchi.
Ed in questa sono rimasta pochissimo. Per poi togliermi la curiosità da sola con questa ricerca.
Mi è rimasto il dubbio che le etichette così solidamente appiccicate finiscano con l’essere solo una perdita per il lettore.
Questo libro è uscito nel 1991 ed io probabilmente me lo sono perso perchè allora stava nello scaffale sbagliato! Fortuna vuole che me l’abbia girato un’amica, certa che mi sarebbe piaciuto. (Tra l’altro una professoressa di Storia!)
Comunque no, alla fine non riescono a modificare il corso degli eventi storici, la battaglia di Culloden ci sarà. Dunque non è ucronico.

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Marco Amato

Mar 10, 2016 at 4:30 PM

Oh Barbara sono così impegnato in questa settimana che praticamente non ho commentato in nessun porto della blogsfera. Oggi tu proprio con questo post mi hai fatto venire voglia di contribuire e interrompere l’astinenza. Quindi grazie a te.

Quindi non è ucronico. Bene, una rogna in meno per i poveracci che devono classificarlo… XD

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Grilloz

Mar 10, 2016 at 11:41 AM

Dal mio punto di vista, a meno che tu non abbia una libreria e che quindi sia costretta a disporlo su uno scaffale piuttosto che su un altro, il problema non dovrebbe neanche porsi, per due ragioni: la prima che l’appartenenza ad un genere non esclude l’appartenenza ad un altro, la seconda che spesso ci sono romanzi difficilmente classificabili.
Però mi hanno fatto sorridere le obiezioni che lo escluderebbero dal rosa, in particolare quella sulla differenza di età dei personaggi 😀

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Barbara Businaro

Mar 10, 2016 at 1:21 PM

Ma lo sanno tutti che lei non può essere più vecchia di lui!!! 😀 😀
I romanzi rosa sono libri femminili…presente quella cosa della giovane fanciulla indifesa e del principe azzurro in cavallo bianco?
Il cavallo bianco è stato sostituito dai cavalli sotto al cofano di una fuoriserie.
Anche se al momento è tutto un rifiorire di toy boys, per cui in effetti mi chiedo se anche questo dogma non sia oramai da cancellare…

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Grilloz

Mar 10, 2016 at 1:46 PM

Ammetto di non averne mai letti, rimedierò prima o poi 😛

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sandra

Mar 10, 2016 at 9:59 PM

Adoro i Muppets e la questione storico o non storico mi pare irrilevante, anche se sì, mi rendo conto che c’è il problema dello scaffale in libreria e del genere su Amazon. Da quanto dici io lo riterrei storico. Penso a un libro che ho molto amato “Le affinità elettive” è storico? Ma direi di sì, eppure c’è una grande storia d’amore, anzi due, è un testo da sempre considerato manifesto del romanticismo tedesco. La questione è un altra: non credo bastino un paio di errori, seppur grossolani, per decidere che un romanzo non ha più diritto di essere considerato storico, come se l’errore lo declassasse, ma credo che sarebbe opportuno che certi svarioni non ci fossero. Non scriverò mai un romanzo storico!

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Barbara Businaro

Mar 10, 2016 at 10:34 PM

Le affinità elettive di Goethe sono del 1809, leggo ambientate in un anno imprecisato del diciottesimo secolo. Credo che la collocazione cronologica non certa (assenza di riferimenti a fatti storici?), lo faccia catalogare più come contemporaneo dell’epoca, che storico. Racconta qualcosa che noi non abbiamo vissuto, ma lo scrittore si.
Sugli errori storici: credo sia da considerare anche che la Storia non è mutabile, ma lo sono le ricerche e le continue scoperte che facciamo in merito ad essa. Oggi abbiamo poi a disposizione la rete per scandagliare miliardi di informazioni, ma quali conoscenze e ricerche estenuanti occorrevano per scrivere un romanzo storico prima di internet?
Nemmeno io ne scriverò mai uno…ogni limite ha la sua pazienza, diceva Totò!

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Eleonora

Gen 31, 2017 at 1:05 PM

Innanzitutto volevo complimentarmi per il modo in cui hai presentato la discussione che rimane comunque ancora aperta. Premetto di non essere un’esperta di generi letterari e non poter dunque dare un parere tecnico ma ci terrei ugualmente ad esprimere la mia opinione in qualità di lettrice ed appassionata di questi romanzi. Nel momento in cui ho iniziato a leggere i libri della Gabaldon non ho pensato ad etichettarlo in un genere letterario, semplicemente mi sono immersa nelle pagine di quella che per me è una meravigliosa storia d’amore (non importa quanto avanti inizi) a cui fa da sfondo un contesto storico delineato con chiarezza e realismo (nonostante qualche incongruenza). In conclusione sono assolutamente d’accordo con la parte finale dell’articolo nel dire che se le etichette possono essere importanti per lo scrittore o per la casa editrice, molto meno lo sono per il lettore perché rischiano di ridurre enormemente il contenuto di un libro che può benissimo spaziare tra generi differenti.

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Barbara Businaro

Gen 31, 2017 at 7:10 PM

Grazie Eleonora e benvenuta sul blog. Direi che hai riassunto ottimamente il mio pensiero. Se non era per la serie tv, non avrei letto Diana perchè non l’ho mai trovata negli scaffali. E chissà dove se la nascondevano ogni volta! 🙂

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