Smile to go - Sorridi prima di suonare il campanello

Il postino suona sempre due volte, il corriere no

Non so se questa sia proprio un’eco, uno di quei fatti curiosi che ci accadono nella vita di tutti i giorni, contrattempi che si fissano nei nostri taccuini in attesa di essere riciclati dentro qualche storia. Ci avevo provato con Una bellissima valigia acquamarina e poi di nuovo quando l’eco rispose ai miei dubbi su una strana scenetta che osservavo dal terrazzo.
Questo più che altro era un giorno in cui il campanello non smetteva di suonare…

 

Nemmeno il tempo di alzare le tapparelle al primo raggio del mattino che già suona il campanello.
Una breve occhiata dalla finestra, protetta dalla tenda: uhm, uomo giovane, giacca e cravatta, sorriso affabile, carino, troppo giovane. Aspirapolveri o altra energia. E se è già in giro a quest’ora, è un nuovo assunto, l’entusiasmo dei primi giorni. Passerà. Fingo di non essere in casa e in fondo lo faccio anche per lui, sperando si trovi presto un impiego migliore.
Consumo la mia colazione e mentre disbrigo la cucina, il campanello trilla ancora, direi con forza stavolta.
Sollevo la testa per sbirciare nuovamente oltre la cortina di stoffa arancione: uomo anziano, capelli bianchi, un po’ curvo, pesta il marciapiede con un bastone di legno lucido. Non credo sia per me, ma potrebbe aver bisogno di aiuto.
Premo sul bottone del citofono. “Chi è?”
“Maria?” Una domanda, non una risposta.
“No guardi, ha sbagliato appartamento.”
“Eh? Non c’è la Maria? Maria, sono io!”
“Non vive nessuna Maria qui, ha sbagliato indirizzo.”
“Ah, mi scusi, mi scusi. Arrivederci.”
Speriamo che abbia davvero capito. Ma un altro scampanellio vigoroso mi dice che no, non ha capito.
“Si?”
“Maria? Sono io, Giuseppe!”
E io sono Gesù Bambino, penso sospirando. Ma davvero capitano sempre a me?!
“Guardi, non c’è nessuna Maria qui. E’ nell’altro palazzo a fianco.”
Non lo so, mento spudoratamente con la speranza che la signora Maria, ovunque stia di casa, si accorga che la stanno cercando.
“Grazie, grazie. Arrivederci.”
Dalla finestra lo vedo allontanarsi con passo stanco verso l’altro edificio. Scorgo anche una donna anziana uscire dal cancelletto lungo la via e camminargli incontro, stringendosi nel giaccone che la mattinata è fredda. Non avevo sbagliato dopotutto.
Un’ora dopo, mentre sto terminando una relazione, suona nuovamente il campanello, squillo breve.
Guardo l’orologio a parete: puntualissima, è lei. Afferro le chiavi per uscire e oltre la portafinestra intravvedo un casco giallo muoversi in strada, oltre la siepe. Un altro trillo mi richiama mentre esco dal portone, che il postino suona sempre due volte, lo sanno tutti.
La postina mi porge un piccolo pacco. “Non te lo metto nella cassetta, che poi si rovina!”
Un piego di libri. Lei sa, santa donna, quanto ci tengo ai libri. Perché probabilmente ci tiene anche lei ai suoi, ci capiamo.
Sorride e scappa rapida, lo scooter pieno di buste e plichi in attesa che fatica a prendere velocità. Non so quando ne come, ma devo invitarla per un caffè.
Torno in casa e apro il pacchetto, felice come un bambino che scarta l’ovetto di cioccolata, trovando un romanzo che avevo persino dimenticato di aver ordinato. Lo leggerò, prima o poi, il quando lo sa solo il tsundoku.
Mentre trovo un posto al volume in libreria, sento uno ad uno tutti i campanelli del condominio suonare ad intervalli controllati, senza però alcun movimento nell’edificio. La chiamata tocca infine anche al mio. Mi giro e guardo oltre la solita tenda: due persone distinte, un uomo e una donna, vestiti molto compitamente, lei stringe la sua borsetta a tracolla, lui rovista all’interno di una cartella in pelle scura e ne toglie alcuni depliant. Testimoni giunti ad annunciare la venuta del Salvatore. Si muovono sempre in coppia perché in due hanno sufficiente favella da stordirti meglio. Invidio le loro convinzioni che li rende così tenaci, ma non fa per me, grazie.
Mi rimetto alle mie scartoffie e riesco a lavorare indisturbata per un’ora circa, quando nel perfetto silenzio un altro suono improvviso mi fa saltare sulla sedia. Ma non è il cancello esterno sulla strada. Questa suoneria ha un’unica nota in più in fondo, difficile accorgersene ad un ascolto disinteressato. Questa è la porta interna del palazzo, questi sono fastidi condominiali che chiedono udienza. Rimando l’appuntamento ad un altro orario perché ho un lavoro da terminare e non c’è nessun incendio che richieda la mia attenzione. L’ultima volta poi si erano appoggiati per errore al pulsante sul muro mentre chiacchieravano amabilmente dei fatti propri nell’ingresso, e io ad affrettarmi per uscire dalla doccia rischiando l’osso del collo!
All’ora di pranzo, proprio quando mi siedo a tavola, di nuovo il trillo esterno mi riporta all’ordine.
Corro al citofono. “Chi è?”
Nessuna risposta.
Osservo oltre la portafinestra del salotto: furgone in strada con le ante aperte sul retro, il corriere, uno dei tanti pacchi in attesa.
Afferro ancora le chiavi e scappo fuori, che il corriere no, non suona due volte.
Il ragazzo, belloccio pure questo, mi sorride dal cancello e mi porge il palmare su cui devo firmare col il mio dito. Impossibile.
“Non ti preoccupare, tanto ormai ti conosco.”
Eh già, accidenti. Mi ha visto in tutte le salse, truccata, struccata modello zombie, capelli fluenti, capelli a porcospino, trasandata in tuta da ginnastica con macchie di vernice, supergnok con i leggings aderenti, in short e canotta sudata post allenamento. Ha anche imparato a non pronunciare più il “signora” davanti al mio nome e cognome, se non vuole vedere spuntare i miei canini famelici di vendetta.
Soprattutto conosce tutti i miei acquisti e potrebbe rivendere la mia profilazione al miglior offerente. L’ho visto tirare un sospiro di sollievo quando, dopo tutti quei pacchi di libri, anch’io come tutte ho ricevuto un paio di scarpe!
Gli riconsegno il palmare e prendo lo scatolone che mi offre, contenuto misto stavolta, libri e aggeggi elettronici, cazzilli che non riesco a trovare in negozio. Il corriere mi fa l’occhiolino e ritorna al suo furgone.
Al pomeriggio ho un appuntamento in centro con un’amica e collaboratrice. Chiudo casa, scendo in garage, porto fuori l’auto e sono distratta da una telefonata. Abbasso il portone basculante con un neurone preoccupato mentre sono ancora in conversazione: ti stai dimenticando qualcosa, grida sbattendo impazzito dentro la mia testa!
Saluto l’interlocutore, mi metto alla guida, inserisco la retromarcia e arrivo davanti al cancello principale… ops, le chiavi. Dove, come, perché? Accidenti, sono rimaste nella mensolina sopra il banco in garage. Ecco perché la sequenza delle consuete azioni non tornava al mio neurone!
Sono chiusa fuori, eppure sono chiusa dentro. Sono fuori di casa senza chiavi, sono dentro al condominio senza apricancello elettrico. Nemmeno nei migliori romanzi la pensi una cosa del genere.
Tocca a me suonare il campanello della vicina e chiederle di aprirmi il varco con il suo telecomando.
E al ritorno?!
Mah… quasi quasi al ritorno vado dalla signora Maria. A salutare Giuseppe.

 

Comments (20)

Giulia Mancini

Ott 12, 2019 at 7:34 AM

Dimenticare le chiavi è il mio incubo! Mi sono divertita molto a leggere questo post, quante visite, spesso indesiderate, vengono annunciate da vigorose scampanellate, anche a me capitano quei giorni in cui vuoi lavorare (scrivere) al pc e arrivano tante interruzioni di varia umanità, ma il corriere e il postino sono sempre ben accolti…di solito.

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Barbara Businaro

Ott 12, 2019 at 6:53 PM

Il corriere sempre ben accolto, sul postino invece… dovevi vedere la faccia contrita della mia quando mesi fa mi ha recapitato una raccomandata dalla busta verde, multa per eccesso di velocità. Io me l’aspettavo e l’ho presa con un sorriso, ma si vede che è abituata a ben altri sfoghi! 🙂

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Marco

Ott 12, 2019 at 7:52 AM

Lieve come la vita di tutti i giorni, eppure gustoso. Complimenti Signora Barbara.

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Barbara Businaro

Ott 12, 2019 at 6:54 PM

Chi ha detto… Signora?!

via Gfycat

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Marina

Ott 12, 2019 at 10:48 AM

Echi di quotidianità condivisa. Ma lo sai che faccio la stessa fine io, un giorno sì uno sempre? Si saranno passati la parola che l’unica che rimane in casa nelle prime mattinate sono io, nel palazzo e allora bussano tutti qui: il postino, quello delle pulizie della scala, il manutentore del giardino, quello dell’ascensore, tutti. Io, ormai, li conosco. Ho il videocitofono: ometto piccolo e calvo, postino; coppia lei/lui, lei bionda con coda, lui con occhiali e gilet blu, il servizio pulizia scale, uomo con barba e occhiali da sole pure d’inverno, giardiniere. L’ascensorista è sempre diverso, ma a ognuno di essi avranno detto: bussa a quella del quarto piano, apre sempre. 😉

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Barbara Businaro

Ott 12, 2019 at 7:20 PM

Ti devi far corrispondere uno stipendio per il servizio di portierato Marina! Da spendere in libri nell’attesa del campanello! 😀 😀 😀

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sandra

Ott 12, 2019 at 12:58 PM

Sai che sta cosa del varco di mezzo c’era in un palazzo che frequentavo da bambina, credo medico di famiglia dei miei, e mi terrorizzava?
Gran via vai e W il libri e pure le scarpe, dai. Brava!

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Barbara Businaro

Ott 12, 2019 at 7:27 PM

Beh il peggio peggio è capitato anni fa al palazzo di fianco. Qualcuno ha parcheggiato di fronte al cancello elettrico, confondendolo con la cancellata normale (non c’era il cartello di lasciate libero il passaggio). Una signora s’è sentita male e dovevano portarla all’ospedale, ma non potevano uscire con l’auto, bloccati dal mezzo parcheggiato lì fuori. Han dovuto chiamare l’ambulanza e poi di seguito i carabinieri. Il parcheggiatore assassino era un vecchietto che stava seguendo la funzione in chiesa. All’uscita si è trovato di fronte le forze dell’ordine e una sonora multa!
W i libri sempre! 🙂

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Mister E.

Ott 12, 2019 at 1:30 PM

Hahaha, proprio una bella fotografia di un giorno a casa!! Pure il mio campanello si anima da solo, soprattutto quando i vicini vedono un auto a casa e non sanno che fare.. loro..

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Barbara Businaro

Ott 12, 2019 at 7:30 PM

Poffarbacco, guarda chi c’è! 😀
Io non ho l’auto fuori a vista, ma devo ammettere che qualche volta m’è capitato di lasciare le tapparelle abbassate fronte strada, per poter lavorare in santa pace e tranquillità. 😉

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Nadia

Ott 12, 2019 at 9:46 PM

Oh le chiavi! E seguono maledizioni in cirillico al neurone che non si è accorto prima di quanto si stava per verificare. Purtroppo almeno nella vita ognuno di noi ha vissuto qualcosa del genere, e io non manco all’appello.
Davvero carino questo continuo trillare del citofono, mai provato a silenziarlo stile vibrazione del cellulare? Lo so che non servirebbe, ma… Brava Barbara come al solito sai come far vivere attraverso le tue parole ogni situazione.

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Barbara Businaro

Ott 13, 2019 at 4:40 PM

Purtroppo non posso silenziare il campanello, per le visite ispettive del telelavoro o quelle fiscali per malattia. E poi certe volte i corrieri mi arrivano anche con tre giorni di anticipo sulla tracciabilità… e quelle sì sono belle sorprese! 😀

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Darius Tred

Ott 12, 2019 at 11:15 PM

Stai attenta che potrei suonarti io il campanello qualche volta… 😛

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Barbara Businaro

Ott 13, 2019 at 4:40 PM

Lo so, ma ti riconoscerei dal cappellino webnauta! 😉

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Rebecca Eriksson

Ott 13, 2019 at 8:08 AM

Bello questo scorcio di vita e l’ironia della sua conclusione.
Io ringrazio di essere estremamente metodica, quindi le chiavi (e tutto il resto) li ripongo e li prendo sempre senza nemmeno accorgermene (Sì, sono la classica che cerca dove ha messo gli occhiali quando li ha sul naso).

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Barbara Businaro

Ott 13, 2019 at 4:42 PM

Proprio perché sono metodica, il neurone stava gridando! Non ti dico quella volta che, in un momento di difficoltà con troppi sacchetti della spesa, ho poggiato le chiavi dell’auto sulla mensola della scarpiera aperta… Ci ho messo un giorno a ritrovarle!! 😀
Eh si, anch’io mi perdo gli occhiali, in testa, quando li uso a mò di cerchietto!

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Elena

Ott 13, 2019 at 2:14 PM

Molto piacevole. Potresti proporlo a Poste o Amazon come pubblicità per le comsegne a domicilio!

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Barbara Businaro

Ott 13, 2019 at 4:47 PM

Uhm, ad Amazon forse, anche se mica compro solo da loro, anzi. Poste Italiane credo proprio di no, hanno un fascicolo pieno dei miei reclami per gli innumerevoli disservizi, compreso un pacco che qualche anno fa dovevo ricevere da un’amica, con il mio regalo di Natale, ed è stato rubato nonostante la tracciabilità… 🙁

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IlVecchio

Ott 15, 2019 at 11:51 AM

Signora Barbara, cortesemente mi apre? Ho portato le paste… 🙂

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Barbara Businaro

Ott 15, 2019 at 2:17 PM

Vade retro, Satana!!! 😀

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