Perché non leggiamo tutti i nostri libri? Solo colpa del Tsundoku?

Perché non leggiamo tutti i nostri libri?

Quest’anno mi sono ripromessa di leggere il più possibile i volumi accumulati negli anni, accatastati sul tavolino o in doppia fila dentro la libreria, cercando di evitare ulteriori nuovi acquisti. Ma per quanto io cerchi di velocizzare la mia lettura, ci sono sempre troppi libri che mi interessano e che scavalcano quelli già in cima alla mia lista di lettura. Finiscono nel carrello di qualche acquisto online (il male è quando ti chiedono un altro articolo per avere la spedizione gratuita…) o cedo alla tentazione all’ipermercato, in autogrill o alla vetrina della libreria.
E per fortuna che non mi sono totalmente convertita al digitale, se non altro lo spazio fisico occupato dai cartacei aiuta a rendermi conto del problema! 😀
La domanda però rimane: perché non leggiamo tutti i nostri libri? O perché ne acquistiamo troppi?

Qualche tempo fa mi è capitato di leggere un articolo interessante segnalato dalla newsletter di Domitilla Ferrari (che se non l’avete mai letta, dovreste proprio, la trovate qua: Semerssuaq, il blog di Domitilla Ferrari Siamo pure nate nella stessa cittadina, ma non ci siamo mai incrociate, magari in futuro avrò l’occasione di ascoltarla parlare di marketing e altre cose belle, chi lo sa!) dove si parlava proprio di questo.
In Why Don’t I Read All My Books? la scrittrice americana Karen Olsson, giornalista anche per The New York Times Magazine, cerca di analizzare la questione, scorrendo i suoi libri rimasti chiusi nella libreria per vent’anni e quelli letti scrupolosamente dalla prima all’ultima pagina da suo marito, senza alcuna incertezza.

“Quest’uomo legge ogni libro che acquista. Se un amico scrive un libro, ci arriva appena può; se suo padre gli invia a caso una biografia di un musicista, lo leggerà; io stessa sono riluttante a dargli mai un libro, sapendo che rappresenta un obbligo che non avrei mai sentito al suo posto, vale a dire leggere la cosa dall’inizio alla fine.
Per una persona così compulsiva, e scrupolosa, gli scaffali ripercorrono una storia semplice della sua vita di lettura, un tipo di biografia intellettuale. Nel frattempo, vivendo con lui, sono diventata consapevole della biografia alternativa che i miei libri rappresentano, una storia di intenzioni vaganti, aspirazioni giovanili, vecchi interessi che hanno seguito il loro corso ma non sono del tutto scaduti, dal momento che c’è sempre quella possibilità che potrei decidere di imparare finalmente sulle miniature dei ritratti, o sulle neuroscienze, o sulla battaglia di Alamo.”

Guardo le mensole piene alle mie spalle e penso che sì, in effetti anche la mia libreria raccoglie le varie fasi della mia vita, dove sia per genere letterario che per argomento, ho lasciato indietro qualche testo da leggere, perché nel frattempo la mia ricerca era approdata a nuovi lidi, i miei interessi mutati all’improvviso.
Dunque i nostri scaffali sono pieni di fantasmi del passato? Di fotografie tridimensionali di ciò che eravamo? La libreria del soggiorno come un enorme album dei ricordi?

 

Colpa del Tsundoku

Tsundoku è una parola giapponese per indicare l’accumulo di libri che non saranno mai letti, lasciandoli ammassati sugli scaffali della libreria, sul comodino vicino al letto o ammonticchiati in alte pile sul pavimento, in generale su qualsiasi superficie piana adatta allo scopo. E’ un termine gergale risalente all’era Meiji che associa i kanji tsunde-oku (tsunde impilare qualcosa e oku lasciarlo lì) e dokusho (leggere libri).
Più o meno nello stesso periodo, in Inghilterra il chierico e bibliografo Thomas Frognall Dibdin scrisse il testo Bibliomania, or Book Madness: A Bibliographical Romance delineando una “nevrosi immaginaria” che spinge coloro che ne soffrono a raccogliere ossessivamente libri di ogni genere, impegnando la propria intera fortuna in una collezione personale in libri unici o prime edizioni.
Mentre il vocabolo Bibliomania però è stato collegato ad una pseudo malattia con l’unico scopo di creare un piccolo tesoro intoccabile, Tsundoku conserva il lato più divertente dello shopping compulsivo di libri, qualcosa di cui siamo afflitti tutti a vari livelli di gravità, nonché la volontà di leggerli tutti per davvero.

Tsundoku - comprare libri e non leggerli

Insomma è più forte di noi: nonostante abbiamo già a casa altri libri che attendono la nostra considerazione, non resistiamo all’impulso di acquistare quel nuovo romanzo, quell’edizione particolare, quella copertina bellissima, quell’introvabile usato. Perché magari non ci ricapiterà mai più, ce ne dimenticheremo o termineranno le copie disponibili e non verrà più ristampato. E così ammonticchiamo per il futuro.
Certo tra tutti i disturbi di accumulo della società contemporanea sembra il meno pericoloso, dopo tutto.

Niente sorrisi per i lettori digitali. Non crediate che avere la casa libera da cataste di volumi cartacei e tanto spazio dove muovervi liberamente vi metta al riparo dal Tsundoku! Questo disturbo colpisce anche voi e i vostri ebook. Anzi, soprattutto voi! Nascondete dentro l’ereader piccoli file apparentemente innocui, che corrispondono a migliaia di libri accumulati, intere biblioteche statali, così tanti titoli da diventare persino difficili da ricercare.
E nemmeno voi li leggerete tutti! 😉

I libri sono promesse

Sempre nel suo articolo Why Don’t I Read All My Books? Karen Olsson trova un’altra chiave per i suoi libri non letti:
“Forse in alcuni casi ha significato davvero più per me possedere un libro che leggerlo, perché fintanto che il suo contenuto mi rimane sconosciuto, conserva il suo mistero. Il libro non letto è una provocazione, una promessa di qualcosa che potrebbe dissiparsi se mi immergessi nel testo.”

I libri sono promesse dunque e le nostre librerie sono piene di promesse vecchie, nuove, mantenute, dimenticate o solo rimandate.
Ho scritto libri, e non romanzi, perché tutto entri nella categoria: dai romanzi di Isabel Allende che non ho ancora letto, ai gialli di Agatha Christie soppiantati dalle mie letture sull’ordine dei cavalieri Templari, dai saggi di filosofia antica a quelli del webmarketing, dalla piccola guida per le sculture in pasta di sale (ho provato solo una volta, un disastro completo!) ai manuali di cucina e fine pasticceria, con tre vecchissime enciclopedie alla base della libreria, mai consultate. Ma chi potrebbe avere il coraggio di buttare un’enciclopedia, anche quando i suoi contenuti sono sorpassati?!
Sono tutte assicurazioni che, qualsiasi cosa accada nella nostra vita futura, non ci annoieremo mai. Perché avremo sempre un libro con cui passare del tempo, ritornare alle nostre vecchie curiosità, approfondire un argomento che già ci era parso interessante ad una prima occhiata, dalla quarta di copertina.

Sono anche promesse di guarigione, perché i libri possono essere potenti medicine. O promesse di avventura, come spiega la scrittrice inglese Jeanette Winterson in questa sua intensa confessione: My hardback heaven 

“Cresciuta senza libri, la mia passione per loro era, se non direttamente proibita, scoraggiata. A quel tempo non sapevo nulla delle prime edizioni e del loro richiamo speciale, ma associavo i libri alla magia. Le loro qualità totemiche mi risvegliavano e credevo che possederli fosse potere. […] ho iniziato a comprendere il potere fisico di oggetti speciali, un potere evidente nella mia biblioteca. Libri che hanno il potere di muoversi.
Mai mentire. Non dire mai che qualcosa ti ha mosso se sei ancora nello stesso posto. Puoi prendere un libro, ma un libro può lanciarti attraverso la stanza. Un libro può spostarti da una comoda poltrona in un luogo roccioso dove si trova il mare. Un libro può separarti da tuo marito, tua moglie, i tuoi figli, tutto ciò che sei. Può guarirti da una vita di dolore. I libri sono cinetici e, come tutte le forze enormi, devono essere maneggiati con cura.”

Per lo stesso motivo ci sono libri che rileggiamo periodicamente. Sappiamo che hanno mantenuto la loro promessa, ci hanno portato altrove e ci sono entrati nel cuore. Restano nella nostra libreria perché in qualsiasi momento noi ne abbiamo bisogno, possiamo tornare in quel posto. E magari ci siamo pure segnati la pagina giusta.

Non ci sono piaciuti

Qualche volta la nostra libreria si riempie di libri che non ci sono piaciuti, con il segnalibro al suo interno nella pagina dove ci siamo fermati, in attesa del momento migliore per riprendere la lettura. Non siamo capaci di sbarazzarcene, non riusciamo a trovare il tempo per terminarli, arrivano altri romanzi più interessanti e coinvolgenti e ci lasciamo trasportare da questi ultimi.
Dimentichiamo insomma uno dei diritti fondamentali del lettore: il diritto di non terminare un libro.
Il motivo ce lo spiega lo scrittore James Colley sul The Guardian, nel suo singolare articolo The joy of not finishing books: if you don’t like it, don’t read it

“Dobbiamo accettare che quando ci allontaneremo da questa vita, lasceremo ognuno dietro una serie di libri che, se avessimo mai sfogliato le loro pagine, avrebbero potuto avere un profondo effetto sulla nostra vita. È triste da immaginare, ma è un dato di fatto. Inoltre rende inconcepibile ogni secondo che passi sprecando il tuo tempo in un romanzo che non ti prende del tutto.”

Questo pensiero mi ha addolorato per molto tempo, finché non mi sono convinta che, in qualsiasi parte finirò, dovessi anche reincarnarmi in uno scoiattolo o in un rinoceronte, mi sarà data comunque la possibilità di leggere altri libri (Che ne sai tu che uno scoiattolo o un rinoceronte non sappiano leggere?!)

Ovviamente non stiamo dicendo che qualsiasi libro con un inizio difficile deve essere abbandonato. A volte insistere per i primi capitoli, entrare lentamente in quel nuovo mondo, conoscendo man mano i personaggi della storia, adattandosi allo stile dell’autore, è ciò che rende affascinante la lettura stessa. Si inizia camminando tra le parole e si finisce correndo a perdifiato alle ultime pagine.
Ma se ti ritrovi a metà del volume e ancora non ti importa nulla della storia e di come andrà a finire, sospiri contando quanto manca ancora alla fine, quel libro non fa per te. Non è scattato nessun feeling ed è inutile continuare.
Se fosse un film, cambieresti canale senza alcun indugio, certo di non perdere nulla. Ma la lettura richiede più tempo del cinema e abbandonare un libro ci sembra un delitto. Perché quando un libro è finito, diventa una conquista. Quando viene lasciato a metà diventa un tarlo che ci rode. Occupa la nostra mente deridendoci, occupa il nostro spazio a memoria del fallimento per non averlo compreso fino in fondo, per non averlo apprezzato veramente.

“Quando ho già investito così tanto tempo in un libro, andarmene improvvisamente significa che il tempo è sprecato. Quindi, per evitare questa perdita, perdiamo più tempo e sempre di più per giustificare il tempo che avevamo già trascorso.
Alla gente non piace essere sconfitta dai libri. Possiamo vedere che rimangono delle pagine e forse c’è saggezza in quei pensieri finali che renderebbero le settimane precedenti del tutto giustificate. A volte è vero, ma è molto più l’eccezione che la regola.”

Ha assolutamente ragione James Colley. Devo ammettere che è successo anche a me, e con un romanzo piuttosto famoso: Tre uomini in barca (per non parlar del cane) di Jerome K. Jerome
Me l’hanno consigliato in molti, come un libro che ti risolleva il morale dopo una triste giornata, un libro le cui pagine trasudano una fine comicità inglese, con uno stile arguto e impeccabile, un elisir per lo spirito abbacchiato.
Non è andata così. Riconosco che contiene qualche mirabile scena che ti strappa ben più di una risata, ma sinceramente mi sono divertita di più a leggere Guida galattica per gli autostoppisti, e anche quel romanzo non è piaciuto a tutti.

Eppure il mio Tre uomini in barca lo tengo nella mensola perché sono innamorata dell’acquamarina della copertina! 😀

Tre uomini in barca - Jerome K. Jerome

Oppure, ed è qui che si riempie fatalmente la nostra libreria, decidiamo di tenere quel romanzo per ritentare la lettura più avanti nella vita, quando saremo cresciuti, quando sarà cambiato il nostro senso critico, quando riusciremo ad afferrarne un altro significato nascosto che rende magnifico lo stesso testo che prima non ci era piaciuto. Ma quante volte succede davvero?

Forse avrebbe più senso farli viaggiare questi libri, in cerca di chi li apprezzerà subito, alla prima lettura. Liberarli con il bookcrossing alle stazioni del bus oppure in una di quelle meravigliose casette di libri nel parco di quartiere.
Magari ci aiuterà ad alleviare il senso di colpa per non aver terminato la loro lettura.

Facciamo un gioco…

Quanti libri avete sul tavolino? E quanti libri ancora da leggere per casa o occultati dentro il vostro Kindle?
Devo dire che l’avvento digitale qualche beneficio me l’ha portato, la sezione “salvati per dopo” del carrello di Amazon o la lista dei desideri negli altri store. Questo limita i miei acquisti compulsivi e quando rileggo l’elenco dei titoli dopo qualche tempo, riesco addirittura a cancellarne qualcuno! Perché l’interesse nel frattempo era completamente perduto.
Però la lista è ancora chilometrica…

Collezionare libri è un’ossessione, un’occupazione, una malattia, una dipendenza, un fascino, un’assurdità, un destino. Non è un hobby. Chi lo fa deve farlo. Coloro che non lo fanno, lo considerano cugino del collezionare francobolli, sorella della vetrina dei trofei, fratellastro di un buon conto in banca e una mente debole.
Jeanette Winterson, scrittrice e collezionista di libri

Comments (36)

Nadia

Set 22, 2019 at 7:52 AM

Interessante. Sul comodino mi aspettano 5 libri, sul kobo 7, quindi numeri tutto sommato contenuti. La voglia di acquistare in maniera compulsiva mi è passata, ma ha rappresentato un peroodo sostanzioso della mia vita. Ora leggo meno e raramente mi sento soddisfatta di storia e acquisto, ma riconosco di aver lasciato da leggere diversi libri rimpiangendo i soldi spesi e questo mi ha tolto fiducia nei confronti della spinta ad acquistarli. Conosco persone che comprano e non aprono libri, altre che leggono ai ritmi di un bradipo un solo libro in un anno, altri che divorano libri alla velocità della luce senza poi ricordarne nulla, insomma strani forti ‘sti lettori!

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:03 PM

Quindi 12 libri in attesa, gestibili con la tua velocità di lettura, comunque superiore alla media anche se rallentata.
Ma quelli che hai lasciato da leggere che fine hanno fatto? Li hai regalati?
Nel comodino ne ho al momento 14 di cartacei, dentro il Kobo ne una ventina di acquistati contemporanei, più una bella sfilza di classici ormai fuori copyright (si trovano su Liber Liber) Non saprei dire quanti ne ho in libreria da leggere, dovrei infatti escludere quelli regalati e quelli recuperati per cui non ho speso un centesimo. Penso comunque di avere almeno 50 o 60 libri acquistati in attesa, qualcuno lì anche da vent’anni!
Se non altro cerco di acquistare nell’usato a metà prezzo. 🙂

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Rebecca Eriksson

Set 22, 2019 at 10:32 AM

Riflessione interessante. Devo ammettere che ringrazio la mia povertà per aver contenuto gli acquisti abbandonati,
buona parte delle mie letture è sempre venuta dalla biblioteca. Quelli mai iniziati che possiedo sono stati acquisti impulsivi e non riflessivi.

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:04 PM

Negli anni di studio ho usato anch’io la biblioteca, anche se abitando in campagna per andare nella biblioteca dell’altro comune (il mio era sprovvisto) dovevo chiedere a qualcuno di portarmi. Poi quando cominci a lavorare e spostarti in trasferta, la biblioteca diventa difficile da frequentare, è aperta in orario di lavoro e i libri che cerchi o non si sono mai stati o sono sempre fuori in prestito con una lista infinita. Alla fine, mi è convenuto passare all’usato con spedizione in piego di libri.
Ho letto tantissimo gli anni in cui la Newton Compton ha buttato fuori le edizioni a 1000 lire, poi le 1500, 2000, 2500, 3000, 3500 e 4000 lire. Ce n’era per ogni tasca! 🙂

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Sandra

Set 22, 2019 at 10:38 AM

Non soffro di questa sindrome, compro molto, moltissimo alle fiere, ma arriva sempre il momenti di dire stop non si acquista più nulla fino a che si è terminato l’arretrato, la cosa funziona su più fronti: per il portafoglio, l’ordine sul mobile dove tengo i volumi ancora da leggere, e la sanità mentale.
In questo momento i libri ancora da leggere sono… eh no, devo usare il verbo al singolare, perchè è uno soltanto.

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:04 PM

Oddio, per fortuna il mio portafoglio non soffre così tanto dell’acquisto di libri, o aspetto sei mesi per avere l’usato al 50% del prezzo di copertina oppure sto dietro alle offerte online, con spedizione gratuita (e quindi mi risparmio il tempo di muovermi io). E se proprio, rinuncio volentieri al parrucchiere, alla profumeria, al vestito firmato o all’ultimo gadget tecnologico (ecco, a questo sì sono abbastanza immune, come tutti gli informatici seri 😉 )
In quanto al mobilio, prima ho acquistato la libreria da 5 metri lineari (e ancora ne avanza di spazio), e solo dopo il tavolo da pranzo! 😀 😀 😀
Insomma, questo non funziona da deterrente all’acquisto per me. Ma devo ammettere che con l’apertura del blog, sono più oculata nelle scelte, quanto meno.

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Daniele Imperi

Set 22, 2019 at 12:51 PM

Ne ho 3, uno procede a rilento perché in inglese. Compro tanti libri e quest’anno ho creato un file per segnare le spese di libri mese per mese.
Diciamo che è l’unico svago che ho, quindi per me non vedo il problema. Continuerò a comprare libri.

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:05 PM

Anche qui, se c’è da spendere soldi in altro ci si pensa, ma sull’acquisto di libri nessuno mai dice niente.
(Ecco perché i fumetti sono nascosti… 😀 )

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newwhitebear

Set 22, 2019 at 2:11 PM

Ne circa quattrocento che non riuscirò a leggere mai. Sorrido leggendo i numeri di chi ha commentato prima

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:05 PM

400 libri non letti?! Qua la mano Gian Paolo, finalmente qualcuno che mi capisce, anche se non credo avrò mai lo spazio per tanto accumulo! 😀

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Giulia Mancini

Set 22, 2019 at 3:59 PM

Ho parecchi libri di carta in attesa sul comodino, tre sono tra le intenzioni di lettura, altri (forse quattro o cinque) regalati o comprati seguendo l’impulso, questi ultimi sono lì da un bel po’. Il fatto è che fatico sempre più a leggere i libri di carta. Per gli eBook invece sono sempre abbastanza in pari, di solito quando li compro li leggo quasi subito, anche se anche qui c’è qualche acquisto compulsivo, anche oggi ne ho fatto uno a 0,99 cents. Al momento ho 4 eBook da leggere, ma ce ne sono diversi scaricati gratuitamente che non so se leggerò. A pensarci non sono grandi numeri, ma proprio perché mi sforzo di non accumularne…

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:05 PM

Quindi anche tu Giulia avresti una tendenza all’accumulo, ma ti stai controllando egregiamente, un 7/8 libri sul comodino e 4 ebook.
Quelli scaricati gratuitamente li devo controllare anch’io: all’inizio li ho scaricati solo per capire come funzionava il Kobo, ma alcuni proprio non mi interessano affatto. Devo fare pulizia. Il problema sono la marea di classici, che potrebbe sempre venirmi voglia di leggere in futuro. Perché eliminarli? E se poi li tolgono dai server o li mettono a pagamento? Adesso ce li ho e sono lì sicuri! 😀

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Brunilde

Set 22, 2019 at 5:04 PM

Anche per me non è un problema, anzi una gioia : leggo molto, divoro narrativa, ma compro anche saggi, quindi di lettura più lenta. A volte ho bisogno di maggiore leggerezza mentre in altri momenti affronto testi più impegnativi, poi costantemente leggo , o rileggo, i classici . Al momento sul comodino ci sono 4 romanzi e due saggi, poi ( rilettura a tappe se no mi blocco ) c’è addirittura Guerra e pace, scaricato anche in e book per comodità di trasporto.

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:06 PM

Anch’io alterno narrativa a saggistica, dei 14 cartacei che ho sul tavolino ce ne sono ben 9 tra biografie, testi di marketing, scrittura creativa, copywriting e pure una grammatica. Anche se al momento sto leggendo le 800 pagine del romanzo La croce di fuoco della saga Outlander di Diana Gabaldon. Per forza che ci metto un mese a leggere uno dei suoi tomi!

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Speranza

Set 22, 2019 at 6:38 PM

Ho sempre letto tantissimo, ora in po’ meno, ma non ho mai avuto pile di libri da smaltire. Compro e leggo, sia il cartaceo che gli ebook, però ho liste di libri che non comprerò mai.

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:06 PM

Le liste di libri aiutano anche me a contenere il danno! 😀

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Marco

Set 23, 2019 at 7:29 AM

Non ho mai accumulato molti libri. Con quelli digitali le cose sono un po’ diverse: adesso credo di averne da leggere circa cinque, ma preferisco volentieri non comprare un’offerta speciale, che acquistare e poi rischiare di dimenticarlo sull’iPad.
“Tre uomini in barca” è magnifico! Non avete senso dell’umorismo, voi veneti 😉

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:06 PM

C’è da dire che tu hai una lista di lettura particolarissima, pezzi unici e rari, difficili anche da reperire (e non credo in ebook).
I veneti hanno lo stesso senso dell’umorismo degli scozzesi, posso confermare. Ma appunto gli scozzesi non se la intendono molto con i britannici 😉

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Marina Guarneri

Set 23, 2019 at 8:12 AM

Qualche giorno fa cercavo un libro che, nel caos della mia libreria, non trovavo. Ho avuto l’impulso secco di fare un restyling degli scaffali e… apriti cielo! Ho scovato romanzi comprati e mai letti dopo anni dall’acquisto, avevo pure dimenticato di averli! E aspetta… mi sono trovata con ben tre doppioni senza averne la benché minima consapevolezza. La mia testa funziona a batterie scariche, ma io do la colpa alla mia mania di comprare libri in modo compulsivo.
Ciao, sono Marina e sono affetta da tsundoku.
Appena becco per strada una libreria gli occhi mi diventano stelle, manco fosse una gioielleria (che, tra l’altro, mi attira davvero pochissimo) e guai ad entrarci: ne esco sempre con un libro in borsa (quando è uno, ma adesso ho imparato a controllarmi.)
Mi arrabbio, sì, se sono libri che poi non mi piacciono: soldi spesi male. Da un po’ di tempo a questa parte ho imparato che non devo avere sensi di colpa se non riesco a finire i romanzi che proprio non riesco a leggere, me ne faccio una ragione. E ho imparato anche un’altra cosa catartica: a liberarmene per fare spazio ad altro su libreria e comodini. Non li butto, eh, quello mai, ma li regalo oppure li rivendo.

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:07 PM

Ciao Marina, sono Barbara e sono affetta da tsundoku anch’io. Apriamo un gruppo di sostegno? Ci troviamo una volta a settimana per parlare del nostro problema 😀
Come te anch’io mi perdo nelle librerie. Se sono costretta in un centro commerciale, mentre gli altri vagano tra negozi di abbigliamento e di elettronica io mi parcheggio in libreria (e gli sposto anche i volumi sugli scaffali, mettendo in risalto quelli che piacciono più a me 😀 )
Il peggio è in quelle librerie con tanto di caffetteria e divanetti… e chi mi sposta più!
Per limitare gli acquisti, mi segno i titoli sul taccuino di quelli che costano di più, sperando di trovare online qualche offerta.
Ma non funziona sempre.

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Elena

Set 23, 2019 at 1:48 PM

Per fortuna leggo quasi tutto ciò che acquisto. Non soffro di compulsione, piuttosto mi capita di desiderare un titolo che poi perde per me di interesse e così resta nello scaffale, ma sono pochi. Invece sono in crescita i libri non finiti. Ciò che chiami diritto a non terminare un libro me lo sono concesso solo da poco. Una vera liberazione perché i miei titoli validissimo sono sempre di meno

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:08 PM

Dopo Tre uomini in barca non mi è più capitata una lettura sofferta. Qui a casa c’è invece chi si è deciso a provare i trenta giorni gratuiti di prova di Audible e tra i romanzi consigliati c’era Le assaggiatrici di Rosella Postorino, premio Campiello. Io non l’ho letto, ma Luz ne ha scritto una bellissima recensione. Beh, ho visto la sofferenza pura. “Non capisco, non succede niente, è di una noia mortale, e va bene che l’argomento non è facile, il nazismo, ma scrive cose contorte, non capisco dove vuole andare a parare…” Per non parlare di quando la persona si addormentava beatamente perdendo almeno un 20 minuti di audio-lettura. Io continuavo a dire “Mollalo sto libro se non ti piace!” Niente, ha continuato proprio perché voleva sapere se c’era un senso. Ma no, nemmeno la fine è piaciuta.
E la domanda successiva è stata: “Ma come li assegnano sti premi?”
Ommmmmmmmmmm…

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Darius Tred

Set 23, 2019 at 2:28 PM

Ho una libreria “diffusa”, in casa…
Consideralo un modo elegante per dire che sono disordinatamente ordinato (o diversamente ordinato, se preferisci…) e che non riesco a giocare facilmente al tuo gioco… 😛

Quanto ai libri non finiti, il tarlo che mi rode non è tanto il non averli saputi apprezzare ma l’aver perso tempo/soldi/spazio.
E poi, diciamocelo, se non apprezzo un romanzo il problema non è mio che non sono in grado di apprezzare: è dell’autore che non è in grado di farsi apprezzare da me!
😀 😀 😀

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:08 PM

Quindi tu quando cerchi un libro indici una caccia al tesoro per tutte le stanze?! 😀
Diversamente ordinato e di gusti difficili! Quest’anno ci hai già massacrato Douglas Adams e addirittura Mary Shelley! Come fai ad avere la casa piena di libri?!

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Darius Tred

Set 25, 2019 at 10:04 AM

Massacrato! Che parolona…

Diciamo più semplicemente che non guardo in faccia nessuno, quando leggo.
Cerco di fare valutazioni oggettive, anche se poi tutto è soggettivo… 😛

Cosa vuoi che ti dica? Sono un analista informatico. Soffro più di deformazione professionale che di tsusdkosjh… taekwondo… tamagotchi… quella roba lì giapponese, insomma. 😀

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Barbara Businaro

Set 25, 2019 at 11:22 PM

A dire il vero anch’io sono un analista informatico, ma il lavoro lo lascio confinato all’orario d’ufficio 😀 😀 😀

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Darius Tred

Set 26, 2019 at 9:55 AM

So bene che sei un’analista pure tu. E, a giudicare dai tuoi post su Webnauta, appartieni alla categoria “Analisti con i fiocchi e controfiocchi”. Anch’io tengo il lavoro confinato nell’orario d’ufficio, ma la mia pignoleria purtroppo sconfina spesso nel quotidiano. Anche nella lettura… 😛

È una brutta cosa, lo so… 😀 😀 😀

Barbara Businaro

Ott 01, 2019 at 7:04 PM

Fortuna che hai scritto “fiocchi” e non… 😎

Maria Teresa Steri

Set 23, 2019 at 3:42 PM

Tsundoku! Ma pensa un po’, esiste pure un termine! Beh, ce l’ho di sicuro. Attualmente ho quattro cartacei sul comodino, iniziati tutti da mesi e non finiti. Nell’e-reader invece è impossibile fare un conto, di roba iniziata ne avrò a decine. So solo che a volte comincio qualcosa e se non mi cattura in modo radicale, finisco per passare ad altro. Ma ciò non mi impedisce di continuare a comprare, ad accumulare, pure nella consapevolezza che non vivrò abbastanza per leggere tutto quello che mi propongo. Ancora peggio è il senso di colpa che mi scatenano i libri regalati o le promesse fatte ad altri autori. Intanto mi consolo sapendo che è una sindrome accertata e che non sono affatto sola ^_^

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:09 PM

Vai Maria Teresa, vieni anche tu nel gruppo di sostegno per il tsundoku! Ci siamo io, Marina, Darius e come presidente c’è Gian Paolo con i suoi 400 libri da leggere!
Non siamo soli, ecco. Non per niente ci hanno inventato una parola. 😀

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Luz

Set 23, 2019 at 8:04 PM

Mi sono gustata questo tuo post stamani dal tablet, in un’ora libera dal lavoro a scuola. Mi sono passati per la mente parecchi pensieri. Penso, con rammarico, ai tanti libri che ancora aspettano di essere letti. Libri che lì per lì sentivo di dover possedere assolutamente, e che hanno finito per ammuffire sugli scaffali. Penso che non sia tutto perduto, che un giorno o l’altro li leggerò uno ad uno, ma intanto continuo a essere compulsiva all’acquisto.
Alcuni, devo ammetterlo, non credo li leggerò mai. Per esempio due o tre testi di psicologia che comprai in un momento della mia vita in cui sentivo l’esigenza di chiarire dentro di me alcuni aspetti. Molti altri li ingurgitai, famelica, alcuni per nulla.
Non credo si possa guarire da questa patologia. Dobbiamo solo abbandonarci all’impulso e essere indulgenti verso noi stessi. Comprare libri fa bene, al mercato e a noi stessi. Collezionarli pure. Un giorno o l’altro magari costituiranno regali graditi per qualcuno. 🙂

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Barbara Businaro

Set 24, 2019 at 7:09 PM

Grazie Luz, mi rispecchio nelle tue considerazioni. Io mi dico sempre che li leggerò durante la pensione (ahahah, la pensione, figurati!)
Prima quelli letti ma non piaciuti o quelli non terminati li mettevo in vendita nell’usato, adesso comincio a rilasciarli nelle casette dei libri al parco. Regalarli è un po’ più difficile, perché di sicuro la persona ti chiede “Tu l’hai letto?” E rispondere “Si, fa schifo, ma a te piacerà” non è il massimo! XD

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Grazia Gironella

Set 25, 2019 at 8:16 PM

Il libro interrotto è fastidioso, ma ho imparato a non crocifiggermi per finirlo: adesso dico solo che “lo finirò in un momento più adatto”, e saluti (a mai più, di solito). In generale sono abbastanza attenta alle spese e agli sprechi, ma chissà perché questa morigeratezza non attecchisce quando si parla di libri… perciò tsundoku anche per me, almeno un po’. (Certo che gli scoiattoli leggono. I rinoceronti non so.)

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Barbara Businaro

Set 25, 2019 at 11:28 PM

Benvenuta allora anche a Grazia nel nostro gruppo di sostegno per tsundokisti! E siamo già in sei iscritti! 😀
(Qualcuno è convinto che i rinoceronti ascoltino gli audiolibri in streaming di nascosto, usando il loro corno come una potente antenna wi-fi…)

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SILVIA

Set 29, 2019 at 2:41 PM

Ehm… ho dovuto toglierne un po’ dal kindle perché non ci stavano più. Direi circa 8/900 in attesa, temo di aver perso il conto e temo anche (per non dire che sono certa) che non li leggerò mai.
Per quanto riguarda i cartacei, ho iniziato a metterli a posto quest’estate e a registrarli in un database, anche perché ne ho talmente tanti che spesso non li trovo più. Però anche di questi ce ne sono a decine in attesa.
Come dice Daniele, i libri sono l’unico svago che mi concedo. Considera poi che ho comprato in blocco tutta la libreria di Liber liber, quella fa già un discreto numero.
Ultimamente sono tornata ai cartacei perché mi sono accorta che è più probabile che li legga, mentre gli ebook, per tanti motivi, mi si accumulano in modo compulsivo senza speranza che li legga. Però li compro usati. Così risparmio soldi e… carta.

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Barbara Businaro

Ott 01, 2019 at 7:09 PM

Ed ecco la settima iscritta al gruppo dei tsundokisti anonimi! 😛
Certo la libreria di Liber Liber è anche un investimento se si hanno ragazzi che studiano, no? E i classici non passano di moda, per definizione.
Però hai riscontrato lo stesso problema mio con la lettura digitale: dimenticando di averli, dimentico di leggerli. Mentre il cartaceo è lì, la sua sola presenza ingombrante mi ricorda che ho preso un impegno a suo tempo. E sì, fortuna che c’è il mercato dell’usato! 🙂

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