Il piacere di leggere insieme

Come trasmettere il piacere di leggere (insieme)

L’ISTAT, il nostro Istituto nazionale di statistica, ha appena pubblicato l’ultimo rapporto statistico sull’editoria, sulla produzione e lettura di libri in Italia (e sorvoliamo sul fatto che le percentuali fornite dall’ISTAT divergono non di poco da quelle fornite dall’AIE, Associazione Italiana Editori, lo scorso marzo a Tempo di Libri). Nel 2017 sono il 41,0% le persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro per motivi non professionali, circa 23 milioni e mezzo. Una percentuale in leggera ripresa (nel 2016 erano 40,5%) ma comunque bassa rispetto al picco del 2010 con 46,8%.
In ogni caso siamo fanalino di coda tra i lettori europei e questo non ci fa molto onore.

Le quote più alte si registrano proprio tra i giovani, in particolare tra le ragazze di 11-19 anni: 65,1% tra 11-14 anni, 68,8% tra 15 e 17 anni e 62,7% tra 18 e 19 anni. Percentuali ancora di tutto rispetto, che poi si abbassano paurosamente con l’età adulta: 33,3% nei maschi tra i 25 e 55 anni, mentre le femmine calmierano il conteggio con una media superiore, il 49% nella stessa fascia d’età. Difficilmente la media poi si riprende a tarda età, quando la salute può diventare un ostacolo.

Quindi nasciamo ottimi lettori, ma ci perdiamo per strada subito dopo aver terminato le scuole: proprio quando non saremmo più obbligati a studiare ma potremmo goderci delle letture rilassanti, abbandoniamo del tutto i libri. Ci dimentichiamo delle ore liete a seguire Pollicino, a lottare con Ulisse, a sospirare insieme a Jo March.
E non tutte le cose fantastiche che ci sono nei romanzi arrivano al cinema, chissà quali storie meravigliose stiamo perdendo! Un vero peccato!

Dunque come trasmettere il piacere di leggere in maniera duratura? Come far si che quel piacere, e non dovere, permanga anche dopo il periodo scolastico?
Ce lo dice lo scrittore, e professore di lettere per ben ventotto anni in un liceo parigino, Daniel Pennac che dei ragazzi e del loro piccolo mondo ha davvero dipinto un quadro affascinante. Il suo saggio Come un romanzo, che ho riletto proprio ultimamente, è considerato la Bibbia per l’editoria giovanile.

L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire.

Daniel Pennac, Come un romanzo

Daniel Pennac - Come un romanzo

Il piacere di leggere

Come un romanzo di Daniel Pennac ripercorre tutte le fasi della crescita, dalla prima infanzia all’adolescenza per capire perché si arriva all’età adulta con pochi lettori. Perché il gusto della lettura si perde per strada? Pur essendo un testo datato (prima stampa del 1992!) ciò che racconta è quanto mai attuale, il calo della lettura infatti segue l’esplosione dei nuovi media, dalla televisione ad internet.
Il suo è un testo divertente e illuminante, facilmente riconoscibile dai dieci Diritti Imprescrittibili del lettore riportati anche nella quarta di copertina:

  1. Il diritto di non leggere.
  2. Il diritto di saltare le pagine.
  3. Il diritto di non finire un libro.
  4. Il diritto di rileggere.
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.
  6. Il diritto al bovarismo.
  7. Il diritto di leggere ovunque.
  8. Il diritto di spizzicare.
  9. Il diritto di leggere a voce alta.
  10. Il diritto di tacere.

Ma la parte che preferisco di questo volume è la terza sezione, sul “Dare da leggere”, che racconta come un professore delle scuole superiori può instillare nuovamente la curiosità e l’entusiasmo per i libri e le meraviglie che nascondono nelle loro pagine. Caspita, quanto avrei voluto un professore così!

 

Immaginiamo una classe di adolescenti. Circa trentacinque studenti. Oh! Non quel genere di studenti accuratamente calibrati per varcare in gran fretta gli alti portoni delle grandi università, no, gli altri, quelli che sono stati respinti dai licei del centro perché la loro pagella non lasciava prevedere un gran voto alla maturità, né addirittura una maturità.
[…] hanno la faccia molteplice della loro generazione: ciuffo a banana e stivaletti per il rocker di turno, calze inglesi e jeans firmati per il cultore della moda, chiodo nero per il centauro senza moto, capelli lunghi o a spazzola a seconda delle tendenze di famiglia… Quella ragazza, laggiù, nuota nella camicia del padre che sfiora le ginocchia strappate dei suoi jeans, quell’altra ostenta la sagoma nera di una vedova siciliana (“questo mondo non mi concerne più”) mentre la sua bionda compagna di banco ha puntato tutto sull’estetica: corpo da cartellone pubblicitario e faccia da copertina accuratamente patinata.
[…] E naturalmente non amano leggere. Troppi vocaboli nei libri. E troppe pagine. Per farla breve, troppi libri.
[…] “Bene,” dice il prof, “visto che non vi piace leggere… sarò io a leggervi dei libri.”
Senza transizione, apre la cartella e tira fuori un librone grossissimo, un affare cubico, veramente enorme, dalla copertina patinata. Quanto di più impressionante si possa immaginare in fatto di libri.
[…] Ma siccome la curiosità finisce per avere la meglio, Banana-e-stivaletti domanda:
“Ci leggerà tutto quel libro… a voce alta?”
“Non vedo come potresti sentirmi se leggessi a voce bassa…”
Discreta ridacchiata. Ma la giovane Vedova siciliana non ci sta. In un mormorio abbastanza forte per essere sentito da tutti, dice:
“Abbiamo passato l’età”.
[…] “Che libro è?” domanda Calze inglesi, con un tono che ha detto cose peggiori.
“Un romanzo.”
“E di cosa parla?
“Difficile dirlo prima di averlo letto. Bene, ci siamo? Fine delle trattative. Si parte.”

Comincia così la lettura de Il profumo di Patrick Süskind, direttamente recitato e con enfasi dallo stesso professore.
Possiamo dire che quel romanzo sia un classico? E’ relativamente recente, del 1985, ma è diventato un bestseller in poco tempo, ben riconosciuto anche dalla critica internazionale. Un romanzo che probabilmente si presta a recuperare un lettore perduto.
Quel che segue è il mio pezzo preferito in assoluto di tutto questo saggio. 🙂

Caro signor Süskind, grazie! Le sue pagine esalano un odore di selvatico che dilata le narici e torce le budella dal ridere. Mai il suo Profumo ebbe lettori più entusiasti di quei trentacinque, così poco disposti a leggerlo. Trascorsi i primi dieci minuti la prego di credere che la Vedova siciliana la trovava assolutamente adatto alla sua età. Era quasi commovente, con tutte le smorfie che faceva per impedire alla sua risata di soffocarle la prosa; Calze inglesi spalancava occhi grandi come orecchie, e “sst! porca miseria, vuoi star zitto!”, appena uno dei compagni si lasciava andare all’ilarità. Intorno alla pagina ventisette, nelle righe in cui paragona il suo Jean-Baptiste Grenouille,
allora a pensione presso Madame Gaillard, a una zecca eternamente in agguato (ha presente? “la zecca solitaria, che, raccolta in sé, sta rannicchiata sul suo albero, cieca, sorda e muta e si limita a fiutare, a fiutare per anni, a distanza di miglia, il sangue di animali di passaggio…”), bene, verso queste pagine, dove si scende per la prima volta nelle umide profondità di Jean-Baptiste Grenouille, Banana-e-stivaletti si è addormentato, la testa appoggiata sulle braccia incrociate. Un bel sonno dal respiro regolare. No, no, non svegliatelo, non c’è niente di meglio di una bella dormita dopo una ninnananna, anzi, è il primo piacere nell’ordine della lettura. Banana-e-stivaletti è ridiventato
bambino… tutto fiducioso… e non è molto più grande quando, alla fine dell’ora, esclama:
“Merda, mi sono addormentato! Cos’è successo da Madame Gaillard?”

I professori qui mi diranno che leggere libri in classe in questa maniera non ci sta, il programma ministeriale ci insegue abbaiando feroce, non possiamo buttare tempo prezioso dell’orario scolastico. Eppure alla lunga può risultare un proficuo investimento, come racconta il nostro professore a seguire.

E grazie anche a voi, signori Màrquez, Calvino, Stevenson, Dostoevskij, Saki, Amado, Gary, Ajar, Fante, Dahl, Rocher, vivi o morti che siate! Non uno, fra quei trentacinque refrattari alla lettura, ha aspettato che il professore arrivasse alla fine di uno dei vostri libri per terminarlo prima di lui.
Perché rimandare alla settimana prossima un piacere che ci si può concedere in una serata?
[…] Eppure, non è successo niente di straordinario. Il merito del professore è quasi nullo in tutta la vicenda. Il fatto è che il piacere di leggere era vicinissimo, imprigionato in quelle soffitte adolescenti da una paura segreta: la paura (molto molto antica) di non capire.
Avevano semplicemente dimenticato che cos’era un li bro, cos’aveva da offrire. Avevano dimenticato, per esempio, che un romanzo racconta prima di tutto una storia. Non sapevano che un romanzo deve essere letto come un romanzo: placare prima di tutto la nostra sete di racconto.
[…] Certo, la voce del professore ha contribuito alla riconciliazione. Risparmiando lo sforzo della decodificazione, delineando chiaramente le situazioni, dipingendo le scene, incarnando i personaggi, sottolineando i temi, accentuando le sfumature, facendo nel modo più chiaro possibile il suo lavoro di rivelatore fotografico.
Ma ben presto la voce del professore diventa un’interferenza: piacere parassita di una gioia più sottile.
“Il fatto che lei legga ci aiuta, prof, ma poi sono contento di ritrovarmi solo con il libro.”

Ed è qui che si completa la magia: un lettore ritrovato che non ha più bisogno di sentirsi leggere da qualcun altro, ma deve leggere in autonomia!
Un lettore che d’ora in poi proseguirà da solo la scoperta di nuovi libri, senza che nessuno glielo imponga, al massimo qualche titolo appena accennato, senza nulla più togliere al temibile famelico programma ministeriale.
L’Uomo ha da sempre fame di storie, un bisogno incessante di conoscere altre vite oltre la propria. Non è solo questione di curiosità o mero divertimento, credo ci sia la necessità di confrontarsi con diverse esperienze per cercare la risposta alle grandi domande che lo attanagliano. Probabilmente di più proprio durante l’adolescenza.
Occorre solo far capire che quell’oggetto così semplice, quell’insieme di fogli tenuti insieme da filo e colla, contengono infiniti mondi che ci saranno dischiusi solo al ritmo del nostro stesso respiro. Senza pause pubblicitarie fastidiose.
Occorre però dedicarvi del tempo. E qui c’è l’altro tasto dolente.

Il tempo per leggere

Dopo il pregiudizio che la lettura costi fatica e il piacere della lettura sia terribilmente compromesso dalla difficoltà di capire il testo, c’è quello di non avere abbastanza tempo per leggere, che la lettura richieda molto più spazio alla nostra vita rispetto ad altre attività per conseguire lo stesso livello di divertimento. Una sorta di rapporto qualità (livello di divertimento) e prezzo (tempo impiegato).
Solo la pratica può dimostrare che non è così.

Quando hanno visto II profumo uscire dalla borsa del professore, hanno subito creduto all’apparizione di un iceberg! (Precisiamo che il professore in questione aveva – volontariamente – scelto l’edizione francese corrente di Fayard, caratteri grossi, paginatura molto spaziata, ampi margini, un libro enorme agli occhi di quei refrattari alla lettura, e che preannunciava un supplizio interminabile.)
Ma appena lui si mette a leggere, loro vedono l’iceberg liquefarsi tra le sue mani!
Il tempo non è più il tempo, i minuti volano come secondi e quando l’ora finisce sono già state lette quaranta pagine.
Il prof fa i quaranta all’ora.
Cioè, 400 pagine in dieci ore. Con cinque ore alla settimana, potrebbe leggere 2400 pagine in un trimestre! 7200 in un anno scolastico! Sette romanzi di 1000 pagine! Solo con cinque piccole ore di lettura settimanali!
Prodigiosa scoperta, che cambia tutto! Un libro, tutto sommato, si legge in fretta: con una sola ora di lettura al giorno, in una settimana vengo a capo di un romanzo di 280 pagine!

Sulla velocità di lettura e come recuperare il tempo per leggere dalle nostre giornate frenetiche, ne avevo scritto in questo post tempo fa, per verificare se era davvero possibile, dati alla mano, leggere così velocemente: Come leggere 200 libri in un anno
Che sono comunque un numero elevato: la sottoscritta si è fermata a 36 titoli, di cui solo 17 di narrativa, e i lettori più prolifici che conosco arrivano all’incirca ad una sessantina di romanzi, in un anno lavorativo.
Al di là dei numeri effettivi, è molto più importante l’intenzione di leggere il più possibile, nonostante la vita quotidiana e le sue impellenze.

Dove trovare il tempo per leggere?
Grave problema.
Che non esiste.
Nel momento in cui mi pongo il problema del tempo per leggere, vuol dire che quel che manca è la voglia. Poiché, a ben vedere, nessuno ha mai tempo per leggere. Né i piccoli, né gli adolescenti, né i grandi. La vita è un perenne ostacolo alla lettura.
“Leggere? Vorrei tanto, ma il lavoro, i bambini, la casa, non ho più tempo…”
“Come la invidio, lei, che ha tempo per leggere!”
E perché questa donna, che lavora, fa la spesa, si occupa dei bambini, guida la macchina, ama tre uomini, frequenta il dentista, trasloca la settimana prossima, trova tempo per leggere e quel casto scapolo che vive di rendita, no?
[…] La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere.
La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno, d’altronde, mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.

I lettori deboli si sono solo dimenticati della gioia di leggere. Ma ce l’hanno, è lì nascosta da qualche parte esattamente come in questi ragazzi del liceo parigino. Come fargliela riscoprire? Come il nostro professore: con l’esempio. Il primo che si diverte a leggere Il profumo in classe è proprio lui!
Del resto, dall’indagine ISTAT sopra citata emerge il dato che lo conferma: tra i ragazzi di 11-14 anni legge l’80% di chi ha madre e padre lettori e solo il 39,8% di coloro che hanno entrambi i genitori non lettori. L’esempio è fondamentale per un giovane.

Come far leggere il proprio figlio
Questa vignetta l’ho trovata nei social, ma non sono in alcun modo riuscita a risalire al suo autore. Grazie a Daniele che l’ha trovata: é Flavita Banana e se cliccate sull’immagine potete vedere il suo sito.

 

Chi può resistere alla curiosità?

Una sola condizione a questa riconciliazione con la lettura: non chiedere niente in cambio. Assolutamente niente. Non erigere alcun bastione di conoscenze preliminari intorno al libro. Non porre la benché minima domanda. Non dare alcun compito. Non aggiungere una sola parola a quelle delle pagine lette. Nessun giudizio di valore, nessuna spiegazione del lessico, nessuna analisi testuale, nessuna indicazione biografica…
Proibirsi assolutamente di “parlare intorno”.
Lettura-regalo.
Leggere e aspettare.
Non si forza la curiosità, la si risveglia.

Se il nostro professore avesse letto in classe a voce bassa, trascinando stancamente le parole, una dietro l’altra con la medesima intonazione, pensando alla fattura dell’idraulico da pagare o al mucchio di compiti da correggere entro sera, non avrebbe certamente ottenuto lo stesso risultato.
La curiosità la si risveglia con lo stesso entusiasmo del lettore.

Come quando qualcuno mi chiede dei libri che ho letto, soprattutto della saga Outlander di Diana Gabaldon: non riesco a trattenere l’entusiasmo, gli occhi che brillano, il sorriso a 72 denti, le emozioni di ogni pagina e, se la memoria mi assiste, anche qualche citazione importante.
Del resto io stessa sono attratta dai libri per la curiosità che mi hanno instillato gli altri lettori (Outlander compreso, che mi è stato prestato da un’amica professoressa di Storia, sennò col cavolo che lo leggevo!)

Anche per questo, quando sono in attesa da qualche parte, cerco di avere sempre un libro con me. Preferibilmente in cartaceo, così i presenti possono spiare il titolo in copertina. E qualsiasi cosa io stia leggendo, sono certa che l’espressione del mio viso è concentrata, a tratti sorridente, i miei occhi scorrono veloci tra le righe. Spesso mi è capitato di fermarmi a fine capitolo, sospirare, alzare lo sguardo e trovarmi addosso delle facce incuriosite. 🙂

E per finire…

Ricordi d’infanzia e d’estate. L’ora della siesta. Il fratello maggiore disteso bocconi sul letto, con il
mento nei palmi delle mani, immerso in un enorme tascabile. Il fratello minore, mosca cocchiera:
“Cosa leggi?”
IL MAGGIORE: “La grande pioggia”.
IL MINORE: “È bello?”
IL MAGGIORE: “Un casino!”
IL MINORE: “Di cosa parla?”
IL MAGGIORE: “È la storia di un tale che all’inizio beve molto whisky, alla fine molta acqua!”
Non ho avuto bisogno di altro. E ho passato la fine di quell’estate bagnato fino alle ossa dalla
Grande pioggia di Louis Bromfield, rubato a mio fratello che non l’ha mai finito.

Daniel Pennac, Come un romanzo
Traduzione di Yasmina Melaouah
Feltrinelli

Comments (27)

Nadia

Gen 19, 2019 at 10:16 AM

Mi piace molto questo consiglio ai professori. Io in piccolo quando i bambini erano piccoli leggevo loro molte favole a voce alta, ma per ora non ho ottenuto i risultati sperati. Però come ben sai dopo la storia felle costole il mio compagno legge almeno un libro al mese. E visto che io ne leggo almeno cinque pareggio con la media bassa dei miei figli. Ma non mi stancherò mai di ripeterlo:leggere fa bene, come uno sport, come un buon pranzo, meglio di un digestivo. E con questo articolo speriamo se ne convincano più persone possibile.

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Barbara Businaro

Gen 19, 2019 at 7:08 PM

Nadia, hai il merito di aver recuperato un lettore adulto, mica è da tutti! 😀
Io non ricordo che qualcuno mi leggesse favole a voce alta, tranne i dischi 45 giri della Disney, i miei genitori non sono grandi lettori, mia madre forse lo era da giovane. Nonostante questo mi è sempre piaciuto leggere, anche se leggo molto più ora che ai tempi della scuola. In sostanza, sarei fuori statistica!
Comunque non disperiamo. E più che ripeterlo, continuiamo a dare l’esempio. 🙂

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Sandra

Gen 19, 2019 at 1:29 PM

Io, dopo anni in cui ci ho provato ottenendo anche buoni risultati (non sempre e non con tutti), ora mi sono arresa.
Non volete leggere? Affari vostri, non spreco più risorse ed energia per convincervi, il mio esempio è sotto gli occhi di tutti e le scuse che la gente accampa non le reggo più. Non vi piace? Giusto, a me non piacciono un sacco di altre cose, magari mi perdo parecchio anche io, eh. Peccato che i risvolti della non lettura siano diversi e coinvolgano l’intera società, l’altro giorno in ufficio ho detto la parola “talvolta” (che non mi pare così difficile né obsoleta) e si sono scatenate risate e commenti.

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Barbara Businaro

Gen 19, 2019 at 7:16 PM

Sapessi invece che nervi Sandra quando leggo tra le mail aziendali che “la ricerca è apposto”.
Gli acronimi informatici li conoscono tutti, l’Inglese lo infilano ovunque, poi però mi cadono sull’apposto (participio passato del verbo apporre, esempio: ho apposto la firma al documento) invece di “a posto”, inteso come “in ordine”. Una volta mi è anche scappato l’impulso grammar-nazi ed ho girato l’articolo dell’Accademia della Crusca che spiegava la differenza, ma niente. Questo errore continua imperterrito, anche nella posta in uscita verso i clienti. 🙁

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Brunilde

Gen 19, 2019 at 4:18 PM

Offro una testimonianza negativa: mia figlia, nata in una casa piena di libri, cresciuta vedendo i genitori leggere, ascoltando conversazioni su libri e articoli di giornale , dopo le elementari e dopo aver divorato tutto Harry Potter ha completamente smesso di leggere. Non legge neppure ciò che scrivo io…anche quando sa di essere fra le pagine.
Non conta l’esempio e non esistono ricette magiche.
Certo, quando la vedo trascorrere il suo tempo relax guardando serie tv e contemporanemente smanettare sul telefonino mi sento male, ma non incolpo Netflix, o me stessa.
Spero che un domani la maturità le faccia riscoprire il piacere di leggere, ma non ci conto.
E taccio, perchè ho imparato a mie spese che a insistere si radicalizza il rifiuto!

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Barbara Businaro

Gen 19, 2019 at 7:27 PM

L’ISTAT dice il contrario, cioè che i giovani prendono ad esempio i propri genitori per la lettura, ma ho il sospetto che ci sia una fetta di giovani per cui vale il conflitto generazionale: se i tuoi genitori non leggono, tu ragazzo ti avvicini alla lettura come a qualcosa di solo tuo (ed è stato il mio caso); se i tuoi genitori leggono, e peggio ancora scrivono, e molto peggio ancora scrivono su di te, magari tu ragazzo per ripicca non ne vuoi proprio sapere. Che dici, potrebbe essere? 😀
Se le piacciono le serie tv (che nemmeno io disdegno eh, solo che non ho la costanza di vederle, in genere aspetto di poter vedere tutte le puntate in una settimana), le piacciono comunque le storie. Potrebbe essere interessante farle scoprire da quali libri nascono quelle serie tv che le piacciono tanto, o quali libri trattano gli stessi argomenti.
Ma senza insistere, così per pura curiosità. Per instillare quel piccolo tarlo che poi avanzerà da solo… 😉

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Elena

Gen 19, 2019 at 10:01 PM

Cosa darei per poter essere io quella professoressa che Invoglia i ragazzi a leggere! Adoro solleticare i palati alla lettura e parlerei per ore dei romanzi che amo. Credo che un modo fondamentale di trasmettere l’amore per la lettura è la passione : apprendere, conoscere, svagarsi, volare con la fantasia. Tutti regali preziosi che possiamo trovare in un libro. E invece non ho figli né studenti e mi consolo cucinandovi le mie Pillole 🙂

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Barbara Businaro

Gen 21, 2019 at 10:07 AM

Ecco, hai centrato il punto: la passione! 🙂

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newwhitebear

Gen 20, 2019 at 9:41 PM

Ho sempre luriosità di leggere.etto molto. Curiosità come dice Pennac. Curiosità che conservo anche oggi. Se si riesce a trasmettere la curiosità di leggere, si recupera un lettore.

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Barbara Businaro

Gen 21, 2019 at 10:09 AM

La curiosità era importante anche per un genio come Einstein, possiamo farne a meno noi? 😀

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Daniele

Gen 21, 2019 at 8:35 AM

Io non sono nato come ottimo lettore, anzi tutt’altro, e adesso che ho un’età fra i 25 e i 55 anni leggo almeno 80 libri l’anno.
Tra l’altro vorrei sapere da dove prendono questi numeri. Sondaggi?

Il tempo è solo una scusa. Chi accampa certe scuse butta però il suo tempo gironzolando su Facebook o scrivendo scemenze su Whatsapp.

L’autrice della vignetta eccola qui: http://www.flavitabanana.com/product/print-educacion-literaria

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Barbara Businaro

Gen 21, 2019 at 10:27 AM

Intanto grazie di aver rintracciato l’autrice della vignetta! Avevo ingrandito il più possibile ma quel Flavita Banana proprio non leggevo! 😀
Non vorrei sbagliare (sono dal cellulare e non ho qui tutti i link) ma il report dell’ISTAT arriva come elaborato dell’indagine multiscopo permanente sulle famiglie italiane. Per questo la ritengo più precisa di sondaggi cati o cawi (interviste a campione via telefono o internet).
E su Whatsapp… è sempre l’uso distorto della tecnologia a rovinarla, non la tecnologia in sé. 😉

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Darius Tred

Gen 21, 2019 at 12:27 PM

In merito al decalogo, aggiungerei l’undicesimo comandamento, il mio prediletto: “Il diritto di leggere di nascosto”.
Vale a dire: leggere senza dire di averlo letto.
Che non è esattamente leggere negando di aver letto.

😉

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Barbara Businaro

Gen 22, 2019 at 7:19 PM

E così scoprimmo che Darius legge letteratura erotica sadomaso… Altro che fantascienza! 😀 😀 😀

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Darius Tred

Gen 23, 2019 at 9:32 PM

😀 😀 😀

Un giorno dovrai deciderti a raccontarmi perché ti ispiro così tanto come lettore di fantascienza: forse ti stupirà sapere che i libri di fantascienza che ho si contano sulle dita di una mano…

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Barbara Businaro

Gen 23, 2019 at 10:35 PM

Gli occhiali, secondo me sono i tuoi occhiali. Ricordi quella pubblicità “Volevamo stupirvi con effetti speciali, ma siamo scienza, non fantascienza…”? Aveva i tuoi stessi occhiali! 😀

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Marina

Gen 21, 2019 at 2:17 PM

Pennac è un mito!
I professori possono fare tanto per invogliare gli studenti alla lettura, la prima cosa, però, è scegliere i testi giusti e non “imporre” la lettura come parte del programma didattico, dunque come tappa obbligatoria del percorso scolastico. Ho l’esempio di mio figlio: lui è un lettore “di nicchia” (lo prendo in giro, io), perché ha 15 anni e ama i saggi storici. Vabbè, fin qui, poco male! Ma lui legge con gusto Seneca e si fa comprare i testi dei classici latini… in latino (perché è un fine traduttore e gli piace un sacco farlo all’impronta: mostro!). La sua professoressa di italiano ha dato alla classe la Ferrante da leggere. Non ti dico in che ambasce ci troviamo e il primo volume della saga langue a pag. 20 dall’inizio dell’anno. Con questo voglio dire che un prof. dovrebbe anche assecondare le tendenze: dare la libertà ai ragazzi di leggere ciò che vogliono, in base a gusti e preferenze, perché la lettura è soggettiva e ha mille sfaccettature che non possono essere trascurate.
Cominciare insieme, sì, e poi diversificare.

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Barbara Businaro

Gen 22, 2019 at 7:27 PM

Come dare da leggere un Harmony ad uno che legge Asimov…
Intanto complimenti a tuo figlio, altro che mostro! Questa cosa gli farà solo del bene per il futuro, leggere i filosofi antichi è un tesoro inestimabile da portarsi dietro. Se vai a vedere i grandi motivatori del nostro secolo stanno solo “riciclando” quello che fu scritto in epoca romana (e che noi Italiani abbiamo miseramente perso…)
Che poi dare da leggere a tutti lo stesso testo lo trovo limitante. Non è meglio dare un elenco di titoli, sentendo le proposte dei ragazzi stessi, e poi portare in classe ognuno la propria lettura e raccontarla? E poi la volta successiva scambiarsi le letture o scoprirne di nuove? 🙂

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Marina

Gen 23, 2019 at 12:53 PM

Esatto e al prossimo consiglio di classe, le rappresentanti chiederanno proprio una cosa del genere all’insegnante. L’ho proposta io e molte altre mamme sono d’accordo. Vediamo se il suggerimento viene raccolto. 😉

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Maria Teresa

Gen 21, 2019 at 2:25 PM

Giustissime e condivisibili riflessioni. Io mi ritengo fortunata in questo campo perché ho sempre avuto molti stimoli alla lettura, sia in famiglia che tra gli insegnanti. Ultimamente però avrei bisogno io stessa di riscoprire il piacere della lettura perché arranco parecchio tra le pagine. Dico che non ho tempo, ma forse è proprio che non mi va. A volte penso di essere troppo bombardata di libri, anche questo può essere un deterrente secondo me.

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Barbara Businaro

Gen 22, 2019 at 7:32 PM

Direi di si, il troppo stroppia dice un antico adagio.
Anche l’eccesso di proposte di lettura può essere un deterrente, un po’ come quando hai un sacco di lavoretti da fare per casa e non riesci a decidere da dove cominciare! Penso sia lo stesso con i libri, e capita anche a me ad ogni nuova lettura: questo? c’è anche questo… e questo qua?! Senza contare l’umore che influisce ancora di più nella scelta. L’unico espediente che ho trovato io è di alternare, tra testi lunghi e brevi, tra generi, tra elettronico e cartaceo. 🙂

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Grazia Gironella

Gen 22, 2019 at 9:20 PM

Non mi sforzo più di fare leggere gli altri, mi sembra uno sforzo inutile. A mio figlio ho letto fino ai tredici anni circa, mentre lui stesso leggeva avidamente e con costanza; da qualche anno legge pochissimo se non niente, ma so che il seme è stato gettato. Se riprenderà a leggere, ottimo; se non lo farà… peccato per lui! Certo è che l’infanzia è un periodo prezioso per comunicare la passione per la lettura. Mi sento privilegiata ad avere avuto un lavoro che mi permetteva di curare questo aspetto… mi faceva alzare alle cinque di mattina, ma la sera libera ce l’avevo. 🙂

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Barbara Businaro

Gen 23, 2019 at 10:26 PM

Forzare gli altri a leggere no, può rivelarsi controproducente, meglio solo essere solo d’esempio. Far vedere quanto ci si può divertire con il libro giusto tra le mani. 🙂

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Giulia Mancini

Gen 22, 2019 at 10:34 PM

Da giovani leggiamo e da adulti ci perdiamo, purtroppo accade, io stessa ho avuto un periodo della mia vita in cui avevo rallentato molto le mie letture, un libro restava sul mio comodino molto a lungo prima di riuscire a finirlo perché leggevo prima di andare a dormire e poi dopo una pagina crollavo…
Però la voglia di leggere l’ho sempre mantenuta almeno, poi negli ultimi anni ho incrementato molto le mie letture soprattutto grazie agli eBook.
Grande Pennac! Il suo metodo può essere davvero valido, stimolare la curiosità e l’entusiasmo per la lettura è possibile e le giovani menti sono particolarmente ricettive.

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Barbara Businaro

Gen 23, 2019 at 10:29 PM

Anch’io ho avuto il mio periodo a bassa lettura, c’erano altre preoccupazioni e faticavo a rimanere concentrata. Non che ora le preoccupazioni siano minori, ma è anche una questione di allenamento, no? Quando ti alleni a leggere ogni giorno, anche nel giorno più funesto, continui a leggere sempre. Probabilmente l’ebook ti ha aiutato nell’allenamento. 🙂

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Luz

Gen 23, 2019 at 8:29 PM

Ah, che magnifico post!!
Adoro quel libro, adoro che se ne parli, lo amo al punto da sfogliarlo spesso. Anche solo una pagina letta di tanto in tanto, fa bene. Il professore mio collega Pennac ebbe l’intuizione più importante: un insegnante passivo, che dall’alto della sua cattedra punta il dito, ordina, esige, non raggiungerà mai risultati autentici, in particolare se esige che i propri studenti leggano.
Dare l’esempio mettendo in gioco se stessi è fondamentale.
Vorrei prolungarmi nel commento, ma… voglio dedicarci un post di approfondimento partendo proprio da qui.
🙂

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Barbara Businaro

Gen 23, 2019 at 10:33 PM

Me lo ricordo che adori questo libro, ne abbiamo parlato nei commenti da te proprio quando lo stavo rileggendo a dicembre (o era novembre?). Io ce l’ho sia in cartaceo che in ebook dentro il kobo, per dire! Trovo confortante ritornare in quella classe ogni tanto. 🙂
Aspettiamo il tuo post di approfondimento!

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