Un giorno, sempre di Giovanni Venturi

La musica e la scrittura di “Un giorno, sempre”

Quando è uscito questo libro, ultimo di una serie di quattro volumi, l’autore ha spiegato di averlo scritto anche come romanzo a sé stante, allo stesso modo di tutti gli altri che compongono la serie, ognuno leggibile in maniera indipendente. Le avventure dei protagonisti si intersecano in ogni libro, lasciando che la voce principale della storia sia ogni volta diversa, così da seguire la storia di ognuno di loro.

Questa particolarità mi incuriosiva alquanto: come poteva riuscirci l’autore, senza incorrere in anticipazioni delle altre trame o senza cadere in riferimenti che un nuovo lettore non poteva comprendere? Ho così accettato la sfida di leggere questo quarto volume, senza minimamente conoscere gli altri tre precedenti. Vediamo se davvero si può leggere da solo.

Dopo essere riemersa da quelle pagine intense, posso confermarlo: il testo si può leggere staccato dagli altri, io l’ho fatto senza alcuna difficoltà. Magari non ho compreso appieno il triangolo Francesco-Andrea-Giulia, qui appena accennato, e nemmeno afferrato cosa può rappresentare il violinista Samuel per Francesco, o conoscere i trascorsi della sua vita. Ma è “godibile” comunque da solo questo romanzo, perché pur avendo un passato negli altri libri, i personaggi qui sono raccontati nel loro presente. E non dev’essere stato semplice scriverlo in questi termini.

Il tema del romanzo poi era difficile, le descrizioni di un approccio omosessuale ancora di più, scadere nel volgare con un solo aggettivo è un rischio, invece l’autore ha saputo dare profondità alla psicologia dei due protagonisti. I problemi relazionali e i dubbi di Gianluca diventano i nostri, le emozioni improvvise di Francesco di fronte all’amico ritrovato anche. Un amore senza pregiudizi, lasciando spazio alla poesia, all’affetto e al cuore che non conosce ragioni. Anche qualche paura, di fronte ad una società che non sempre accetta la diversità.

C’è una melodia ricorrente per tutto il romanzo, ed è il Canone di Pachelbel che non conoscevo. O meglio: è un’aria piuttosto famosa, molto utilizzata in televisione, ma di cui ignoravo la provenienza. Ho quindi chiesto a Giovanni, dato che anch’io scrivo spesso sotto l’influsso di varie canzoni, quanto la musica fosse importante per la sua scrittura.
E lui ha risposto con questa colonna sonora, con gusti decisamente differenti dai miei.
Nino D’Angelo citato nel mio blog… ho bisogno del whisky per riprendermi! 😀

 

“Un giorno, sempre” in musica e scrittura

L’arte, ovvero le arti, sono legate. Scrivere, comporre musica, dipingere, scattare foto particolari catturando la luce, i luoghi, le sfumature, comporre poesie, versi di canzoni.
Mentre si scrive, in realtà, si scattano foto, si compone musica, si girano film. Con la mente si ricrea un ambiente, si collocano dei personaggi nello spazio, gli si dà una voce, li si fa muovere e si mette insieme una storia.
A volte ci si aiuta con una immagine, con una foto. Ho un racconto inedito che vorrei trasformare in romanzo che mi fu ispirato dall’immagine di una casa in collina.
La copertina di “Sai correre forte” è, per esempio, una foto che ho scattato io. Si vede il mare di Napoli, si intravede l’isola di Capri e ci sono due barche con vela rossa. Nella copertina dell’e-book si vede solo una delle due barche, mentre in quella del cartaceo si vedono entrambe. E in “Sai correre forte” la vera protagonista della storia è Napoli. Luogo simbolo, ma anche personaggio. Inoltre, la foto della copertina è menzionata anche all’interno del testo.

Altre volte c’è la musica, altro potente mezzo di comunicazione.
Mentre scrivevo “Un giorno, sempre” avevo in mente delle canzoni, in realtà ce le ho in mente sempre, anche quando scrivo altre storie, a volte le nomino nella scena che ho scritto mentre ascoltavo quella canzone più e più volte. Ed è successo anche con “Un giorno, sempre”, storia di cui vi voglio parlare in questo articolo, o meglio, della scaletta musicale adatta a questo testo.
Se dovessi dire quali brani mi hanno accompagnato nella stesura vi direi:

– “Canone”, in Re maggiore, di Johann Pachelbel

 

– “On the Nature of Daylight” di Max Richter

 

– “Chesta sera” di Nino D’Angelo

 

– “Mente e cuore” di Nino D’Angelo

 

– “Stitches” di Shawn Mendes

 

– “Shiny Happy People” dei REM

 

– “Everybody Wants To Rule The World” dei Tears For Fears

 

– “The Unforgettable Fire” degli U2

 

Le prime quattro sono poesie, liriche delicatissime e profonde, per quanto le prime due siano solo musica.
“Mente e cuore” viene menzionata da Francesco Sacco dentro il testo, Gianluca nomina “On the Nature Of Daylight”, che trovo molto potente per esprimere certi sentimenti senza parlare, soltanto ricordando, o immaginando.
Il “Canone” di Pachelbel è la colonna sonora della serie. Cosa che ho scoperto per caso a partire dal secondo volume, ovvero “Certe incertezze” dove c’è questo personaggio molto importante che la suona in un parco. Nasce tutto da lì e si spande nelle pagine. Tra l’altro è un brano suonato con violini che di certo avrete udito almeno una volta nella vita. C’è una scena nel secondo volume dove Francesco la sente suonare a Covent Garden a Londra, sia nel secondo che nel terzo volume, ma c’è anche in “Un giorno, sempre”. Non posso dirvi dove, altrimenti svelerei delle cose. Per una musica? Be’, sì. Quando si mettono insieme scene, musica, immagini, c’è un filo conduttore che può anche anticipare i fatti narrati.
“Stitches” era nominata in una scena, l’avevo ascoltata in un negozio in cui ho ambientato poi la scena, ma ho dovuto cambiarla perché il romanzo è collocato in un arco temporale precedente all’uscita della canzone. Quel ritornello, che dà il titolo alla canzone, mi era in testa di continuo.
Anche la canzone dei REM viene nominata e la scena è stata scritta pensando proprio a “Shiny Happy People”. Immaginavo di saltellare e muovermi come nel video ufficiale.
Ho visualizzato alcune scene seguendo il ritmo dei brani che vi ho proposto. Questo è il bello della scrittura. Riuscire a essere polifonia, trasportare in luoghi diversi, trasmettere emozioni vive. Almeno è sempre quello che ho cercato di fare con questa serie, soprattutto evitando argomenti banali o superficiali, anzi, trattandone di difficili e con la massima umiltà.

Un giorno, sempre di Giovanni Venturi disponibile in ebook

Un giorno, sempre
La trama

L’estate a Napoli è la stagione delle stagioni: giunge sempre prima, le giornate diventano ricche di colori, di luce, di sogni e di sorprese. È in un giorno troppo caldo di maggio che Gianluca incontra Francesco; non si vedono da quattro anni ma lui ricorda bene il periodo in cui l’amico lo ha aiutato.
Tornano le forti sensazioni di allora, e i sentimenti d’amore per Francesco, quelli che ha sempre represso, riprendono a invadergli il cuore. È spaventato come lo era allora: non vuole permettere al dolore di riemergere, e non può perdere la preziosa amicizia ritrovata dopo così tanto, perché l’emozione che Gianluca credeva sopita torna ancora una volta a chiedere attenzione, un’attenzione che stavolta dovrà essere assoluta.
Quarto volume della serie “Le parole confondono”, può leggersi come romanzo a sé stante, anche se si consiglia la lettura di “Un giorno, sempre” dopo “Le parole confondono” , “Certe incertezze” e “I motivi segreti dell’amore”.

 

Giovanni Venturi avatar Guest blogger: Giovanni Venturi
Ingegnere Informatico che usa/ama/odia Linux. Windows lo ha abbandonato 15 anni fa, una notte che era stanco di soffrire per vedere un banale DVD mentre il sistema si riavviava di continuo sempre nella stessa scena del film. Esprime emozioni viscerali, forti, molto emotive, cambia spesso idea, vorrebbe pubblicare per un grande editore, ma dati i fatti che si verificano quotidianamente crede che la miglior cosa sia scrivere per non pubblicare, come il pittore pazzo del film “Il mistero di Bellavista”, di Luciano De Crescenzo, l’arte non si vende, ma si distrugge. Dice continuamente di voler smettere di scrivere e di lasciarlo fare a chi lo sa fare meglio, ma poi si imbatte in pessime storie trovate in libreria e si redime, torna a scrivere e poi se ne pente di nuovo. In bilico tra amore e odio per la scrittura ha pubblicato 8 racconti per un editore romano, senza pagare nulla, e un capitolo di un romanzo a più mani. E, a luglio del 2012, pochi mesi prima della fine del mondo, il suo primo e-book indipendente. Sarà l’ultimo? Provate a chiederglielo.
Scrive anche nel suo blog Giochi di parole… con le parole

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Comments (31)

Giovanni

Apr 11, 2019 at 10:24 AM

Grazie per l’ospitalità. Mi è piaciuto riscoprire quante canzoni mi hanno ispirato durante la scrittura di questo romanzo. Nemmeno lo ricordavo 🙂 .

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Barbara Businaro

Apr 12, 2019 at 11:15 AM

Grazie a te! Trovo interessante interfacciarsi con gli altri blogger, c’è sempre da imparare. 🙂

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Brunilde

Apr 11, 2019 at 3:31 PM

Non ho ancora letto nulla di questo autore, dovrò decidere se…iniziare dall’ultimo volume o disciplinatamente cominciare dall’inizio!
Io non riesco a leggere, scrivere, lavorare, con la musica in sottofondo. La mia capacità di concentrazione richiede il silenzio, e mi spiace. Farei fatica a individuare una colonna sonora per le mie storie, ma decisamente non ci rientrerebbe Nino D’Angelo
( con tutto il rispetto! ) Forse anche per questo non c’è molto spazio per la musica in ciò che scrivo…ma può essere un ottimo spunto per il futuro!

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Giovanni

Apr 11, 2019 at 3:46 PM

Ciao Brunilde, grazie per il commento. Anche io non ascolto Nino D’angelo, mai ascoltato, ma mi sono imbattuto per caso in quelle due canzoni e, che dire, mi sono piaciute. Secondo me sono davvero poesie, poi di “Chesta sera” c’è anche l’interpretazione di Monica Sarnelli. Altri titoli dell’autore non ne conosco.
In genere non ascolto musica italiana che possa essere venuta fuori da talent show, anche perché non ne guardo affatto, e nemmeno musica dal festival di San Remo che vedevo solo da bambino. Mi piaccino molto gli U2, i Queen e altri. Musica classica.
Per quanto riguarda la serie, sto rieditando il primo volume e preparando un quinto volume. Puoi pure leggere altri testi non legati alla serie se non sai deciderti. Ma se decidi per dedicati a “Le parole confondono” io ti consiglio di farlo in ordine perché in ogni libro c’è un legame tra un libro e un altro. Se leggi un solo libro non te ne accorgi, ma se leggi almeno due libri qualche colpo di scena te lo perdi 🙂 . Poi sentiti liberissima di procedere come meglio ti senti. Grazie ancora per il commento 🙂 .

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Barbara Businaro

Apr 12, 2019 at 11:15 AM

Dopo aver letto questo, che è il quarto, sto pensando alla follia di andare a ritroso: 3, 2, 1 (magari la nuova versione editata) e quando sarà pronto mi fionderò al quinto. Cosa ne uscirà fuori? 😀

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Alessandro Blasi

Apr 11, 2019 at 9:51 PM

È tremendamente vero, le arti sono tutte legate una all’altra. Complimenti al blogger che ha scritto questo “guest post” che ha trattato l’argomento in maniera egregia e con tanto di riferimenti musicali.

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Giovanni

Apr 11, 2019 at 9:54 PM

Grazie mille 🙂 .

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Barbara Businaro

Apr 12, 2019 at 11:16 AM

Certo, certo, però Alex non ci hai detto se ascolti Nino D’Angelo… 😀
Che poi tu non suonavi i Pooh molto, molto, mooooolto tempo fa?

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Giulia Mancini

Apr 11, 2019 at 11:36 PM

La musica è sempre una grande ispiratrice, è vero.

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Barbara Businaro

Apr 12, 2019 at 11:16 AM

La musica è fonte d’ispirazione per le nuove storie e al contempo suggestione per lo stato d’animo, possiamo usarla per influenzare il nostro umore in fase di scrittura: musica melodica per una scena triste, rock scatenato per una scena d’azione, melodie classiche per un passaggio introspettivo, e così via.
Anche quando non ho molta voglia di scrivere, accendo il lettore mp3 (o YouTube al computer) per lasciarmi portare dalle note dove comunque io voglio andare. Lo avevo fatto nella seconda settimana di NaNoWriMo
Ed era stato un successo. 🙂

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nadia

Apr 12, 2019 at 12:09 PM

La musica mi piace moltissimo da ascoltare in qualunque momento, tranne quando scrivo, mi deconcentra. Mi ispira invece se non scrivo e con l’assortimento dei brani riportati, alcuni che corrispondono alla mia gioventù, ammetto anche che mi emoziona e scatena ricordi. Ma non sono tra coloro che legano a un libro un brano, abitudine che invece ho scoperto piuttosto solita a diversi scrittori. Complimenti per il post.

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Giovanni

Apr 12, 2019 at 12:13 PM

Grazie. Eh, sì, la musica dei vecchi tempi è quella che non fanno proprio più. Oggi sembrano tutte uguali. 🙂

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Barbara Businaro

Apr 12, 2019 at 11:37 PM

Forse l’associazione musica-scrittura è un’abitudine degli appassionati della pellicola, dove il sonoro la fa da padrone? Io divoro film come patatine e Giovanni so seguire qualcosina su Netflix. 😉

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Giovanni

Apr 12, 2019 at 11:52 PM

Sì, seguo soprattutto serie. Ho visto cose bellissime come “The Good Wife”, “Doctor House”, “Suits”, “The OA”, “Ozark”, “Breaking Bad”, “Better Call Sall”, “La casa di carta”, “House Of Cards”, “Homeland”, ecc… e ora sto viaggiando nel tempo con “Continuum” 😉 .

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Marina

Apr 13, 2019 at 11:57 AM

Giovà, musica bellissima, eh, il canone lo conoscevo (a parte che ho letto “Certe Incertezze” e lì era la colonna sonora portante), gli U2 un mito, anche Tears for Fears e Rem, ma… Nino D’Angelo NO, quello non mi cala proprio! 😀 Ma immagino che poco importi il mio gusto personale e ci mancherebbe, pure! 🙂
Parlando seriamente, quando è la musica a ispirare, le pagine scritte sono le più riuscite, non c’è dubbio. Io scrivo sempre su un input musicale: ho dei racconti che risentono di alcuni brani del Marlene Kuntz, di Eminem, di MondoMarcio e, recentemente, anche di un’opera di Schumann.
Io ho entrambi i tuoi libri (quelli che mi mancano all’appello, dopo i primi due letti ), li leggerò quanto prima, perché mi sono affezionata ai protagonisti fin dal primo volume, devo solo smaltire qualche lettura cui ho dato la precedenza.
E comunque, rimani l’unico autore che io conosca a sfornare opere complete con una rapidità allucinante! 😀

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Giovanni

Apr 13, 2019 at 5:11 PM

🙂 Mi interessano i tuoi gusti musicali, magari mi faccio una scaletta con le tue preferenze e ci faccio un romanzo 🙂 Non si può mai sapere. Per questa serie mi sento un WoD, acronimo che ho sfornato proprio ora: Writer On Demand. Scrivo questa serie per alcune mie lettrici e per un mio lettore preciso. Senza di voi non ci sarebbero tutti questi volumi 🙂 . Oltre al fatto che ci tengo anche io a questi personaggi 😉 .
Forse, invece di menzionare Nino D’Angelo, dovevo indicare la versione interpretata da Monica Sarnelli. Non sono fan di questo tipo di musica. Io due canzoni sue ho ascoltato, eh 🙂 . Non mi sembra che due canzoni mi rendano un fan 😛 . Sono fan, invece, degli U2 con tutto l’album “Songs of Innocence” e “The Unforgettable Fire” e anche “The best of”. Tutti gli album dei Queen, musica classica varia.
Ascolta queste di Monica Sarnelli, magari, sparisce il pregiudizio per quella musica e il testo: https://www.youtube.com/watch?v=ezZOweHB160 e https://www.youtube.com/watch?v=TaJQv25TSOw . Solo queste due. O magari non ascoltarle. Feel free to 🙂 .
Bene, speriamo che le leggi quanto prima, sai che sono sempre curioso di chi è un forte lettore. Quest’anno chissà se riesco a completare il V volume, visto che sto lavorando contemporaneamente a V e I. La prima passata di riediting sul I è andata. Dovrò rileggerlo, poi passarlo al mio fidato editor/beta lettore che davvero senza non potrei pubblicare più nulla 😀 .
Anche se vorrei togliermi davanti il romanzo sull’editoria, ma è un testo che va trattato con moltissima delicatezza perché non è una storia per tutti. È molto crudo, ci sono scene/sequenze molto forti e bisogna riguardarselo mille volte, ci sono tematiche che possono anche disturbare, molto forti e attualissime. Uno dirà: “in seno all’editoria ci sta questo poco?”. Non è solo editoria. C’è la politica, c’è la violenza di persone distrutte e che distruggeranno la vita di altre. Un analisi a 360° calata nella quotidianità della città di Roma. Perché la città di Roma? Perché è lì che ci sono le istituzioni, il Parlamento, Piazza di Spagna con le sfilate di moda, i problemi che sono sempre al centro dei quotidiani nazionali su chi fa il sindaco in quella città.
Pensa che ho il booktrailer pronto da mesi. Musica perfetta, calzante al ritmo del romanzo e al suo genere. E non l’ho trovata subito, ho cercato mesi. Il romanzo è in lavorazione da 7 anni, forse 8 😀 .
Per il booktrailer di “Un giorno, sempre” avrei messo volentieri “On the Nature of Daylight” di Max Richter. Volevo anche contattarlo per chiedere quanto mi sarebbe costato, ma probabile che mi avrebbe chiesto tantissimo o non mi avrebbe proprio risposto. Quella musica è presente in diversi film molto famosi di registi americani come Martin Scorsese, per esempio. Non credo proprio mi avrebbero permesso di usarla per un booktrailer di un ignoto autore italiano 😀 .
Detto questo, speriamo di riuscire a fare qualcosa di buono in generale 🙂 .
Grazie per il tuo commento.

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Barbara Businaro

Apr 13, 2019 at 6:51 PM

Scusa, con due link i commenti vanno in moderazione.
A beneficio dei lettori, metto direttamente qui i video, che così è più bello. Anzi, così è come piace a me. 😀
Comunque si, le stavo ascoltando e in questa versione le canzoni sono molto, ma mooooooolto più carine.

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Giovanni

Apr 13, 2019 at 10:39 PM

In questo articolo si parla dell’origine di “Mente cuore”. Canzone composta da Bruno Lanza e successivamente modificata da Nino D’Angelo, il quale compare poi tra gli autori: http://www.marcoliberti.it/article-mente-cuore-un-capolavoro-firmato-d-angelo-lanza-122038972.html

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Barbara Businaro

Apr 13, 2019 at 6:49 PM

Eh, diglielo anche tu Marina, che scrive troppo velocemente per noi lettori! 😀
Dovrebbe rallentare la scrittura e iniziare con un po’ più di promozione. Quando decidi per il self-publishing per forza di cose devi dividere la scrittura col marketing. 😉

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Darius Tred

Apr 13, 2019 at 6:36 PM

Sul fatto che le arti siano legate non posso che essere d’accordo.

Tuttavia ho sempre nutrito qualche perplessità nella citazione esplicita di canzoni nel corso di una narrazione. Non discuto la possibile efficacia, naturalmente. Ma, da lettore, quando mi imbatto in romanzi o racconti dove vengono citate canzoni, spesso, succede che non mi dicono assolutamente nulla, non aggiungono niente alla mia esperienza di lettura. Certo, chiaramente sono io lettore in “difetto” ma mi giustifico dicendo che un lettore non può assolutamente conoscere tutte le canzoni di questo mondo, nemmeno quelle che hanno avuto più successo.

È una riflessione che mi è venuta anche quando ho visto il film “Bohemian Rapsody” (e qui vado un attimo fuori tema): per quanto molte canzoni dei Queen avessero avuto enorme successo, io alcune non le avevo mai sentite oppure le avevo sentite senza conoscerne il titolo. Motivo? Ero troppo giovane per conoscerle.

E qui si innesta un’altra mia perplessità legata alla scrittura: oggi un brano musicale potrebbe essere di enorme successo. Ma tra qualche anno? Un romanzo, una volta pubblicato, potrebbe venir letto da un lettore anche tra vent’anni o più e quindi tutte le varie citazioni (non solo di canzoni) perderebbero tutta la loro efficacia. Come se io leggessi un romanzo di quarant’anni fa intrecciato con un successo musicale di quei decenni. Può tale successo essere così enorme da raggiungermi anche dopo quarant’anni? E qui mi ricollego al discorso Bohemian Rapsody…

Lo stesso vale anche per altri generi di citazioni: Clive Cussler e James Rollins, ritenuti autori internazionali bestseller, hanno il vizio di infarcire le loro storie con nomi di marche (auto, gingilli tecnologici, cibo, armi, qualsiasi cosa). Al di là della pubblicità più o meno occulta (e questo è un altro tema), le case editrici non si accorgono che tutte queste marche, per quanto possano essere popolari in patria, all’estero spesso non hanno nessuna efficacia. E quindi le relative citazioni non aggiungono nulla alla lettura.

Parere di lettore… 😉

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Giovanni

Apr 13, 2019 at 6:53 PM

Ciao Darius e grazie per il tuo commento. Credo che la questione sia semplice. Se non conosci la canzone credo che poco importi anche perché non è che io mi metto a citare tutte le canzoni nel testo. Credo di averlo fatto solo per tre. Chi la conosce immagina la scena meglio, chi non la conosce va avanti senza problema. Il titolo della canzone non diventa fondamentale al punto che se non la conosci non capisci poi cosa succede e perché 🙂 .
Io mi sono sentito di mettercele per trasmettere un po’ di più l’umore del personaggio. Niente di che.
Mi pare che anche “Bret Easton Ellis” abbia il vizio (ossessivo) di nominare le marche nei suoi romanzi. Le marche io penso non servano a nulla a meno che, nominandola nel romanzo, il produttore non ti paghi 😀 .

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Barbara Businaro

Apr 13, 2019 at 7:44 PM

Si, i produttori pagano per le citazioni del marchio. Due casi: la Volvo che ha partecipato alla produzione dei film della Twilight Saga, e il marchio era già citato fin dal primo libro; l’Audi che ha sovvenzionato i film delle serie Cinquanta Sfumature, con l’Audi R8 che era opportunamente scelta come l’auto di Mr.Grey già nel libro (mentre nella prima versione, come fan-fiction di Twilight, doveva esserci sempre una Volvo). 😉

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Darius Tred

Apr 13, 2019 at 9:08 PM

E’ proprio questo che mi lascia perplesso: come dici tu “chi la conosce immagina la scena meglio”, chi non la conosce si perde qualcosina.

Da lettore non ho problemi: leggo comunque, consapevole di perdermi quel qualcosa (che non mi perdo se sono fortunato a conoscere la canzone citata…).

Da scrittore, resto perplesso e tendo a evitare il più possibile di mettere citazioni che il lettore potrebbe non cogliere.

Tutto qui. 😉

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Barbara Businaro

Apr 13, 2019 at 7:05 PM

Darius, questa cosa la potevi dire dieci anni fa, ma oggi se in un romanzo viene citata una canzone pigli il cellulare che hai sicuramente lì vicino, vai su YouTube e te la ascolti, dai. Se vuoi sapere il testo, basta cercare il titolo + “lirics” oppure + “traduzione” per averla tradotta in italiano.
Questo per sopperire al fatto che i lettori digitali non hanno l’audio integrato e/o la connessione alla rete. Qualcuno ci ha provato a vendere degli ebook “evoluti” che integravano altri media, audio compreso. Era un progetto in crowdfunding di Federico Moccia, li avevano chiamati FLOOK ma si rivelarono più un FLOOP…
E comunque in IPDP la citazione musicale c’è, e no Darius, non te la tolgo! 😀 😀 😀

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Giovanni

Apr 13, 2019 at 7:19 PM

In realtà con la versione 3 del formato ePub potresti metterci dentro audio e video se proprio è necessario, ma immagina tutti i diritti che devi pagare se vuoi mettere davvero una canzone e/o un video, non credo che mettendo il link di YouTube te la facciano buona, nel senso che chi poi pubblica il file deve comunque pagare i diritti d’autore per l’audio e/o il video. E quanto dovrebbe poi costare un e-book? E ha senso? Ha senso solo per brani vecchi dove i diritti d’autore non ci sono più. Ma stai sicuro che spunta sempre qualcuno (in mala fede) che chiederebbe soldi perché ora lui è il detentore dei diritti. Su YouTube ci provano sempre. Subito scattano le violazioni quando usi musica protetta dalla licenza Creative Common che ti autorizza anche l’uso commerciale gratuitamente. E ogni volta vai a contestare indicando la sorgente della stessa, che poi indichi anche con un link nella descrizione del video. Me lo fecero 3 volte sul piccolo jingle per il primo booktrailer de “Le parole confondono” che tra l’altro è già stato pagato da Apple. Io avevo fatto il video con iMovie quindi la licenza di iMovie già copriva l’uso del jingle ma, sai, la gente ci prova sempre. Se uno ci mette materiale proprio allora puoi fare audio e video, ma poi non tutti i lettori ePub gestiscono il formato ePub 3 e quindi è solo tempo perso, e denaro se paghi un musicista per i diritti ad avere il brano dell’e-book. 🙂 E Amazon, che io sappia, non prevede una sorta di versione ePub 3 del suo Mobi.

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Darius Tred

Apr 13, 2019 at 9:21 PM

@Barbara
Non sto dicendo che non hai modo di conoscere canzoni, testi e traduzione e quindi se non cogli la citazione sei spacciato… 😛

Il cellulare potresti anche averlo lì vicino ma non puoi dare per scontato che un lettore accetti di interrompere immediatamente il proprio flusso di lettura per prendere il telefono e cercare su Youtube. Ascoltare la canzone subito significa sospendere la lettura, grosso modo, 5 minuti. Poi dovresti rileggere la scena che hai interrotto per “immaginartela” meglio sull’onda emotiva del brano che hai appena ascoltato.
Certo: al lato pratico è fattibile, ma di fatto non tutti i lettori lo fanno perché magari lo scrittore è così bravo a scrivere che stanno tutti incollati alla lettura e non ne vogliono sapere di staccarsi… 😉

E poi c’è un altro dettaglio: l’onda emotiva che genera una canzone. E’ un aspetto estremamente personale: lo scrittore e il lettore potrebbero associare emozioni profondamente diverse alla stessa canzone.
Inoltre per apprezzare una canzone spesso non è sufficiente ascoltarla una volta sola come farebbe il lettore che interrompe la propria lettura.

Certe canzoni ci sono entrate nel cuore perché le abbiamo ascoltate decine di volte, fino a impararle a memoria, fino ad associarle a un particolare periodo della nostra vita. Periodo positivo o negativo. Al lettore, lontanissimo dallo scrittore nello spazio e nel tempo, la stessa canzone potrebbe non sortire nessun effetto.

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Barbara Businaro

Apr 13, 2019 at 9:56 PM

Forse dipende dal genere. Perché le citazioni musicali nei romance sembrano funzionare bene. Sempre per Cinquanta Sfumature, la signora E.L.James si è sbizzarrita con la classica nelle scene hot ed ecco che in vendita c’è anche Fifty Shades Of Grey – The Classical Album (si, ce l’ho, e non ricordavo ci fosse pure il Canone di Pachelbel! il mio preferito resta il Flower Duet tratto dall’opera Lakmé) E ti assicuro che ha venduto. 😉

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Giovanni

Apr 13, 2019 at 10:16 PM

Wow, pure il Canone nelle 50 sfumature! Mamma mia bella. Non si sono fatti mancare nulla pur di vendere 😀 .

Maria Teresa Steri

Apr 16, 2019 at 3:11 PM

Wow che bell’approfondimento musicale! Mi ritrovo molto con quello che dice Giovanni, tutto è collegato in un insieme, a volte immagini e parole, altre note e parole, e così via. Anche per me la musica è parte integrante della scrittura, oserei dire che senza una colonna sonora appropriata non riuscirei a scrivere neppure una riga. La trovo una componente essenziale dell’atmosfera che voglio creare, quindi la scelta delle musiche non è sempre facile o ovvia.
Canone di Pachelbel è una musica meravigliosa, secondo me. Tanto che ce l’ho come sveglia mattutina ^_^

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Barbara Businaro

Apr 16, 2019 at 7:37 PM

E anche tu apprezzi le serie tv…
Dicevamo al commento di Nadia che forse l’associazione scrittura-musica funziona per chi vive anche di arte cinematografica, film o serie tv. 🙂

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Giovanni

Apr 16, 2019 at 9:07 PM

Grazie per il tuo intervento. Il Canone di Pachelbel come sveglia mattutina? Fantastico! 🙂

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