Candy Candy e il principe della collina. Scozzese!

Ma Candy Candy era scozzese?!

Non so come funzioni la mia memoria, non tanto per le informazioni importanti che riesco a reperire con poco sforzo, sempre se non sono troppo stanca. Perché se sono proprio provata dai vari impegni, anche la memoria mi presenta il conto delle fatiche. Come quel pomeriggio, che me ne sono stata ferma impalata, quasi in stato di shock, davanti all’attaccapanni dell’ingresso, mentre toglievo i capi da lavare per il cambio stagione. Per cinque minuti buoni ho fissato quella lunga striscia di lana viola senza ricordare il suo nome. E mi ostinavo a cercarlo nei meandri nel mio vocabolario interno. Mi sovveniva tutti i sinonimi possibili, foulard, pashmina, fusciacca, stola, scaldacollo, ma non la parola che volevo io, quella banalissima sciarpa.
Quanto invece per le inezie, i dettagli, i particolari magari insignificanti, o i ricordi più leggeri delle altre età della mia vita, quelli possono rimanere segregati per anni in compartimenti stagni della mia mente e aprirsi all’improvviso, senza alcun controllo da parte mia.
E’ capitato così ieri, mentre stavo tornando in auto verso casa, il cruscotto che avverte dei 36 gradi di temperatura esterna e il vano tentativo del climatizzatore di riportare l’abitacolo ai più umani 26 gradi, irraggiungibili, ma qualcosa bisogna pur tentare. Affronto una curva sopra un cavalcavia e un pensiero scappa fuori così, senza alcuna notifica. Probabilmente è sgusciato fuori dal recinto per la forza centrifuga della curva sostenuta.
Un’immagine dalla televisione. Un giovane ragazzo biondo che indossa un kilt scozzese in un disegno da vecchio cartone animato, quelli ancora dipinti a mano, con gli sfondi acquerellati. Riconosco il tratto, il personaggio e anche la scena. E così, all’uscita di quella benedetta curva, mi sento esclamare, sorpresa di me stessa, una domanda. Retorica perché tanto il mio cervello in poco tempo ha già la risposta.
Ma Candy Candy era scozzese?!
Torniamo indietro di più di quarant’anni almeno, seppure il cartone animato della bionda e peperina Candy Candy è nato nel mio stesso anno, qualche mese appena prima di me. Le ragazze della mia generazione non avranno bisogno di presentazioni e così pure la mia mente in un nanosecondo ha rimesso insieme i pezzi della trama. Candy Candy è una bambina orfana, cresciuta nell’orfanotrofio Casa di Pony davanti il quale è stata abbandonata in una fredda notte di neve. Con lei ci sono il procione Klin (o Clean, all’inglese “pulire”, visto che è un orsetto lavatore) e la piccola Annie, ritrovata la stessa fredda notte di Candy Candy. Siamo nell’America rurale di fine Ottocento, l’illuminazione con le candele nelle case, i treni a vapore che viaggiano lenti lungo le immense pianure, le prime rumorose automobili solo nelle grandi città. Il giorno in cui Annie viene adottata e Candy Candy rimane da sola senza la sua amica del cuore, quasi una sorella, scappa di corsa sopra una collina per piangere tutta la sua tristezza. E’ qui che si sentono arrivare le dolci note di uno strano strumento, suonato da un giovane ragazzo biondo con un altrettanto curioso abbigliamento, una gonna e un lungo mantello.
Come hai fatto a dimenticare la cornamusa, Barbara?!
Non l’ho dimenticata, era lì, nella mia mente, solo che, boh, non lo so…

Candy Candy. Il principe della collina ovvero zio Albert Andrews

 

“Sei più carina quando ridi che quando piangi.” Anche questa frase è scolpita nella mia memoria, e come puoi scordarla? Era il Principe della collina per Candy Candy, comparso dal nulla e dissolto in un attimo senza lasciare il suo nome. Per tutta la trama del cartone animato la nostra protagonista ricorrerà a quella visione nei momenti di sconforto. E solo nel lieto fine si scoprirà che altri non è… sì, mi ricordo anche questo.
E allora perché ti sei dimenticata la cornamusa?!
Tutto coincide con la storia dell’America, di quel Nuovo Mondo dove proprio gli scozzesi sono stati costretti a emigrare per mantenere una propria identità, in seguito alla sanguinosa battaglia di Culloden, la fine degli antichi clan. Quindi le famiglie nobili dell’immaginario di Candy Candy indossano un kilt tradizionale, con tanto di borsetta sporran alla cintura e un cappellino bonnet calato di fianco sulla testa, e suonano ovviamente una cornamusa, strumento musicale scozzese per eccellenza.
Eppure tu te ne eri dimenticata Barbara!!
Mentre parcheggio l’auto e mi affaccio alla savana torrida di questi giorni, prima di approdare alla fresca oasi di casa, continuo a chiedermi se quello di allora non fosse un timido bussare della Scozia nella mia esistenza. Io ovviamente non ho aperto. Non era tempo, non ero pronta, non ne sapevo nulla, non era ancora stata scritta una riga di Outlander… Anche se sono bionda e con gli occhi azzurri come Candy Candy, a quell’epoca ero molto più Annie, timida, introversa, impacciata, silenziosa, accomodante. Ci è voluta proprio la Scozia per tirare su i codini come Candy Candy e diventare pestifera quanto lei. E non mi sconvolge ricordarmi di quella cornamusa, quanto il legame tra quel ieri e questo oggi che si dipana così limpido.
Adesso però mi resta un’altra gravosa domanda.
Il mio Principe della collina… non è che mi sono persa pure quello da qualche parte e non mi ricordo dove sta?!

 

Il sonoro è un po’ distorto, povera cornamusa, ma qui sotto potete rivivere quella scena. Per le mie lettrici. 😉

Comments (16)

Elena

Giu 25, 2022 at 8:32 AM Reply

Ho più anni di te e Candy è stato il primo programma televisivo condiviso con le amiche, seguivamo gli episodi con fiato sospeso, gli intervalli a scuola erano meglio dei social: ci confrontavamo, ci contendevamo Anthony, Terence, Albert, Archie e Stear. Alla mia amica di allora e di oggi ho recentemente regalato i romanzi e abbiamo tentato di capire come finiscono i romanzi secondo l’autrice.

Barbara Businaro

Giu 25, 2022 at 3:37 PM Reply

Quand’ero alle elementari io, Candy Candy era già molto conosciuta, quindi non c’era questa attesa per gli episodi, le più grandicelle ci avevano già spoilerato tutto! Nonostante il dilemma Principe della collina – Anthony, ho tifato fin da subito per Terence. Sospiri infiniti per quel bacio rubato nel bosco a Candy Candy durante la Festa di Maggio… 😉
Non ho letto i romanzi, per me Candy Candy resta nella sua forma originale di fumetto manga. Avevo qualche numero della versione italiana (con la lettura all’occidentale), ma sono andati perduti. Dovessi rileggerla, andrei in cerca delle copie del primo fumetto, con le tavole del manga tradotte in italiano (e non la serie successiva realizzata in Italia, inventata dall’editore Fabbri, che vedeva addirittura Candy Candy iscriversi alla Sorbonne di Parigi per diventare medico; avevo alcuni di quei fumetti e la mano del disegnatore non era buona quanto l’originale).

Rebecca E.

Giu 25, 2022 at 10:24 AM Reply

Io ricordo ancora “sembrano lumache che strisciano”. Tra le cose più senza senso che abbia mai sentito.

Barbara Businaro

Giu 25, 2022 at 3:41 PM Reply

No, per fortuna quella frase me l’ero proprio scordata! Il suono della cornamusa come lumache che strisciano… ma doveeeeeee?!!! 😀 😀 😀

Sandra

Giu 25, 2022 at 10:56 AM Reply

Candy Candy e molti altri programmi belli dell’epoca venivano trasmessi su un canale che il televisore di casa non prendeva, necessitava un’antennina, così dicevano i miei, che non potevano piazzare sull’apparecchio perché non ci stava, avrebbe toccato il ripiano soprastante del mobile. Tu dimmi se un cavolo di mobile può condizionare le conversazioni e la vita sociale di un’adolescente? Invece fu proprio così. Mi persi Candy, Lady Oscar, Le Charlye’s Angels e molto altro.
Ovviamente riguardo Candy l’eco arrivava fino a me, leggevo i relativi fumetti che mi prestava un’amichetta, e, di recente, ho letto un libro che, tuttavia, passata forse l’età, non mi ha appassionata più di tanto.
Vero, la cornamusa del principe della collina, momento topico, anche se poi ho scordato chi fosse. Visto così pare Anthony. E comunque quei due stronzi di Iriza e Neal mi irritavano troppo, era così frustrante vedere come la passavano sempre liscia!
Comunque la mente è buffissima, ricordiamo cose pazzesche e lontane e ieri ho programmato la lavatrice senza mettere i detersivi.

Barbara Businaro

Giu 25, 2022 at 4:15 PM Reply

Accidenti all’antenna e al ripiano del mobile! Come ti capisco però. Ricordo molto bene di aver perso la primissima edizione de L’incantevole Creamy perché Italia Uno lo mandava in onda uno o due giorni la settimana alle ore 20.00, ma quella era la fascia del telegiornale di mio padre e guai al mondo poteva perdersi il telegiornale . Quindi come te mi sono persa le conversazioni del mattino su Creamy, e ho dovuto aspettare quasi cinque o sei anni per rivederla nel pomeridiano. (Non ti dico adesso, da adulta, la soddisfazione pura quando salto il telegiornale per guardami un cartone animato, magari i miei adorati Pinguini di Madagascar! 😉 )
Il romanzo, scritto dalla stessa autrice del fumetto, non sembra aver raccolto molto favore di pubblico. C’è anche un seguito, un secondo libro del 2010, in forma epistolare, di Candy Candy all’età di 35 anni. Ma non credo li leggerò mai, per me Candy Candy rimane nel disegno del fumetto.
Dunque, vediamo se riesco a farti ricordare chi è il Principe della collina: Candy Candy era convinta si trattasse di Anthony, perché gli somiglia molto in effetti, ma Anthony stesso mi pare le dice di non averla mai conosciuta prima del loro incontro al giardino delle rose. Tocca arrivare all’ultimissima puntata per scoprire che il Principe della collina è sì un Andrew, parente stretto di Anthony, da cui la somiglianza, ma soprattutto è un amico di Candy Candy, le è sempre stato vicino, senza che lei sapesse il suo nome completo, e soprattutto è colui che le ha dato la possibilità di diventare lei stessa una Andrew. Eh, ti ho detto tutto!! 😉

Luz

Giu 25, 2022 at 12:30 PM Reply

Ah, quanti ricordi! Sì, c’era molta Scozia nel racconto. Te ne ricordo un altro pezzetto: quando Candy e gli altri frequentano la Royal St. Paul School, nel passaggio fra il primo e il secondo anno fanno vacanze… in Scozia! Lì Candy incontra nuovamente Terence che in estate trascorre le vacanze nel suo castello. Un giorno lei viene invitata in casa e si trovano dinanzi al camino, lui le mostra i colori della famiglia, lasciando intendere che anche i Granchester hanno origini scozzesi.
Non ricordo se nella versione a cartoni questo ci sia, nel fumetto erano pagine bellissime quelle della Scozia!

Barbara Businaro

Giu 25, 2022 at 4:31 PM Reply

Ma come Barbara, ti sei persino dimenticata le vacanze estive in Scozia?!
Accidenti Luz, questa parte l’avevo rimossa. O meglio: ricordavo le vacanze estive, il castello di Terence, il bagno con gli amici sul lago, ma non che fossero proprio in Scozia. Anche perché, riguardando qualche pezzo del cartone animato, non è che si veda proprio proprio la Scozia, potrebbe essere qualsiasi altra parte dell’Inghilterra, comunque piena di laghi e castelli. 😛

Elena

Giu 25, 2022 at 2:29 PM Reply

Candy è americana, ma va a studiare in Inghilterra e in vacanza in Scozia, dove capitano cose carine con Terence. Non a caso ho scritto un libro su questo…

Barbara Businaro

Giu 25, 2022 at 4:55 PM Reply

Benvenuta sul blog Elena. La domanda, titolo del post, è “Retorica perché tanto il mio cervello in poco tempo ha già la risposta.” 🙂
Avendo visto la serie completa del cartone animato più di una volta, avendo anche avuto parte dei fumetti pubblicati in Italia da Fabbri Editori, so bene che Candy Candy è americana, che la Royal St.Paul School sta a Londra e che durante la traversata oceanica conosce proprio Terence a bordo della nave. Ricordavo le vacanze estive ma non che fossero in Scozia (non avevo in effetti quella parte degli albi a fumetto). Che poi Candy Candy ritorna in america alla scuola per infermiere Miss Mary Jane, presso il Saint Joseph, e da lì passa all’ospedale di Chicago, ecc. Era tutto lì, depositato nella mia memoria, chiuso probabilmente a chiave, chissà perché. Forse per sconvolgermi un pomeriggio alla guida e dirmi che la Scozia era già presente da tempo nella mia vita…

Grazia Gironella

Giu 25, 2022 at 4:33 PM Reply

Quello sarebbe un guaio! Non sai quante volte è capitato anche a me di ricollegare dei puntini arrivati dal passato per scoprire che – toh! – l’ultima novità nei miei interessi era già in incubazione vent’anni fa, solo che io non l’avevo proprio riconosciuta. Sotto questi aspetti la vita è fenomenale, e i sassolini di cui spesso parli sono una grandinata, non due o tre. 🙂

Barbara Businaro

Giu 25, 2022 at 5:21 PM Reply

Infatti Grazia, mentre ci pensavo e scrivevo questo post, mi arrovellavo su quest’altra questione: era un sassolino da dio anche quello lì? Quanti altri me ne avrà mandati e non me ne sono accorta?! Magari non è ancora finita qui, magari c’è qualcosa di più specifico, in merito alla Scozia, che ancora non ho capito o interpretato. Più che i sassolini, mi deve mettere dei tabelloni, chiari e concisi, in bella vista!! 😀 😀 😀

Giulia Mancini

Giu 26, 2022 at 1:59 PM Reply

Non seguivo Candy Candy, forse perché avevo lo stesso problema di Sandra, la tv dei miei non prendeva certi canali, ma può anche darsi che fossi già all’università fuori casa e non avessi modo di vedere la tv in certi orari.
Se la Scozia era nel tuo destino Candy ha trovato il modo di fartelo ricordare…

Barbara Businaro

Giu 26, 2022 at 7:38 PM Reply

La messa in onda su rete a copertura nazionale risale al 1982, su Canale 5, mentre prima Candy Candy era passata solo su reti locali. Non credo tu fossi già all’università all’epoca, più facile che non si prendesse bene il canale, era proprio agli inizi, quando ancora c’era Marco Columbro ad animare il pupazzetto di Five. 🙂

Daniela Bino

Giu 30, 2022 at 7:19 PM Reply

Ricordo Candy Candy con nostalgia. Le chiacchiere con la mia amica del cuore che era innamoratissima di Terence e che finì per diventare infermiera perché Candy Candy lo era… Che bei tempi!

Barbara Businaro

Lug 03, 2022 at 8:40 AM Reply

Addirittura influenzare le decisioni importanti della nostra vita, come il nostro futuro lavorativo. A questo arrivavano quei cartoni animati. In realtà, a questo arrivano ancora oggi le grandi storie! 🙂

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