Una Lista della Gioia per la Scrittura. Foto di Look Studio (@lookphoto)

Una Lista della Gioia per la Scrittura

Per essere felici, la vita deve trascorrere per lo più tranquilla, poiché la vera gioia può vivere soltanto in un’atmosfera di tranquillità.
Bertrand Russell

Tick-tock, tick-tock, tick-tock, tick-tock… What you waiting, what you waiting, what you waiting for?!
Ho appena finito di ascoltare, per l’ennesima volta, la canzone di Gwen Stefani “What you waiting for?” (trad. Cosa stai aspettando?), il cui video inizia proprio con lei in sala di registrazione, di fronte a un pianoforte a coda lunga, incapace di andare avanti con la scrittura di una nuova canzone. Affranta e delusa, si sposta nella saletta con i distributori automatici e lì, sulla bacheca, legge un annuncio: “Writers’ block? We can help! Don’t waste another minute at the drawing board. We can help you unlock the door to creativity. Phone us today. We guarantee results Beyond your wildest dreams. Just phone (323) 555 – BLOK” (trad. Blocco dello scrittore? Possiamo aiutarti! Non sprecare un altro minuto davanti a un foglio bianco. Possiamo aiutarti a sbloccare la tua creatività. Chiamaci oggi stesso. Ti garantiamo risultati oltre ogni tua più rosea aspettativa. Telefona al numero (323) 555 – BLOK) Questa scena mi fa sempre sorridere, nemmeno Gwen Stefani è esente dal blocco dello scrittore! Anche se la sua soluzione alla fine è correre dietro al Bianconiglio e trovarsi in un coloratissimo Paese delle Meraviglie… (e caspita, adoro quei vestiti!!)

Questa è una delle canzoni che mi aiutano a staccare dal caos lavorativo, mi fa scuotere la testa, battere il piede sotto il tavolo, canticchiare sommessa, e mi chiede “Che cosa stai aspettando (per scrivere)?!” Eh, sto aspettando l’ispirazione. No, non esattamente. Direi la voglia di scrivere.
Arrivo infatti da un periodo piuttosto travagliato. Dalla fine di febbraio sono finita all’interno di una tempesta ciclopica di sfortune, disastrosi rallentamenti ed eventi catastrofici. Presi singolarmente, sarebbero affrontabili senza grossi drammi. Ma si sono scatenati tutti insieme e non passa giorno che io non mi senta senza fiato, nonostante sia anche alquanto allenata, tanto nella corsa che nella forza.
Pure a raccontarli, mi viene da ridere perché sembra incredibile possano essere accaduto così, tutti in fila: mangio una nocciolina e mi si spacca un dente, la dentista non disponibile per un mese perché si è rotta un braccio; nello stesso giorno, si rompe la caldaia esattamente dopo il mio allenamento sudaticcio e ci siamo dovuti mettere a mezzanotte a capire l’errore sul display; due giorni dopo, il gatto nero del vicino mi attraversa la strada e dieci minuti dopo, con una dinamica ancora da chiarire, cado a terra rovinosamente, mettendo fuori uso la mia spalla destra per un mese intero (ed è andata bene che ho salvato le ginocchia e le costole). Quando sto per risollevarmi un po’ dal dolore della spalla e penso “dai che è quasi finita”, ecco che uno stronzo al cellulare ha pensato bene di tamponarmi, invece di fermarsi di fronte alla mia auto ferma in coda, con gli stop belli accesi. Vi lascio immaginare il parapiglia di quel mattino, in pieno diluvio universale, tanto che nell’uscire veloce dal veicolo ho perso pure gli occhiali da vista, non si sono più ritrovati, probabilmente caduti nell’asfalto e volati via al primo colpo. Così sono dovuta correre dall’ottico e rimetterci l’acquisto di un paio di occhiali nuovi (per l’occasione, un secondo paio con montatura fucsia!) Finita qua? Macché. La mia assicurazione e la carrozzeria cominciano a litigare sul preventivo di riparazione, io che sbuffo nel mezzo. L’amministratore del condominio ci invia finalmente dei preventivi per i lavori straordinari, uno con partita iva cessata da un anno, un altro con partita iva di un’altra ditta rispetto all’intestazione, io continuo a sbuffare in mezzo a tanta incompetenza e non curanza. L’importante è che ci sia la salute, no? Eh no! Perché la terapia che sto seguendo da un anno non funziona e, cambiando lo specialista, scopro che era pure sbagliata, aumentava proprio i disagi che volevo combattere…

Per fortuna che c’è la scrittura che consola, che ci offre un varco per un mondo parallelo e ci regala qualche gioia improvvisa. Purtroppo anche qui le notizie sono piuttosto deludenti. A cominciare dalle mail professionali a cui non ho avuto risposta, che in altri tempi e con altre persone arrivava massimo in tre giorni. Oggi c’è l’Intelligenza Artificiale e la usano per scrivere storie, invece che sveltire il lavoro d’ufficio. Così dalla fine di febbraio ho una storia vera e una protagonista, una signora molto gentile e paziente per altro, che non meritano nemmeno una risposta negativa. Il nuovo corso è il ghosting professionale. Era cominciato lo scorso anno con gli idraulici che si negavano al telefono, oggi è arrivato nelle redazioni editoriali, nel bel mezzo di una collaborazione già collaudata. Che tristezza. Sono convinta che alla fine questo comportamento gli si ritorcerà contro, ma intanto i cocci sono i miei. In questo clima, ci ha rimesso la mia scrittura, con un unico post pubblicato qui nel blog nell’ultimo mese.

Per combattere tutta questa amarezza ho letto molto, cercando di mantenere una media di tre romanzi al mese. Leggere è stata la mia prima reazione per superare il periodaccio. Se va male di qua, allora fammi aprire un libro e dare un’occhiatina di là, dove magari le cose vanno meglio.
Dovevo però comunque trovare un modo per ritornare a scrivere, non solo qui sul blog, ma pure su quel mio romanzetto etto etto, anche se non avrà un futuro, se non verrà pubblicato da una casa editrice Big, anche se non ci pagherò manco una pizza con i diritti d’autore. Il mio intento è finirlo solo per sapere che sono riuscita a finirlo. E’ una sfida con me stessa, oramai.
Non posso dire che il mio sia il classico blocco dello scrittore, no, amo quella storia, come amo anche tante altre storie che sono lì in attesa sul quadernetto delle idee. Però il caos di questo periodo mi ha sovrastata ed è difficile, dopo una giornata di lavoro sfiancante e tutto il resto che si accavalla, rilassare la mente e portarla alla scrittura. Lì sta il punto: spegnere l’area del cervello “responsabilità” e accendere quella “fantasia”.
Di recente ho scoperto che alcuni scrittori usano una Lista della Gioia, un concetto che arriva dalla Psicologia, ma che può essere inquadrato sulla scrittura, raccogliendo in un elenco ordinato tutte quelle cose che ci possono donare gioia e, di conseguenza, portarci a scrivere.

E ricordate quel che canta Gwen Stefani: Life is short, You’re capable. La vita è breve, Tu hai le capacità. 🙂

Cos’è una Lista della Gioia?

Una Lista della Gioia è semplicemente una breve raccolta personale di piccole attenzioni, momenti specifici e attività particolari che aiutano uno scrittore a sentirsi calmo, rilassato e predisposto alla scrittura e alla creatività.
Non lo sapevo, ma questa idea delle Lista della Gioia è associata ad una delle mie 3 parole per una rotta di questo 2026, Glimmer, che indica quei momenti scintillanti di gioia, pace, soddisfazione, umorismo e bellezza. Il concetto dei Glimmer deriva dalla Teoria Polivagale, secondo la quale questi momenti funzionano come segnale al nostro sistema nervoso per comunicargli che siamo al sicuro e tranquilli, in uno stato di benessere invece che di lotta per la sopravvivenza. Mentre siamo abituati a conoscere ciò che ci mette in difficoltà e in ansia, quei fattori scatenanti del nostro stress quotidiano, non abbiamo una vera mappa di questi Glimmer, fatichiamo a riconoscerli ed usarli per il nostro benessere.
Possono essere momenti semplici della nostra giornata: il suono della pioggia leggera all’esterno, un bagno caldo e rilassante per il corpo, l’aroma del caffè appena fatto o il profumo di una torta appena sfornata, la nostra canzone preferita alla radio, la telefonata a sorpresa di un’amica che non sentivamo da tempo, una passeggiata imprevista che ci porta nella natura. Li viviamo ma li assaporiamo abbastanza, se ne vanno troppo in fretta dalla nostra mente. Ecco perché spesso consigliano di annotarli, per ricordarli e riflettere sulla sensazione che ci hanno regalato: qualcuno li chiama “momenti felici” della giornata, che non sono dipesi totalmente da noi, ma ci hanno confortato e sollevato lo spirito.

Una Lista della Gioia, in senso generale, è un elenco di tutto ciò che ci rende felici, ci porta appunto gioia, e alcune delle voci in questa lista potrebbero coincidere con i nostri Glimmer, quei momenti scintillanti anche se di origine forse più casuale. Questa lista può cambiare e può ampliarsi, perché scopriamo qualcosa di nuovo che ha un impatto positivo su di noi. Anche qui il consiglio è di scrivere questa lista, tenerne traccia su un bel quaderno da consultare secondo necessità o magari su un foglio da appendere in bacheca, sempre in bella vista durante le nostre giornate. Rileggere tutte le cose che ci regalano gioia quando ci sentiamo giù può aiutarci a risollevare lo spirito, sia perché decidiamo di attivarci subito (se sono cosciente che l’aroma del caffè appena fatto mi rilassa, allora correrò in cucina a preparare la moka) sia perché ci basta il ricordo di quella sensazione per riviverla all’istante nella nostra mente.
Una Lista della Gioia è anche un formidabile promemoria del fatto che non dobbiamo aspettare qualcosa per essere davvero felici, perché ci sono momenti di gioia che possiamo trovare ogni giorno, nella nostra quotidianità semplice, senza dover rincorrere progetti ambiziosi o successi strepitosi. Prestando attenzione a ciò che ci dona gioia, spostiamo inoltre la nostra attenzione da ciò che ci manca a ciò che invece possediamo già (non necessariamente in senso materiale), favorendo un senso di abbondanza e gratitudine (un’altra delle mie 3 parole per una rotta di questo anno è Gratitude! 🙂 )

Il miglior modo per compilare questa Lista della Gioia è partire dall’osservazione e dalle domande: cosa mi fa sorridere durante il giorno? cosa mi strappa una risata liberatoria? cosa mi regala un momento di benessere?
Ecco altri esempi, giusto per aiutarvi a cominciare la vostra lista: leggere all’aperto, seduti su una panchina del parco; provare a cucinare un nuovo piatto; coccolare il vostro gatto oppure giocare col vostro cane in giardino; dipingere a olio o con gli acquerelli su tela; colorare un disegno antistress o un mandala; indossare il vostro maglione comodo; ascoltare il canto degli uccelli al mattino; ammirare il tramonto in silenzio; il profumo dei biscotti alla cannella; la sensazione del sole primaverile sulla pelle; una giornata al mare camminando sul bagnasciuga; il rumore delicato del vento tra gli alberi; scrivere una lettera a mano; affondare le mani nella terra del vostro giardino mentre sistemate le nuove piantine; rannicchiarsi a letto con un buon libro; ballare a tutto ritmo per la casa vuota; curiosare il passato nei mercatini dell’usato; passeggiare per le vie illuminate la sera; una tazza di cioccolata calda con panna in inverno; addobbare la vostra casa per le feste natalizie…
Quest’ultima voce potrebbe suggerirvi un’altra modalità: invece di un’unica Lista della Gioia, potreste anche crearne diverse che riportino le vostre Gioie stagionali, seguendo così la natura, le ricorrenze e le vostre propensioni nei differenti periodi dell’anno.

Il passo successivo è riservare uno spazio alla nostra gioia, programmando un’attività presa dalla Lista della Gioia durante la nostra giornata, lungo la settimana o nell’arco del mese. Lo so che sembra alquanto forzato, come si può davvero pianificare la gioia?! Siamo abituati a considerarla un’emozione effimera e istantanea, un’allegria quasi casuale, proprio perché non osserviamo abbastanza quei piccoli momenti che ci donano questa contentezza. Purtroppo viviamo in una cultura troppo focalizzata sul lavoro, sulla produttività e sul successo, dove sembra non ci sia mai tempo e spazio per meritarci la gioia (del resto, uno dei tormentoni del web di qualche anno fa era proprio elencare le proprie sfortune sotto l’hashtag #maiunagioia 😀 ) Invece dobbiamo riconoscere che la gioia non è un lusso, ma una necessità per la salute mentale e il nostro benessere. Quando i nostri muscoli sono doloranti e affaticati, se non addirittura infiammati, in seguito a uno sforzo oppure a un trauma, il medico ci spedisce dal fisioterapista per un percorso riabilitativo. La Lista della Gioia può essere utilizzata come una sorta di terapia personalizzata per migliorare il nostro umore, per fermarci dal caos quotidiano e goderci quei piccoli momenti scintillanti, recuperare calma e tranquillità, semplicemente sorridere.
Quindi sì, la gioia può essere programmata, che sia una tazza di caffè fumante o una lunga passeggiata nel bosco.

Come creare una Lista della Gioia per la Scrittura

Ora che abbiamo compreso come funziona una Lista della Gioia, come si concilia con la nostra scrittura?
Ce lo spiega la scrittrice Deanna Martinez-Bey in questo articolo sul Writer’s Digest, che mi ha incuriosito subito dal titolo: Creating a Writer’s Joy List. When Writing Feels Heavier Than It Should (trad. Creare una lista delle gioie dello scrittore. Quando scrivere sembra più pesante del dovuto)
“La maggior parte degli scrittori ama scrivere. Ma non tutto ciò che ruota attorno alla scrittura suscita lo stesso amore. Le scadenze incombono. Il critico interiore si fa sentire. I social diventano una carrellata di successi del tipo: “Guarda chi ha scritto un romanzo prima di colazione”. La creatività inizia a sembrare meno un’arte e più un’altalena emotiva. Di solito è quello il momento in cui uno scrittore decide di aver bisogno di più disciplina, di una tabella di marcia più serrata o di una nuova app per la produttività. Invece, ciò di cui hanno spesso bisogno è qualcosa di più dolce. Hanno bisogno di una Lista della Gioia.”

Eccoci dunque al punto: creare un elenco di piccole cose gioiose, oggetti da usare o abitudini da consolidare, che ci aiutino a sentirci calmi, tranquilli e abbastanza ispirati per poter scrivere, liberare spazio nella mente per lasciar fluire la creatività. Possono essere comfort sensoriali (una candela profumata, quei calzini morbidi, musica jazz in sottofondo, una penna leggera che scorre veloce sul foglio), rituali semplici (preparare un tè caldo, fare un po’ di stretching per le spalle, qualche minuto di scrittura libera senza pressioni), spazi familiari (l’angolo di lettura in salotto, un piccolo scrittoio ritirato, un tavolino sotto il portico), piccole abitudini che aiutano a distendere il cervello e sussurrargli che “va tutto bene, dimentica quella confusione, ora scriviamo qualcosa insieme”.
Soprattutto non deve essere qualcosa di complicato o costoso, questa gioia deve essere a portata di mano, in qualsiasi momento vogliamo metterci a scrivere. Anche perché la scrittura è un lavoro per ricchi, ma non ricchissimi… Non possiamo spendere denaro pure per rincorrere la creatività! 😉

Creare una Lista della Gioia per la Scrittura può essere un tantino più complicato delle altre liste, perché dobbiamo partire dall’osservazione dei momenti in cui siamo davvero ispirati e stiamo già scrivendo. Dobbiamo comprendere come abbiamo rasserenato la mente da tutto il resto, quando le idee arrivano in un flusso spontaneo senza forzarle, cosa ci ha portato in quel piccolo rifugio di scrittura durante la nostra caotica giornata.
Probabilmente sono situazioni diverse, ma se le annotiamo a parte, man mano che si presentano, potremmo capire se c’è qualcosa in comune in questi momenti, da poter usare poi a nostro vantaggio. Non è un processo formale, una seduta di psicoterapia o una statistica da elaborare. Basta un pezzetto di carta dove elencare quei momenti, come e dove stavamo scrivendo.
Ci serviranno nei giorni difficili, quelli dove siamo mentalmente spossati, tutto quello che fissiamo sulla pagina ci appare stupido e vuoto, e tutti là fuori sembrano scrivere meglio di noi, trame e personaggi faticano a presentarsi o se si affacciano alla nostra porta non sono così entusiasmanti. Allora occorre la nostra Lista della Gioia, da cui possiamo prendere una o più voci e provare subito a raggiungere quel flusso creativo che già avevamo osservato in passato. Deanna Martinez-Bey nel suo articolo suggerisce anche di abbinare quel momento di gioia a un micro-obiettivo di scrittura, come accendere una candela profumata e scrivere per 10 minuti, preparare un caffè e abbozzare una scena col suo aroma, sedersi all’aperto e buttare giù idee alla rinfusa, senza limiti o pressioni.
“L’obiettivo non è la genialità. È dare una spinta leggera. Una piccola vittoria. La prova che presentarsi all’appello conta ancora. La gioia apre la porta alla creatività.”

Cosa ho messo nella mia Lista della Gioia

LETTURA
Se devo staccare da una giornata pesante al lavoro o da altre incombenze che sovrastano la mia mente, la mia prima risorsa è sempre la lettura, e intendo lettura di narrativa. Immergermi in una storia scritta da altri, differente per ambiente e personaggi dal mio quotidiano, mi aiuta a sgomberare la spazzatura mentale e concentrarmi su ciò che sto leggendo. Non funziona guardando la televisione, magari un episodio della serie televisiva del momento, perché quella è un’attività passiva, che non impegna a sufficienza la mia mente per distrarla dai problemi. Ho davvero bisogno di leggere, magari anche solo per venti minuti, quel tanto che basta per sentirmi nuovamente bene.

MUSICA
Quello della musica in sottofondo mentre scrivo è un argomento controverso, a volte funziona, altre volte proprio no, mi dà fastidio. Credo dipenda dalla quantità di rumore già accumulato durante la giornata e se ho raggiunto il limite della sopportazione, nemmeno la mia canzone preferita riesce a quietarmi, voglio davvero solo il silenzio. Diciamo però che su questo punto sono ancora in osservazione di me stessa.
In passato scrivevo con dei rumori ambientali di accompagnamento, come la pioggia lieve, il rumore cadenzato del treno, gli uccellini che cinguettano o il rumore delle onde del mare. Usavo l’estensione per Google Chrome di Noisli, che però oggi non è più supportata e pure la versione online sul sito richiede una registrazione. Così sono passata a un’alternativa libera, Noises Online, con i suoni attivabili già dall’homepage. Mi rilasso allo sciabordio delle onde lunghe dell’oceano, mentre la risacca sulla battigia ha effetto… diuretico!! XD

Quando sto scrivendo un racconto, prima di cominciare una nuova sessione di lavoro, ascolto più volte la canzone che mi sta ispirando quella storia. Nella mia mente, rivedo le scene di quella storia come in un film, con la musica come colonna sonora. Poi però, per la scrittura vera e propria, ho bisogno del silenzio (in realtà scrivo anche mentre qualcuno sta guardando il Gran Premio di Formula 1 nella stessa stanza, però nella mia testa c’è silenzio e sono concentrata solo sulle parole).

Poi c’è una canzone che utilizzo spesso per una sorta di reset, un po’ per le parole che potrebbero essere rivolte alla spazzatura mentale, un po’ per il ritmo che fa muovere la testa ma non troppo, Happy Idiot dei TV On The Radio, perché “ignorance is bliss, I’m a happy idiot, waving at cars, I’m gonna bang my head to the wall, ‘till I feel like nothing at all, I’m a happy idiot, to keep my mind off you…” (trad. l’ignoranza è un dono, sono un idiota felice, salutando le auto, sbatterò la testa contro il muro, finché non sentirò più niente, sono un idiota felice, per non pensare a te…) Quando finisco di ascoltarla, sono proprio un’idiota felice e mi metto a scrivere col sorriso.
Volete sapere da dove arriva questa canzone? Dal romanzo Life and Death: Twilight Reimagined di Stephenie Meyer, ovvero la storia di Twilight scritta “rovesciando” dal maschile al femminile quasi tutti i personaggi. Nella postfazione, la scrittrice ha citato l’album Seeds dei TV On The Radio come fonte di ispirazione. 😉

AMBIENTE
Ricordo i primi tempi di scrittura compulsiva, quando giravo con un blocco sempre in borsa, pieno di fogli già scritti, alla rinfusa, e mi mettevo a scrivere ovunque mi trovavo, temendo di perdere l’ispirazione del momento. Una volta sono persino uscita dalla tangenziale e mi sono fermata al primo parcheggio libero per poter riversare su carta quello che mi affollava la mente.
Per fortuna, non è più così. Ho imparato a gestire quei momenti, a lavorare su quelle scene mentalmente per tutto il viaggio, se sono in auto, o appuntare solo poche parole, anche come nota sul cellulare quando sono altrove, magari nella sala d’aspetto del medico, finché non sono alla scrivania e posso verificare se quella visione è ancora buona per tenerla e farla diventare una storia o integrarla in ciò che già sto scrivendo.

Capita che ho comunque bisogno di scrivere su carta, anche se sono tranquilla a casa, magari già seduta di fronte al mio portatile. Sento la necessità di usare la penna, quasi per rallentare i pensieri. Allora prendo il mio quadernetto delle idee e mi metto sulle sedie fuori in giardino, lì scrivo con calma, godendomi il tiepido sole e l’aria fresca del tardo pomeriggio. Sovente quei pensieri sono diventati racconti qui sul blog, altri invece sono ancora là appuntati, devono maturare come il vino buono dentro le botti di legno, ogni tanto torno a controllare a che punto sono.

La maggior parte del tempo però ho necessità di scrivere al computer (sono pure molto più veloce alla tastiera) e in questi anni ho cambiato diverse zone della casa per favorire l’isolamento e la concentrazione. Quando dovevo utilizzare la scrivania dello studio per lo smart working, non mi riusciva di rimanere lì, terminato l’orario di ufficio, per mettermi a scrivere. Cambiare il portatile, da quello aziendale a quello personale, non mi era sufficiente per distogliere la mente dai pensieri dell’ufficio e passare a quelli della scrittura. Mi sembrava di continuare a lavorare. Allora mi spostavo sul tavolo da pranzo, di fronte alla grande porta finestra che dà sul giardino a sud, in pieno sole del pomeriggio verso il tramonto. La luce lì è perfetta per scrivere e avevo a disposizione anche tutto il tavolo, libero da ogni orpello, per distendere i miei appunti. Per un certo periodo, il mio portatile personale è proprio rimasto lì, anche quando sono rientrata in presenza in ufficio.

Mi ero convinta che la luce naturale di quell’ambiente fosse migliore per ispirare la mia scrittura, ma dopo un po’ mi sono accorta che non era vero. Quella grande porta finestra era invece una continua distrazione, come pure la mia libreria lì di fianco, dolce tentazione per riletture improvvisate. Allora ho provato a spostarmi nel seminterrato, dove abbiamo una taverna e un altro tavolo, con un panno verde da gioco. Lì non ci sono diversivi e si può godere, per la maggior parte del tempo, di un silenzio ovattato. Ma la luce dei faretti incassati mi dava alquanto fastidio sullo schermo.
Solo dalla scorsa estate, quando ho ripreso a occuparmi di quel romanzetto etto etto lasciato indietro, sono finalmente tornata alla mia scrivania nello studio. Sono riuscita a riprendermi quell’ambiente come luogo solo per la mia scrittura. Se devo scrivere un blog post, come in questo momento, la scrivania è ingombra di carte, scartoffie di casa, fatture e bollette, appunti degli allenamenti, compiti di inglese, e rimangono lì. Quando devo invece impegnare la mente sulla scrittura del romanzo, tolgo tutto (appoggio per terra in un angolo) e lascio il tavolo sgombro. Il perché non lo so, immagino mi serva un distacco maggiore, uno spazio vuoto, fisico e mentale.

COMFORT
Prima di mettermi a scrivere, necessito di carburante: caffè, caffè lungo o macchiatone, qualsiasi tipo di tè (al momento prediligo il Sir Winston al caramello e panna, sublime!). D’estate posso anche optare per acqua fresca aromatizzata con succo di lime e fogliolina di menta (ma senza alcool 😉 ).
A proposito di scrittura scorrevole sul foglio, utilizzo rigorosamente una penna BIC nera, quella semplice, con il fusto trasparente. Ho davvero una quantità spropositata di penne di diversa misura, foggia e valore, comprese una Swarovski, una Parker, una Mont Blanc, una Napkin 4ever (in ethergraf, non si consuma mai, praticamente infinita), ma alla fine le mie idee fluiscono meglio con una semplice BIC nera da 50 centesimi.
Ok, questa vi farà ridere… devo avere le unghie della lunghezza giusta. 😀 Se sono troppo corte, mi fanno male i polpastrelli quando digito frenetica alla tastiera, se sono troppo lunghe (capita raramente, in genere si spaccano quando mi alleno con i manubri, non lo so perché) allora si incastrano sui tasti e rischio di scrivere lettere in più, a casaccio. Come riescano a scrivere certe ragazze con la manicure chilometrica, lo sanno solo loro!

DISEGNARE
Non succede spesso, ma è un’opzione di cui tenere conto, per aiutarmi a scrivere. E’ accaduto per un paio di racconti in passato, quando per aiutarmi a entrare nella storia, dopo una giornata faticosa, mi mettevo a schizzare su un foglio qualsiasi, anche a quadretti, qualcosa inerente la trama. Un panorama, un volto, un abbraccio, un pianerottolo (questo lo potete vedere alla fine del racconto Le cose cambiano, in fondo alla pagina). Niente di trascendentale o di artistico, qualcosa che non sia faticoso come scrivere, ma che mi consenta ugualmente di riconnettermi alla storia. Mi è capitato giusto questa settimana per il romanzo, un tardo pomeriggio in cui ero veramente stanca, per una questione complessa da gestire al lavoro. Non volevo saltare il mio appuntamento settimanale con la scrittura del romanzo, ma non ero proprio in grado di mettermi a faticare sulle parole. Dato che continuo a confondere gli interni delle residenze dei due protagonisti, ho preso carta e penna e ho schizzato la casa con giardino di lui e l’appartamento signorile di lei. Mi è servito a “vedere” come si muoveranno davvero tra quelle mura immaginarie. Non è scrittura, ma è ugualmente parte della scrittura e funziona, almeno per me.

Questa è la mia Lista della Gioia per la Scrittura attuale, ma è in evoluzione, perché posso sempre scoprire qualcosa di nuovo o constatare che una delle voci non funziona più come prima. La nostra scrittura ci segue e cambia con noi.

Cosa vi aiuta a scrivere nei giorni difficili?

Volete condividere le vostre piccole astuzie per riuscire a scrivere anche quando, pur avendone voglia, vi manca lo sprint gioioso?
Anche perché non sempre abbiamo una lunga storia da terminare o revisionare, ma la scrittura richiede costanza e dunque dobbiamo trovare un modo per rimanere attivi durante gli altri periodi, quelli alla ricerca di nuove idee per il futuro.
La nostra amica e scrittrice Sandra Faè sta trovando molto utile il quadernetto del Centro Formazione Supereroi che abbiamo preso al Book Pride Milano lo scorso marzo, un taccuino che contiene al suo interno 52 incipit, uno per ogni settimana dell’anno, e poi due pagine bianche per ciascuno, da riempire con le vostre storie, continuando quelle curiose e improbabili frasi iniziali. Sandra vi racconta questo suo esperimento in questo post sul suo blog: 52 Incipit
E voi, cosa pensate di inserire nella vostra Lista della Gioia per la Scrittura?

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Comments (11)

Marco Freccero

Mag 10, 2026 at 11:18 AM Reply

Ognuno ha i suoi sistemi, i suoi metodi. Io non uso nessuna lista. Mi siedo e scrivo. Quando non procedo più con la storia… Rileggo quanto ho scritto, forse mi sono perso per strada. Oppure ci penso su. E sino a questo momento ha sempre funzionato.

Barbara Businaro

Mag 11, 2026 at 7:38 PM Reply

Beato te Marco! Beato te! Per me è difficile liberare la mente dopo 10 ore in ufficio. E oggi ho pure dovuto spiegare a una signora che la sua storia vera, una storia di malattia, sofferenza e rinascita, non sarà pubblicata perché giudicata “non verosimile”. Immaginati lo sconcerto e l’amarezza, sentimenti tanto suoi quanto miei, che sono stato tramite. 🙁

Sandra

Mag 10, 2026 at 12:00 PM Reply

Sono molto felice di essere in questo bel post. Non tanto per egocentrismo, quanto perché spero che il taccuino possa essere utile ad altri. Confermo quanta gioia mi stia dando, è pazzesco pensare “domani è lunedì!” con una nota positiva.
Veniamo a te… io continuo a sbuffare in mezzo a tanta incompetenza e non curanza.
Questo è il mondo di adesso, trasversale (no, non sono i giovani, no, non son gli anziani, non esiste quartiere, sono tutti qua e là, anche insospettabili) e fanno perdere una quantità di tempo indicibile e indecente.
La lista quindi diventa indispensabile nelle rogne della vita per trovare un modo per continuare a scrivere.

Barbara Businaro

Mag 11, 2026 at 7:45 PM Reply

Forse dovrei cominciare anche io quel taccuino, e proprio di lunedì, visto che oggi è stato l’ennesimo tragico lunedì.
Per ulteriori incompetenza e non curanza, la mia auto rimarrà in carrozzeria per oltre una settimana, solo perché chi doveva farlo non ha verificato davvero i ricambi necessari per la riparazione (e caspita, stiamo parlando di BMW… non pensavo potessero dimostrarsi peggio di Toyota, visti i miei trascorsi anche con loro!)
Vorrei dire che ci rimangono le belle storie, quelle che consolano e ci riempiono di meraviglia. Ma anche su quel fronte le notizie di oggi sono state ugualmente pessime.
Mi metto le cuffie e cerco un po’ di refrigerio per la mia mente provata. 🙁

Giulia Mancini

Mag 10, 2026 at 12:05 PM Reply

Mi dispiace per tutti gli eventi negativi che ti sono accaduti, per di più tutti insieme, tutta la mia solidarietà e capisco che in questi casi si perda la concentrazione e la voglia di scrivere. Comunque molto bella questa idea della lista della gioia, ne abbiamo un gran bisogno, é davvero una necessità per la nostra salute mentale, una valvola di decompressione quotidiana.
Nella mia lista della gioia della scrittura anch’io ho la lettura, leggere é sempre un tempo che mi piace dedicare a me stessa e, tra l’altro, leggere mi stimola nuove idee per la scrittura, perché ogni tanto leggere gli altri mi fa capire meglio che direzione pendere nel mio percorso creativo.

Barbara Businaro

Mag 11, 2026 at 8:18 PM Reply

Credo di essere una persona alquanto ottimista, che trova motivo di sorridere anche alla pioggia. Proprio come la mia Pink Run di ieri, la corsa non competitiva di 8 km nel centro di Padova, di solito un’onda tutta rosa sotto il sole di maggio, il cui scopo è raccogliere donazioni per progetti importanti, per la ricerca sui tumori, per le cure palliative, per l’hospice pediatrico, per il sostegno alle donne e ai bambini. Nonostante la pioggia battente di ieri, che mi ha inzuppato scarpe e calzini, è stata la Pink Run più bella di sempre, ma perché io ho saputo coglierne la bellezza, anche sotto l’acqua scrosciante.
Però poi oggi sono continuati gli eventi negativi, e così arrivo a sera che non riesco a trovare la voglia di scrivere.
Sto ascoltando una canzone entrata settimana scorsa, mentre scrivevo questo post, nella mia lista della gioia musicale, Cherry Blossom degli Empire Of The Sun, mi ero persa l’uscita di questo album e questa canzone è fantastica. Piena di rosa, per altro! 🙂

IlVecchio

Mag 10, 2026 at 1:27 PM Reply

Nella mia breve lista della gioia c’è la lettura in prima posizione, lettura di libri di qualsivoglia genere, prediligendo libri cartacei proprio per la beata solitudine che impongono. Con l’età e il tempo riconquistato all’obbligo lavorativo, vi ho aggiunto le passeggiate quotidiane, scambiare qualche parola con i conoscenti, i negozianti di fiducia, il mio edicolante, finchè resiste alla tentazione di chiudere tutto. Anche le domande impertinenti dei piccoli pargoli di famiglia mi regalano sorrisi improvvisi, ma non sono programmabili nella lista. : -)

Barbara Businaro

Mag 11, 2026 at 8:24 PM Reply

Mi piace molto la tua Lista della Gioia con quel “tempo riconquistato all’obbligo lavorativo”. Lo dico sempre io: è il lavoro che ci rovina la salute!!! XD
Grazie di avere aspettato, e pure caldeggiato, l’uscita di questo post.

Marina

Mag 12, 2026 at 7:27 PM Reply

Beh, io è da un po’ che mi riservo spazi e tempo durante la giornata per fare cose che mi fanno stare bene e mi rilassano. Devo dire, ne beneficia anche la scrittura, perché esiste una scrittura pubblica, che è quella dei nostri blog o dei racconti condivisi in rete, ma ne ho recuperata anche una privata che resta mia e mi dà grande soddisfazione. Scrivo una sorta di diario personale, dove sono me stessa in tutto e questo ritorno a una vecchia adolescenziale abitudine mi piace molto.
Mi sono ritrovata in molti dei punti che ho letto in questo tuo post: io passeggio, mi siedo nei magnifici parchi che ci sono qui e leggo, studio inglese, vado in chiesa, prego al mattino presto, seduta di fronte allo spettacolare panorama che ammiro dalla finestra della mia camera da letto e poi cucino; mi piace andare a comprare gli ingredienti che mi servono e ora che c’è bel tempo posso finalmente prendere la bici. Sto riempiendo la casa di amigurumi, ho la fissa per il settore botanico: creo piantine grasse e fiori, che mi mettono un’allegria pazzesca. Insomma, potrei continuare a lungo, la mia lista è ricca. La musica è sempre al primo posto, fonte di ispirazione e di grande compagnia. Sai, quando ho voglia di scrivere ma non ho idee cosa faccio? Apro un libro e leggo la prima frase che mi viene sotto gli occhi. Parto da quella e il trucco mi riesce sempre. 😉
E comunque, adesso tutto a posto con le sventure? Tutto sorvolabile, ma il problema alla spalla no, per quello sono veramente dispiaciuta. Spero vada meglio.

Barbara Businaro

Mag 12, 2026 at 10:05 PM Reply

La tua lista della gioia mi sembra molto ricca e ben collaudata. Adesso hai gli amigurumi botanici (li ho visti su Facebook, scambiandoli per piantine vere!! 😀 ), ma da quando ti seguo hai sempre cucito/lavorato a maglia e creato manufatti anche con altri materiali. Chissà, magari dovrei recuperare anche io qualche hobby manuale (prima di aprite il blog, avevo cominciato a studiare gli acquerelli) oppure tentare qualcosa di nuovo (gli amigurumi mi piacciono molto, ma sono generalmente negata per uncinetto e ricami, rischio di innervosirmi ancora di più!) Un’altra cosa che vorrei rimettere in sesto è la mia vecchia bicicletta, o fosse dovrei passare dalla mountain bike a una più comoda city bike.
Mi segno anche la tecnica dell’apri un libro e scegli in incipit a caso, può essere una frase generica su cui costruire qualcosa di straordinario. 🙂
Sulle sventure, la mia spalla è recuperata e pure senza necessità di fisioterapia, ho ricominciato piano gli allenamenti. Tutto il resto è un’enorme iattura, ne convengo, tutto gestibile per carità, ma potrebbe smettere per un pochino e darmi un po’ di tregua?! Anche quelli allenati hanno bisogno di riprendere fiato ogni tanto!

Daniele

Mag 13, 2026 at 1:07 PM Reply

La lista della gioia mi suona quasi come i metodi dei motivatori. Non la conoscevo e non la userò: sono metodi che con la mia mente non funzionano. Potrei scrivere disegnare, gatto, montagna, non so cos’altro, ma non avrebbero alcun effetto.
Anche io come Marco mi siedo e scrivo. I miei giorni sono tutti “no”, quindi in teoria non dovrei mai scrivere. Ma se voglio finire il romanzo, devo sedermi e battere sui tasti.

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