La vecchiaia può attendere... con le cuffie nuove!

La vecchiaia può attendere

Il giorno del mio compleanno ho recuperato l’udito. Ah ah, ridete ridete, ma vi posso assicurare che non è stato affatto divertente per una come me, abituata a vivere in simbiosi con la musica, pure nei racconti dove sento arrivare prima le note delle parole, pensare che la vecchiaia fosse giunta all’improvviso dritta nelle mie orecchie, senza manco suonare il campanello per annunciarsi.
Era cominciato tutto ancora questa estate, quando era terminato l’intenso periodo di studio, visto che gli esami non finiscono proprio mai e mi ero imbarcata in fretta e furia per un concorso pubblico, e subito dopo il mio corso di Jazzercise in palestra veniva sospeso per la pausa estiva. Recuperato un po’ di tempo libero e tranquillità, avevo così ripreso ad allenarmi da sola a casa, correndo a perdifiato con qualsiasi condizione meteo sul mio fedele tapis roulant, aggeggio infernale a cui va il merito però di avermi aiutato a superare il silenzio del Far West durante i primi terribili mesi di pandemia, costretti al chiuso per decreto legge.
Per darmi il giusto ritmo nella camminata e nella corsa, di solito salgo sul nastro già con le cuffie sportive agganciate ai miei padiglioni auricolari con gli archetti, così non mi scivolano mentre mi muovo, e il lungo cavo connesso al mio telefonino appoggiato sul ripiano dell’attrezzo, vicino allo schermo con i comandi. Ascolto musica dance-pop, electro house o progressive house, preferibilmente in flusso continuo, come avviene in discoteca o durante i concerti, in modo da non perdere il passo, non diminuire mai l’andamento sotto la soglia minima di attività dei muscoli e del battito cardiaco. E quelle melodie lì vanno apprezzate ad un certo volume, non dico spacca timpani perché no, così non si colgono le sfumature sonore, specie se le cuffie gracchiano sui bassi, per carità, ma nemmeno sussurrate debolmente come un’eco troppo lontana. Il volume della musica alla fine lo decide il mio cuore. Giuro, non è una sviolinata poetica! Solo quando inizia a pulsare felice, rimbalzando qua e là per la gabbia toracica, ignaro dello sforzo che lo attende, so con certezza matematica che quello è il livello giusto del suono nella mia testa. Né più né meno.
Comunque, avevo ricominciato a correre sul tappeto, ma durante la fatica le canzoni mi giungevano piatte, smorzate, attutite da un filtro invisibile, nonostante l’audio sul cellulare fosse davvero al massimo, il cursore spostato tutto a destra, come non era mai stato nei mesi precedenti. Strano, mi sono detta la prima volta, devo avere toccato qualche impostazione sull’app, limitando l’uscita verso le cuffie, senza accorgermene. Uno degli ultimi aggiornamenti magari, sistemano un errore e ne inseriscono altri dieci di nuovi.
Le volte successive perdurava questa sensazione fastidiosa di non sentire il beat della musica e quindi perdere la cadenza delle mie gambe sul nastro, incespicare, anticipare la melodia e smarrire il divertimento. Mi fermo e vado a caccia del problema sul telefonino, chi cavolo gli ha detto di abbassare così tanto l’audio?! Scorro come una pazza tra tutte le impostazioni e le configurazioni, ma non trovo nulla. Guardo le cuffiette ma non hanno nessun segno di usura, connettore pulito, cavo integro senza alcun filo spelacchiato esposto, anche premendo e tirando il cavetto infilato ai due auricolari non c’è cambiamento nella qualità del suono.
Intanto un dubbio si insinuava nella mia mente.
Certo in quel momento non aiutava che in casa ci sia chi mi prende pure in giro per i miei “Ehhh?” quando bofonchiano qualcosa a bassa voce, magari due stanze più in là, pensando di conversare con la sottoscritta sempre nei momenti meno opportuni, quando sono ovviamente intenta a leggere o, peggio ancora, a scrivere, concentrata sulle parole che mi scorrono davanti gli occhi e in testa, isolandomi completamente dai suoni dell’ambiente circostante per entrare in tutti altri mondi. “Non mi hai sentito?” No, ma non ti stavo proprio ascoltando. Solo che questo non si può ammettere senza generare discussioni infinite, assolutamente inutili e perditempo. “Ma stai diventando sorda?” No, non scherziamo. O forse si?! Quelle cuffiette…
Con le temperature torride di luglio e agosto, alla fine avevo ipotizzato che l’effetto bolla acustica dell’allenamento fosse dovuto allo sbalzo di pressione e alla sudorazione assurda del mio corpo, non solo dai luoghi preposti allo scopo, ma pure dal naso e sì, anche dalle orecchie. Così pulivo regolarmente gli auricolari, anche se purtroppo non sono dotati di cuscinetti in gel intercambiabili. Continuavo comunque a percepire la musica come lontana anni luce dalla sottoscritta. Passerà, mi dicevo.
Però con l’arrivo delle prime piogge e il calo termico dell’autunno, quella scusa non reggeva più e cominciavo davvero a mettere nel conto una visita dall’otorinolaringoiatra (riesco a scrivere questo termine senza tentennamenti perché da piccola è un medico che ho frequentato spesso, motivo ulteriore per temere un nuovo incontro). Cavolacci, la questione era davvero seria. Eppure non mi sembrava di avere fastidi particolari con le cuffie a padiglione dello smart working, ora pensionate sopra la mia scrivania. Ma d’altro canto, mi capitava sovente di dover alzare il volume della televisione durante il parlato di un film perché non riuscivo ad afferrare il dialogo. Colpa delle mie orecchie o del rimbombo del sonoro sulle pareti?
Il dubbio camminava veloce quando un bel paio di imprevisti mi hanno costretto a fermare qualsiasi attività fisica, il tapis roulant dormiente in un angolo per più di un mese, le cuffiette abbandonate nella loro custodia. Quando ho ripreso con una camminata veloce, al termine delle terapie per la schiena, ero speranzosa di aver recuperato anche l’udito, ma purtroppo ho constatato subito che non c’era stato alcun miglioramento, la musica era ancora affievolita e distante.
Nelle ultime settimane, come ultimo test rilevatore, non mi era nemmeno venuto in mente di provare le altre cuffiette auricolari di casa, non ci ho proprio pensato, più che altro perché non sono esposte alla mia vista, quindi nemmeno mi ricordavo della loro esistenza. L’illuminazione è venuta proprio al disturbatore seriale. “Hai provato con quelle nere? Sono nel cassetto, vicino al lettore mp3.”
Perché le mie cuffiette sportive bianche hanno delle sorelle gemelle nere, stesso identico modello, come nel mondo nascosto di Dragon Trainer: io sono la Furia Chiara, dall’altra parte c’è la Furia Buia. Sempre Furie siamo.
Era la prova del nove, o la va o la spacca, e mi ritrovo dall’otorino. Infilo queste altre cuffie, premo play sul telefonino e…
Eureka! Non sono sorda! Ci sento benissimo, altroché! E’ inconfutabile adesso!
Restituisco le cuffiette nere e torno ad osservare le mie bianche, traditrici. Riprovo l’ascolto con loro, niente di fatto, non funzionano. Non è il cellulare, non è l’app, non sono io. Sono proprio gli auricolari che hanno perso potenza, forse in qualche modo si sono sporcati? Le mie hanno in effetti molte più ore di servizio, di duro allenamento, rispetto al modello gemello scuro. A mali estremi, perse per perse, decido per estremi rimedi: in un pomeriggio sono state pulite con l’alcool, a testa in giù per non intaccare la parte elettronica, poi asciugate sopra il termosifone, ma visto che ancora non davano soddisfazione alle mie orecchie, sono anche state smontate, senza per altro rinvenire alcuna ragione per la perdita di qualità. Profonda delusione. Mi hanno abbandonato, sul più bello e senza motivo.
E non potete immaginare la tristezza. Come se le compagne fedeli dei miei sforzi fisici mi abbandonassero e non potessi più allenarmi. Sbuffo, sospiro, e comincio a googlare un paio di cuffie sportive nuove, pensando anche di abdicare per quelle senza fili, batterie ricaricabili e connessione bluetooth. Sono stata una delle prime persone a girare con un auricolare bluetooth per lavoro, rigorosamente Jabra dal costo spropositato, e quando mi sono stancata della continua ricarica, proprio quando il bluetooth prendeva piede tra i consumatori, sono tornata alla certezza del cavo penzolante.
Finché il giorno del mio compleanno giunge un pacchetto dalla Furia Buia: un paio di cuffiette, stesso identico modello delle precedenti, ma grigio fumé (bianche non le producono più, accidenti), con un cartoncino in allegato, un “buono per acquisto di auricolari sportivi bluetooth a tua scelta”. Sospetto che per quelli provvederà Babbo Natale tra pochi giorni.
Apro la confezione, rigiro tra le mani le nuove cuffiette, queste hanno anche il microfono e i comandi per le telefonate (quindi potrei pure allenarmi in videochiamata con le amiche, per dire), le infilo sulla porta audio del cellulare, vado su YouTube, scelgo il primo video che è, guarda caso, quello del mio allenamento, premo il triangolino per l’ascolto e…
Ci sento di nuovo, ci sento bene, devo addirittura abbassare il volume!
La vecchiaia può attendere, almeno un altro anno. 😉

 

Se volete allenarvi con me, questo è il video YouTube che utilizzo oramai da due anni (e ancora non mi ha stancato!): il concerto live “The Ether” di Martin Garrix durante l’Amsterdam Dance Event del 2019, due ore di musica dance senza interruzioni. Ah sì, io sono cresciuta a mouse, cioccolata e Radio DeeJay! Lo divido in due o tre blocchi, a seconda di quanto tempo e quante volte mi alleno, ma la parte migliore per me resta la prima, dall’inizio per 50-60 minuti circa. A volte salto delle canzoni, modificando il percorso al momento. Ci sono alcuni punti dove corro a perdifiato, altri dove rallento, altri ancora dove alzo la pedana (quindi diventa salita) e fingo di andare per una ripida montagna. Difficile annoiarsi. 🙂

Comments (20)

Giulia Mancini

Dic 19, 2021 at 2:48 PM Reply

Non si diventa sordi con la vecchiaia, può accadere anche prima…Pensa che nel 2017 a due giorni dalla partenza per le agognate vacanze di colpo ho smesso di sentire da un orecchio, senza cuffiette però, proprio non ci sentivo, è una sensazione bruttissima, ti sembra di essere in una bolla. Così ho prenotato di corsa una visita dall’otorino che mi ha visitato e mi ha detto che avevo una piccola occlusione all’orecchio (volgarmente si chiama tappo di cerume, ma come le orecchie le pulivo regolarmente!) lui ha riso e mi ha detto che può capitare a tutti, non dipende dalla pulizia, si può formare nel corso degli anni e a 50 anni può accadere. Comunque mi ha fatto un piccolo intervento e dopo ci sentivo di nuovo benissimo e, soprattutto, le vacanze erano salve. Quello che era più fastidioso era che non avendo l’udito in un orecchio mi sembrava di oscillare, tanto che credevo fosse labirintite, una malattia ben peggiore…

Barbara Businaro

Dic 20, 2021 at 9:50 PM Reply

Beh, il tappo di cerume può accadere anche molto prima dei 50 anni, solo che quando sei una bambina, soggetta a raffreddori forti, otiti croniche, mal d’orecchio dopo essere stata obbligata per l’ennesimo inverno alla piscina e all’acqua col cloro, allora ti dicono che hai un verme dentro l’orecchio. Già. Vai dal temibile otorino e invece di spiegarti che il tappo di cerume si forma normalmente nell’infanzia, che non dipende dal mancato uso dei cotton-fioc, si mette d’accordo con l’altrettanto temibile genitore per raccontarti che è colpa tua se ti è cresciuto un vermone lungo lungo lungo dentro l’orecchio, e che è colpa sua se tu non senti nulla da una parte della testa. E quando ti “schiocca” l’orecchio è il vermone che sta parlando (o pasteggiando con le tue carni…) Poi i genitori si chiedono pure perché i bambini hanno gli incubi la notte. 🙁
Qualche anno fa mi è capitata un raffreddore fetente che ha intaccato anche l’orecchio con un’infezione, e mi hanno ordinato il cortisone per farmela passare. Ricordo bene la mancanza di equilibrio, eccome. Camminavo con le mani in avanti come gli zombie…

Brunilde

Dic 19, 2021 at 4:57 PM Reply

Io sono quella dei malanni stravaganti. Due anni fa mente giravo fra le corsie del supermercato mi sono sentita male, e
sono finita in ospedale in ambulanza a sirene spiegate, ” ma solo perchè c’è traffico, non si spaventi “…!!! Mi hanno tenuta fino al giorno dopo, rivoltata come un calzino, e la diagnosi è stata ” sindrome vertiginosa”. Ci ho messo circa tre giorni a rimettermi in piedi, letteralmente, perchè avevo completamente perso il senso dell’equilibro, ma, sorpresa: ero sorda da un orecchio!
Meravigliosa la delicatezza dei mei familiari, che programmavano l’ acquisto di apparecchi acustici, facevano filosofiche considerazioni sui tristi effetti della vecchiaia e gesticolavano come dei mimi.
Istintivamente, da subito mi ero messa a fissare le labbra di chi mi parlava, e a porgere l’orecchio funzionante.
Il problema era il telefono, che dovevo tenere solo da una parte, e mi sembrava di sentire comunque meno del solito.
Non mi ero mai fermata a riflettere sulla condizione dei non udenti, spesso chi sente poco viene deriso, invece è una condizione seria e molto penalizzante nella vita di ogni giorno, e nei rapporti interpersonali.
Ci ho messo un paio di mesi, ma ho recuperato , e ora sono di nuovo udente, ma quell’esperienza mi ha colpito.
Ho poi conosciuto una giovane signora ipoudente, che deve usare degli apparecchi minuscoli- e costosissimi – che si chiamano audifoni, e che con la pandemia e il conseguente uso di mascherine si trova in serie difficoltà, perchè il leggere il labiale è un aiuto importante che viene a mancare.
Insomma Barbara, abbi cura delle tue cuffiette, ma al primo dubbio corri dall’otorino!

Barbara Businaro

Dic 20, 2021 at 9:59 PM Reply

Caspita, anche la sindrome vertiginosa, questa proprio non l’avevo mai sentita! Ma posso immaginare quanto sia devastante. Mi è capitata un’influenza dove, persino coricata a letto e con gli occhi chiusi, sentivo girare la stanza, manco fossi sul tagadà. :O
Ho conosciuto anch’io degli ipoudenti, e se lo sono dalla nascita hanno anche difficoltà ad esprimersi, perché non hanno potuto imparare a parlare ascoltando bene la voce degli altri e la propria. Per loro, soprattutto chi non può potenziare l’udito con degli ausili esterni, le mascherine sono un bel problema, in effetti.

IlVecchio

Dic 19, 2021 at 6:01 PM Reply

La vecchiaia arriva, giorno per giorno con piccoli segnali, quasi non te ne accorgi. L’udito si può invece perdere in maniera temporanea per molte ragioni. A me capitò con un’influenza pesante.

Barbara Businaro

Dic 20, 2021 at 10:00 PM Reply

Lo so, lo so. Da bambina io e l’otite eravamo amiche strette… 🙁

Roberto

Dic 19, 2021 at 8:14 PM Reply

Ciao Barbara, ora che l’udito è tornato, cambia musica, quella del video fa male anche agli occhi 🙂

Consiglio Led Zeppelin, Doors, Who, Pearl Jam, potrei andare avanti all’infinito 🙂

Barbara Businaro

Dic 20, 2021 at 10:49 PM Reply

Ma io non guardo il video, lo conosco a memoria!! 😀
Le luci di quel concerto sono a dir poco meravigliose, con tutta la rete di tubi luminosi che si modifica, si flette, si contrae e si accende a ritmo.
Uhm, continuerò con la musica di Martin Garrix (e prima usavo invece i concerti di David Guetta) perché “formula vincente non si cambia”. E per quanto stimi Led Zeppelin, Who, Pearl Jam (i Doors no, mi spiace, non mi pigliano…), ma sopra a tutti, gli AC/DC, non tutte le canzoni funzionano per tutti gli allenamenti. Gli AC/DC ad esempio sono il top se devi fare delle serie di pesi. “Thunderstruck” la usava il mio vecchio coach per TRX Circuit. 😉

Roberto

Dic 21, 2021 at 9:16 AM Reply

Ciao Barbara, io non mi alleno, quindi ho facoltà di scegliere. Anzi, essendomi fratturato un omero ad agosto devo fare tutti i giorni fisioterapia perchè un antipatico nervo poco collaborativo non mi consente ancora il totale ripristino della muscolatura. Ho provato con la musica ma mi distrae, quindi lavoro in silenzio, tra urletti di dolore e pant pant di fatica, uno spettacolo che proseguirà per i prossimi mesi. Dici che se mi filmo avrò successo su youtube? 🙂

Barbara Businaro

Dic 27, 2021 at 7:47 PM Reply

Macché YouTube, su TikTok devi andare! Tutti gli influencer sono lì!
(il panettone mi ha fatto ritardare le risposte ai commenti 😀 )

Roberto

Dic 28, 2021 at 7:38 PM

Influencer, parliamone. Oggi esistono più influencer che gelaterie, il che è un danno enorme di per sè. E chi infuenzano? Beh, i ferragnez col Covid infuenzano parecchio. Ne avevamo bisogno ? Già abbiamo il malefico virus, se ci tocca sopportare qualcuno di cui dovremmo ammirare e imitare lo stile di vita esigo esempi più alti. Comunque domani mi filmo e mi youtubbo 🙂

Barbara Businaro

Gen 02, 2022 at 6:00 PM

Degli influencer ne ho già parlato, quando uscì il tanto discusso corso apposito dell’università telematica e-Campus: Le diverse competenze richieste dalla scrittura
Gli influencer non lo diventano dall’oggi al domani. Chiara Ferragni ha cominciato giovanissima, nemmeno vent’anni, ci ha investito molto tempo e denaro per arrivare con un giro d’affari a 34 anni compiuti di circa 19 milioni di euro (Fonte Milano Finanza). Chi influenzano gli influencer? I consumatori. Che piaccia o meno, è il numero di utenti a decretare un influencer sommato alla loro capacità di aumentare le vendite dei prodotti che reclamizzano.
E non ci riescono solo con il bel fisico, le amicizie, le foto ritoccate… curano moltissimo anche le parole, si mostrano anche per le proprie debolezze, generano emozioni negli utenti. Quello che potremmo, in senso più largo, considerare “storytelling”. Molti scrittori avrebbero solo da imparare da qualche influencer, anche se per la scrittura è proprio il prodotto a spaventare la gente. Quella cosa difficile e complessa chiamata “libro”. 🙁
La mia influencer preferita? Danae Mercer su Instagram. Giornalista americana per Cosmopolitan, CNN, Times, Guardian, Travel + Leisure, Women’s Health, ecc. da tempo combatte gli stereotipi della bellezza sui social, mostrando i trucchi dietro certe foto dell’industria della moda e delle riviste patinate. 2,4 milioni di follower, ancora pochi, ma in costante crescita.

Sandra

Dic 19, 2021 at 9:59 PM Reply

Soggetta a otiti varie e lesioni del timpano, ho perso un po’ di udito in seguito a una super faringite curata malissimo, avevo 43 anni. L’esame audiometrico dello scorso anno ha confermato che no, non l’ho recuperato tutto, nonostante la potente cura al cortisone. Ma ora si parla di qualcosa di minimo.
Beh, capisco lo spavento, ma nuove avventure musicali in allenamento ti attendono col nuovo regalo in dirittura di arrivo sulla slitta che ormai sta per varcare cieli e camini.
Quindi posso dire solo Enjoy!

Barbara Businaro

Dic 20, 2021 at 10:54 PM Reply

Ecco, pure le otiti ci accumunano allora! Sarà così per tutti i nati di Dicembre?!
Ho già enjoyed queste cuffiette, non ho resistito e la mattina dopo stavo già saltellando sul tappeto, troppo felice di avere ritrovato l’udito. Adesso vediamo cosa porterà Babbo Natale, per ora nessun pacchetto sospetto nei dintorni dell’albero. 😉

Marco

Dic 20, 2021 at 7:29 AM Reply

Forse era un messaggio delle tue orecchie: cambia musica 😀

Barbara Businaro

Dic 20, 2021 at 10:56 PM Reply

No, no, il messaggio era chiaro: cambia cuffiette! 😀 😀 😀

Marina Guarneri

Dic 20, 2021 at 2:35 PM Reply

Invece la mia vecchiaia si è palesata, con un acufene insorto due anni fa, ovviamente incurabile, ma gestibile. Prima, sentire le orecchie che mi fischiavano mi divertiva (facevo sempre il giochino del “qualcuno mi pensa, datemi una lettera dell’alfabeto”: sì,vecchia, ma con qualche retaggio infantile :D), ora è il segnale che è in arrivo una pioggia di fruscii, ronzii e quant’altro, che ignoro, perché so che passeranno (per fortuna il fastidio non è perenne).
Comunque, valuterei il consiglio di Marco! 😀 😀

Barbara Businaro

Dic 20, 2021 at 11:25 PM Reply

Ahem, anche qui tutte le volte che mi fischiano le orecchie, chiedo un numero (e poi si conta l’alfabeto per trovare la lettera, no?) e gli astanti sparano sempre alto, tipo 7532, ma io li frego con 7+5+3+2 = 17, che è la S come…
Comunque l’acufene è un disturbo da rockstar eh! Eric Clapton, Ozzy Osbourne, Sting, Phil Collins, Chris Martin, sei in buona compagnia! 😉

Luz

Dic 29, 2021 at 12:32 PM Reply

Cara Barbara, io credo di non possedere quella “normoacusia bilaterale” dei soggetti sani. Il mio orecchio destro è stato vessato negli anni dell’adolescenza da otiti terribili, dopo una bravata al mare, in cui feci un tuffo che mi lesionò irrimediabilmente il timpano. Pensa che qua e là mi pare che si “stappi” letteralmente donandomi a sprazzi un modo nuovo di percepire i suoni, poi torna nel suo buio. 🙁

Barbara Businaro

Gen 02, 2022 at 6:02 PM Reply

Caspita, mi dispiace. Le otiti sono terribili, me le ricordo bene. Ed ecco anche spiegato il motivo per cui detestavo (e detesto ancora) i tuffi e mettere la testa sott’acqua. Mi spavento pure tutte le volte che mi finisce acqua delle orecchie sotto la doccia, che non si sa mai… Il peggio è durante i raffreddori, ogni volta mi tocca l’aerosol proprio per “stappare” anche le orecchie. 🙁

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